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      <title>Ti scrivo di me by anna cavallo</title>
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      <description>Lettere e diari d&#39;autore</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-06-06 21:36:39 UTC</pubDate>
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         <title>GIOVANNI PANZARELLA</title>
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         <description><![CDATA[<div>CARO, DIARIO ECCOMI QUI DISTESO SU QUESTO MARE DI CROTONE, ANCHE TU SEI QUI CON ME IN QUESTO MOMENTO, STIAMO FACENDO UNA VACANZA BELLISSIMA OGNI GIORNO MI FACCIO UN BAGNO SU QUESTO MARE CHE TI PUOI ANCHE SPECCHIARE, DALLA SPIAGGIA SI POSSO VEDERE ANCHE DEI PESCI PICCOLI PECCATO CHE TU NON POSSA VEDERLI, DOMANI PIOVERA' QUINDI OGGI&nbsp; MI GODO QUESTO MARE, ADESSO DEVO ANDARE A FARE UN BAGNO CI RISENTIAMO TRA 20 MINUTI QUANDO ESCO...... CIAO<br>                          GIOVANNI.P</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-07-23 10:41:59 UTC</pubDate>
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         <title>SILVIA BURATTO</title>
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         <description><![CDATA[<div><br>Cari mamma e papà,<br>è da un po’ ormai che non vi scrivo. Qui le cose vanno bene: il mio nuovo lavoro da cameriera nella casa del duca mi stanca molto, anche se la mia stanchezza è compensata da tutte le cose meravigliose che qui a Venezia mi circondano. Per prima cosa la casa che o come potrete immaginare è la più grande di tutto il paese, si trova in cima ad una collina, ed ha un giardino immenso dove la sera, o durante le pause, faccio delle stupende passeggiate. Mi sono fatta molte amiche, qui sono tutti gentili, e vi potrà sembrare strano ma anche i nobili lo sono. I miei compiti sono per lo più andare a fare la spesa, dove mi diverto un sacco perché ci vado con la mia più grande amica Rose. A volte compriamo qualcosa anche per noi ma mai cose troppo costose altrimenti prima o poi ci scopriranno. Il mio compito è anche quello di fare i letti e sono diventata così brava mamma che tu non mi sgrideresti più per quella minuscola piega al fondo del letto. Spesso organizzano feste ed io sono quella che dirige i preparativi. È da quando sono arrivata che mi hanno affidato questo incarico. Le altre un po’ mi invidiano: me l’hanno detto però ho detto loro che in realtà non è un bell’incarico. Infatti proprio l’altro giorno quando ho cambiato le tende per la festa del giorno dopo, la figlia maggiore si è lamentata perché lei non voleva quelle tende, così abbiamo dovuto rifare tutto. Insomma fare questo tipo di lavoro è proprio difficile perché bisogna fare tutto perfetto! Per quanto riguarda la mia camera, si trova all’ultimo piano e la vista è spettacolare. Di notte infatti si vede in primo piano un\ albero che domina la città, composta da case e un campanile che in mezzo a quest’ultime risulta altissimo. Il cielo invece di un blu intenso e costellato di stelle lucenti ma protagonista tra tutte la luna. Ma non volevo lasciare all’immaginazione la visione di questo paesaggio e in una notte in cui non dormivo mi sono alzata e l’ho dipinto. Per adesso è tutto qui quello che avevo da dirvi se on aggiungere che mi mancate moltissimo e spero di riabbracciarvi presto.<br><br></div><div>Silvia  <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-07-28 14:11:39 UTC</pubDate>
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         <title>MATTEO PERNETTA</title>
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         <description><![CDATA[<div> </div><div>E’ da settimane che oramai non si sente parlare d’altro, tutti aspettano con trepida attesa il giorno del sabato grasso quando la Mugnaia uscirà dal balcone del Municipio. Ad Ivrea, nella città dei miei nonni paterni, il carnevale è considerato l’evento atteso per tutto l’anno, le strade sono abbellite con stendardi e bandiere colorate che simboleggiano i vari rioni che si scontreranno sui carri trainati da cavalli nella famosa battaglia delle arance. La tradizione del Carnevale di Ivrea come sento raccontare sempre dalla mia famiglia risale alla metà del 1800, la Mugnaia e’ la figura piu’ importante della manifestazione, la storia racconta che era la figlia di un mugnaio e a breve doveva sposarsi e lei che ha dato il via alla rivolta popolare uccidendo il malvisto signore della città che vessava gli abitanti di Ivrea ed esigeva anche di trascorrere la prima notte di nozze con le promesse spose . Il pomeriggio che segue il sabato grasso scendo sempre in fretta in paese, le strade di accesso vengono chiuse per permettere il passaggio del corteo storico alcuni a piedi altri a cavallo con vestiti e divise fatte cucire apposta da sartorie specializzate. Tantissima gente che arriva anche dall’estero. Arriva la Mugnaia sulla carrozza, sempre scortata dal Generale , colui che nei giorni del carnevale riceve le chiavi della città dal sindaco, getta mimose e caramelle ai  passanti e lei che annuncia la battaglia che si svolge nelle varie piazze del centro storico .Nella battaglia ci sono le squadre a piedi senza alcuna protezione che combattono contro gli aranceri sui  carri protetti da caschi di cuoio. Prima si uscire di casa la nonna mi ricorda di indossare il berretto frigio il copricapo rosso tipico perché chi non lo porta può essere preso di mira dagli aranceri e porto con me una sacca dove mettere le arance che un po’ raccolgo e un po’ tiro anche io .Nel tardo pomeriggio le piazze si svuotano e rimane nell’aria l’odore di arancia e di qualcos’altro misto agli escrementi dei cavalli, che sinceramente non è proprio un buon profumo, arrivo a casa sempre con gli stivali di gomma inzuppati e la casacca del mio borgo schizzata di pezzi di arance , la nonna non sembra mai molto contenta al mio rientro e mi manda subito a fare una doccia, riesco sempre però a farmi perdonare con la mimosa raccolta nella giornata. Ogni anno il Carnevale di Ivrea mi lascia bei ricordi. Quest’anno ho acquistato un dipinto di un pittore locale che penso appenderò alle pareti della mia stanza. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-07-30 19:43:48 UTC</pubDate>
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         <title>ALA BEATRICE</title>
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         <description><![CDATA[<div>Caro diario,&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;</div><div>Oggi con la mia famiglia sono partita per un viaggio speciale, andiamo a Parigi. I miei genitori, hanno anche avuto la brillante idea di andare in macchina. Per fare almeno il doppio delle ore. La prima cosa da fare arrivati a Parigi, ancora prima di andare a posare i bagagli all’ hotel, è andare a vedere la Gioconda al museo dell’ Louvre a Parigi. Prima di partire, sapendo già di andare a vedere la Gioconda ho fatto qualche ricerca su internet. La Gioconda detta anche Monna Lisa, è esposta al museo dell’ Louvre a Parigi. È un dipinto a olio su tavola di legno di pioppo realizzato da Leonardo da Vinci tra il 1503 al 1504. È un dipinto che ritrae una donna dal sorriso oscuro e misterioso. Appena arrivati a Parigi io e la mia famiglia ci siamo diretti verso il museo dell’ Louvre, per vedere la Gioconda. Quando siamo entrati abbiamo guardato con molta attenzione i quadri, ma appena davanti alla Gioconda siamo rimasti affascinati da tale bellezza. Io mi sono immaginata in quell’epoca. A guardare Leonardo da Vinci che dipingeva la Gioconda. Un’ altra sensazione che ho provato davanti alla Gioconda e che me l’ ha aspettavo molto più grande, invece è solo 77 cm x 53 cm. Dopodiché mi ha colpito il fatto che c’era tanta gente attorno a guardare la Gioconda. Guardando il quadro sembra che la Gioconda sia seduta su un balcone, con dietro un paesaggio. Lei ha i capelli mossi e scolti. Ha un mezzo sorriso, e se tu la guardi in ogni posizione sembra che lei ti stia guardando. È vestita con abiti scuri e pesanti. Il paesaggio sembra che sia su due livelli diversi. In lontananza c’è un fiume, con degli alberi sulle sponde. La Gioconda è in rimo piano e il paesaggio in secondo. Ora devo andare. Ma spero che domani sia una giornata entusiasmante come quella di oggi. ti saluto a domani.<br><br>Beatrice<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-07-30 21:33:06 UTC</pubDate>
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         <title>Giorgia Novero</title>
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         <description><![CDATA[<div>Caro Diario,<br>Un po' di tempo fa io e la mia famiglia abbiamo deciso di cambiare la mia stanza, di farne una nuova.<br>Eravamo stufi di vederla così buia e vuota. Hanno detto che potrò decidere io come farla.<br>Tra poco arriveranno i muratori e devo dire loro la mia idea, ma io ho deciso di dirla prima a te anhge se non potrai dirmi la tua opinione.<br>Innanzitutto ho deciso di ingrandirla leggermente togliendo posto al bagno, poi la farò tutta azzurra e il pavimento sarà di legno con due porte: una che dà sul bagno e l'altra che dà sul corridoio.<br>Poi appenderò un asciugamano vicino alla porta che dà sul bagno e metterò due sedie: una lì vicino per sedermi mentre aspetto il mio turno, e l'altra vicino al letto che fa da comodino.<br>Metterò un sacco di quadri famosi raffiguranti persone o paesaggi visto che mi piace molto avere un tocco d'arte nella mia stanza.<br>Ci sarà una finestra con i bordi verdi che farà luce sulla scrivania la quale ho deciso di mettere per quando riprenderò a fare i compiti. Sopra alla scrivania aggiungerò uno specchio dove potrò guardarmi prima di andare a scuola.<br>Visto che ci sarà a disposizione ancora un sacco di spazio ho deciso di aggiungere alla mia camera un letto enorme che potrò coprire con un piumone del mio colore preferito, il rosso, e metterci tanti cuscini proprio come piace a me. Sotto al letto metterò dei cassettoni per i miei vestiti.<br>Inoltre tra il letto e il muro farò lasciare un piccolo spazietto dove farò mettere un attaccapanni per appenderci le giacche.<br>Adesso sono appena arrivati i muratori devo andare sennò si fa tardi e dovranno sceglierla i miei genitori.<br>Spero che la mia idea per la nuova stanza ti sia piaciuta.<br>Ti scriverò domani per farti sapere com'è andata.<br>Un bacio.<br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-08-01 15:16:46 UTC</pubDate>
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         <title>ELENA BERTOLINO</title>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Savana africana&nbsp; &nbsp;<br>                                 30-07-2018&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<br>Cara mamma,&nbsp;<br><br></div><div>ormai è molto tempo che non ci sentiamo e per questo ho pensato di mandarti un saluto dalla savana africana.&nbsp;<br><br></div><div>Dall’ultimo giorno passato con te, sino ad ora, molte abitudini sono cambiate. Per prima cosa, questo luogo è completamente incontaminato, tutto il territorio è caratterizzato da erba, alberi ed animali. Ovviamente la routine giornaliera è molto diversa rispetto a quella a cui ero abituata, a partire dalla nutrizione fino alle classiche abitudini quotidiane.&nbsp;<br><br></div><div>Ma proprio ieri si è avverato uno dei miei più grandi desideri, che mi ha fatto capire che era giunto il momento ideale per scriverti. Ora ti racconterò tutto, ma lo farò con calma, affinché possa incuriosirti sempre di più.&nbsp;<br><br></div><div>Ero alla ricerca di una pianta da studiare, quando ad un tratto ho sentito un frastuono, simile ad una tempesta, che ha attirato la mia attenzione. Ho alzato lo sguardo e ho visto a circa cinquanta metri da me, della polvere che si alzava, una massa che viaggiava nella mia direzione. Subito ho capito che si trattava di animali e man mano che si avvicinavano a me, ho compreso che tali animali erano proprio elefanti. Più si avvicinavano e più dettagli riuscivo a mettere a fuoco. Gli elefanti erano sei: tre mamme e tre cuccioli. Cinque dei sei animali, ospitavano in groppa un uomo, solo uno, un cucciolo, non era cavalcato da nessuno, ma seguiva la mandria. Mamma, non puoi neanche immaginare quanto fossi felice mentre osservavo quegli animali correre.&nbsp;<br><br></div><div>Pensavo che di tutto il mio viaggio quello fosse stato il mio regalo, ma mi sbagliavo perché la sorpresa non era nemmeno incominciata. Ad un tratto gli elefanti hanno iniziato a rallentare, fino a camminare e a fermarsi davanti a me. Il mio cuore batteva a mille. Gli uomini a comando degli elefanti parlavano una lingua strana che non riuscivo a capire. Ho provato a salutarli e a parlare loro in inglese, ma nulla da fare, non mi capivano. Allora ho tagliato la testa al toro e ho tentato con l’italiano e stranamente uno di loro mi ha capita. Abbiamo parlato un po’, mentre gli elefanti mangiavano, mi sono presentata, gli ho raccontato&nbsp; di me e gli ho detto che cosa stessi facendo prima del suo arrivo scatenato. Lui ha fatto la stessa cosa. Parlava a stento l’italiano, da questo si capiva un’origine straniera. Il suo nome è Adam, come il ragazzo africano che abbiamo adottato a distanza, appartiene ad una tribù africana, il cui scopo è salvaguardare l’ambiente, in particolare la savana alberata africana. Ogni giorno si prende cura dei suoi elefanti, che sono in tutto sei, proprio quelli con cui poco prima stava correndo sfrenatamente. Mi ha spiegato che la mamma e il proprio cucciolo sono contraddistinti da un velo con la stessa fantasia che ricopre il dorso. Inoltre mi ha detto che ad ogni elefante ha accostato un amico fidato che possa occuparsi nel dettaglio dell’animale. Adam ha però riservato a sé il&nbsp; suo elefante preferito di nome Zuma.&nbsp; Il figlio di Zuma è però ancora l’unico elefante che non possiede una guida personale. Infine mi ha spiegato come ha imparato l’italiano. Mi ha raccontato che da piccolo è stato adottato a distanza da una famiglia italiana e recandosi più volte a trovare la mamma ha imparato la lingua. Inoltre mi ha detto il nome della mamma adottiva, ovvero Giovanna, del papà Aldo, mi ha detto che è morto quando lui non era ancora nato ed infine mi ha parlato di una sorella di nome Elena che però non ha mai visto perché ogni volta che andava in Italia, la ragazza era in giro per il mondo a studiare. Trovando coincidenze così simili alla nostra famiglia, gli ho fatto domande più specifiche e ho scoperto di aver trovato mio fratello. Mamma sono veramente felice, pensavo che non l’avrei mai visto e invece ora è qua con me.<br><br></div><div>Ma la mia avventura non era ancora terminata. Ho parlato ancora un po’ con Adam, mentre lui traduceva tutto ai suoi amici. Successivamente mi ha chiesto quanto tempo fossi rimasta li e io gli ho risposto che sarei stata minimo un anno e poi in base all’andamento delle mie ricerche, avrei deciso cosa fare nel futuro. Allora mi ha invitata a vivere nel suo villaggio ed a prendermi cura di Lillo, il figlio di Zuma, sino a quando non me ne fossi andata. L’unico problema era però il lavoro. Mio fratello allora mi ha proposto di andare ogni giorno ad esplorare insieme a lui, i suoi amici e tutti i suoi elefanti. Mi è sembrata un’idea fantastica, dunque ho accettato.&nbsp;<br><br></div><div>Ho ancora molto da dirti, ma tra poco devo proprio andare. Ma devo raccontarti almeno un’ultima cosa. Dopo aver parlato, Adam ha iniziato ad insegnarmi a cavalcare gli elefanti, ha notato un mio talento e mi ha fatto partecipare alla corsa degli elefanti. E’ davvero qualcosa di fantastico, devi provarlo anche tu. Ora però devo proprio andare, mi aspetta il mio primo giorno di lavoro con Adam.<br><br></div><div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Ci sentiamo presto, un grande abbraccio</div><div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Elena&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-08-01 21:48:43 UTC</pubDate>
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         <title>ELISEA NICOLAZZO</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Caro Diario<br>Qualche giorno fa sono uscita con la mia cara amica Giada e siamo andate al lago per dare da mangiare alle papere come tutti i giorni ma ad un tratto ho sentito delle risate e così io e Giada ci avvicinammo per vedere di chi fossero quelle risate,erano di un bambino che giocava con la sua mamma,erano felici insieme e guardavano lontano ma io non capivo dove stesero guardando non c'era nulla solo un immenso cielo azzurro,il giorno dopo tornai da sola sul lago mi sedetti per ore e cercai di capire cosa guardavano ma niente non capivo,finchè ad un tratto non vidi una luce provenire da lontano e li vidi un faro...dopo poco arrivò la mamma con l figlio e mi raccontarono che quel faro apparteneva al nonno del bambino che era morto qualche anno prima e che la sua luce gli ricordava il sorriso del nonno.Da quel giorno andai tutti i giorni a vedere il faro</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-08-31 14:32:20 UTC</pubDate>
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