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      <title>Il lavoro minorile tra letteratura e realtà quotidiana by Lorenzo Angelini</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-12-30 14:53:39 UTC</pubDate>
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         <title>Il lavoro minorile in Italia tra Ottocento e Novecento</title>
         <author>lollo_a_03</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 1877, il Parlamento del Regno d’Italia stabilì l’avvio di un’<strong>inchiesta sulla realtà dell’economia agraria del paese</strong> sedici anni dopo l’Unità: i documenti che la commissione d’inchiesta raccolse rappresentano una dettagliata fotografia del settore economico nell’Italia degli anni Ottanta dell’Ottocento. <br><br>È possibile conoscere il <strong>destino riservato ai bambini</strong> che nascevano nelle famiglie dei contadini: venivano mandati negli asili d’infanzia fintanto che per la loro età non fossero atti al lavoro e, una volta raggiunta l’età per lavorare nei campi, seguivano i loro genitori e cominciavano a dedicarsi ai mestieri della terra. Già verso i <strong>sei anni</strong> i bambini iniziavano ad aiutare padre e madre nelle loro attività; le classi meno agiate adoperavano i loro figli a qualche <strong>faccenda di casa o campestre </strong>prima del sesto anno d'età, soprattutto considerato che nelle zone rurali, scuola e istruzione non erano ritenute utili.<br><br></div><div><strong>Nelle periferie delle grandi città industriali</strong>, i bambini delle classi meno abbienti delle famiglie le cui entrate non erano sufficienti a coprire il fabbisogno di tutti i membri, <strong>venivano immediatamente spediti a lavorare in fabbrica</strong>. Nel 1844 si tenne a Milano la sesta riunione degli scienziati italiani; il convegno si radunava ogni anno per discutere di una precisa esigenza della comunità scientifica italiana del tempo. Tra le questioni che emersero nella riunione ci fu quella del lavoro minorile. Già da 50 anni a quella parte, nelle nazioni dove ferveva irrefrenabilmente il travaglio della moderna industria, si cominciò a considerare il <strong><em>fanciullo come un più economico mezzo di produzione</em></strong>: le macchine facevano agevolmente quel che prima si faceva con tanta fatica; non occorreva più che un lavoro di pazienza e di destrezza. <br><br></div><blockquote>Sono noti gli abusi che avvennero, dolorosi per l’umanità, pericolosi per lo Stato, ed alla stessa industria dannosi. Fanciulli di dieci, otto o cinque anni, chiusi per 13 e talora per 15 ore in malsane officine, legati ad un lavoro incessante, esposti a lunghi cammini sulle pubbliche vie; sonno faticoso ed interrotto; membra dolorose, guaste, infiacchite; vecchiezza precoce: e come prezzo di un tale lavoro, l’abbruttimento e la corruzione che ispirano ribrezzo e disdegno anche ai più pietosi.</blockquote><div><br>Nell’anno 1870 risultavano impiegati nelle <strong>fabbriche italiane</strong> del solo comparto <strong>tessile </strong>ben <strong>90.083 fanciulli</strong>, che costituivano più del 23% del totale della forza lavoro del settore. I bambini, pur ricevendo <strong>un terzo del salario degli adulti</strong>, erano comunque tenuti a orari di lavoro estenuanti (si superavano abbondantemente le <strong>dodici ore giornaliere</strong>), a<strong> turni di notte</strong>, a lavorare in <strong>condizioni </strong>di lavoro <strong>insalubri</strong>, a vivere in una condizione di <strong>analfabetismo </strong>(nel 1881, i maschi sopra i sei anni d’età che non sapevano leggere, né scrivere rappresentavano il 62% del totale). Le prestazioni dei bambini erano ritenute importanti, non soltanto in virtù del loro costo più basso rispetto a quello di un adulto, ma anche perché erano in grado di <strong>compiere operazioni precluse ai più grandi</strong>: nelle industrie tessili, per esempio, le mani più piccole delle giovanissime operaie riuscivano a compiere meglio alcune operazioni sui filati. Di conseguenza, l’impiego di minori presso industrie, fabbriche e manifatture era decisamente esteso.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-01 10:56:28 UTC</pubDate>
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         <title>I letterati italiani sulla condizione del lavoro minorile</title>
         <author>lollo_a_03</author>
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         <description><![CDATA[<div>Non furono molti gli intellettuali sensibili al problema: in letteratura, per esempio, si possono considerare gli esempi di <strong>Giovanni Verga</strong> e di <strong>Luigi Pirandello</strong>, entrambi siciliani, provenienti da una zona dove lo sfruttamento minorile era una realtà dura da estirpare. Secondo la mentalità del tempo, non era strano che un bambino lavorasse nei campi o nelle officine. <strong>Il tema del lavoro infantile non fu uno dei più rilevanti del tempo</strong>, ma furono comunque diversi gli artisti che se ne occuparono, alcuni attraverso intenti di denuncia sociale, altri mossi dalla volontà di restituire una narrazione fedele del vissuto quotidiano. <br><br><mark>fonte: https://bit.ly/3hztFxB</mark></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-01 11:31:55 UTC</pubDate>
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         <title>Cirillo Manicardi, Nel casello</title>
         <author>lollo_a_03</author>
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         <description><![CDATA[<div>Fine XIX secolo; olio su tela, 30 x 20 cm; Reggio Emilia, Musei Civici)<br><br><mark>fonte: https://bit.ly/3hztFxB</mark></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-01 11:33:40 UTC</pubDate>
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         <title>Le condizioni dei giovani lavoratori italiani</title>
         <author>lollo_a_03</author>
         <link>https://padlet.com/lollo_a_03/jr2sf1l0mscalfuo/wish/1048154340</link>
         <description><![CDATA[<div>Molti giovani erano costretti a svolgere tra i lavori più faticosi per molte ore consecutive senza alcuna pausa. Ne uscivano estenuati, macilenti, pagando a morte la condizione in cui vivevano. Questo era il <strong>quadro sociale italiano</strong> nei <strong>primi decenni dell’industrializzazione</strong>. Il lavoro precoce <em>non fu introdotto dalla Rivoluzione industriale</em>. Infatti, nei sistemi economici precedenti l’avviamento al lavoro in tenera età era un’esperienza comune nelle classi popolari. Questo lavoro costituiva un <strong>precoce apprendistato</strong> che introduceva i piccoli al mondo del lavoro, al quale si sarebbero affacciati finita l’infanzia; dall’altro lato, era un <strong>contributo all’equilibrio del bilancio familiare</strong>. <br><br>Nelle comunità rurali, i figli dei contadini veniva usati per varie mansioni e il lavoro ricadeva su tutti i membri del nucleo familiare. Le <strong>femmine </strong>erano adibite ai <strong>lavori domestici</strong> e sostituivano la madre nella cura dei fratelli piccoli. Un’incombenza che ricadeva sui <strong>figli </strong>dei contadini era <strong>condurre</strong> gli animali al <strong>pascolo</strong>, e nelle regioni settentrionali, le famiglie contadine povere <strong>affittavano </strong>i propri figli a contadini più abbienti, i quali svolgevano il compito di portare gli animali al pascolo, specialmente nelle zone montane. Si trattava di un <strong>lavoro gravoso</strong>, anche a causa dei lunghi periodi di solitudine. Il fanciullo era chiamato a partecipare alle <strong>attività agricole</strong> come allevamento del bacco da seta, fabbricazione dei cesti, taglio del fieno, trebbiatura del grano e zappatura. <strong>L’ambiente rurale non risparmiava le forze infantili</strong>. Il contadino, spesso, <em>abusava della forza fisica del figlio e del lavorante assunto giornalmente</em>; i figli erano condannati a trasportare pesi di sassi, terra, mondatura del riso.<br><br>Tradizionale era l’apporto infantile nel <strong>settore manifatturiero, dell’artigianato e nel lavoro a domicilio</strong>. Nei centri urbani, l’impiego dei minori era diffuso nel commercio al minuto e nei servizi; i fanciulli svolgevano ruoli di spazzacamini, garzoni dei panettieri, venditori di giornali, fiammiferi, e di caldarroste. Le bambine si occupavano della vendita dei fiori, della frutta ed erano impegnate in varie mansioni di sartoria, nell’industria dell’abbigliamento. <br><br>Elevati contingenti di fanciulli lavoravano nei <strong><em>laboratori artigianali</em></strong>, nelle <strong><em>piccole officine</em></strong> come apprendisti, e nel <strong><em>settore edile</em></strong>. Nell’edilizia, attività in continua espansione, bambini di otto, nove anni erano impiegati come garzoni impegnati nelle faccende agricole. <br><br>Si dice che mangiassero solo castagne, polenta, vino, acqua tinta di vino, che venissero sottoposti alle più dure fatiche, dovendo provvedere l’impasto di calce, mattoni, portare tali materiali salendo ripide scale a pioli. Lavoravano quanto i muratori, ma <strong>i fanciulli dovevano portare pesi superiori alle loro forze. </strong><br><br>Alla precarietà dei lavori si accompagnava una <strong>pericolosità delle operazioni</strong>, perché nei cantieri non si rispettavano norme di sicurezza e protezione di incolumità delle maestranze. Con l’industrialismo, la pratica di impiegare i giovani si espanse, soprattutto nelle regioni in cui si ampliarono gli opifici. Ciò determinò <strong>una serie di abusi che colpirono numerose masse</strong>. La sovrabbondanza della manodopera incentivava il ceto imprenditoriale al <strong>consumo intensivo di braccia infantili</strong> e femminili, reso <strong>conveniente</strong> per ragioni tecniche, tra le quali la bassa statura, e per ragioni politiche ed economiche, essendo più docili e passivi e sottomettendosi facilmente alla volontà imprenditoriale. Venivano pagati con compensi esigui e ciò avvantaggiava il padronato. <br><br><em>Franco della Peruta</em> dà un’idea più concreta delle condizioni di vita e lavoro dei fanciulli impiegati nelle attività lavorative, donando <strong>qualche dato sulla misura del salario</strong>. Il fanciullo, per una giornata lavorativa, che poteva durare dalle 9 alle 12 ore, percepiva 50 centesimi al giorno. La donna nelle manifatture tessili retribuiva 1 lira al giorno. Franco della Peruta espone, così, un confronto: il pane costò per tutto il secolo dai 30 ai 40 centesimi al chilogrammo; il lavoro di una giornata di lavoro del ragazzo permetteva alla famiglia di acquistare poco più di 1 kg di pane, mentre la fanciulla poteva acquistare anche fino a 2,5 kg di pane. <br><br>Nel 1840 si calcolò che vi fossero 37.800 fanciulli impiegati nelle industrie della Lombardia. Nell’industria cotoniera si era adottata la pratica di impiegare squadre di fanciulli prese dagli ospizi dei trovatelli. Nelle filande di seta, a ogni donna era assegnata una bambina per girare l’arcolaio e tenere accesi i fornelli. Erano bambine dai 5 ai 12 anni e lavoravano da 12 a 15 ore a giorno.<br><br>Il lavoro di fabbrica <strong>sottraeva alla scuola</strong> numerose quantità di bambini: i piccoli operai crescevano <strong>privi di istruzione</strong> e gli osservatori del fenomeno denunciavano le <strong>scarse condizioni igieniche </strong>e l’abbrutirsi delle intelligenze, l’ebetismo, il rimpicciolimento dei pensieri che l’abuso produceva. I giovani lavoratori dovevano restare inchiodati nelle officine senza un’ora di pausa per dodici, quattordici ore consecutive, <strong>senza la compiacenza di interessarsi a ciò che producevano</strong>, e dopo aver faticato non potevano di certo trovare interesse e tempo per applicarsi nella lettura o nell'esercizio mentale e fisico di cui erano stati privati nell’ambiente malsano in cui lavoravano. <br><br>Nel 1861, lo Stato Italiano non si diede cura di questa situazione che, con il progredire dell’industrializzazione, crebbe. Nel <strong>1886 </strong>si arrivò a una <em>legge </em>sul lavoro che interessò donne e fanciulli e che si limitava a stabilire un massimo di 9 ore di lavoro e che proibiva lavori notturni e in miniera. Questa legge <em>non stabiliva un corpo di ispettori</em> che esercitasse un controllo sul rispetto della legge, che fu pertanto elusa e, fino al periodo giolittiano, la situazione non cambiò radicalmente. <br><br><mark>fonte: </mark><a href="https://bit.ly/3rMTUFa"><mark>https://bit.ly/3rMTUFa</mark></a><mark>  </mark></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-01 11:35:14 UTC</pubDate>
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         <title>Il lavoro minorile e la pandemia</title>
         <author>cristig2002</author>
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         <description><![CDATA[<div>Secondo l'UNICEF (United Nations International Children's Emergency Fund-Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia) milioni di bambini rischiano di essere indotti al lavoro minorile a causa della crisi economica provocata dalla pandemia e dal Coronavirus.<strong><br></strong>Nella giornata mondiale contro lo sfruttamento dei minori, 12 giugno, il simbolo del lavoro minorile è rappresentato da una bambina di otto anni di nome Zohra, uccisa dai suoi datori di lavoro solo per aver liberato un pappagallo dalla sua gabbia. Negli ultimo vent'anni ci sono stai numerosi progressi, grazie ai quali il lavoro minorile è diminuito di 94 milioni di casi, tuttavia  ora rischia di aumentare a causa della crisi provocata dal Coronavirus.<br><br> <em>"According to Covid-19 and child labour: a time of  crisis, a time to act"<br></em><br> I bambini che già lavorano ora potrebbero farlo più intensamente o in condizioni peggiori.<br>Uno dei fattori che contribuisce allo sfruttamento minorile è la povertà con <strong> +0,7% </strong>di incidenza.<br><br>«<em>Con l'aumento della povertà, la chiusura delle scuole e la diminuzione della disponibilità di servizi sociali, un numero maggiore di bambini viene spinto verso il mondo del lavoro. Nel re-immaginare il mondo post-COVID, dobbiamo assicurarci che i bambini e le loro famiglie abbiano gli strumenti necessari per affrontare tempeste simili in futuro"</em>- sostiene la direttrice dell’Unicef.<br><br> Infatti, il lavoro minorile è correlato alla chiusura delle scuole. Quando esse riapriranno non tutti i genitori saranno in grado di mandare i loro figli a scuola, quindi bambini e bambine potrebbero essere impiegati nel lavoro.<br><br>Porre fine al lavoro minorile è possibile?<br>Si, bisogna adottare delle misure o strategie di azioni per arginarlo: <br>1. stabilire l'età minima in cui i bambini possono essere legalmente impiegati.<br>2.maggiore protezione sociale<br>3.più facile accesso al credito da parte delle famiglie povere<br>4.misure di recupero scolastico, inclusa l’eliminazione delle tasse scolastiche<br>5.più risorse per le ispezioni sui luoghi di lavoro<br>6.miglioramento legislativo<br><br>Attualmente sono 168 milioni i bambini impiegati nel lavoro quindi<strong> 1 bambino su 10. </strong>Inoltre la metà di loro svolgono lavori pericolosi; questa proporzione aumenta nei <strong>paesi più poveri del mondo, dove più di 1 bambino su 4 è coinvolto nel lavoro minorile. </strong>Nei paesi colpiti da conflitti armati l’incidenza del lavoro minorile è più alta del 77% rispetto alla media globale. Esso, nei casi peggiori, può diventare, oltre alla schiavitù, anche sfruttamento sessuale ed economico, e coinvolge settori come quello dell'agricoltura o manifatturiero ma anche lavoro nelle miniere o lavori domestici.  Quest'ultimi tendono a non essere considerati, ma impiegano 15,5 milioni di bambini. Inoltre, secondo L'Unicef, 100 milioni di bambini lavorano nel settore dell'abbagliamento o calzature. <br>Bisogna ricordare che i gruppi più vulnerabili della popolazione, come i lavoratori migranti, soffriranno maggiormente degli effetti della crisi economica: dell'espansione del lavoro in nero e della disoccupazione determinando un  calo del tenore di vita. <br><mark>https://www.ilsole24ore.com/art/la-pandemia-peggiora-sfruttamento-lavoro-minorile-ADX108W?refresh_ce=1</mark></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-03 10:13:19 UTC</pubDate>
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         <title>Unicef</title>
         <author>cristig2002</author>
         <link>https://padlet.com/lollo_a_03/jr2sf1l0mscalfuo/wish/1049750752</link>
         <description><![CDATA[<div>Il compito dell'Unicef, con sede a New York e presente in 190 Paesi, è quello di tutelare i bambini con le loro madri in tutto il mondo, ma specialmente in quei paesi in via di sviluppo. Inoltre contribuisce alla lotta contro il lavoro minorile, utilizzando mezzi legali e sociali e collaborando con i governi  sia nazionali che locali. Infine, l'Unicef, che ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1965, si adopera per supportare i  bambini vittime del lavoro minorile e rendere l'istruzione accessibile a tutti. <br><br>https://www.unicef.it/media/dal-covid-rischio-lavoro-minorile-per-milioni-di-bambini/</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-03 11:17:04 UTC</pubDate>
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         <title>Cos&#39;è il lavoro minorile?</title>
         <author>cristig2002</author>
         <link>https://padlet.com/lollo_a_03/jr2sf1l0mscalfuo/wish/1049760969</link>
         <description><![CDATA[<div><br>"<em>Un bambino lavoratore perde gli occhi, le ossa, i polmoni; ma, ancora più di questo, perde la gioia di vivere la propria infanzia, la sua personalità e i propri sogni. Questi sono spesso insostituibili.</em>"<br><br>E' lo sfruttamento dei bambini, i quali non hanno possibilità di poter sperare in un futuro migliore. Esso è causato dalla povertà, dalla mancanza d'istruzione, in quanto i bambini in questione non possono andare a scuola, dunque non svolgono una vita come gli altri. Sono, spesso, emarginati, sofferenti e presentano anche delle patologie. Lavorano in condizioni pessime e pericolose, spesso seduti a terra.<br><strong><mark><br></mark></strong><strong>Il lavoro minorile è:<br></strong><br></div><ul><li>mentalmente, fisicamente, socialmente e moralmente pericoloso per i bambini;</li></ul><div><br></div><div>Nelle situazioni più estreme, il lavoro minorile trasforma i bambini in schiavi e li separa per sempre dalle loro famiglie, esponendoli a malattie.<br><br></div><ul><li>In tutto il mondo, i bambini e i giovani che lavorano sono <strong>168 milioni</strong>.</li><li>La metà di loro, quindi circa <strong>85 milioni</strong>, svolgono lavori pericolosi, come in miniera.</li><li>I bambini che lavorano nei campi sono <strong>98 milioni</strong>: diversamente da quanto si possa credere, questo settore raccoglie la maggior parte del lavoro minorile.</li></ul><div>Come possiamo contribuire a ridurre il lavoro minorile?<br>Il rimedio principale è la diffusione del diritto all'istruzione, però ognuno di noi potrebbe <strong>adottare a distanza.<br><br></strong><strong><mark>https://adozioneadistanza.actionaid.it/magazine/lavoro-minorile-cos-e/<br><br>https://www.ilo.org/rome/approfondimenti/WCMS_578887/lang--it/index.htm</mark></strong></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-03 11:31:30 UTC</pubDate>
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         <title>Lavoro minorile, Ilo: 168 milioni i bambini sfruttati nel mondo</title>
         <author>cristig2002</author>
         <link>https://padlet.com/lollo_a_03/jr2sf1l0mscalfuo/wish/1049782143</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-01-03 12:02:16 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/lollo_a_03/jr2sf1l0mscalfuo/wish/1050203519</link>
         <description><![CDATA[<div>Il lavoro minorile è definito come l’attività lavorativa che priva i bambini e le bambine della loro infanzia, della loro dignità e influisce negativamente sul loro sviluppo psico-fisico. Esso comprende varie forme di sfruttamento e abuso spesso causate da condizioni di estrema povertà, dalla mancata possibilità di istruzione, da situazioni economiche e politiche in cui i diritti dei bambini e delle bambine non vengono rispettati, a vantaggio dei profitti e dei guadagni degli adulti. Ai bambini in situazione di lavoro minorile viene negato il diritto di andare a scuola, la possibilità di giocare e di godere dei loro affetti. Molti bambini sono coinvolti nei processi produttivi dell’economia globalizzata: in agricoltura, in miniera, nei servizi e nelle industrie per la produzione di beni destinati all’esportazione. Essi sono spesso reclusi, emarginati, esposti a sofferenze fisiche e psicologiche.</div>]]></description>
         <pubDate>2021-01-03 19:27:58 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <pubDate>2021-01-03 19:43:56 UTC</pubDate>
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         <title>La schiavitù ieri e oggi. Una parola antica, un’omertà moderna.</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Da 20 a 45 milioni di persone sono gli schiavi moderni, nel mondo. In catene bambini, donne, migranti, in tutti i continenti. Pare che il giro d’affari della schiavitù globale sia ancora miliardario, anche se le stime sono offuscate dall’omertà, dall’ignoranza, dalla povertà, dall’arretratezza dei sistemi giuridici, dalla pochezza dei mezzi di tracciabilità<br>Al mondo, su mille persone, tre sono schiave. Dai 20 ai 45 milioni di persone a seconda delle (tristi) stime. I tre quinti di sesso femminile, i due quinti maschi. Oltre un quarto sono minori: in tutto il mondo da 6 a 10 milioni di bambine e bambini sono costretti ai lavori forzati, vittime dei traffici sessuali o segregati come sguatteri .L’Organizzazione Internazionale del Lavoro stima che i lavori forzati generino proventi illeciti per 150 miliardi di dollari l’anno: è la seconda fonte di profitto della criminalità organizzata, dopo le droghe. È passato un secolo e mezzo da quando Abraham Lincoln ha abolito la schiavitù, ufficialmente. Quasi settant’anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che la vieta. Ma ancora oggi sono tantissimi i lavoratori sfruttati sull’orlo della schiavitù e il confine tra questa e i lavori più infami e degradanti è labile, a seconda delle coordinate geografiche e culturali.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-03 19:47:55 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>In Italia si può lavorare dai 16 anni.</div><div>Ma l’età non basta, bisogna anche avere frequentato la scuola per almeno 10 anni (5 anni di scuola primaria, 3 di scuola secondaria di 1° grado e 2 anni di scuola superiore).La legge prevede che bisogna avere ottenuto la licenza media e avere completato un corso di formazione riconosciuto dallo Stato.</div><div>Questa regola vale per tutte le ragazze e i ragazzi in Italia, cittadini italiani o stranieri.<br>Il lavoro minorile è un fenomeno ampiamente diffuso, non solo nelle società dei Paesi in via di sviluppo, ma anche nei Paesi industrializzati, dove semmai vi è tendenza a nasconderlo, stigmatizzarlo ed a parlarne solo quando vengono denunciate situazioni limite che pregiudicano l’infanzia dei minori, il loro potenziale, la loro dignità nonché il loro sviluppo fisico e morale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-03 19:50:26 UTC</pubDate>
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         <title>La schiavitù moderna,“L’indice globale della schiavitù”, la schiavitù in Italia</title>
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         <description><![CDATA[<div>Non si considerano – secondo l’Ilo – forme di schiavitù, invece, i lavori sottopagati o svolti in condizioni ambientali inadeguate, e non si include nel conteggio qualsiasi fenomeno di costrizione, come l’adozione o il matrimonio forzati o il traffico di organi .Una stima più allargata che invece include le altre forme di schiavitù moderna è stata proposta dalla fondazione “Cammina libero” che da quattro anni stila l’Indice globale di schiavitù – meritoriamente sostenuto da opinionisti e personaggi pubblici come Bill Gates, Bono Vox, Richard Branson, Hillary Clinton, Muhammad Yunus, Gordon Brown, Tony Blair e molti altri.</div><div>Secondo il calcolo più onnicomprensivo, gli schiavi nel mondo oggi sono 45,8 milioni.<br>In cifre assolute, il 58 per cento delle persone schiave al mondo vivono tutte in 5 Paesi: India, Cina, Pakistan, Bangladesh, Uzbekistan. In termini percentuali, pare che il 4,4% della popolazione della Corea del Nord possa considerarsi in schiavitù. Anche in Mauritania si sta male. Ma incredibilmente nessuno dei 167 Paesi considerati dall’indice ne è completamente privo. C’è persino l’Italia, al 141° posto al mondo, dove si troverebbero 129.600 persone in stato di schiavitù. In tutta Europa 1,2 milioni di persone possono considerarsi schiave (Turchia e Macedonia hanno lo 0,6% della popolazione in condizione di schiavitù). I conflitti in Iraq, Afghanistan, Siria, Yemen e Libia esacerbano il problema, con il flusso di migranti e di rifugiati.</div><div>I continenti più problematici rimangono Asia e Africa. Ci sono sacche di schiavitù in Sudamerica, nei Balcani e nell’Est europeo. Nel subcontinente indiano, comunque, il governo sta mettendo in atto misure speciali per contrastare le diverse forme di schiavitù: ha recentemente rivisto il codice penale e ha rinforzato le unità di polizia contro il traffico di umani.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-03 19:57:14 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Il lavoro minorile è un fenomeno di dimensioni globali. Secondo le recenti stime dell’ILO, sono ancora 152 milioni i bambini — 68 milioni sono bambine e 88 milioni sono bambini — vittime di lavoro minorile. Metà di essi, 73 milioni, sono costretti in attività di lavoro pericolose che mettono a rischio la salute, la sicurezza e il loro sviluppo morale. Molti di loro vivono in contesti colpiti da guerre e da disastri naturali nei quali lottano per sopravvivere, rovistando nelle macerie o lavorando per strada. Altri vengono reclutati come bambini soldato per combattere nelle guerre volute dagli adulti. La realtà che questi dati ci descrivono è inaccettabile.Porre fine al lavoro minorile è possibile. Le Convenzioni dell’ILO sul lavoro minorile sono strumenti giuridici a tutela dei minori, che chiedono ai governi interventi mirati per l’eliminazione dello sfruttamento del lavoro minorile e la proibizione, attraverso procedure d’urgenza, delle sue forme peggiori. L’abolizione del lavoro minorile rappresenta una priorità per l’azione dell’ILO sin dalla sua istituzione nel 1919.Tutti i paesi si sono impegnati ad adottare misure immediate per eliminare le peggiori forme di lavoro minorile entro il 2025.  L’ILO ha lanciato insieme ai suoi partner l’“Alleanza 8.7 ”, un’alleanza mondiale per porre fine al lavoro minorile, al lavoro forzato, alla schiavitù moderna e alla tratta degli esseri umani. </div><div>L’ILO lavora con i governi, le organizzazioni dei datori di lavoro e i sindacati, come pure con altri partner per la realizzazione di questo obiettivo.</div>]]></description>
         <pubDate>2021-01-03 20:30:51 UTC</pubDate>
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         <title>Organizzazione internazionale del lavoro.Ufficio per le Nazioni Unite</title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-01-03 22:19:43 UTC</pubDate>
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         <author></author>
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         <pubDate>2021-01-03 22:21:16 UTC</pubDate>
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         <title>Riassunto:</title>
         <author>CristinaAnne17</author>
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         <description><![CDATA[<div>Rosso Malpelo è una delle opere più importanti di Giovanni Verga, pubblicata nel 1878.<br>La novella racconta la vita di un ragazzo scavatore di sabbia, conosciuto da tutti con il soprannome di Rosso Malpelo, per il colore rosso dei capelli. Egli da a tutti l'impressione di essere un giovane cattivo e ribelle nei confronti di tutti invece è lui ad essere maltrattato. Non si ribella mai, accetta di essere punito anche se è innocente.  Egli lavora presso una cava, dove prima lavorò il padre (mastro Misciu) che morì a causa di un incidente al lavoro. Il padre era stato ingannato dal padrone che affido un lavoro pericoloso. Malpelo è rimasto scioccato per quello che è successo e si sente deluso per non aver salvato il padre. In seguito Rosso Malpelo conobbe un ragazzo, detto Ranocchio a causa del suo modo di camminare. Malpelo lo protegge e cercò di aiutare nel suo modo che conosceva, cioè picchiandolo. Dopo qualche mese Ranocchio si ammalò e vede quanto sua madre gli amasse e  invece la madre di Malpelo aspetta solo la paga di fine mese dal figlio. Purtroppo anche malpelo fa la stessa fine del padre a causa dell'avidità del padrone.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-05 17:49:40 UTC</pubDate>
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         <title>Il tema principale è.......</title>
         <author>CristinaAnne17</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il tema principale è quello del lavoro minorile. Verga vuole far  sì che il lettore si commuova e si indigni per l'ingiustizia che viene descritta. Rosso Malpelo è anche un racconto politico, una presa di posizione su una questione socialmente cruciale, che il pubblico borghese del Nord, a cui Verga si rivolgeva, ignorava quasi del tutto. Un altro tema che fa riferimento è il tema della morte. come se la vita fosse la semplice ripetizione di gesti sempre uguali, in attesa di un evento tragico che la faccia finire.  La morte di mastro Misciu e di Malpelo diventa un destino tragico comune.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-05 19:01:20 UTC</pubDate>
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         <title>Film</title>
         <author>CristinaAnne17</author>
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         <description><![CDATA[<div>https://youtu.be/Q3zMO_UZq1k<br>la scena dove il padre viene travolto dalla sabbia( 0:00-1:00)</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-05 19:32:00 UTC</pubDate>
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