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      <title>LO SVILUPPO DELLO STATO MODERNO by </title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-11-30 16:27:29 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>lorenzo28gasparini</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il 1600 fu un secolo particolarmente duro per l'Europa che si ritrovò, dopo la guerra dei trent'anni(1618-1648), in una profonda crisi economica e climatica, che portò ad una stagnazione demografica e ad una successiva crisi dell'agricoltura.</p><p>Quest'ultima fu la più fatale poiché, soprattutto nelle zone dell'Europa orientale, fece prendere piede al fenomeno della rifeudalizzazione a danno dei contadini.</p><p>Questa crisi tuttavia non colpì tutta l'Europa, infatti sia l'Inghilterra che l'odierna Olanda, grazie alla grande biodiversità agricola e ad una forma di governo stabile riuscirono a limitare al minimo i danni della crisi.</p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-30 16:59:22 UTC</pubDate>
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         <title>Inghilterra e Francia</title>
         <author>lorenzo28gasparini</author>
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         <description><![CDATA[<p>In Inghilterra in particolare il governo, seppur non privo di squilibri(guerra civile 1641-1648), ebbe un grande successo, dipingendo così la <mark>monarchia costituzionale</mark> come una delle forme di governo moderne più proficue.</p><p>Viceversa in Francia Luigi XIV(1643-1715, <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.youtube.com/watch?v=I9lmgrF6QXk">https://www.youtube.com/watch?v=I9lmgrF6QXk</a>), e il suo predecessore Luigi XIII(1601-1643), scelsero come forma di governo la <mark>monarchia assoluta</mark>.</p><p>Basandosi così sull'accentramento del potere e il controllo totale dei propri sudditi, Luigi XIV impose la propria supremazia concentrandosi maggiormente sulla politica interna. </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-30 17:43:51 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>lorenzo28gasparini</author>
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         <description><![CDATA[<p>Questa situazione politica dell'Europa del 1600, unita alla diffusione del pensiero illuminista,  diede spunto a molti pensatori e filosofi per una riflessione sulla forma di governo migliore da seguire, creando le basi del <mark>giusnaturalismo</mark> e del <mark>contrattualismo</mark>. tra i più noti ci furono i due inglesi: Thomas Hobbes e John Locke, e il francese Jean-Jacques<strong> </strong>Rousseau.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-30 19:50:00 UTC</pubDate>
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         <title>Note</title>
         <author>lorenzo28gasparini</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong><em><mark>Monarchia assoluta</mark>:</em></strong></p><p>Forma di governo in cui il sovrano ha un potere totale. È il sovrano a nominare o a congedare i suoi consiglieri; è lui a fare le leggi; le cause sono giudicate da tribunali fedeli al re. Tutta la vita interna dello Stato (regioni periferiche, Chiesa, finanze e tassazione, esercito) dipende dal sovrano e dagli uomini da lui nominati e a lui fedeli.</p><p><br/></p><p><strong><em><mark>Monarchia costituzionale</mark>:</em></strong></p><p>Sistema di governo in cui il potere regio è limitato e regolamentato dal testo unitario disuna Costituzione, promulgata dallo stesso sovrano, che in tal modo riconosce l'esistenza di un'altro centro di potere , il Parlamento.</p><p><br/></p><p><strong><em><mark>Giusnaturalismo</mark>:</em></strong></p><p>Corrente filosofico-giuridica fondata sul presupposto dell’esistenza di un diritto naturale, sulla cui struttura dovranno essere modellati i diversi diritti positivi.</p><p><br/></p><p><strong><em><mark>Contrattualismo</mark>:</em></strong></p><p>Dottrina politica secondo cui le origini dello Stato sono da rintracciare non nel volere divino o nella naturale socievolezza umana, bensì in un "contratto", o "patto", stipulato da un gruppo di uomini che decidono di sottomettersi al potere di un "sovrano", fondando così una società politica.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-08 15:04:04 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>lorenzo28gasparini</author>
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         <description><![CDATA[<p>La filosofia politica di Hobbes si basa sulla concezione dell’uomo come: <mark>“homos homini lupus”</mark> che tradotto significa “l’uomo è lupo degli altri uomini”. </p><p>Per comprendere meglio questo concetto si deve premettere che per Hobbes l’uomo non è un animale sociale come nell’ideale Aristotelico; infatti, nello stato di natura, l’uomo non ha la predisposizione a mischiarsi con altri umani e a socializzare.</p><p>Da questo pensiero, Hobbes arriva alla formulazione di due postulati fondamentali sull’uomo, con il primo sottolinea che l’uomo ha la tendenza naturale di voler godere per primo e da solo dei beni comuni (cd “bramosia naturale”); il secondo, è il forte desiderio da parte degli uomini di evitare in tutti i modi una morte violenta.</p><p>Hobbes dipinge, quindi, l’uomo naturale come “<mark>egoista</mark>” ed” <mark>egocentrico</mark>”, che si aggrega ad altri umani solo per il loro contributo nella realizzazione del suo tornaconto personale.</p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-08 15:14:04 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>lorenzo28gasparini</author>
         <link>https://padlet.com/lorenzo28gasparini/kl26uzsq87b0rivf/wish/3251293169</link>
         <description><![CDATA[<p><strong><em>“Se gli uomini accordano per commerciare, ciascuno si interessa non del socio, ma del proprio avere.</em></strong></p><p><strong><em>Se per dovere d’ufficio nasce un’amicizia formale, è più <mark>timore reciproco</mark> che amore, sicché da essa nasce talvolta una fazione, mai benevolenza.</em></strong></p><p><strong><em>Se si associano per diletto o a scopo di divertimento, ciascuno </em></strong>si<strong><em> compiace soprattutto di ciò che eccita il riso per sentirsi superiore (com’è nella natura del ridicolo) nel confronto con la bruttezza o l’infermità altrui.</em></strong></p><p><strong><em>Ogni associazione spontanea nasce o dal bisogno reciproco dall’ambizione, mai dall’amore o dalla benevolenza verso gli altri”. (“Il cittadino”, I, 2)</em></strong></p><p><br/></p><p>In questo estratto si comprende il fulcro del pensiero di Hobbes, cioè il <mark>timore reciproco</mark> degli uomini ad aggregarsi con gli altri. </p><p>Due sono le cause: l’uguaglianza naturale e “la guerra tutti contro tutti”.</p><p>La prima causa è per l’uguaglianza di tutti gli uomini, i quali sono stati creati da Dio seppur con qualità diverse ma uguali e nello stato naturale, sono in grado di uccidere e quindi non esiste la sicurezza assoluta sulla propria salvezza.</p><p>La seconda causa invece si rifà all’obbiettivo dell’uomo (voler godere per primo e da solo del bene comune): essendo un fine di tutti gli uomini, scatena i conflitti e le guerre tra gli individui.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-08 15:15:06 UTC</pubDate>
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         <author>lorenzo28gasparini</author>
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         <description><![CDATA[<p>Tuttavia, questo stato di guerra e conflitto non è permanente (dato che se così fosse porterebbe all’estinzione del genere); infatti l’uomo, spinto dell’istinto di sopravvivenza, valuta il proprio tornaconto e si aggrega ad altri uomini.</p><p>Quando questo però non succede, regna l’anarchia (es. guerre civili) che porta l’uomo a essere solo ed impaurito. L’unica soluzione a ciò è l'utilizzo della ragione, che porta l’uomo a calcolare ciò che può liberarci dal timore: le leggi.</p><p>Esse, quindi, sono frutto della nostra ragione calcolatrice e Hobbes ne individua tre fondamentali:</p><p><br/></p><p>1.<strong><em>“Pax est quaerenda”</em></strong>: il filosofo descrive questa legge nella sua opera” Il Leviatano” come:</p><p><strong><em>&nbsp;</em></strong></p><p><strong><em>“cercare e conseguire la pace in quanto si ha la speranza di ottenerla, e quando non si può ottenere, cercare e usare tutti gli ausili e i vantaggi della guerra”. (“Il Leviatano, I, XIV)</em></strong></p><p>&nbsp;</p><p>Per Hobbes la pace è sempre da ricercare, ma se ciò risulta vano, si può ricorrere alla guerra e a tutti i mezzi che ne conseguono;</p><p>&nbsp;</p><p>2.<strong><em>“Ius omnia est retinendum”</em></strong> (trad: “rinunciare al diritto su tutto”): legge che obbliga l’uomo a uscire dal proprio stato di natura dove pensa di avere potere illimitato;</p><p>&nbsp;</p><p>3.<strong><em>“Pacta servanda sunt” </em></strong>(trad: “i patti devono essere rispettati”): legge che obbliga gli uomini a rispettare i patti e la parola data.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-08 15:16:17 UTC</pubDate>
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         <author>lorenzo28gasparini</author>
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         <description><![CDATA[<p>Tuttavia, Hobbes sottolinea come, sebbene fondamentali, queste leggi possono essere infrante. E proprio da qui risiede il passaggio cardinale da stato di natura (“homo homini lupus”, poteri illimitati, guerra tutti contro tutti), a stato civile che avviene tramite la stipula di un contratto che sancisce la rinuncia a tutti i poteri da parte degli uomini.</p><p>Gli stessi poteri verranno poi acquisiti da un sovrano, che prende il nome di Leviatano (“mostro terribile”):</p><p><br/></p><p><strong><em>“Questa è l’origine del grande Leviatano o per usare maggior rispetto, di quel Dio mortale, al quale, dopo il Dio immortale, dobbiamo pace e difesa: giacché, per l’autorità conferitagli da ogni singolo uomo della comunità, ha tanta forza e potere che può disciplinare, col terrore, la volontà di tutti in vista della pace interna e dell’aiuto scambievole contro i nemici esterni”. (“Il Leviatano, II, XVII)</em></strong></p><p><br/></p><p>Per Hobbes, dunque, il sovrano ha potere assoluto (ciò consente di evitare le guerre civili) ed è l’unico che sancisce la differenza tra il bene e il male, non è soggetto alle leggi e non ha nessun dover verso i suoi sudditi.</p><p>Inoltre, il contratto viene definito dal filosofo come “irreversibile” e “unilaterale”, sottolineando come esso avvenga tra i sudditi e non tra il sovrano e i sudditi.</p><p>Ciò nonostante, il sovrano ha dei limiti che consistono nel divieto di obbligare i propri sudditi ad andare contro il proprio istinto di sopravvivenza e ad autoaccusarsi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-08 15:17:49 UTC</pubDate>
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         <author>lorenzo28gasparini</author>
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         <description><![CDATA[<p>Hobbes risulta quindi essere un sostenitore dell’assolutismo poiché vede l’uomo come egoista e incline alla violenza, condizioni per le quali, solo un contratto e un sovrano assoluto possono garantire la sicurezza e l’ordine di uno stato civile con la relativa limitazione della libertà.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-08 15:18:20 UTC</pubDate>
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         <author>lorenzo28gasparini</author>
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         <description><![CDATA[<p>Seguendo le orme di Hobbes e di tutti i giusnaturalisti che lo hanno preceduto, anche Locke per formulare il suo pensiero in merito allo stato di natura e alla politica decide di partire dalla definizione delle caratteristiche dell’uomo in natura.</p><p><br/></p><p><strong><em>“Per comprendere correttamente il potere politico, e derivarlo dalla sua origine, si deve considerare la condizione in cui gli uomini si trovano per natura, ovvero, uno stato di perfetta libertà (a State of perfect Freedom) di ordinare le loro azioni e disporre dei loro possessi e delle loro persone come meglio credono, nei limiti della legge di natura, senza chiedere licenza o dipendere dalla volontà̀ di un altro uomo. Una condizione anche di eguaglianza, in cui ogni potere e giurisdizione sono reciproci, poiché́ nessuno ne ha più di un altro, non essendoci nulla di più̀ evidente che le creature della stessa specie e dello stesso rango, destinate, senza distinzione, agli stessi vantaggi della natura, e all’uso delle stesse facoltà̀, debbano anche essere uguali le une alle altre, senza subordinazione o soggezione, se il signore e padrone di tutte loro, con una dichiarazione manifesta della sua volontà̀, non ne ha collocata una in posizione di preminenza sulle altre, e non le ha conferito, con una scelta chiara ed evidente, un diritto certo al dominio e alla sovranità̀.” &nbsp;(“Secondo Trattato sul Governo”, II)</em></strong></p><p><br/></p><p>Da questo estratto, comprendiamo come, secondo Locke, gli uomini nello stato di natura siano completamente liberi e totalmente uguali gli uni dagli altri per volere divino, inoltre si nota il fatto che essi sono esseri razionali capaci di decidere il loro destino.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-08 15:20:21 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>lorenzo28gasparini</author>
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         <description><![CDATA[<p>Se però si continua a leggere il trattato si comprende che questa libertà non è assoluta:</p><p><br/></p><p><strong><em>“6. Ma, sebbene sia uno stato di libertà, tuttavia non è uno stato di licenza; sebbene l’uomo abbia in quello stato un’incontrollabile libertà di disporre della sua persona e dei suoi possessi, non ha la libertà di distruggere sé stesso, né qualsiasi creatura in suo possesso, se non quando lo richieda un qualche fine più̀ nobile della sua mera conservazione. Lo stato di natura ha una legge di natura che lo governa, che obbliga tutti: la ragione, che è quella legge, se consultata, insegna all’umanità̀ tutta che, essendo tutti uguali e indipendenti, nessuno dovrebbe recar danno alla vita, alla salute, alla libertà e ai possessi di un altro”. &nbsp;(“Secondo trattato sul governo”, II)</em></strong></p><p><br/></p><p>Infatti, Locke ci spiega come sebbene gli uomini nello stato di natura fossero liberi, dovevano sottostare ad una legge ben definita: la ragione, che vieta agli uomini di recare danno alla vita, alla salute e ai beni di altri uomini.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-08 15:20:59 UTC</pubDate>
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         <author>lorenzo28gasparini</author>
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         <description><![CDATA[<p>Ciononostante, questa legge può essere infranta, portando così grande insicurezza e timore per la propria salvezza in tutti gli uomini.</p><p>Proprio qui risiede il passaggio centrale da stato di natura a stato civile:</p><p><br/></p><p><strong><em>“Infatti, essendo tutti re tanto quanto lui, essendo tutti suoi pari ed essendo per lo più poco rispettosi dell’equità̀ e della giustizia, il godimento della proprietà̀ che egli ha in questo stato è molto incerto, molto insicuro. Ciò̀ lo induce a desiderare di abbandonare una condizione che, per quanto libera, è piena di rischi e di continui pericoli. Non è senza ragione che egli cerca e desidera unirsi in società̀ con altri che sono già̀ riuniti, o hanno in mente di riunirsi, per la reciproca salvaguardia della loro vita, libertà e beni: cose che io denomino con il termine generale di proprietà̀.</em></strong></p><p><strong><em>Il grande e principale fine per cui dunque gli uomini si uniscono in Stati e si assoggettano a un governo è la salvaguardia della loro proprietà̀. A tale fine lo stato di natura è per molti aspetti inefficiente.” (“Secondo trattato sul governo”, VIII)</em></strong></p><p><br/></p><p>Gli uomini, attraverso un patto, rinunciano a tutte le loro libertà, concedendole allo stato civile, il quale assume il ruolo di garante.</p><p>Lo stato civile ha quindi come obbiettivo la tutela di tutte le libertà dei suoi sudditi tranne una, la libertà di vendetta. Questa libertà, come già detto, è quella che porta uno stato allo sbaraglio, scatenando conflitti tra i cittadini.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-08 15:21:40 UTC</pubDate>
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         <author>lorenzo28gasparini</author>
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         <description><![CDATA[<p>Oltre alla tutela dei cittadini lo stato ideato da Locke ha altre caratteristiche, come la divisione dei poteri. Infatti, Locke sviluppa un ideale di Stato che segua un concetto completamente contrario a quello di Hobbes e agli assolutisti, dividendo i poteri in: legislativo, esecutivo e federativo, precedendo l’idea di Montesquieu, il quale, qualche anno dopo sviluppò il principio del “potere frena potere”.</p><p>Un'altra delle caratteristiche più rilevanti dello stato civile del filosofo inglese è sicuramente il diritto di resistenza, attraverso il quale si concede ai cittadini la ribellione e la disobbedienza ai cittadini, nel caso in cui la legge civile dello Stato entri in conflitto con i principi del diritto naturale.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-08 15:22:10 UTC</pubDate>
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         <author>lorenzo28gasparini</author>
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         <description><![CDATA[<p>In conclusione, per Locke l'uomo è per natura razionale e dotato di diritti inalienabili, come la vita, la libertà e la proprietà. Lo stato di natura, pur essendo un luogo di libertà, è privo di garanzie certe, e quindi il passaggio allo stato civile diventa necessario per la protezione di questi diritti. Tuttavia, a differenza di Hobbes, Locke considera il potere politico come un contratto fondato sul consenso e sulla spartizione del potere, e sostiene che, qualora il governo violi i diritti dei cittadini, questi abbiano il legittimo diritto di resistere e rovesciarlo, ristabilendo così l'equilibrio e la giustizia.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-08 15:22:29 UTC</pubDate>
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         <author>lorenzo28gasparini</author>
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         <description><![CDATA[<p>Rousseau si pose dinnanzi al problema di una civiltà ingiusta e infelice, giungendo alla conclusione che ciò non è dovuto ad una maledizione divina o all’uomo stesso, bensì, a uno sviluppo distorto della società. Da qui la ricerca di una soluzione migliore.</p><p><br/></p><p><strong><em>“Tutti questi vizi non appartengono tanto all’uomo, quanto all’uomo mal governato”. (“Discorso sull’origine e sui fondamenti della disuguaglianza”)</em></strong></p><p><br/></p><p>Il pensiero politico del filosofo si basa quindi sulla ricerca delle condizioni necessarie per la formazione di uno Stato fondato sulla libertà e sull’uguaglianza: un’uguaglianza politica, morale e giuridica ma non economica. L’analisi viene portata avanti nell’opera: “Contratto sociale” che descrive un modello puramente teorico della società giusta. L’obbiettivo di questo scritto è quello di fungere come ordine di misura per le società già esistenti, portando avanti una questione di legittimità delle istituzioni; questo concetto viene inoltre avvalorato dal problema che la stessa opera si pone, cioè un ordine giusto che consenta a tutti una vita virtuosa e felice.</p><p><br/></p><p><strong><em>“L’uomo è nato libero e ovunque è in catene”</em></strong></p><p><br/></p><p>Con questa frase Rousseau decise di aprire l’opera, dando subito prova della sua opposizione ai giusnaturalisti negando l’esistenza di diritti naturali e ritenendo artifici dell’uomo la morale, il diritto e la proprietà privata.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-08 15:31:33 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>lorenzo28gasparini</author>
         <link>https://padlet.com/lorenzo28gasparini/kl26uzsq87b0rivf/wish/3251306520</link>
         <description><![CDATA[<p>La sua ostilità verso i giusnaturalisti viene rimarcata con l’idea che il passaggio allo stato civile non debba sacrificare la libertà e l’uguaglianza.</p><p><br/></p><p><strong><em>“[…] trovare una forma di associazione capace di difendere e di proteggere con la forza comune la persona e i beni di ogni associato, e in virtù della quale ognuno, unendosi a tutti gli altri, obbedisca tuttavia soltanto a sé stesso, e rimanga libero com’era prima”</em></strong></p><p><br/></p><p>Da qui bisogna distinguere dunque due tipi ti accordi:<strong><em> “pactum subiectionis”, </em></strong>patto che trasferisce poteri ad un’autorità esterna; <strong><em>“pactum unionis”</em></strong>, <strong><em>“alienazione totale di ogni associato, e di tutti i suoi diritti, nelle mani della comunità”</em></strong> (rinuncia di ogni individuo dei propri diritti e libertà trasferendoli alla comunità).</p><p>Come si potrebbe intuire Rousseau scelse il secondo tipo di accordo, garantendo così la creazione di un corpo politico basato sulla parità e sull’impegno reciproco.</p><p><br/></p><p><strong><em>“dato che ognuno si aliena completamente, la condizione è equale per tutti e nessuno ha interesse a renderla onerosa agli altri”</em></strong></p><p><br/></p><p>Nella società descritta dal filosofo francese quindi ogni individuo è contemporaneamente cittadino e suddito, e la sovranità non è altro che la volontà generale del popolo, che così facendo esercita direttamente il potere legislativo.</p><p>Tuttavia, con questo patto si bisogna sacrificare una parte di libertà, che però si compensa in un’assoluta garanzia: la dipendenza di ciascuno alla legge comune rende liberi.</p><p><br/></p><p><strong><em>“Ciascuno, dandosi a tutti, non si da a nessuno […] Un popolo libero obbedisce ma non serve; ha dei capi, ma non dei padroni; obbedisce alle leggi, ma solo alle leggi; ed è in virtù delle leggi che non diventa servo degli uomini”</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-08 15:32:26 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>lorenzo28gasparini</author>
         <link>https://padlet.com/lorenzo28gasparini/kl26uzsq87b0rivf/wish/3251306718</link>
         <description><![CDATA[<p>Rousseau ci tiene a specificare che la volontà generale non coincide con la volontà della maggioranza; infatti, essa emerge quando i singoli riescono ad astrarre dalle proprie motivazioni egoiste il bene comune, concludendo che la volontà generale è sempre nel giusto.</p><p>Il filosofo sceglie quindi come forma di governo migliore la democrazia diretta, non accettando alcuna forma di rappresentanza politica fondata sulla delega della sovranità popolare e criticando la monarchia costituzionale inglese:</p><p><br/></p><p><strong><em>“Il popolo inglese crede di essere libero, ma si sbaglia di grosso, lo è soltanto durante l’elezione. Dei membri del parlamento; appena questi sono eletti, esso diventa schiavo, non è più niente”</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-08 15:32:43 UTC</pubDate>
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         <title>J.-J. Rousseau, Il contratto sociale, I, 6</title>
         <author>lorenzo28gasparini</author>
         <link>https://padlet.com/lorenzo28gasparini/kl26uzsq87b0rivf/wish/3251312142</link>
         <description><![CDATA[<p><strong><em>“Ora, poiché gli uomini non possono generare nuove forze, ma soltanto unire e dirigere quelle esistenti, essi non hanno più altro mezzo, per conservarsi, che quello di formare, per aggregazione, una somma di forze che possa prevalere sulla resistenza degli ostacoli ricordati sopra, e di metterle in moto mediante un solo principio di azione e di farle agire di concerto.</em></strong></p><p><strong><em>Questa somma di forze non può nascere che dal concorso di piú individui: ma poiché la forza e la libertà di ciascun uomo sono i primi strumenti della sua conservazione, come potrà egli impegnarle senza nuocere a sé stesso e senza trascurare le cure che deve a se stesso? Questa difficoltà, riportata alla questione che mi son posto, può enunciarsi nei seguenti termini: “Trovare una forma di associazione che difenda e protegga con tutta la forza comune la persona e i beni di ogni associato, e mediante la quale ognuno, unendosi a tutti, non obbedisca tuttavia che a sé stesso e resti libero come prima”. È questo il problema fondamentale, di cui il contratto sociale dà la soluzione.</em></strong></p><p><strong><em>Le clausole di questo contratto sono talmente determinate dalla natura dell'atto, che una pur minima modificazione le renderebbe vane e prive di qualsiasi effetto; di guisa che, sebbene non siano forse mai state enunciate formalmente, esse sono ovunque le medesime, ovunque tacitamente ammesse e riconosciute, fino al momento in cui, per esser stato il patto sociale violato, ognuno rientra nei suoi diritti originari e riprende la sua libertà naturale, perdendo la libertà convenzionale per ottener la quale aveva rinunciato alla prima.</em></strong></p><p><strong><em>Queste clausole si riducono tutte, se correttamente intese, ad una sola, cioè all'alienazione totale di ogni associato, con tutti i suoi diritti, a tutta la comunità. Infatti, in primo luogo, poiché ognuno si dà tutto intiero, la condizione è uguale per tutti, ed essendo la condizione uguale per tutti, nessuno ha interesse a renderla gravosa agli altri.</em></strong></p><p><strong><em>Inoltre, poiché l'alienazione si fa senza riserve, l'unione è tanto perfetta quanto può esserlo e nessun associato ha più alcunché da pretendere. Se rimanesse infatti qualche diritto ai singoli, poiché non vi sarebbe alcun superiore comune in grado di pronunciarsi tra di loro e il pubblico, ognuno, essendo sotto qualche aspetto giudice di sé stesso, pretenderebbe ben presto di esserlo in tutto; ma allora continuerebbe a sussistere lo stato di natura e l'associazione diverrebbe necessariamente tirannica o vana.</em></strong></p><p><strong><em>Infine, ognuno, dandosi a tutti, non si dà a nessuno, e poiché non vi è nessun associato sul quale non si acquisti lo stesso diritto che gli si cede su di sé, si guadagna l'equivalente di tutto ciò che si perde e una maggior forza per conservare ciò che si ha.</em></strong></p><p><strong><em>Se dunque si toglie al patto sociale ciò che non è inerente alla sua essenza, si troverà che esso si riduce ai termini seguenti: “Ognuno di noi mette in comune la propria persona e tutto il proprio potere sotto la direzione suprema della volontà generale; e a nostra volta riceviamo nel corpo collettivo ogni membro come parte indivisibile del tutto”.</em></strong></p><p><strong><em>Questo atto di associazione dà vita istantaneamente, in luogo della persona particolare di ogni contraente, a un corpo morale e collettivo composto di tanti membri quanti sono i voti dell'assemblea; da questo stesso atto tale corpo riceve la propria unità, il proprio&nbsp;io&nbsp;comune, la propria vita e la propria volontà. Questa persona pubblica, che si forma così mediante l'unione di tutte le altre, prendeva un tempo il nome di&nbsp;Città, oggi prende quelli di&nbsp;Repubblica&nbsp;o di&nbsp;corpo politico; viene chiamata dai suoi membri&nbsp;Stato&nbsp;quando è passiva,&nbsp;Sovrano quando è attiva,&nbsp;Potenza&nbsp;quando è posta in relazione con quelle a lei simili. Per quanto riguarda gli associati, essi prendono collettivamente il nome di&nbsp;popolo, e si chiamano in particolare&nbsp;cittadini, in quanto partecipano all'attività sovrana, e&nbsp;sudditi, in quanto soggetti alle leggi dello Stato. Ma questi termini vengono spesso confusi e scambiati tra loro; basta saperli distinguere quando vengono adoperati in tutta la loro precisione.”</em></strong></p><p><br/></p><p>Il testo analizzava il concetto fondamentale di “contratto sociale” rispondendo alla domanda di come gli uomini possano vivere in una società e allo stesso tempo non perdere la loro libertà. In altre parole, per creare una forza combinata in grado di superare le barriere esterne, gli uomini dovrebbero unirsi tramite i contratti in cui non perdono i propri diritti e la libertà, ma in cui, parallelamente, si stabilisce l’ordine sociale.</p><p>&nbsp;</p><p>La prima parte del testo riflette sulla difficoltà di conciliare la necessità di aggregare le forze individuali senza compromettere la libertà personale. Rousseau pone quindi la questione cruciale: come può l'individuo unirsi agli altri senza perdere la propria autonomia? La risposta è il "contratto sociale", una forma di associazione che tutela la persona e i beni di ogni associato mentre consente a ciascuno di restare libero come prima, pur obbedendo a una volontà collettiva.</p><p>La seconda parte del testo espone le clausole di tale contratto, sostenendo che esse sono talmente determinanti da non ammettere modifiche. Il principio centrale è l’alienazione totale dei diritti individuali a favore della collettività. Ogni individuo, cedendo tutti i suoi diritti alla comunità, acquista in cambio la protezione e la forza della società, ma perde ogni prerogativa di giudice su sé stesso. Questo processo di alienazione garantisce che l’associazione sia perfetta, senza che nessuno possa rivendicare diritti particolari su altri.</p><p>Infine, la nascita del corpo politico è descritta come il risultato di questo atto di unione, che crea una "persona pubblica" dotata di volontà generale, la quale guida la società. Gli individui diventano "cittadini" quando partecipano all’attività sovrana e "sudditi" quando sono soggetti alle leggi. Il testo si conclude con una riflessione sui vari termini usati per definire lo Stato, come "Repubblica", "Sovrano" e "Potenza", che dipendono dalla funzione e dal ruolo che lo Stato assume in un determinato momento.</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-08 15:40:07 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>lorenzo28gasparini</author>
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         <description><![CDATA[<p>Le teorie del contratto sociale di Hobbes, Locke e Rousseau hanno lasciato un impatto profondo e duraturo sia susul pensiero politico moderno. Questi filosofi hanno plasmato la comprensione della legittimità del governo, dei diritti individuali e del ruolo dei cittadini nei sistemi politici contemporanei. </p><p>Nonostante siano state sviluppate secoli fa, queste teorie rimangono rilevanti nel contesto delle questioni e dei dibattiti politici contemporanei, senza dimenticare l'enorme impatto che ebbero al tempo, in un'Europa prossima alla grande rivoluzione francese.</p><p><br/></p><p>Un esempio cangiante del pensiero europeo moderno riconducibile a questi tre filosofi è l’uguaglianza di tutti gli uomini, senza distinzione fisica o economica.</p><p>Questo concetto viene rimarcato da molti stati europei, compresa l’Italia. La quale lo esplicita nell’articolo n.3 della costituzione:</p><p><br/></p><p><strong><em>“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni. Politiche, di condizioni personali e sociali. […]”("Costituzione italiana", art. 3)</em></strong></p><p>&nbsp;</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-08 16:38:19 UTC</pubDate>
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