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      <title>psicologia by teo</title>
      <link>https://padlet.com/bascialla_stefania/ldltvsxpdfa9</link>
      <description>Realizzato da luisa e stefania</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-03-18 09:45:24 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2026-03-15 03:01:37 UTC</lastBuildDate>
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         <title>DOMANDA N. 1</title>
         <author>bascialla_stefania</author>
         <link>https://padlet.com/bascialla_stefania/ldltvsxpdfa9/wish/243161851</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>La personalità e il suo sviluppo.</strong></div><div>Il carattere o la personalità non sono elementi accessori, o secondari, del nostro modo di essere nel mondo. In un certo senso sono quella parte di noi stessi chiamata a mediare, ad entrare in relazione con gli altri, con il mondo, e pure con noi stessi.</div><div>La personalità è il luogo di incontro di diverse discipline e il terreno su cui si confrontano diverse concezioni dell’uomo.</div><div>E’ un termine usato in diverse discipline es. antropologia, psico, filosofia, etica ecc</div><div>Etimo: parola latina <em>persona </em>con la quale si indicava la maschera usata dagli attori nell’antica Roma. C’è stata una evoluzione del termine: da maschera a ruolo, da ruolo ad attore.</div><div>Giustiniani parla di un collegamento al termine greco prosopon: ciò che si vede da fuori, cioè il volto dell’uomo. Nella Bibbia dei settanta ogni volta che si parla del volto dell’uomo o di YHWH si usa prosopon. Tertulliano usa il termine persona sia per la dottrina trinitaria che per la filosofia. Boezio userà la famosa espressione: <em>persona è sostanza individuale di natura razionale</em>. Tra ‘800 e ‘900 i due concetti di persona e personalità cominciano a distanziarsi.</div><div>potremmo dire che la personalità è un po' l'equivalente psichico di quella «cosa» che è il nostro corpo fisico. La nostra personalità è come il nostro «corpo psichico». La personalità, come il corpo, non è, identicamente, la persona. E tuttavia la persona senza personalità, così come la persona senza corpo, non potrebbe essere. Dunque cambiare il proprio corpo psichico, così come cambiare il proprio corpo fisico, non è una operazione indolore, o facile, o immediata; talora non è nemmeno un'operazione possibile. Molti sono gli aspetti del nostro corpo fisico che ci sono stati consegnati, senza che ci venisse data la possibilità di decidere al loro riguardo.</div><div>La nostra personalità attuale dipende dalla sua storia, cioè dal suo sviluppo. Una tale dipendenza non va intesa in senso deterministico, in una relazione, cioè, di causa-effetto. Il nostro carattere non è il semplice risultato dell'azione che l'ambiente ha avuto su di noi. Allo stesso tempo, però, sarebbe pretestuoso assegnare alla nostra responsabilità uno spazio a trecentosessanta gradi, come se fossimo sempre in grado di mettere in atto i comportamenti più adeguati per ogni circostanza, per il solo fatto di volerlo. Alcune cose di noi stessi che non riusciamo a cambiare e che pure andrebbero cambiate – per vivere meglio con noi stessi e con gli altri – talora nemmeno.</div><div>Se provassimo ad isolare alcuni aspetti della personalità – la vita emotiva, la vita intellettuale, la vita interpersonale, ecc... – noteremmo che questi non procedono gli uni indipendentemente dagli altri. Lo sviluppo intellettuale è connesso con lo sviluppo emozionale; lo sviluppo emozionale è connesso con lo sviluppo interpersonale; lo sviluppo interpersonale è connesso con lo sviluppo intellettuale; eccetera.  </div><div>Se intendiamo descrivere la personalità di una singola persona ricorrendo ad un insieme di tratti, questi non costituiscono una semplice collezione, ma un sistema. Non sono cioè un insieme di elementi sconnessi, ma esiste tutta una serie di legami, non generici che «fanno» concretamente l'originalità di quella persona, esattamente come originali sono i suoi tratti.</div><div>possiamo ricondurre tutti i tratti a tre livelli, che sono i livelli fondamentali dell'esperienza psichica: quello emozionale (o emotivo, o affettivo), quello cognitivo (o razionale, o intellettuale), quello conativo (o volitivo)1. La scelta ha inevitabilmente un che di convenzionale ed è fuori discussione che altre suddivisioni siano possibili. </div><div>Ci sono alcuni <strong><em>costrutti psicologici</em></strong> nei quali queste teorie si confrontano:</div><div>·       MOTIVAZIONI DELL’AGIRE UMANO:  Sono fattori dinamici del comportamento umano, che attivano e dirigono la persona verso una meta, ossia unifica il perché, il quando e il come del comportamento di una persona. Possono essere:</div><div>+ coscienti o inconsce; (le m. inconsce sfuggono dalla comprensione)</div><div>+ semplici o complesse;</div><div>+ transitorie o permanenti;</div><div>+ fisiologiche o personali e sociali.</div><div>Ci sono motivazioni superiori che sono gli Ideali che la persona assume in vista della propria auto realizzazione.La teoria psicoanalitica ha spostato la ricerca della motivazione dal livello conscio a quello inconscio. Quindi non sono osservabili direttamente, ma l’azione è inferita.</div><div>Galimberti suddivide gli studiosi in due categorie: </div><div>°sostenitori delle motivazioni omestatiche che affermano che nella persona tali motivazioni si riducono ad un bisogno e al ristabilimento di un equilibrio biofisico che se non viene soddisfatto produce conseguenze irrimediabili. ( motivazioni sociali= mamma).queste motivazioni si chiamano a FEED-BACK NEGATIVO.</div><div>° sostenitori delle motivazioni anti-omeostatiche che affermano che queste motivazioni sono funzionali ad una rottura dell’equilibrio stesso (motivazione al successo o all’affiliazione o alla realizzazione di sé). La persona si allontana da una situazione di equilibrio statico per incamminarsi in qualcosa di dinamico. FEED-BACK POSITIVO.</div><div>Alla base della motivazione ci sono due forze: i BISOGNI e i VALORI.</div><div>I bisogni</div><div>Definizione di Rulla: tendenze innate all’azione che derivano da un deficit dell’organismo o da potenzialità naturali inerenti all’uomo che cercano servizio o attuazione.</div><div>Sono innate: sono nell’uomo e non sono determinati da modelli culturali o sociali</div><div>Derivano da:1) deficit dell’organismo: sono attivati da una situazione fisiologica carente</div><div>2) potenzialità naturali: ossia da predisposizioni innate.</div><div>Nel 1988 rulla rielabora la lista di bisogni stilata da Murray nel 1938. Illustrano le inclinazioni personali, i modi porsi e di reagire di fronte alle situazioni e le tendenze a valutare persone e circostanze e sono:</div><div>·       Accettazione sociale: ottenere prestigio;</div><div>·       Affiliazione: lavorare o collaborare con una persona con cui scambiare punti di vista in modo gratificante;</div><div>·       Aiuto agli altri: dare il proprio affetto ad una persona senza risorse e in difficoltà.</div><div>·       Dipendenza affettiva: essere curato, sostenuto, consigliato, amato.</div><div>·       Evitare il pericolo: evitare il dolore, la malattia</div><div>·       Gioco: agire per divertirsi.</div><div>·       Sottomissione: ammirare e apprezzare un essere superiore.</div><div>·       Successo: riuscire in qualcosa di difficile.</div><div>·       Umiliazione: mancanza di fiducia in se stessi. Sottomettersi ad una forza esterna passivamente.</div><div>Maslow fa un altro esempio di interpretazione dello sviluppo della personalità. Egli evidenzia il fatto che la persona passa al bisogno superiore quando ha gratificato i bisogni del livello precedente. In cima ai 5 bisogni individuati a Maslow c’è il bisogno di autorealizzarsi</div><div> <figure class="attachment attachment--preview"><img width="288" height="125"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure>(presa dal web, è sempre rappresentata con una piramide)</div><div> </div><div>Essere realizzati significa riuscire ad essere ciò che interiormente ci si sente chiamati ad essere.</div><div>Collegate alle motivazioni ci sono le emozioni che insieme ai sentimenti danno spessore e colore al rapporto con la realtà, alle scelte, all’impatto con i valori nelle situazioni concrete.</div><div> Il vissuto è il modo concreto con cui noi percepiamo la realtà. La sintesi degli aspetti conoscitivi ed emozionali che sono ad essa associati. Ogni persona associa ciascuna informazione senza associarvi un determinato tono emotivo.</div><div>I sentimenti (e le emozioni)I <strong>sentimenti </strong>sono vissuti affettivi caratterizzati da una stabilità in quanto essenzialmente consapevoli e controllabili dalla persona.Le <strong>emozioni</strong> sono vissuti affettivi particolarmente intensi, incidono dal punto di vista fisiologico determinano delle reazioni, hanno una durata psichica minore di quella dei sentimenti, sono più violenti e meno controllabili.</div><div>Non esiste una linea netta di demarcazione fra sentimenti ed emozioni e ci sono passaggi da un vissuto all’altro. Occorre educare le emozioni in sintonia con i valori oggettivi e con le loro ragioni. Le emozioni costituiscono la vasta gamma degli affetti della persona.</div><div>I valori</div><div>Definizione: è ciò che sta più a cuore ad una persona, ciò per cui vale la pena di vivere. Sono ideali astratti, durevoli.</div><div>Non si può vivere senza valori. Tutti i nostri comportamenti sono mediati dai valori.</div><div>I valori si distinguono in:</div><div>ü  V. Ultimi: sono i fini a cui arrivare, lo stato finale a cui arrivare per dire che la propria esistenza è compiuta.</div><div>ü  V. strumentali: sono i mezzi per raggiungere gli scopi indicati dai valori ultimi.</div><div>I valori sono frutto di una scelta libera e responsabile. È un concetto trascendente.</div><div>Ci sono diverse teorie che si occupano della personalità. Una divisione può essere compiuta tra posizioni meccaniciste-razionali (biologismo di Freud) e posizioni aperte allo spirituale (concezione più globale dell’uomo, capacità di autotrascendenza).</div><div>In pratica le diverse concezioni dei valori, dei bisogni, delle emozioni, sentimenti, danno la formulazione delle diverse teorie sulla personalità.</div><div>Le diverse teorie della personalità: </div><div>1)      TEORIA PSICONALITICA DI FREUD (lo vuole)</div><div>2)      SVILUPPI DELLA </div><div>-        Psicoanalisi dell’Io, psic delle relazioni oggettuali, del Sé, del sociale (sapere)</div><div>3)      PSICOANALISI DI JUNG (facoltativo)</div><div>4)      PSICOLOGIA INDIVIDUALE DI ADLER (seguito dalla prof. Fusaro, facoltativo)</div><div>5)      PSICOLOGIA FENOMENOLOGICA (facoltativo)</div><div>6)      PSICOLOGIA UMANISTA (facoltativo)</div><div>7)      PSICOLOGIA DEI TRATTI (facoltativo)</div><div>8)      PSICOLOGIA COMPORTAMENTALE (sapere)</div><div>9)      SVILUPPI DELLA PSICOTERAPIA COMPORTAMENTALE (sapere)</div><div>-        Cognitivo-comportamentale, cognitiva, cognitiva-razionalista e cognitiva costruttivista</div><div>10)    IL MODELLO BIO-PSICO-SOCIALE  (facoltativo)</div><div>11)    ALTRI APPROCCI:</div><div>-        Analisi transazionale, bioenergetica, psicoterapia della famiglia, della terapia Gestalt.</div><div>Ogni scuola utilizza un proprio linguaggio facendo riferimento alle metafore <em>cioè ad immagini immediate e semplici che vengono usate per interpretare aspetti complessi.</em></div><div> </div><div><strong>Il dilemma natura-cultura</strong></div><div><strong> </strong></div><div>Le teorie dello sviluppo psicologico nel corso della storia della psicologia si dividono tra quelle teorie che fondamentalmente dicono che lo sviluppo umano è lo sviluppo della natura (come se si nascesse con un copione che nel corso della vita va recitato), le prospettive di tipo culturale al contrario, dicono che la persona umana nasce quasi come una tabula rasa e che tutto ciò che diventa costitutivo del suo modo di essere dipende dall’interazione di quella tabula rasa con le informazioni che riceve dall’ambiente. </div><div>Le teorie psicoanalitiche che trattano lo sviluppo sono di tipo naturale, cioè la persona ujmana nasce con un repertorio di istinti e attraverso la gratificazione di questo, si sviluppa. In questo caso la cultura non è che non ci sia ma è qualcosa che ostacola, non favorisce, la persona si costruisce a partire dalle risposte positive o negative che riceve dalla cultura.</div><div>Per quanto riguarda la teoria comportamentista, è molto più concentrata sull’ambiente, sui rinforzi, sulle punizioni. Come si risolve oggi questo dilemma? NELLA PROSPETTIVA DELL’INTERAZIONE.</div><div>Esempi prof: guarda sbobinature luisa pag. 6</div><div> </div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-18 09:50:00 UTC</pubDate>
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         <title>domanda n.6</title>
         <author>bascialla_stefania</author>
         <link>https://padlet.com/bascialla_stefania/ldltvsxpdfa9/wish/243165581</link>
         <description><![CDATA[<div><br>IMPORTANZA DEL LIVELLO EMOZIONALE NELLO SVILUPPO DELLA PERSONALITA’.<br><br></div><div><br>La psico scientifica moderna nasce nel 1879 e con il progredire della scienza psicologica si tende a diversificare personalità da persona. Si individuano molte teorie sulla personalità che sottintendono una diversa concezione dell’uomo.Ci sono alcuni <strong><em>costrutti psicologici</em></strong> nei quali queste teorie si confrontano:<br><br></div><div><br>MOTIVAZIONI DELL’AGIRE UMANO: Sono fattori dinamici del comportamento umano, che attivano e dirigono la persona verso una meta, ossia unifica il perché, il quando e il come del comportamento di una persona.<br><br></div><div>·       SONO:</div><div>+ coscienti o inconsce; (le m. inconsce sfuggono dalla comprensione)</div><div>+ semplici o complesse;</div><div>+ transitorie o permanenti;</div><div>+ fisiologiche o personali e sociali.</div><div>       Ci sono motivazioni superiori che sono gli Ideali che la persona assume in vista della propria auto realizzazione.</div><div>Alla base della motivazione ci sono due forze: i BISOGNI e i VALORI.</div><div>       I bisogni</div><div>Definizione di Rulla: tendenze innate all’azione che derivano da un deficit dell’organismo o da potenzialità naturali inerenti all’uomo che cercano servizio o attuazione.</div><div>Collegate alle motivazioni ci sono le emozioni che insieme ai sentimenti danno spessore e colore al rapporto con la realtà, alle scelte, all’impatto con i valori nelle situazioni concrete.</div><div> Il vissuto è il modo concreto con cui noi percepiamo la realtà. La sintesi degli aspetti conoscitivi ed emozionali che sono ad essa associati. Ogni persona associa ciascuna informazione senza associarvi un determinato tono emotivo.</div><div>I sentimenti (e le emozioni)</div><div>I <strong>sentimenti </strong>sono vissuti affettivi caratterizzati da una stabilità in quanto essenzialmente consapevoli e controllabili dalla persona.</div><div>Le <strong>emozioni</strong> sono vissuti affettivi particolarmente intensi, incidono dal punto di vista fisiologico determinano delle reazioni, hanno una durata psichica minore di quella dei sentimenti, sono più violenti e meno controllabili.</div><div>Non esiste una linea netta di demarcazione fra sentimenti ed emozioni e ci sono passaggi da un vissuto all’altro.</div><div>Occorre educare le emozioni in sintonia con i valori oggettivi e con le loro ragioni. Le emozioni costituiscono la vasta gamma degli affetti della persona.</div><div>I valori</div><div>Definizione: è ciò che sta più a cuore ad una persona, ciò per cui vale la pena di vivere. Sono ideali astratti, durevoli.</div><div>Non si può vivere senza valori. Tutti i nostri comportamenti sono mediati dai valori.</div><div>I valori si distinguono in:</div><div>ü  V. Ultimi: sono i fini a cui arrivare, lo stato finale a cui arrivare per dire che la propria esistenza è compiuta.</div><div>ü  V. strumentali: sono i mezzi per raggiungere gli scopi indicati dai valori ultimi.</div><div>I valori sono frutto di una scelta libera e responsabile. È un concetto trascendente.</div><div>Ci sono diverse teorie che si occupano della personalità. Una divisione può essere compiuta tra posizioni meccaniciste-razionali (biologismo di Freud) e posizioni aperte allo spirituale (concezione più globale dell’uomo, capacità di autotrascendenza).</div><div>In pratica le diverse concezioni dei valori, dei bisogni, delle emozioni, sentimenti, danno la formulazione delle diverse teorie sulla personalità.</div><div>Ogni scuola utilizza un proprio linguaggio facendo riferimento alle metafore <em>cioè ad immagini immediate e semplici che vengono usate per interpretare aspetti complessi.</em></div><div> | Il carattere o la personalità non sono elementi accessori, o secondari, del nostro modo di essere al mondo. Sono quella parte di noi chiamata a mediare, ad entrare in relazione con gli altri, con il mondo e con noi stessi. La nostra personalità è il nostro corpo psichico. Ma, come il corpo, non è identicamente la persona e cercare di cambiare la personalità non è un’operazione facile o indolore e talvolta non è neppure possibile. La nostra personalità attuale dipende dalla sua storia, cioè dal suo sviluppo. Una tale dipendenza non va intesa in senso deterministico, in una relazione di causa-effetto. Essa è data dall’influenza con l’ambiente e anche dalla nostra responsabilità. La personalità è composta da un <strong>sistema di tratti</strong> che possono essere ricondotti a 3 livelli di esperienza, interconnessi tra loro: -          Emotivoà emotivo o affettivo -          Cognitivoà razionale o intellettuale -          Conativo à della volontà I singoli livelli di esperienza non esistono allo stato puro se non in astratto. Esempio del test di intelligenza 1,2,3,4, … quale numero mancante? Importanza del fattore “ansia” che genera una tale interferenza emozionale da poter far dare risultati sbagliati. Emotivo, cognitivo e conativo sono delle linee di sviluppo fondamentali che non procedono l’una indipendente dall’altra. Ciò significa che in qualsiasi momento dello sviluppo esistono legami, delle configurazioni fra i diversi tratti o diversi livelli dell’esperienzaà a queste configurazioni viene dato il nome di stadio. Dire che lo sviluppo umano procede per stadi vuol dire che <strong>in ogni istante i diversi tratti della personalità sono organizzati secondo particolari configurazioni. </strong>Svilupparsi vuol dire cambiare. I principi che regolano il carattere stadiale dello sviluppo umano sono: Continuità e discontinuità. Continuità: lo sviluppo intellettuale è connesso a quello emozionale Epigenetico. Con epigenesi si intende una «concezione di origine biologica, e per analogia psicologica, secondo cui l'organismo non è dato fin dall'inizio nella sua completezza, ma si sviluppa in interazione con l'ambiente secondo una sequenza di fasi o stadi. ogni stadio è «costruito sopra» il precedente, ma lo lascia in qualche modo intatto <br><mark>Abbiamo già detto che ogni tratto della personalità – che è sempre anche un atto giacché il tratto non è mai una caratteristica statica, ma dinamica – può essere pensato come risultante dell'articolazione dei tre livelli dell'esperienza psichica che, convenzionalmente, abbiamo individuato nel livello affettivo, in quello cognitivo e in quello volitivo. Si tratta di livelli che non esistono mai allo stato puro.<br> L'esperienza affettiva – ad esempio il fatto di voler bene ad un'altra persona – dal punto di vista psichico è il risultato dell'interazione del livello affettivo, del livello cognitivo e del livello volitivo; allo stesso modo l'intelligenza, intesa in senso performativo – come suggerisce l'etimo stesso del vocabolo – è anch'essa il risultato dell'interazione del livello affettivo, del livello cognitivo e del livello volitivo. <br>al livello affettivo corrisponde l'esperienza della realtà vissuta «per me»; al livello cognitivo, invece, corrisponde l'esperienza della realtà vissuta «in sé»; al livello volitivo, infine, corrisponde l'esperienza della propria «collocazione» rispetto alla realtà<br>Sappiamo con certezza che la capacità di sentire è già molto elevata alla nascita. E, di più, ci sono ragioni fondate per credere che lo sviluppo del livello emozionale inizi già nel corso della vita prenatale9. A questo punto le considerazioni fatte a proposito del principio della continuità e della discontinuità conducono a notevoli acquisizioni per lo sviluppo della personalità. Là si diceva, come conseguenza di tale principio, che gli stadi più precoci dettano la forma agli stadi successivi. Qui constatiamo che gli stadi precoci sono «ad alto tenore emotivo». In altre parole: le configurazioni iniziali degli stadi di sviluppo sono prettamente emozionali10. Tutto ciò significa che quando il livello cognitivo e il livello volitivo iniziano a svilupparsi, la base – che è anche la forma – su cui avviene tale sviluppo è emozionale e, appunto, nella logica della continuità e della discontinuità, questa tende a mantenersi nel corso della vita.   <br> con il livello affettivo della nostra esperienza: esso costituisce il primo linguaggio di relazione con il mondo, con gli altri, con noi stessi. Nasciamo sentendo chi siamo, senza sapere chi siamo. In un secondo tempo arriveremo forse a sapere chi siamo, avendo però costruito questo sapere su un sentire che può essere qualitativamente del tutto diverso.   IMMAGINE MATRIOSKA<br> </mark><br><br></div><div> </div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-18 10:25:22 UTC</pubDate>
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         <title>domanda 4 ( colloquio nelle fasce d&#39;età non c&#39;è)</title>
         <author>bascialla_stefania</author>
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         <description><![CDATA[<div>QUARTA DOMANDA: IL COLLOQUIO CLINICO (cap.7)</div><div>Varie definizioni, ma accomunate da 3 elementi: incontro, processo interattivo e strumento (scambio verbale e non verbale in una situazione dinamica che si evolve in un processo di conoscenza.</div><div>Definizione generale: una relazione ontica (<em>pur nelle varie forme rimane fenomelogicamente un incontro tra due persone, due modi di vedere il mondo, due personalità</em>) all’interno della quale si costruisce un processo di conversazione guidata (intervento dello psicologo che mira a suscitare nell’altro, utilizzando mezzi, idee tecniche, la consapevolezza del proprio mondo interno, del proprio vissuto e della capacità di agire nella realtà) caratterizzata dall’attiva interazione dei partecipanti e durante la quale due persone scambiano opinioni, informazioni, emozioni per raggiungere obiettivi concordati.</div><div>UTENTE ha dei bisogni, ha necessità di un aiuto ma rimane UNA PERSONA che è protagonista del colloquio</div><div>OPERATORE deve assumere una VICINANZA tale che gli permette di essere empatico, ma senza confondersi con l’altro, senza imporsi, lasciando spazio.</div><div>La comunicazione può essere verbale o non verbale (impo del comportam non verbale dagli anni 60).</div><div>Della comunicazione non verbale si fa attenzione a 5 dimensioni:1) movimenti-gesti, postura, espressioni facciali. 2)dimensione paralinguistica: tono della voce, pause 3)dimensione prossemica: distanze, spazio personale 4)ambiente in generale: ordine, disordine presenza di oggetti 5) dimensione temporale: ritardi, anticipi, puntualità. Dal compo non verbale l’operatore può formulare delle ipotesi per l’interpretazione dei significati nel processo di definizione della relazione. Bisogna verificare</div><div>La comunicazione non verbale è il CORPO CHE SI FA PAROLA. se manca una dimensione corporea l’operatore dovrà attraverso un processo evolutivo formativo recuperare tale dimensione.</div><div>Teoria generale dei sistemi: focalizza l’attenzione sulle relazioni esistenti tra i diversi componenti di un sistema e non sulle singole unità.</div><div>I pragmatici della comunicazione umana ( 3 psicologi jackson, beavin e watzlawick scrissero nel 1964 la pragmatica della comunicazione umana)dicono che in una situazione di interazione, tutto il comportamento, a prescindere dalla intenzioni, veicola informazioni e ha valore comunicativo. </div><div>Questi autori hanno espresso 5 assiomi:</div><div>1.      Non si può non comunicare perché è impossibile non avere un comportamento;</div><div>2.      Ogni comunicazione è caratterizzata da un aspetto di contenuto e da uno di relazione, in cui il secondo classifica il primo determinando una METACOMUNICAZIONE (una comunicazione impone un comportamento nella relazione. Es. sto solo scherzando).</div><div>3.      La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti</div><div>4.      Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico (la convenzione della lingua italiana ha fatto in modo che la parola casa faccia pensare alla casa che manca però del concetto temporale, per esempio) che con quello analogico (ogni comunicazione non verbale in cui manca il NON… esempio ci sono comportamenti che denotano anche situazioni opposte in cui mancano i qualificatori per capire quale delle due situazioni si intende, es. sorriso di gioia o di disprezzo)</div><div>5.      Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza:</div><div>o   Nell’interazione simmetrica gli interlocutori tendono a rispecchiare il comportamento dell’altro. C’è il pericolo della competitività.</div><div>o   Nell’interazione complementare:</div><div>§  Posizione superiore (one-up) la madre, il dottore, il docente</div><div>§  Posizione inferiore (one-down) il figlio, il paziente, l’allievo.</div><div>Ci sono forme di relazione che si possono chiamare:</div><div>§  metacomplementare in cui A dice a B di comandarlo; </div><div>§  psuedosimmetrica in cui A consente a B di adottare un comportamento simmetrico ad A.</div><div>I pragmatici hanno evidenziato nelle varie forme di psicopatologia di relazione.</div><div>Nel colloquio ci sono i meccanismi di difesa che sono strategie che ognuno utilizza per mantenere un proprio equilibrio interno e con l’ambiente.</div><div>L’utente ha dentro sé una contraddizione: vuole aiutarsi, ma nel frattempo è deciso a sabotare l’aiuto. Il meccanismo di difesa è adattivo, la persona si difende dai conflitti con se stessa. L’uso dei  mecc di difesa dipende da diversi fattori, ma in modo determinate dalla forza dell’IO. Lo psicologo dovrà aiutare l’utente a disattivare i meccanismi di difesa per attivare quelli più produttivi.</div><div>L’operatore dovrà evitare: 1) discussione, 2) interrogatorio, 3) monologo. Evitare lo scontro, il conflitto, la manipolazione.</div><div>L’utente, nel linguaggio statico, attuerà l’atteggiamento rappresentativo dei comportamenti della sua vita quotidiana. L’operatore deve spingere alla riflessione l’utente su quanto emerge favorendo la consapevolezza mediante la <em>metacomunicazione (</em>cioè una riflessione sull’agito durante il colloquio).</div><div>Diversi tipi di colloquio:</div><div>a)     secondo gli scopi; b) secondo l’età; c) colloquio tenuto da operatori non necessariamente clinici.</div><div>Secondo gli scopi:</div><div>·       colloquio strutturato o standardizzato. Ordine delle domande prefissato, possono essere individuali o collettivi. Usati nella selezione del personale.</div><div>·       Colloquio clinico di ricerca : il fine è quello di formulare ipotesi scientifiche riguardo ad un tema di ricerca, si indaga una problematica personale senza avere una finalità di aiuto.</div><div>·       Colloquio diagnostico: identificazione dei sintomi. Il manuale è il DSM-IV. Allo psicologo interessa di solito spiegare le cause dei problemi. Il fine è risolvere il disagio psicologico. Si formulano delle ipotesi. <em>La diagnosi è un processo di ipotizzazione in continuo movimento.</em> Lo psicologo è influenzato dalla sua impostazione metodologica e dalla sua visione del mondo. Si fa una sua costruzione esterna all’utente e quindi approssimativa.<em> </em>In ambito della psicoterapia cognitivista lo psicologo deve comprendere le modalità del funzionamento del paziente, tentare di capire i momenti critici e comprendere il sintomo. Fine: costruire una teoria del sistema-paziente per definire gli obiettivi da raggiungere. Diagnosi con anamnesi e somministrazione di test e questionari di personalità.</div><div>·       Colloquio terapeutico:favorire un processo autoconoscitivo che permetta al soggetto di capire ed integrare parti di sé, che vengono attivate dalla relazione terapeutica e promuovere una ristrutturazione profonda della personalità per incoraggiare strategie. Prestare attenzione al colloquio diagnostico e concordare finalità attraverso un contratto terapeutico.</div><div>Nel colloquio terapeutico, lo psicologo dovrà creare una situazione di attaccamento, una base sicura. Lo scopo del colloquio è uscire dall’egocentrismo, interrompendo nessi causali implicativi e deduzioni acontestuali e proporre un rapporto mediato con gli eventi, per ampliare il dominio cognitivo attraverso una visione d’insieme.</div><div>I pazienti sono epistemologicamente ingenui, cioè non hanno mai riflettuto sulla loro vita, la loro narrazione è una visione della realtà. La narrazione è un sistema coerente che utilizza categorie semplificate: <strong>dualismo molto stretto</strong> (fatti interpretati senza sfumature); <strong>causalità strettamente lineare </strong>(interpretazione del fatto secondo una logica lineare: causa-effetto); <strong>utilizzo della deduzione</strong> (dalle teorie ai fatti); <strong>accadimenti oggettivi,</strong> ma sono sempre e cmq soggettivi; <strong>egocentrismo </strong>(si vede il mondo da un unico punto di vista).</div><div>Lo psicoterapeuta richiede al paziente una serie di operazioni epistemologiche come la capacità di decentramento, relativizzazione, connessione, introduzione, processualizzazione, responsabilizzazione.</div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-18 17:03:26 UTC</pubDate>
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         <title>DOMANDA 5</title>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Continuità/discontinuità degli stadi e loro sviluppo epigenetico</strong></div><div><strong> </strong></div><div>Dire che lo sviluppo umano procede per stadi significa precisamente questo: che in ogni istante i</div><div>diversi tratti della personalità sono organizzati secondo particolari configurazioni.</div><div>La grande maggioranza delle teorie dello sviluppo che si premurano di focalizzare il funzionamento</div><div>intrapsichico, concorda nel riconoscere la presenza di due principi fondamentali che governano il</div><div>carattere stadiale dello sviluppo umano. Si tratta del principio della <strong>continuità</strong> e della <strong>discontinuità</strong></div><div>e del <strong>principio epigenetico.</strong></div><div><strong><br>Il principio della continuità e della discontinuità (Procede orizzontalmente)à</strong>Tale principio afferma che lo sviluppo procede secondo una tendenziale continuità degli stadi, ma con la presenza di una serie discreta di discontinuità. Cosa significa? Lo sviluppo per stadi suggerisce che vi siano delle configurazioni e la continuità segnala che queste, una volta che si sono stabilizzate, tendono a ripetersi nel tempo. Parallelamente, però, la discontinuità mostra come avvenimenti nuovi nel corso dello sviluppo, di diversa provenienza, tendono a riadattare, a riorganizzare gli stadi, talora anche profondamente, ma mai del tutto. La continuità è data dal fatto che le linee di sviluppo sono legate come da equazioni di sistema. Ad esempio, lo sviluppo intellettuale è connesso con lo sviluppo emozionale e non procede in modo indipendente da questo: la presenza di una insegnante «cattiva» può agire emotivamente sul bambino, così da farlo diventare uno che in quella data materia si considera «negato». È probabile che il limite sia connesso con quel legame emotivo-intellettuale che, reiterandosi, diviene una sorta di configurazione stabile; e che non corrisponda invece ad un limite, ad esempio, nelle capacità logiche del soggetto. La discontinuità è data dal fatto che in alcune occasioni più o meno prevedibili dello sviluppo, la personalità di un soggetto può rivelarsi non in grado di gestire un fatto nuovo. Un esempio caratteristico in questo senso è quello del transito adolescenziale. L'evento fisico della pubertà attiva una notevole catena di conseguenze anche sul piano psichico, perché muta profondamente la percezione che il soggetto ha di sè e la sua modalità di relazionarsi con il mondo. Le configurazioni di personalità che fino a quel punto hanno gestito il mondo dell'immagine corporea e delle abilità fisiche, psichiche e interpersonali si rivelano non in grado di incorporare tutto il complesso delle nuove attitudini. Il preadolescente misogino che aveva sempre disdegnato di giocare con le bambine considerandole alla stregua di creature inferiori, può darsi che ora, da nuovo adolescente, continui a considerarle nella sua testa creature inferiori; c'è però tutta una parte del suo corpo – e dunque anche del suo immaginario – che ora pare assai meno disinteressata. Giungerà ad un compromesso? Potrà rimanere adolescente, ad esempio, continuando a detestare le donne, ma riempiendosi contemporaneamente gli occhi di pornografia. Più costruttivamente potrà rivedere profondamente la propria immagine del mondo femminile – e da ciò inevitabilmente la propria immagine di sé come maschio – e avventurarsi sul terreno assai più complesso, ma certamente più sano, del rapporto reale e non virtuale con l'altro sesso. Ciò comporterà tuttavia una notevole – e perciò costosa – ristrutturazione della propria personalità, in profonda discontinuità con la personalità precedente.  Si può dire che i passaggi che nello sviluppo umano innescano delle consistenti discontinuità sono in numero discreto, cioè quantificabile e non illimitato: la nascita, l'assunzione della posizione eretta, l'acquisizione del linguaggio, l'adolescenza, e altri passaggi del genere che costellano una crescita che avviene sempre, anche in tutti gli stadi intermedi. Tutto ciò porta a concludere che gli stadi di sviluppo procedono nella tendenziale continuità con alcuni momenti discreti di discontinuità.</div><div><strong><br>Il principio epigenetico (Procede verticalmente)à</strong>Nello sviluppo per stadi una parte di rilievo viene data al modo in cui ogni stadio si relaziona con quello precedente. Da un certo punto di vista il principio epigenetico non è troppo diverso da quello della continuità e della discontinuità. Aggiunge però due particolarità di rilievo che hanno notevoli ricadute sul piano pratico. Con epigenesi si intende una «<em>concezione di origine biologica, e per analogia psicologica, secondo cui l'organismo non è dato fin dall'inizio nella sua completezza, ma si sviluppa in interazione con l'ambiente secondo una sequenza di fasi o stadi. In questo senso, la concezione epigenetica si oppone a quella di pre-formazione.</em> Il modello embrionico delinea fasi antecedenti e conseguenti, ma senza una chiara ed esplicita giustificazione della sequenza; mentre questa è presente nel modello gerarchico dove si trovano certe caratteristiche: <strong>a) un ordine invariabile di stadi; b) nessuno stadio può essere saltato; c) ogni stadio è più complesso del precedente; d) ogni stadio si basa sul precedente e prepara il seguente.</strong> In quanto epigenesi implica un susseguirsi di attuazioni di potenzialità, è il processo che fonda il rifiuto del riduzionismo, manifestandone l'insufficienza». La prima particolarità dell'epigenesi degli stadi – evidenziata da tutte le teorie che si richiamano al principio epigenetico – è il fatto che ogni stadio è «costruito sopra» il precedente, come ben suggerisce la stessa etimologia del termine epigenesi. Ciò significa che, sia nel caso in cui vi sia continuità, sia nel caso in cui vi sia discontinuità, ogni riorganizzazione della personalità incorpora le organizzazioni precedenti, le quali in qualche misura non vanno perdute. La seconda particolarità dell'epigenesi, sta nel fatto che ogni stadio non solo è «costruito sopra» il precedente, ma lo lascia in qualche modo intatto. Ciò equivale a dire che in ogni stadio dello sviluppo è come se fossero conservati, e dunque non annullati o assorbiti, tutti gli stadi precedenti. Parafrasando si può dire che nell'adulto si conservano tutte le personalità precedenti: quella del bambino, del fanciullo, dell'adolescente, del giovane, eccetera. Si badi bene: dire che sono conservate non equivale ad affermare, riduttivamente, che possono essere ricordate. Assai di più: significa che esse sono vive e vegete e che potenzialmente possono tornare a funzionare.<strong> </strong>Perché per un adulto è importante giocare? Perché noi impariamo a trafficare con tutti i livelli, con tutto ciò che noi siamo (abbassa i meccanismi di difesa, ci fa tornare bambini). Il gioco è uno spazio assolutamente inutile, serve a giocare.</div><div><strong><br> </strong></div><div>Per visualizzare meglio in che cosa consistano in concreto il principio della continuità e della</div><div>discontinuità e quello dell'epigenesi degli stadi, vorrei ricorrere ad un'immagine. Si tratta della matrioska. Immaginando che la bambola più grande – quella che contiene tutte le altre – sia la figura della nostra personalità presente, il principio della continuità e della discontinuità è ben rappresentato dal fatto che tutte le altre bambole – che raffigurano gli stadi precedenti dello sviluppo o le personalità precedenti nel corso dello sviluppo – sono sì più piccole e dunque in qualche modo diverse, ma sono «non del tutto» diverse. Una variazione nella forma della bambola più piccola – che rappresenta uno dei primissimi stadi dello sviluppo – non potrà non riprodursi anche nelle bambole destinate a contenerla. Nel caso così non fosse non sarebbe più possibile inserirle le une nelle altre. E questo mostra una conseguenza notevole del principio della continuità e della discontinuità: gli stadi più precoci dettano la forma agli stadi successivi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-19 20:08:02 UTC</pubDate>
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         <title>Domanda 11</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>I cinque «peccati originali» della Psicologia attuale: un commento. </div><div><br></div><div>(Ne ha detti solo 3)</div><div> </div><div>1-      Ambiguità nell’uso del termine “anima” (questo crea problemi di interazione con l’antropologia cristiana)</div><div>2-      Debito concettuale con la malattia mentale</div><div>3-      Linguaggio proveniente dalla fisica (rischio determinismo)</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-21 12:20:24 UTC</pubDate>
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         <title>Domanda 12</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div> Il dibattito mai risolto fra normalità e patologia. <br>(sbobinature)</div><div><strong> </strong></div><div>Cos’è normale? Nel pensare comune è ciò che si ripresenta con maggiore frequenza, quindi ciò che</div><div>sceglie la norma. Sarebbe normale ciò che riproduce il comportamento della maggioranza. Dov’è il</div><div>problema? Questo principio non può del tutto funzionare, è la maggioranza che fissa quale sia la</div><div>normalità di un comportamento. Questo è ciò che in teologia morale si chiama fallacia naturalistica,</div><div>dall’ è al dover essere, se una cosa si presenta con maggiore frequenza è considerato normale.</div><div>Negli USA spesso la normalità è associata a fattori statistici, ciò che entra in una statistica.</div><div>Ma la normalità è un concetto statistico? Un’ osservazione puramente statistica è ingenua, però si</div><div>rende necessaria perché non abbiamo teorie condivise. Il concetto di normalità non è puramente</div><div>statistico, ma lo sviluppo di sua natura va da un meno ad un più (onticamente è giusto che sia così).</div><div>Alcune cose succedono perché devono succedere. Ci sono alcuni comportamenti evolutivi che hanno</div><div>dei periodi sensibili in cui è più probabile che avvenga una determinata cosa. Fattori culturali possono</div><div>rifluire sui dati fisici dei fattori dello sviluppo, ad es. nell'adolescenza oggi assistiamo ad un anticipo</div><div>degli inizi ma per la fine non si sa bene quando sarà. La cultura crea dei condizionamenti che possono</div><div>far passare per normale ciò che di normale non è (es latte materno/artificiale-migliore, dato da fattori</div><div>commerciali di vendita; si dimentica che l'allattamento materno è esperienza di nutrimento e</div><div>psichica). La statistica da sola non può dare il concetto di normalità (anche perché si inseriscono le</div><div>variabili scelte dallo statistico, già un giudizio). </div><div>Normalità ci fa capire quanto sia importante una riflessione antropologico-filosofica sull’uomo. </div><div>Possiamo identificare normalità con patologia? Alcuni significati della parola patologia:</div><div> </div><div><br>-          PATHOS= ciò che nella mia vita mi viene addosso senza che io necessariamente possa decidere di lui</div><div>-          EMOZIONE= vuol dire “mosso da..” </div><div>-          AFFETTO= dal latino <em>ad-ficere, </em>che vuol dire provocato, causato. </div><div>-           </div><div>Alcuni termini di alcuni vocaboli che vengono utilizzati come sinonimo di patologia per certi aspetti</div><div>affini a patologie come emozione o affetto, sono tutti vocaboli che etimologicamente vengo da</div><div>passivi. Per questo patologico anche se nel nostro linguaggio comune effettivamente evoca la</div><div>malattia, letteralmente non è necessariamente malattia ma si riferisce a tutte quelle esperienze rispetto</div><div>alle quali la nostra capacità di decidere di noi stessi appare quanto meno limitata. </div><div>Tutti abbiamo dimensioni di pathos, c’è sempre qualcosa che ci viene incontro, ma quando questa</div><div>normale dimensione patologica che caratterizza tutti, diventa patologica intesa nel senso comune?</div><div>Quando il patologico interferisce a tal punto con la mia libertà da inibirla, io non sono più libero di</div><div>decidere di me. Questa definizione presenta un po’ di problemi, ad es:</div><div> </div><div><br>-          Se tutti siamo almeno un po’ patologici, qual è la relazione con la nostra libertà? Che rapporto c’è tra libertà e pathos? La psicanalisi ed il comportamentismo (storicamente hanno avuto una grande diffusione anche se hanno subito molti cambiamenti e ramificazioni) come risolvevano questo rapporto? <strong>Freud</strong>, ad esempio, nega l’esistenza della libertà e descrive il funzionamento dell’essere umano quindi anche il processo decisionale, come un processo governato da leggi fisiche o biologiche. Perché abbiamo creduto alla libertà allora, se è chiaro che non esiste? Perché le variabili in gioco in un atto umano sono di una complessità estesa che abbiamo l'illusione che ci sia sempre un margine e questo la psicanalisi freudiana lo nega; cioè un sistema talmente complesso e con talmente tante variabili che c'è un imponderabile che a quel punto lo si attribuisce a qualcosa che chiamiamo libertà. Anche per il <strong>comportamentismo</strong>, la libertà è un’illusione. Questa teoria si basa sullo stimolo e sulla risposta e allora qui non si vede la libertà. </div><div>-          Se siamo normali, significa che non siamo patologici? Se prendiamo ad esempio l’ avere un bambino, questo può essere una circostanza stupenda però il post parto per qualche donna o per qualche uomo, è davvero destabilizzante al punto che possono svilupparsi per una durata che può essere anche circoscritta dei comportamenti che in tutto sono simili ad un comportamento patologico Oppure, se noi dovessimo trattare l'adolescente usando alcuni indicatori che sono caratteristiche della psicodiagnostica, senza sapere quanti anni ha, tutte le sue risposte conducono dire che abbiamo di fronte un Borderline. L’adolescenza però non è patologica perché questa sua deviazione è legata ad una fase dello sviluppo. Ci possono essere porzioni della nostra personalità che sono un po’ fuori controllo.</div><div>Un comportamento patologico non è illogico ma la sua logica obbedisce al pathos, cioè la capacità di scelta è messa in “scacco” da qualcosa che sceglie al posto tuo. Io sono patologico quando, non so perché, se incontro una determinata persona mi infastidisce senza motivo. Questo condizionamento nasce dalla macchina o dai valori? Da entrambi, perché alcune patologie nascono da un “difetto” della macchina (uomo come un insieme di processi neurofisiologici), altre da un “difetto” delle scelte. Freud tratta patologie come la nevrosi che nascono da una ipertrofia dell’etica (ad es. le persone che si sentono in colpa anche quando la colpa non c’èà io esco e nel frattempo mia nonna muore, mi sento in colpa ma non c’è motivo è solo una coincidenza temporale). Ci sono patologie che nascono da scelte sbagliate ma anche altre che nascono da scelte che potrebbero essere corrette ma si rivelano sbagliate.</div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-21 12:25:39 UTC</pubDate>
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         <title>Domanda 13</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Libertà e determinismo nell'agire umano</strong></div><div><strong> </strong></div><div>La libertà è un’esigenza profondamente radicata nell’uomo e ne costituisce in certo modo la sua stessa</div><div>natura; s'intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza</div><div>costrizioni, ricorrendo alla volontà d'ideare e mettere in atto un'azione, mediante una libera scelta dei</div><div>fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla. La psicanalisi ed il comportamentismo</div><div>(storicamente hanno avuto una grande diffusione anche se hanno subito molti cambiamenti e</div><div>ramificazioni) come risolvevano questo rapporto? <strong>Freud</strong>, ad esempio, nega l’esistenza della libertà e</div><div>descrive il funzionamento dell’essere umano, quindi anche il processo decisionale, come un processo</div><div>governato da leggi fisiche o biologiche. Perché abbiamo creduto alla libertà allora, se è chiaro che</div><div>non esiste? Perché le variabili in gioco in un atto umano sono di una complessità estesa che abbiamo</div><div>l'illusione che ci sia sempre un margine e questo la psicanalisi freudiana lo nega; cioè un sistema</div><div>talmente complesso e con talmente tante variabili che c'è un imponderabile che a quel punto lo si</div><div>attribuisce a qualcosa che chiamiamo libertà. La teoria psicoanalitica è deterministica. </div><div> Anche per il <strong>comportamentismo</strong>, la libertà è un’illusione. Questa teoria si basa sullo stimolo e sulla risposta e allora qui non si vede la libertà, ha un elevato tasso di determinismo, ad ogni causa corrisponde un effetto. In realtà il determinismo comportamentista non è lontano dal comportamentismo psicoanalitico (le pulsioni creano o possono creare uno squilibrio del sistema).</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-21 12:46:18 UTC</pubDate>
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         <title>Domanda 14</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/bascialla_stefania/ldltvsxpdfa9/wish/244493907</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>La psicologia psicoanalitica di Freud: una presentazione</strong></div><div><br>La PSICOANALISI è originariamente il nome di un trattamento per un particolare disturbo psichico denominato psiconevrosi, in seguito diventò un sistema psicologico generale. Può essere considerata: un metodo, una tecnica terapeutica ed una teoria.</div><div><br>Freud cercò di sintetizzare idee e concetti e applicarli alla psicoanalisi. Cercò di spiegare sia la personalità normale che quella patologica.</div><div>è <em>La teoria psicoanalitica studia le dinamiche del comportamento e spiega le motivazioni per cui una persona pensa sente e si comporta in un determinato modo</em>.</div><div>Secondo F. l’uomo è spinto da due istinti biologici, due pulsioni che motivano la persona a scaricare tensioni ed energie. <em>La scarica dell’energia produce gratificazione</em>, <em>la non scarica tensione spiacevole per l’organismo</em>. Il disagio e il sintomo nevrotico compaiono quando è bloccata la scarica delle due pulsioni. La persona non ha coscienza di queste due pulsioni che attivano il suo mondo psichico.</div><div>&nbsp;</div><div>&nbsp;</div><div>&nbsp;| <strong>SESSUALE - LIBIDO (EROS)</strong> | <strong>MORTE o AGGRESSIVITÀ (THANATOS)</strong><br> | Le pulsioni di vita mirano alla coesione e all’autoconservazione dell’organismo. | Le pulsioni di morte portano all’autodistruzione, alla riduzione delle tensioni dell’organismo e si trasformano da processi interni a processi esterni manifestandosi sotto forma di aggressività.</div><div><br>&nbsp;</div><div><br>&nbsp;</div><div><br>F. parla di INCONSCIO sia come area dello psichico (prima topica) che per qualificare contenuti non presenti alla coscienza (seconda topica).</div><div><br>&nbsp;à <strong><em>Struttura della personalità secondo Freud</em></strong>.</div><div>a.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;prima topica: l’INCONSCIO è luogo della mente dove si trovano tutti quei contenuti cui è stato rifiutato l’accesso al sistema conscio tramite la <em>rimozione. </em>Questi contenuti, investiti di energia pulsionale, tentano di accedere al sistema preconscio-conscio, ma vi riescono solo dopo essere passati sotto censura. Essi sono atemporali e possono essere conosciuti solo in sogno nella condizione di nevrosi. Le nevrosi erano dunque manifestazioni di conflitti tra conscio e inconscio.</div><div>b.&nbsp; &nbsp; &nbsp; seconda topica: l’INCONSCIO è una qualità che caratterizza ES-IO-SUPER IO.</div><div><br>L’interazione di queste tre unità è la base dei processi di motivazione. L’IO ha la funzione di sviluppare la dinamica mediando tra ES (forze biologiche) e SUPER IO (modelli sociali)</div><div><br>&nbsp;</div><div>&nbsp;| <strong>ES</strong> | <strong>IO</strong> | <strong>SUPER-IO</strong><br> | Sede della libido. Un contenitore dove gli istinti premono per avere gratificazione. Sede dell’inconscio. Individua piacevole e spiacevole. | Unità che controlla l’espressione dell’energia istintuale in relazione alle possibilità concrete che l’organismo ha per soddisfarle. Parte cosciente: percezione, controllo motorio. parte inconscia: censura onirica e processi di rimozione. Individua reale e irreale. | Incorpora i valori appresi, i modelli di comportamento, per intensificare o inibire l’espressione dell’energia istintuale. È la voce della coscienza morale, dei sensi di colpa, della ricerca della perfezione e dei valori. Individua buono o cattivo.</div><div><br>L’IO orientato verso la realtà circostante, è la chiave dell’ADATTAMENTO che cerca di mediare le pressioni dettate dal principio del piacere, ES e le esigenze mosse dal principio di realtà. L’IO utilizza l’angoscia come segnale di allarme e organizza MECCANISMI DI DIFESA (=SOLUZIONE NON CONSAPEVOLE CHE L’IO METTE IN ATTO NEL CONTRASTO TRA ES E SUPER-IO)</div><div><br>Essi sono:</div><div>1.&nbsp; &nbsp; &nbsp; SUBLIMAZIONEà sposta la pulsione dalla sua meta sessuale ad una meta considerata più nobile e socialmente accettabile.<br><br></div><div>2.&nbsp; &nbsp; &nbsp; RIMOZIONEà blocca e allontana dalla coscienza tutti quei pensieri ricordi e sentimenti che possono provocare angoscia.<br><br></div><div>3.&nbsp; &nbsp; &nbsp; PROIEZIONEà consente all’Io di attribuire ad un’altra persona parti di sé avvertite come ostili.<br><br></div><div>4.&nbsp; &nbsp; &nbsp; FORMAZIONE ATTIVAà L’Io trasforma le motivazioni rimosse nel loro contrario.<br><br></div><div>5.&nbsp; &nbsp; &nbsp; RAZIONALIZZAZIONEà offre una spiegazione socialmente accettabile che maschera il motivo reale.<br><br></div><div><strong>SBOBINATURE PSICOANALISI:<br></strong><br></div><div>Nella psicologia di Freud, il suo interesse non era una riflessione antropologica cioè capire come siamo fatti, lui voleva curare le persone.</div><div>Era un medico, la differenza è che il suo approccio funzionava. L’obiettivo era strumentale, non</div><div>interessava il che cosa ma che funzioni. Per questo la psicanalisi nel corso degli anni è mutata perché</div><div>per alcune patologie non funzionava più. Se si ha un approccio anche solo strumentale alla persona</div><div>umana è innegabile che ci si sbilanci anche a livello antropologico. Non si può fare psicologia senza</div><div>fare filosofia, questa psicologia che nasce come strumento si sbilancia anche sull’immagine di che</div><div>cos’è la figura umana. Quando Freud fonda la psicologia psicanalitica, utilizza gli stessi paradigmi</div><div>della fisica (es. meccanismo di difesa, meccanismo non è un termine mentale).</div><div>Modello psicoanalitico= la prospettiva da cui nasce il dinamismo dell’apparato psichico è il concetto di bisogno che è biologico, quindi il bios cioè l’organico (nel linguaggio freudiano è il modo per dire mente, la chiama così perché il linguaggio della psicologia psicoanalitica dipende fortemente da quella idea di scienza che aveva Freud quando “costruisce” la psicoanalisi che è la fisica, questa era la vera scienza empirica. Questo è uno dei 5 peccati originali che dà un linguaggio strano alla psicologia). Concetto di fissazione= quando una persona è fissata allo stadio anale, il 2 stadio, vorrebbe dire che lo sviluppo si è bloccato. Ma questo on è possibile perché il motore dello sviluppo è il bio. Quando consideriamo che io biologico traina lo psicologico ci fa capire che anche personalità con gravi disfunzioni mentali hanno una vita psichica alcune volte molto attiva (es. sviluppo sessuale dei bambini portatori di handicap). La pubertà è il secondo problema in cui si scatena il maggior numero di cambiamenti di tipo biologico, questo comporta anche una serie di cambiamenti a livello mentale; la pubertà nessuno la decide. Il bisogno quindi è biologico ma la parte mentale del bisogno si chiama <strong>pulsione.&nbsp;</strong></div><div>Secondo la psicoanalisi il bisogno (i bisogni sono due, EROS e PATHOS) ha 4 caratteristiche:</div><div><br>-&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Origineà è il bio</div><div>-&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Oggettoà è quella cosa grazie alla quale il bisogno risulta soddisfatto</div><div>-&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Scopoàl’obiettivo che ha il bisogno è di essere soddisfatto, quindi un soddisfacimento, gratificazione</div><div>-&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Intensitàà ci può essere più o meno eros o pathos, il bisogno può avere più o meno intensità</div><div>&nbsp;</div><div>Nella prospettiva evolutiva il primo stadio secondo la psicoanalisi è detto ORALE 0-1 anno in questo</div><div>stadio il bisogno è sempre eros, l’intensità dipende dalle situazioni (fame, sonno..) lo scopo è il</div><div>soddisfacimento del bisogno e l’oggetto è il seno (la suzione è il processo. L’oggetto parziale non è</div><div>la mamma ma quella parte di mamma che permette al bambino di soddisfare la sua pulsione.</div><div>Questo ci aiuta a capire le perversioni sessuali perché l’oggetto parziale vuol dire trattare non come</div><div>l’altro è ma la sua parte che mi interessa per soddisfare le mie pulsioni. Nella fase genitale, quando</div><div>l'adolescenza è terminata, si parla di oggetto totale.&nbsp;</div><div>Per trattare la cura ci servono i modelli, in questo caso si utilizza il modello tripartito:</div><div>ES è il luogo della pulsione da cui parte l'istinto, il bisogno</div><div>IO attiva il meccanismo di difesa</div><div>SUPER IO interiorizzazione norme morali e int. Di sé che la persona ha</div><div>Inconscio è un'istanza psichica, non fisica. Questo è lo schema secondo cui nella psicoanalisi freudiana si rappresentano tutte le personalità. Lo spazio della pulsione ES è uno spazio psichico, è la rappresentazione di un bisogno fisico. Quello che è puramente mentale è EGO.</div><div>ES freudiano coincide con il cervello? No perché la pulsione è già una rappresentazione di un bisogno fisico. Il concetto di ES è più articolato del bisogno. &nbsp; E (super ego tra M e C)</div><div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; M (ego)</div><div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; C (Es tra M e C)</div><div>&nbsp;</div><div>Il complesso di edipo nella psicologia psicoanalitica è quello stadio che segna la fine della fase fallica</div><div>e l’inizio della cosiddetta latenza (finisce con l’adolescenza). In questo stadio il bisogno del bambino</div><div>è quello di possedere sessualmente la mamma, c’è però un divieto rappresentato dal super io. Il super</div><div>io è l’interiorizzazione della norma morale, il divieto culturale in questo caso è rappresentato dalla</div><div>figura paterna. C’è quindi un conflitto. L’io è quella istanza che media tutti i conflitti che vengono a</div><div>crearsi nell’apparato psichico tra la pulsione e l realtà.</div><div>Freud dice che è come se la nostra mente fosse governata da due principi contrastanti il principio di</div><div>piacere (Id) e il principio di realtà (super io), l’ io è come un regolatore che media il conflitto tra l’ id</div><div>e super io. Come lo fa? Attraverso una strategia che si chiama meccanismo di difesa che agisce sulla</div><div>pulsione, cioè sul rappresentato mentale del biologico. Il bisogno non sparisce, ciò che sparisce è la</div><div>pulsione che viene rimossa. Il bisogno però rimane vivo e si manifesta con il sintomo. Questo è il</div><div>modello della nevrosi. Cioè un conflitto tra un’istanza pulsionale ed una etica.</div><div><br>Quindi per <strong>fissazione</strong> si intende lo stallo di una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pulsione">pulsione</a> che non trova sbocco. Il soggetto si ritrova in balia</div><div>di un pensiero fisso o un'abitudine ineliminabile che ne mina, anche profondamente, i rapporti sociali e la</div><div>soddisfazione personale. A focalizzare l'attenzione possono essere eventi accaduti nel passato, per il quale</div><div>il soggetto realizza una regressione psicologica.</div><div><strong>Sintomo</strong>= è tutto ciò che sembra dire che forse qualcosa non funziona. Il sintomo da solo è come un punto</div><div>interrogativo, per arrivare ad una diagnosi bisogna avere una grande costellazione di sintomi. Nell’apparato</div><div>psichico quando c’è un conflitto, interviene il mediatore che rimuove ma poi si può manifestare un sintomo.</div><div><strong>Meccanismo di difesa:</strong> strategia psichica non consapevole che si attiva ogni volta che io capisco/percepisco</div><div>che la situazione che ho di fronte non è gestibile con le risorse che ho a disposizione. Percepisco vuol dire</div><div>che lo sento soggettivamente.</div><div>(definizione estesa slegata dal modello tripartito data dal prof)</div><div>Es. l'ansia si può metabolizzare in un comportamento intellettualista (esame).</div><div>Non sempre una pulsione può essere soddisfatta e quindi metto in atto un meccanismo di difesa:</div><div>Strategia psichica non consapevole che si attiva ogni volta che percepisco che una situazione non</div><div>è gestibile con le risorse che ho a disposizione; vieto alle pulsioni l'accesso diretto alla coscienza</div><div>-Negazione rifiuto di credere dell'esistenza di qualcosa di inaccettabile</div><div>-Rimozione confino idea penosa nell'inconscio. Consiste nell'inconsapevole cancellazione di un ricordo, di una esperienza che il soggetto ha vissuto come acutamente angosciante o traumatizzante.</div><div>-Proiezione comporta il riconoscimento di un sentimento negativo, che invece di essere riconosciuto come proprio, viene proiettato su qualcun altro</div><div>-Spostamento l'oggetto della pulsione è sostituito da un altro. Investimento di sentimenti inaccettabili su un oggetto "sostitutivo", interviene spesso nella genesi delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fobia">fobie</a>, per cui si 'sposta' il sentimento inaccettabile sull'oggetto detto 'fobigeno'. La fobia paradossalmente è vantaggiosa perché se tengo l’oggetto fuori da me, lontano, posso avere la sensazione che il problema non ce l’ho.</div><div>-Sublimazione trasforma il contenuto dell'impulso (scelta vocazionale). La sublimazione è un meccanismo di difesa maturo, ma comporta un po' di deformazione della realtà. Noi non siamo una personalità, ma siamo tante personalità.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-21 13:02:44 UTC</pubDate>
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         <title>Domanda 15</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>La psicologia comportamentista: una presentazione</strong></div><div><strong> </strong></div><div>Fondato da WATSON il compito della psicologia consisteva nell’osservare il comportamento manifesto che si può misurare con metodi oggettivi di verifica. Importante l’opera di SKINNER sostenitore del CONDIZIONAMENTO OPERANTE. La concezione di uomo che ne esce è meccanicistica, riduzionista.</div><div><br>l <strong>COMPORTAMENTISMO</strong> è un orientamento della psicologia moderna che circoscrive il campo della ricerca all’osservazione del comportamento manifesto animale e umanoà il comportamento può essere misurato oggettivamente. <strong>WATSON</strong> voleva eliminare l’imprecisione e la soggettività. I dati osservabili sono stimoli e movimenti muscolari e delle ghiandole in risposta a test. Gli antecedenti storici sono Cartesio e illuminismo che vedono l’organismo umano come modello meccanico. La psicologia allora dovrebbe essere scienza del comportamento e così non si considererebbe la coscienza che è inconsistente come scienza empirica.</div><div><br>(black box)</div><div><br>STIMOLOà                      à RISPOSTA</div><div><br>I processi inconsci non interessano ai comportamentisti. Ciascuna reazione è spiegata come risultato</div><div><br>di un determinato stimolo. Non devono interessare le attività svolte dal cervello al suo interno.</div><div><strong><br>CONDIZIONAMENTO OPERANTE</strong>à SKINNER</div><div><br>Integra il condizionamento classico di PAVLOV. Aggettivo operante si riferisce al fatto che il comportamento operante agisce sull’ambiente per produrre un determinato effetto. Il C.O. indica il consolidamento delle probabilità di emissione di una risposta ad un particolare stimolo ambientale ottenuto facendo seguire alla risposta un rinforzo: è un elemento rinforzante se consolida la risposta che lo precede. Gran parte del comportamento umano può essere considerato conseguenza di un condizionamento operante. <strong><em>A questo punto il C.O. può essere usato come forma di terapia del comportamento. (BEHAVIOR THERAPY).</em></strong></div><div><strong><br>LA RIFLESSOLOGIA</strong>à <strong>COMPORTAMENTISMO CLASSICO</strong> à PAVLOV, il compito della p. è studiare i processi psichici come riducibili a una combinazione di riflessi fisiologici. Ogni processo psichici deriva dalla combinazione di elementi semplici. In questo modo si formano abitudini e apprendimento. Il metodo usato è l’indagine in laboratorio e la concezione di uomo è meccanicistica, riduzionista.</div><div><strong> </strong></div><div><strong><br>SBOBINATURE:</strong></div><div><strong><br>Comportamentismo</strong>= prospettiva contraria alla psicologia psicoanalitica. Prospettiva teorica su base strettamente empirica (occorre un oggetto strettamente osservabile) cioè il comportamento. Psicologia che prende spunto dall'etologia, questo ci fa capire che la prospettiva antropologica è importante. (In una prospettiva comportamentista ciò che nella psicanalisi si chiama io, come lo chiameremo? Non c'è, non esiste l'io nella psic. Comportamentista – domanda esame). La psicologia s'inventa la metapsicologia cioè una serie di costrutti che permettono di studiare l'empirico.</div><div><br>Comportamentismo si basa sullo stimolo e sulla risposta e allora qui non si vede la libertà. Questa psicologia ha un elevato tasso di determinismo, ad ogni causa corrisponde un effetto. In realtà il determinismo comportamentista non è lontano dal comportamentismo psicoanalitico (le pulsioni creano o possono creare uno squilibrio del sistema).</div><div><br>Come si struttura la personalità secondo questo schema, che ne è del nostro comportamento? Secondo questa psicologia lo sviluppo della personalità avviene secondo due processi che sono alla base della costruzione della personalità:</div><div><br>-          Condizionamento classico (associazione di 2 stimoli, condizionati gli uni agli altri. Risposta riflessa incondizionata ad uno stimolo condizionato es. esperimento di Pavlow, il cane risponde al suono della campana che presuppone cibo) ESPERIMENTO SUL LIBRO. Si può usare questo condizionamento a scuola? Es. i ragazzi notano che ogni volta che l’insegnante arriva con i capelli sciolti, interroga. Non c’è alcun legame fra le cose ma magari essendo successo tante volte avviene questa associazione.</div><div>-          Condizionamento operante (apprendere o modellare una risposta associata ad un rinforzo che può essere positivo o negativo. Es. Skinner) Si può usare questo condizionamento anche a scuola? Magari un ragazzo un po’ svogliato che prende un buon voto in una determinata materia, può invogliarlo a fare meglio.</div><div>Queste teorie comportamentiste (stimolo-risposta) ad un certo punto si accorgono di non riuscire più</div><div>a gestire alcuni comportamenti che sarebbero stimolati da qualcosa che non è visibile. La psicologia</div><div>comportamentista pian piano evolve nella psicologia cognitiva o meglio chiamate teorie</div><div>dell’apprendimento sociale, lo stimolo viene dato dall’osservazione dei propri simili (per questo</div><div>sociale) sono teorie comportamentiste dove però si comincia ad integrare alcuni</div><div>procedimenti che la persona mette in atto (modellamento, imitazione..). Un autore importante di</div><div>questa scuola è Albert Bandura.</div><div><br>Il difetto di alcune prospettive di psicologia è quello di far rientrare il vissuto della persona sempre dentro</div><div>La teoria quasi a salvare la teoria piuttosto che la persona. Ci sono prospettive differenti migliori che ci</div><div>aiutano ad interpretare il vissuto di una persona in un dato momento, vanno conosciute più psicologie per</div><div>capire di cosa ha bisogno quella persona in quel momento.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-21 13:18:48 UTC</pubDate>
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         <title>Domanda 16</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/bascialla_stefania/ldltvsxpdfa9/wish/244510437</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Una presentazione comparata delle teorie psicoanalitiche e delle teorie comportamentiste</strong></div><div><strong> </strong></div><div>SBOBINATURE: Le psicologie nel corso della storia, all’interno di questa forbice (E-M-C) si sono collocate in maniera differente</div><div>Il comportamentismo si sporge verso E</div><div>La psicologia biologica si sporge verso C</div><div>La psicanalisi si colloca a metà strada.</div><div>La prima si avvicina ad E l’altra molto meno. Il problema dell’oggetto mente è la sua osservabilità </div><div>non osservabilità. Il comportamentismo si limita al comportamento osservabile.</div><div>Il bambino di Claudia, luca, stava mangiando secondo il comportamentismo, ma per la psicanalisi mangia perché è nella fase orale. E la sua comunicazione con il mondo è caratterizzata dall’oralità.</div><div> PSICOANALISI                                                   COMPORTAMENTISTA</div><div> | Studia dinamiche del comportamento cercando di spiegare perché la persona agisce in quel modo MA ciò è finalizzato allo studio psichico (si basa sullo studio della personalità che è l'equivalente psichico del corpo). | Si studia il comportamento oggettivamente senza considerare il cervello e le attività svolte al suo interno.<br> | Tutto si ricollega alla struttura della personalità Es-Io-SuperIo ed è fondamentale lo studio legato alla psiche. | Si studia l'ambiente e i vari stimoli che l'uomo riceve MA ciò è finalizzato al cambiamento e alla modifica solo sul comportamento.<br> |  Comportamento guidato anche da vissuti impliciti (inconsci) |  Comportamento NON guidato da inconscio<br> |  Per modificare il comportamento bisogna risolvere il conflitto fra le istanze psichiche |  Per modificare il comportamento basta creare nuove associazioni stomolo-risposta</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-21 13:31:12 UTC</pubDate>
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         <title>domanda 3 cervello mente esperienza</title>
         <author>bascialla_stefania</author>
         <link>https://padlet.com/bascialla_stefania/ldltvsxpdfa9/wish/245365650</link>
         <description><![CDATA[<div>Noi ci occuperemo di psicologia scientifica. Dunque ci occuperemo in modo particolare di quello che, nel modello proposto, è il livello intermedio, quello della mente (M). </div><div>Non esiste una definizione univoca della parola mente, si potrebbe dire che la mente è la sommatoria delle funzioni del sistema nervoso centrale oppure che è la funzione del sistema nervoso centrale. Il sistema nervoso centrale non è localizzato solo nel cervello.</div><div>Nella storia della psicologia la parola mente viene avvicinata alla parola anima. Nasce più come esigenza teoretica che come dato empirico.</div><div>Ho definito la mente come una funzione o processo (per lui sono sinonimi) , la struttura è il sistema nervoso centrale.</div><div>È difficile definire l’esperienza umana perché è difficile concettualizzare.</div><div>Una persona è fatta di esperienza, mente e cervello. questi tre elementi sono dinamici. Allora potremmo dire che una persona è un sistema di sistemi in cui i livelli comunicano, sono dipendenti e si influenzano tra loro.</div><div>(fa un po’ di esempi: esperienza disumana di Padre Kolbe lo ha reso perfetto cristianamente).</div><div>Ci sono vari specialisti che si occupano di queste 3 strutture: il cervello è studiato dai biologi, dai neurologi; la mente è dello psicologo; il professionista dell’esperienza è l’insegnante, l’educatore.</div><div>Alla base di ogni approccio o intervento c’è l’importanza dell’esperienza, in quanto è nell’esperienza che incontro la persona, ma non devo sempre empatizzare. (alcune volte la distanza o la fredda professionalità sono l’esperienza migliore per il paziente, altre volte assolutamente no). L’importante è capire quale sia la relazione giusta. </div><div>Alcune volte la malattia fisica è espressione di un disagio.</div><div>L’oggetto mente si potrebbe studiare a livelli di organizzazione sempre più complessa: da fenomeni alla base (memoria, vista, udito) a livelli più complessi come la personalità.</div><div>Nel corso della storia le psicologie si sono collocate in maniera differente: il comportamentismo dà importanza a E, la psicologia biologica al C e la psicanalisi si colloca a metà strada.</div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-23 09:24:46 UTC</pubDate>
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         <title>DOMANDA 9 IL PROBLEMA DELLA SCIENTIFICITA&#39;...</title>
         <author>bascialla_stefania</author>
         <link>https://padlet.com/bascialla_stefania/ldltvsxpdfa9/wish/245376071</link>
         <description><![CDATA[<div><br></div><div>Attualmente la psicologia si può definire lo studio scientifico del comportamento umano, focalizzato sui processi del pensiero, sulla mente e sulle relazioni con il comportamento e il vissuto della persona. Lo psicologo Ebbinghaus affermava che la psicologia ha una storia molto breve, ma un lungo passato breve. </div><div>Il primo laboratorio nasce nel 1879, e solo con questa fase la psicologia diventa scienza, ma per secoli il rapporto fra anima e corpo è al centro dell’ interesse umano.</div><div>Dal periodo naturalistico del V/IV a.c dove corpo ed anima erano considerati una sola cosa al Rinascimento, l’inizio dell’era moderna, assistiamo a vari processi che hanno infine permesso che la psicologia divenisse una scienza, ma per tutti questi anni apparteneva più alla filosofia.</div><div>Fra i precursori della psicologia scientifica troviamo</div><div>Cartesio, la sua concezione dualistica dell’uomo era basata sul fatto che anima e corpo si incontrassero nel cervello grazie alla ghiandola pineale, grazie a Cartesio si è potuto iniziare a studiare l’anima.</div><div>Locke si basava sull’esperienza, per lui la mente era una tabula rasa</div><div>Cabanis iniziò lo studio scientifico dell’uomo (grazie a Cabanis l’idea antidualista, anti cartesiana dell’uomo. con lui nasce la concezione unitaria ontologica dell’uomo) che culminò con Helmholtz e la sua psicologia basata sulla sperimentazione.</div><div>Con Wundt nasce a Lipsia ne1879 la psicologia scientifica o sperimentale. La psicologia si è resa indipendente dalla filosofia grazie all’adozione della metodologia delle scienze naturali nei quali si prevede criteri di verifica e di quantificazione. Wundt inizia a considerare la psicologia come la scienza che si occupa della coscienza e non dell’anima. La coscienza iniziò ad essere considerata come qualcosa di osservabile.</div><div>Le principali scuole (o correnti di psicologia sperimentale) sono:</div><div>1.     Strutturalismo (pag. 56)</div><div>2.     Funzionalismo (pag. 56)</div><div>3.     Comportamentismo (pag.59)</div><div>4.     Riflessologia (pag. 63)</div><div>5.     Gestalt (pag. 65)</div><div>6.     Psicologia cognitivista (pag.70)</div><div> </div><div> </div><div> </div><div>Al primo laboratorio seguirono varie correnti di psicologia sperimentale.</div><div>La definizione epistemologica della psicologia si affianca alla sua evoluzione storica, da filosofia a scienza, mostrandoci i caratteri distintivi che fanno della psicologia una scienza.</div><div>Ci sono 4 concezioni di scienza nella storia:</div><div>Concezione dimostrativa: nel periodo della Grecia classica sí arrivava a conoscere la causa di un fenomeno grazie al ragionamento. p.74</div><div>Concezione descrittiva:le cause dei fenomeni si possono conoscere attraverso una raccolta dati:empirismo logico, comportamentismo (Bacone, Galileo, Newton) p. 75</div><div>Concezione autocorreggibile: p.77</div><div>Concezione costruttivista: l’universo da studiare è una complessa rete di collegamenti e di relazioni tra le parti, non fra elementi separati p.82</div><div>L’idea tende alla promozione della consapevolezza che ogni visione della realtà, esaminata dal ricercatore con la sua teoria di riferimento è comunque parziale, è quindi necessario introdurre una logica di relazione complementare e dialettica.</div><div> </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-23 10:05:57 UTC</pubDate>
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         <title>risposta 10</title>
         <author>bascialla_stefania</author>
         <link>https://padlet.com/bascialla_stefania/ldltvsxpdfa9/wish/245731480</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>10. LA QUESTIONE DELLA DISPERSIONE (FRAMMENTAZIONE) DELLA PSICOLOGIA IN PSICOLOGIE<br></strong><br></div><div><strong>La psicologia è definita inizialmente come scienza dell’anima, ma non è semplice dare un’attuale definizione del termine psicologia anche a causa dell’evoluzione della disciplina nei diversi campi applicativi: psicologia educativa, sperimentale, clinica, di comunità, pastorale, della religione, dello sviluppo… queste discipline condividono gli stessi presupposti teorici, ma trovano applicazioni differenziate. utilizzano un proprio linguaggio operativo. Per ogni psicologo c’è un percorso universitario differente&nbsp;<br></strong><br></div><div>Alla base di questa dispersione troviamo la storica oscillazione della psicologia fra due poli: oggetto e punto di vista e la questione se l’oggetto sia la mente, che non vedo o il comportamento che vedo, ma che non so da quale punto di vista osservare. Questa oscillazione ha fatto sì che la psicologia scivolasse su uno dei due poli, rendendo poi problematico l’altro.<br><br></div><div>Questo fa sì che anche oggi sia impossibile parlare di UNA psicologia, nonostante nel senso comune si continui a parlarne al singolare, assumendo quindi che sia un oggetto unitario, che non è. Questo aspetto fa sì che la psicologia, pur essendo una scienza complessa, sia spesso diffusa in contesto poco scientifici. Alcuni esempi: <strong>PSICOLOGIA PSICOANALITICA DI FREUD (PRESENTAZIONE)<br></strong><br></div><div>La psicoanalisi è nata per trattare un disturbo psichico chiamato psiconevrosi (scopo terapeutico);</div><div>oggi è un sistema psicologico generale: è un metodo, una teoria e una tecnica terapeutica.</div><div>La teoria psicoanalitica studia le dinamiche del comportamento, cercando di spiegare perché quella persona agisce e pensa in un determinato modo.</div><div>Per Freud esistono due pulsioni/istinti che portano l'individuo a scaricare tensioni e energie psichiche: se queste pulsioni vengono scaricate c'è gratificazione, altrimenti si crea tensione, disagio (sintomo nevrotico).</div><div>Le due pulsioni sono EROS (istinto della vita e dell'autoconservazione) e THANATOS (istinto dell'autodistruzione, dell'aggressività e tensione).</div><div>La teoria psicoanalitica è una teoria della personalità: le due pulsioni si collocano nella parte inconscia della personalità detta ES e vogliono essere sempre soddisfatte. Questi istinti devono però essere controllati dall'IO (dimensione conscia e razionale che si adatta alla realtà) e dal SUPER-IO, definito come coscienza morale che incorpora i valori e i modelli di comportamento.</div><div>La dimensione dell'IO è la chiave di adattamento che media tra gli altri due modelli e utilizza l'angoscia per creare meccanismi di difesa, come:</div><div>-Sublimazione (scarica la tensione in un modo accettabile per la società)</div><div>-Rimozione (Dimentica, Non scarica la tensione→ origine nevrosi)</div><div>-Proiezione (Attribuisce agli altri parti di sé ostili)</div><div>-Formazione reattiva (Trasforma le motivazioni nell'esatto contrario)</div><div>-Razionalizzazione (Offre una spiegazione accettabile rispetto al problema)</div><div>Ci saranno poi sviluppi successivi della psicoanalisi di Freud legate soprattutto alla dimensione dell'IO a livello ambientale, culturale, di relazione madre-figlio, ect.</div><div><strong>PSICOLOGIA COMPORTAMENTISTA(PRESENTAZIONE)</strong>Nasce con <strong>Watson</strong> nel 1913 e il compito di questa psicologia è quello di limitarsi allo studio del comportamento osservabile e&nbsp; di non soffermarsi su fatti puramente mentali .Bisogna studiare il comportamento manifesto e ciò si basa su uno stimolo che produce risposta e nient'altro di NON osservabile (Per Watson l'apprendimento è insieme di associazioni fra stimolo e risposta).<strong>Tolman</strong>= sposta l'attenzione sull'apprendimento, il quale si modifica tramite l'esperienza e sostiene che c'è una concezione finalistica del comportamento per cui esso è intenzionale, è sempre rivolto verso un obiettivo. <strong>Skinner</strong>= Condizionamento operante→ teoria dove è possibile far apprendere comportamenti complessi grazie a degli stimoli (rinforzi): dandogli in un determinato modo un particolare stimolo allora il&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; comportamento può essere riprodotto o fatto scomparire. Il comportamento umano può essere considerato un&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; conseguimento del comportamento operante dovuto dalla società.<br><br></div><div>Può essere terapia del comportamento → BEHAVIOR THERAPY: <em>Terapia del comportamento per disturbi&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;comportamentali (Manipolare l'ambiente per rafforzare o punire in modo da&nbsp; modificare)</em></div><div><strong>Pavlov</strong>= Riflessologia → apprendimento avviene in un “trasferimento” di risposte innate a situazioni nuove, grazie al condizionamento prodotto da diversi stimoli (combinazione di riflessi fisiologici)</div><div>Psicologia della Gestalt= nella nostra mente ci sono forme innate e all'interno di esse andiamo a ricercare le nostre conoscenze (partiamo dalla totalità della forma)</div><div>Psicologia Cognitivista= Uomo soggetto passivo che va studiato nell'ambiente naturale: concezione di uomo razionale, attivo e selettivo nei confron&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-24 14:22:06 UTC</pubDate>
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