<?xml version="1.0"?>
<rss version="2.0">
   <channel>
      <title>Il teatro by monica pastorino</title>
      <link>https://padlet.com/monicapasto13/jcukb6aphdw2</link>
      <description>Storia del teatro e del genere teatrale</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-04-23 19:44:43 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2025-09-24 11:54:25 UTC</lastBuildDate>
      <webMaster>hello@padlet.com</webMaster>
      <image>
         <url>https://padlet-assets.s3.amazonaws.com/icons/Templeball.png</url>
      </image>
      <item>
         <title>Origine</title>
         <author>monicapasto13</author>
         <link>https://padlet.com/monicapasto13/jcukb6aphdw2/wish/254590965</link>
         <description><![CDATA[<div>La tradizione attribuisce le prime forme di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teatro">teatro</a> a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tespi">Tespi</a>, giunto ad <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Atene">Atene</a> dall'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Icaria">Icaria</a>, verso il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/VI_secolo_a.C.">VI secolo a.C.</a> La tradizione vuole che sul suo carro trasportasse i primi attrezzi di scena, arredi scenografici, costumi e maschere teatrali. </div><div>Le feste durante le quali avvenivano ad Atene le rappresentazioni teatrali erano: </div><ul><li>Le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lenee">Lenee</a>, feste popolari che si tenevano in inverno, caratterizzate dalla rappresentazione di commedie e a volte di tragedie.</li><li>Le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dionisie">Dionisie</a> erano feste dedicate a Dioniso, che si dividevano in <em>Grandi Dionisie</em> e <em>Dionisie rurali</em>. Le prime erano le feste più importanti, celebrate all'inizio della primavera, in cui venivano messe in scena sia tragedie sia commedie, e a cui potevano assistere i cittadini di tutte le città della Grecia (ad eccezione, si può supporre, delle città nemiche di Atene). Organizzate dallo Stato, erano finanziate dai cittadini più abbienti, a tre dei quali l'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Arconte_eponimo">arconte eponimo</a> affidava la "<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Corego">coregia</a>".</li><li>Le Dionisie rurali erano invece feste di minore importanza, organizzate durante l'inverno nei paesi attorno ad Atene, aperte solo ai cittadini ateniesi e nelle quali venivano rappresentate solo le commedie.</li></ul><div>Secondo il filosofo greco <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aristotele">Aristotele</a>, il teatro, in particolare la tragedia, svolgeva una funzione di <em>rasserenamento </em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Catarsi"><em>catartico</em></a> collettivo degli animi, attraverso la rappresentazione di passioni attuali o di ricordi traumatici <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rimozione">dimenticati</a>, che venivano riportati nella <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Coscienza_(filosofia)">piena consapevolezza</a> del singolo per poterli così governare e dominare in futuro. La rappresentazione a tal fine doveva essere fedele al reale e conforme alla dottrina delle tre unità: unità di tempo, di luogo e di azione. </div>]]></description>
         <enclosure url="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/59/Amphitheater_at_Acropolis.jpg/1200px-Amphitheater_at_Acropolis.jpg" />
         <pubDate>2018-04-23 19:48:00 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/monicapasto13/jcukb6aphdw2/wish/254590965</guid>
      </item>
      <item>
         <title>I Generi teatrali : Tragedia e commedia</title>
         <author>monicapasto13</author>
         <link>https://padlet.com/monicapasto13/jcukb6aphdw2/wish/254591242</link>
         <description><![CDATA[<div>La tragedia greca rappresenta una vicenda, quasi sempre presa dalla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mitologia_greca">mitologia</a>, riguardante uno o più uomini o semidei. Scrive <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aristotele">Aristotele</a> nella <em>Poetica</em> che scopo della tragedia è suscitare negli spettatori sentimenti di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Piet%C3%A0_(sentimento)">pietà</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paura">paura</a>, arrivando in questo modo alla purificazione da queste passioni.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_greco#cite_note-8"><sup>[8]</sup></a> Viene raccontato, per esempio, il terribile dilemma di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Oreste_(figlio_di_Agamennone)">Oreste</a> (cui viene ordinato dal dio <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Apollo">Apollo</a> di uccidere la propria madre <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Clitennestra">Clitennestra</a>, colpevole di aver ucciso il proprio marito e padre di Oreste), o vicenda delle <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Menadi">Baccanti</a>, o il dramma di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antigone_(figlia_di_Edipo)">Antigone</a>, che decide di seppellire il proprio fratello <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Polinice">Polinice</a> nonostante il divieto imposto dal re di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tebe_(Grecia)">Tebe</a>. Il pubblico già conosceva la vicenda nelle sue linee generali (essendo parte del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mito">mito</a>), ma ciò che non poteva sapere era come la storia sarebbe stata nuovamente interpretata, raccontata e magari modificata dal drammaturgo.&nbsp;</div><div>I più importanti e riconosciuti autori di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tragedia">tragedie</a> vissero tutti nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/V_secolo_a.C.">V secolo a.C.</a>:&nbsp;</div><ul><li><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Eschilo">Eschilo</a> (di cui ci sono rimaste sette tragedie)</li><li><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sofocle">Sofocle</a> (sette tragedie)</li><li><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Euripide">Euripide</a> (diciotto tragedie, di cui una molto probabilmente <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Apocrifa">apocrifa</a>, e un dramma satiresco)</li></ul><div>La tragedia inizia generalmente (ma non sempre) con un prologo da parte di un personaggio, che ha la funzione di introdurre l'argomento del dramma; segue la parodo, ossia il canto con il quale entra in scena il coro. L'azione scenica vera e propria si dispiega quindi tramite gli attori attraverso tre o più episodi, intervallati dagli stasimi (intermezzi in cui il coro tramite canti commenta, illustra o analizza la situazione che si sta sviluppando sulla scena). L'ultima scena, il finale della vicenda, è chiamata esodo.&nbsp;</div><div>Non tutti gli eventi del dramma venivano rappresentati sulla scena; quelli più violenti avvenivano infatti fuori di essa. Gli spettatori prendevano coscienza dell'avvenimento tramite l'annuncio di un messo o un personaggio che aveva assistito all'evento, oppure tramite le urla dei personaggi provenienti da fuori scena.&nbsp;</div><div>Dopo il V secolo a.C., la tragedia continuò con <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Agatone">Agatone</a> e altri autori, ma di essi non ci sono rimaste opere. <br>Per quanto riguarda la commedia attica, essa si sviluppò ad Atene circa mezzo secolo dopo la tragedia e sicuramente i due generi si influenzarono a vicenda. Il genere comico (che, a differenza del tragico, utilizzava trame e personaggi non presi dal mito ma inventati dall'autore stesso) si sviluppò e modificò nel corso di alcuni secoli, tanto che i filologi della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Biblioteca_di_Alessandria">biblioteca di Alessandria</a> suddivisero la commedia greca in tre fasi:&nbsp;</div><ul><li><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Commedia_antica">commedia antica</a>, nel periodo che va dalle origini fino al IV secolo a.C.</li><li><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Commedia_di_mezzo">commedia di mezzo</a>, fino all'inizio dell'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ellenismo">Ellenismo</a> (323 a.C.)</li><li><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Commedia_nuova">commedia nuova</a>, che coincide con l'età ellenistica</li></ul><div>Della commedia greca ci sono giunti i testi di solo due autori:&nbsp;</div><ul><li><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aristofane">Aristofane</a> (appartenente alla commedia antica, di cui ci sono rimaste undici opere)</li><li><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Menandro">Menandro</a> (appartenente alla commedia nuova, di cui ci sono rimaste due opere sostanzialmente complete e numerosi frammenti)</li></ul><div>La commedia antica è fortemente incentrata su Atene e sulle sue problematiche, tanto che le sue trame spesso prendono di mira i personaggi più in vista della città a quei tempi (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cleone">Cleone</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Socrate">Socrate</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Euripide">Euripide</a>), deridendoli o criticandoli. Sono inoltre presenti numerosi elementi fantastici e immaginifici. Aristofane, considerato il più grande autore della commedia antica, è anche l'unico di cui ci siano rimasti testi, nonostante anche altri autori, per esempio <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cratino">Cratino</a>, fossero molto apprezzati.&nbsp;</div><div><br></div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-04-23 19:48:33 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/monicapasto13/jcukb6aphdw2/wish/254591242</guid>
      </item>
      <item>
         <title>La riforma della commedia goldoniana</title>
         <author>monicapasto13</author>
         <link>https://padlet.com/monicapasto13/jcukb6aphdw2/wish/254592490</link>
         <description><![CDATA[<div>Intorno alla metà del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/XV_secolo">XVsecolo</a> si sviluppò in <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Italia">Italia</a> un nuovo tipo di spettacolo teatrale, la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Commedia_dell%27Arte">commedia dell’arte</a>, destinata ad ottenere un successo strepitoso e a dilagare nel secolo successivo in tutta <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Europa">Europa</a>, per poi esaurirsi verso la fine del XVII secolo.<br> Una compagnia di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Umorismo">comici</a> era formata da sei o sette elementi: tranne gli innamorati e pochi altri personaggi, tutti gli altri indossavano vistose maschere che li rendevano immediatamente riconoscibili agli occhi del pubblico. </div><div>Nella commedia dell'arte esistevano le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Maschera_teatrale">maschere</a>, perché i personaggi avevano dei caratteri fissi: Pantalone era il vecchio brontolone e avaro; <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Arlecchino">Arlecchino</a> o il servo sciocco o astuto come <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Brighella">Brighella</a>.<br> La commedia dell'arte piaceva molto. Le compagnie italiane, molto brave, venivano chiamate a recitare anche all'estero, alle corti d'Europa; sebbene antiletteraria, la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Commedia_dell%27Arte">Commedia dell'Arte</a> influenzò drammaturghi come <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/William_Shakespeare">Shakespeare</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Moli%C3%A8re">Molière</a> e poi lo stesso <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Goldoni">Goldoni</a>, che con la sua <strong>riforma del teatro</strong> eliminò il cattivo gusto della commedia dell'arte, abolì gradualmente l'uso delle maschere e sostituì il canovaccio con un copione. </div><div>Ma la ragione della riforma si posava sull'impianto stesso della commedia dell'arte e sulla visione del reale che proponeva.<br> Il bisogno di una riforma nasce già nello spirito del razionalismo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Accademia_dell%27Arcadia">arcadico</a> che aspirava alla semplicità, all'ordine razionale, al buon gusto. Già in ambito arcadico erano nati tentativi di riforma da parte di alcuni autori toscani (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giovan_Battista_Fagiuoli">Giovan Battista Fagiuoli</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Iacopo_Angelo_Nelli">Iacopo Angelo Nelli</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Girolamo_Gigli">Girolamo Gigli</a>) ma i loro tentativi erano solo letterari e confinati nel chiuso delle Accademie. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Goldoni">Goldoni</a> però non era un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Letteratura">letterato</a>, ma un uomo di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teatro">teatro</a> che lavorava a diretto contatto con il pubblico, di cui conosceva i gusti e le preferenze. </div><div>Goldoni obbligò gli attori a riferirsi a un testo scritto, rinunciò alle facili buffonerie, eliminò gradualmente le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Maschera_teatrale">maschere</a>, conferendo loro un'individualità sempre più marcata, trasformando la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Commedia_dell%27Arte">Commedia dell'Arte</a> in "commedia di carattere" e inserì l'azione nel concreto tessuto sociale della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Borghesia">classe borghese</a> mercantile, mentre il tradizionalista <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Gozzi_(drammaturgo)">Carlo Gozzi</a> ricorse ad argomenti <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fiaba">fiabeschi</a> ed esotici con note patetiche e satirici riferimenti a personaggi e costumi contemporanei. </div><div>La risposta negativa da parte di attori e pubblico fu ovvia: gli <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Attore">attori</a> si vedevano tolte le loro abitudini e il pubblico assisteva non più a commedie dove si rideva di gusto, bensì dove si "sorrideva" per la sottigliezza di alcune battute.<br>Inoltre la fama degli attori era minore, la bravura stava nello scrittore dell'opera, molto meno nell'esposizione del personaggio. </div><div>Altra novità di Goldoni è la sua esigenza <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Etica">moralizzatrice</a>: la commedia deve insegnare il buon senso <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Borghesia">borghese</a>, senza moralismi, anzi con grande fiducia nella natura umana: non per caso Goldoni appartiene al '700 <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Illuminismo">illuminista</a>, animato da ideali di tolleranza e pacifica convivenza tra gli uomini. </div><div>Così Goldoni cambia le ambientazioni, cambia i personaggi rappresentati. Non si tratta più del ricco col servo povero, ma si parla di una simpatica e furba locandiera, come <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/La_locandiera_(Goldoni)">Mirandolina</a>, o di un attento "caffettiere", come Ridolfo; è con tali personaggi che Goldoni dice "stop" allo stereotipo </div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-04-23 19:51:31 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/monicapasto13/jcukb6aphdw2/wish/254592490</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Il melodramma e l&#39;opera lirica</title>
         <author>monicapasto13</author>
         <link>https://padlet.com/monicapasto13/jcukb6aphdw2/wish/254593080</link>
         <description><![CDATA[<div>L'<strong>opera</strong> è il termine italiano di utilizzo internazionale per un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Generi_teatrali">genere teatrale</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Generi_musicali">musicale</a> in cui l'azione scenica è abbinata alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Musica">musica</a>, al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Balletto">balletto</a> e al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Canto">canto</a>. La denominazione "opera" è l'abbreviazione convenzionale della locuzione sostantivale <strong>opera in musica</strong>. Non è un caso che la parola "opera" sia usata invariabilmente in tutte le lingue del mondo: anche se pure altre nazioni posseggono tradizioni operistiche di innegabile importanza e valore, il melodramma è nato e si è sviluppato in Italia, Paese che per questo possiede il maggior numero di teatri d'opera al mondo e ha tra i suoi maggiori vanti l'essere universalmente considerata la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Patria">patria</a> dell'opera.&nbsp;</div><div>Tra i numerosi <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sinonimia">sinonimi</a>, più o meno appropriati, basta ricordare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Melodramma"><em>melodramma</em></a>, <em>opera in musica</em>, <em>teatro musicale</em> e l'improprio <em>opera lirica</em>, quest'ultimo espressione impiegata dal linguaggio comune e mediatico, ma non in <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Musicologia">musicologia</a>.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Opera#cite_note-1"><sup>[1]</sup></a><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Opera#cite_note-2"><sup>[2]</sup></a> Il termine è fortemente contestualizzato nel suo impiego, in quanto il vocabolo <em>opera</em>, in italiano, è un termine di origine <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_latina">latina</a> che indica un lavoro in generale, particolarmente in ambito artistico.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Opera#cite_note-3"><sup>[3]</sup></a></div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-04-23 19:53:04 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/monicapasto13/jcukb6aphdw2/wish/254593080</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Medea, la donna</title>
         <author>monicapasto13</author>
         <link>https://padlet.com/monicapasto13/jcukb6aphdw2/wish/255717525</link>
         <description><![CDATA[<div>Medea sente la necessità di compiere la sua vendetta per non essere derisa e per non lasciare che i suoi nemici si vendichino sui suoi figli. Ma non è l'unico motivo per cui decide di compiere questo gesto estremo. Per l'uomo greco se la fine in battaglia garantiva la gloria eterna, avere un figlio voleva dire lasciare una parte di sé in vita dopo la sua morte. Ebbene Medea, uccidendo i suoi figli e la nuova sposa di Giasone, lo priva della sua prole presente e futura. In questo modo l'uomo non ha più motivo di vivere. È una pena ben peggiore che togliergli la sua stessa vita. Ma come trova il coraggio di compiere una simile atrocità? Medea non è una donna comune; è parente di dei, è una maga, è sapiente, non può cedere a sentimenti ordinari come l'amore materno. È un eroe, e, in quanto tale, ha una dignità da far rispettare. Si tratta di una scelta estrema, ma è una necessità, un dovere, e racchiude in sé tutto il senso del tragico. <br><strong>Ma Medea non è solo questo; non è solo un eroe.</strong> <strong>È anche una donna</strong>, se pure non comune, e in quanto tale vive in una condizione di inferiorità. Nel primo episodio si rivolge al coro formato da donne Corinzie e recita un vero e proprio “manifesto” della condizione femminile dell'epoca: “<em>Fra tutti gli esseri che hanno anima e ragione, noi donne siamo la razza più sventurata; innanzitutto è necessario che compriamo con una grossa dote uno sposo, padrone del nostro corpo; infatti, questo è un male più doloroso di quello. E in questo c'è un gravissimo rischio: prenderlo cattivo o buono. Infatti non sono onorevoli i divorzi per le donne e non è possibile ripudiare il marito. Bisogna che giunta tra nuovi costumi e leggi sia un'indovina, non avendolo saputo nella casa paterna, di quale compagno di letto, soprattutto, le toccherà mai.... </em>” (vv. 230-240). Il brano prosegue con l'indicazione di quanto poi, il parto, per la donna, non sia meno rischioso del combattere in guerra, per l'uomo. Medea ha scelto di sposare Giasone e quindi di conformarsi all'etica greca di dipendere da un uomo. Ma nel momento in cui viene tradito il suo onore, reagisce, mostrando il suo lato eroico. </div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-04-26 16:07:27 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/monicapasto13/jcukb6aphdw2/wish/255717525</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Antigone</title>
         <author>monicapasto13</author>
         <link>https://padlet.com/monicapasto13/jcukb6aphdw2/wish/255721206</link>
         <description><![CDATA[<div>In <em>Antigone</em> (441 circa a.C.) Sofocle mette in scena lo scontro tra due valori assoluti e inconciliabili, rappresentati rispettivamente dalle figure di Antigone e Creonte: l’opposizione fra i due rappresenta infatti quella fra sentimento e ragione, fra legge morale o degli dei e legge dello Stato. Questa la vicenda, che si svolge a Tebe nell’arco di un’unica giornata: Eteocle e Polinice, fratelli di Antigone, hanno combattuto l’uno contro l’altro e si sono uccisi reciprocamente, il primo difendendo la città di Tebe dall’assedio del secondo. Per questo Creonte, nuovo signore di Tebe, impone che Polinice, aggressore e traditore della patria, non riceva sepoltura. Ma la sorella Antigone sente il dovere di onorarlo e seppellirlo secondo il rito degli avi. Creonte per punizione la fa seppellire viva in una caverna, dove all’insaputa di tutti si è nascosto anche Emone, figlio del sovrano e fidanzato della ragazza, disposto per amore a condividerne la sorte. Quando Creonte lo viene a sapere, inorridito fa aprire la tomba, ma ormai è troppo tardi: Antigone si e impiccata, Emone si uccide sotto i suoi occhi, e cosi anche sua moglie, lasciandolo solo e disperato.&nbsp;</div><div>Il brano seguente è uno dei passi più celebri del testo: si tratta del primo stasimo, cioè del primo intervento del coro, che nelle tragedie greche aveva lo scopo di commentare le vicende che si svolgevano sulla scena, indirizzando il pubblico a trarne il giusto insegnamento morale. Qui il coro, dopo il primo tentativo fatto da Antigone di seppellire Polinice, riflette sull’essenza stessa del carattere umano e sull’importanza del rispetto della legge. Antigone, infatti, disobbedisce al bando di Creonte. Dapprima riesce non vista a coprire il corpo del fratello con uno strato di sabbia, dandogli cosi una sepoltura sirnbolica; poi, quando le guardie hanno nuovamente esposto la salma per ordine di Creonte, essa ritorna e, mentre rinnova il tentativo, viene catturata e condotta davanti al tiranno. Il secondo episodio vede Antigone e Creonte a confronto.</div><div><br><br></div><div><strong>Primo stasimo</strong></div><div><strong>CORO.</strong></div><div><em>Strofe I</em>.</div><div>Molte sono le cose misteriose.</div><div>Ma nessuna più misteriosa dell'uomo.</div><div>Col tempestoso vento sciroccale</div><div>Egli valica il mare</div><div>Biancheggiante di spume</div><div>Sotto montagne di acqua;</div><div>che s’aprono in abissi vorticosi</div><div>e affatica la terra</div><div>la più antica e più santa delle dee,&nbsp;</div><div>la terra pazientissima e immortale</div><div>travagliandola ogni anno</div><div>con aratri e cavalli, che voltano e rivoltano le zolle.</div><div><em>Antistrofe I.</em></div><div>E con reti intrecciate egli cattura&nbsp;</div><div>gli uccelli, piccole anime leggere,</div><div>e le varie famiglie dei selvatici</div><div>e ciò che vive nel profondo mare</div><div>sempre lui: l’uomo dal sottile ingegno.</div><div>Doma con le sue astuzie</div><div>Le selvagge creature</div><div>Che vagano sui monti,&nbsp;</div><div>ed il cavallo dalla lunga chioma</div><div>ed il toro alpestre sempre in faticato,</div><div>li piega tutti a sopportare il giogo.</div><div><em>Strofe II.</em></div><div>Ha insegnato a se stesso la parola,</div><div>e il pensiero veloce come il vento</div><div>ed i sensi del vivere civile,</div><div>ha insegnato a fuggire i cieli aperti&nbsp;</div><div>e il rigore di climi inospitali&nbsp;</div><div>e i colpi trafiggenti delle piogge,</div><div>l’uomo armato di tutte le risorse.</div><div>Disarmato non va contro il futuro</div><div>Solo alla morte scampo&nbsp;</div><div>egli non troverà,&nbsp;</div><div>eppure contro mali immedicabili</div><div>ha trovato rimedio.</div><div><em>Antistrofe II</em></div><div>Ma quest’essere grande che possiede</div><div>Genio inventivo, oltre ogni speranza</div><div>Ora si volge al male e ora al bene.</div><div>Chi rispetta le leggi della patria</div><div>e il giurato diritto degli dei</div><div>quest’uomo è il cittadino di uno Stato</div><div>che egli stesso è servito ad innalzare;</div><div>ma l’uomo che si fa compagno il male</div><div>per gusto temerario è un senza patria.</div><div>L’uomo che vuole agire in questo modo,&nbsp;</div><div>mi stia sempre lontano</div><div>dalla casa e dal cuore.</div><div><br><br></div><div><strong>Secondo episodio</strong></div><div><strong>ANTIGONE, CORO, e poi CREONTE.</strong></div><div>CREONTE. O tu, tu che la fronte hai china a terra,</div><div>affermi oppure neghi di aver commesso i fatti?</div><div>ANTIG. Affermo di averli commessi, non lo nego.</div><div>CREONTE <em>(alla Guardia) </em>&nbsp;Tu vattene dove ti pare libero,&nbsp;</div><div>estraneo alle pesanti colpe. (<em>ad Antigone</em>) E tu rispondi,</div><div>senza tante parole, brevemente.&nbsp;</div><div>Sapevi del divieto?</div><div>Sì; come ignorarlo? A tutti era palese.</div><div>CREONTE. E osasti trasgredirlo?</div><div>ANTIG. Si, perché non fu Zeus a imporre tale</div><div>proibizione, né fu la Giustizia pia, che abita sotterra,</div><div>a fissar tale legge. Non potevo pensare</div><div>che i tuoi proclami potessero violare</div><div>quelle leggi del Cielo non scritte</div><div>che non da oggi e da ieri,&nbsp;</div><div>ma da sempre, sugli uomini si ergono immortali.&nbsp;</div><div>Queste leggi non sono di oggi o di ieri: da sempre</div><div>Sono; non si sa da quando siano apparse.</div><div>Avrei potuto affrontare il furore dei numi</div><div>per timore di un uomo arrogante? Sapevo, sapevo</div><div>che sarei dovuta morire, anche senza i tuoi bandi.</div><div>Se prima del mio tempo ciò dovrà dunque accadere</div><div>Per me sarà tutto guadagno. Per chi come me</div><div>vive in mezzo a molti mali, non ottiene forse&nbsp;</div><div>un guadagno morendo? Perciò per me</div><div>incontrare il destino è certamente un dolore da poco.&nbsp;</div><div>Ma se avessi tollerato senza sepoltura il morto nato da mia madre,&nbsp;</div><div>questo sarebbe stato un dolore. Ma di quanto&nbsp;</div><div>qui ora accade non mi dolgo.&nbsp;</div><div>E se ora ti sembra che mi comporti come una pura folle,</div><div>questa follia, forse, da un vero folle mi viene.</div><div>CORIFEO Si rivela il carattere inflessibile, da padre inflessibile,&nbsp;</div><div>della ragazza: non sa piegarsi alle sciagure.</div><div>CREONTE Sappi che le volontà troppo rigida più facilmente si spezza;</div><div>potresti vedere che il più robusto ferro, temprato dal fuoco,&nbsp;</div><div>si spezza ed è ridotto in frantumi.</div><div>So che da un piccolo morso sono domati gli ombrosi</div><div>cavalli. Non può esserci smisurato orgoglio&nbsp;</div><div>in chi è nelle mani di altri.</div><div>Innanzitutto, costei sapeva bene di fare oltraggio&nbsp;</div><div>quando trasgrediva le leggi stabilite;&nbsp;</div><div>poi, dopo aver compiuto ciò, questo secondo oltraggio:&nbsp;</div><div>vantarsene ed esserne raggiante.&nbsp;</div><div>Non sarei più io l’uomo, l’uomo sarebbe lei,&nbsp;</div><div>se queste prepotenze restassero senza castigo.</div><div>Sia pure figlia di mia sorella e se anche fosse legata a me&nbsp;</div><div>da stretti vincoli di sangue più di tutti coloro che invocano lo Zeus&nbsp;</div><div>della nostra casa, costei e la sorella, tutte e due, non sfuggiranno&nbsp;</div><div>al più triste destino. Infatti quella io accuso&nbsp;</div><div>allo stesso modo di aver progettato la sepoltura.&nbsp;</div><div>Chiamatela. Poco fa la vidi dentro casa&nbsp;</div><div>che smaniava, non padrona della propria mente.&nbsp;</div><div>Di quelli che architettano nell’ombra qualcosa,&nbsp;</div><div>l’animo, benché nascosto, anzitempo suole tradirsi.&nbsp;</div><div>Io nondimeno ho in odio anche chi,&nbsp;</div><div>colto in flagrante colpa, vuole abbellirla.</div><div>ANTIGONE Mi hai presa, cosa vuoi di piu che uccidermi?&nbsp;</div><div>CREONTE Nulla. Ora che ho te, ho tutto.&nbsp;</div><div>ANTIGONE Perché dunque indugi? Nulla di quanto dici</div><div>mi riesce accettabile, né lo sarà. Allo stesso modo le mie parole</div><div>ti debbono dispiacere. Ma come avrei raggiunto</div><div>gloria più grande, che quella di comporre</div><div>nel suo sepolcro quella povera salma? Tutti</div><div>quelli che sono qui mi approverebbero, se il timore</div><div>non frenasse le lingue. Ma la tirannide fra molti altri</div><div>vantaggi ha anche quello di fare e dire</div><div>ciò che vuole.</div><div>CREONTE Tra questi tebani, pensi così tu sola.</div><div>ANTIGONE Anche costoro; ma a causa tua non aprono la bocca.</div><div>CREONTE E tu non ti vergogni a volerti diversa da loro?</div><div>ANTIGONE Non è vergogna onorare chi dalle stesse viscere è nato.</div><div>CREONTE Non era tuo fratello anche quell’altro che è morto?</div><div>ANTIGONE Fratello, della stessa madre e dello stesso padre.</div><div>CREONTE Perché un onore a quest’uno che sarebbe empio per l’altro?</div><div>ANTIGONE Ora l’altro morto non pensa più così.</div><div>CREONTE Si, perché onori e l’uno e l’altro ugualmente.</div><div>ANTIGONE Non uno schiavo m’è morto, ma è mio fratello che è morto!</div><div>CREONTE Certo, ma assalendo la patria che l’altro difendeva.</div><div>ANTIGONE Si, ma Ade pretende comunque questi riti.</div><div>CREONTE Non debbono andare ai giusti gli stessi onori che ai rei.</div><div>ANTIGONE Chi può affermare santa questa legge tra i morti?</div><div>CREONTE IL nemico non è mai caro neppure dopo ch’è morto.</div><div>ANTIGONE Io sono un essere nato non per odiare, ma per amare.</div><div>CREONTE Vai sotto terra, allora, ama quelli di là;</div><div>finché io vivo, a me non darà ordini una donna.</div><div><br><br></div>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2018-04-26 16:15:04 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/monicapasto13/jcukb6aphdw2/wish/255721206</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Mirandolina e le altre donne della letteratura</title>
         <author>monicapasto13</author>
         <link>https://padlet.com/monicapasto13/jcukb6aphdw2/wish/255725973</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/65921352/8039a446d7279bb052d62c1501e22ec8/Figurafemminilenellastorialetteraria_1__Copy.pdf" />
         <pubDate>2018-04-26 16:24:34 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/monicapasto13/jcukb6aphdw2/wish/255725973</guid>
      </item>
   </channel>
</rss>
