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      <title>LA VITA COME UN&#39;OPERA D&#39;ARTE by Anna Melillo</title>
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      <description>Gabriele D&#39;Annunzio un intellettuale &quot;meraviglioso&quot;</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-03-27 16:06:10 UTC</pubDate>
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         <author>amelillo6</author>
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         <description><![CDATA[<div>UN UOMO PARTICOLARE.<br>Fedele all’affermazione «rinnovarsi o morire», D’Annunzio si cimentò con ogni genere, poetica e forma &nbsp; della letteratura italiana ed europea del suo tempo. Questa inclinazione a stupire il pubblico con continue metamorfosi, che espone a volte l’autore al rischio di un certo dilettantismo, si spiega anche con il fatto che D’Annunzio cerca ispirazione non nella vita, ma nell’arte, lavorando di seconda mano e ricamando sul già fatto, partendo da una suggestione, anche a costo di essere accusato di plagio. In una produzione tanto cangiante emergono comunque alcuni tratti dominanti che rivelano le ragioni profonde della sua arte: in primo luogo la componente volontaristica nella caratterizzazione dei personaggi; gli eroi dannunziani tendono a «un’ideal forma di esistenza», ma dalla presa di coscienza della loro inadeguatezza nasce la necessità della capitolazione e un inevitabile senso di sconforto.&nbsp;<br>Al fallimento concorre la natura edonistica di questi personaggi, collezionisti di sensazioni brevi e intensamente assaporate; da questa celebrazione dell’attimo fuggente derivano il carattere frammentario della produzione dannunziana e l’ossessione del decadimento fisico e della perdita dello slancio vitale, effetti rovinosi del trascorrere del tempo. Da perfetto esteta D’Annunzio coltivò un culto fanatico per la bellezza, nella vita e nell’arte; raffinato artigiano della parola, egli ama ostentare il proprio virtuosismo, facendo dell’arte uno strumento di seduzione.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-27 16:19:00 UTC</pubDate>
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         <author>amelillo6</author>
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         <description><![CDATA[<div>IL PIACERE, UN ROMANZO QUASI AUTOBIOGRAFIC0<br>Pubblicato nel 1889, è il primo romanzo di D’Annunzio e anche il suo primo vero grande successo. <br><strong>La trama.</strong> Andrea Sperelli, aristocratico esteta, ama la sensuale Elena, incarnazione della femme fatale. Abbandonato dalla donna e ferito in un duello, trascorre la convalescenza in campagna, dove si innamora della pura e spirituale Maria (peraltro già moglie e madre). La nuova relazione ha termine allorché Andrea, che ha morbosamente sovrapposto le identità delle due amanti, nell’impeto della passione chiama Maria con il nome di Elena. <br><strong>I&nbsp; temi: la vita come opera d’arte</strong>. Alter ego dell’autore, Andrea Sperelli è un tipico esteta: artista dilettante, frequentatore della Roma monumentale, barocca e salottiera, collezionista di oggetti rari e preziosi e, soprattutto, di sensazioni; la sua aspirazione è «fare la propria vita come si fa un’opera d’arte», anche se gli manca la forza di volontà per perseguire il suo ideale e tende a disperdersi nella soddisfazione momentanea dei desideri. Insomma un velleitario, che finisce per non realizzare nulla di significativo né nell’arte né nella vita. <br><strong>I temi: l’eros malato. </strong>L’allucinato scambio di identità fra Maria ed Elena, che porta Andrea a possedere di fatto l’una attraverso il corpo dell’altra, è sintomo di quanto il culto della bellezza, in ambito decadente, si sia allontanato dal canone classico dell’armonia e dell’equilibrio; siamo di fronte a un eros malato e perverso: la bellezza attira solo per le sensazioni forti generate dall’atto di possederla e profanarla. <br><strong>Le forme: una creazione di secondo grado.</strong> Persuaso (come Huysmans e Wilde) che debba essere la vita a imitare l’arte, e non il contrario, D’Annunzio costruisce il romanzo come una biblioteca di citazioni e un museo di calchi: l’opera è infatti intessuta di riferimenti, espliciti o nascosti, a opere letterarie, figurative o musicali; alcune pagine del Piacere sono veri e propri “quadri viventi”, cioè trasposizioni letterarie di dipinti o sculture. In tutto questo è però insito il pericolo dell’artificio: con la sua «anima camaleontica» Andrea è di fatto un personaggio del tutto inautentico. <br><strong>Le forme: una struttura debole. </strong>Ridotta al minimo la trama narrativa, nel romanzo predominano la descrizione minuziosa degli scenari e l’introspezione psicologica. Il racconto, estremamente soggettivizzato, tende a comporsi come un susseguirsi discontinuo di momenti staccati, intensamente vissuti ma effimeri, proprio come la vita del protagonista. A fungere da collante sono alcuni elementi simbolici che ritornano insistentemente (frasi, sequenze, inquadrature) ricordando la tecnica musicale del leitmotiv.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-27 16:26:47 UTC</pubDate>
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         <author>amelillo6</author>
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         <description><![CDATA[<div>LE LAUDI, UN PROGETTO SUPEROMISTICO&nbsp;<br>D’Annunzio progettò di rappresentare la propria visione superomistica del mondo anche in un ciclo poetico suddiviso in sette libri, ciascuno intitolato a una delle stelle che formano la costellazione delle Pleiadi, allo scopo di esprimere il sentimento della divinità del mondo naturale; a ciò concorre il titolo, ispirato a Francesco d’Assisi, in chiave però dionisiaca (secondo Nietzsche al culto di Dioniso va ricondotto il sentimento della divinità della natura e l’euforia di chi sa vivere la vita della natura stessa). Anche questo progetto fu realizzato solo in parte: D’Annunzio pubblicò nel 1903 i primi tre libri, Maia, Elettra e Alcyone; nel 1912 uscì Merope, che raccoglie le Canzoni delle gesta d’oltremare (dedicate alla guerra di Libia); nel 1933 uscì il quinto libro, che inizialmente doveva intitolarsi Asterope, ma che uscì con il nuovo titolo di Canti della guerra latina (dedicato alla Grande guerra).&nbsp; &nbsp;<br>Maia [1903] Il libro è quasi interamente occupato dal poema in versi liberi Laus vitae, diviso in 21 canti composti da strofe di 21 versi (per un totale di oltre ottomila). D’Annunzio abbraccia la vita in tutte le sue manifestazioni, celebra la stirpe eletta dei superuomini tra i quali reclama un posto per se stesso, esalta assieme la Grecia antica (dominata dal culto della bellezza e dall’ebbrezza dionisiaca), l’Italia del Rinascimento e l’avvento della moderna città industriale, con le sue città brulicanti di vita e le onnipresenti macchine, emblema aggiornato della volontà di potenza. Il poema è caratterizzato da un tono esaltato ed epico, ispirato da un delirio di onnipotenza che conferisce al superomismo dannunziano una connotazione aggressiva, bellicosa e razzista.&nbsp;<br>Elettra [1903] Il secondo libro ha carattere patriottico e celebrativo. D’Annunzio esalta, raccogliendoli in un pantheon ideale, i padri della patria; chiama infine l’Italia alla riscossa, profetizzando il futuro riscatto della nazione dal presente letargo.&nbsp;<br>Alcyone [1903] Il terzo libro è considerato il capolavoro poetico di D’Annunzio. Si tratta del diario lirico di un’estate vissuta in compagnia di Ermione (Eleonora Duse) tra Firenze, Fiesole e la Versilia, trasfigurata nella mistica esperienza di un uomo superiore che aspira a «un’ideal forma di esistenza», ovvero a farsi dio. Tutto ciò in quattro fasi: 1) dionisiaca (in un’esplosione di vitalità l’uomo si abbandona all’istinto, alla danza sfrenata, al tripudio dei sensi; la tensione al divino si realizza in un rapporto viscerale con la natura); 2) panica (l’uomo si immerge totalmente nella natura smarrendosi in essa e perdendo coscienza della propria individualità); 3) mitica (simboleggiata da Glauco e caratterizzata dall’angoscia derivante dalla consapevolezza che non si può fermare il tempo o evitare la morte; il desiderio di superare i limiti umani può realizzarsi solo nel sogno dell’arte); 4) eroica (simboleggiata da Icaro, emblema del superuomo che affida alla gloria le proprie residue speranze di immortalità, lanciandosi in una sfida gratuita, pura affermaziona di una volontà indomabile). Nell’ultima parte dell’opera predomina il sentimento del passare del tempo e dell’inarrestabile declinare della vita, da cui nasce un clima di disillusione. In Alcyone D’Annunzio sperimenta con successo la strofa lunga, ampia sequenza di versi liberi brevi (L’onda ne conta 102, la cui misura va dal trisillabo al settenario); inoltre fa leva sull’immaginazione&nbsp; analogica, mediante sequenze di similitudini a cascata, e sugli effetti musicali. &nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-27 16:31:58 UTC</pubDate>
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         <author>amelillo6</author>
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         <description><![CDATA[<div>IL PANISMO DI ALCYONE<br>Il terzo volume delle Laudi, intitolato Alcyone, ha una fisionomia particolare e tematiche sostanzialmente diverse da quelle che si trovano nelle opere di cui abbiamo finora parlato. In Alcyone mancano sia la dimensione superomistica, sia quella tribunizia del poeta vate che rievoca le passate glorie e celebra le gesta eroiche del presente. Alcyone è un susseguirsi di laudi celebrative della natura e soprattutto dell'estate, dal rigoglioso giugno al malinconico settembre, nella quale il poeta si immerge, mirando a realizzare una fusione panica: il poeta arriva a sprofondare e a confondersi con tutto, mare, alberi, luci, colori, in un sempre rinnovato processo di metamorfosi che si risolve in un ampliarsi della dimensione umana. Questo superamento del superomismo apre la strada a una nuova fase.&nbsp;<br>Il Panismo - detto anche sentimento panico della natura - è una percezione molto profonda del mondo esterno che crea una fusione tra l'elemento naturale e quello più specificatamente umano. E' la tensione a identificarsi con le forze naturali e a fondersi con esse istintivamente. Quello di D'Annunzio consiste nel considerare la natura come un'entità viva e in movimento continuo. Con questa entità l'uomo deve fondersi e stabilire un contatto intenso, fino ad immergersi nel suo ritmo vitale; uomo e mondo si uniscono ed entrano direttamente in contatto. D'Annunzio cerca una fusione dei sensi e dell'animo con le forze della natura, accogliendo in sé e rivivendo l'esistenza molteplice della natura stessa, con piena adesione fisica, prima ancora che spirituale. E' questo il "panismo dannunziano", quel sentimento di unione con il tutto, che ritroviamo in tutte le poesie più belle di D'Annunzio, in cui riesce ad aderire con tutti i sensi e con tutta la sua vitalità alla natura, s'immerge in essa e si confonde con essa. Esempio classico di metamorfosi panica: "La pioggia nel pineto" in cui si compie la completa fusione della donna (Ermione) con la natura.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-27 16:41:20 UTC</pubDate>
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         <author>amelillo6</author>
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         <description><![CDATA[<div>IL VITTORIALE DEGLI ITALIANI</div><div>Il Vittoriale degli Italiani, noto anche come “Vittoriale”, è un <strong>complesso monumentale</strong> eretto per volontà di Gabriele d’Annunzio a partire dal 1921. Il celebre poeta, giornalista, militare e patriota abruzzese, dopo aver soggiornato a Gardone Riviera ed essersi innamorato del panorama del lago di Garda, decise di acquistare la proprietà su cui oggi sorge il Vittoriale e di farne un <strong>regno di memoria</strong> della propria vita eccezionale e del popolo italiano durante la Prima Guerra Mondiale. I lavori furono affidati all’<strong>architetto Giancarlo Maroni</strong>, amico del sommo poeta.<br>Il Vittoriale è un <strong>piccolo grande mondo a sé</strong>, perfettamente incastonato nel territorio lacustre. Ogni area, esterna o interna che sia, trasmette la particolarità e la fantasiosa persona di d’Annunzio, il quale qui raccolse <strong>quanti più cimeli possibili</strong>: sculture, medaglie al valore, reliquie, migliaia di libri, opere d’arte di ogni tipo. Insomma, una casa-museo all’ennesima potenza. Oltre a quello che mai penseresti di trovare, disseminato lungo il percorso dell’intero complesso: l’<strong>aereo SVA</strong>, la <strong>nave militare Puglia</strong>, il <strong>sottomarino MAS 96</strong>.<br>L’atmosfera sorprendente è ben percepibile anche negli ambienti esterni, dove sono pronti ad accoglierti <strong>lussuosi giardini</strong>, la <strong>limonaia con il Belvedere</strong>, il <strong>Portico del Parente</strong> intitolato a Michelangelo Buonarroti e lo <strong>splendido anfiteatro con vista lago</strong>, ancora oggi sede ogni estate di importanti manifestazioni musicali e di concerti di artisti rinomati provenienti da tutto il mondo.<br><br></div><div>Sulla sommità del Vittoriale si erge il <strong>mausoleo</strong>, imponente <strong>monumento funebre</strong> dove riposa d’Annunzio: la grandezza di una “vita inimitabile” che perdura anche oggi.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-03-27 16:49:44 UTC</pubDate>
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