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      <title>LA NAPOLI ANGIOINA  by </title>
      <link>https://padlet.com/sarafilogamo98/inyq7zxlooue</link>
      <description>Uno sguardo al passato...</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-03-07 14:35:44 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>sarafilogamo98</author>
         <link>https://padlet.com/sarafilogamo98/inyq7zxlooue/wish/239162148</link>
         <description><![CDATA[<div>Nell’espressione dell’arte si legge distintamente la <strong>di storia un popolo</strong>, e in quella napoletana possiamo ravvisare, così chiaro e palpabile, il legame indissolubile che lega la città partenopea al rosso vivo del sangue di una dinastia, gli <strong>Angioini</strong>.<br>L’origine degli Angioini di Napoli è ascrivile all’anno <strong>1266</strong>, quando il <strong>re Carlo I d’Angiò</strong>, figlio secondogenito di Luigi VIII, re di Francia, viene incoronato re del Regno Delle Due Sicilie, dopo la battaglia di Benevento. Nel 1382, in seguito alla rivolta del <em>Vespri Siciliani</em>, il re perde la parte insulare del regno a vantaggio degli Aragonesi, e sceglie <strong>Napoli</strong> come nuova <strong>capitale</strong> della monarchia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-07 14:39:52 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>sarafilogamo98</author>
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         <description><![CDATA[<div>Gli Angiò affidano l’espressione della magnificenza e della nobiltà di una dinastia. Splendidi complessi monumentali caricati delle forme e delle esuberanze del gotico francese vengono costruiti con il supporto di sovvenzioni reali. Ai due castelli preesistenti, <em>Capuano</em> e dell’<em>Ovo</em>, Carlo I vi aggiunge nel 1279 il <strong><em>Castel Nuovo</em></strong>, noto come <strong><em>Maschio Angioino</em></strong><em>, il quale</em> fu in gran parte ricostruito da Alfonso I d’Aragona tra il 1443 e il 1450. Durante la prima metà del XVI secolo il complesso fu circondato da un recinto bastionato demolito tra il 1872 e il 1939 e sostituito con strade e aiuole. Dell’edificio angioino, che ospitò illustri personalità quali Giotto, Petrarca e Boccaccio, rimane pressoché intatta la Cappella Palatina, oggi sede del Museo Civico.<strong><em> </em></strong>Il castello fu detto “Nuovo” per distinguerlo dai castelli più antichi già esistenti in città, Castel dell’Ovo e Castel Capuano.</div><div> Secondo una leggenda nelle prigioni sotterranee del castello che affacciavano direttamente sul mare, aveva trovato rifugio un coccodrillo. Nelle terribili fauci dell’animale finivano spesso i condannati a morte, che venivano in questo modo giustiziati.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-07 14:43:55 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>sarafilogamo98</author>
         <link>https://padlet.com/sarafilogamo98/inyq7zxlooue/wish/239166513</link>
         <description><![CDATA[<div>Gli <strong>Angioini</strong> hanno fatto di Napoli un tesoro di arte e di bellezza culturale senza precedenti...<br>In seguito troveremo altri monumenti edificati in età angioina:  Basilica di San Domenico Maggiore, Basilica di San Lorenzo, Chiesa di Santa Chiara, il Duomo, Castel sant'Elmo...</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-07 14:46:01 UTC</pubDate>
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         <title>CHIESA DI SANTA CHIARA </title>
         <author>sarafilogamo98</author>
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         <description><![CDATA[<div>La costruzione del complesso monumentale di S. Chiara ebbe inizio nel 1310, per volontà del re Roberto d’Angiò e della sua seconda moglie Sancia di Maiorca.<br>I lavori, furono eseguiti sotto la direzione di Gagliardo Primario e Lionardo di Vito. Nel 1340 la chiesa fu aperta al culto.<br>La cittadella francescana fu realizzata costruendo due edifici religiosi contigui ma separati: un monastero, e un convento. Questa originale conformazione a “convento doppio” fu possibile grazie all’approvazione papale ottenuta nel 1317.<br>La chiesa si presenta oggi nelle sue originarie forme gotiche, con una facciata a larga cuspide, nella quale è incastonato l’antico rosone traforato, con il pronao dagli archi a sesto acuto e l’interno  con un’ unica navata, su cui si aprono dieci cappelle per lato. La copertura è a capriate. Alle spalle dell’altare è situato il Coro delle clarisse, composto da tre navate. Su una parete sono visibili i frammenti di un affresco raffigurante la Crocifissione, in cui si riconosce la mano di Giotto, chiamato a decorare le pareti della chiesa nel 1326.<br>Nel 1742 la chiesa subì delle modifiche ad opera dell’architetto D. A. Vaccaro. Fastosi rivestimenti donarono al complesso un aspetto barocco: l’interno fu ricoperto da marmi policromi, stucchi e cornici dorate; il tetto a capriate fu nascosto da una volta affrescata da grandi pittori dell’epoca.<br>Il 4 agosto del 1943 la chiesa fu quasi del tutto distrutta da un bombardamento aereo. Essa fu ricostruita e restaurata sotto la direzione di Mario Zampino, secondo l’originario stile gotico. Dieci anni dopo, il 4 agosto del 1953, la chiesa fu riaperta al culto.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-07 14:56:19 UTC</pubDate>
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         <title>BASILICA DI SAN DOMENICO MAGGIORE</title>
         <author>sarafilogamo98</author>
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         <description><![CDATA[<div>Commissionata da Carlo II d’Angiò, la chiesa fu costruita fra il 1283 e il 1324 inglobando l’edificio benedettino di San Michele Arcangelo a Morfisa, il cui portale è ancora visibile accanto l’abside di San Domenico. Successive modifiche si ebbero a seguito del terremoto del 1456 e soprattutto con il restauro di Federico Travaglino, eseguito fra il 1850 e il 1853, che diede una nuova immagine neogotica all’interno. L’attuale convento fu in origine sede dello “Studio”, dove Tommaso d’Aquino insegnò Teologia e dove studiò Giordano Bruno. Bernardino, raffinato poeta partenopeo, è stato realizzato da Giovanni Domenico d’Auria fra il 1569 e il 1571: le sculture del <em>Tevere</em> e dell’<em>Arno</em> presenti nel sepolcro alludono alle liriche del poeta, composte sia in lingua latina, sia in lingua italiana.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-07 15:01:01 UTC</pubDate>
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         <title>DUOMO DI NAPOLI </title>
         <author>sarafilogamo98</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il Duomo, dedicato all’Assunta, fu iniziato probabilmente da Carlo II d’Angiò e completato nel 1313 da suo figlio Roberto il Saggio, sebbene sussista un’ipotesi che anticipa la fondazione della fabbrica sotto Carlo I. L’attuale aspetto è il risultato dei numerosi interventi succedutisi nel corso dei secoli che ne hanno in parte alterato le originarie forme gotiche. Particolarmente rilevanti furono i restauri realizzati dopo i terremoti del 1349 e del 1456 e i rifacimenti voluti dal cardinale Alessandro Carafa (1484-1505). All'interno del Duomo è custodito il cosiddetto "Imbusto", busto reliquiario, capolavoro di scultura Gotica, con il cranio e la teca contenenti il "Sangue di San Gennaro", che miracolosamente si scioglie tre volte l'anno: il sabato precedente la prima domenica di maggio e negli otto giorni successivi; il 19 settembre e per tutta l'ottava delle celebrazioni in onore del patrono, ed il 16 dicembre<em>.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-07 15:06:38 UTC</pubDate>
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         <title>BASILICA DI SAN LORENZO </title>
         <author>sarafilogamo98</author>
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         <description><![CDATA[<div>E' ubicata in via dei tribunali. La basilica francescana, uno dei più importanti monumenti cittadini, sorge sul sito di un edificio sacro del VI secolo e di un antico <em>“macellum”, </em>il mercato di epoca romana. La chiesa attuale, iniziata dopo il 1270, fu promossa da Carlo I d’Angiò: vi lavorarono architetti francesi, che idearono l’abside poligonale con il deambulatorio diviso in cappelle. La chiesa è ricordata anche per l’incontro fra Boccaccio e Fiammetta, forse Maria, figlia di re Roberto. Petrarca abitò nel convento annesso nel 1346.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-07 15:11:24 UTC</pubDate>
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         <title>CASTEL SANT&#39;ELMO</title>
         <author>sarafilogamo98</author>
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         <description><![CDATA[<div>Le prime notizie relative a Castel Sant'Elmo risalgono al 1275. Nel 1329 Roberto d'Angiò affida l'incarico del suo ampliamento allo scultore e architetto senese Tino di Camaino che trasforma l'edificio in un vero e proprio palatium per il re e per la corte, a pianta quadrilatera, con due torri; nel 1348 viene definito nei documenti come castrum Sancti Erasmi, per la presenza in quel luogo di una cappella dedicata a Sant'Erasmo. L'originaria fortezza angioina, a pianta quadrilatera, assume l'attuale forma a pianta stellare con sei punte bastionate durante gli interventi voluti da viceré Pedro de Toledo tra il 1537 e il 1538. Nel 1587 un fulmine colpisce la polveriera distruggendo in parte il complesso. Dal 1860 fino al 1952, dopo l'allontanamento dei Borboni, il castello fu adibito a carcere militare. Oggi è sede di mostre ed eventi culturali.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-03-07 15:14:05 UTC</pubDate>
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