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      <title>Clone di LA COLONNA SONORA by </title>
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      <description>DANIELE SCARDIGNO 3a  F </description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Le sole musiche di un film (che siano originali o meno) in gergo tecnico cinematografico vengono dette anche "colonna musicale". Il termine "colonna sonora" è nato in ambito cinematografico, dove il suono spesso è registrato sulla pellicola cinematografica in senso longitudinale in un'area ben delimitata, che può essere chiamata "colonna". <strong>La colonna sonora (in inglese SOUNDTRACK) è l'insieme di suoni che fanno parte di un film&nbsp; ed è di solito divisa nelle tre categorie di voce musica e rumori o effetti. </strong>A livello materiale, infine, la colonna sonora è l'area della pellicola cinematografica in cui è registrato il suono.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <title>Il parlato</title>
         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il parlato comprende i dialoghi tra i personaggi, i monologhi, la voce fuori campo. Quest’ultima può identificarsi con quella di un narratore esterno alla storia oppure appartenere a un&nbsp; personaggio che racconta in flashback.<br><br></div><div>La tecnica grazie alla quale il parlato originale di un film viene sostituito con un altro viene chiamata doppiaggio; generalmente questa operazione ha lo scopo di&nbsp; realizzare delle copie in lingue straniere, tuttavia viene anche usata per migliorare il parlato registrato durante le riprese. <br><strong>Le musiche<br></strong>&nbsp;La musica può aggiungere dei significati&nbsp; che l’immagine da sola non possiede e viene dunque usata per varie diverse funzioni:</div><ul><li>Descrivere un'azione materiale rafforzandola</li><li>Una musica drammatica accentua l’atrocità di una scena di guerra.</li><li>Scandire l'evolversi della vicenda</li><li>Una musichetta divertente accompagna l’apparizione di un personaggio buffo.</li><li>Il tema musicale collegato ad un certo personaggio ritorna mentre qualcun altro lo sta pensando.</li><li>Una musica malinconica ci rivela lo stato d’animo di un personaggio pensieroso.</li><li>Anticipare e preannunciare un evento</li><li>Caratterizzare un personaggio fisicamente, socialmente, psicologicamente</li></ul><div><strong>Il regista di un film può scegliere di utilizzare per la colonna sonora sia opere che già esistono, sia musica creata appositamente per l’occasione.</strong><br>La presenza della musica, tuttavia, non è&nbsp; sempre ugualmente rilevante, ci sono infatti registi che preferiscono limitarne l’uso affidandosi di più agli elementi visivi. Al contrario, esistono dei generi cinematografici che non potrebbero farne a meno, pensiamo al thriller o, più ancora, al musical. Nel cinema il silenzio assoluto viene generalmente evitato perché si ritiene che venga percepito dallo spettatore come falso, anomalo, disturbante, generatore di paure; viene dunque sempre inserita la cosiddetta “colonna ambiente” che crea un sottofondo realistico, così che lo spettatore abbia la sensazione di essere inserito nella vicenda e la viva come un’esperienza personale.<br><strong>Il rumore o effetti</strong></div><div>Il rumore può essere utilizzato da un regista in modi più particolari.<br>Lubitsch è famoso per l’uso dei rumori fuori campo. Spesso nei suoi film ci appare un’immagine ma l’azione principale, che si sta volgendo proprio in quel momento, non ci viene fatta vedere, resta cioè fuori campo; l’unica cosa che noi percepiamo sono i rumori, selezionati dal regista in modo da&nbsp; farci comunque capire cosa sta accadendo. Generalmente Lubitsch usa il rumore fuori campo in scena comiche, come ad esempio in <strong><em>“Ninotchka”</em></strong> (1939), dove lo spettatore viene lasciato dietro la porta di una sala in cui&nbsp; si sta svolgendo una serata assai allegra.<br><br></div><div>Il regista Ken Loach, in una scena di&nbsp; <strong><em>“Riff raff”</em></strong> (1990) usa invece la “colonna ambiente” in modo simbolico. La sala in cui si svolge la scena non è isolata acusticamente e dunque ogni minimo rumore produce echi e rimbombi, cosicché gli operai che stanno&nbsp; discutendo tra loro riescono a stento a sentirsi. Per Loach, però, questa difficoltà non è solo acustica, ma diventa il simbolo di una difficoltà di comunicare, di capirsi anche tra persone che vivono la stessa situazione.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il cinema nacque a Parigi nel 1895 grazie ai <strong>fratelli Lumière</strong> che con un apparecchio da loro brevettato chiamato <strong><em>cinèmatographe</em></strong> proiettarono una sequenza di immagini in movimento impresse su una pellicola.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <title>Il cinema muto</title>
         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Inizialmente, il cinema era muto: le immagini venivano accompagnate da didascalie e la musica veniva suonata dal vivo nel locale in cui si proiettava il film. L’accompagnamento era seguito da un semplice pianoforte o nelle sale più importanti da un intera orchestra e i brani erano scelti tra quelli in voga al momento. Dato però che spesso questi brani non avevano nessun rapporto con le immagini proiettate, si ricorse alla collaborazione di un&nbsp; pianista, che cercava di adattare i suoi pezzi al carattere delle singole scene.&nbsp;<br><br></div><div><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <title>Il primo film sonoro</title>
         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Negli anni ‘20 nacque il cinema sonoro che, oltre alle immagini, proponeva le voci degli attori. Il 6 ottobre 1927 venne presentato negli Stati Uniti <strong>il&nbsp; primo film sonoro, “ Il cantante di jazz” </strong>di Alan Crosland, interpretato da Al Jolson.&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Si trattava di un sistema ancora primitivo ,<strong>vitaphone</strong>, che utilizzava la registrazione su dischi collegati meccanicamente al proiettore delle immagini.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <title>Primo film con colonna sonora</title>
         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><br></div><div>Già l’anno successivo<strong> </strong><strong><em>il vitaphone venne sostituito con il sistema a colonna sonora impressa fotograficamente sulla pellicol</em></strong><strong>a</strong> e <strong>nel 1928 uscì il primo film con colonna ottica, “In the old Arizona”.</strong> E’ certo tuttavia che l’introduzione della colonna sonora ottica segnò una vera rivoluzione sotto tutti i punti di vista. La musica, dal canto suo, smise di avere una semplice funzione di accompagnamento e sempre più venne valorizzata la sua &nbsp; capacità di aggiungere significati all’immagine.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Alcune colonne sonore sono rimaste memorabili nella storia del cinema. Ci sono stati sodalizi tra compositori e registi&nbsp; che sono diventati tratto distintivo della filmografia. In Italia, ricordiamo Nino Rota per Federico Fellini, Ennio Morricone per Sergio Leone e Giuseppe Tornatore, Nicola Piovani per Roberto Benigni. <br><br><strong>ENNIO MORRICONE</strong><br>Per la composizione della <strong>colonna sonora del film “C’era una volta in America”, il regista Sergio Leone</strong> non ha mai avuto dubbi, scegliendo immediatamente il suo collaboratore di lunga data Ennio Morricone, con cui aveva lavorato per tutti i suoi western che lo avevano reso celebre in tutto il mondo.<br><br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>"Hai qualche scarto?", chiese un bel giorno <a href="https://tg24.sky.it/argomenti/sergio-leone">Sergio Leone</a> al suo amico e uomo di fiducia Morricone.<br>"Hai qualcosa che hai già pronto, ma non hai ancora utilizzato?". Ennio Morricone si mise al piano e suonò quelle note indimenticabili che poi sono passate agli archivi come il "Deborah's Theme".</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;Le aveva davvero già pronte, come ha rivelato in un'intervista del 2016 al Corriere della Sera: erano state composte per "Amore senza fine" (1981) di Franco Zeffirelli, una collaborazione che poi era saltata per un capriccio del regista fiorentino. Così - per sbaglio, per casualità, per coincidenze astrali - nascono spesso i capolavori.<br><strong>Una parte considerevole della colonna sonora di "C'era una volta in America" è fatta di adattamenti di grandi pezzi altrui</strong>, a cominciare da "Amapola", canzone del 1920 del compositore spagnolo José Maria Lacalle che ritroviamo suonata dall'orchestra nel ristorante enorme e deserto in cui Noodles porta a cena Deborah ("Volevi un ristorante sul mare? Fuori stagione sono chiusi, l'ho fatto aprire per te"). Ci troviamo altri classici "Night and Day" di Cole Porter,"Summertime" di George Gershwin e anche trovate insolite e coraggiose come la rielaborazione di "Yesterday" dei Beatles.<br><strong>Impossibile da dimenticare, la "Cockeye's Song"&nbsp; </strong>che accompagna i ricordi più dolorosi di Noodles (la visita al cimitero oppure la morte del piccolo Dominic, inciampato sotto i suoi occhi, in quello squarcio magnifico di Brooklyn tra Washington Street e Water Street).&nbsp;<br>In questo film anche i silenzi sono scanditi da musiche memorabili che ne esaltano il contenuto.<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>La colonna sonora del film, considerata da alcuni massimo capolavoro di Ennio Morricone, ha fatto vincere al suo compositore vari premi, tra cui: un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Los_Angeles_Film_Critics_Association">Los Angeles Film Critics Awards</a> (1984), un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/British_Academy_Film_Awards">BAFTA</a> (1985) e un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nastro_d%27argento">Nastro d'argento</a> (1985), oltre a una candidatura ai <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Golden_Globe">Golden Globe</a> del 1985. <br>Celebre, inoltre, la sua <strong>collaborazione con il regista Giuseppe Tornatore per il Film “Nuovo Cinema Paradiso”</strong>&nbsp;, grazie al quale il compositore vinse un David di Donatello nel 1990.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Spesso e volentieri la musica è come un treno sul quale salire per rivivere certi ricordi; basta spegnere il mondo e alzare il volume, magari chiudere gli occhi, e tutto prende vita, tutto torna a galla.</div><div>È quello che accade in <strong><em>Nuovo Cinema Paradiso</em></strong>, in cui la <strong>colonna sonora</strong> funge da scivolo per l’anima e le note disegnano a ogni inquadratura un ricordo che non sapevamo di avere, in una terra che non sapevamo di conoscere e con uno strumento – il cinema – che sa psicanalizzarci e alienare l’ingombrante innovazione che ci portiamo appresso, scorticando fino al midollo la vera essenza dell’arte.<br> La soundtrack è prettamente classica, fatta di sinfonie orchestrali, trascinanti e avvolgenti, che sembrano strapparti delicatamente dal suolo e cullarti. Un effluvio di flauti e strumenti a corda, in cui i tasti del pianoforte tengono adagio il passo, contenendosi come timide onde prima di prendere la rincorsa verso il mare aperto. Pur essendo un brano ricorrente, la <strong>canzone “Tema</strong> <strong>d’amore”</strong> raggiunge il culmine nella scena finale, quella in cui Salvatore Di Vita, ormai adulto, si ritrova da solo nell’intimità della sala cinematografica, a rivedere i film che Alfredo ha meticolosamente creato per lui, collage prezioso di tutti i baci rubati alla visione del pubblico dallo spietato campanello di Don Adelfio.<br><br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <title>NICOLA PIOVANI</title>
         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il compito di una colonna sonora non è semplice. Di solito, i musicisti decidono cosa vogliono esprimere e il comporre la loro melodia equivale a raccontare una storia che l’autore ha deciso di narrare;<strong> per una colonna sonora è diverso, perché è schiava della trama, deve incastrarsi e e scendere a compromessi. Nel film “La vita è bella”, le partiture del maestro Piovani fanno molto di più</strong> perché prendono per mano le scene del film e, non a caso, vincono l’Oscar come migliore colonna sonora&nbsp; nel 1999 e vengono nominate per i Grammy Awards nel 2000.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;<strong>Il leitmotif</strong> del film, orchestrato dalla AMIT (Accademia Musicale Italiana) e diretta da Piovani, è appunto <strong>l’omonimo “La vita è bella”</strong>, che rivisitato con sfumature diverse commenta, accompagna e marca musicalmente alcuni degli episodi principali della narrativa del film. Oltre il brano omonimo anche gli altri brani non sono semplici pezzi musicali ma fanno parte integrante del testo filmico, come ad esempio l’altrettanto famoso “buon giorno principessa”. I pezzi oltre a rispecchiare gli stati d’animo del protagonista ne snodano anche le vicende e sono, dunque, di funzione comunicativa oltre che affettiva. Tra i brani vi è anche una musica di repertorio, la “Belle Nuit” (o “Barcarolle”) di Jacques Offenbach, che si rende complice dell’innamoramento e poi della rafforzata storia d’amore tra Guido e Dora. Mentre le musiche di Piovani sono esterne, di commento al racconto ed espressione musicale dell’interiorità dei personaggi, il pezzo di Offenbach è sempre suonato come musica che fa parte integrante della scena (prima al teatro in cui rappresentano l’opera da cui è tratto il brano, cioè “Les Contes d'Hoffmann” e poi come disco in un grammofono da Guido all’interno del Lager, in una scena toccante, per farla sentire alla sua amata aldilà del filo spinato che li divide). Il tema principale de “La vita è bella” si ripete in molti brani della colonna sonora del film cambiando forma, timbro e intensità grazie ad una ritmica in continua evoluzione e all’utilizzo di strumenti sempre diversi. Si tratta anche in questo caso di un leitmotiv che però Nicola Piovani&nbsp; utilizza per caratterizzare diversi personaggi e diversi "concetti". Il modo prevalentemente maggiore indica serenità e spensieratezza mentre i cambi in minore sembrano anticipare i problemi e le "tristezze" che verranno in seguito (discriminazione, deportazione e campi di concentramento). Il ritorno successivo del modo maggiore sembra indicare che comunque la vita è bella e vale la pena di essere vissuta anche nelle difficoltà. Il ritmo è regolare (altro elemento di serenità) e in stile "beguine", un tipo di danza in voga negli anni trenta del Novecento. La melodia semplice e cantabile, eseguita nell'originale&nbsp; dall'oboe e dagli archi, rende bene anche l'idea del forte sentimento di amore che lega i componenti della famiglia protagonista del film. Come detto all'inizio, il tema, leggermente modificato nella velocità, nel ritmo e negli strumenti utilizzati, ricompare diverse volte nel film come leitmotiv di Giosuè (il bambino), dell'arrivo degli americani, e "scomposto" quasi a frammenti, anche nelle fasi più drammatiche della pellicola.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <title>NINO ROTA</title>
         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Dopo <em>Lo sceicco bianco</em>&nbsp; e <em>I vitelloni</em> (Leone d’argento a Venezia), <strong>Fellini</strong> volle per la terza volta Nino Rota al proprio fianco in occasione del film <strong><em>La strada.</em></strong></div>]]></description>
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         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>Correva l’anno 1954 quando la pellicola, con Anthony Quinn e Giulietta Masina, uscì nelle sale sollevando scalpore e successo. Mario Soldati, dopo averlo visto, scrisse: «<em>La strada</em> di Nino Rota è un capolavoro. Il film di Fellini è, forse, soltanto il libretto di quel capolavoro». Un’affermazione persino ingenerosa nei confronti del regista, ma in grado di riaffermare la <strong>funzione essenziale svolta dalla musica di Rota nei film</strong>: una funzione né didascalica né tanto meno decorativa, ma essenziale in chiave drammatica e nobile nelle forme. Nella colonna sonora della Strada, sono presenti dei piccoli accenni musicali e di arte varia, ma perché la storia nasce con la musica e dalla musica, che passa di continuo dal piano terreno al divino e<strong> sembra esser la principale via di comunicazione tra Cielo e noi uomini;</strong> come se un Dio silenzioso potesse parlare solo con le note. Da rilevare è la struggente malinconia del <strong>“tema dell’angelo”.&nbsp;</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>In Seguito, i due geni<strong> </strong>collaborarono<strong> </strong>&nbsp;nel&nbsp; capolavoro <strong>la Dolce Vita</strong> .&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>scarmax71</author>
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         <description><![CDATA[<div>I temi che vengono espressi nel film La Dolce Vita di Federico Fellini, sono numerosi. Ognuno di questi, però, è<strong> </strong>collegato da un unico filo conduttore il cui tessuto è immerso nel liquido della malinconia e dell’insoddisfazione.</div><div>Il protagonista, infatti, è stanco e insoddisfatto di inseguire una vita che non gli appartiene. La colonna sonora composta viene definita dallo stesso regista come una grande calderone di generi, <strong>una musica malinconica, jazz, pop, rock, circense, musica da ballo e citazioni colte.</strong></div><div>Rota è geniale perfino quando scrive la musica per descrivere le strade vuote di Roma, la solitudine dei protagonisti il giorno successivo</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-15 21:40:32 UTC</pubDate>
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