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      <title>PERIODO ARAGONESE  by </title>
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      <description>OPERE DI MAGGIOR RILIEVO</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-03-20 16:33:43 UTC</pubDate>
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         <title>PERIODO ARAGONESE </title>
         <author>sarafilogamo98</author>
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         <description><![CDATA[<div>Tra le opere di maggior rilievo del periodo aragonese troviamo:<br>-LA VILLA POGGIOREALE;<br>-PORTA CAPUANA;<br>-MASCHIO ANGIOINO;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-20 16:35:14 UTC</pubDate>
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         <title>MASCHIO ANGIOINO  </title>
         <author>sarafilogamo98</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il Castel Nuovo, anche detto -impropriamente- Maschio Angioino, sorge nel mezzo dell'ampia <a href="http://www.danpiz.net/napoli/architettura/Municipio.htm">Piazza Municipio</a>, al lato dei giardini del <a href="http://www.danpiz.net/napoli/monumenti/PalazzoReale.htm">Palazzo Reale</a>, e a pochi passi dal porto di Napoli, sul quale si erge con la sua mole imponente.</div><div>&nbsp;<figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:332,&quot;url&quot;:&quot;http://www.danpiz.net/napoli/images/MaschioAngioino04.JPG&quot;,&quot;width&quot;:263}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.danpiz.net/napoli/images/MaschioAngioino04.JPG" width="263" height="332"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div>Questa posizione strategica fu scelta dal sovrano Carlo I d'Angiò (a cui si deve la prima denominazione della fortezza), che -occupata la città nel 1266- volle una residenza alternativa al preesistente <a href="http://www.danpiz.net/napoli/monumenti/CastelCapuano.htm">Castel Capuano</a>, e fece erigere una reggia fortificata in prossimità del mare. Il castello originario fu costruito tra il 1279 e il 1282, su progetto affidato dal sovrano angioino ad architetti francesi: in stile gotico, aveva pianta quadrilatera irregolare, quattro possenti torri di difesa,mura merlate e un fossato di protezione.<br>I successori di Carlo promossero interventi di ampliamento e abbellimento, cui contribuirono artisti del calibro di Giotto e dei suoi allievi, autori degli affreschi -in gran parte andati distrutti- della Cappella Palatina. Proprio la Cappella Palatina, dedicata a Santa Barbara, è uno dei pochi ambienti che ha conservato l'aspetto originario.</div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:330,&quot;url&quot;:&quot;http://www.danpiz.net/napoli/images/MaschioAngioino09.jpg&quot;,&quot;width&quot;:248}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.danpiz.net/napoli/images/MaschioAngioino09.jpg" width="248" height="330"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><br><strong>La Cappella Palatina</strong></div><div>Nel 1442, la corona di Napoli passò dalla casa angioina alla dinastia aragonese. L'aspetto attuale del maniero, e la denominazione di Castel Nuovo, arrivarono in seguito ai radicali lavori di rifacimento commissionati da Alfonso d'Aragona dopo la sconfitta dei francesi: artisti catalani e fiorentini, sotto la guida dell'architetto aragonese Guglielmo Sagrera, ampliarono e fortificarono la struttura; furono abbassate le torri, se ne aggiunse una quinta, e furonoinspessite tutte le mura perimetrali.</div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:330,&quot;url&quot;:&quot;http://www.danpiz.net/napoli/images/MaschioAngioino14.jpg&quot;,&quot;width&quot;:248}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.danpiz.net/napoli/images/MaschioAngioino14.jpg" width="248" height="330"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><br><strong>L'estremità della Torre dell'Oro,&nbsp;<br>che custodiva il tesoro aragonese</strong></div><div>Per celebrare il successo e la potenza della dinastia aragonese, il sovrano volle adornare il portale d'accesso al castello con un monumentale arco di marmo bianco, ritenuto una delle più rilevanti opere del Rinascimento italiano, dai forti richiami agli archi di trionfo di epoca romana.</div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:330,&quot;url&quot;:&quot;http://www.danpiz.net/napoli/images/MaschioAngioino06.jpg&quot;,&quot;width&quot;:248}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.danpiz.net/napoli/images/MaschioAngioino06.jpg" width="248" height="330"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><br><strong>Il monumentale arco di trionfo di Alfonso d'Aragona</strong></div><div>Al di là del fossato e dell'arco, si accede all'ampio cortile interno, sul quale si aprono diversi portali, di servizio alle varie ali e torri della fortezza.</div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:248,&quot;url&quot;:&quot;http://www.danpiz.net/napoli/images/MaschioAngioino07.jpg&quot;,&quot;width&quot;:330}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.danpiz.net/napoli/images/MaschioAngioino07.jpg" width="330" height="248"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure> |&nbsp;</div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:248,&quot;url&quot;:&quot;http://www.danpiz.net/napoli/images/MaschioAngioino08.jpg&quot;,&quot;width&quot;:330}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.danpiz.net/napoli/images/MaschioAngioino08.jpg" width="330" height="248"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><br><strong>Due prospettive dello spazioso cortile interno</strong></div><div>Sul lato opposto a quello d'ingresso, una lunga scalinata in piperno conduce agli appartamenti e alla monumentale <em>Sala dei Baroni</em>, miracolo di statica, dalla bellissima volta a crociera con costoloni che si congiungono nel centro, ad un'altezza di oltre 30 metri. La sala -che prende il nome da un episodio del 1486, quando Ferrante d'Aragona vi riunì tutti i baroni del regno per arrestarli in massa- ospita oggi le sedute del Consiglio Comunale.</div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:248,&quot;url&quot;:&quot;http://www.danpiz.net/napoli/images/MaschioAngioino10.jpg&quot;,&quot;width&quot;:330}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.danpiz.net/napoli/images/MaschioAngioino10.jpg" width="330" height="248"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><br><strong>L'aula del Consiglio Comunale, nella Sala dei Baroni</strong></div><div><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:248,&quot;url&quot;:&quot;http://www.danpiz.net/napoli/images/MaschioAngioino16.jpg&quot;,&quot;width&quot;:330}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.danpiz.net/napoli/images/MaschioAngioino16.jpg" width="330" height="248"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><br><strong>Particolare della volta della Sala dei Baroni</strong></div><div>Il castello, oltre ad ospitare il Consiglio Comunale, è sede della Società Napoletana di Storia Patria e del Museo Civico. Quest'ultimo, che si sviluppa su due piani, ospita opere d'arte (principalmente dipinti, sculture e arredi liturgici) pervenute al Comune di Napoli nel corso degli ultimi secoli.</div><div>&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-20 16:35:34 UTC</pubDate>
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         <title>PORTA CAPUANA </title>
         <author>sarafilogamo98</author>
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         <description><![CDATA[<div> fig.1                                </div><div><figure class="attachment attachment--preview"><img src="https://static.wixstatic.com/media/1bfd50_42c4a15a4d504cd08f42535d2f8d370c~mv2.jpg/v1/fill/w_253,h_151,al_c,q_80,usm_0.66_1.00_0.01/1bfd50_42c4a15a4d504cd08f42535d2f8d370c~mv2.webp" width="253" height="151"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure>fig.2</div><div><figure class="attachment attachment--preview"><img src="https://static.wixstatic.com/media/1bfd50_0217a1166c874e5fb9c8338b425707fa~mv2.jpg/v1/fill/w_213,h_156,al_c,q_80,usm_0.66_1.00_0.01/1bfd50_0217a1166c874e5fb9c8338b425707fa~mv2.webp" width="213" height="156"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div>Porta Nolana (fig.1) e Porta Capuana (fig.2) risalgono al regno aragonese di Ferdinando I e furono realizzate in stile rinascimentale su disegno dell’architetto toscano Giuliano da Maiano, che le concepì sull’esempio degli antichi archi di trionfo romani. La loro struttura è resa massiccia dalla presenza di due grosse torri a cui erano attaccate le mura cittadine: quelle di Porta Capuana simboleggiano l’onore e la virtù; quelle di Porta Nolana la fede e la speranza.<br>Fig.3</div><div>                                                                                                                                          </div><div><figure class="attachment attachment--preview"><img src="https://static.wixstatic.com/media/1bfd50_50b54609dc2348e6952c70c6c40ebe79~mv2.jpg/v1/fill/w_183,h_242,al_c,q_80,usm_0.66_1.00_0.01/1bfd50_50b54609dc2348e6952c70c6c40ebe79~mv2.webp" width="183" height="242"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure>Fig.4</div><div><figure class="attachment attachment--preview"><img src="https://static.wixstatic.com/media/1bfd50_23ffbb5eb47d40ce88226a9c6857b917~mv2.jpg/v1/fill/w_173,h_230,al_c,q_80,usm_0.66_1.00_0.01/1bfd50_23ffbb5eb47d40ce88226a9c6857b917~mv2.webp" width="173" height="230"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div>L’arco marmoreo di Porta Capuana (fig.4), eretto nel 1484 su disegno di Giuliano da Maiano, è il massimo ornamento delle mura aragonesi e ricorda quello costruito tempo prima all’ingresso di Castel Nuovo (fig.3)  per celebrare il trionfo e l'ingresso di Alfonso d’Aragona nella città di Napoli. Entrambi gli archi sono in finissimo marmo bianco decorato a bassorilievo e affiancati da  due grosse torri merlate. Porta Capuana però, oltre ad essere celebrativa, aveva anche una precisa funzione pratica e difensiva, come del resto tutte le altre porte aperte nelle mura cittadine, spesso precedute da fossati e ponti per motivi di sicurezza. Rispetto a  tutte le altre porte esistenti in città, Porta Capuana si distingueva per la monumentalità della struttura e la raffinatezza dell' apparato decorativo in linea con le tendenze rinascimentali del tempo, difatti Burkhardt la definì la più bella porta del Rinascimento italiano. Evidentemente, per questo punto strategico che faceva da ingresso nel cuore del centro storico cittadino, ricco di botteghe e mercanzie e frequentato  da tanta gente ad ogni ora del giorno, il Re volle una porta che fosse degna di presentare la città a chi vi giungeva dall’esterno. <figure class="attachment attachment--preview"><img src="https://static.wixstatic.com/media/1bfd50_0217a1166c874e5fb9c8338b425707fa~mv2.jpg/v1/fill/w_350,h_256,al_c,lg_1,q_80/1bfd50_0217a1166c874e5fb9c8338b425707fa~mv2.webp" width="350" height="256"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div>La parte monumentale di Porta Capuana presenta un arco a un fornice ed è affiancata da due grosse torri di piperno merlate, alte circa 20 metri, che la collegano alle mura. Il finissimo marmo bianco dell'arco è ornato con motivi decorativi classicheggianti a intreccio e bassorilievi che riproducono elementi dell'armatura militari simboleggianti la vittoria.<br>La parte monumentale di Porta Capuana si conclude con un cornicione aggettante sostenuto da elementi architettonici detti “beccatelli” e con una merlatura squadrata di tipo “guelfo” che richiama quella delle torri laterali avente funzione difensiva. Ulteriori interventi di restauro su Porta Capuana risalgono al 1737, in occasione dell’arrivo a Napoli del giovanissimo Carlo di Borbone.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-20 16:50:43 UTC</pubDate>
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         <title>VILLA POGGIOREALE</title>
         <author>sarafilogamo98</author>
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         <description><![CDATA[<div>La Villa di Poggioreale aveva ingressi in via del Campo, via Santa Maia del Pianto, via nuova e via vecchia Poggioreale.<br>L’area su cui sorge l’edificio, fino all’intervento di Ferrante I d’Aragona, era una zona che, pur godendo di un’ottima vista sul golfo, era occupata da un terreno in gran parte paludoso. Così, in seguito a questa bonifica, Alfonso II d’Aragona decise di costruirvi un palazzo a cui diede il nome di “poggio reale”. I lavori, che cominciarono nel 1487, riguardarono anche alcuni terreni appartenenti a Nicola e Giovan Battista Brancaccio espropriati con la forza, mentre ad altri venne tolto l’uso dell’acqua.<br>Il progetto venne affidato all’architetto Giuliano da Majano che seguì la realizzazione della villa fina al 1490, anno della sua morte. A lui si susseguirono altri personaggi meno noti che portarono a termine la villa, tra cui Francesco di Giorgio Martini e Fra’ Giocondo da Verona. Il palazzo presentava una pianta quadrata che si innalzava su due piani, ai cui vertici vennero poste delle torri che si collegavano al corpo di fabbrica con un loggiato. Al loro interno vi erano tre stanze per piano, comunicanti attraverso una scala a chiocciola. Da qui si poteva raggiungere all’atrio dove la nobiltà del tempo si dava appuntamento per ricevimenti e feste, nel quale erano inserite anche delle fontane. Le pareti erano ricche di dipinti e, sparsi per le varie stanze, anche dei busti e dei bassorilievi, tutti rappresentanti le imprese o la figura di Alfonso II. All’esterno, vi era un’ampia zona verde che, oltre ad un’ampia zona boschiva adibita alla caccia, aveva degli uliveti e un giardino molto curato, il cui pendio arrivava sino al mare. Nel 1494, quando Alfonso fu costretto a scappare in Sicilia, cominciò la prima fase di degrado del palazzo, anche a causa delle razzie dei francesi. In seguito, una volta rientrati gli spagnoli, Ferdinando II, che aveva bisogno di denaro per far fronte ad alcuni debiti di famiglia, decise di vendere alcune parti della villa, decretandone ancora di più l’abbandono da parte della casa reale. In seguito, nel 1528, i Francesi promossero un’ulteriore offensiva nei confronti della città e l’esercito transalpino riuscì ad intrufolarsi nella vicina proprietà del duca di Montalto e, nel tentativo di danneggiare gli spagnoli, distrusse l’acquedotto della bolla che riforniva anche la villa. La sua azione, però, fu deleteria e gli stessi soldati francesi si ammalarono di peste.<br>Nonostante queste vicissitudini storiche, la residenza continuò ad essere frequentata fino al XVI secolo, finchè nel 1582, anche a causa dei danni di alcuni terremoti, si dovette procedere a realizzare alcuni lavori di restauro e consolidamento. In seguito, nel 1604, il vicerè Juan Alonso Pimentel de Herrera decise di abbellire la strada che portava alla villa, realizzando delle fontane e piantando degli alberi ai lati della via. Purtroppo, dopo la peste del 1656, per il palazzo cominciò una nuova era di abbandono e rovina, visto che le grotte circostanti furono utilizzate per seppellire i morti in seguito all’epidemia. L’edificio si trascinò in completo degrado fino al 1762, quando re Carlo affidò all’architetto Ferdinando Fuga l’incarico di costruire in quel luogo un cimitero. Il progetto andò per le lunghe e, solo nel tra il 1814 e il 1837, Giuseppe Maresca, Luigi Malusci e Ciro Cuciniello edificarono la Chiesa Madre e organizzarono i nuovi viali. Nel 1832, invece, Stefano Gasse, realizzò l’ingresso al campo santo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-20 17:00:36 UTC</pubDate>
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