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      <title>La questione sociale by Alessandro Vaghi</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-07-22 09:56:29 UTC</pubDate>
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         <title>Vita in un cotonificio</title>
         <author>alessandrovaghi</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’industriale inglese Robert Owen (1771-1858) descrive la giornata lavorativa dei più giovani operai del cotonificio di New Lanark, prima che egli lo acquistasse nel 1799.</div><div><br>«... in quel tempo constatai che vi erano 500 bambini, che erano stati presi da ospizi per i poveri, e questi bambini erano generalmente dell’età di 5 e 6 anni fino a 7 e 8 anni. Le ore di lavoro in quel tempo erano 13, incluso l’orario per i pasti per i quali si concedeva un’ora e mezza. Ben presto mi accorsi che il loro sviluppo fisico e mentale era sostanzialmente danneggiato dall’essere essi occupati al lavoro, a quell’età, nei cotonifici per undici ore e mezza al giorno. È vero che quei bambini avevano un bell’aspetto e a un osservatore superficiale apparivano in buona salute; pure essi erano in generale deformi negli arti, il loro sviluppo fisico era arrestato e, sebbene a istruirli fosse impegnato un maestro, che faceva loro lezione regolarmente ogni sera, in generale essi progredivano molto poco anche nell’imparare il comune alfabeto...»<br><br></div><div>(deposizione resa da Robert Owen a una commissione parlamentare nel 1816)<br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-12 17:40:10 UTC</pubDate>
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         <title>L’incisione (1870 circa), di Gustave Doré, rappresenta un quartiere di Londra nell’Ottocento.</title>
         <author>alessandrovaghi</author>
         <link>https://padlet.com/alessandrovaghi/l6c1725t3x5xkzl3/wish/1942997111</link>
         <description><![CDATA[<div>a. Si tratta di un quartiere operaio o borghese? che cosa te lo fa capire?<br><br></div><div>c. Quali sono le caratteristiche delle abitazioni?<br><br></div><div>d. Quali sono le condizioni igieniche in cui vivono gli abitanti?<br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-12 17:41:49 UTC</pubDate>
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         <title>Un po&#39; di leggi</title>
         <author>alessandrovaghi</author>
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         <description><![CDATA[<div>1825: diritto di associazione per i lavoratori inglesi<br><br></div><div>1831: limitazione della giornata lavorativa a 12 ore per i minori di 18 anni<br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-12 17:42:30 UTC</pubDate>
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         <title>Qualche percentuale</title>
         <author>alessandrovaghi</author>
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         <description><![CDATA[<div>In Gran Bretagna circa il 75% degli occupati in fabbriche era costituito da donne e bambini; a Gand la percentuale<br>era del 70%; in Svizzera l'80% dei lavoratori dei cotonifici aveva meno di 25 anni e la metà di questi avevano un'età<br>compresa tra i 10 e i 16 anni. Secondo un rapporto del 1835, gli operai minori di 12 anni nei cotonifici inglesi erano il 13% dei lavoratori.<br>(da Sidney Pollard, Il lavoratore, in L’uomo del Romanticismo, a cura di F.Furet, Laterza, 1995)</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-12 17:43:03 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>alessandrovaghi</author>
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         <pubDate>2021-12-12 17:46:33 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>alessandrovaghi</author>
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         <pubDate>2021-12-12 17:46:46 UTC</pubDate>
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         <title>Il lavoro minorile</title>
         <author>alessandrovaghi</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Negli Atti del Parlamento inglese si trova il rapporto di una commissione inviata nel 1842 a indagare sulle condizioni di lavoro nelle miniere. Ecco le dichiarazioni rilasciate da alcuni dei lavoratori.</strong><br><br>«Non ho altri vestiti che quelli con cui lavoro: pantaloni e una giacca strappata. Tiro i vagoncini sotto terra per una distanza di una mezza lega fra andata e ritorno. Li tiro per undici ore con una catena attaccata alla cintura. […] Qualche volta, quando non vado abbastanza in fretta, mi battono»<br><em>Patience Kershaw, 12 anni, operaia in miniera</em><br><br>«Le mie mansioni sono di aprire le porte di aerazione del pozzo [che regolavano il flusso dell’aria nelle miniere]. Questo lavoro non mi stanca, ma devo lavorare<br>al buio e ho paura. Ci vado alle quattro, qualche volta alle tre e mezzo del mattino e esco alle cinque e mezzo del pomeriggio. Qualche volta canto, quando c’è un po’ di luce, ma non al buio; allora non ho il coraggio di cantare. Il pozzo non mi piace. Io preferirei andare a scuola piuttosto che in miniera».<br><em>Sarah Gooder, 8 anni, operaia in miniera</em><br><br>«Trascino i vagoncini di carbone e lavoro sei ore al mattino e sei al pomeriggio. Ho una cintura attorno alla vita, una catena che mi passa fra le gambe e cammino sulle mani e sulle ginocchia. Il cunicolo dove lavoro è molto ripido per cui siamo obbligati ad aggrapparci a una corda. Nel pozzo dove lavoro ci sono sei donne e sei ragazzi e ragazze.<br>È un lavoro durissimo. Il pozzo è sempre umido e l’acqua ci arriva sempre alle caviglie».<br><em>Betty Harris, operaia in miniera</em><br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-12 17:51:02 UTC</pubDate>
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         <title>Crescita popolazione europea sec. XVII-XIX</title>
         <author>alessandrovaghi</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-12-12 20:18:10 UTC</pubDate>
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         <title>Bambini in miniera</title>
         <author>alessandrovaghi</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-12-12 20:24:20 UTC</pubDate>
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         <title>Il lavoro minorile in miniera</title>
         <author>alessandrovaghi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Una situazione particolarmente penosa era quella delle miniere. In fondo alle gallerie le donne erano usate al posto dei cavalli perché costavano meno e venivano attaccate, bardate come animali da tiro, ai vagoncini d'evacuazione.<br>Non erano rari i pozzi dove marmocchi di sei anni manovravano le valvole di aerazione per 12 o 13 ore consecutive nella completa oscurità, coi piedi nell'acqua e per 3 scellini alla settimana!<br>Scriveva i l responsabile di una inchiesta: «Drammatica è l'esistenza da larva che questi sventurati sono condannati a fare: un'esistenza passata quasi interamente nella solitudine, tenebre e umidità. Mentre passavo accanto a uno di loro egli mi pregò di dargli un po' di sego di candela per permettergli di riempire il fondo di una specie di tazza che aveva scavato nella roccia».<br>(da Jacques Chastenet, La vita quotidiana in Inghilterra ai tempi della Regina Vittoria, Rizzoli, 1985)</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-12 20:35:58 UTC</pubDate>
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         <title>Industria tessile in Italia</title>
         <author>alessandrovaghi</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 1876, su 290.301 lavoratori impegnati nell'industria tessile, ben 243.676 erano donne e fanciulli; e questi ultimi, da soli, poi, erano in totale 82.314, più di un quarto dell'intera mano d'opera.<br>In generale la percentuale di mano d'opera femminile e minorile era di più dell'80%: chiara tendenza a servirsi di lavoro scarsamente qualificato, ma a basso prezzo.<br>In effetti i fanciulli non percepivano più che 30-50 centesimi di salario, contro lire 1,50-2 (pari a circa 8 euro odierni) per gli operai adulti di sesso maschile. Le donne guadagnavano tra 60 e gli 8O centesimi.<br>Lo sfruttamento era bestiale: gli orari di lavoro oscillavano sulle 12 ore giornaliere, con punte di 13-14 ore durante i mesi<br>estivi nelle filande seriche e addirittura di 15-16 ore (sempre durante l'estate) negli incannatoi di seta.<br>(R. Luraghi, Problemi economici dell'Italia Unita (1861-1918), in Nuove questioni, Marzorati, Milano, 1983)</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-12 21:01:42 UTC</pubDate>
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         <title>La condizione di Manchester descritta da Engels</title>
         <author>alessandrovaghi</author>
         <link>https://padlet.com/alessandrovaghi/l6c1725t3x5xkzl3/wish/1943212266</link>
         <description><![CDATA[<div>È arduo immaginare la caotica mescolanza delle case, che irride ogni razionale criterio urbanistico, l'accozzaglia prodotta dal fatto che si ergono letteralmente le une sulle altre. E la colpa non è solo degli edifici superstiti della vecchia Manchester: il disordine ha toccato l'apice in epoca più recente, poiché ovunque si trovasse un minimo di spazio tra le strutture esistenti, si è costruito e accomodato senza<br>posa, finché tra le case non sono rimasti neppure pochi centimetri di terreno libero da poter sfruttare. [...] In basso<br>scorre, o meglio ristagna, l'Irk, uno stretto corso dall'acqua scura e maleodorante, che deposita la spazzatura e i<br>rifiuti di cui è zeppo sulla riva destra, più piatta. Quando il clima è secco su questa riva resta una lunga fila di pozze<br>repellenti e fangose, di color verdognolo, la cui superficie ribolle di continuo per i gas mefitici che salgono dal fondo,<br>emanando un fetore insopportabile anche per chi è sul ponte, una quindicina di metri sopra il livello dell'acqua. Inoltre, il fiume incontra un frequente ostacolo negli alti argini, dietro i quali si ammassano e marciscono<br>grandi quantità di fango e rifiuti.<br><br>(da F. Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra, 1842)</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-12 21:08:24 UTC</pubDate>
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         <title>Salari a Londra</title>
         <author>alessandrovaghi</author>
         <link>https://padlet.com/alessandrovaghi/l6c1725t3x5xkzl3/wish/1943213096</link>
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         <pubDate>2021-12-12 21:09:23 UTC</pubDate>
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         <title>Incisione di città industriale</title>
         <author>alessandrovaghi</author>
         <link>https://padlet.com/alessandrovaghi/l6c1725t3x5xkzl3/wish/1943219444</link>
         <description><![CDATA[<div>a. Si tratta di un quartiere operaio o borghese? che cosa te lo fa capire?<br><br></div><div>b. Quali sono le caratteristiche delle abitazioni?<br><br></div><div>c. Quali sono le condizioni igieniche in cui vivono gli abitanti?</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-12 21:16:38 UTC</pubDate>
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         <title>Lettera di Simone Weil (filosofa del 1900) sul lavoro in fabbrica</title>
         <author>alessandrovaghi</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’intellettuale Simone Weil, una delle poche donne filosofo del XX secolo, fu anche operaia, lavorò in fabbrica, partecipò alle lotte sindacali, condivise in tutto la condizione del lavoro mortificato dalla catena di montaggio. Ecco una testimonianza della sua esperienza in fabbrica tratta da una lettera a un’amica.<br><br><em>Era la mia prima fabbrica. Immaginami davanti a un gran forno, che sputa fiamme e soffi brucianti che mi arroventano il viso. Il fuoco esce da cinque o sei fori situati nella parte inferiore del forno. Io mi metto proprio davanti, per infornare una trentina di grosse bobine di rame che un’operaia italiana, una faccia coraggiosa e aperta, fabbrica accanto a me; quelle bobine sono per il tram e per il metrò. Devo fare ben attenzione che nessuna delle bobine cada in uno dei buchi, perché vi si fonderebbe; e, per questo, bisogna che mi metta proprio di fronte al fuoco senza che il dolore dei soffi roventi sul viso e del fuoco sulle braccia (ne porto ancora i segni) mi facciano mai fare un movimento sbagliato. Abbasso lo sportello del forno, aspetto qualche minuto, rialzo lo sportello a mezzo di tenaglie, tolgo le bobine ormai rosse, tirandole verso di me con grande sveltezza (altrimenti le ultime comincerebbero a fondere) e facendo anche più attenzione di prima perché un movimento errato non ne faccia cadere mai una dentro uno dei fori. E poi si ricomincia. Di fronte a me un saldatore, seduto, con gli occhiali blu e la faccia severa, lavora minuziosamente; ogni volta che il dolore mi contrae il viso, mi rivolge un sorriso triste, pieno di simpatia fraterna, che mi fa un bene indicibile.&nbsp;</em></div><div><em>&nbsp;Ho passato là 2 o 3 ore a quattro riprese (ci rimediavo da 7 a 8 franchi all’ora; e questo conta, sai!)&nbsp; La prima volta, dopo un’ora e mezzo, il caldo, la stanchezza, il dolore, m’han fatto perdere il controllo dei movimenti: non riuscivo più ad abbassare lo sportello del forno. Uno dei battilastra (tutti tipi in gamba) appena se n’è accorto si è precipitato a farlo in vece mia.&nbsp;<br>Per me, personalmente, lavorare in fabbrica ha voluto dire che tutte le ragioni esterne sulle quali si fondavano la coscienza della mia dignità e il rispetto di me stessa sono state radicalmente spezzate, in due o tre settimane, sotto i colpi di una costrizione brutale e quotidiana. E non credere che ne sia conseguito in me qualche moto di rivolta. No; anzi, al contrario, quel che meno mi aspettavo da me stessa: la docilità. Una docilità di rassegnata bestia da soma. Mi pareva d’essere nata per aspettare, per ricevere, per eseguire ordini – di non aver mai fatto altro che questo – di non dover mai far altro che questo. Non sono fiera di confessarlo.&nbsp;</em></div><div><em>Due fattori essenziali entrano in questa schiavitù: la rapidità e gli ordini.<br>&nbsp;La rapidità: per “farcela” bisogna ripetere un movimento dopo l’altro a una cadenza che è più rapida del pensiero e quindi vieta non solo la riflessione, ma persino la fantasticheria. Mettendosi dinnanzi alla macchina, bisogna uccidere la propria anima, i propri pensieri, i sentimenti, tutto per otto ore al giorno. Irritati, tristi o disgustati che si sia, bisogna inghiottire, respingere in fondo a se stessi irritazione, tristezza o disgusto: rallenterebbero la cadenza. Per la gioia, è lo stesso.<br>Gli ordini: dal momento in cui si timbra per l’uscita, si può ricevere qualsiasi ordine in qualunque momento. E bisogna sempre tacere e obbedire. L’ordine può essere penoso o pericoloso da eseguire, o anche ineseguibile; oppure due capi possono dare ordini contradditori; non fa nulla: tacere e piegarsi. Rivolgere la parola a un capo, anche per una cosa indispensabile, anche se è una brava persona (le brave persone hanno pure i loro momenti di cattivo umore) vuol dire rischiare di farsi strapazzare. E quando capita, bisogna ancora tacere. Per quanto riguarda i propri impulsi di nervi o di malumore, bisogna tenerseli; non possono tradursi né in parole né in gesti, perché i gesti sono, in ogni momento, determinati dal lavoro. Questa situazione fa sì che il pensiero si accartocci, si ritragga, come la carne si contrae dinnanzi al bisturi.<br>Non si può essere “coscienti”.&nbsp;<br></em><br></div><div>(da Simone Weil, <em>La condizione operaia, </em>1933)</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-12 21:21:44 UTC</pubDate>
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         <title>Taylor sul lavoro in fabbrica</title>
         <author>alessandrovaghi</author>
         <link>https://padlet.com/alessandrovaghi/l6c1725t3x5xkzl3/wish/1943227884</link>
         <description><![CDATA[<div><em>Nel nostro progetto, noi non cerchiamo l'iniziativa dei nostri uomini. Non vogliamo alcuna iniziativa. Tutto ciò che vogliamo è che eseguano gli ordini che impartiamo, che facciano ciò che gli diciamo, e che lo facciano in fretta”. <br><br>(da </em>Frederick W. Taylor, <em>L'organizzazione scientifica del lavoro</em>,&nbsp;1911)</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-12-12 21:26:14 UTC</pubDate>
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