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      <title>STORIA by Rosa Merola</title>
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      <pubDate>2025-09-30 14:10:28 UTC</pubDate>
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         <author>ungarettiistituto</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il <strong>Risorgimento</strong> (dal verbo <em>risorgere</em>) è stato il processo storico che portò all'unificazione politica dell'Italia nel XIX secolo. Questo periodo cruciale, compreso convenzionalmente tra il Congresso di Vienna (1815) e la presa di Roma (1870), fu caratterizzato da fervore patriottico, moti rivoluzionari e guerre che culminarono nella creazione del Regno d'Italia.</p><p><strong>Panoramica Storica</strong></p><p>Dopo la caduta di Napoleone, il Congresso di Vienna (1815) riorganizzò la penisola italiana, dividendola in diversi stati, molti dei quali sotto il controllo diretto o indiretto dell'Austria. Questo assetto geopolitico soffocò le aspirazioni all'indipendenza e all'unità che si erano diffuse durante l'epoca napoleonica. La prima fase del Risorgimento fu caratterizzata da società segrete come la Carboneria, che organizzarono insurrezioni nel 1820-21 e nel 1830-31, tutte fallite a causa della repressione austriaca e della mancanza di coordinamento. Gli anni '40 videro l'emergere di un dibattito politico più ampio, con figure come Giuseppe Mazzini che promuovevano un'Italia unita, repubblicana e democratica, e Vincenzo Gioberti che proponeva una confederazione di stati italiani guidata dal Papa.</p><p>Il 1848 fu un anno di rivoluzioni in tutta Europa, e anche in Italia scoppiarono rivolte a Milano, Venezia e in altri centri. Carlo Alberto, re di Sardegna, dichiarò guerra all'Austria nella Prima Guerra d'Indipendenza, ma fu sconfitto. Negli anni '50, Camillo Benso Conte di Cavour, primo ministro del Regno di Sardegna, attuò una politica abile per modernizzare il Piemonte e cercare alleati in Europa. La Seconda Guerra d'Indipendenza (1859), combattuta con l'aiuto della Francia, portò all'annessione della Lombardia al Regno di Sardegna. Nel 1860, Giuseppe Garibaldi guidò la spedizione dei Mille, conquistando il Regno delle Due Sicilie e aprendo la strada all'unificazione. Il 17 marzo 1861, fu proclamato il Regno d'Italia, con Vittorio Emanuele II come re. Il processo di unificazione fu completato nel 1866 con l'annessione del Veneto (Terza Guerra d'Indipendenza) e nel 1870 con la presa di Roma, che divenne la capitale del Regno.</p><p><strong>Cause Principali del Risorgimento</strong></p><p>Diverse cause contribuirono al Risorgimento:</p><ul><li><p><strong>Influenza della Rivoluzione Francese e dell'epoca napoleonica:</strong> Diffusero gli ideali di libertà, uguaglianza e nazionalità.</p></li><li><p><strong>Oppressione straniera:</strong> Il dominio austriaco e il controllo di altre potenze straniere su diverse regioni italiane alimentò il desiderio di indipendenza.</p></li><li><p><strong>Sviluppo di una coscienza nazionale:</strong> Intellettuali, scrittori e artisti contribuirono a creare un'identità culturale italiana comune.</p></li><li><p><strong>Crescita economica e borghese:</strong> La borghesia emergente aspirava a un mercato unificato e a un sistema politico più moderno.</p></li><li><p><strong>Fallimento dei moti precedenti:</strong> Le rivolte del 1820-21 e del 1830-31 dimostrarono la necessità di una strategia più efficace e di un coinvolgimento popolare più ampio.</p></li></ul><p><strong>Protagonisti Chiave</strong></p><p>Il Risorgimento fu guidato da figure di spicco:</p><ul><li><p><strong>Giuseppe Mazzini:</strong> Fondatore della Giovine Italia, promosse un'Italia unita, repubblicana e democratica.</p></li><li><p><strong>Camillo Benso Conte di Cavour:</strong> Abile diplomatico e statista, primo ministro del Regno di Sardegna, modernizzò il Piemonte e cercò alleanze internazionali per favorire l'unificazione.</p></li><li><p><strong>Giuseppe Garibaldi:</strong> Generale e patriota, guidò la spedizione dei Mille e conquistò il Regno delle Due Sicilie.</p></li><li><p><strong>Vittorio Emanuele II:</strong> Re di Sardegna, divenne il primo re d'Italia.</p></li><li><p><strong>Altri patrioti e intellettuali:</strong> Molti altri contribuirono con il loro impegno politico, militare, intellettuale e artistico alla causa dell'unità italiana.</p></li></ul><p><strong>Conseguenze del Risorgimento</strong></p><p>Il Risorgimento ebbe conseguenze profonde per l'Italia:</p><ul><li><p><strong>Unificazione politica:</strong> Creazione del Regno d'Italia, uno stato unitario e indipendente.</p></li><li><p><strong>Modernizzazione:</strong> Adozione di un sistema politico costituzionale, sviluppo economico e sociale, riforme nell'istruzione e nell'amministrazione.</p></li><li><p><strong>Questione Romana:</strong> Conflitto tra il Regno d'Italia e il Papato, risolto solo nel 1929 con i Patti Lateranensi.</p></li><li><p><strong>Problemi sociali ed economici:</strong> Disparità regionali, povertà, emigrazione.</p></li></ul><p>Il Risorgimento fu un periodo di trasformazione cruciale per l'Italia, che portò all'unificazione politica del paese, ma anche a nuove sfide e problemi da affrontare. Comprendere questo periodo è fondamentale per capire l'Italia contemporanea.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-09-30 17:40:49 UTC</pubDate>
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         <author>ungarettiistituto</author>
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         <pubDate>2025-09-30 17:42:39 UTC</pubDate>
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         <author>ungarettiistituto</author>
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         <pubDate>2025-09-30 17:49:02 UTC</pubDate>
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         <description><![CDATA[<p>I problemi dell'Italia dopo l'Unità e la Destra storica&nbsp;</p><p><br/></p><p>Dopo l'entusiasmo per l'Unità (grazie a Cavour, Garibaldi e il Re Vittorio Emanuele II), il nuovo Regno d'Italia si trovò di fronte a problemi enormi. Come disse un famoso politico dell'epoca, Massimo d'Azeglio: "Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani"</p><p><br/></p><p>Questo significa che l'Italia esisteva sulla carta, ma le persone che ci vivevano erano diversissime tra loro e non si sentivano ancora parte di un unico popolo.</p><p><br/></p><p>Il primo gruppo politico a guidare l'Italia unita fu la Destra Storica (governò dal 1861 al 1876), liberale e moderata. Erano soprattutto grandi proprietari terrieri, industriali e nobili, principalmente del Nord (Piemonte, Lombardia, Toscana).</p><p>Pochissime persone. Il diritto di voto era censitario: potevano votare solo gli uomini (sopra i 25 anni) molto ricchi e che sapevano leggere e scrivere&nbsp;</p><p><br/></p><p>La Destra Storica dovette affrontare sfide enormi.</p><p><br/></p><p>&nbsp;1. <strong>Un Paese di estranei</strong></p><p>L'Italia era unita, ma divisa:</p><p>Lingua:La maggior parte della popolazione (quasi l'80%) era analfabeta, cioè non sapeva né leggere né scrivere. Non parlavano l'italiano (che era la lingua "colta"), ma dialetti diversissimi. Un piemontese e un siciliano non si capivano.</p><p>Leggi e Misure:Ogni vecchio Stato (Regno delle Due Sicilie, Lombardo-Veneto, Granducato di Toscana...) aveva le sue leggi, le sue monete e i suoi sistemi di peso e misura. Bisognava unificare tutto.</p><p><br/></p><p>&nbsp;<strong>2. La "Questione Meridionale" e il Brigantaggio</strong></p><p>Il problema più grave era il divario tra Nord e Sud.</p><p>Il Nord iniziava ad avere qualche industria.</p><p>Ill Sud era molto arretrato, dominato dai latifondi (campi immensi posseduti da pochi nobili) e da una povertà estrema.</p><p><br/></p><p>I contadini del Sud non videro alcun miglioramento con l'Unità. Anzi, il nuovo Stato impose due cose odiatissime:</p><p>1.&nbsp; La leva militare obbligatoria: i giovani uomini venivano portati via dai campi per anni.</p><p>2.&nbsp; Nuove tasse: servivano soldi per costruire lo Stato.</p><p><br/></p><p>Questa delusione e rabbia esplosero nel fenomeno del Brigantaggio. Non erano solo banditi: erano ex soldati dell'esercito borbonico, contadini disperati e persone che non accettavano il nuovo Stato "piemontese". Il Brigantaggio fu una vera e propria guerra civile.</p><p><br/></p><p><strong>3. I conti in rosso</strong>&nbsp;</p><p>L'Italia nacque con un debito pubblico gigantesco. Aveva "ereditato" i debiti di tutti i vecchi Stati e in più aveva speso tantissimo per le guerre d'indipendenza.</p><p><br/></p><p><strong>4. L'Italia incompleta</strong></p><p>All'Italia unita del 1861 mancavano ancora dei pezzi importanti:</p><p>Il Veneto (che era ancora sotto l'Austria).</p><p>Il Lazio e Roma (che erano dello Stato della Chiesa, difeso dalla Francia).</p><p><br/></p><p>-Cosa fece (e come) la Destra Storica?</p><p><br/></p><p>Per risolvere questi problemi, la Destra Storica prese decisioni molto dure.</p><p><br/></p><p><strong>1. L'unificazione dello Stato (Piemontesizzazione)</strong></p><p>Per unificare leggi, moneta e amministrazione, la Destra fece la scelta più rapida (ma forse non la migliore): estese le leggi e l'organizzazione del Regno di Sardegna (Piemonte) a tutta l'Italia. Questo processo fu chiamato "piemontesizzazione" e fece sentire molte regioni, specialmente al Sud, come "conquistate" più che "unite".</p><p><br/></p><p>&nbsp;<strong>2. La risposta al Brigantaggio</strong></p><p>Contro il Brigantaggio, lo Stato non usò la politica, ma l'esercito. Fu una repressione militare durissima (Legge Pica, 1863) che sconfisse i briganti ma lasciò ferite profonde e non risolse i problemi di povertà del Sud .</p><p><br/></p><p>&nbsp;<strong>3. Il "Pareggio di Bilancio" (risanare i conti)</strong></p><p>L'obiettivo fisso della Destra era sistemare i conti dello Stato, cioè raggiungere il pareggio di bilancio (non spendere più di quanto si incassa). Per farlo, misero molte tasse.</p><p><br/></p><p>La tassa più odiata fu la Tassa sul Macinato (1868). Era una tassa sul grano che veniva macinato per fare la farina. Questo faceva aumentare il prezzo del pane e della polenta, che erano l'unico cibo dei poveri. Questa tassa provocò rivolte popolari in tutto il Paese, ma alla fine, nel 1876, il ministro Quintino Sella riuscì a portare il bilancio in pareggio.</p><p><br/></p><p>&nbsp;<strong>4. Completare l'Unità</strong></p><p>La Destra Storica riuscì anche a completare l'unificazione territoriale:</p><p>1866:Con la Terza Guerra d'Indipendenza (alleati con la Prussia contro l'Austria) ottennero il Veneto.</p><p>1870: Approfittando della sconfitta della Francia (che proteggeva il Papa), l'esercito italiano entrò a Roma con la Breccia di Porta Pia.</p><p><br/></p><p>&nbsp;<strong>5. La "Questione Romana"</strong>&nbsp;</p><p>Prendere Roma creò un nuovo problema. Papa Pio IX si dichiarò "prigioniero" in Vaticano, si rifiutò di riconoscere lo Stato italiano e, con il “Non expedit"(1874), proibì ai cattolici italiani di partecipare alla vita politica (cioè di votare e farsi eleggere).</p><p><br/></p><p>---</p><p><br/></p><p>In sintesi : successi e fallimenti</p><p><br/></p><p>Nel 1876, la Destra Storica cadde e iniziò l'epoca della Sinistra Storica.</p><p><br/></p><p>Successi :</p><p>Ha tenuto insieme l'Italia nei suoi primi, difficilissimi anni.</p><p>Ha costruito infrastrutture (soprattutto ferrovie) e scuole (Legge Casati per l'istruzione obbligatoria... anche se applicata male).</p><p>Ha completato l'unità territoriale (Veneto e Roma).</p><p>&nbsp;Ha raggiunto il pareggio di bilancio.</p><p><br/></p><p>Fallimenti</p><p>&nbsp;Non ha capito i problemi della gente comune, specialmente al Sud (Questione Meridionale).</p><p>Ha usato la forza militare (Brigantaggio) invece del dialogo sociale.</p><p>&nbsp;Ha imposto tasse pesantissime che colpivano i più poveri (Tassa sul Macinato).</p><p>&nbsp;Ha creato una frattura profonda con la Chiesa Cattolica (Questione Romana).</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-28 20:27:31 UTC</pubDate>
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         <author>ungarettiistituto</author>
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         <description><![CDATA[<p><br/></p><p>Nel 1876, quindici anni dopo l'Unità, la Destra Storica "cade". Aveva raggiunto il suo grande obiettivo (il pareggio di bilancio), ma le sue tasse e la sua durezza l'avevano resa molto impopolare.</p><p><br/></p><p>Il Re dà quindi l'incarico di formare il governo a un uomo della Sinistra Storica: inizia una fase nuova per l'Italia, che durerà circa vent'anni (dal 1876 al 1896).</p><p><br><br></p><p>La sinistra storica era formata&nbsp; sempre da politici liberali, ma più "progressisti" (cioè più aperti ai cambiamenti) rispetto alla Destra.</p><p>&nbsp;Non erano grandi nobili o proprietari terrieri come quelli della Destra. Erano soprattutto avvocati, professori, giornalisti: la borghesia (la classe media) delle città. Molti venivano dal Sud.</p><p>I leader da ricordare&nbsp; sono Agostino Depretis** e **Francesco Crispi**.</p><p><br/></p><p>La Sinistra Storica voleva "allargare" la base dello Stato, cioè far sentire più italiani parte del Paese, e modernizzare l'Italia.</p><p><br/></p><p><strong>1 La prima fase: Agostino Depretis (1876-1887)</strong></p><p><br/></p><p>Depretis fu il primo leader della Sinistra a governare. Aveva un programma di riforme molto chiaro, che cercò di realizzare.</p><p><br/></p><p>Le Riforme principali di Depretis</p><p><br/></p><p>1.&nbsp; Riforma della scuola (Legge Coppino, 1877)</p><p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Rese l'istruzione elementare obbligatoria e gratuita fino a 9 anni (i primi due anni). Per la prima volta, c'erano anche multe per i genitori che non mandavano i figli a scuola. Fu un passo importantissimo, anche se non risolse del tutto il problema (mancavano le scuole e i maestri, soprattutto al Sud).</p><p><br/></p><p>2.&nbsp; Riforma elettorale (1882)</p><p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;La Sinistra abbassò molto il censo (le tasse da pagare per votare) e, cosa importantissima, disse che poteva votare anche chi non era ricco ma aveva fatto la seconda elementare.</p><p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Risultato: Gli elettori passarono dal 2% a circa il 7-8%. Non erano ancora tutti, ma era un grande passo avanti: saper leggere e scrivere diventava più importante dei soldi per essere cittadini.</p><p><br/></p><p>3.&nbsp; Abolizione della Tassa sul Macinato (1884)</p><p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Depretis la eliminò, rendendosi molto popolare. Però, per trovare i soldi, dovette mettere altre tasse e lo Stato tornò ad avere debiti.</p><p><br/></p><p>&nbsp;Il lato oscuro: il "Trasformismo"</p><p><br/></p><p>Depretis fu famoso anche per una pratica politica chiamata Trasformismo.</p><p>Per essere sicuro di avere la maggioranza in Parlamento e far approvare le leggi, Depretis convinceva i deputati (anche quelli dell'opposizione, cioè della Destra) a votare per lui, magari in cambio di favori personali o vantaggi per la loro città.</p><p><br/></p><p>Questo sistema portò a corruzione e clientelismo&nbsp; (scambi di favori) e indebolì la politica italiana.</p><p><br></p><p><strong>La seconda fase: Francesco Crispi (1887-1896)</strong></p><p><br/></p><p>Dopo Depretis, arrivò il suo Ministro dell'Interno, il siciliano Francesco Crispi. Era un ex garibaldino, un uomo deciso e autoritario che voleva rendere l'Italia una "grande potenza" sul modello della Germania.</p><p><br/></p><p>Crispi aveva una doppia faccia: fu un grande riformatore, ma anche un uomo molto duro.</p><p><br/></p><p>Le riforme di Crispi (il "lato buono")</p><p>Codice Zanardelli (1889):Era il nuovo codice penale. Fu modernissimo: abolì la pena di morte (l'Italia fu uno dei primi Paesi al mondo a farlo) e permise la libertà di sciopero (anche se con molti limiti).</p><p>Riforma sanitaria:Migliorò l'igiene pubblica e la sanità.</p><p>La politica di Crispi (il "lato duro")</p><p>Autoritarismo:Crispi rafforzò i poteri del governo e della polizia. Quando scoppiarono proteste sociali, come i Fasci Siciliani (un movimento di contadini e operai che chiedevano condizioni di vita migliori), Crispi non cercò il dialogo: mandò l'esercito e proclamò lo stato d'assedio (come in guerra).</p><p>Protezionismo:Per aiutare le nuove industrie italiane (soprattutto al Nord) a crescere, Crispi mise dazi doganali altissimi sulle merci straniere. Questo aiutò l'industria, ma danneggiò l'agricoltura del Sud (che non poteva più vendere i suoi prodotti all'estero, come in Francia) e fece aumentare i prezzi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-10-28 20:47:52 UTC</pubDate>
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