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      <title>TripAdvisor by </title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-10-19 11:44:09 UTC</pubDate>
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         <title>Commento</title>
         <author>emanuela_mattia</author>
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         <description><![CDATA[<div>La recensione non è completa: la trama è troppo lunga, mentre è fatta bene l'analisi dei personaggi e il tuo giudizio, che però si limita solo ai personaggi e non accenna ad altri elementi. La divisione in colonne può essere sfruttata meglio se in ogni colonna analizzi un elemento in particolare (trama, autore, personaggi, stile, giudizio, ecc.)</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-29 17:02:43 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>claudiocapriccioli</author>
         <link>https://padlet.com/claudiocapriccioli/claudiocapriccioli/wish/212536267</link>
         <description><![CDATA[<div>“Uno, Nessuno, Centomila” è un romanzo psicologico scritto da Luigi Pirandello e pubblicato per la prima volta nel 1926. Il protagonista Vitangelo Moscarda è lo stesso Pirandello che invita il lettore a riflettere sul senso della vita di ciascun individuo costretto a seguire schemi che vengono imposti dalla società. Moscarda è un benestante che abita in un paesino ed ha ereditato la banca del padre. Moscarda è un benestante che abita in un paesino ed ha ereditato la banca del padre. Una mattina sua moglie Dida gli fa notare un suo piccolo difetto: Vitangelo ha il naso che pende leggermente verso destra. Viene così a conoscenza di altre imperfezioni ignorate da se stesso e si rende conto di non essere più lui, ma un altro, anzi uno per ogni persona che incontra. “Mi fissò il pensiero invece ch’io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato d’essere”. “Non mi conoscevo affatto…mi conoscevano gli altri, ciascuno a modo suo…cioè vedevano in me un Moscarda che non ero io, non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano”. Vitangelo non vuole essere rinchiuso in schemi, così compie atti del tutto strani, tra cui liquidare la banca ereditata dal padre, fino a sembrare matto e rischiare di venire interdetto. Un’ amica della moglie, Annarosa, lo avvisa che lo vogliono rinchiudere in manicomio. Vitangelo diventa amico di Annarosa e le svela le conclusioni che ha tratto dalla vita: è impossibile capirsi e perfino conoscersi. Vitangelo troverà pace solo dopo essersi rivolto al vescovo Monsignor Partanna che gli consiglia di donare tutti i suoi beni ai poveri, così finirà i suoi giorni in un ospizio per poveri da lui fondato, più felice di prima, nel tentativo di liberarsi di quell’Uno e di quei Centomila, allo scopo di diventare, per tutti e per se stesso, Nessuno.&nbsp;&nbsp;È proprio la parte finale quella che mi è piaciuta di più, quando Vitangelo decide di accettare la condizione di “personaggio fuori”: “vive non vivendo”, rifiutando anche il proprio nome, il suo ideale diviene abbandonarsi al flusso della vita, accetta di non essere e diventa Nessuno. Ho molto apprezzato il libro perché lo scrittore ha saputo trasmettere con grande abilità i sentimenti del protagonista.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-02 19:04:01 UTC</pubDate>
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         <title>Commento2</title>
         <author>emanuela_mattia</author>
         <link>https://padlet.com/claudiocapriccioli/claudiocapriccioli/wish/213074788</link>
         <description><![CDATA[<div>La recensione è incompleta come la precedente: manca l'analisi interpretativa e la parte valutativa può essere ampliata. La trama accompagnata dalle citazioni è buona ma risente di un lessico poco "personale". C'è una ripetizione di una frase </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-04 20:48:36 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>claudiocapriccioli</author>
         <link>https://padlet.com/claudiocapriccioli/claudiocapriccioli/wish/213885243</link>
         <description><![CDATA[<div>“Il giovane Holden” è un romanzo scritto da J.G. Salinger nel 1951 e pubblicato da Einaudi. Affronta le difficoltà di un ragazzo durante il passaggio dall’adolescenza all’età adulta ed è un libro che fa riflettere. Racconta come Holden ha trascorso alcuni giorni a New York, poco prima del Natale, dopo essere stato bocciato ed espulso dall’ennesima scuola senza che i genitori lo sapessero. Holden ha 16 anni, fa lo sbruffone, l’uomo vissuto, è un adolescente che fuma e beve alcolici fino a sentirsi male. Vuole andare con una prostituta, ma non lo fa; vuole far credere di essere coraggioso, ma non lo è. In realtà è educato, ascolta i rimproveri, scambia parole con tutti e ha una grande sensibilità (“non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti.”). Gli manca suo fratello defunto e credo che sia per questo che non riesce ad accettare il mondo che lo circonda: non vuole studiare e preferisce una vita “spericolata”. Secondo me non ha digerito la morte del fratello, ha un senso di colpa e si chiede perché non sia toccato a lui. È un ragazzo smarrito e confuso, che vagabondando cerca la sua strada. Trova distacco per il mondo degli adulti e ne odia l’ipocrisia, mentre ama l’infanzia che rappresenta l’innocenza impersonata dalla sorellina di 10 anni, Phoebe. Infatti, dopo aver trascorso le sue giornate a New York in modo disordinato, riesce ad intrufolarsi nella propria casa per salutarla. Mi è piaciuto il loro rapporto, perché, ogni volta in cui si trova in difficoltà, Holden cerca di comunicare con lei. Molto carina è la scena in cui Phoebe si presenta con la valigia per scappare con il fratello. Si vede il loro legame e allo stesso tempo la preoccupazione di Holden nei confronti della sorella quando le impedisce di seguirlo per proteggerla dal mondo. In questo romanzo ho ritrovato le problematiche della mia età, infatti mentre nel periodo dell’infanzia tutto è più semplice e bello, crediamo a tutto ciò che ci viene detto e adoriamo genitori e maestri, modelli di vita che ci insegnano i valori morali, crescendo cominciamo a vedere i difetti e le brutture del mondo e ci poniamo domande sul significato della nostra esistenza e il senso della vita ci sfugge. Io però, non mi identifico nel protagonista perché non ho crisi esistenziali e la mia vita è serena, perciò il libro non mi è sembrato molto&nbsp; coinvolgente.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-06 19:40:40 UTC</pubDate>
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         <title>Commento</title>
         <author>emanuela_mattia</author>
         <link>https://padlet.com/claudiocapriccioli/claudiocapriccioli/wish/214807689</link>
         <description><![CDATA[<div>La recensione nel complesso è più che discreta: molto buona la parte critica e quella interpretativa, mancano però elementi informativi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-10 15:12:39 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>claudiocapriccioli</author>
         <link>https://padlet.com/claudiocapriccioli/claudiocapriccioli/wish/242542978</link>
         <description><![CDATA[<div>“Il castello di Otranto” scritto da Walpole, pubblicato per la prima volta nel 1764, casa editrice Thomas Lowds, più che un romanzo sembra una favola. Ha lo scopo di immergere il lettore in una dimensione irreale e inizia con la descrizione del Principato d’Otranto, del principe Manfredo, della moglie Ippolita e dei figli Matilda e Corrado. Sul Principato grava una profezia: “il castello e la signoria sarebbero venuti a mancare all’attuale famiglia, quando l’autentico possessore sarebbe diventato troppo grande per abitarvi”. Manfredo ha paura che l’avanzare della sua età possa portargli via i suoi possedimenti, così aspetta con ansia il matrimonio di suo figlio per assicurare un principe giovane ad Otranto ed evitare che la profezia si avveri. Purtroppo Corrado muore schiacciato da un elmo gigante identico a quello della statua di Alfonso, un precedente principe della signoria. Così Manfredo decide di ripudiare la moglie Ippolita e di prendere in moglie la promessa sposa del figlio, Isabella, per assicurarsi un erede maschio. La giovane, non volendo il principe come marito, fugge dal castello e, aiutata da un contadino di nome Teodoro, trova rifugio nel vicino monastero sotto la protezione di padre Girolamo. Manfredo viene a sapere dal prete che Isabella si trova nella chiesa del convento, condanna a morte Teodoro che è innamorato della figlia Matilda. Il contadino vuole confessarsi prima dell’esecuzione con padre Girolamo che lo riconosce come suo figlio e viene liberato da Matilda che lo fa fuggire. Si scatena così la ricerca di Isabella e arriva al castello anche suo padre Federico, marchese di Vicenza che, affascinato da Matilda, accetta l’idea di Manfredo che gli propone la mano della figlia in cambio di quella di Isabella. Manfredo vede Teodoro con una donna e, credendo che sia Isabella, l’accoltella uccidendo invece sua figlia. La morte di Matilda fa crollare il castello e al centro delle rovine appare Alfonso che dice: “Ecco Teodoro il vero erede di Alfonso”. Manfredo rinuncia al Principato, Ippolita si ritira in convento e Teodoro sposa Isabella, ma ormai la malinconia per la perdita di Matilda “si era impossessata della sua anima”.&nbsp;<br><br></div><div>Il romanzo non mi è piaciuto perché i racconti fantastici ed irreali tipici del Medioevo non mi fanno impazzire. Ad un lettore contemporaneo la storia risulta scontata e gli eventi sovrannaturali, che forse avranno turbato gli animi nel passato, oggi fanno sorridere. Il linguaggio arcaico, i dialoghi brevi e stringati, le poche descrizioni degli ambienti e dei personaggi hanno rinforzato il mio giudizio negativo, per cui non ne consiglio la lettura.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-15 18:32:12 UTC</pubDate>
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         <title>Commento 4</title>
         <author>emanuela_mattia</author>
         <link>https://padlet.com/claudiocapriccioli/claudiocapriccioli/wish/243236462</link>
         <description><![CDATA[<div>La recensione è discreta: bene la trama e il giudizio però mancano elementi informativi e interpretativi e manca la citazione.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-18 19:03:04 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>claudiocapriccioli</author>
         <link>https://padlet.com/claudiocapriccioli/claudiocapriccioli/wish/259760700</link>
         <description><![CDATA[<div><em>Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale</em><br> <em>e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.</em><br> <em>Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.</em><br> <em>Il mio dura tuttora, né più mi occorrono</em><br> <em>le coincidenze, le prenotazioni,</em><br> <em>le trappole, gli scorni di chi crede</em><br> <em>che la realtà sia quella che si vede.<br></em><br></div><div><em>Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio</em><br> <em>non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.</em><br> <em>Con te le ho scese perché sapevo che di noi due</em><br> <em>le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,</em><br> <em>erano le tue.<br></em><br></div><div>&nbsp; <strong>Commento<br></strong>Montale ha percorso insieme alla moglie un lungo e intenso viaggio: il viaggio della vita. Ora la donna è morta e il poeta avverte un gran vuoto intorno a sé; quel viaggio, guardato a ritroso, fu davvero troppo breve. Il poeta e la moglie hanno camminato accanto, sono saliti e scesi insieme per milioni di gradini. Apparentemente la più debole (non solo di vista) era lei. Ma adesso che non c’è più, Montale si accorge che le cose stavano diversamente: infatti la realtà non è affatto quella che si vede (v.7). Malgrado la miopia, tra i due sposi era proprio la Mosca a vederci meglio e a condurre il marito nel viaggio della vita.<br>&nbsp;La situazione evocata nel testo è l’atto di scendere le scale: un’operazione comune, ma che richiede vista buona. Altrimenti si può mettere il piede nel vuoto ed è qualcosa di peggio che un semplice gradino mancato: Montale pensa al vuoto di un’esistenza priva di punti di riferimento. Adesso che la sua Mosca non c’è più, egli compie l’esperienza amara di un vuoto radicale. Per riempirlo non basta avere la vista acuta; bisogna saper riconoscere la realtà che si cela dietro le apparenze.<br>&nbsp;Ecco perché la moglie manca tanto al poeta; fra i due era proprio lei la sola in grado di vedere. In un mondo dove le cose vanno a rovescio, appunto la Mosca, umile insetto della casa e miope com'era, sapeva muoversi a suo agio nel viaggio della vita; le sue pupille, benché offuscate, sprigionavano una luce interiore preziosa per individuare la meta per raggiungerla. Se Montale era per sua moglie una guida fisica, lei era per lui una guida spirituale.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-10 19:13:14 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>claudiocapriccioli</author>
         <link>https://padlet.com/claudiocapriccioli/claudiocapriccioli/wish/264588960</link>
         <description><![CDATA[<div>Il romanzo “I dodici abati di Challant” di Laura Mancinelli edizione Einaudi 2014, è un racconto ambientato nella società medievale del castello di Challant. Il duca Franchino di Mantova, dopo aver perso la moglie, la marchesa Eleonora di Challant, eredita dal suocero, morto per dolore, il castello, condividendolo con la cognata la marchesa Bianca. Il tema principale è l’amore passionale che donna Bianca suscita nei suoi ospiti e nel duca. Quest’ultimo però, quando accetta l’eredità e firma il testamento, non dà importanza ad una clausola che lo obbliga a fare voto di castità. Così dodici abati ricevono l’incarico di sorvegliare il feudatario. Sin dalle prime pagine si avverte l’ironia dell’autrice nel descrivere tale obbligo, ironia che caratterizza molti episodi del romanzo che ha lo scopo di divertire il lettore calandolo nella realtà medievale. Oltre al duca abitano nel castello alcuni personaggi tra cui Venafro, un cavaliere misterioso, solitario e taciturno che, innamorato di donna Bianca, vivrà al suo fianco senza mai dichiararsi veramente e la seguirà anche dopo che il castello verrà distrutto da un incendio. La sensualità della marchesa fa innamorare alcuni viandanti ospiti del castello e anche qualche monaco, tra cui il giovane abate Mistral che, affascinato dalla sua bellezza, preferisce abbandonare il castello. Tale scelta viene presa anche dall’abate Santoro, il cui sogno nascosto sarebbe stato quello di convertire alla fede la marchesa. L’amore che accende i sensi è visto umoristicamente come peccato, tanto che nelle ultime pagine l’abate Ildebrando parla del “castello del demonio” e afferma che “tanto è piena di malizia questa dimora che Iddio volle togliergli in un anno undici abati, affinché non fossero contagiati da tanta lebbra”. La lebbra è la vita mondana fatta di feste, lauti banchetti e seduzioni. Alla fine degli episodi in cui si avvicendano al castello vari ospiti, c’è sempre la morte accidentale e allo stesso tempo comica di un monaco, che viene ridicolizzato come lo stesso Ildebrando. Egli, al termine del romanzo, morirà nell’incendio appiccato da lui stesso e rivolgendosi al castello dirà: “Perirai con tutti i tuoi abitanti ed io avrò fatto giustizia di tanti peccatori!”. La marchesa, il duca, gli ospiti e la servitù si salveranno e andranno a vivere altrove. Il romanzo, nonostante la riproduzione fedele della vita nobiliare medievale, non mi è piaciuto sia per il linguaggio aulico e poco comprensibile, sia perché descrive una società troppo diversa e lontana da quella in cui vivo e il tipo di umorismo è molto distante dal mio. Consiglio quindi la lettura solo agli appassionati del periodo medievale, del quale l’autrice è una profonda conoscitrice.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-30 17:02:59 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>claudiocapriccioli</author>
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         <description><![CDATA[<div>Spesso il male di vivere ho incontrato<br><br></div><div>col suo acre sapore<br><br></div><div>di un gran dolore&nbsp;<br><br></div><div>che il cuore ha rovinosamente devastato<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-05 14:50:35 UTC</pubDate>
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         <title>Commento</title>
         <author>emanuela_mattia</author>
         <link>https://padlet.com/claudiocapriccioli/claudiocapriccioli/wish/265676682</link>
         <description><![CDATA[<div>Bene la trama e il giudizio, mancano però tutte le altre informazioni richieste nella recensione</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-05 15:54:56 UTC</pubDate>
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