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      <title>Venezia by Ilenia Macci</title>
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      <description>Egle Mollica, Alessia Panci, Ilenia Macci e Eleonora Marenghi</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-10-22 14:30:57 UTC</pubDate>
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         <title>Vittore Carpaccio</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-10-22 14:35:40 UTC</pubDate>
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         <title>Gentile Bellini </title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-10-22 14:37:12 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>Il Ritratto del grande sultano Maometto II, è un dipinto a olio su tela delle dimensioni 69.9 × 52.1 cm, databile 1479-1507 ca. Fu eseguito da Gentile Bellini durante la sua permanenza di 18 mesi presso la corte ottomana di Istanbul. Appartenente alla National Gallery di Londra, oggi è conservato in deposito al Victoria and Albert Museum, ceduto dalla vedova di Austen Henry Layard, famoso archeologo inglese che acquistò il dipinto a Venezia da un collezionista locale. Non si sa come il quadro sia arrivato da Istanbul a Venezia, sono state avanzate varie ipotesi: che Gentile lo avesse portato con sé quando fece ritorno in patria; oppure che i discendenti del grande Sultano rifiutando contaminazioni con l'arte occidentale, avessero deciso di disfarsene. Nell’opera ci sono due iscrizioni applicate in epoca successiva, poste sulla balaustra in basso, in corrispondenza dei piedritti reggenti l'arco che inquadra la figura del sultano ricordano la data, il soggetto e l'autore. Nel corso del XIX secolo il ritratto fu trasportato dal legno alla tela, e da un'analisi ai raggi X eseguita nel 1930 sappiamo che è stato difficilmente restaurato. Il dipinto è stato presentato a diverse mostre; tra cui Istanbul nel 1999-2000, Boston e Londra tra il 2005 e il 2006, e alla mostra Venezia nel 2007.</em></div><div><em>Nella rappresentazione del busto Bellini adotta la posizione a tre quarti, che consente un’attenta analisi fisica e psicologica del personaggio. La figura del sultano è racchiusa in guisa di cornice, in un'elegante arcata ornata con motivi a fogliami, con i piedritti decorati a candelabre. Il sultano dà l'impressione di affacciarsi da una finestra con il davanzale ornato da una stoffa ricamata, impreziosita di gemme. Sopra l'arcata, ai due lati della figura, troviamo file di tre corone, mentre una settima corona è ricamata sul drappo sottostante. Il significato simbolico di queste corone però non è chiaro.</em></div><div><em>Il sultano è vestito con abiti appropriati al suo rango: indossa un caffettano rosso con una stola di pelliccia e sul capo un turbante a bulbo. Il viso è ritratto con grande cura, i tratti fisionomici sono ben marcati; possiede una barba rossiccia. Il profilo è affilato, il naso aquilino e gli zigomi pronunciati, elementi che contrastano la sua espressione tormentata e assente. </em></div><div><em>La struttura spaziale illusionistica creata dalla finestra ad arco ha la funzione di separare lo spazio del sultano da quello dello spettatore, che fanno sì che chi lo guarda vede il personaggio, ma non ha l'impressione di poter rivolgersi a lui.<br>Il fascino del dipinto risiede nelle sue qualità artistiche e nell'epoca della sua produzione che ci parlano dei rapporti di scambio che Venezia tenne con l'Islam e dalle notizie di Giorgio Vasari sul rapporto quasi amicale che si instaurò tra il pittore veneziano e il sultano. Il quadro testimonia anche quanto fosse forte il desiderio di Maometto II di venire in contatto con l'arte italiana. Questo incontro fu contrastato già dal successore di Maometto, il quale non condivideva i gusti e lo stile di vita del padre e lasciò che si disperdesse l'eredità di Bellini e degli altri artisti occidentali, come Costanzo da Ferrara, artista italiano che era giunto alla corte del sultano realizzando altre opere.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-10-22 15:04:33 UTC</pubDate>
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         <title>Processione in Piazza San Marco </title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>La Processione a piazza San Marco è uno degli ultimi capolavori di Gentile Bellini, eseguita nel 1496. Essa appartiene al più ampio ciclo pittorico situato nella  Scuola di San Giovanni Evangelista a Venezia. In questo dipinto Bellini raffigura la solenne processione che si svolgeva in Piazza S. Marco, davanti le scuole veneziane con le loro reliquie. In particolare nell’ opera viene riportato lo svolgersi della processione del 25 aprile 1444, in cui Jacopo de’Salis, un mercante di Brescia,vestito di rosso, è il protagonista dell’episodio. Esso si torva inginocchiato tra i confratelli dietro il baldacchino della Reliquia della Santa Croce, per invocare ed ottenere la guarigione del figlio moribondo. I confratelli sono vestiti con il saio bianco della scuola, alcuni portano sulle spalle il soler dorato su cui appoggia il prezioso reliquiario della Croce, sovrastato dal baldacchino broccato,  altri  trasportano ceri e torce, mentre nel lato opposto, la testa del corteo si dirige verso la basilica. La  piazza, pavimentata a mattoni in cotto, è  chiusa sullo sfondo dalla Basilica e dal Palazzo Ducale rappresentati nei minimi dettagli; essa è gremita di una folla variegata che osserva la  solenne processione per la festa del santo patrono cittadino. Il Doge, uscito dal Palazzo Ducale è preceduto dalle bandiere, dalle tube, dai simboli del potere. Più che l’evento religioso, al pittore interessa comunicare la vivacità e la ricchezza di Venezia, interpretando il tipo di veduta  urbo-toscana in modo più realistico e coinvolgente. Per il pittore appare  molto importante testimoniare tutti i complessi architettonici del quattrocento nei loro minimi dettagli.  A sinistra si vedono le Procruratie Vecchie, gli edifici gotici che seguono, saranno invece abbattuti all’inizio del Cinquecento per la costruzione dell’Orologio sul progetto del Codussi. Domina nel fondo, la Basilica di S. Marco decorata dagli antichi mosaici veneto-bizantini. Il campanile sulla destra, appare nascosto nella zona inferiore da antiche costruzioni come l’Ospizio Orselo, destinato cinquant’anni dopo, alla demolizione per permettere la costruzione delle Procuratie nuove edificate. Di fronte alla Basilica si elevano quattro stendardi issati sui pennoni; il cielo è limpido e l'atmosfera tranquilla. I personaggi della scena sono rappresentati con cura, lo si nota attraverso i vari dettagli dipinti che ci fanno capire da quale status sociale provengono. La scena è considerata tra i primissimi esempi di vedutismo veneziano, con un ampio angolo visuale che permette di osservare la precisa rappresentazione della piazza e dei partecipanti all’evento. La  spazialità dello sfondo non è organica, ma costituita da blocchi  separati, senza un punto di fuga unico. Mancando un centro alla rappresentazione, l’occhio dello spettatore vaga  da un dettaglio all’altro. Lo stile della pittura è quello tipico di Gentile: una linea asciutta demarca i soggetti, entro la quale il colore è steso in maniera neutra.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-10-22 15:05:11 UTC</pubDate>
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         <title>6.Incontro dei pellegrini con papa Ciriaco</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-10-22 15:08:48 UTC</pubDate>
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         <title>Ritratto di Maometto II</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-10-23 14:03:24 UTC</pubDate>
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         <title>1.Arrivo degli ambasciatori inglesi alla corte del re di Bretagna</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-10-23 14:06:38 UTC</pubDate>
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         <title>2.Commiato degli ambasciatori</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <title>3.Ritorno degli ambasciatori alla corte inglese</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <title>4.Incontro dei fidanzati e partenza dei pellegrini</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <title>5.Sogno di sant&#39;Orsola</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <title>           Storie di Sant&#39;Orsola</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-10-23 14:14:25 UTC</pubDate>
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         <title>Processione in Piazza San Marco</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-10-23 15:39:07 UTC</pubDate>
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         <title>                                                 Vittore Carpaccio, la vita</title>
         <author>ilenia01macci</author>
         <link>https://padlet.com/ilenia01macci/izj5qu6opkiz/wish/296030951</link>
         <description><![CDATA[<div><em>Vittore Carpaccio, 1465 circa – 1525/1526, è stato un pittore italiano, cittadino della Repubblica di Venezia. Della biografia di Vittore Carpaccio abbiamo poche notizie. Sappiamo che era figlio di un certo Pietro Scarpazza, aveva moglie e due figli. Un artista di talento comparso quasi dal nulla sulla scena veneziana ad un’età presumibile di circa venticinque anni. L’incanto della pittura di Carpaccio nasce proprio dall’attenzione con cui era in grado di osservare la realtà che lo circondava. Le sue opere rappresentano una sorta di viaggio nella Venezia del tempo: veneziane sono le architetture, tipicamente veneziani i personaggi e veneziana è la luce che avvolge le sue tele. Carpaccio è stato sempre ritenuto un pittore dalla fervida immaginazione, ma in realtà lui non inventò nulla, fu solo capace di vedere in modo lucido e curioso la realtà di cui aveva quotidiana esperienza.  Se l’uso del colore e la modulazione della luce lasciano presupporre un suo apprendistato presso la bottega di Gentile e Giovanni Bellini, la raffinata e minuta attenzione per il dettaglio denota la conoscenza dell’arte fiamminga.<br>La fama di Vittore Carpaccio è indissolubilmente legata ai cicli narrativi che egli dipinge tra il 1490 e il 1520 per diverse Scuole veneziane. Per Scuole, si intendono le confraternite laiche delle famiglie veneziane più importanti.<br>Dal 1490 al 1495 Carpaccio fu impegnato in una prima grande commissione, la realizzazione dei nove teleri con le </em><strong><em>Storie di Sant’Orsola</em></strong><em>.<br>Fu commissionato dalla Scuola di Sant'Orsola a Venezia. Per Scuole, si intendono le confraternite laiche che avevano un santo patrono, finanziate dalle famiglie veneziane più importanti. Ad oggi però si trovano nella Gallerie dell'accademia di Venezia.<br>Confrontando i primi episodi con gli ultimi, sorprende la rapidissima maturazione artistica di Carpaccio, che superò velocemente ogni impaccio giovanile.<br>Venne invitato a partecipare anche a un altro grande ciclo quello per la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista. Suo è il </em><strong><em>Miracolo della Croce a Rialto</em></strong><em> del 1496 circa, uno dei primi della serie che fu poi completata da Gentile Bellini e altri.<br>Tra i teleri più famosi ci sono il </em><strong><em>Sant'Agostino nello studio</em></strong><em>, con la scena della premonizione della morte di san Girolamo da parte di sant'Agostino ambientata in uno studiolo umanistico, e San Giorgio e il drago, con la battaglia inserita su un terreno cosparso da macabri resti.<br>Un certo disorientamento dell'artista, fu già percettibile negli ultimi teleri per gli Schiavoni, si manifestò ancora più evidente nel ciclo di </em><strong><em>Storie della Vergine</em></strong><em>, eseguite tra il 1504 e il 1508 per la Scuola di Santa Maria degli Albanesi.<br>Infatti, egli fu incapace di adattarsi alla corrente artistica che si stava sviluppando, perché la sua arte era fortemente narrativa e nelle sue scene è forte il senso dello spazio prospettico inondato da una luce. Ciò costringe Carpaccio a lasciare Venezia per l’Istria dove, fu aiutato dai figli Bartolomeo e Pietro, che porteranno avanti lo stile del padre.</em></div><div><em>Ultima produzione </em><strong><em>Cristo morto</em></strong><em>.</em></div><div><em>Poi morì nel 1520 a Venezia.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-10-23 15:54:01 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>                                              Gentile Bellini, la vita</title>
         <author>ilenia01macci</author>
         <link>https://padlet.com/ilenia01macci/izj5qu6opkiz/wish/296050951</link>
         <description><![CDATA[<div><em>Gentile Bellini nacque a Venezia nel 1429 e venne battezzato Gentile, in onore di Gentile da Fabriano, maestro di suo padre Jacopo. È stato un pittore e medaglista italiano cittadino della Repubblica di Venezia. Figlio maggiore di Jacopo e fratello di Giovanni, dopo le prime opere, influenzate dallo stile di Ansuino e di Mantegna, abbandonò il modo di costruire le figure con il rilievo plastico, iniziando a costruirle con linee di contorno incise, creando figure appiattite in superficie con i colori che si incastonano in esse. Grazie a questo stile, che produceva effetti di oggettività cristallizzata, divenne il maggior ritrattista dell'aristocrazia veneziana. Gentile lavorò anche ai cicli di storie realizzati su teleri celebrativi, inaugurando così la tradizione dei vedutisti veneziani: nei suoi teleri è la veduta a dominare la scena ricca di figure e di personaggi abbastanza grandi per essere ritratti nei minimi particolari, ma molto più piccoli rispetto alle architetture che la compongono; così facendo il telero, diventa una cronaca dei fatti narrati, come un documento. Insieme al Fratello, Gentile aprì una bottega, nella quale Carpaccio, di cui abbiamo parlato precedentemente, prese un apprendistato.</em></div><div><em>Gentile realizzò molte opere: dipinse la </em><strong><em>pala per la cappella </em></strong><em>del </em><strong><em>Gattamelata</em></strong><em> , Le</em><strong><em> Ante Marciane</em></strong><em>, il </em><strong><em>Ritratto del Beato Giustiniani</em></strong><em>, decorò la</em><strong><em> Scuola grande di San Marco</em></strong><em> iniziata dal padre e venne nominato </em><strong><em>eques </em></strong><em>e </em><strong><em>comes palatinus</em></strong><em> dall'imperatore Federico III, in seguito alla realizzazione di un suo ritratto nell'occasione del suo passaggio da Venezia. Realizzò la tavoletta con il </em><strong><em>Cardinal Bessarione </em></strong><em>e</em><strong><em> il Reliquario, </em></strong><em>la </em><strong><em>Madonna col Bambino in trono</em></strong><em>, il </em><strong><em>Ritratto del sultano</em></strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ritratto_del_sultano_Mehmet_II"><strong><em> </em></strong></a><strong><em>Maometto II </em></strong><em>e il </em><strong><em>Ritratto </em></strong><em>del</em><strong><em> doge Giovanni Mocenigo.</em></strong></div><div><em>Fu il ritrattista ufficiale dei dogi, per i quali eseguì numerosi profili, destinati alla Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale e venne incaricato di rifare su tela le storie affrescate da Gentile da Fabriano e da Pisanello.</em></div><div><em>Per la Scuola di San Giovanni Evangelista realizzò tre famosi teleri: la </em><strong><em>Processione in Piazza San Marco</em></strong><em>, il</em><strong><em>Miracolo della croce caduta nel canale di San Lorenzo </em></strong><em>e la </em><strong><em>Guarigione di Pietro de' Ludovici</em></strong><em>.</em></div><div><em>L'ultima sua opera è la </em><strong><em>Predica di San Marco ad Alessandria</em></strong><em> che lasciò incompleta e venne poi terminata da Giovanni a causa della sua morte avvenuta a Venezia il 23 febbraio 1507. Venne sepolto nella Basilica di San Giovanni e Paolo, tradizionale luogo di sepoltura dei Dogi.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-10-23 16:25:48 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>ilenia01macci</author>
         <link>https://padlet.com/ilenia01macci/izj5qu6opkiz/wish/296080637</link>
         <description><![CDATA[<div><em>Vittore Carpaccio, 1465 circa – 1525/1526, è stato un pittore italiano, cittadino della Repubblica di Venezia.</em> <em>L’incanto della pittura di Carpaccio nasce proprio dall’attenzione con cui era in grado di osservare la realtà che lo circondava. Le sue opere rappresentano una sorta di viaggio nella Venezia del tempo: veneziane sono le architetture, tipicamente veneziani i personaggi e veneziana è la luce che avvolge le sue tele. La fama di Vittore Carpaccio è indissolubilmente legata ai cicli narrativi che egli dipinge tra il 1490 e il 1520 per diverse Scuole veneziane. Venne invitato a partecipare a grandi cicli</em> <em>fino a quando fu incapace di adattarsi alla nuova corrente artistica che si stava sviluppando. Confrontando le prime opere con le ultime, sorprende la rapidissima maturazione artistica di Carpaccio, che superò velocemente ogni impaccio giovanile.</em> <em>Poi morì nel 1520. <br>Dal 1490 al 1495 Carpaccio fu impegnato in una prima grande commissione, la realizzazione dei nove teleri con le Storie di Sant’Orsola. Questi teleri raccontano la storia della santa che era figlia del cristiano re di Bretagna, che venne mandata in sposa al pagano Etereo a patto che il futuro sposo si convertisse e andasse con la sposa in pellegrinaggio a Roma, ma durante il viaggio di ritorno da quest’ultimo ci fu una strage dei pellegrini che erano con lei da parte degli Unni.<br>I cinque teleri che prenderò in considerazione sono: Arrivo degli ambasciatori inglesi alla corte del re di Bretagna; Commiato degli ambasciatori; Ritorno degli ambasciatori alla corte inglese; Incontro dei fidanzati e partenza dei pellegrini; Sogno di sant'Orsola.<br>Il telero è un tipo di pittura che utilizzava tele di vaste proporzioni applicate direttamente ad una parete e dipinte con colori ad olio.</em> <em>La pittura a olio invece, è una tecnica pittorica che utilizza pigmenti in polvere mescolati con oli essiccanti.<br>È da anticipare che Carpaccio non dipinse le opere nell’ordine che prevede il racconto della storia della vita della sant</em>a, <em>poiché non tutte le pareti dell'edificio erano libere. E che oggi si trovano tutti nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia.<br>Arrivo degli ambasciatori inglesi alla corte del re di Bretagna è una composizione impostata in modo da far scorrere nel modo più naturale i vari momenti della storia. La prospettiva e la luce dorata, donano movimento al dipinto. Nel Commiato degli ambasciatori interazione tra prospettiva, luce e colore è magnificamente orchestrata poiché la luce, che viene da due fonti naturali, vibra su ogni singolo oggetto. Nel Ritorno degli ambasciatori alla corte inglese è sorprendente come i piani siano scalati dalla luce, con un uso ricchissimo del colore. Incontro dei fidanzati e partenza dei pellegrini è un’amplissima composizione impostata in modo da evitare di affaticare troppo l'osservatore grazie a pause calcolate. Nel Sogno di sant'Orsola risalta la capacità di mantenere un'unità ambientale integra riuscendo al tempo stesso a concentrarsi nei più piccoli dettagli del dipinto.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-10-23 17:11:04 UTC</pubDate>
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         <author>ilenia01macci</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>Vittore Carpaccio ottenne numerose commissioni, finché il suo stile fu ritenuto troppo antico rispetto agli altri artisti del tempo. Uno dei suoi primi lavori artistici che lo impegnarono fu tra il 1490 al 1495 per la realizzazione dei nove teleri con le Storie di Sant’Orsola. Che fu commissionato dalla Scuola di Sant'Orsola a Venezia. <br>Egli non poté seguire l'ordine logico della rappresentazione poiché non tutte le pareti dell'edificio erano già sgombre da altari.<br>L'Incontro dei pellegrini con papa Ciriaco è un telero databile al 1492 e probabilmente è il terzo episodio dipinto per le Storie di Sant'Orsola.</em></div><div><em>La scena rappresenta l'episodio della leggenda cristiana nel momento in cui  sfilano le undicimila vergini, raffigurate a sinistra, compagne di Orsola, che arrivano fino al cospetto del papa inginocchiandosi. A destra invece si trova la città di Roma, della quale si riconoscono alcuni monumenti tra cui i campanili, le cupole, una colonna onoraria con una statua dorata sulla sommità ma specialmente  il mausoleo dell'imperatore Adriano.</em></div><div><em>L'Arrivo dei pellegrini a Colonia è un telero datato settembre 1490 ed è il primo episodio dipinto per le storie di Sant'Orsola. </em></div><div><em>I momenti più importanti dell'episodio sono relegati dall'artista ai margini della grande tela. A sinistra si vede infatti il papa col triregno e la bionda Orsola, coronata, che stanno parlando con un barcaiolo per accordarsi sull'approdo.</em></div><div><em>A destra invece si vedono in primo piano quattro armati Unni, che hanno appena letto il messaggio che li avverte dell'arrivo dei pellegrini cristiani.</em></div><div><em>Il resto della scena è occupato dalla veduta della città fortificata, con la lunga fila di torri difensive, un tratto di mare in cui vi è il porto.</em></div><div><em>Il Martirio dei pellegrini e funerali di sant'Orsola è un telero firmato e datato 1493. Si tratta del quarto episodio dipinto per le Storie di sant'Orsola</em></div><div><em>Le scene sono saparate da una colonna; da una parte vi è la scena del martirio e dall'altra parte dei Funerali, più composta e solenne. A differenza degli episodi dipinti in precedenza, qui la padronanza prospettica è piena e permette di orchestrare, i due episodi diversi per ambientazione e per tono drammatico. I soldati unni uccidono con ferocia i cristiani, con spade, frecce e pugnali. In primo piano c'è Orsola con la corona, inginocchiata serenamente in attesa del martirio, mentre un arciere biondo davanti a lei, vestito in maniera particolarmente preziosa, sta per colpirla. Dietro di lei papa Ciriaco viene colpito alla gola e facendo cadere la testa all'indietro perde il triregno;<br>il resto del dipinto è caratterizzato dalle brutali uccisioni delle altre vergini.</em></div><div><em>La scena dei funerali rappresenta sentimenti di composta solennità, vi è un pacato corteo che incede silenzioso; sta entrando in una sorta di mausoleo, sul cui frontone si legge "Ursula". Questo corteo va dietro il catafalco della santa, portato a spalla da due vescovi e coperto da un baldacchino preziosamente ricamato.</em></div><div><em>L'Apoteosi di Sant'Orsola e delle sue compagne è un telero firmato e datato 1491. Si tratta del secondo episodio dipinto per le Storie di sant'Orsola. questa scena fu tra le prime ad essere dipinta dall'artista e va a  conclude il ciclo delle storie.</em></div><div><em>La scena mostra in alto Dio Padre distende le braccia per accoglie in paradiso Orsola che viene raffigurata al centro, in apoteosi su una palma cioè il simbolo del martirio in un nimbo di luce tra angeli con nastri che le porgono una corona. In basso si trova la moltitudini dei martiri,come il papa Ciriaco e tutte le altre vergini. Tutto ciò è racchiuso da un'elegante architettura rinascimentale con un arcone in pietra e uno sfondo del tipico panorama veneto. </em></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-10-23 17:13:08 UTC</pubDate>
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         <title>7.Arrivo dei pellegrini a Colonia</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-10-24 12:17:40 UTC</pubDate>
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         <title>8.Martirio dei pellegrini e funerali di Sant&#39;Orsola</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-10-24 12:18:44 UTC</pubDate>
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         <title>9.Apoteosi di Sant&#39;Orsola e delle sue compagne</title>
         <author>ilenia01macci</author>
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         <pubDate>2018-10-24 12:20:17 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2020-04-07 10:17:36 UTC</pubDate>
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