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      <title>Leonardo Sciascia: Vita e Letteratura by Gabriele Grasso</title>
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      <description>Un viaggio attraverso la vita e le opere di uno dei più influenti intellettuali italiani</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-03-16 16:57:50 UTC</pubDate>
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         <title>La Sicilia come metafora</title>
         <author>gabrielegrasso87</author>
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         <description><![CDATA[<p>La Sicilia come metafora (come punto di riferimento) è un libro-intervista scritto dalla giornalista Marcelle Padovani, pubblicato nel 1979.</p><p>All’inizio la giornalista presenta Leonardo Sciascia.</p><p>Sciascia afferma: “Sono nato a Racalmuto, in provincia di Agrigento, nel 1921 - un anno prima della marcia su Roma. Non ho subito respirato il fascismo: prima che cominciassi ad andare a scuola, una cameriera di mia zia, ogni volta che sul giornale vedeva un ritratto di Mussolini (e cioè ogni giorno) mi insegnava che non Mussolini veramente quell’uomo si chiamava ma <em>musso-di-porco </em>(italianizzava il siciliano <em>mussu</em>, cioè muso). L’odiava, e poiché io passavo con lei tanta parte della giornata, o che mi portasse in giro o che stessi a guardarla mentre lavorava, l’odiavo anche io”. E sia al modo di essere siciliano sia al fascismo ho cercato di reagire cercando dentro di me (e fuori di me soltanto nei libri) il modo e i mezzi.”</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-16 16:57:56 UTC</pubDate>
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         <title>Il giorno della civetta</title>
         <author>gabrielegrasso87</author>
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         <description><![CDATA[<p>Parlando di mafia, Sciascia, pubblicò nel 1961 un romanzo intitolato “Il giorno della civetta”. È un romanzo poliziesco, ambientato in Sicilia e inizia con l’omicidio di un piccolo imprenditore che si chiama Salvatore Colasberna. Su questo omicidio indaga un capitano che viene da Parma, il quale scopre che si tratta di un omicidio di mafia nel quale è addirittura coinvolto il capo, chiamato Don Mariano, che il capitano Bellodi farà arrestare. In questo romanzo Sciascia parla per la prima volta di mafia, in un’epoca in cui alcuni addirittura ne negavano l’esistenza.</p><p>L’autore vuole farci capire che con coraggio e impegno il fenomeno mafioso può essere combattuto e sconfitto.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-16 16:57:57 UTC</pubDate>
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         <title>Vita di Sciascia</title>
         <author>gabrielegrasso87</author>
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         <description><![CDATA[<p>Credo nella ragione, nella libertà e nella giustizia. Credo che si possa realizzare, anche se non perfettamente, un mondo di libertà e di giustizia. Ma la storia siciliana è tutta una storia di sconfitte: sconfitte della ragione, sconfitte degli uomini ragionevoli. Anche la mia storia è una storia di sconfitte. O, più dimessamente (semplicemente), di delusioni.” </p><p>Qui Sciascia parla della sua storia familiare e del nonno, che si chiamava anche lui Leonardo. Del nonno racconta la storia: inizia a lavorare a soli 9 anni, in una miniera, e vi restò fino alla sua morte. Seguendo le lezioni di un prete imparò a leggere, scrivere e a far di conto, divenne così capomastro della zolfara e poi passò all’amministrazione. </p><p>Sciascia scrive del nonno: “Fino a qualche anno fa in paese tutti lo ricordavano per il suo rifiuto a scendere a patti con la mafia nonostante le minacce. All’epoca delle elezioni, aveva pure avuto il coraggio di dichiararsi contro il partito della mafia. Non si è mai arricchito, cosa che gli veniva rimproverata dalle figlie, che lo ammiravano al tempo stesso che lo consideravano uno stupido. Stupido a essere onesto, cocciuto e incorruttibile. &nbsp;Io sono orgoglioso di mio nonno; un tempo mi capitava spesso di sentirmi dire: &lt;&lt; Tu sei Leonardo, il nipote di Leonardo? Tuo nonno era una persona onesta&gt;&gt;. &nbsp;L’onestà, gran virtù soffocata di molti siciliani.”.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-16 16:57:57 UTC</pubDate>
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         <title>Vita e Pensiero Letterario </title>
         <author>gabrielegrasso87</author>
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         <description><![CDATA[<p>Sciascia parla anche della sua esperienza scolastica e di alcuni metodi di insegnamento dell’epoca. Così racconta: “La scuola mi divertiva. Non mi è mai sembrata una fatica, ci andavo volentieri, tanto più che godevo di un certo prestigio tra i miei compagni, dovuto semplicemente alla mia capacità di risolvere i problemi di matematica e di svolgere i temi a tutta velocità. Le mie preferenze andavano alla storia, senza dubbio perché il maestro ce la raccontava in maniera romanzesca. Non riuscivamo a odiarlo neppure in quei momenti in cui ci dava bacchettate sulla punta delle dita, piangevamo un pochino, molto poco, perché sapevamo bene che le bacchettate rientravano nel normale ordine delle cose.”</p><p>Anche Sciascia divenne poi maestro di scuola elementare. Lui fa una riflessione sulla lingua e sulla realtà della Sicilia. Secondo Sciascia la paura del domani e l’insicurezza qui da noi sono tali, che non si conosce la forma futura dei verbi. Così scrive: “Non si dice mai: &lt;&lt;Domani andrò in campagna&gt;&gt;, ma &lt;&lt;dumani vaju in campagna&gt;&gt;, domani vado in campagna. Si parla del futuro solo al presente”.</p><p>Sciascia parla anche della condizione di continuo sfruttamento che caratterizza la storia della Sicilia. La stessa unità d’Italia afferma è stata possibile grazie ad un tacito accordo: il sud doveva rimanere agricolo, fornitore di mano d’opera, mentre il solo nord aveva il diritto di produrre ricchezza attraverso l’industria. Anche quando veniva usata l’espressione “granaio d’Italia” non si voleva dire che la Sicilia fosse ricca, ma che veniva sfruttata.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-16 16:57:58 UTC</pubDate>
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         <title>Vita e Pensiero Letterario</title>
         <author>gabrielegrasso87</author>
         <link>https://padlet.com/gabrielegrasso87/k8nox9g3hgzgxygc/wish/2921452363</link>
         <description><![CDATA[<p>Tra i tanti popoli e miti raccontati da Sciascia, l’autore parla anche del mito della Francia, che è stato presente nell’animo dei Siciliani. È nell’epoca dell’illuminismo che nasce questo mito e i letterati prendono come riferimento i razionalisti francesi. L’importazione di libri francesi di Rousseau, Voltaire era sbalorditiva. In Italia si vendevano poco, tranne che in Sicilia, dove ogni buon libro toccava il centinaio di copie.</p><p>L’influenza francese sulla cultura siciliana è talmente forte che il verismo di Giovanni Verga dipende dal naturalismo francese. Ad esempio nella casa di Verga, sono presenti tutt’oggi tutti i romanzi di Emile Zola.</p><p>Per Sciascia il punto di riferimento era Voltaire, perché considerava il suo modello di scrittura chiaro, svelto, conciso, intelligente, sintetico e ironico. Per Sciascia l’avvenimento storico più importante è stata la Rivoluzione Francese, poiché con questa finisce la monarchia, inizia la Repubblica e si guardano i diritti dell’uomo.</p><p>Nei suoi romanzi si trova spesso la figura del poliziotto. Sciascia sottolinea apertamente la loro importanza, che crede essere fondamentale per mantenere la pace, ed afferma “i poliziotti per me incarnano semplicemente la legge senza la quale una società non può esistere”. Lo stesso romanzo “Il giorno della civetta”, in cui il capitano Bellodi conduce le indagini, è ispirato ad&nbsp; un fatto di cronaca verificatosi a Sciacca, con l’assassinio del sindacalista comunista Miraglia nel 1947.</p><p>C’è un motivo per cui Sciascia preferisce scrivere i gialli: “Preferisco il romanzo poliziesco perché è un genere che tende alla verità dei fatti e alla denuncia del colpevole”.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-03-16 16:57:58 UTC</pubDate>
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