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      <title>La questione degli universali by Paola Furone</title>
      <link>https://padlet.com/paolafurone/j4r2zhhwrxb7</link>
      <description>Realizzato da:
-Andrea Esposito
-Antonio Turturiello
-Paola Furone
-Federico Sabato
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-12-13 16:05:26 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2018-01-17 09:01:41 UTC</lastBuildDate>
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         <title>COME NASCE </title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/j4r2zhhwrxb7/wish/215862469</link>
         <description><![CDATA[<div>La disputa sugli universali nacque nella filosofia scolastica in seguito alla traduzione, ad opera di Boezio, dell’Isagoge di Porfirio, un testo del terzo secolo d.C. introduttivo alle Categorie di Aristotele (eisagoghé, significa infatti “introduzione” in greco). Porfirio, neoplatonico allievo di Plotino, aveva esposto il problema della natura dei termini universali di “genere” e “specie” applicabili a una molteplicità di individui (ad es. uomo, animale), ma non aveva avanzato alcuna ipotesi di soluzione.</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-13 16:22:30 UTC</pubDate>
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         <title>COS E&#39;</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/j4r2zhhwrxb7/wish/215863603</link>
         <description><![CDATA[<div>Nella filosofia medievale il problema degli universali è uno dei temi più dibattuti: riguarda l'essere dei concetti generali che possono essere predicati di più individui. Questo dibattito pone il problema del rapporto fra pensiero, linguaggio e realtà: i concetti e i termini con cui li esprimiamo sono in grado di rispecchiare l'essere e la struttura della realtà? Esiste l'uomo in generale o esistono solo i singoli individui? I maestri medievali si chiedono se gli universali esistono solo come concetti della mente o se esistono anche nella realtà. In questo caso, se esistono separati dalle cose, come le Idee platoniche, oppure sono nelle cose stesse, come le forme aristoteliche. Le numerose soluzioni proposte si possono ricondurre a due tipi fondamentali: quella realistica (che afferma l'esistenza degli universali nella realtà) e quella nominalistica (che li ritiene esistenti solo nell'intelletto umano, per cui ciò che esiste realmente è solo singolare). </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-13 16:24:35 UTC</pubDate>
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         <title>REALISTI</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/j4r2zhhwrxb7/wish/215864590</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel campo dei realisti, optare per la soluzione aristotelica che considera gli universali esistenti <em>in re</em>, nelle cose, o per quella platonica, cioè sostenere che gli universali esistono <em>ante rem, </em>significava riconoscere o negare la realtà sostanziale degli individui: per i realisti estremi, come Guglielmo, i generi e le specie hanno realtà ontologica sussistente e autonoma, mentre gli individui ne sono solo la manifestazione accidentale e variabile; per i realisti moderati, come sarà Tommaso, la realtà degli individui è pienamente riconosciuta benché sia determinata da un’essenza universale.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-13 16:26:35 UTC</pubDate>
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         <title>NOMINALISTI</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/j4r2zhhwrxb7/wish/215865304</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel campo dei nominalisti, si afferma invece che l’essere (cioè l’esistenza reale) appartiene solo agli individui e che i cosiddetti universali sono soltanto nomi, <em>flatus vocis</em>, mere parole. Questa posizione radicale, che nega non solo realtà ontologica, ma anche consistenza logico-concettuale agli universali è attribuita a Roscellino. Abelardo (Pierre Abélard) sceglierà una via intermedia sostenendo che gli universali, o meglio il concetto, non può essere una realtà, perchè una realtà non può essere predicata di un’altra realtà, ma nemmeno un puro nome, perchè anche il nome è una realtà particolare e non può essere predicato di un’altra: il concetto è piuttosto un discorso (<em>sermo</em>), cioè qualcosa che implica sempre il riferimento alla cosa significata (intenzionalità e oggettività degli universali).<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-13 16:27:53 UTC</pubDate>
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         <title>GUGLIELMO DI CHAMPEAUX</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/j4r2zhhwrxb7/wish/215866412</link>
         <description><![CDATA[<div><br><figure class="attachment attachment--preview"><img src="http://gabriellagiudici.it/wp-content/uploads/2014/08/de-universalibus.jpg" width="360" height="600"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure><br>Guglielmo di Champeaux è stato un filosofo, teologo e vescovo cattolico francese.<br>Dopo aver studiato a Parigi sotto Manegoldo di Lautenbach e poi sotto Anselmo di Laon e Roscellino, insegnò nella scuola di Notre-Dame, di cui fu arcidiacono nel 1103. Tra i suoi allievi vi era Pietro Abelardo, con quale entrerà poi in polemica. Nel 1108 lasciò le sue dignità ecclesiastiche e si ritirò nell'abbazia di canonici regolari di San Vittore, che divenne sede di una celebre scuola di teologia. Vescovo di Châlons-en-Champagne, prese parte alla lotta per le investiture, appoggiando le posizioni della Chiesa e rappresentando papa Callisto II nel concilio di Mousson.<br>Nelle opere che ci sono pervenute, sostenne che i bambini che muoiano non battezzati sono necessariamente dannati, essendo l'anima infetta dai peccati del corpo e afferma che la volontà di Dio non può essere oggetto di discussione. Sostenne anche la teoria della creazione di un'anima per ciascun corpo.<br>Sostenne la dottrina della communitas universalium, ossia che l'essenza delle specie apparterrebbe a tutti gli individui, persone o cose, distinguendosi queste ultime solo per i loro accidenti, come il colore, il sapore, il peso, ecc.; in tal modo, gli individui Socrate e Platone avrebbero in comune l'essenza "uomo", distinguendosi fra di loro per caratteristiche individuali. In logica fu il principale assertore nel medioevo della concezione realistica degli universali. <br>Gli universali secondo Guglielmo di Champeaux esistono nella mente di Dio "Ante rem" come modelli trascendenti delle cose particolari. Esistono "In re" come forme sostanziali delle cose, e  "post rem" come concetti esistenti nell'intelletto umano.<br>In seguito all'obiezione di Abelardo, secondo la quale se l'essenza "uomo" appartiene interamente all'individuo Socrate non può appartenere contemporaneamente all'individuo Platone, Guglielmo modificò la sua teoria, sostenendo che ogni cosa individuale, distinta da qualunque altra, è tuttavia la stessa nell'indifferenza (non - differenza) della sua essenza: così, Socrate e Platone sono uomini distinti in quanto hanno accidenti diversi e tuttavia non sono differenti.<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-13 16:29:49 UTC</pubDate>
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         <title>TOMMASO D&#39;AQUINO</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/j4r2zhhwrxb7/wish/215873468</link>
         <description><![CDATA[<div><br><figure class="attachment attachment--preview"><img src="http://www.fraternitalaicadomenicanafirenze.it/images/tommaso_aquino.jpg" width="400" height="408"><figcaption class="attachment__caption"></figcaption></figure><br><br><br>Tommaso d'Aquino (Roccasecca, 1225 – Fossanova, 7 marzo 1274) è stato un frate domenicano, teologo e filosofo italiano.<br>Secondo il santo, in Dio l'universale è l'idea, la ragione eterna, l'esemplare delle cose create, la forma di cui aveva parlato Platone e perciò ante rem.<br>Nelle cose create l'universale è ancora reale, ma è individuato in re come forma presente nella materia data da Dio con la<br>creazione. E'  quindi possibile per la mente umana ricavare l'universale visto come intentio formae per astrazione dalle cose particolari, trasformandolo così in conceptus mentis ed infine in parole e segni convenzionali.<br>L'universale sarebbe quindi post rem. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-13 16:43:55 UTC</pubDate>
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         <title>GLI UNIVERSALI</title>
         <author>paolafurone</author>
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         <description><![CDATA[<div>Gli universali possono essere:<br>•	<mark>ANTE REM</mark>, ovvero esistono prima delle cose nella mente di Dio;<br>•	<mark>IN RE</mark>, gli universali sono all'interno delle cose stesse, come essenza reale;<br>•	<mark>POST REM</mark>, gli universali sono un prodotto reale della nostra mente che svolge quindi una funzione autonoma nella elaborazione dei concetti che non dipende dalla realtà<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-13 16:49:25 UTC</pubDate>
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         <title>IL PROBLEMA</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/j4r2zhhwrxb7/wish/215882083</link>
         <description><![CDATA[<div>•	Quando si dice Socrate è un uomo, sto dicendo che appartiene alla specie umana, la quale a sua volta appartiene al genere animale e così via. Ma in questo caso «uomo» che cosa indica?<br>1)	Indica che in Socrate vi è un’ «umanità» come idea platonica REALMENTE ESISTENTE alla quale Socrate parteciperebbe, <br>2)	oppure indica un carattere distintivo di Socrate che mi aiuta a definirlo come un essere determinato che possiede una forma la quale NON HA REALTÀ SE NON DENTRO la sostanza Socrate  (Aristotele), <br>3)	o infine è solamente un modo che ho per «chiamare» Socrate, cioè semplicemente un NOME con cui indico l’individuo Socrate, partendo dalla mia esperienza e astraendolo da lui come da altri individui che hanno caratteri simili. <br>Queste alternative sottendono tre diverse prospettive.<br><br></div><div><mark>Ante rem</mark></div><div>•	La prima corrisponde ad un realismo di matrice platonico-agostiniana in cui  generi come umanità, bontà, umanità, bellezza etc., hanno una sussistenza per sé nella mente di Dio, prima della loro esistenza come termini linguistici che designano caratteri delle cose. Tale impostazione pensa gli universali come termini ante-rem, prima della cosa, cioè prima dell’esistenza delle cose indicate dal termine (la bontà viene prima delle cose buone). <br><br><mark>In re</mark><br>•	La seconda prospettiva, più vicina ad Aristotele, considera l’universale come un termine che indica una realtà esclusivamente inerente alle cose, dentro le cose. L’universale è un’essenza reale presente nella cosa (in re) come una sua caratteristica distintiva – sostanziale o accidentale. Questa posizione viene valorizzata, insieme ad altri, da S. Tommaso.<br><mark>Post rem</mark><br>•	La terza soluzione considera l’universale come un  concetto astratto dalle cose, quindi senza un’ esistenza reale, bensì con un’esistenza esclusivamente logica. <br>•	Prima esiste la cosa e poi il concetto la pensa. Il concetto viene dunque dopo la cosa (post rem). Questa impostazione, nella forma in cui è stata qui esposta, viene sostenuta da Pietro Abelardo  (1079-1142), grande mente filosofica del XII secolo. Egli ritiene che l’universale sia sermo (concetto, discorso, logos) che significa una data condizione, uno determinato stato degli individui, consentendo così di conoscerli e di distinguerli, senza presupporre l’esistenza reale della medesima essenza per molteplici singoli enti, con tutti i problemi che ne derivano. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-13 17:00:28 UTC</pubDate>
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         <title>ROSCELLINO</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/j4r2zhhwrxb7/wish/215923992</link>
         <description><![CDATA[<div><br><br><strong>Roscellino</strong> di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/compiegne/">Compiègne</a> (lat. <em>Roscelinus de Compendiis</em> o <em>de Compendio</em>). - Teologo (n. Compiègne - m. 1120 circa), insegnò a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/besancon/">Besançon</a> e a <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/loches/">Loches</a>, ed ebbe tra i suoi alunni Abelardo. È considerato l'iniziatore della "schola nominalium" ovvero della "sententia vocum": egli, contro il realismo platonico, negava l'esistenza delle specie e dei generi separati, e risolveva il problema degli universali rifiutandone l'esistenza <em>in re</em>; sosteneva quindi la sola reale esistenza degli individui rispetto ai quali gli universali sono delle pure elaborazioni mentali, anzi dei puri <em>nomi</em> (<em>voces</em>, <em>flatus vocis</em>) senza alcun valore gnoseologico. Da questa posizione deriverebbe il cosiddetto triteismo di R.: come sappiamo dalla polemica che contro di lui condusse s. Anselmo, egli avrebbe insistito sulla individualità delle tre persone divine, negando una identica natura e solo affermando la loro unità nell'operazione. Questa dottrina fu condannata dal Concilio di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/soissons/">Soissons</a> (1092); R. si sottomise, ritrattandola.<br><br></div><div>La nota più caratteristica del pensiero di R. è rappresentata dalla sua concezione degli universali. Secondo questo autore i generi e le specie (per es., ‘animale’ e ‘uomo’) non rimandano all’esistenza di essenze universali (l’‘animalità’ e l’‘umanità’), ma indicano esclusivamente delle entità individuali. Tenendo fede alla testimonianza di Anselmo, per R. i generi e le specie altro non sono che delle emissioni vocali (<em>flatus vocis</em>), ossia semplici articolazioni di suoni. In contrapposizione al ‘realismo’, che nella sua forma più estrema considerava gli universali delle vere e proprie <em>res</em>, questa dottrina viene solitamente designata dagli studiosi come «vocalismo».<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-13 18:22:26 UTC</pubDate>
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         <title>ABELARDO</title>
         <author>paolafurone</author>
         <link>https://padlet.com/paolafurone/j4r2zhhwrxb7/wish/215924235</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Abelardo</strong> (lat. mediev. <em>Abaelardus</em>, <em>Abailardus</em>), Pietro. - Filosofo e teologo (Pallet, in Bretagna, 1079 - monastero di Saint-Marcel-sur-Saône 1142). Considerato, con Anselmo d'Aosta, come uno degli iniziatori del "metodo scolastico", la sua opera teologica lo pone fra le figure più importanti nella storia della cultura del 12° secolo. È anche noto per il suo sfortunato amore per Eloisa.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2017-12-13 18:22:59 UTC</pubDate>
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