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      <title>Inni omerici: esercizi di analisi e confronto by Roberto Turati</title>
      <link>https://padlet.com/robertoturati1/kpsm75mlllx3ue9k</link>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-03-18 05:20:06 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2024-04-14 19:49:44 UTC</lastBuildDate>
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         <title>Gruppo A: elementi &#39;omerici&#39; nell&#39;Inno ad Apollo Delio</title>
         <author>robertoturati1</author>
         <link>https://padlet.com/robertoturati1/kpsm75mlllx3ue9k/wish/2922674700</link>
         <description><![CDATA[<p>La struttura narrativa dell’Inno ad Apollo Delio presenta gli elementi tipici caratterizzanti i così definiti “inni omerici”. È infatti presente un esordio con l’invocazione della divinità , in questo caso Apollo, e la celebrazione delle sue prerogative. L’inno d’altra parte si apre con l’arrivo di Apollo nella “casa degli dei” e la descrizione delle seguenti reazioni della madre Leto e di Zeus, per poi proseguire con l’elenco dei luoghi di venerazione del Dio. In seguito è presente uno svolgimento caratterizzato da una sezione narrativa di contenuto mitico, riguardante il parto di Leto e il precedente discorso tra la dea e Delo; segue poi una parte di carattere epico con la nascita del Dio, che una volta presa conoscenza inizia a trasformare l’isola, facendone la sua dimora. Infine la conclusione presenta il tipico congedo, dove in questo caso il poeta chiede l’aiuto delle fanciulle di Delo, famose per le loro abilità oratorie, nella diffusione della sua fama, offrendo in cambio la restituzione del favore e il continuo della celebrazione di Apollo e Leto. Per quanto riguarda invece gli elementi omerici presenti nel contenuto del testo, è evidenziabile la cosiddetta epica eroica. L’inno celebra infatti figure mitiche e semidivine, come ad esempio Apollo, i genitori e le dee coinvolte nel momento del parto (vv. 93/114), esaltandone gli attributi tramite l’utilizzo di epiteti ornamentali, tra cui Febo per Apollo, dea dalle bianche braccia per Era, dea dalla voce sonora per Anfitrite, proseguendo allo stesso modo per tutti gli dei citati. Sono di conseguenza poste all’attenzione del lettore le tipiche formule epiche omeriche, ovvero formule linguistiche fisse, come i sopracitati epiteti descrittivi e le usuali descrizioni di oggetti e azioni, volte a fornire un’immagine vivida e evocativa degli eventi e degli elementi presenti nella narrazione,&nbsp; ne è esempio il quarto verso con Apollo che “tende l’arco raggiante”. Inoltre è caratteristico anche l’intervento divino: da Era che cerca di ostacolare la nascita del Dio ad Apollo che, come figura divina centrale, giova ai Deliani e a chiunque lo veneri. Compaiono anche frequentemente similitudini epiche che, in maniera elaborata e suggestiva, stabiliscono paralleli tra gli eventi narrati e i fenomeni naturali o le esperienze umane (v. 114: ” simili nel movimento a trepide colombe”). In conclusione è opportuno evidenziare la presenza di temi universali, religiosi e culturali dell'antica Grecia, quali il culto degli dei, i riti celebrativi e la venerazione dei luoghi sacri come in questo caso Delo, l'isola di Apollo, che, come precedente espresso, si trasforma grazie alla nascita del Dio ed è soggetta alle vivaci feste indette in suo onore (vv. 147/155).</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-18 05:23:18 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo B: Inno ad Apollo Delfico, similitudini e differenze</title>
         <author>robertoturati1</author>
         <link>https://padlet.com/robertoturati1/kpsm75mlllx3ue9k/wish/2922676222</link>
         <description><![CDATA[<p><br/></p><p><strong>Introduzione agli Inni:</strong></p><p>L’inno ad Apollo, uno tra gli inni attribuiti ad Omero, è in realtà formato da due parti distinte, denominate sezione “delia” e sezione “delfica”, nelle quali vengono descritte vicende differenti della vita di Apollo e della madre Leto.</p><p><br/></p><p>La sezione "delfica", che inizia al verso 179 e termina al verso 546, risale probabilmente al VI secolo a.C., ed è quindi forse più recente rispetto alla sezione "delia", sviluppata tra il verso 1 e il verso 178, che costituisce la parte iniziale dell’inno.</p><p><br/></p><p>Vi sono diverse ipotesi riguardo all'unione dei due componimenti:&nbsp;</p><p>una prima teoria attribuisce la fusione dei due componimenti a un “editore” antico degli Inni, il quale avrebbe unito due componimenti allo scopo di delineare in maniera più compiuta la figura di Apollo.</p><p>Secondo una seconda ipotesi, invece, i due componimenti vennero fusi insieme in occasione delle grandi Feste Delio-Pitiche celebrate a Delo tra il 523 e il 522 a.C. dal tiranno Policrate di Samo.</p><p><br/></p><p><strong>I contenuti:</strong></p><p>Il primo Inno descrive l'episodio della nascita di Apollo e il suo arrivo sull'Olimpo, nel consesso degli altri dei:</p><p>Leto, madre di Apollo, dopo aver a lungo vagato in cerca di un luogo in cui partorire, soffre per nove giorni e notti, mentre le dee, ad eccezione di Era, la circondano per darle conforto, assistendola durante le doglie. Ilizia, la dea del parto, dopo essere stata inizialmente trattenuta, per invidia, dalla regina dell'Olimpo, viene convocata per aiutare Leto a partorire. Dopo nove giorni di dolore, Leto partorisce Apollo sulla piccola isola di Delo, l'unica ad averla accolta, e il dio, subito, rivendica la cetra e l'arco come suoi attributi, alludendo poi al suo potere profetico.</p><p><br/></p><p>Nel secondo testo, invece, vengono elencate le numerose località e luoghi sacri dove Apollo regna, suonando la sua cetra e esercitando il suo potere, per poi accennare a canti e balli eseguiti da Muse e divinità sull'Olimpo. Si tratta quindi delle peregrinazioni del dio per individuare un luogo adatto all’edificazione di un tempio in suo onore, ma anche dei suoi amori e di alcune sue gesta contro mostri e creature malvagie. Infine, viene descritto come Apollo guidi dei marinai cretesi verso il tempio edificato a Delfi, dove essi fonderanno il culto in suo onore.&nbsp;</p><p><br/></p><p><strong>Confronto:</strong></p><p>Nonostante i differenti contenuti, la struttura e il contenuto delle due sezioni dell'Inno ad Apollo sono piuttosto simili e tra di esse possono essere riscontrate varie analogie:</p><p><br/></p><ul><li><p>in entrambe, dopo aver identificato Apollo come destinatario, sono subito presenti riferimenti alla madre Leto&nbsp; (v. 5 ; 182)</p><p><br/></p></li><li><p>già nei versi iniziali sono evidenziati gli attributi di Apollo, nello specifico al v. 4 (e successivi) si fa riferimento ai suoi arco e faretra, mentre ai vv. 183/185 sono presenti dei riferimenti alla cetra, suo strumento caratteristico</p><p><br/></p></li><li><p>in entrambi i casi è descritto, nella parte iniziale, l'arrivo di Apollo presso l’Olimpo, sebbene esso provochi, negli altri dei, reazioni diverse:</p><p>nella prima sezione, infatti, Apollo deve conquistare i propri attributi, e la sua venuta spaventa gli dei; </p><p>mentre nel secondo il dio viene benevolmente accolto, e le altre divinità “hanno subito a cuore” i canti e le danze suscitati dalla sua venuta&nbsp;</p><p><br/></p></li><li><p>ai vv. 12/13 e 204/206 è descritto come i genitori del dio si rallegrino di vedere il figlio, sebbene con alcune differenze:</p><p>nel primo inno è presente soltanto Leto, mentre nel secondo anche Zeus;&nbsp;</p><p>inoltre, il verbo usato nella prima sezione è <em>χαίρει</em>, da <em>χαίρω</em>, nella seconda invece è <em>ἐπιτέρπονται</em>, da <em>επιτρέπω</em></p></li></ul><p><br/></p><ul><li><p>ai vv. 15 e 199 è presente un riferimento ad Artemide, sorella di Apollo insieme a lui generata</p></li></ul><p><br/></p><ul><li><p>ad Apollo è attribuito in entrambe le sezioni il termine <em>ἄναξ</em>, signore (v. 15 ; v. 179, <em>il primo del secondo inno</em>)</p></li></ul><p><br/></p><ul><li><p>il verso 19 è uguale al verso 207 (ma in questo secondo caso l'autore approfondisce maggiormente la questione, che si sviluppa fino al v. 215):</p><p><br/></p><blockquote><p>πῶς τ' ἄρ σ' ὑμνήσω πάντως εὔυμνον έόντα;&nbsp;&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Come ti canterò, poiché tu sei celebrato in tutti gl'inni?</p></blockquote></li></ul><p><br/></p><ul><li><p>in entrambe le sezioni ad Apollo è attribuito l'epiteto “Febo” (da <em>φοῖβος</em>, splendente), che compare per la prima volta rispettivamente al verso 20 e al verso 201</p><p><br/></p></li><li><p>in entrambi gli inni è presente un elenco di località, simbolico della vastità dei poteri di Apollo:</p><p>nella prima sezione sono infatti descritte le peregrinazioni Leto in cerca di un luogo disposto ad accoglierla per il parto;</p><p>nella seconda invece le peregrinazioni di Apollo in cerca di un luogo in cui porre il proprio tempio e fondare il culto a lui dedicato.</p><p><sub>NB. il catalogo (o elenco) è un elemento tipico della poesia greca arcaica</sub></p></li></ul><p><br/></p><ul><li><p>sia Leto che Apollo, nelle due sezioni, si rivolgono direttamente alla terra in cui si recano:</p><p>nel primo inno Leto chiede infatti a Delo se voglia essere dimora di Apollo;&nbsp;</p><p>mentre nel secondo il dio espone la sua intenzione di voler edificare un tempio a lui dedicato alla terra di Telfusa e poi, dopo il rifiuto del primo luogo, a Crisa (territorio che include anche il versante meridionale del Parnaso, fino a Delfi)</p><p><sub>NB. nel primo inno si ha un'anticipazione del secondo, in quanto l'isola di Delo ha paura che Apollo la disprezzi e si rechi quindi altrove per edificare il proprio tempio</sub></p></li></ul><p><br/></p><ul><li><p>il contenuto dei versi 80/81 è lo stesso di quello ai versi 247/48, 258/59 e 287/88:</p><p><br/></p><blockquote><p>… uno splendido tempio destinato a essere oracolo per gli uomini… &nbsp; &nbsp; //</p></blockquote><blockquote><p>… uno splendido tempio, (che sia) oracolo per gli uomini…</p></blockquote></li></ul><p><br/></p><ul><li><p>è presente una doppia vittoria indiretta su Era (una doppia “offesa” alla dea):</p><p>nella prima sezione lo è il parto di Leto, in quanto Era, per invidia, le aveva impedito di trovare una terra disposta ad accoglierla e aveva trattenuto presso di sé la dea Ilizia, protettrice delle partorienti;</p><p>nella seconda invece lo è l'azione di Apollo il quale, per avere il controllo sul territorio di Delfi, uccide la dracena, mostro definito “flagello dei mortali”, che aveva allevato Tifone, figlio di Era.</p><p><br/></p></li><li><p>in entrambi gli inni è presente una sezione di congedo: essa presenta differenze tra l'uno e l'altro, ma contiene in entrambi i casi un riferimento alla madre (e dunque alla stirpe) di Apollo:</p><p><br/></p><p>vv. 177-78</p><blockquote><p>αὐτὰρ ἐγὼν οὐ λήξω ἑκηβόλον Ἀπόλλωνα</p><p>ὑμνέων ἀργυρότοξον, <mark>ὃν ἠύκομος τέκε Λητώ</mark>.</p><p><br/></p><p>“io poi non cesserò di cantare Apollo arciere dall’arco d’argento, <mark>che Leto dalle belle chiome ha generato</mark>.”</p></blockquote><p><br/></p><p>vv. 545-46</p><blockquote><p>καὶ σὺ μὲν οὕτω χαῖρε, <mark>Διὸς καὶ Λητοῦς υἱέ</mark>:</p><p>αὐτὰρ ἐγὼ καὶ σεῖο καὶ ἄλλης μνήσομ᾽ ἀοιδῆς.</p><p><br/></p><p>“così io ti saluto, <mark>figlio di Zeus e di Leto</mark>; </p><p>io mi ricorderò di te, e di un altro canto ancora.”</p></blockquote></li></ul><p><br/></p><ul><li><p>infine, il verso 1 (<em>il primo della prima parte e di tutto l'inno</em>) coincide con il verso 546 (<em>l'ultimo della seconda parte e di tutto l'inno</em>):</p><p><br/></p><blockquote><p>μνήσομαι οὐδὲ λάθωμαι Ἀπόλλωνος ἑκάτοιο   //</p><p>αὐτὰρ ἐγὼ καὶ σεῖο [...] μνήσομ᾽ [...].</p><p><br/></p><p>“io mi ricorderò, e non voglio dimenticarmi di Apollo arciere”   //</p><p>“io mi ricorderò di te, …”</p></blockquote><p><br/></p></li></ul>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-18 05:24:37 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo C: Inno a Demetra, analisi e confronto</title>
         <author>robertoturati1</author>
         <link>https://padlet.com/robertoturati1/kpsm75mlllx3ue9k/wish/2922677896</link>
         <description><![CDATA[<p>INNO A DEMETRA</p><p>1)</p><p>Omero apre il suo inno, scritto in esametri, con la presentazione delle divinità a cui il componimento è dedicato: Demetra, alla quale viene attribuito l’epiteto “dalle belle chiome”, “ηΰκομον”, e sua figlia Persefone “dalle belle caviglie”, “τανίσφυρον”, rapita da Aidoneo, termine poetico che indica Ade, il dio dell’oltretomba, con il consenso di Zeus. Viene descritta la scena iniziale, in cui Persefone, in compagnia delle figlie di Oceano, è intenta a raccogliere fiori. D’un tratto uno in particolare, il narciso, attira la sua attenzione, ma come la fanciulla è sul punto di coglierlo, sotto i suoi piedi il suolo  si apre e Ade, “il dio che molti uomini accoglie”, (“άναξ πολυδέγμων”), “figlio di Crono dai molti nomi” (“Κρόνου πολυώνυμος υιός”) risale dalle viscere della Terra e afferrata (αρπάξας) la fanciulla, fugge con lei sul suo carro dorato di cavalle immortali (ίπποις αθανάτοισι).</p><p>Nonostante le urla disperate della giovane, nessuno, eccetto la dea Ecate e il divino Helios, si accorge di quanto stia accadendo, finché anche la madre Demetra sente la sua voce immortale (φωνή αθανάτη) risuonare. Preoccupata, la dea corre alla ricerca della figlia, ma nessuno, tra dei e uomini, è intenzionato a rivelarle la realtà dei fatti. Dopo nove giorni di disperazione, quando “la fulgente aurora” (φαινολίς Ηώς) giunge, Ecate arriva in suo soccorso e le riferisce di aver udito urla e imprecazioni, ma di non aver visto nulla; solo dopo essersi entrambe rivolte a Helios, questi rivela a loro la colpevolezza di Ade e Zeus, e prega inoltre Demetra di non biasimare il dio dei morti, che non è indegno della mano di Persefone. </p><p>Adirata contro Zeus, la dea fugge dall’Olimpo e, per lungo tempo, vaga errante per le genti mortali, assume l’aspetto di una donna anziana e logorata dagli anni per non farsi riconoscere da nessuno, fino a quando non giunge alla casa di Cèleo, re degli Eleusi.</p><p><br/></p><p>2)</p><p>Ivi è accolta come una straniera e chiede ospitalità. Celeo e la sua famiglia, ignari della vera identità di Demetra, la accolgono calorosamente e la invitano a partecipare alle loro attività quotidiane. Demetra, travestita e sofferente per la perdita della figlia, lavora umilmente come nutrice del figlioletto di Celeo e Metanira, Demofonte.</p><p><br/></p><p>3)</p><p>La dea ha l'intento di rendere immortale Demofonte, dunque offre di nutrire il bambino con ambrosia e di rigenerarlo ogni notte nel fuoco per conferirgli l'immortalità. Tuttavia, durante il rituale, Metanira interrompe la procedura, terrorizzata dall'idea di vedere il proprio figlio nel fuoco. Questo gesto scatena l'ira di Demetra, che rivela la propria identità divina e salva il bambino dal fuoco, ma non può più renderlo immortale.</p><p>Demetra rimprovera Metanira per la sua incoscienza umana che ha impedito il completamento del rituale. Nonostante la sua rabbia, Demetra decide di concedere a Demofonte un destino speciale, istituendo una festa annuale in suo onore celebrata dagli Eleusini.</p><p>Successivamente, Demetra ordina la costruzione di un tempio dedicato a lei e si ritira in disparte, ancora tormentata dalla perdita di Persefone, rapita da Ade. Disperata, decide di far smettere di crescere i frutti sulla terra finché non riavrà sua figlia con sé.</p><p>Preoccupato per le conseguenze sulla terra, Zeus incarica Hermes di convincere Ade a liberare Persefone dagli Inferi per placare l'ira di Demetra. Dopo aver persuaso Ade, Hermes riporta Persefone sulla terra, consentendo a Demetra di riabbracciare sua figlia e riportando la fertilità alla terra, salvando gli uomini dalla fame e dal disastro.</p><p>Epiteti:</p><p>1. Metanira dalla bella cintura</p><p>2. Demetra dalla bella corona</p><p>3. Adi la divina fra le dee</p><p>4. Il possente Celeo</p><p>5. La bionda Demetra</p><p>6. Zeus dal tuono profondo</p><p>7. Iride dalle ali d'oro</p><p>8. Brebo l'uccisore di Argo, dal caduceo d'oro 9. Ade dalle cupe chiome</p><p><br/></p><p>4)</p><p>Viene in seguito descritto il dialogo tra Aidoneo e Persefone, dove lui cerca di rassicurarla e persuaderla a rimanere con lui negli inferi, mentre lei esprime il suo dolore e la sua volontà di tornare dalla madre.</p><p>Zeus, padre di Persefone, interviene per negoziare il ritorno di Persefone sulla terra, stabilendo che lei passerà parte dell'anno con Aidoneo negli inferi e parte con Demetra sulla terra.</p><p>Il testo è ricco di simbolismo legato alla natura, alla fertilità, e ai cicli della vita e della morte, riflettendo le credenze religiose e agricole dell'antica Grecia.</p><p>Viene menzionata l'iniziazione ai misteri sacri, rivelati da Demetra, e l'importanza di mantenerli segreti, sottolineando la sacralità di certi riti religiosi e la loro connessione con la vita e la morte.</p><p>Il ritorno di Persefone sulla terra porta al ritorno della fertilità e della prosperità, simboleggiando il ciclo della natura e la rinascita dopo la morte.</p><p>In breve, il testo è una ricca narrazione mitologica che affronta temi profondi legati alla vita, alla morte, alla natura e alla religione nell'antica cultura greca.</p><p>￼</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-18 05:26:08 UTC</pubDate>
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         <title>Gruppo D: ricerca sulle feste locali e panatenaiche legate al culto di Apollo, riscontri testuali ed extra-testuali</title>
         <author>robertoturati1</author>
         <link>https://padlet.com/robertoturati1/kpsm75mlllx3ue9k/wish/2922680168</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-03-18 05:27:56 UTC</pubDate>
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