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      <title>La Rivoluzione industriale1 by Sara Capelli</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-02-13 07:39:38 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[<div>Da dove proveniva però questo capitale? Su questo quesito gli storici hanno dibattuto a lungo, e sono emerse diverse teorie:</div><div>lo storico statunitense F.C. Lane propose innanzitutto una teoria secondo la quale il capitale accumulatosi in Inghilterra fosse “capitale commerciale”, cioè che provenisse dagli introiti delle grandi compagnie commerciali inglesi, le quali, grazie alla politica mercantilista attuata dalla madrepatria, non si abbassarono mai;  le statistiche mostrano infatti come i guadagni della Compagnia delle Indie Orientali non furono mai in perdita. Lane aggiunge, inoltre, che il capitale commerciale “<em>abbia stimolato la diffusione del lavoro salariato sino a farne l’elemento costitutivo e dominante del nuovo modo di produzione “</em>.</div><div>Però, nel corso del tempo sono state mosse diverse obiezioni contro questa teoria, due tra le principali sono: </div><div>·         Se il ruolo del capitale commerciale fosse stato quello di mettere in moto il processo della rivoluzione industriale, allora paesi come Italia Portogallo e Paesi Bassi, che avevano accumulato ingenti quantità di capitale in breve tempo, avrebbero dovuto dar luogo a impressionanti fenomeni di sviluppo industriale.</div><div>·         E in secondo luogo, perché grandi centri inglesi di accumulazione di capitale, come Bristol, non si trasformarono in poli di produzione industriale?<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-13 07:39:38 UTC</pubDate>
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         <title>l&#39;ACCUMULAZIONE PRIMITIVA DI CAPITALE </title>
         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[<div>Lo sviluppo dell’industria non sarebbe stato possibile senza un processo di accrescimento incessante di ricchezza.  In altre parole, lo sviluppo della rivoluzione industriale nella seconda metà del 1700 fu permesso dalla precedente accumulazione di un ingente capitale da poter investire.<br><br></div>]]></description>
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         <title></title>
         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[<div>1) Già dalla fine della Guerra dei 7 anni la Gran Bretagna aveva raggiunto l’apogeo del suo impero, acquisendo territori come il Canada e l’India, territori immensi quanto essenziali per la futura egemonia inglese (per la fine del secolo, la Corona possederà 9/10 del complessivo tonnellaggio europeo).<br><br></div><div>Alcuni storici attribuiscono la grandezza dell’impero britannico all’impulso nato dal commercio interno, promosso da una borghesia sempre più improntata all’impresa ma comunque attaccata ai retaggi del risparmio che caratterizzava le economie del passato. Per quanto rilevante però, il ruolo rivestito dalla borghesia non è che uno dei tanti motivi che hanno reso la Gran Bretagna la potenza coloniale che si ritrovò ad essere dal ‘700 in poi; solo con il commercio di intermediazione che intraprese i borghesi poterono arricchirsi e quindi contribuire al mercato e sempre grazie ad esso vi fu un florido sviluppo industriale, favorito anche dalla reperibilità delle materie prime.     <br><br></div>]]></description>
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         <title>IL MERCATO INTERNAZIONALE</title>
         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[<div>Altro fattore determinante fu la progressiva diminuzione delle importazioni, segnale di come il ruolo rivestito dalla Gran Bretagna stesse diventando sempre più importante, sancendone l’autonomia e l’innegabile superiorità rispetto alle altre potenze europee.<br><br></div>]]></description>
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         <title></title>
         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[<div>2<strong>)</strong>      <strong>Crescita demografica: causa o conseguenza della Rivoluzione industriale? <br></strong><br></div><div>Secondo il censimento del 1801, la popolazione inglese, da 5,8 milioni che era, aumentò oltre il 50% nei due decenni successivi: ora ci si chiede, però<strong>, se sia stata la serie di scoperte e migliorie a permettere una tale crescita demografica, o se sia stato, invece, proprio l’aumento straordinario della popolazione a promuovere una rivoluzione</strong>. Lo studioso Chambers è dell’opinione che sia stato <em>“l’aumento autonomo della popolazione, accompagnato da un aumento nella domanda delle merci</em>” a dare il via all’intero processo di innovazioni e scoperte dal 1760 in poi. Altri, invece, hanno notato che “<em>tale incremento si sarebbe esaurito assai presto</em>”, come accadeva in passato, se alle spalle non avesse avuto un’economia solida e un reddito nazionale già accresciuto. Infatti, notano alcuni studi, durante la Rivoluzione industriale non mancarono certo periodi di grande difficoltà economica, che avrebbero presto seminato morte se non ci fossero stati dei <strong>nuovi elementi</strong>, rafforzati in passato, ad assecondare <em>“l’affrettata urbanizzazione e il movimento ascendente della natalità”. </em>La presenza di questi elementi si rivelò, quindi, fondamentale ad evitare i pericoli che inevitabilmente si formavano davanti ad una crescita così massiccia.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-13 07:39:38 UTC</pubDate>
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         <title>IL RUOLO DEL LAVORO: con le nuove tecniche la popolazione rurale abbandona le campagne per emigrare nelle città, dove l&#39;offerta di lavoro è maggiore e vi sono più solide aspettative economiche.</title>
         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2017-02-13 07:39:38 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>1)</strong>       <strong>Mutamento del lavoro: un processo graduale<br></strong>Le nuove tecniche agrarie, tra le quali spiccano le <em>enclosures</em>, non portarono immediatamente alla scomparsa del piccolo proprietario terriero e allo spopolamento dei contadini poveri dei villaggi: infatti, spostandoci di contea in contea, possiamo vedere i diversi effetti prodotti dalle prime invenzioni della rivoluzione industriale. <br>In alcuni casi si verificò un aumento dell’offerta lavorativa, che portò ad un aumento della popolazione delle campagne altrettanto rapida di quella avvenuta nei centri urbani. In alcune contee le recinzioni portarono all’aumento del numero di proprietari, che, talvolta, erano anche contadini. <strong>Tuttavia restarono e si accentuarono le differenze economiche tra i proprietari: i più piccoli e modesti ceti si trovarono, quindi, davanti alla possibilità di abbandonare il centro rurale per sostarsi in città a lavorare nelle fabbriche, oppure potevano sottomettersi alla nuova borghesia fondiaria</strong>. Ovviamente la maggior parte preferì il centro urbano alla campagna e il primo quindicennio dell’Ottocento fu caratterizzato da un esodo di cospicue schiere di contadini e manovali. </div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-13 07:39:38 UTC</pubDate>
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         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>1)</strong>      <strong>Miglioramento delle condizioni sanitarie nel paese<br></strong><br></div><div>Secondo un’attenta analisi storiografica, sono molte le precauzioni prese già prima della Rivoluzione Industriale che aprirono la strada all’aumento della popolazione inglese. Se queste potevano consistere, nelle <strong>campagne</strong>, in una rimozione dei giunchi dai pavimenti delle case e nella maggiore unità fra le singole borgate, nelle <strong>città</strong> portarono a una maggior cura nella disposizione degli edifici, non più stipati gli uni sugli altri, e nella nettezza urbana. Tutti questi elementi contribuirono al <strong>debellamento di numerose malattie, come la peste</strong>, e degli stessi topi domestici, portatori di pulci e contagi. Anche<strong> l’opera di bonifica e di prosciugamento delle paludi</strong> aiutò la riduzione delle vittime mietute, per esempio, dalla malaria, mentre altre malattie, come il vaiolo, continueranno a essere veri flagelli fino agli inizi dell’Ottocento, in cui si troveranno adeguate vaccinazioni. Fondamentale fu anche la graduale sostituzione del frumento con cereali inferiori e la vendita a buon mercato della carne per <strong>rendere il tenore di vita e l’alimentazione più sani </strong>rispetto al passato.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-13 07:39:38 UTC</pubDate>
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         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>3)  </strong>     <strong>Emigrazioni dalle campagne alle città<br></strong>Il fenomeno dell’emigrazione interessò in primo luogo il nord dell'Inghilterra, per poi coinvolgere tutte le contee. I contadini, quindi, preferivano il lavoro in fabbrica a quello nei campi. . Trevelyan osserva, infatti, che “l’agricoltura aveva ormai assorbito tutte le braccia di cui aveva bisogno”. Tuttavia l'emigrazione non fu uniforme, dal momento che esistevano ancora alcune norme della “legge dei poveri” che impedivano i mutamenti di residenza. In alcune zone, come la Scozia, regole assai rigide imponevano vincoli sull’ingaggio di lavoratori forestieri. L’industria rurale trattenne, quindi, una parte della manodopera. Bastarono, però, una crescita più rapida della produzione rispetto ai costi (che si traduce in un’accelerazione del processo tecnico) e una più solida aspettativa di affari a formare una massa di operai. Va notato che la migrazione andò a vantaggio anche alla crescita della città, dal momento che, insieme alla costruzione di nuove officine e centri di produzione, nacquero anche piccole abitazioni ai margini delle fabbriche, case di gente povera, ma adattabile sia ai cambiamenti che alle prestazioni più svariate.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-13 07:39:38 UTC</pubDate>
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         <title>2)	Innovazioni tecnologiche </title>
         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[<div>Riguardo ai motivi del rinnovamento dell’agricoltura inglese esistono, fra gli studiosi, opinioni discordanti; invece è a tutti evidente che furono le <strong>innovazioni tecniche*</strong> a imprimere un impulso decisivo, dal momento che l’allevamento non subì alcun regresso e i nuovi metodi introdotti si collocano tutti prima del 1760 (bonifica, rotazione delle colture ecc.). </div><div>&lt;&lt;Il risultato fu che si poté produrre una qualità maggiore di alimenti con una manodopera molto minore ed essa venne resa disponibile per la costruzione del capitale&gt;&gt;.<br><br></div><div><strong><em>*</em></strong><em> Miglioramento delle attrezzature tradizionali e introduzione di attrezzature nuove: si ha anzitutto il miglioramento dell'aratro che, in alcune regioni, sostituisce la zappa. Migliorano anche altri strumenti agricoli che, con l'adozione sempre più diffusa del ferro, consentono di lavorare il terreno in profondità. Si diffondono tecniche nuove nel</em> <em>modo di coltivare la terra; a quest'epoca risale anche l'introduzione o la diffusione del drenaggio.<br></em><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-13 07:39:38 UTC</pubDate>
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         <title>1)	Le enclosures</title>
         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>*</strong> <em>Recinzioni delle terre comuni (common lands) e dei fondi indivisi (open fields). Il fenomeno, iniziato già nel XIV sec. in Inghilterra, si diffuse poi in gran parte dell’Europa, rispondendo all’esigenza di uno </em><strong><em>sfruttamento agricolo</em></strong><em> </em><strong><em>orientato verso il mercato</em></strong><em>, nel quale ci si avvalesse delle nuove tecniche della semina. Comportando l’abolizione dei diritti consuetudinari delle comunità dei villaggi (es. il pascolo), il processo contribuì all’esodo della popolazione rurale verso la città nel corso del XVIII e XIX secolo.<br><br>Le enclosures* </em>e le altre innovazioni nella proprietà rurale non costituirono gli unici aspetti del processo di trasformazione, ma furono certamente i più significativi: la recinzione delle terre contribuì a rimuovere gli ostacoli del sistema delle terre aperte, trasformando un vasto complesso di terre prima suddivise fra molti proprietari o lasciate all’uso comune in grandi aziende agricole.<br>Si può dunque notare un profondo cambiamento fra 1700 e 1800: &lt;&lt;non solo l’Inghilterra produsse abbastanza cibo per una popolazione raddoppiata - riuscendo a sopperire alla quasi totalità del fabbisogno nazionale - ma divenne anche il granaio d’Europa&gt;&gt;.<br><br></div><div><br> </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-13 07:39:38 UTC</pubDate>
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         <title>3)	Conclusioni </title>
         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[<div>Di conseguenza, non solo l’aumento della produttività favorì la disponibilità di nuclei crescenti di lavoratori agricoli per il passaggio al lavoro salariato, ma tale processo di rinnovamento nelle campagne svolse anche un ruolo di primo piano nell’accrescimento della produzione industriale.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-13 07:39:38 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[<div>3<strong>)</strong>      <strong>Aumento demografico: aumento della natalità o diminuzione della mortalità? <br></strong><br></div><div>Un’altra questione su cui gli studiosi divergono riguarda i fenomeni demografici: ci si chiede, soprattutto, <strong>se sia stato più consistente l’aumento della natalità oppure la diminuzione del tasso di mortalità</strong>. Davanti a numerose posizioni è stato possibile individuare vari periodi, che mostrano l’andamento della crescita della popolazione: un primo (1740-50) in cui si ha un effettivo calo della mortalità, seguito da un secondo in cui è consistente il numero delle nascite, fino ad arrivare a numerose situazioni di pericolo, che rasentavano la sovrappopolazione. In un clima di crescita continua e maggiore pressione sui mezzi di sussistenza, non vengono meno le diseguaglianze tra le classi inferiori e quelle superiori: le prime, infatti, trovandosi famiglie sempre più numerose da sostenere, riescono in parte a far quadrare il bilancio grazie alla <strong>“Legge sui poveri”</strong>, che dava loro lavoro come braccianti per permettere l’espansione industriale.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-13 07:39:38 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>2) </strong>      <strong>Dalla piccola alla grande proprietà<br></strong><br></div><div>I casi di cessione volontaria di piccoli appezzamenti di terra nelle mani di contadini benestanti o aristocratici terrieri furono molteplici e andarono a favorire questi ultimi, dal momento che, come scriveva Arthur Young, “una coltivazione intensa si ottiene unendo una dozzina di fattorie piccole, una volta che i loro poveri proprietari le lascino, morendo”. La figura del “contadino povero” che resistette più a lungo fu quella dello <em>yeoman</em>, un piccolo coltivatore con una rendita di 300 sterline. Tuttavia anch’esso non riuscì a sopravvivere alla <strong>crisi dei minuscoli poderi</strong>: infatti, con la sua piccola rendita, non fu in grado di affrontare il crollo dei prezzi del frumento e le nuove tasse sui poveri. Non avendo pensato a vendere il suo terreno per ottenere più soldi o non avendo trovato altre risorse finanziarie, anche questo piccolo proprietario cadde nelle mani dell’aristocrazia terriera, idealizzata in una figura chiamata “grosso fittavolo”.<br><br></div><div>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-13 07:39:38 UTC</pubDate>
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         <title>LA RIVOLUZIONE AGRICOLA</title>
         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[<div>In che misura la  sostenne il processo di industrializzazione?Già in passato, in altri paesi europei, erano stati registrati notevoli aumenti della produttività agricola; tuttavia questi progredimenti non furono mai tali da poter mettere in moto un processo di evoluzione industriale.Ciononostante, recenti studi hanno dimostrato che l’incremento avvenuto in Inghilterra nel XVIII secolo (in un paese piccolo e, per giunta, poco dotato di risorse naturali) fu nettamente più forte di qualsiasi altro avvenuto in precedenza. Effettivamente, sin dai primi decenni del ‘700 era aumentata la superficie della terra coltivabile, in seguito al prosciugamento di paludi e all’opera di dissodamento di molti pascoli comuni; uno scambio intenso dei prodotti della terra avveniva già da tempo fra i distretti, specialmente dove era possibile il traffico fluviale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-13 07:39:38 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;AUMENTO DELLA POPOLAZIONE </title>
         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[<div> Considerato lo sviluppo straordinario della popolazione inglese negli anni della Rivoluzione, si considerano quali siano stati i miglioramenti in ambito sanitario che hanno permesso l'aumento demografico,  se quest'ultimo debba essere considerato una causa o una conseguenza della Rivoluzione, e infine le varie fase dell'andamento dei fenomeni demografici  a partire dal 1760</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-13 07:39:38 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>saracapelli942</author>
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         <description><![CDATA[<div>Così, il francese Mantoux prima e, in seguito, l’inglese Erikson, appoggiarono un’altra tesi, secondo la quale la maggior parte del capitale accumulato dall’Inghilterra fosse di origine fondiaria. Ciò nonostante, è pur sempre difficile stabilire in un periodo così lungo quale parte delle fortune accumulate nei traffici d’oltremare o provenienti dai redditi della terra finì poi per trovare impiego in imprese industriali.</div><div>Perciò, altri studiosi, come l’inglese Ashton, preferirono appoggiarsi ai dati forniti dal sistema bancario dell’epoca: secondo questi, la diffusione del risparmio e la maggior mobilità del capitale avevano favorito l’abbassamento del tasso di interesse (dal 6% al 4% tra il 1651 e il 1735). Ma, come affermano svariati studi, come quelli di Richards e di Thomas, il sistema bancario non influì primariamente sul credito industriale fino agli inizi del 1800.</div><div>Inoltre, un’ennesima ipotesi si è fatta strada col passare del tempo, la quale pone la parsimonia e l’astinenza dai consumi, il risparmio sul reddito e la moderazione a monte del processo di accumulazione originaria di capitale. Infatti, basandosi sulle tabelle di Gregory King si nota come già dalla fine del 1600 l’Inghilterra non investisse più del 4-5% del reddito totale. Così, grazie ad una politica del risparmio, di fatto, “<em>nella maggior parte delle industrie, il capitale iniziale fu raccolto nell’ ambiente familiare, mentre i successivi profitti garantirono alle imprese buone possibilità di autofinanziamento”.</em></div><div>Infine, una delle teorie più accreditate è quella fornita dall’ economista Maurice Dobb, grande studioso dell’economia politica di Marx. Proprio partendo dal pensiero Marxista riguardo l’accumulazione originaria  Dobb sosteneva che furono molteplici le fonti di arricchimento nella fase precedente la rivoluzione industriale inglese, ma tutto ciò non sarebbe bastato a promuovere investimenti di natura industriale e a dare vita ad un sistema di lavoro salariato se non fosse giunto a maturazione  un processo di arretramento della piccola proprietà rurale indipendente e di concentrazione della terra in un numero sempre più ristretto di persone. Quindi, secondo Dobb, la dissoluzione dei monasteri, il sequestro e la vendita delle terre dei realisti a metà 1600, le recinzioni di feudi, le pressioni usuraie, i cambiamenti di mano nella proprietà fondiaria in seguito a prestiti su ipoteca e a ristrettezze finanziarie sono tutti fattori di una “rivoluzione agraria” che diede il via al processo che noi oggi conosciamo con il nome di Rivoluzione Industriale Inglese.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-13 07:44:55 UTC</pubDate>
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