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      <title>Modelli Atomici by Maria Lorena Gaman</title>
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      <description>Realizzato con destrezza</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-11-14 16:53:35 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>mlg151609</author>
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         <description><![CDATA[<div>Elettrone: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_John_Thomson">Joseph John Thomson</a><strong>1897</strong></div><div>Neutrone: James Chadwick <strong>1932</strong></div><div>Protone: Ernest Rutherford <strong>1919</strong><figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:300,&quot;url&quot;:&quot;http://www.biopills.net/wp-content/uploads/2016/01/atomo.jpg&quot;,&quot;width&quot;:600}" data-trix-content-type="image"><img src="http://www.biopills.net/wp-content/uploads/2016/01/atomo.jpg" width="600" height="300"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure>Studiando gli effetti delle scariche elettriche attraverso gas rarefatti in un tubo catodico il fisico inglese <strong>Joseph John Thomson </strong>(1856-1940) giunse a stabilire (1897) che <strong>i raggi catodici sono formati da particelle dotate di carica negativa </strong>presenti negli atomi di tutti gli elementi. Tali particelle subatomiche, di massa molto più piccola di qualsiasi atomo conosciuto, furono chiamate <strong>elettroni. </strong>La carica dell'elettrone è considerata la <strong>carica elementare negativa </strong>e per convenzione le viene attribuito <strong>valore unitario −1 u.m.a.</strong></div><div>Effettuando altre esperienze con un tubo a raggi catodici modificato (1886), erano stati scoperti raggi aventi direzione opposta a quella dei raggi catodici, in quanto associati a particelle dotate di carica positiva (<strong>raggi positivi, </strong>meglio noti come <strong>raggi anodici </strong>o r<strong>aggi canale</strong>). La massa di queste particelle risultava variabile in rapporto al gas presente nel tubo e molto più grande della massa dell'elettrone (si trattava di ioni, cioè di atomi privi di cariche negative). Lo stesso Thomson studiò in seguito questo fenomeno e, insieme ad altri, osservò che la massa delle particelle positive costituenti i raggi anodici assumeva un valore minimo quando il gas utilizzato era l'idrogeno. In questo caso si formavano ioni idrogeno (H+) che, in anni seguenti, furono definitivamente identificati come particelle subatomiche, chiamate protoni, presenti negli atomi di tutti gli elementi. Il <strong>protone è una particella dotata di carica elettrica unitaria positiva </strong>(+1), e con una massa pari a 1836 volte quella dell'elettrone, corrispondente, con buona approssimazione, a 1 unità di massa atomica (u).</div><div><br>&nbsp;<br><br><br></div><div><strong>Il modello atomico di Thomson<br></strong><br></div><div>Nel 1904,<strong>Thomson, </strong>in base ai dati di cui disponeva avanzò l'ipotesi, detto <strong>modello atomico di Thomson, </strong>secondo cui <strong>l'atomo </strong>era rappresentabile <strong>come una massa sferica con cariche elettriche positive uniformemente distribuite e contenente immersi nel suo interno un ugual numero di elettroni, </strong>in modo che il tutto risultasse elettricamente neutro. Il modello di Thomson si rivelò ben presto inadeguato a spiegare una serie di fenomeni fisici.<figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:720,&quot;url&quot;:&quot;http://slideplayer.it/2652830/9/images/1/Modello+Atomico+di+Thomson.jpg&quot;,&quot;width&quot;:960}" data-trix-content-type="image"><img src="http://slideplayer.it/2652830/9/images/1/Modello+Atomico+di+Thomson.jpg" width="960" height="720"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div><div><br>&nbsp;<br><br><br></div><div><strong>Il modello atomico di Rutherford<br></strong><br></div><div>Un importante passo successivo nella comprensione della struttura dell'atomo fu compiuto dal fisico neozelandese <strong>Ernest Rutherford </strong>(1911), attraverso l'impiego di particelle alfa (α) emesse da un materiale radioattivo, per bombardare un bersaglio costituito da una sottilissima lamina d'oro. La maggior parte delle particelle α attraversava la lamina metallica in linea retta, mentre una loro piccolissima frazione veniva deviata o addirittura respinta dalla lamina. Rutherford ne dedusse che le particelle α potevano essere deviate o respinte solo ammettendo che <strong>gli atomi siano formati da una piccolissima zona centrale, detta nucleo,</strong>di carica positiva e nella quale è concentrata tutta la massa dell'atomo <strong>e da un grande spazio circostante dove sono presenti elettroni </strong>che ruotano intorno al nucleo secondo orbite circolari (modello di Rutherford o modello atomico planetario, 1911).Rutherford valutò in seguito che la carica positiva del nucleo corrisponde al numero di protoni. Tale numero è detto <strong>numero atomico (simbolo </strong><strong><em>Z</em></strong><strong>) </strong>e in un atomo neutro corrisponde al numero degli elettroni.<br><br></div><div>Rutherford rilevò inoltre che la massa del nucleo calcolata sulla base del numero di protoni, risultava sempre <em>inferiore </em>alla massa reale dell'atomo. Era quindi ipotizzabile la presenza nel nucleo di un altro tipo di particelle.<br><br></div><div>Queste particelle, chiamate <strong>neutroni (</strong><strong><em>n</em></strong><strong>), </strong>furono poi individuate nel 1932 dal fisico inglese James Chadwick: esse risultarono <em>prive di carica e dotate di una massa circa uguale a quella del protone</em>.<figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:720,&quot;url&quot;:&quot;http://slideplayer.it/2652830/9/images/2/RUTHERFORD+%28He%2B%2B%29.jpg&quot;,&quot;width&quot;:960}" data-trix-content-type="image"><img src="http://slideplayer.it/2652830/9/images/2/RUTHERFORD+%28He%2B%2B%29.jpg" width="960" height="720"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure><br> <strong>L'Atomo di Bohr<br></strong>&nbsp;Il modello atomico di Nils Bohr corrispondeva in parte a quello di Rutherford (1917), ma introduceva una sostanziale novità: la quantizzazione dell'energia totale associata e un elettrone in un atomo fosse quantizzata, cioè potesse assumere solo determinati valori tali da consentirgli di percorrere traettorie circolari privilegiate, chiamate <em>orbite stazionarie</em>.<br> Il modello atomico di Bohr è molto più difficile da capire, perchè non utilizza concetti della fisica classica e si basa sulle moderne teorie della meccanica quantistica.<br> Per elaborare il suo modello Bohr si basò su due concetti:<br> - finchè un elettrone gira nella sua orbita non perde e non acquista energia;<br> - quando per effetto di una scarica elettrica o per riscaldamento, viene somministrata energia all'atomo.<figure class="attachment attachment--preview" data-trix-attachment="{&quot;contentType&quot;:&quot;image&quot;,&quot;height&quot;:720,&quot;url&quot;:&quot;http://slideplayer.it/801479/2/images/12/IL+MODELLO+ATOMICO+QUANTICO+DI+BOHR.jpg&quot;,&quot;width&quot;:960}" data-trix-content-type="image"><img src="http://slideplayer.it/801479/2/images/12/IL+MODELLO+ATOMICO+QUANTICO+DI+BOHR.jpg" width="960" height="720"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-11-14 16:55:45 UTC</pubDate>
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