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      <title>Le reazioni liberali / liberiste all&#39;intervento statale in economia e la stretta sul welfare degli anni Ottanta e Novanta by nicoletta.gazzeri</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-02-02 14:55:08 UTC</pubDate>
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         <title>Alla crescita impetuosa del periodo 1950 - 1973 subentra una brusca frenata con la crisi petrolifera</title>
         <author>nicoletta_gazzeri</author>
         <link>https://padlet.com/nicoletta_gazzeri/lgn4l1exwkjn/wish/227548100</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel 1973 il ventennio di crescita post-bellica si interruppe bruscamente.<br>Per reagire all'ingresso USA nella Guerra del Kippur tra Israele e paesi arabi, i produttori arabi dell'OAPEC (Organisation of Arab Petroleum Exporting Countries) decisero un embargo del petrolio che ne fece salire enormemente il prezzo, mettendo in ginocchio le economie importatrici, soprattutto occidentali. Era la <strong><mark>crisi petrolifera</mark></strong>.<br>In tali condizioni, il DEBITO accompagnato alla spesa pubblica secondo le teorie keynesiane, unito alla CRISI ECONOMICA (fallimenti, disoccupazione) sembrarono a molti insostenibili.<br>Si erano create le condizioni per <mark>l</mark><strong><mark>'affermazione politica di un approccio liberale / liberista alla spesa pubblica e al Welfare State.</mark></strong><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-02 16:03:59 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>nicoletta_gazzeri</author>
         <link>https://padlet.com/nicoletta_gazzeri/lgn4l1exwkjn/wish/227561351</link>
         <description><![CDATA[<div>Le maggiori polemiche contro le teorie di Keynes e contro il modello rooseveltiano di Welfare sono state comunque <strong>statunitensi</strong>. <br>Ciò conferma l'impostazione tendenzialmente liberal-liberista della politica statunitense, rispetto alla quale il New Deal sembra ad alcuni una "parentesi" giustificata dall'emergenza (e del resto la spesa pubblica americana è sempre stata considerevolmente più bassa di quella delle altre economie occidentali).<br><br>L'esponente più influente della cosiddetta <strong>"Scuola di Chicago"</strong> è stato <strong><mark>Milton Friedman</mark></strong>. Dagli anni Sessanta e Settanta, questi è divenuto<strong> la figura di riferimento per l'attacco alle teorie keynesiane e al welfare state</strong>.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-02 16:28:23 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>nicoletta_gazzeri</author>
         <link>https://padlet.com/nicoletta_gazzeri/lgn4l1exwkjn/wish/227566108</link>
         <description><![CDATA[<div>Le teorie di Keynes suscitarono da subito <strong>obiezioni, che tuttavia rimasero minoritarie e pressoché ignorate fino agli anni Sessanta</strong>.<br>Le maggiori si dirigevano verso l'idea della pianificazione centralizzata in campo economico, che sembrava ad alcuni incompatibile con l'idea stessa di libertà.<br>Ciò emerse soprattutto nella Scuola Viennese. Ludwig von Mises e il suo allievo Friederich Hayek criticarono l'idea (socialista) che si potesse prevedere e decidere centralmente che cosa produrre, sostituendosi quindi allo spontaneo incontro di domanda e offerta attraverso miriadi di libere transazioni di mercato. Nulla può sostituire il mercato; salvo che si deve concedere ai bisognosi l'accesso a un minimo di beni materiali per poter agire con indipendenza.<br>Ciò si può estendere facilmente a contestare l'idea di uno Stato che voglia interferire con i produttori o ridistribuire ricchezza o servizi:  uno Stato - secondo i liberisti - spesso inefficace, sempre tardivo, pesante e facile a degenerare in costrizione.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-02 16:36:56 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>nicoletta_gazzeri</author>
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         <description><![CDATA[<div>Friedman sostiene innnanzitutto, contro le teorie keynesiane, che <strong>non si giustifica la creazione di inflazione con quella di posti di lavoro</strong> (in sintesi, gli economisti keynesiani pensavano che il sistema potesse essere tenuto sotto controllo). Friedman pensava che l'inflazione si sarebbe auto-alimentata (grazie all'aspettativa di nuova inflazione) e ciò avrebbe peggiorato un eventuale stato di crisi profonda dell'economia.<br>Le crisi degli anni Settanta diedero ragione a Friedman (si ebbe stagflazione = inflazione unita a bassa crescita).</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-02 18:21:17 UTC</pubDate>
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         <author>nicoletta_gazzeri</author>
         <link>https://padlet.com/nicoletta_gazzeri/lgn4l1exwkjn/wish/227635843</link>
         <description><![CDATA[<div>Le restanti idee di Friedman erano radicalmente liberiste (o neoliberiste):<br>- <strong>no a programmi di sicurezza sociale</strong>, da sostituire con una "imposta negativa" sui redditi troppo bassi (ovvero un trasferimento di denaro). Lasciare il più possibile contributi e tasse in mano ai cittadini<br>- <strong>no a sussidi<br>- no a salari minimi<br>- no ad una scuola pubblica gratuita </strong>da sostituire con "assegni scolastici" da spendere liberamente nel sistema pubblico o in quello privato<strong><br>- no alla tassazione proporzionale</strong> (tantomeno progressiva) da sostiturisi con una <strong>"flat tax" uguale per tutti</strong> e il più bassa possibile</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-02 19:02:49 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>nicoletta_gazzeri</author>
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         <description><![CDATA[<div>I governi di Margaret Thatcher nel Regno Unito (1979 - 1990) e Ronald Reagan negli USA (1981 - 1989) rappresentano una <strong>clamorosa svolta neoliberista in economia e una riduzione netta delle politiche di Welfare State</strong>.<br><br><strong>Margaret Thatcher</strong> non è riuscita in effetti a scardinare il welfare state, la cui esistenza era voluta dalla maggior parte dei britannici e necessaria per fare fronte alla crisi.<br>Tuttavia ne ha <strong>ridotto la portata</strong>, ridimensionando gli aiuti di Stato a disoccupati e soprattutto i finanziamenti al settore dell'istruzione. <br>Inoltre, ha prodotto una <strong>massiccia privatizzazione di aziende pubbliche o di quote di proprietà pubblica</strong>, a partire da quelle per la <strong>produzione di beni e servizi essenziali</strong> (il gas, l'acqua, gli aeroporti, la siderurgia) fino alla vendita di aziende di prima importanza (British Airways, diversi marchi dell'auto).<br>Lo Stato ha <strong>ceduto ai privati anche diversi servizi sociali</strong>: l'assistenza agli anziani, la costruzione e gestione di case popolari. Ne è nato un sistema di tipo "misto": gestione privata, indirizzo pubblico.<br>Priorità della Thatcher è stata ridurre la galoppante inflazione britannica (obiettivo riuscito). Contemporaneamente, riduceva le imposte sui redditi alti e medi (mentre alzava le imposte per i redditi bassi).<br>Invece, è aumentata la disoccupazione (dal 4,7 all'11,1%), non è chiaro se per effetto delle misure deflattive oppure della crisi economica.<br>In termini di ricchezza, l'insieme di queste misure ha portato a una <strong>immediata a forte crescita delle disuguaglianze</strong> tra redditi bassi (più bassi che in altri paesi) e alti: questi ultimi sono aumentati rapidamente, mentre i primi rimanevano bloccati.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-02 19:10:28 UTC</pubDate>
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         <title>Le obiezioni liberali alla teoria di Keynes</title>
         <author>nicoletta_gazzeri</author>
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         <pubDate>2018-02-02 19:26:21 UTC</pubDate>
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         <title>La &quot;Scuola di Chicago&quot;  </title>
         <author>nicoletta_gazzeri</author>
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         <pubDate>2018-02-02 19:27:01 UTC</pubDate>
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         <title>Friedman, ideologo del neoliberismo</title>
         <author>nicoletta_gazzeri</author>
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         <pubDate>2018-02-02 19:27:35 UTC</pubDate>
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         <title>La crisi petrolifera del 1973</title>
         <author>nicoletta_gazzeri</author>
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         <pubDate>2018-02-02 19:31:06 UTC</pubDate>
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         <title>La svolta neoliberista: Margaret Thatcher e Ronald Reagan</title>
         <author>nicoletta_gazzeri</author>
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         <pubDate>2018-02-02 19:31:34 UTC</pubDate>
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         <author>nicoletta_gazzeri</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Ronald Reagan</strong> (1981-89) avviò un drastico e impopolare <strong>taglio alla spesa per il welfare</strong> (taglio agli aiuti ai disoccupati, alle famiglie con bambini, per l'acquisto e la ristrutturazione delle case). Nel secondo mandato, tuttavia, dovette potenziare la distribuzione di buoni per il cibo e le misure di "Medicaid", l'assistenza medica per i più poveri.<br>La politica reaganiana si imperniò su un cospicuo <strong>taglio delle tasse </strong>(coerente con la dottrina di Friedman, e che avvantaggiò innanzitutto i ricchi), che si intendeva rivolto a promuovere la crescita economica (politica dell'offerta anziché della domanda).<br>Ciò tuttavia produsse <strong>deficit pubblico</strong>: negli anni Ottanta esso <strong>continuò ad aumentare </strong>portando gli USA a un indebitamento consistente (che prosegue anche oggi).<br>Inoltre, contribuì ad <strong>aumentare la "forbice" di reddito e ricchezza tra i più e i meno ricchi</strong>: questi ultimi videro addirittura decrescere la loro ricchezza nei primi anni Ottanta, mentre i ricchi aumentavano la loro.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-02 20:05:29 UTC</pubDate>
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         <author>nicoletta_gazzeri</author>
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         <description><![CDATA[<div>Concludendo:<br>si può sostenere che l'applicazione delle dottrine neoliberiste - nel Regno Unito e negli USA - con diverse soluzioni di riduzione della spesa pubblica o di tagli alle tasse ha condotto a un certo grado di crescita, maggiori costi sociali e più alta disuguaglianza.&nbsp;<br>Quanto al contenimento di inflazione e debito, esso è risultato un successo in Inghilterra (base per la crescita successiva), mentre negli Stati Uniti durante l'era Reagan il debito americano è cresciuto notevolmente.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-03 13:02:31 UTC</pubDate>
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