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      <title>I Romani by Laura Scala</title>
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      <pubDate>2023-10-29 20:06:16 UTC</pubDate>
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         <title>LE STRADE</title>
         <author>scalalaura</author>
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         <pubDate>2023-10-29 20:06:53 UTC</pubDate>
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         <title>LE FOGNATURE</title>
         <author>scalalaura</author>
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         <pubDate>2023-10-29 20:07:29 UTC</pubDate>
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         <title>L’ARCO DI TRIONFO</title>
         <author>scalalaura</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>L’ARCO TRIONFALE ROMANO</strong></p><p>L’arco trionfale è un&nbsp;<strong>elemento architettonico romano</strong>, composto da un corpo murario a forma di&nbsp;<strong>parallelepipedo, isolato e indipendente</strong>,&nbsp;realizzato in opera cementizia e rivestito di marmo. E’ una costruzione con la forma di una monumentale porta ad&nbsp;arco, solitamente costruita per celebrare una vittoria in&nbsp;guerra, in auge presso le culture antiche. Questa tradizione nasce nell'Antica Roma, e molti archi costruiti in&nbsp;età imperiale&nbsp;possono essere ammirati ancora oggi nella "città eterna".</p><p>Alcuni archi trionfali erano realizzati in pietra, a&nbsp;Roma&nbsp;in&nbsp;marmo&nbsp;o&nbsp;travertino, ed erano dunque destinati a permanere nel tempo. In altri casi venivano eretti archi temporanei, costruiti per essere utilizzati durante celebrazioni e&nbsp;parate&nbsp;per poi essere smontati. In genere solo gli archi eretti a Roma vengono definiti "trionfali" in quanto solo nell'Urbe venivano celebrati i trionfi e onorato l'ingresso del vincitore. Gli archi eretti altrove sono generalmente definiti "onorari" e avevano la funzione di celebrare nuove opere pubbliche. Originariamente gli archi erano semplici e avevano una sola apertura (fòrnice), nell'età tardoimperiale&nbsp;si arricchirono con fòrnici laterali e&nbsp;rilievi&nbsp;scultorei decorativi. Sulla sommità, detta&nbsp;attico, erano poste statue e quadrighe guidate dall'imperatore. L'età augustea&nbsp;inaugurò una tipologia grandiosa dell'arco di trionfo; era arricchito con rilievi in marmo o in&nbsp;bronzo&nbsp;che raccontavano le imprese di&nbsp;guerra&nbsp;dell'imperatore.</p><p>La costruzione degli archi romani assunse man mano, un ruolo pressoché simbolico. Essi infatti si rifanno alle porte monumentali, allineate alle mura della città, ma da esse si differiscono non tanto strutturalmente, ma, appunto, simbolicamente. Essi sono, infatti, dedicati a grandi imprese compiute da imperatori, generali, quali guerre, conquiste o anche alla semplice edificazione di infrastrutture come ponti e strade. Altro elemento di grande importanza, e quindi da sottolineare, è la circostanza che la monumentalità sia data dalla sovrapposizione di due elementi strutturali: la volta ed il trilite (due colonne che sorreggono un architrave). Di questi due, solo la volta è l'elemento portante: il peso dell'intera struttura è scaricato solamente su di esso e non sulla struttura trilitica.</p><p><br></p><p><strong>La struttura</strong></p><p>La struttura&nbsp;si compone di un arco centrale coperto a volta, chiamato&nbsp;<strong>fornice</strong>, delimitato da pilastri laterali (<strong>piedritti</strong>) poggianti su alti&nbsp;<strong>plinti</strong>&nbsp;che sorreggono un elemento superiore orizzontale, l’<strong>attico</strong>&nbsp;in cui si trova l’<strong>iscrizione (o epigrafe) dedicatoria</strong>. A&nbsp;una quota intermedia, la trabeazione è ornata da un&nbsp;<strong>fregio continuo</strong>. Sopra l’attico, a completamento della decorazione, si trovano alcune&nbsp;<strong>statue onorarie</strong>&nbsp;come quadrighe, trofei, sculture allegoriche in marmo o bronzo che sono andate disperse, fuse o riutilizzate altrove.</p><p><br></p><p>L'ARCO DI TITO</p><p>L'arco di Tito, eretto dal senato e dal popolo di Roma in memoria del principe scomparso, è identificato con certezza dall'iscrizione dedicatoria, sebbene nessuna fonte antica ne faccia menzione. L'arco, in marmo pentelico, ha un solo fornice con quattro semicolonne composite per lato ed è decorato, al di sopra dell'architrave, da un piccolo fregio che corre su tutti e quattro i lati e raffigura la cerimonia del trionfo celebrato da Vespasiano e Tito dopo la conquista di Gerusalemme; l'archivolto è inquadrato da due Vittorie alate con stendardi e sulla chiave di volta sono raffigurati da un lato la dea Roma e dall'altra il Genio del popolo romano. L'interno del fornice è impreziosito da una ricca volta a cassettoni al centro della quale è raffigurata l'apoteosi di Tito: l'imperatore assurge in cielo portato da un'aquila, in un'ardita visione di scorcio nella quale la testa del principe è a diretto contatto con il corpo dell'animale. Sui lati interni del fornice, due pannelli a rilievo illustrano i momenti più significativi della processione: da un lato alcuni inservienti, che stanno per varcare la porta Trionfale (che segnava l'inizio della cerimonia) portano le trombe d'argento, il candelabro a sette bracci - simboli del popolo ebraico sconfitto - e dei cartelli su cui dovevano essere i nomi delle città vin-te; dall'altro Tito avanza solennemente sulla quadriga preceduto dai littori, mentre la dea Roma tiene per il morso i cavalli e una Vittoria, sul carro accanto al generale vittorioso, lo incorona. I rilievi dell'arco raffigurano, evidentemente, un grande avvenimento storico, descrivendolo nei dettagli più minuti e arricchendolo anche di quell'aura divina che, già con gli imperatori flavi, permetteva di raffigurare i principi come sodali e compagni degli dei. Un caso ancora più evidente è in uno dei rilievi, che abbiamo già menziona-to, rinvenuti nel palazzo della Cancelleria in un deposito di marmi fuori uso e probabilmente pertinente a un monumento statale eretto per Domiziano, nel quale il principe è raffigurato mentre, preceduto da Minerva e Marte, si prepara a partire per combattere i germani su cui avrebbe trionfato nell'83 d.C.</p><p>I rilievi dell'arco di Tito inaugurano una nuova concezione artistica, che prevede una sorta di interazione tra l'osservatore e i personaggi raffigurati e che, nel volgere di un secolo, porterà lo spettatore a partecipare, entrando quasi all'interno della composizione. Le figure non sono più allineate sullo sfondo di una parete neutra, ma sembrano avanzare verso l'osservatore o sono rappresentate mentre si allontanano, giocando sulla lavorazione a differenti gradi di rilievo e sull'impressione di un disegno su linee concave o convesse. Gli inservienti che portano le spoglie del nemico vinto sono personaggi veri, curvi sotto il peso del candelabro, che marciano addossati gli uni agli altri aprendo la strada al vincitore.</p><p>È probabile che facessero parte del corteo anche alcuni grandi dipinti utilizzati per narrare le vittoriose imprese del principe, come mirabilmente ci descrive Giuseppe</p><p>Flavio, sacerdote giudeo di famiglia aristocratica, difensore della cultura e della religione ebraica, ma filo-romano e amico di Tito, nel suo resoconto ufficiale della guerra giudaica, letto e approvato dal principe: "quello che più destava l'ammirazione erano gli scenari mobili, che per la loro grandezza facevano temere per la sicurezza del loro trasporto, poiché erano per lo più di tre o quattro piani, ma che per la complessità delle composizioni suscitavano allo stesso tempo diletto e stupore. Molti erano incorniciati entro drappeggi di stoffe trapunte d'oro, e tutti avevano riquadri d'oro e d'avorio lavorato. Suddivisa in parecchie scene, la guerra vi era rappresentata con la più grande efficacia; si potevano vedere una ricca contrada desolata dalle deva-stazioni, intere schiere di nemici sterminati, mentre alcuni si davano alla fuga e altri erano trascinati in schiavitù, mura di straordinaria grandezza diroccate dalle macchine, possenti fortezze conquistate (...): erano le sciagure che i giudei erano destinati a subire quando si erano gettati nella guerra. L'arte e la complessità delle scene raffigurate erano tali che, a chi non aveva visto svolgersi quei fatti, sembrava ora di assistervi di persona".</p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-10-29 20:07:59 UTC</pubDate>
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         <title>IL MAUSOLEO</title>
         <author>scalalaura</author>
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         <pubDate>2023-10-29 20:08:08 UTC</pubDate>
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         <title>IL TEATRO</title>
         <author>scalalaura</author>
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         <pubDate>2023-10-29 20:08:16 UTC</pubDate>
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         <title>L’ANFITEATRO</title>
         <author>scalalaura</author>
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         <description><![CDATA[<p>L ‘ anfiteatro è un edificio di forma ovale o ellittica usato per spettacoli pubblici.&nbsp; Nell'antichità classica (associato particolarmente all'antica Roma) veniva usato per i giochi gladiatori (chiamati anche <em>munera</em>) e per le <em>venationes</em>, ovvero gli scontri tra gladiatori (o uomini vestiti come essi) e animali (tra cui figuravano tigri, leoni, orsi, coccodrilli, rinoceronti ecc.).&nbsp;</p><p><br><br></p><p>1 <strong>Anfiteatri antichi</strong></p><p><strong>&nbsp;</strong></p><p>A prescindere dalla funzione, la differenza esteriore tra un anfiteatro e un teatro romano è che l'anfiteatro è di forma <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Pseudoellisse&amp;action=edit&amp;redlink=1">pseudo ellittica</a> mentre il teatro è semicircolare e dotato di una scena sul lato rettilineo. Il nome "anfiteatro" non significa però "doppio teatro", come solitamente ritenuto, quanto piuttosto "spazio destinato agli spettatori che corre attorno all'arena". L'errore deriva dall'ambiguità del prefisso greco ἀμφί che può tradursi sia come "<em>doppio</em>" che come "<em>attorno</em>"; Etimologicamente il termine discende quindi dal greco ἀμφιθέατρον, ovvero "teatro tutt'intorno". L'anfiteatro è diverso anche dal circo romano che ha una forma molto più allungata (di solito supera i 555 m) con il lato breve, corrispondente ai 'carceres', rettilineo, e che era usato per corse di cavalli aggiogati ai carri. Tuttavia i circhi sono forse meno comuni e certamente meno noti, mentre l'anfiteatro (assieme al teatro e alle terme) rappresenta un monumento tipico di ogni città romana grande o piccola.</p><p>Il primo anfiteatro permanente fu quello di Pompei, costruito nel 70 a.C. , come testimoniato dall'iscrizione dedicatoria in duplice copia, dai duoviri&nbsp; della colonia. Il primo anfiteatro permanente in Roma fu l'anfiteatro di Statilio Tauro , eretto nel 29 a.C.</p><p>L'anfiteatro più famoso al mondo è l'<em>anfiteatro Flavio</em>, detto Colosseo, costruito dalla dinastia dei Flavi. In particolare fu iniziato dall'imperatore Vespasiano e terminato (e sontuosamente inaugurato) dal figlio Tito.</p><p><br></p><p>2<strong> I giochi</strong></p><p><br></p><p>L'edificio è legato ai giochi gladiatorii, i combattimenti tra gladiatori variamente armati , e alle <em>venationes</em>, ovvero spettacoli che comprendono animali, sia in forma di caccia più o meno ritualizzata, sia in forma di combattimento in cui uomini o animali vengono variamente penalizzati. L'origine di questi giochi risale forse a giochi che si tenevano in occasione dei funerali, ampiamente documentati nell'antichità. Nell'Italia meridionale (in particolare presso i Sanniti) sono descritti combattimenti anche cruenti in occasione delle cerimonie funebri. L'originario collegamento con funzioni religiose si attenuò col passare del tempo.I combattimenti tra gladiatori conquistarono in breve la città di Roma, dove i giochi venivano dapprima ospitati in luoghi non propri, poi ebbero sede in una struttura in legno, e infine ebbero un edificio monumentale degno della popolarità che riscuotevano nella Capitale. Da Roma in breve tempo si espansero in tutto l'Impero, dalle grandi città fino nei luoghi più sperduti. Ed erano edifici di solito imponenti. Ad esempio, in un piccolo centro come Cividate Camuno è stato portato alla luce un anfiteatro di 73 x 65 metri dotato di vari servizi, una palestra e terme riservate ai <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://gladiatori.La">gladiatori.La</a> grande espansione degli anfiteatri in tutto l'Impero si ha tra il I e il II secolo d.C.Questi giochi godevano di una grande popolarità, e affluivano spettatori sia dalle città vicine, sia dalla campagna. Il numero di posti disponibili ci pare oggi modesto rispetto agli stadi moderni: l'anfiteatro più grande, il Colosseo, conteneva verosimilmente 40.000 o 50.000 spettatori, ma non sono rari anfiteatri con 2000-2500 posti che erano folle considerevoli per la popolazione dell'epoca.Per facilitare gli spostamenti degli spettatori locali e dei forestieri, di solito gli anfiteatri erano collocati in periferia o fuori le mura lungo direttrici importanti.</p><p><br></p><p>3<strong> La struttura</strong></p><p><br></p><p>Il centro dell'anfiteatro è costituito da un'area pianeggiante a forma di ovale policentrico o più raramente di ellisse, coperta di sabbia , e chiamata <em>arena</em>. L'arena (dal latino&nbsp; <em>harena</em>, "sabbia"), è lo spazio centrale dell'anfiteatro, nel quale si svolgevano gli spettacoli dei combattimenti di gladiatori (<em>munera</em>), le cacce o i combattimenti con animali (<em>venationes</em>), a cui gli spettatori assistevano, con molto interesse, dalle gradinate della cavea. Questo spazio era ricoperto di sabbia bianca, proveniente dal deserto del Sahara, per assorbire meglio il sangue degli animali o degli uomini feriti durante i combattimenti. Durante lo spettacolo, che durava l'intera giornata, la sabbia veniva periodicamente rinnovata da apposite squadre di operai, detti <em>harenari</em>. Anche lo spazio centrale del circo, dove si svolgevano le gare di corsa dei cani, era ugualmente rivestito di sabbia e aveva lo stesso nome. Tutto attorno si sviluppa la <em>cavea</em>, ossia l'insieme delle gradinate in muratura, dove prendevano posto gli spettatori. Queste gradinate erano di solito divise in settori, in modo che spettatori di censo e categoria sociale diversi non fossero mescolati. Da un lato vi era una costruzione speciale, in sostanza una tribuna riservata alle autorità (<em>pulvinar</em>). Gli spettatori entravano nella cavea e ne uscivano attraverso apposite porte poste a vari livelli, che davano accesso a scale e corridoi che, settore per settore, davano su ingressi esterni differenti, per far sì che le diverse classi sociali potessero muoversi su percorsi anch'essi separati. Questi accessi erano chiamati <em>vomitoria</em>.Le gradinate terminavano esternamente con un muro che circondava tutto l'anfiteatro (il muro di <em>summa cavea</em>) che negli anfiteatri maggiori portava un anello di pietra con dei fori. In questi fori venivano posti dei pali che reggevano dei <em>velaria</em>, ovvero delle grandi tele che servivano a fare ombra (e forse a proteggere dalla pioggia) agli spettatori, che venivano manovrate da personale specializzato, a volte ingaggiato fra i marinai esperti nell'arrampicarsi sugli alberi delle navi per manovrare le vele.Nelle costruzioni o negli spazi dentro la costruzione vi erano molti locali di servizio finalizzati agli usi più disparati: dal magazzinaggio di attrezzature o scenari, alla ritenzione degli animali destinati ai combattimenti (<em>carceres</em>), ai vani destinati ai gladiatori quali palestre o terme (talvolta collocati invece nei pressi dell'anfiteatro), e luoghi di preghiera per coloro che si preparavano ai combattimenti. A Roma è famosa la <em>Meta Sundas,</em> una fontana dove i gladiatori andavano a lavarsi o a medicarsi le ferite. L'apparato per la gestione degli anfiteatri era enorme, comprendendo gli addetti alla movimentazione delle scene nell'arena (o sotto l'arena), i manovratori dei velari sopra la cavea, i sorveglianti delle entrate e delle uscite, gli incaricati al nutrimento e alla cura degli animali, e altri protagonisti di svariati servizi connessi con gli spettacoli quale, ad esempio, la rimozione dall'arena di uomini e animali feriti o uccisi nel corso dei combattimenti. I locali di servizio erano dunque numerosi e articolati. Al giorno d'oggi non è ancora chiara la funzione di alcuni di essi.A volte vi erano dei sistemi ingegnosi per fare entrare gli animali nell'arena senza aggredire gli addetti. Vi erano dei corridoi che permettevano di inserire dei pali da una parete all'altra, attraverso dei fori posti a distanze regolari sulle pareti stesse. Inserendo i pali dietro gli animali, si impediva che tornassero indietro, e sfilando i pali davanti agli animali gli si permetteva di progredire verso l'arena. Si tratta quindi di un sistema di gabbie mobili, di cui l'unico esempio ben conservato è presente nel piccolo anfiteatro di Cividate Camuno.</p><p><br></p><p>4 <strong>Anfiteatri contemporanei</strong></p><p><br></p><p>Nell'accezione moderna, il termine <em>anfiteatro</em> è spesso erroneamente usato in riferimento a aree semicircolari, acusticamente insonorizzate, in particolar modo se all'aperto.Un anfiteatro naturale, anche questa definizione in uso ma impropria ed errata che confonde la tipologia classica del teatro greco con l'anfiteatro romano, è uno spazio teatrale situato a ridosso di una montagna o di una formazione rocciosa particolare che naturalmente amplifica o rimanda il suono, rendendolo ideale per spettacoli musicali e teatrali. Il termine <em>anfiteatro</em> è anche usato in modo improprio per descrivere le formazioni naturali di questo tipo, anche se mai utilizzato per fini teatrali.Notevoli sono gli anfiteatri naturali di <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Echo_Rock&amp;action=edit&amp;redlink=1">Echo Rock</a>, <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nuovo_Messico">Nuovo Messico</a>, <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cedar_Breaks_National_Monument">Cedar Breaks National Monument</a> e <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Red_Rocks">Red Rocks</a>, <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Colorado">Colorado</a>.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-10-29 20:08:28 UTC</pubDate>
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         <title>LA DOMUS</title>
         <author>scalalaura</author>
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         <pubDate>2023-10-29 20:08:37 UTC</pubDate>
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         <title>LA VILLA</title>
         <author>scalalaura</author>
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         <pubDate>2023-10-29 20:08:45 UTC</pubDate>
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         <title>IL PALAZZO IMPERIALE</title>
         <author>scalalaura</author>
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         <pubDate>2023-10-29 20:09:03 UTC</pubDate>
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         <title>LA VOLTA A BOTTE ANGELA</title>
         <author>scalalaura</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>La volta a botte</strong> è uno tra i sistemi più semplici e diffusi di <strong>copertura</strong> non piana, tipica dell’architettura mediterranea, utilizzata per coprire spazi più o meno ampi, di forma genericamente rettangolare, evitando l’uso di manufatti in legname come travi, correnti, tavole. La <strong>volta a botte</strong>, che rientra nella grande categoria delle <strong>volte semplici</strong> (costituite cioè da superfici appartenenti ad un unico solido, a differenza delle <strong>volte complesse</strong>, costituite da superfici appartenenti a corpi solidi diversi), è un elemento tridimensionale, ottenuto geometricamente, dallo sviluppo di una superficie nello spazio, più precisamente dalla traslazione o rotazione di una curva direttrice (profilo dell’arco) lungo una retta generatrice.</p><p><strong>La volta a botte</strong>, quindi, deriva dall’<strong>arco</strong>, che è una struttura bidimensionale: in sostanza, l’unione di più archi nel senso dello spessore (definito “generatrice”) dà luogo alla <strong>volta</strong>.<br>In linea generale la <strong>volta a botte</strong>, che rientra nelle superfici coniche, nasce, come tutte le <strong>strutture voltate</strong>, per coprire edifici con struttura portante in muratura o <strong>pietra</strong>, e pertanto essa stessa ne assume il medesimo impianto strutturale.<br>Non dividendosi in campate (spazio tra due o più elementi portanti di una struttura), la <strong>volta a botte</strong> non ha la necessità di avere un rapporto contenuto tra lunghezza e larghezza, ma può estendersi teoricamente all’infinito in lunghezza (o profondità) data una certa apertura (campo o luce).</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:22:33 UTC</pubDate>
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         <title>LA VOLTA A CROCIERA</title>
         <author>scalalaura</author>
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         <description><![CDATA[<p>La volta a crociera , un sistema di copertura, prodotto dall'incrocio di due volte a botte</p><p><br></p><p>Il compito principale delle volte a crociera sovrastanti le navate minori è quello di compensare la spinta della navata centrale.</p><p><br></p><p>I vantaggi essenziali sono: la possibilità di coprire spazi molto ampi e di costruire torri.</p><p><br></p><p>Tra le carenze dal punto di vista estetico, notiamo un sovradimensionamento dei pilastri, numerosi contrafforti e delle finestre molto piccole.</p><p><br></p><p>Lo spazio coperto da questo tipo di volta è chiamato campata.</p><p> </p><p>La volta a crociera non ebbe un largo utilizzo nell'architettura romana. Fu presente nella Romagna bizantina, come dimostrano le antiche pievi dell'area tra Forlì e Ravenna, e venne da lì introdotta nell'arte romanica dall'XI al XII secolo, per poi avere un momento di grande sviluppo e applicazione durante il gotico. In particolare le sue forme vennero recepite nell'architettura inglese, che inventò nuove forme e nuovi elementi quali le gocce pendenti, ottenute tramite particolari incastri, in parte nascosti, della chiave di volta.</p><p><br></p><p> </p><p><br></p><p><br></p><p> </p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:22:59 UTC</pubDate>
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         <title>LA VOLTA ANULARE</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776892698</link>
         <description><![CDATA[<p>La volta anulare è un tipo particolare di volta a botte, che a differenza di quest'ultima è costituita da archi circolari sovrapposti che creano un effetto ad anello, talvolta anche presentando un andamento planimetrico in curva.</p><p>Essa è capace di occupare anche spazi di grandi dimensioni per questo è utilizzato in edifici storici, come chiese o cripte, per fornire un supporto strutturale creando anche un aspetto architettonico distintivo.</p><p>Un esempio di volta anulare sono gli ambulacri del Colosseo, il Criptoportico della Reggia di Caserta e il Mausoleo di Santa Costanza.</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:23:07 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>LA CUPOLA MARIUS</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776893565</link>
         <description><![CDATA[<p>La cupola romana cominció ad essere realizzata intorno al I secolo a.C., prima a Roma, poi in Italia e infine nel resto dei territori conquistati, le cosiddette provincie.</p><p>I Romani furono i primi nella storia dell'architettura a costruirle, e le introdussero nella maggior parte delle loro costruzioni, come terme, palazzi, mausolei, teatri e chiese.</p><p>La costruzione di queste, inoltre, è stata resa possibile grazie alla scoperta del calcestruzzo;</p><p>la loro costruzione avveniva attraverso la cosiddetta centina, una sorta di base d’appoggio provvisoria che permetteva la predisposizione di conci, in caso di archi, colate di calcestruzzo in caso di cupole. Il calcestruzzo andava quindi a formare uno strato bello solido, che quando poi si raffreddava, ne permetteva la rimozione della centina.</p><p>le dimensioni delle cupole romane variano, e lo notiamo dai resti delle costruzioni da noi rinvenute, e una di queste, la più grande del mondo per un tempo di circa 1700 anni, è quella del Pantheon Romano, con circa 43,44m di diametro.</p><p>Essa è infatti la cupola costruita in calcestruzzo non armato più grande del mondo ed è ancora visitabile perchè ancora in piedi, e questo dimostra il genio degli architetti romani, capaci di costruire un cupola così duratura da arrivare ai nostri giorni praticamente intatta.</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:24:59 UTC</pubDate>
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         <title>LA CITTA’</title>
         <author>scalalaura</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:25:44 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Opus quadratum</title>
         <author>scalalaura</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:26:23 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Opus incertum</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776894274</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:26:33 UTC</pubDate>
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         <title>Opus reticulatum</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776894351</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:26:41 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Opus testaceum</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776894456</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:26:53 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Opus spicatum</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776894577</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:27:01 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Opus mixtum</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776894669</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:27:12 UTC</pubDate>
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         <title>LA VOLTA A BOTTE</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776898426</link>
         <description><![CDATA[<p>La volta a botte è una semi circonferenza e fa parte dei sistemi di copertura non piana utilizzata dai Romani. Viene sfruttata per coprire spazi rettangolari.</p><p>Essa fa parte delle superfici coniche, che vengono generate dal moto rotatorio di una retta intorno ad un altra</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:34:00 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>LA VOLTA A CROCIERA</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776898532</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>La volta a crociera è un tipo di copertura architettonica formata dall'intersezione longitudinale di due volte a botte.</strong></p><p>È comunemente usata nelle chiese e in altri edifici storici per sostenere il peso del tetto o della cupola. Questo tipo di volta è tipico dell’architettura gotica ed è noto per la sua bellezza e la capacità di distribuire il peso in modo efficiente. </p><p>La sua superficie è costituita quindi da un’ossatura di quattro archi perimetrali ed archi diagonali. Questi ultimi passano per il centro della volta e sono più grandi di quelli perimetrali.</p><p>Il centro è chiuso da una pietra a forma di cuneo o tronco di piramide, detta chiave di volta: dopo la messa della chiave di volta, la struttura si auto sorregge, scaricando il proprio peso sui sostegni (colonne, pilastri o altro). </p><p>Gli spazi tra gli archi diagonali e quelli perimetrali sono detti <strong>spicchi</strong> o <strong>vele</strong> e, talvolta, sono separati da nervature che evidenziano le superfici architettoniche, dette <strong>costoloni</strong>.</p><p>Se gli archi che compongono la volta sono a tutto sesto, la proiezione della volta avrà di solito la forma quadrata; nel caso di volte fatte partire da archi a sesto acuto, è frequente ottenere in proiezione basi rettangolari.</p><p>Questo spazio è detto <strong>campata</strong>, delimitato dai quattro (o sei o più) piedritti sui quali si sostiene la volta. Il rapporto tra lunghezza e la larghezza dei lati contigui di una volta a crociera deve essere contenuto e in genere non esce dall’intervallo tra 1:1 e 1:5.</p><p>Questa necessità può essere spiegata in via semplificata considerando i due archi diagonali della volta: in caso di volte stretta molto lunghe, le diagonali diventerebbero archi molto ribassati o, al contrario, sproporzionatamente alti rispetto agli archi di perimetro: in entrambi i casi si avrebbe un forte indebolimento della struttura. </p><p>Dal punto di vista statico, la volta a crociera offre una notevole comodità in libertà strutturale per la sua resistenza a sostenere carichi.</p><p>Si tratta comunque di una struttura spingente che necessita quindi di contrafforti o tiranti per restare in piedi.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:34:15 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>OPUS QUADRATUM</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776898691</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Opus quadratum</strong> (che significa opera quadrata dal latino) è una muratura formata da grossi blocchi di pietra (marmo, travertino, tufo ecc.) di forma parallelepipeda e spesso di altezza uniforme, disposti gli uni sugli altri per formare una struttura regolare. Questa tecnica fu usata fin dal periodo arcaico (fine VII-inizi VI sec. a.C.); a Roma, soprattutto dal IV sec. a.C., ebbe una forma particolare, con filari disposti alternativamente di testa e di taglio. Tale tecnica era ancora diffusa nel II sec. d.C..</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:34:34 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>OPUS INCERTUM</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776898809</link>
         <description><![CDATA[<p>Opus incertum</p><p>Numerose furono le tecniche usate dagli antichi Romani che servivano per costruire edifici e strutture in muratura.&nbsp; Nel corso dei secoli, però, queste subirono numerosi cambiamenti, in particolare con l’invenzione dell’opus caementicium (concrezione o calcestruzzo) agli inizi del II secolo a.C., che spesso fu adattata nei diversi luoghi a seconda dei materiali da costruzione più facilmente reperibili.</p><p>L’opus incertum riguarda il modo in cui viene realizzato il paramento di un muro in opera cementizia, e fu utilizzata soprattutto dagli inizi del II secolo a.C. fin poco dopo la metà del I secolo a.C., ma la troviamo presente anche in epoca successiva in costruzioni private di non grande impegno e per alcuni terrazzamenti. Essa consisteva in una disposizione più accurata sulla superficie a vista del muro delle schegge di pietra e sassi mescolati alla malta nel cementizio romano, facendo in modo che la loro superficie visibile fosse piana. Con il passare del tempo questa tecnica si è sviluppata, tendendo a livellare la superficie del muro, a ridurre lo strato di malta e a scegliere pietre di forma e dimensioni più regolari, arrivando a spianarne la superficie visibile. Quando la forma dei conci viene regolarizzata in modo da poter essere maggiormente accostati, con l'ulteriore diminuzione degli strati di malta interposti, si tende a parlare quasi di "opus reticolatum".</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:34:49 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>OPUS RETICULATUM</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776898966</link>
         <description><![CDATA[<p>L’opera reticolata è una tecnica edilizia Romana tramite cui si realizza il paramento di un muro in opera cementizia.</p><p>Inizialmente le pietre che formavano il rivestimento del muro venivano preparate prima della messa in opera a forma irregolarmente piramidale a base quadrata, e disposte quindi con la base in vista mentre la punta affondava nel cementizio. Successivamente furono utilizzati i cosiddetti “cubilia” cioè dei mattoncini a forma di cubo, con base quadrata perfettamente regolare e uniformi, che venivano disposti in file con i lati a 45 gradi rispetto alla linea orizzontale.</p><p>L’effetto finale sulla parete era quello di creare un reticolo regolare disposto in diagonale. </p><p> MATERIALI:</p><p>Muratura formata in pietrisco e malta</p><p>TECNICA:</p><p>La tecnica fu applicata principalmente nell’ Italia centro-meridionale, la tecnica veniva utilizzata per motivi prettamente decorativi.</p><p>Questa tecnica era di facile lavorazione tale da poter essere affidata a manodopera servile </p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:35:11 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>OPUS VITTATUM</title>
         <author>scalalaura</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:35:51 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>OPUS TESTACEUM</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776899501</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:36:04 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>OPUS SPICATUM</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776899619</link>
         <description><![CDATA[<p>L’opus spicatum, che vuol dire opera a spiga dal latino spica, é stato chiamato cosi perché il disegno che si forma posizionando i mattoni é proprio una spiga di grano o una lisca di pesce a secondo dell’interpretazione.  </p><p>È composto da pietre sagomate o mattoni che vengono posti inclinati di 45 gradi rispetto al piano orizzontale  e fra loro di 90 gradi invertendo l’inclinazione una volta verso sinistra e una volta verso destra ad ogni filare.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:36:18 UTC</pubDate>
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         <title>OPUS MIXTUM</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776899720</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:36:31 UTC</pubDate>
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         <title>LA CITTA’</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776899889</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:36:52 UTC</pubDate>
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         <title>LE FOGNATURE</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776900046</link>
         <description><![CDATA[<p>Le fognature romane</p><p>La prima cloaca romana di cui si abbia notizia risale al VII secolo a.C. e fu progettata per bonificare gli acquitrini che occupavano le vallate alla base dei colli dell'Urbe, e far defluire verso il Tevere i liquami del Foro Romano, di Campo Marzio e del Foro Boario.</p><p>La cloaca più importante di cui siamo a conoscenza a Roma è la cloaca maxima ( la fogna più grande) che fu costruita sotto il sesto re di Roma Tarquinio Prisco nel nel sesto secolo a.C. e inizialmente fu un canale a cielo aperto poi fu coperta e ampliata con canali secondari. Essa non venne più ampliata dopo la caduta dell’impero romano dopo vari ampliamenti effettuati precedentemente da Silla e poi da Agrippa.</p><p>L’impermeabilizzazione delle fogne avveniva per mezzo di due opus signinum: uno caratterizzato da 80% tegole frantumate e il resto calce e l’altro sostanzialmente identico nei materiali ma con l’aggiunta di piccole quantità di sabbia silicea e cenere. Inoltre i tubi dei romani non solo per le fogne ma anche per il trasporto di acqua pulita erano uniti con una miscela a base di calce pura stemperata con olio.&nbsp;</p><p>Le prime parti della cloaca massima furono composte con blocchi di tufo a secco&nbsp; e spesse anche fino ai 4 metri.</p><p>Il fondo della fogna poteva variare in materiale anche in base al momento di costruzione infatti per la maggior parte sono di basalto organizzato a selciato ma nelle sezioni più antiche possiamo trovare tufo e nelle sezioni più recenti il travertino. Allo sbocco sul Tevere, nei pressi dell’attuale Ponte Palatino (il ponte immediatamente a valle dell’Isola Tiberina), le dimensioni libere della sezione (speco) sono di 3.30 m (di larghezza) per 4.50 m di altezza, nel tratto iniziale esse rispettivamente si riducono a 2.12 m per 2.70 m. Queste dimensioni scendono nelle sezioni di età imperiale fino a 60 cm per 120.&nbsp;</p><p>La cloaca massima è un ottimo esempio di fognatura romana per le sue grandi dimensioni e il suo grado di conservazione ma i romani costruirono questo tipo di sistemi fognari anche in tutto l’impero.&nbsp;</p><p>Fuori dalla Urbe generalmente esse erano costruite sotto le strade con un lieve livello di inclinazione( circa 1% di pendenza) , scaricavano in fiumi o fossati nelle vicinanze e avevano dimensioni intorno ai 75 cm per 170..&nbsp;</p><p>Le fogne furono molto importanti per i romani che infatti a Roma costruirono anche un tempio a Venere Cloacina, divinità protettrice delle fogne e del sottosuolo su cui si ergeva Roma. A Venere fu affidata la protezione delle basi della civiltà Romana poiché sin dall’antichità l’acqua era vista come un segno della dea.</p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:37:11 UTC</pubDate>
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         <title>LE STRADE MARTA </title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776900355</link>
         <description><![CDATA[<p>Gli&nbsp;antichi romani&nbsp;costruirono lunghe strade per collegare le più lontane province con la capitale dell'impero. Furono realizzate il più possibile rettilinee per minimizzare le distanze e furono costruite&nbsp;a scopo strategico-militare, politico, commerciale e per affermare la propria egemonia sul territorio.</p><p>Il sistema alla base della&nbsp;costruzione delle strade romane&nbsp;si rivela piuttosto complesso. Il primo passo era quello di definire i margini e scavare in profondità la terra adibita a carreggiata. All’interno di questo scavo venivano posti&nbsp;quattro strati di materiali diversi.</p><p>La viabilità romana costituì il più efficiente e duraturo sistema stradale dell'antichità, che consentì di portare la civiltà romana in contatto con le genti più diverse che popolavano il mondo allora conosciuto. Nessun altro popolo in quell'epoca storica seppe eguagliare la loro capacità di scelta dei tracciati, le tecniche di costruzione e l'organizzazione di assistenza ai viaggiatori.</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:37:41 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>GLI ACQUEDOTTI GIORDANO</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776900452</link>
         <description><![CDATA[<p>Gli acquedotti romani sono considerati tutt'ora dei capolavori d'ingegneria, oltre che uno dei massimi simboli della grandezza dell'Impero Romano.</p><p>Queste opere monumentali avevano la funzione di trasportare e distribuire nelle varie città dell'impero acqua proveniente da sorgenti, spesso distanti dai centri urbani. </p><p>Quest'acqua riforniva principalmente terme, latrine, fontane e abitazioni private.</p><p>Inizialmente l'acqua veniva messa a disposizione di tutti nei vari sbocchi dell'acquedotto, ovvero i castellum, chiamati così per la loro forma. In seguito, iniziarono ad essere presenti sbocchi privati nelle abitazioni di patrizi e senatori.</p><p>Secondo delle fonti, il 44 % dell'acqua trasportata dagli acquedotti era di uso pubblico, il 38 % di uso privato (per lo più classi abbienti come, appunto, patrizi e senatori) e il 17 % era riservato all'imperatore.</p><p>L'acqua veniva trasportata grazie alla gravità dovuta alla pendenza dell'acquedotto. Quest'ultimo infatti, passava spesso per colline, nella quale si trovavano le sorgenti.</p><p>La pendenza di un acquedotto si aggirava di solito attorno al 0,2 %.</p><p>Ma come funzionava esattamente un acquedotto?</p><p>Prima di tutto, l'acqua delle sorgenti veniva raccolta in piscine limariae, dove veniva depurata.</p><p>Dalle piscine partivano delle condotte dette "specus", per lo più sotterranee per conservare la temperatura dell'acqua durante il periodo estivo. Le tubature erano fatte solitamente in piombo o in terracotta.</p><p>Nelle valli e nelle depressioni si utilizzava la tecnica dei "sifoni inversi". Questa tecnica consisteva nel raccogliere l'acqua in delle vasche situate subito prima della depressione e, sfruttando la forza di gravità della cascata d'acqua, la si faceva salire per il lato opposto.</p><p>Quando il tragitto era pianeggiante, le condotte erano sorrette da strutture ad arcate monumentali, dotate di più piani. </p><p>Una volta giunta alle periferie della città, l'acqua veniva infine convogliata in sistemi di tubature che arrivavano nei castellum, nelle abitazioni e negli altri luoghi del centro urbano.</p><p>Il primo acquedotto, l'Acqua Appia, è stato costruito nel 312 a.C. Altri acquedotti degni di nota sono l'Acqua Tepula, l'Acqua Virgo (ancora oggi in funzione), l'Acqua Claudia e l'Anio Novus, lungo ben 87 km.</p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:37:54 UTC</pubDate>
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         <title>I PONTI GIULIA BOSCOLO</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776900750</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>SCELTA DEL LUOGO</strong></p><p>La principale preoccupazione dei Romani nella scelta del luogo dove costruire il ponte fu soprattutto di avere abbondante roccia a disposizione su cui fondare le spalle dei ponti per evitare che piene o alluvioni potessero danneggiarli.</p><p>Poi si prevedeva la temporanea deviazione del corso d’acqua tramite un sistema di palizzate e dighe. Si procedeva, quindi, allo scavo per raggiungere il massiccio roccioso su cui fondare i piloni del futuro ponte.</p><p><strong>PROCEDIMENTO</strong></p><p>&nbsp;In seguito si alzava una struttura lignea dotata di una sagoma semicircolare; su di essa venivano appoggiati i conci, ovvero pietre squadrate con un taglio trapezoidale.</p><p>&nbsp;Venivano posizionate le pietre sulla centina di legno fino ad essere unite al centro dell’arco dalla cosiddetta “chiave di volta”, un concio che era più grande degli altri. A volte, le pietre venivano legate fra loro con della malta. Quando la centina di legno veniva rimossa, tutto il peso della struttura si scaricava sul terreno consentendole di sopportare enormi carichi.</p><p>Gli ingegneri romani non dimenticavano nelle loro costruzioni rappresentavano l’intera Roma che doveva quindi manifestare il massimo della bravura, efficacia, bellezza, forza, ciò che doveva stupire il mondo.</p><p>i Romani divennero in breve i più grandi costruttori dell'antichità&nbsp;</p><p>grazie a :</p><ul><li><p>&nbsp;&nbsp;<strong>ponti in Legno</strong>, di cui è storico il Ponte Sublicio, del 621 a.c., il più antico ponte ligneo di Roma</p></li><li><p><strong>ponti 'misti’</strong> , cioè in legno e pietra, che sono gli esempi più imponenti e straordinari di impalcature di legno del mondo romano. Ad esempio il Ponte sul Reno a Magonza</p></li><li><p><strong>ponti in pietra </strong>Durante la repubblica si cominciarono a sostituire le costruzioni lignee con quelle di pietra, come nel Ponte Emilio, 142 a.c., detto anche Ponte Rotto. </p><p> Il ponte in pietra poteva permettere senza rischio il passaggio dei carri con le provviste cibarie per città e villaggi, ma soprattutto dei carri ad uso da guerra.</p></li></ul><p><strong>TECNICHE UTILIZZATE</strong></p><p>Quasi tutte le tecniche costruttive antiche sono state utilizzate nei ponti, dalle mura, a seconda della forma delle pietre dette: ciclopiche, poligonali, trapezoidali, all'opus quadratum, o opus incertum, quasi reticulatum, reticulatum, vittatum, testaceum, opus caementicium, e l'opera a sacco come riempimento del nucleo.</p><p>Ma non solo le tecniche erano diverse, ma anche i materiali, che a loro volta condizionarono la tecnica, le idee e i risultati.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:38:29 UTC</pubDate>
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         <title>LA BASILICA</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776901266</link>
         <description><![CDATA[<p><br></p><p><br></p>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2023-11-05 20:39:35 UTC</pubDate>
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         <title>IL TEATRO</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776901341</link>
         <description><![CDATA[<p>IL TEATRO ROMANO</p><p><br></p><p>ORIGINE</p><p>Il teatro romano ha origine dalle feste campagnole che i contadini erano soliti tenere nelle piazze e nelle campagne delle città.</p><p>Durante queste feste si cantava, si ballava, si scambiavano battute spiritose, talvolta volgari.</p><p>Inoltre il teatro romano prende ispirazione da quello greco.</p><p><br></p><p>L’IDEA DEL TEATRO&nbsp;</p><p>I romani, grandi conquistatori, consideravano il teatro una perdita di tempo e per questo motivo lo definirono “ludus”, ovvero gioco.</p><p>Fino al I secolo non ci furono teatri stabili, fino a quando Pompeo non costruì il primo teatro in pietra nel 55 a.c.</p><p>Gli attori erano poco considerati dal pubblico, a eccezione dei migliori, i quali facevano divertire gli spettatori, che venivano pagati generosamente.</p><p><br></p><p>IL TEATRO</p><p>Il teatro latino appunto, era un modo per celebrare eventi politici o militari, le rappresentazioni spesso avvenivano in merito a trionfi.</p><p>Era quindi un'occasione di svago e divertimento per gli spettatori di tutte le classi sociali, comprese le donne.</p><p><br></p><p><br></p><p><br><br><br><br></p><p>I GENERI PIÙ FAMOSI DEL TEATRO ROMANO</p><p><br></p><p>LA SATIRA</p><p>Per satira, si intende uno spettacolo, un atteggiamento, un discorso che sottolinea particolari aspetti della civiltà umana con intento critico, deridendo personaggi e vizi pubblici&nbsp; attraverso l'arma del ridicolo.</p><p>Offriva al pubblico una grande varietà di intrattenimento, attraverso il dialogo, la danza, la musica,il canto, la gesticolazione, tutto accompagnato da un ritmo musicale.</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>LA COMMEDIA</p><p>La commedia è una recitazione soprattutto comica, &nbsp;con tematiche di norma leggere o a scopo di suscitare il riso.</p><p>&nbsp;Il termine ha assunto nei secoli varie sfumature di significato, spesso allontanandosi di molto dal carattere della comicità.</p><p>Esistevano diversi tipi di commedie, tra le quali troviamo la “fabula palliata”, così chiamata dal mantello greco indossato dagli attori e riproduce, appunto, scene di ambientazione greca.</p><p>Esisteva inoltre la “fabula togata”, dalla “toga”, abito italico e la “fabula tabernaria”, dalla “taberna”, la casa.</p><p><br><br></p><p>I primi autori di commedie furono Terenzio, Titinio, Afranio e Atta.</p><p><br></p><p><br></p><p>LA TRAGEDIA</p><p>La prima forma di tragedia latina fu La fabula di Livio Andronico, nel 240 a.C.</p><p>&nbsp;La tragedia aveva come obiettivo quello di colpire la sensibilità e la fantasia dei romani, era contraddistinta da eventi dolorosi,da un finale di morte,che mettevano in luce i disagi della società e dell'uomo.&nbsp;</p><p>I personaggi tipici di questo tipo di dramma, nell'ambito del teatro greco, erano re,regine e condottieri e il linguaggio era senza dubbio nobile e complesso.</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>LA COMPAGNIA TEATRALE</p><p>Gli attori erano schiavi o liberti e oltre agli attori facevano parte della compagnia teatrale anche un “capocomico”,&nbsp; un “conductor” che si occupava delle prove e un “choragus” che forniva i costumi.</p><p>LA MUSICA</p><p>La musica, all’interno del teatro, aveva un ruolo importantissimo.</p><p>Il flautista accompagnava gli attori nelle scene dialogate o parlate con delle melodie.</p><p>Attraverso l’accompagnamento inoltre, il pubblico riusciva a intuire l’arrivo di diversi personaggi o cosa sarebbe accaduto.</p><p><br></p><p>ARCHITETTURA</p><p>I primi teatri stabili assomigliano molto ai teatri greci, anche se con alcune modifiche.</p><p>L'edificio si presenta a pianta circolare, costruito su terreni stabili e pianeggianti. Era chiuso da grosse mura che collegano le scalinate per gli spettatori.</p><p>Il palcoscenico era basso e profondo.</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>IL PUBBLICO</p><p>Il teatro romano si rivolgeva a un pubblico poco colto e raffinato, era prevalentemente plebeo, potevano accedere tutti senza distinzioni tra classi sociali.</p><p>Gli spettatori preferivano l’avventura, i duelli verbali scurrili.</p><p><br></p><p><br></p><p>I LUDI</p><p>La maggior parte degli spettacoli si svolgevano durante feste a carattere religioso.</p><p>I ludi erano dei giorni fissi dell’anno dedicati a specifici dei, nei quali si festeggiava con riti e appunto spettacoli teatrali.</p><p><br></p><p>Tra i più importanti troviamo:</p><ul><li><p>i ludi romani, in settembre, in onore di Giove Ottimo Massimo</p></li><li><p>i ludi plebei, in novembre, in onore di Giove</p></li><li><p>i ludi Apollinares, in luglio, in onore di Apollo</p></li><li><p>i ludi Megalenses, in aprile, in onore della Magna Mater</p></li><li><p>i ludi Florales, in aprile e maggio, in onore di Flora</p></li></ul><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>In media quindi, c’erano dagli 11 ai 17 spettacoli teatrali ordinari, ma il numero accresce se si aggiungono le occasioni straordinarie.</p><p><br><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:39:45 UTC</pubDate>
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         <title>L’ANFITEATRO</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776901465</link>
         <description><![CDATA[<p>L'anfiteatro è un edificio usato per spettacoli pubblici di forma ovale o ellittica. Nell'antichità era utilizzato per i giochi gladiatori (<strong>munera</strong>) o per gli scontri tra gladiatori e animali (<strong>venationes</strong>). </p><p>Il centro dell'anfiteatro è composto dall'<strong>arena</strong>, un'area pianeggiante coperta di sabbia proveniente dal deserto del Sahara, solitamente a forma di ovale policentrico. Nell'arena si svolgevano i combattimenti di gladiatori e i combattimenti con gli animali, a cui gli spettatori assistevano dalle gradinate della cavea. Durante lo spettacolo la sabbia veniva cambiata dagli <strong>harenari</strong>, degli operai. Attorno all'arena si trova la <strong>cavea</strong>, l'insieme delle gradinate dove sedevano gli spettatori. La cavea era divisa in settori, in base al censo e alla categoria sociale degli spettatori. Da un lato vi era il <strong>pulvinar</strong>, ossia una tribuna riservata alle autorità. Gli spettatori entravano nella cavea e ne uscivano attraverso delle porte su diversi livelli, che davano accesso a scale e corridoi che a loro volta davano su diversi ingressi esterni chiamanti vomitoria. Le gradinate terminavano esternamente con un muro, chiamato <strong>muro di summa cavea</strong>, che circondava l'intero anfiteatro. </p><p>All'interno degli anfiteatri si trovavano diversi locali: dal magazzino di attrezzature, alla ritenzione degli animali per i combattimenti, ai luoghi di preghiera per coloro che avrebbero dovuto combattere, e i vani destinati ai gladiatori come terme o palestre. Famosa a Roma è questa fontana la <strong>Meta Sudans</strong>, dove i gladiatori andavano per medicarsi le ferite o per lavarsi. L'apparato per la gestione di un anfiteatro era enorme, infatti comprendeva: gli addetti alla movimentazione alle scene nell'arena, quelli che controllavano le entrate e le uscite, i manovratori dei velari sopra la cavea, chi nutriva e curava gli animali, ma anche chi si occupava della rimozione dei corpi dall'arena dopo un combattimento.</p><p>Ci sono stati ritrovate più di<strong> 230 rovine</strong> degli anfiteatri, normalmente di forma ovale. Queste rovine sono state ritrovate in diverse aree dell'Impero romano, tra cui: in Albania, nei pressi si Durazzo; in Francia, nelle città di Arles, Tours o Nizza; in Grecia a Corinto; in Portogallo; in Spagna; in Italia ad Ancona, Firenze, Napoli, Roma e moltissime altre città.</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:39:58 UTC</pubDate>
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         <title>IL PANTHEON</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776901689</link>
         <description><![CDATA[<p>Storia:</p><p><br/></p><p>Nel 27 a.C. Marco Vipsanio Agrippa, genero, amico e collaboratore del primo imperatore Augusto fece costruire questo tempio, dedicandolo alle sette divinità planetarie. Ad esse si deve il nome di Pantheon, che, in greco, significa “di tutti gli Dèi”. L’edificio originario, che doveva essere di dimensioni ridotte rispetto a quello attuale, fu riedificato da Adriano tra il 118 ed il 125 d.C. Nel ricostruirlo, Adriano non tenne conto dell’impostazione di Agrippa: rovesciò l'orientamento dell’edificio di 180 gradi e aprì davanti al nuovo tempio una grande piazza porticata. Sul frontone lasciò l'iscrizione che potete vedere ancora oggi e che ricorda Agrippa come costruttore. Di fatti la scritta frontale “M. Agrippa L. F. Cos. Tertium fecit”, ovvero “Marcus Agrippa Luci filius consul tertium fecit” è da tradurre in “Lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, nell’anno del suo terzo consolato”. Ricorda che un primo Pantheon era stato costruito da Agrippa, generale di fiducia e genero dell'imperatore Ottaviano Augusto.</p><p><br/></p><p>Il Pantheon, chiuso e abbandonato sotto i primi Imperatori cristiani e successivamente saccheggiato dai barbari, nel 609 d.C. fu donato dall’Imperatore bizantino Foca a Papa Bonifacio IV. Papa Bonifacio IV consacrò il tempio dedicandolo a Santa Maria ad Martyres, così ribattezzata perché qui fece trasferire dalle catacombe le spoglie di anonimi martiri tanti da riempire 28 carri.</p><p><br/></p><p>La struttura del Pantheon è composta da tre elementi architettonici:</p><p>1) Uno spazio interno a pianta circolare&nbsp;costituito da una rotonda interna ed una esterna sovrastati da una cupola emisferica.</p><p>2) Un avancorpo che collega lo spazio interno al pronao.</p><p>3) un pronao ottastilo.</p><p><br/></p><p>La Struttura:</p><p><br/></p><p>Le fondazioni, tecnicamente “a trincea”, sono realizzate in calcestruzzo ed hanno le dimensioni di 4,5 metri di profondità, 7,3 metri di spessore e 43,30 m di diametro.</p><p>Le fondazioni subirono danni nel tempo, probabilmente dovuti al terreno acquitrinoso su cui è stato costruito il monumento. Per questo motivo venne costruito successivamente un secondo anello di rinforzo delle fondazioni, che costrinse a pareggiare le quote del manto stradale.</p><p>Per le stesse motivazioni, in una fase successiva vennero costruiti, oltre all’avancorpo frontale, altri elementi architettonici esterni non previsti dal progetto iniziale. Il fine era quello di scaricare le forze di spinta.</p><p>La “rotonda”,  la struttura centrale del Pantheon raggiunge un'altezza di 30,40 m e uno spessore di 6,20 m.</p><p><br/></p><p>Il Pantheon è stato realizzato con una tecnica  in opus caementicium, ovvero una gettata di cemento, fra paramenti di mattoni. Si distinguono tre tipi differenti di materiale utilizzato per il calcestruzzo:</p><p>1) Fino alla prima cornice: calcestruzzo con scaglie di tufo e travertino.</p><p>2) Dalla prima alla seconda cornice: calcestruzzo con tufo e mattoni.</p><p>3) Dalla seconda cornice in poi: calcestruzzo con mattoni frantumati.</p><p><br/></p><p>La cupola del Pantheon è la&nbsp;parte più notevole dell’edificio. Con i suoi 43,44 m di diametro interno e 21,75 m di altezza, è la più grande mai costruita in calcestruzzo non armato. É la dimostrazione&nbsp;duratura del genio degli architetti romani, visto che&nbsp;l’edificio si trova ancora oggi praticamente intatto. L’opera,&nbsp;realizzata con calcestruzzo mescolato a tufo e pietra pomice su una casseratura in legno, sale a rosoni sempre più piccoli che convergono verso il centro.</p><p><br/></p><p>Al&nbsp;culmine&nbsp;della cupola c’è una grande apertura&nbsp;detta “Oculus“, l’occhio, che rimane&nbsp;l’unica fonte di luce. Da questo&nbsp;foro circolare del diametro di 9 metri&nbsp;posto al centro penetra un fascio di luce che ha consentito&nbsp;gli studi di astronomia. L’elemento più coinvolgente&nbsp;e intrigante del Pantheon&nbsp;è proprio questo lampo di&nbsp;luce che&nbsp;amplia lo spazio all’interno.</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:40:27 UTC</pubDate>
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         <title>LE TERME LUCA</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776902030</link>
         <description><![CDATA[<p>Le terme romane erano edifici pubblici dotati di impianti che oggi si chiamerebbero igienico-sanitari. Rappresentavano uno dei principali luoghi di ritrovo durante l'antica Roma, a partire dal II secolo a.C. Alle terme poteva avere accesso quasi chiunque, anche i più poveri, in quanto in molti stabilimenti l'entrata era gratuita o quasi. Le numerose terme erano un luogo di socializzazione, di rilassamento e di sviluppo di attività vive per uomini e donne, in spazi e orari separati. Le prime terme nacquero in luoghi dove era possibile sfruttare le sorgenti naturali di acque calde o dotate di particolari doti curative. Col tempo, soprattutto in età imperiale, si diffusero anche dentro le città, grazie allo sviluppo di tecniche di riscaldamento delle acque sempre più evolute. Le terme erano veri e propri monumenti o addirittura piccole città all'interno della città stessa; esistevano due classi di terme: una più povera, destinata alla plebe, e una più fastosa, destinata ai patrizi. Lo sviluppo interno tipico era quello di una successione di stanze, con all'interno una vasca di acqua fredda, la sala del frigidario, solitamente circolare e con copertura a cupola e acqua a temperatura bassa, seguita all'esterno dal calidario, generalmente rivolto a mezzogiorno, con bacini di acqua calda. Tra il frigidario e il calidario vi era probabilmente una stanza mantenuta a temperatura moderata, il tepidario, stanza adiacente al calidario in cui veniva creato un raffreddamento artificiale. Attorno a questi spazi principali, si sviluppavano gli spazi accessori: l'apodyterium (uno spazio non riscaldato adibito agli spogliatoi), la sauna, la sala di pulizia, la palestra.</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:40:59 UTC</pubDate>
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         <title>LA DOMUS</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776902441</link>
         <description><![CDATA[<p>La <strong>domus </strong>era un tipo di abitazione utilizzata nell'antica Roma.</p><p>Le domus erano singole case private, in genere di un piano destinate alle ricche famiglie patrizie, mentre le classi povere abitavano in palazzine chiamate insulae.</p><p>La domus si sviluppava in orizzontale ed era composta da molte stanze con funzioni diverse: l'ingresso era diviso in due parti: vestibulum e fauces dal quale si accedeva all'atrium, che era la stanza centrale subito dopo l'ingresso,</p><p>le stanze da letto dette cubicula, la sala dei banchetti detta oecus tricliniare e alcuni ambienti laterali detti alae.</p><p>Le stanze che si affacciavano direttamente sulla strada erano solitamente usate come negozi o botteghe artigiane ed erano denominate tabernae.</p><p>Nel retro della casa all'aperto c'era l'hortus, il giardino domestico.</p><p>Le stanze potevano essere pavimentate con tecniche speciali: cocciopesto, piastrelle di terracotta, mosaici e preziosissimi pavimenti in marmo.</p><p>Le pareti e a volte anche il soffitto erano decorate con meravigliosi affreschi</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:41:45 UTC</pubDate>
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         <title>LA VILLA</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776902848</link>
         <description><![CDATA[<p>La <strong>villa</strong> in età <strong>romana</strong> era essenzialmente una grande casa di <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Campagna">campagna</a>. Sorgeva come residenza padronale al centro di un complesso di edifici e di terreni destinati alla <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Agricoltura">produzione agricola</a> oppure come luogo per il riposo dalle attività e dagli affari praticati in città.</p><p>Secondo <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Plinio_il_Vecchio">Plinio il Vecchio</a> e <a rel="noopener noreferrer nofollow" class="mw-redirect" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vitruvio">Vitruvio</a> vi erano due tipi di <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Villa">villa</a>:</p><p>-la <strong>villa <em>urbana</em></strong>, che era la sede del prestigio e del benessere dei Romani più ricchi e il luogo delle relazioni sociali. Col tempo le ville urbane andarono ampliandosi, diventando sempre più simili alle residenze cittadine. Dotate di ogni comodità, spesso erano più grandi delle <em>domus</em> di città ed erano auto sussistenti. Potevano avere biblioteche, sale di lettura, stanze per il bagno caldo, freddo e tiepido, una piscina scoperta ed una palestra. Ampi porticati permettevano passeggiate all'aperto. Erano circondate da parchi e giardini molto curati.</p><p>Alcune delle ville romane più maestose sono: Villa Adriana, le ville di Baia e Posillipo, la Villa Dei Misteri a Pompei, la <em>Domus Aurea</em> di Nerone a Roma, la villa del Casale di Piazza Armerina, la Villa Romana di Casignana (RC) ed altre sparse nel territorio dell'Impero Romano.</p><p>-la <strong>villa <em>rustica</em></strong></p><p>La residenza era il nucleo di un'azienda agraria a conduzione familiare, dove veniva prodotto ciò che era necessario al sostentamento. Col passare del tempo e l'accrescersi della potenza di Roma, che a ogni conquista trasferiva in Italia centinaia di migliaia di schiavi, le ville rustiche si fecero sempre più grandi e sontuose e la produzione agricola diventò un'attività il cui scopo non era più semplicemente quello di sfamare il padrone, ma anche e soprattutto di vendere i prodotti in eccesso anche su mercati lontani.</p><p>In particolare, la villa come azienda agricola fu una forma presente soprattutto in Italia centrale, dalla Campania all'Etruria.</p><p>La villa era divisa in diversi settori:</p><ul><li><p>La <em>Pars Dominica</em> era la zona residenziale, destinata al <em>dominus</em> e alla sua famiglia;</p></li><li><p>La <em>Pars Massaricia</em> suddivisa in:</p></li><li><p>La <em>Pars Rustica</em> era la zona destinata alla servitù e ai lavoratori dell'azienda;</p></li><li><p>La <em>Pars Fructuaria</em> era destinata alla lavorazione dei prodotti.</p></li></ul><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:42:32 UTC</pubDate>
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         <title>IL PALAZZO IMPERIALE</title>
         <author>scalalaura</author>
         <link>https://padlet.com/scalalaura/ldelrec8x9ey0m3l/wish/2776902906</link>
         <description><![CDATA[<p><br></p><p><em>I palazzi imperiali di Roma sono un complesso di edifici situati sul colle Palatino, che si affaccia verso nord sul Foro Romano e verso sud sul Circo Massimo. Questo imponente complesso di edifici esprime in modo visibile la potenza e la ricchezza degli imperatori romani da Augusto a Costantino. I palazzi imperiali si compongono di due strutture, quella pubblica come la Domus Flavia, edificata per la gran parte da Domiziano, aperta ai cittadini e agli stranieri, dove si manifestava lo sfarzo e la potenza dell'imperatore, e quella privata cioè la Domus Augustana, dove abitava l'imperatore e la sua corte. A questa sotto Settimio Severo si aggiunse una sezione aggiuntiva, un vero nuovo palazzo identificato dai moderni come Domus Severiana con robusti archi portanti che fuoriuscivano dal fianco della collina. L'intero complesso, la cui edificazione occupò tutto il I secolo, veniva indicato anticamente come Domus Augustana, ovvero "residenza dell'imperatore", poi fu noto col nome di Palatium, tanto che l'uso di questo termine passò a definire per evoluzione del toponimo qualsiasi edificio di una qualche rilevanza, entrando nell'uso comune.</em></p><p><em>Il colle Palatino è stato un luogo di grande importanza nella città antica e nella capitale dell'Impero Romano. Il suo significato archeologico è molto complesso e le domande poste alla ricerca sono altrettanto complesse. Tra le tematiche più importanti troviamo la fondazione mitologica della città, la storia dei primi insediamenti e i santuari, posti nel quadrante sudovest del colle stesso. Un ulteriore considerevole campo di ricerca è quello relativo al progressivo sviluppo di quest'area fino a diventare il quartiere residenziale privilegiato dell'aristocrazia durante la tarda Repubblica e la successiva ascesa del Palatino a centro edificato del potere durante il primo Impero. Il Palatino ha dato il proprio nome al concetto europeo di palazzo e ha dato addirittura luogo ad un genere architettonico che fino ad allora non era esistito nell'architettura repubblicana di Roma. Negli anni '80 del secolo scorso, il Palatino con la sua architettura di età imperiale non si trovava al centro dell'interesse degli studiosi. Tra i 36 contributi del volume, ve ne sono soltanto due che riguardano questo colle: Gianfilippo Carettoni fornisce una breve panoramica del Palatino e del suo significato generale per lo sviluppo dell'Urbe, mentre Clemens Krause presenta gli esiti dei lavori di scavo e restauro nella domus Tiberiana svolti a partire dagli anni Settanta.</em></p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-05 20:42:38 UTC</pubDate>
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         <title>Arco di Tito, pannelli decorativi</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-01-07 16:39:11 UTC</pubDate>
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