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      <title>La tutela del patrimonio culturale 2H by Casillo Silvana</title>
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      <description>Art. 9 della Costituzione&quot;La Repubblica promuove lo sviluppo e la ricerca scientifica e tecnica.Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione&quot;.</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-01-05 18:18:00 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>silvanacasillo</author>
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         <description><![CDATA[<p>Consegna</p><p>L'Europa è un Continente ricco di meraviglie che meritano di essere viste.I siti Unesco in Europa sono circa 1100.Scegli dall'elenco in base all'elenco alfabetico della tua classe, un sito esponedo la sua storia . Ricordati di inserire una foto!</p><ol><li><p>LAGHI DI PLITVICE, CROAZIA</p><p><br></p></li><li><p>LA FORESTA DI BIALOWIEZA, POLONIA</p><p><br></p></li><li><p>VLKOLÍNEC, SLOVACCHIA</p><p><br></p></li><li><p>LAS MÉDULAS, SPAGNA</p><p><br></p></li><li><p>MONASTERO DI RILA, BULGARIA</p><p><br></p></li><li><p>MONT-SAINT-MICHEL, FRANCIA</p><p><br></p></li><li><p>MONASTERO DI ALCOBAÇA, PORTOGALLO</p><p><br></p></li><li><p>LE CHIESE DELLA PACE DI JAWOR E ŚWIDNICA, POLONIA</p><p><br></p></li><li><p>CHIESA DI URNES, NORVEGIA</p><p><br></p></li><li><p>GIANT’S CAUSEWAY, IRLANDA DEL NORD</p><p><br></p></li><li><p>TREBIC, REPUBBLICA CECA</p><p><br></p></li><li><p>SANTUARIO DI WIES, GERMANIA</p><p><br></p></li><li><p>PIRIN NATIONAL PARK, BULGARIA</p><p><br></p></li><li><p>CITTÀ VECCHIA DI MOSTAR, BOSNIA</p><p><br></p></li><li><p>ILULISSAT ICEFJORD, DANIMARCA</p></li></ol><p><br></p><p>16.PALAU DE LA MÚSICA CATALANA, BARCELLONA</p><p><br></p><p>17.CENTRO STORICO DI BERAT, ALBANIA</p><p><br></p><p>18.TROGIR, CROAZIA</p><p><br></p><p>19.PONT DU GARD, FRANCIA</p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-05 18:20:23 UTC</pubDate>
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         <title>UNESCO</title>
         <author>silvanacasillo</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>L'Unesco</strong> è l'agenzia specializzata dell'ONU che aiuta i Paesi di tutto il mondo a difendere e valorizzare il proprio patrimonio culturale ,iscrivendoli in una lista in continuo aggiornamento che ad oggi conta più di 1100 luoghi e opere.Essi  si dividono: in <strong>patrimoni culturale</strong> ,frutto della storia, dell'arte, della scienza;( aree archeologiche, chiese, templi)<strong>patrimoni naturali</strong>, ossia luoghi significativi dal punto di vista naturalistico( parchi naturali)e <strong>patrimoni misti </strong>perchè uniscono cultura e natura. </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-07 17:08:28 UTC</pubDate>
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         <title>Il parco si trova per il 90,7% nella regione della Lika e di Segna e per la parte restante nella regione di Karlovac. La distanza dai principali centri è di 140 km da Zagabria, 219 da Spalato, 170 da Fiume.</title>
         <author>federicoangelo026</author>
         <link>https://padlet.com/silvanacasillo/kayi5xyofcuho7el/wish/2845574727</link>
         <description><![CDATA[<p>Angelo Alvitti 2 H</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 13:20:27 UTC</pubDate>
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         <title>La Chiesa di Urnes</title>
         <author>wuwuwuwu260</author>
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         <description><![CDATA[<p>La chiesa di Urnes è una chiesa in legno strutturale del XII secolo situata nella municipalità di Luster, lungo il Lusterfjord, nella Norvegia centrale. È la più antica delle circa trenta stavkirke attualmente esistenti in Norvegia e rappresentò un modello per l'architettura scandinava in legno alla fine dell'epoca vichinga.La chiesa fu edificata intorno al 1130 e si trova ancora nella sua posizione originaria: secondo gli storici sarebbe la più antica nel suo genere.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 13:36:05 UTC</pubDate>
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         <title>IL MONASTERO DI ALCOBACA</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Il Monastero di Alcobaça è uno dei primi edifici portoghesi che venne fondato nel 1153 come dono per Bernando di Chiaravalle dal primo re portoghese Alfonso I. La costruzione del monastero iniziò nel 1178, dopo circa 25 anni dall'arrivo dei monaci cistercensi nella regione di Alcobaça. All'inizio i monaci vivevano in case di legno e si trasferirono in quelle di pietra solo nel 1223. La chiesa venne completata nel 1252. Chiesa e monastero furono i primi edifici gotici del Portogallo. L'ultimo ritocco al complesso medievale venne dato nel tredicesimo secolo, quando re Dionigi I ordinò la costruzione del chiostro gotico, chiamato CHIOSTRO DEL SILENZIO. Il monastero comprendeva anche zone agricole e una scuola pubblica venne aperta nel 1269. Esso era molto importante perchè molti re vennero seppelliti al suo interno, come re Alfonso II, Alfonso III, Pietro I, Alfonso IV, la regina Urraca, ecc. Durante il regno di Manuele I venne aggiunto il secondo piano al chiostro ed una sagrestia; venne ampliato con l'aggiunta di un chiostro e di torri alla chiesa. Il grande terremoto di Lisbona del 1755 distrusse alcuni edifici minori e una parte della sacrestia, ma i danni maggiori vennero causati dall'invasione delle truppe francesi nel 1800. Oggi il monastero di Alcobaça è una delle maggiori attrazioni turistiche del Portogallo.  </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 14:05:55 UTC</pubDate>
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         <title>Monastero di rila</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p> Christian Bianco 2H</p><p><br></p><p>Bulgaria: il monastero di Rila</p><p>L'ANIMA DELLA BULGARIA</p><p><br></p><p>L’anima della Bulgaria riposa proprio qui, al Monastero di Rila (in bulgaro: Рилски Манастир, Rilski Manastir), tappa imprescindibile dei nostri viaggi nella penisola balcanica: il monastero, a circa 120 km da Sofia, è situato sul monte Rila a 1.147 metri sopra il livello del mare, immerso in un paesaggio naturale mozzafiato, tra conifere e altre piante profumate, circondato dai piccoli fiumi Rila e Drušljavica, e dalle montagne più alte del paese, che specialmente in inverno quando la neve caratterizza il panorama circostante, regala emozioni da fiaba. È uno dei nove siti della Bulgaria a potersi fregiare del titolo di Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, di cui è stato insignito nel 1983. La sua importanza è legata al fatto di aver preservato la cultura e le tradizioni religiose durante l’invasione ottomana, divenendo, così, il simbolo dell’ortodossia bulgara.</p><p><br></p><p>Il monastero venne fondato nel X sec. dai discepoli di San Giovanni di Rila, le cui reliquie sono esposte nella chiesa del santuario, e che dimorava in una grotta poco distante.  Oggi San Giovanni viene venerato sia dalla chiesa cattolica che da quella ortodossa. Il monastero venne progressivamente ampliato, raggiungendo il periodo di massimo splendore tra il XII e il XIV sec., per poi essere distrutto nel 1378 a seguito dell’invasione ottomana. Durante la dominazione turca fu comunque un luogo che tenne viva la cultura bulgara, e cominciò a rifiorire a partire dal XV sec. Nel 1833 un incendio lo distrusse nuovamente, ma venne completamente ricostruito nella forma che vediamo oggi grazie alle donazioni sostanziose delle famiglie bulgare più influenti. Con le sue alte mura di cinta e le molteplici feritoie, il santuario, almeno esteriormente, assomiglia più ad una fortezza che ad un monastero. Ma basta varcare la soglia, completamente dipinta, che l’atmosfera muta, trasportando i visitatori in un mondo antico, fatto di colori, architetture complesse, porticati con dettagli intagliati, tra decori e legno.</p><p><br></p><p>Il complesso è composto da un edificio di quattro piani con 300 celle, la torre del despota Hrelio e da un grande cortile dominato dalla chiesa dedicata alla “Natività della Vergine”, con le sue 5 cupole decorate e le architetture che uniscono elementi medievali a barocchi, pitture murali che si alternano a marmi geometrici e legno sapientemente intagliato. Al suo interno sono racchiusi preziosi dipinti, d’ispirazione religiosa, sempre preservati dalle continue invasioni dell’Impero Ottomano. Come legati al culto religioso sono anche gli affreschi che si trovano sotto il porticato. Solo qui, tra archi e pareti, se ne contano più di un migliaio, e le scene sono tutte tratte dal Vangelo.</p><p><br></p><p>Merita di certo una visita il Parco Nazionale di Rila, tra cascate e ruscelli, da percorrere per raggiungere anche i sette incantevoli laghi di origine glaciale.</p><p><br></p><p>Il Monastero di Rila riesce a mantenere un’atmosfera mistica, grazie anche agli stessi visitatori che mostrano grande rispetto, visitandolo in silenzio. Qui l’uso sapiente dei colori e i diversi stili utilizzati nelle architetture rendono magico il monastero, uno degli edifici architettonici (oltre che culturali e storici) più importanti della Bulgaria, luogo perfetto dove perdersi tra l’arte e la storia di questo Paese.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 14:08:41 UTC</pubDate>
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         <title>LE CHIESE DELLA PACE JAWOR,POLONIA</title>
         <author>4nkbzhg5wd</author>
         <link>https://padlet.com/silvanacasillo/kayi5xyofcuho7el/wish/2845643737</link>
         <description><![CDATA[<p>Tre chiese <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Luteranesimo">luterane</a> vennero costruite nella <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Bassa_Slesia">Bassa Slesia</a> durante il <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/XVII_secolo">XVII secolo</a>, al tempo del conflitto che seguì alla <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Pace_di_Vestfalia">pace di Vestfalia</a>, con il permesso dell'imperatore. La chiesa di Głogów, come detto, bruciò nel <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/1758">1758</a>, le altre due di <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Jawor">Jawor</a>e <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/%C5%9Awidnica_(Bassa_Slesia)">Świdnica</a> vennero restaurate grazie ad una cooperazione polacco-tedesca.</p><p>Vincolate da condizioni fisiche e politiche, le chiese sono una testimonianza della lotta per la ricerca di una libertà religiosa ed una rara espressione della <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Luteranesimo">fede luterana</a> in un idioma generalmente associato con la <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Chiesa_cattolica">Chiesa cattolica</a>degli <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Casa_d%27Asburgo">Asburgo</a>. Grazie alla pace di Vestfalia ai protestanti della Slesia venne permesso di costruire tre chiese, ma avrebbero dovuto costruirle al di fuori delle mura cittadine, ed utilizzando solo legna, senza chiodi. Le chiese della pace fanno parte dei <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Patrimonio_dell%27umanit%C3%A0">Patrimoni dell'umanità</a>dell'<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/UNESCO">UNESCO</a>.</p><p><br></p><p>La chiesa di Jawor è dedicata al <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Spirito_Santo">Santo Spirito</a>, <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Chiesa_della_Pace_(%C5%9Awidnica)">quella di Świdnica</a> Dato il periodo della costruzione (cioè l'immediato dopo guerra) si volle costruirle con materiali "poveri" (legno, paglia e argilla). Questo per due ordini di motivi, il primo è che le risorse finanziarie in quel periodo erano effettivamente limitate, ed il secondo risiede nella volontà di ripristinare prontamente "l'equilibrio" religioso (turbato dalle influenze e dai conflitti esterni). Ne sortirono degli edifici che presentavano esteriormente un aspetto molto modesto. All'interno invece, vennero curati in maniera esemplare; infatti, tutt'ora, i ricchi ornamenti barocchi le rendono piacevoli ed accoglienti. Anche la loro capienza è ottimale potendo ospitare migliaia di persone: la chiesa a Jawor ha 43,5 m di lunghezza e 14 m di larghezza, con un altezza di 15,7 m, può accogliere fino a 6000 fedeli; mentre quella di Świdnica è lunga 44 , larga 30,5 m e può contenere fio a 7500 persone, di 3000 sono posti a sedere.</p><p><br></p><p>Merita di essere visitata in particolare la chiesa della Pace di Świdnica (ubicata sul cimitero evangelico) per gli sconvolgenti dipinti presenti sui soffitti e sulle mura che si rifanno alla visione di S. Giovanni dell'Apocalisse. In questa chiesa, dotata di spettacolari organi, viene organizzato anche un festival di musica di Johann Sebastian Bach. Anche la chiesa di Jawor contiene dei magnifici dipinti (circa 180) che raffigurano immagini tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 14:08:45 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/silvanacasillo/kayi5xyofcuho7el/wish/2845651488</link>
         <description><![CDATA[<p>Berat e Argirocastro sono iscritti come rari esempi di un carattere architettonico tipico del periodo ottomano. Questi due centri storici fortificati sono straordinariamente ben conservati, e questo è particolarmente vero per i loro edifici vernacolari. Sono state abitate ininterrottamente dall'antichità fino ai giorni nostri. Situate nei Balcani, nel sud dell'Albania, e vicine tra loro, testimoniano la ricchezza e la diversità del patrimonio urbano e architettonico di questa regione. Situata nell'Albania centrale, Berat testimonia la convivenza di varie comunità religiose e culturali nel corso dei secoli. È dotato di un castello, conosciuto localmente come il Kala, la maggior parte del quale è stato costruito nel XIII secolo, anche se le sue origini risalgono al IV secolo aC. L'area della cittadella conta molte chiese bizantine, principalmente del XIII secolo, nonché diverse moschee costruite durante l'era ottomana iniziata nel 1417.</p><p>Argirocastro, nella valle del fiume Drinos nel sud dell'Albania, presenta una serie di eccezionali case a due piani sviluppate nel XVII secolo. La città conserva anche un bazar, una moschea del XVIII secolo e due chiese dello stesso periodo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 14:13:56 UTC</pubDate>
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         <title>VLKOLÍNEC,SLOVACCHIA</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Vlkolínec</strong>&nbsp;è un pittoresco villaggio nella Slovacchia nord-occidentale,&nbsp;un tempo indipendente, dal 1882 unito al comune&nbsp;di <strong>Ružomberok</strong>. La prima menzione scritta del paese risale&nbsp;al 1376. Vlkolínec è stato riconosciuto&nbsp;come Patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 1993. Nel 1977 il governo cecoslovacco dichiarò il villaggio&nbsp;“Riserva&nbsp;protetta di&nbsp;cultura&nbsp;popolare”&nbsp;per la sua caratteristica di complesso&nbsp;intatto&nbsp;di costruzioni&nbsp;rurali&nbsp;della regione dei Carpazi settentrionali.&nbsp;Il titolo di protezione nazionale oggi è condiviso con&nbsp;una decina di villaggi in tutto il Paese, quasi esclusivamente in&nbsp;zone montuose</p><p>Vlkolínec&nbsp;(<em>in ungherese Vlkolinecz, in tedesco Philipsdach</em>) ha le caratteristiche tradizionali di un villaggio&nbsp;di montagna dell’Europa centrale, ma vanta il&nbsp;gruppo più completo della regione di case tradizionali in&nbsp;legno. Il villaggio, a 718 metri di altitudine, è composto da più di 45 case in&nbsp;legno, ognuna composta da due o tre camere da letto.&nbsp;L’abitato è rimasto pressoché invariato e lo stile architettonico è stato pienamente mantenuto. Si tratta della serie meglio conservata e più completa di edifici tradizionali in&nbsp;Slovacchia, che ne ha conservato con fedeltà il suo antico aspetto. Ora ha le sembianze di un villaggio del XIX secolo, anche se l’età degli edifici, ognuno unico nel suo genere, si estende dal XVI° al XIX° secolo.</p><p>Sul luogo in cui insiste il villaggio esisteva un primo insediamento slavo fortificato già nel periodo tra il X° e il XII° secolo.&nbsp;In un documento del 1469 si fa riferimento ai nomi di cinque strade del villaggio. Nel 1675 c’erano solo quattro fattorie e cinque residenze di servitori del vicino maniero di Likava, del quale Vlkolínec sembra sempre essere stato un feudo.</p><p>Il suo nome deriva probabilmente dal&nbsp;termine slovacco&nbsp;“<em>vlk</em>“, lupo.&nbsp;Un decreto del 1630 suggerisce che derivi dall’incarico dato agli abitanti del villaggio di mantenere in buon ordine le trappole per i lupi della zona.&nbsp;In origine era abitato&nbsp;da&nbsp;taglialegna, pastori e contadini</p><p>Le caratteristiche case contadine di Vlkolínec sono situate sulle strade con le loro strette facciate, affiancate&nbsp;nell’aia da&nbsp;stalle, piccole pertinenze annesse, e con i fienili dietro lo stabile abitativo. La strada principale, che si trova su una pendenza relativamente ripida, taglia il centro del paese. Vlkolínec ha visto il suo maggior splendore nel ‘700, quando contava 280 abitanti, mentre oggi vivono in loco appena una ventina di persone. Nel 1944 la parte più settentrionale del villaggio fu distrutta in un incendio nel corso della Seconda guerra mondiale e non fu mai ricostruita.</p><p>Le case sono costruite con&nbsp;pareti di tronchi su basamenti in pietra, le pareti rivestite con argilla e imbiancate o dipinte a colori vivaci, dal blu al giallo al rosa intenso, spesso un paio di volte all’anno. Oltre la metà degli edifici ha tre camere, alcuni sono più piccoli e altri doppi, e sono inseriti in corti allungate condivise con diverse altre case. I tetti sono spioventi, ed erano originariamente</p><p>coperti con scandole di legno.La caratteristica dominante del paese è un&nbsp;tipico campanile in legno di architettura popolare risalente al 1770, ancora ben conservato,&nbsp;posto in uno slargo&nbsp;su un incrocio di strade al centro del villaggio. A suo tempo, il campanaro suonava la campana tre volte al giorno, al mattino, all’ora di pranzo e all’ora di cena. O quando moriva qualcuno. La Chiesa della Visitazione della Beata Vergine Maria, in pietra, in forme barocco-classiciste a navata unica con presbiterio,&nbsp;risale al 1875. Ha una torre sulla facciata, e&nbsp;fu inizialmente eretta come cappella sulla strada per il cimitero, che tutt’oggi esiste al fianco della strada.</p><p><br></p><p>All’inizio del villaggio, per i visitatori che arrivano da&nbsp;Ružomberok,&nbsp;nelle case n. 16 e 17&nbsp;sono allestiti&nbsp;il Centro informazioni e il Museo di arte popolare, sede distaccata del Museo di Liptov in un ambiente&nbsp;ben mantenuto del 1886, con il mobilio originale e&nbsp;gli&nbsp;strumenti della vita quotidiana e del lavoro del luogo. Ci sono poi case coloniche tradizionali, un negozio e una scuola della fine del XIX° secolo. Presente anche un pozzo del 1860, costruito con tronchi di legno, che era una volta l’unica fonte di acqua potabile per gli abitanti. La strada&nbsp;principale prosegue dopo il villaggio verso le pendici della cima&nbsp;alle sue spalle, il Monte Sidorovo (1099 m).</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 14:32:51 UTC</pubDate>
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         <title>Città Vecchia di Mostar</title>
         <author>linyuanqing393</author>
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         <description><![CDATA[<p>La Città Vecchia di Mostar è uno degli elementi architettonici di spicco della cittadina, situata nella parte meridionale della Bosnia ed Erzegovina.</p><p><br/></p><p>Quando sopravvissuto ai tragici fatti della Guerra dei Balcani, che per diciotto mesi tenne sotto scacco Mostar e provocò la perdita di gran parte del patrimonio storico, e soprattutto del Ponte Vecchio, e quando ricostruito negli anni successivi, permette di ammirare una architettura antica, ma molto bella, fatta di piccole casupole, spesso colorate, e di lastricati che accompagnano le passeggiate in ogni strada.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 15:52:40 UTC</pubDate>
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         <title>LAS MÉDULAS, SPAGNA</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><br/></p><p><br/></p><p>Nell'ambiente che oggi conosciamo come Las Médulas vi erano una serie di circostanze favorevoli per l'estrazione dell'oro: erano terre alluvionali con polvere d'oro, c'era acqua in abbondanza e pendenza sufficiente per usarla come forza idraulica. Il terreno era composto anche da dolci pendii e ciò facilitava gli scarichi. L'acqua dei ruscelli di montagna veniva convogliata e arginata nella parte alta. La montagna era perforata da un'attenta rete di gallerie molto ripide, che rilasciavano l'acqua attraverso di esse. Questo sistema idraulico è il più spettacolare di quelli conosciuti, per la quantità di acqua utilizzata e per la lunghezza e il gran numero di rami dei suoi canali.</p><p><br/></p><p>Las Médulas era in origine una miniera d'oro romana a cielo aperto, anche se le popolazioni indigene preromane avevano già sfruttato il giacimento. Sicuramente i romani iniziarono a lavorare nella zona al tempo dell'imperatore Ottaviano Augusto, che diresse personalmente la maggior parte delle azioni militari tra il 26 e il 19 a.C., e conquistò definitivamente i popoli del nord della penisola iberica. Il disastro ecologico è stato colossale e si è interrotto solo quando la presenza dell'oro è diminuita, e lo sfruttamento delle miniere ha smesso di essere redditizio. In totale, l'attività mineraria è durata meno di un secolo.</p><p><br/></p><p>La zona è davvero un ecosistema molto ricco e vario, a cominciare dai castagni di cui esistono diversi esemplari centenari. Oggi la forma capricciosa del terreno ha visto mischiarsi sabbie rossastre insieme alla vegetazione. Nei pressi del Lago di Carucedo, che la tradizione vuole formato dal ristagno dell'acqua utilizzata per lo sfruttamento delle miniere, cresce una varietà di orchidea il cui fiore simula un calabrone per attirare così gli insetti e facilitare l'impollinazione.</p><p><br/></p><p>Attualmente la fauna della zona comprende, tra gli altri, il cinghiale, il capriolo e il gatto selvatico. Per quanto riguarda gli uccelli, ne esistono almeno 100 specie, localizzate principalmente sulle pendici del fiume Cabrera. Questo ambiente è stato dichiarato Bene di Interesse Culturale nel 1996, in considerazione della sua importanza storica e archeologica. Nel 1997 l’area è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco e Monumento Naturale nel 2002.</p><p><br/></p><p>Plinio il Vecchio, che in gioventù fu amministratore delle miniere, racconta che venivano estratte 20.000 libbre d'oro all'anno. E che erano coinvolti fino a 60 mila lavoratori. Non era un compito facile: lo studioso affermava che era "meno imprudente cercare perle in fondo al mare che estrarre oro da queste terre". Si usava una tecnica chiamata “Ruina montium”, attraverso la perforazione della montagna e l’introduzione di grandi quantità d’acqua che la spingevano verso il basso. Si ritiene che siano stati rimossi circa 500 milioni di metri cubi di terreno. La massa di argilla e acqua che usciva dopo l'esplosione veniva lavata in canali di legno, e filtrata con rami di erica per trattenere l'oro.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 16:34:34 UTC</pubDate>
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         <title>PALAU DE LA MUSICA CATALANA</title>
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         <description><![CDATA[<p>Barcellona</p><p><br></p><p>Il Palau de la Música Catalana è la sede dell'Orfeó Català, società corale della Catalogna. Si trova a Barcellona, in Spagna ed è aperto ai visitatori tutto l'anno. È un importante esempio del modernismo catalano ed è stato concepito come "giardino della musica".</p><p>La storia del Palau è connessa a quella della società corale che tuttora lo utilizza per i suoi concerti e iniziative. È anche sede della scuola di canto Orfeó Català.Venne progettato agli inizi del XX secolo da Lluís Domènech i Montaner.[1] L'area designata ad ospitare il Palau è nel quartiere Sant Pere in una via adiacente alla via Laietana; la prima pietra del Palau venne collocata nel 1905 e ci vollero tre anni per terminare l'intera costruzione (1908); il palazzo fu considerato all'unanimità il simbolo della nuova architettura modernista catalana di cui da tempo l'ideatore cercava una sintesi. Il comune di Barcellona premiò per questo motivo il Palau nel 1909.</p><p>Nel 1971 il Palau venne dichiarato monumento nazionale.</p><p>Dal 1982 al 1989 il Palau fu oggetto di restauro ed ampliamento ad opera degli architetti Óscar Tusquets e Carles Diaz: nel 2000 iniziò la seconda fase dei lavori di ampliamento che dotarono il Palau di un edificio contiguo di sei piani di altezza in cui trovarono posto i camerini, la biblioteca, un archivio, una sala riunione e gli uffici. Per non togliere luce al palazzo, fu costruita una piazzetta sul lato sinistro dello stesso, operazione che costò l'abbattimento di un'ala di una chiesa attigua al Palau.</p><p>Nel 1997 il Palau de la Música Catalana è stato dichiarato dall'UNESCO patrimonio mondiale dell'umanità.</p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 16:40:05 UTC</pubDate>
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         <title>Trogir,Croazia</title>
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         <description><![CDATA[<p>Traù (in croato Trogir) è una città della Croazia di 13 260 abitanti posta sulla costa adriatica della Dalmazia centrale, in parte sulla terraferma ed in parte su due isole,la citta gode di un clima di tipo mediterraneo particolarmente mite, con una bassa escursione tra le temperature massime e quelle minime. Le precipitazioni sono medie e sono equamente distribuite durante tutto l'anno.</p><p>Le estati sono secche e calde, mentre gli inverni sono miti e raramente freddi. Le precipitazioni nevose sono molto rare. Febbraio e novembre sono i mesi più umidi, con le precipitazioni annuali che si attestano mediamente a circa 1 300 mm. Agosto è il mese più secco, con precipitazioni medie che si attestano a 34 mm. I mesi più freddi sono gennaio e febbraio, con una temperatura media che si attesta a circa 9 °C. Agosto è il mese più caldo, con una temperatura media che si aggira intorno ai 28 °C.</p><p>traù dal 1997 è Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.</p><p>Traù è stata fondata con il nome di Tragurion nel III secolo a.C. dagli antichi Greci della stirpe ellenica dei Dori, provenienti dall'isola Lissa, a sua volta originari di Syrakousai (la moderna Siracusa). Durante l'epoca romana Tragurium (nome latino di Traù) si trasformò in un importante porto anche grazie alla presenza di cave di marmo di qualità, che si trovavano nelle vicinanze del città. A partire dal IX secolo Traù iniziò a pagare un tributo al Regno di Croazia e all'Impero bizantino. Nel 1420 Traù fu annessa alla Repubblica di Venezia, rimanendo nei suoi domini marittimi, chiamati Stato da Mar, per quattro secoli, durante i quali il nome più diffuso con cui fu poi conosciuta la città diventò l'italiano Traù. Traù, durante il dominio veneziano, diventò poi una delle più importanti città dei Balcani veneziani. Nel 1797, dopo la caduta della Repubblica di Venezia, il trattato di Campoformio, firmato il 17 ottobre dello stesso anno da Napoleone Bonaparte e dall'Arciducato d'Austria, decretò l'annessione dei territori dell'ex repubblica veneta, e con essi Traù, all'Arciducato asburgico per poi entrare a far parte dei domini napoleonici.</p><p>Dopo la caduta di Napoleone, con il congresso di Vienna, durato dal 18 settembre 1814 al 9 giugno 1815, la Dalmazia venne annessa all'Impero austriaco come parte del Regno di Dalmazia, territorio sotto il diretto dominio della corona austriaca, rimanendoci fino al termine della prima guerra mondiale (1918). A partire da quest'ultimo evento iniziò l'esodo di una parte consistente degli italiani e degli italofoni della Dalmazia, tra cui i traurini italiani, verso Zara, Lagosta, che vennero invece annesse al Regno d'Italia, e verso l'Italia stessa.</p><p>Il trattato di Rapallo del 1920 assegnò Traù al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, poi diventato Regno di Jugoslavia, con il nome ufficiale di Trogir. Il 15 aprile 1941, dopo l'invasione della Jugoslavia, Traù fu occupata dal Regio Esercito italiano, venendo annessa un mese dopo al nuovo Governatorato della Dalmazia - divisione amministrativa del Regno d'Italia - come parte della provincia di Spalato. Dopo la seconda guerra mondiale Traù entrò a far parte della Repubblica Socialista di Croazia, repubblica costitutiva della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Dalla dissoluzione della Jugoslavia (giugno 1991), Traù fa parte della Croazia indipendente. Tra le conseguenze, nei censimenti successivi si registrò un limitato aumento del numero dei dalmati italiani presenti a Traù e nel resto della Dalmazia.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 16:42:29 UTC</pubDate>
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         <title>MONT-SAINT-MICHEL</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Il <strong>Mont Saint-Michel</strong></p><p>è un isolotto situato presso la costa settentrionale della Fancia.</p><p>Attualmente costituisce il centro naturale del comune di <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Le_Mont-Saint-Michel">Le Mont-Saint-Michel</a> (regione amministrativa della Normandia).</p><p>I sedimenti inferiori sono costituiti dai detriti dei fiumi <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/S%C3%A9e">Sée</a>, <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/S%C3%A9lune">Sélune</a> e Couesnon, che sfociano nella baia.</p><p>La notevole architettura del santuario nel quale l'isolotto sorge con le sue imponenti maree ne fanno il sito turistico più frequentato della Normandia e uno dei primi dell'intera Francia, con circa 3.200.000 visitatori l'anno, l'intero sito è nel suo insieme classificato come tale dal 1862. Dal 1979 fa parte dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.</p><p><br></p><p>Nei pressi del Mont Saint-Michel la foresta di Scissy, allora non ancora invasa dal mare, era sede di due tribù celtiche, che utilizzavano la roccia per i culti druidici. Secondo l'abate Gilles Deric, uno storico bretone, il santuario era dedicato a Beleno, il dio gallico del Sole.</p><p><br></p><p>Il duca Riccardo I (943-966) nel corso dei suoi pellegrinaggi al santuario ottenne dal papa Giovanni XIII una bolla che gli dava l'autorità di riportare l'ordine nel monastero e fondò una nuova abbazia Benedettina nel 966, con monaci provenienti da Saint Wandrille.</p><p>La ricchezza e la potenza di questa abbazia e il suo prestigio come centro di pellegrinaggio durarono fino al periodo della riforma protestante.</p><p>Un villaggio si sviluppò ai piedi del santuario per dare accoglienza ai pellegrini. L'abbazia continuò a ricevere doni dai duchi di Normandia e dai re di Francia. Durante la guerra dei cent'anni l'abbazia si fortificò contro gli inglesi con una nuova cinta muraria che circondò anche la cittadina sottostante. Nel 1423 gli inglesi assediarono il Mont- Saint-Michel rimasto fedele al re di Francia e ultima roccaforte della Normandia a non essere caduta in mano al re d'Inghilterra. Per undici anni il monte resistette agli inglesi superiori per numero di uomini: definitivamente battuto nel 1434 l'esercito inglese si ritirò. A partire dal 1523 l'abate fu nominato direttamente dal re di Francia e fu spesso un laico che godeva delle rendite abbaziali.Nel 1622 il monastero passò ai benedettini della congregazione di San Mauro (mauristi) che fondarono una scuola, ma si occuparono poco della manutenzione degli edifici.Nell'abbazia fu installata una prigione e il monastero si spopolò, anche in seguito alle guerre di religione, ma quando l'architetto <a rel="noopener noreferrer nofollow" class="mw-redirect" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Eug%C3%A8ne_Emmanuel_Viollet-le-Duc">Eugène Viollet-le-Duc</a> visitò la prigione nel 1835  fu chiusa per decreto imperiale. </p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 16:45:12 UTC</pubDate>
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         <title>TREVÍC , REPUBBLICA CECA.</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>A Trebíc (repubblica ceca) si trova il <strong>QUARTIERE EBRAICO </strong>che costituisce un patrimonio dell' umanità dell' <strong>UNESCO </strong>dall'anno 2003.</p><p><br/></p><p>Esso copre un'area di 4,4 ettari, ed è limitato a sud dal fiume Jihlava e a nord da una collina. Oltre la collina si trova il cimitero ebraico che nonostante si trovi fisicamente all'interno dell quartiere, viene considerato dall'<strong>UNESCO </strong>come facente parte.</p><p><br/></p><p>Gli edifici sono costruiti in stile vernacolare, e sono solitamente formati da un porticato sovrastato da due piani, con un soffitto in legno. Alcune facciate mostrano elementi rinascimentali o barocchi. Fino al 1875 vincoli politici obbligavano gli ebrei a non acquistare proprietà all'esterno del quartiere.</p><p><br/></p><p>Successivamente abbiamo la <strong>BASILICA</strong> <strong>DI SAN PROCOPIO</strong>, situata sempre a Trebíc (repubblica ceca) e ,come il quartiere ebraico,costituisce un patrimonio dell'umanità dell' <strong>UNESCO</strong>.</p><p><br/></p><p>Esso racconta la convivenza pacifica di cristiani ed ebrei dal medioevo al XX secolo. Situata su di una collina ad ovest del quartiere ebraico, la basilica contiene un presbiterio allungato, tre absidi e tre chiostri, e due torri nella parte orientale. I materiali di costruzione sono granito ed arenaria.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 16:51:30 UTC</pubDate>
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         <title>LA FORESTA DI BIALOWIEZA, POLONIA</title>
         <author>federicoangelo026</author>
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         <description><![CDATA[<p>Tutta l'area dell'Europa orientale un tempo era ricoperta di foreste come quella di Białowieza; per gli spostamenti, fino al XIV secolo si viaggiava lungo sentieri che costeggiavano i fiumi, mentre le strade e i ponti apparvero molto tempo dopo. Nel XIV secolo la foresta era una riserva di caccia, mentre nel XV secolo essa divenne proprietà del re Ladislao II di Polonia, che usò la foresta come riserva di cibo per il suo esercito in marcia verso la battaglia di Grunwald. Un castello ligneo costruito nella foresta divenne il suo rifugio durante la peste nera. Il primo atto legislativo a protezione della foresta di cui si abbia notizia risale al 1538, quando un editto del re Sigismondo il Vecchio istituì la pena di morte per i bracconieri di bisonti. Egli costruì anche un nuovo casino di caccia in legno nella città di Białowieza, che diede in seguito il nome a tutta la foresta. </p><p>ANTONIO ALVITTI</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 16:53:18 UTC</pubDate>
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         <title>PONT DU GARD</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Il Pont du Gard è un ponte romano a tre livelli situato nel sud della Francia a Vers-Pont-du-Gard, vicino Remoulins, nel dipartimento del Gard. Attraversa il fiume Gardon, e fa parte dell'acquedotto romano che porta lo stesso nome. Costituito da tre serie di arcate, il ponte domina il fiume Gardon con i suoi 49 metri di altezza e 275 di lunghezza,Il ponte è stato costruito verso il 17 a.C. e faceva parte di un acquedotto di quasi 50 km di lunghezza che portava l'acqua dalle sorgenti di Uzès (il punto di captazione non è conosciuto) alla città gallo-romana di Nemausus, oggi chiamata Nîmes. È stato costruito da Agrippa sotto l'imperatore Augusto. La portata raggiungeva i 20.000 metri cubi d'acqua al giorno. La consistenza dei depositi in calcare suggerisce che l'acquedotto sia stato in attività per non meno di 400-500 anni.</p><p>L'acquedotto ha una pendenza media di 34 centimetri per chilometro, ovvero 1 su 3000; il dislivello tra la sorgente e l'arrivo è di soli 17 metri: un successo tecnico ragguardevole. L'acquedotto segue un tragitto sinuoso per potere approfittare al massimo dei rilievi delle colline (in linea d'aria, Uzès non è che a 20 chilometri da Nîmes). A fronte di un aspetto esterno relativamente grezzo, le superfici interne di scorrimento dell'acqua furono accuratamente rifinite. Gli ingegneri realizzarono le pareti del condotto in pietra da taglio e il pavimento in cemento con un peculiare sistema di sigillatura, ovvero un calcestruzzo a base di calce, dipinto con una vernice rossastra, a base di ossido ferrico, che evitava il degrado dovuto al calcare.L'acqua corrente impiegava circa un giorno per fluire, sotto la spinta della gravità, dal suo punto di captazione situato alle fontane di Eure, nei pressi di Uzès, fino all'invaso di ripartizione ancora visibile nella via Lampèze a Nîmes e chiamato Castellum.Nemausus aveva un discreto numero di pozzi ed anche una sorgente vicina: la costruzione di un acquedotto non rappresentava quindi una necessità vitale, ma piuttosto un'opera di prestigio, destinata all'approvvigionamento idrico di terme, bagni e altre fontane della città.Il ponte fu costruito senza l'aiuto di cementi a calce; le pietre, di cui alcune pesanti fino a sei tonnellate, erano legate da tiranti in ferro. I blocchi sono di roccia calcarea e furono estratti da una cava a meno di un chilometro dal cantiere del ponte. Essi furono posti in opera grazie ad un argano azionato tramite una ruota che veniva fatta girare dagli operai. Una complessa impalcatura fu costruita per sostenere il ponte durante la sua costruzione. La facciata del ponte ne porta ancora i segni, come i sostegni dell'impalcatura e le cornici sporgenti sui pilastri che accoglievano le centine in legno che servivano a sostenere le volte in costruzione. Si suppone che la costruzione sia durata circa trenta anni, con l'impiego di 800-1000 operai.Dopo i romani, il ponte fu mantenuto dai signori locali che applicavano una tassa a coloro che lo attraversavano. A causa della mancata manutenzione, il flusso d'acqua cessò di scorrere pochi secoli dopo la caduta dell'impero romano d'occidente.La struttura non subì saccheggi di materiale da costruzione, ma fu danneggiata attorno al 1620 quando Enrico II di Rohan fece passare la sua artiglieria destinata alla guerra contro gli Ugonotti. Nonostante i danni alle arcate del secondo livello, la struttura resistette.Napoleone III, grande ammiratore delle opere di ingegneria romane, a seguito di una sua visita nel 1850, venne fotografato nel 1851 da Édouard Baldus, e venne ordinato il restauro del ponte. Furono quindi sostituite le pietre erose e fu aggiunta della malta per consolidare la struttura. Infine, Napoleone III fece costruire delle scale per permettere ai visitatori di accedere all'acquedotto.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 17:22:42 UTC</pubDate>
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         <title>Santuario Di Wies</title>
         <author>waglulue</author>
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         <description><![CDATA[<div>Santuario Di Wies è un importante santuario la cui origine risale al 1730, anno in cui due monaci premostratensi del convento di Steingaden, Padre Magnus Straub ed il confratello Lukas Schwaiger, realizzarono, in occasione della processione del Venerdì Santo, una statua in legno raffigurante Cristo flagellato usando parti di diverse figure lignee e ricoprendone le giunture con tessuto di lino. La statua, che rappresenta Gesù pieno di sangue e ferite, destò nella popolazione locale una visione traumatizzante e così venne portata nel solaio del convento. Il 4 marzo del 1738 la moglie dell'oste del monastero, la contadina Maria Lory, portò la statua nella sua masseria affinchè tutti potessero vederla; in pochi giorni la gente del luogo si portò in processione a pregare davanti al "Cristo flagellato".</div><div>Il 14 giugno 1738 avvenne il miracolo: Maria Lory notò alla sera e la mattina seguente alcune gocce sul volto di Cristo che lei ritenne essere delle lacrime. Questo fatto eccezionale diede avvio ad un grande movimento di pellegrini da tutta la Baviera e anche da altre zone. Venne costruita un piccola cappella per custodire la statua lignea ma col tempo lo spazio era troppo piccolo e si diede inizio alla costruzione di un grande chiesa.<br>Nella Wieskirche regna incontrastato il rococò e l'aspetto interno della chiesa è un insieme armonioso di ricchi stucchi, dipinti e decorazioni dorate realizzate tra il 1745 e il 1754 dai fratelli Dominikus e Johann Baptist Zimmermann. Ogni anno 1 milione di persone si recano a venerare la statua del "Cristo flagellato", custodita nell'altare maggiore, e la chiesa è stata dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'umanità.</div>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 18:16:58 UTC</pubDate>
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         <title>PIRIN NATIONAL PARK </title>
         <author>jingweihuang48</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il Parco nazionale del Pirin è un parco nazionale che comprende la maggior parte della catena montuosa del Pirin, nella Bulgaria sud-occidentale. Esso si estende su di un'area di 274 chilometri quadrati e si trova ad altezze che variano fra i 1.008 e i 2.914 metri.</p><p><br></p><p>I confini e l'ampiezza del parco hanno subito molti cambiamenti durante il corso degli anni. L'8 novembre 1962 venne creato il Parco nazionale Vihren, col proposito di proteggere le foreste nelle parti più alte della montagna. Il parco si estendeva su 62 chilometri quadrati, una piccola parte dell'area attuale. Nel 1974 venne ribattezzato "Parco della popolazione Pirin", con un decreto ministeriale, e l'area protetta venne sensibilmente allargata.</p><p><br></p><p>Nel 1979 venne creata un'amministrazione separata per il parco, con sede a Bansko. Nel 1983 il parco venne inserito nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.[1] Solo nel 1998 esso venne proclamato "parco nazionale", dopo l'approvazione di un'apposita legge relativa alle aree protette.</p><p><br></p><p>Nel parco si trova una grandissima varietà di specie vegetali, in conseguenza principalmente delle grandi variazioni d'altitudine presenti all'interno dei suoi confini; ciò lo rende una delle regioni botanicamente più interessanti di tutta la Bulgaria. La flora del parco nazionale Pirin è stata approfonditamente studiata tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo.</p><p><br></p><p>Il parco ospita 18 specie endemiche locali, 15 della Bulgaria e molte dei Balcani, oltre ad una gran quantità di specie protette, come ad esempio la stella alpina, uno dei simboli di Pirin. Delle 126 specie in pericolo presenti in Bulgaria, ben 60 si trovano anche entro i confini del parco. Fino a questo momento, sono state catalogate circa 1.300 piante vegetali, che rappresentano 1/3 di tutte le piante della Bulgaria e 320 specie di licheni. La vegetazione può essere classificata a seconda della quota in tre gruppi: la linea delle foreste, quella subalpina e quella alpina.</p><p><br></p><p>La linea delle foreste è caratterizzata soprattutto da boschi di conifere come il pino nero, il pino della Macedonia, il pino silvestre, il pino loricato (o pino bosniaco), l'abete rosso, l'abete bulgaro e presenta un limite superiore ad una quota di circa 2.000 m.</p><p><br></p><p>Dai 2.000 m ai 2.500 m la zona subalpina è dominata dal pino mugo e dal ginepro, con dimensioni che decrescono con l'altitudine. La zona alpina è situata al di sopra dei 2.500 m, con rocce ricoperte da erbe, muschi, licheni e molte piante di mirtillo. L'albero più famoso del Pirin è il pino bosniaco di Baikušev, dal nome della guardia forestale che lo ha scoperto. L'albero ha più di 1.300 anni ed è il più antico della Bulgaria.</p><p><br></p><p><br></p><p>Il Pirin presenta una fauna decisamente ricca. Sono presenti più di 2.000 specie di invertebrati (ragni insetti, chiocciole) e 250 specie di vertebrati. Questi ultimi comprendono 177 specie di uccelli, 45 di mammiferi e 6 di pesci. Molti di essi sono in pericolo e necessitano di particolare protezione, come l'aquila imperiale orientale e il picchio tridattilo. Alcuni fra gli animali più comuni sono: il camoscio dei Balcani, l'orso bruno, il lupo grigio, il cinghiale, il capriolo, la volpe, l'aquila reale, diversi falconidi, il gallo cedrone.</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 18:48:16 UTC</pubDate>
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         <title>ILULISSAT ICEFJORD,DANIMARCA </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/silvanacasillo/kayi5xyofcuho7el/wish/2846148253</link>
         <description><![CDATA[<p>Ilulissat è un villaggio di 4,533 abitanti della Baia di Disko ,in Groenlandia ,capoluogo del comune di Avannaata ;il cui nome significa iceberg dato che in questa zona si staccano immensi iceberg dal ghiacciaio di Sermeq Kujalleq. Ilulissat è formato da piccole casette di colori vivaci; È un centro di grande turismo :oltre al fiordo gelato, raggiungibile dal vecchio eliporto a 1,5 km di distanza ,vi sono sentieri per escursionisti segnati da tumuli di pietre: quello per le rovine di Sermermiut e Holms Bakke ,dove il 13 gennaio la cittadinanza si riunisce per dare il bentornato al sole ( l'opposto del Sole di mezzanotte),quello per Vandsøen,quello per Akinnaq e altri. Ad Ilulissat vi sono anche due musei :uno è dedicato a Knud Rasmussen, ed ospita oggetti che hanno a che fare con le sue spedizioni al Polo Nord,oltre che manufatti danesi e inuit e reperti storici ;l'altro è il museo del Freddo, dove sono sposti utensili e macchinari antichi. Ilulissat è raggiungibile in aereo da Nuuk, Sisimiut, Kangerlussuaq, Uummannaq, Upernavik e altri centri della Baia di Disko. D'estate ci sono traghetti due o tre volte la settimana da Nuuk che dista 700 km; traghetti più piccoli conducono alle principali isole della baia. Ilulissat prima di essere il capoluogo di Avannaata, fu capoluogo del comune di Iluissat. Esso fu istituito il 18 novembre 1950, e cessò di esistere il 1° gennaio 2009 dopo la riforma che rivoluzionò il sistema di suddivisione interna groenlandese; il comune di Ilulissat si saldò ad altri 7 comuni a formare il comune di Qaasuitsup, successivamente soppresso.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-11 20:25:36 UTC</pubDate>
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