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      <title>la  by </title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2025-05-24 13:45:39 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>barresivalerio2</author>
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         <description><![CDATA[<p>La <strong>seconda guerra mondiale</strong> vide contrapporsi, tra il 1939 e il 1945, le cosiddette <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Potenze_dell%27Asse">potenze dell'Asse</a> e gli <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alleati_della_seconda_guerra_mondiale">Alleati</a> che, come già accaduto ai belligeranti della <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Prima_guerra_mondiale">prima guerra mondiale</a>, si combatterono su gran parte del <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Terra">pianeta</a>. Il conflitto ebbe inizio il 1º settembre 1939, con l'<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Campagna_di_Polonia">attacco della Germania nazista alla Polonia</a>, e terminò, nel <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_europeo_della_seconda_guerra_mondiale">teatro europeo</a>, l'8 maggio 1945, con la resa tedesca e, in <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_del_Pacifico_(1941-1945)">quello asiatico</a>, il successivo 2 settembre, con la <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Resa_del_Giappone">resa dell'Impero giapponese</a> dopo i <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bombardamenti_atomici_di_Hiroshima_e_Nagasaki">bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki</a> da parte degli <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d%27America">Stati Uniti</a>.</p><p>È stato il più grande e sanguinoso <a rel="noopener noreferrer nofollow" class="mw-redirect" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Conflitto_armato">conflitto armato</a> della storia e costò all'umanità sei anni di sofferenze, distruzioni e massacri, con una stima totale di morti che oscilla tra i 55 e i 60 milioni individui</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-05-24 14:19:01 UTC</pubDate>
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         <author>barresivalerio2</author>
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         <description><![CDATA[<p>Mentre a est la Polonia finiva annientata, la situazione sul fronte occidentale rimase fondamentalmente tranquilla: a parte qualche scaramuccia, tanto i francesi (affiancati dopo pochi giorni da una British Expeditionary Force) quanto i tedeschi adottarono una strategia difensiva, non impegnandosi in scontri campali di vasta portata e rimanendo al coperto dei rispettivi sistemi fortificati di frontiera (la Linea Maginot e la Linea Sigfrido). Questo periodo di conflitto senza ostilità, protrattosi per diversi mesi, passò quindi alla storia come la "strana guerra" .</p><p>&nbsp;</p><p>Dal settembre 1939 all'aprile 1940, le prime battaglie tra Germania e anglo-francesi avvennero quasi esclusivamente nei mari e nei cieli. La Kriegsmarine tedesca si mobilitò per intercettare il traffico marittimo per e dal Regno Unito, onde mettere in difficoltà l'economia e la popolazione britannica: i tedeschi impiegarono sommergibili U-Boot e navi da guerra contro il traffico commerciale nemico[5], mentre la Royal Navy si attivò per pattugliare le rotte dal Mare del Nord all'Oceano Atlantico. I tedeschi ottennero alcuni importanti successi iniziali, come l'affondamento della portaerei HMS Courageous a opera dell'U-29 il 17 settembre 1939 nel Mare del Nord, o il siluramento il 14 ottobre della corazzata HMS Royal Oak a Scapa Flow a opera dell'U-47; ma anche gli Alleati realizzarono a loro volta un successo inducendo, il 17 dicembre, la corazzata tascabile Admiral Graf Spee ad auto-affondarsi a Montevideo dopo essere stata danneggiata nel corso della battaglia del Río de la Plata. La Kriegsmarine si rese responsabile anche di un grave incidente diplomatico, quando la sera del 3 settembre 1939 l'U-30 affondò, probabilmente per un errore di identificazione, il transatlantico SS Athenia con 1 103 civili a bordo, tra i quali 300 cittadini dei neutrali Stati Uniti.</p><p>&nbsp;</p><p>Nel tentativo di ostacolare le operazioni della Kriegsmarine, nell'arco di vari mesi fra il 1939 e il 1940 la Royal Air Force effettuò numerosi raid di bombardieri contro le basi navali tedesche, le fabbriche di U-Boot, i cantieri navali e i depositi di munizioni navali, in particolare a Wilhelmshaven e Kiel. Le conseguenti battaglie aeree contro la Luftwaffe furono molto sanguinose: la RAF arrivò a perdere fino al 50% dei velivoli a ogni sortita, poiché i britannici non disponevano di caccia a lungo raggio per scortare i bombardieri e difenderli efficacemente dagli intercettori della Luftwaffe, come messo in luce il 18 dicembre 1939 durante la battaglia della Baia di Helgoland.</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Mentre a occidente la situazione stagnava, a oriente l'Unione Sovietica portò avanti i suoi aggressivi programmi di espansione territoriale concordati nel patto Molotov-Ribbentrop. Tra il settembre e l'ottobre 1939, con una serie di diktat l'URSS impose alle repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania) di ospitare sul proprio territorio ampi contingenti di truppe sovietiche; ciò portò poi, nell'agosto 1940, a una vera e propria annessione delle repubbliche baltiche all'Unione Sovietica. Nel frattempo, i sovietici avevano avviato negoziati con il governo della Finlandia per ottenere alcune modifiche delle frontiere e la cessione di basi militari sul suolo finnico; davanti al rifiuto del governo di Helsinki, il 30 novembre 1939 l'URSS dichiarò guerra alla Finlandia dando avvio alla cosiddetta "guerra d'inverno". Il conflitto mise in luce lo stato di profonda impreparazione bellica dell'Armata Rossa: privati di numerosi ufficiali a seguito delle "grandi purghe" staliniane degli anni 1930, i reparti sovietici si rivelarono scarsamente equipaggiati e poveramente addestrati, subendo ripetute sconfitte da parte dei finlandesi. Alla fine, il mero peso numerico degli attaccanti portò a uno sfondamento del fronte finnico in Carelia, ma per non rischiare il completo isolamento diplomatico Stalin accettò d'intavolare trattative di pace. Il 12 marzo 1940 si giunse così al Trattato di Mosca: l'Unione Sovietica ottenne i territori richiesti, ma la Finlandia conservò la sua indipendenza</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-05-24 14:22:20 UTC</pubDate>
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         <author>barresivalerio2</author>
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         <description><![CDATA[<p>La "strana guerra" ebbe una brusca interruzione il 9 aprile 1940, quando la Germania lanciò l'invasione della Danimarca e della Norvegia (operazione Weserübung): gli aeroporti danesi erano importanti per assicurare la difesa aerea del cuore della Germania, mentre dal porto norvegese di Narvik passava un'importante rotta di rifornimento che portava ai tedeschi il minerale ferroso estratto in Svezia; gli stessi anglo-francesi stavano progettando il minamento delle acque norvegesi per interrompere questa rotta (operazione Wilfred), ma furono battuti sul tempo dai tedeschi. La Danimarca capitolò in poche ore dopo una resistenza solo simbolica, mentre i norvegesi opposero una dura resistenza; contingenti di truppe britanniche, francesi e polacche furono inviati ad aiutare la Norvegia, ma l'operazione si rivelò mal progettata e carente di risorse adeguate. Nonostante le forti perdite (la Kriegsmarine perse buona parte delle sue principali unità da combattimento di superficie) i tedeschi furono ben presto in grado di portare a compimento l'occupazione del paese e a indurre alla ritirata gli Alleati entro il 10 giugno</p><p> </p><p> </p><p> </p><p>Mentre la campagna norvegese era ancora in svolgimento, il 10 maggio 1940 la Wehrmacht sferrò la lungamente pianificata offensiva sul fronte occidentale (Fall Gelb) attaccando simultaneamente Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. L'offensiva fu una straordinaria dimostrazione di potenza militare: il cuneo corazzato tedesco, raggruppato nella regione delle Ardenne al comando del generale Paul Ludwig Ewald von Kleist e composto da oltre 2 500 carri armati divisi in sette Panzer-Division[9], penetrò fulmineamente in Belgio spazzando via le deboli difese alleate; già la notte del 12 maggio la 7. Panzer-Division del generale Erwin Rommel sbucò sulla Mosa a Dinant, dove erano schierate le principali forze francesi, passando subito all'attacco per attraversare il fiume. In soli tre giorni i panzer tedeschi formarono profonde teste di ponte a ovest della Mosa, mentre i carri armati del generale Heinz Guderian sbaragliarono le deboli resistenze francesi a Sedan</p><p> </p><p>Dopo aver respinto alcuni sconnessi tentativi di contrattacco delle scarse riserve corazzate francesi, a partire dal 16 maggio i panzer ebbero via libera a ovest della Mosa, lanciandosi attraverso la pianura franco-belga in direzione delle coste de La Manica; il raggruppamento anglo-francese penetrato in Belgio rischiò di essere tagliato fuori e di venire completamente distrutto. I tentativi di contrattacco dei britannici ad Arras il 21 maggio, a nord del corridoio tedesco, e dei francesi sulla Somme a sud fallirono. I panzer ebbero via libera e, fin dal 20 maggio, i primi reparti corazzati raggiunsero le coste della Manica ad Abbeville; quasi 600 000 soldati anglo-francesi furono accerchiati e intrappolati tra il mare e l'esercito tedesco. La situazione peggiorò ulteriormente dopo l'improvvisa resa dell'esercito belga il 28 maggio, che lasciò scoperte le difese alleate nella sacca; i Paesi Bassi, sotto attacco dal 10 maggio da parte di forze corazzate e da paracadutisti tedeschi lanciatisi su L'Aia e sui numerosi ponti e dighe, avevano già abbandonato la lotta il 15 maggio.</p><p> </p><p>Il 26 maggio il nuovo primo ministro del Regno Unito Winston Churchill autorizzò il corpo di spedizione britannico a ripiegare senza indugio verso la costa e il porto di Dunkerque, dove in seguito si radunò una numerosa flotta di navi militari, mercantili e naviglio privato civile per l'evacuazione dei soldati[11]. Le colonne corazzate tedesche giunte fino al mare avevano progredito lungo la costa verso nord in direzione di Boulogne, Calais e Dunkerque, ma il 24 maggio per ordine di Hitler, ma con l'approvazione di von Rundstedt e von Kluge, venne imposto di fermare l'avanzata dei panzer arrivati ormai al limite della capacità logistica e bisognosi di riparazioni, e di proseguire solo con la fanteria e l'aviazione per l'eliminazione della sacca di Dunkerque. La decisione di Hitler rifletteva anche la volontà dello stato maggiore tedesco di risparmiare le sue forze migliori in vista delle future campagne, lasciando alla Luftwaffe il compito di impedire l'evacuazione</p><p> </p><p> </p><p> </p><p>Dal 26 maggio al 4 giugno le forze anglo-francesi riuscirono in gran parte a trarsi in salvo da Dunkerque (operazione Dynamo) grazie all'abnegazione della flotta, bersagliata dalla Luftwaffe, alla resistenza dei reparti di retroguardia e all'efficace intervento della RAF, i cui aerei giungevano dalle vicine basi in Inghilterra. I tedeschi si lasciarono sfuggire una grossa parte delle truppe alleate accerchiate: furono evacuati, dopo aver abbandonato tutte le armi e l'equipaggiamento, circa 338 000 soldati alleati[13] di cui circa 110 000 francesi; altri 40 000 soldati (principalmente francesi) rimasero nella sacca e furono catturati. I circa 220 000 britannici scampati avrebbero costituito il nucleo di truppe esperte su cui ricostruire l'esercito per il proseguimento della guerra.</p><p> </p><p>Il bilancio finale della prima fase della campagna di Francia fu trionfale per la Germania e per Hitler: circa 75 divisioni alleate erano state distrutte, tra cui le migliori divisioni francesi e britanniche, 1 200 000 uomini furono fatti prigionieri e un'enorme quantità di armi ed equipaggiamenti vennero catturati; il Belgio e i Paesi Bassi furono costretti alla resa, l'esercito britannico era stato cacciato dal continente, la Francia era ormai sola e ridotta in grave inferiorità numerica e di armamenti. Tutto questo al costo di soli 10 000 morti e 50 000 tra feriti e dispersi</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-05-24 14:25:40 UTC</pubDate>
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         <author>barresivalerio2</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il 5 giugno 1940 i tedeschi diedero inizio alla battaglia per la conquista di Parigi e, temendo che l'Italia potesse restare esclusa dal "tavolo della pace", il 10 giugno Mussolini portò il paese in guerra contro gli Alleati. Le forze italiane, indebolite dai precedenti impegni in Etiopia e in Spagna, non erano però ancora pronte a sostenere un conflitto deficitando gravemente di preparazione e armamenti moderni, ma queste contestazioni furono sbrigativamente rigettate da Mussolini, conscio della situazione italiana ma convinto di un'imminente vittoria tedesca e quindi dell'impellente necessità di entrare in guerra per motivi di prestigio personale e di convenienza geopolitica[16]. L'esordio bellico delle forze italiane non fu dei migliori: il 14 giugno la flotta francese bombardò Vado Ligure e il porto di Genova senza che la Regia Marina italiana riuscisse a intervenire, mentre una raffazzonata offensiva nelle Alpi Occidentali sferrata il 21 giugno dal Regio Esercito si arenò contro le fortificazioni di frontiera francesi portando solo a miseri guadagni territoriali</p><p> </p><p>Nel frattempo, il 10 giugno, i tedeschi attraversarono la Senna mentre l'esercito francese si ritirava disordinatamente oltre la Loira; il governo francese si trasferì a Tours, lasciando Parigi ai tedeschi che la occuparono incontrastati il 14 giugno. Nella notte del 16 giugno il presidente del consiglio Paul Reynaud si dimise e il potere passò all'anziano maresciallo Philippe Pétain, eroe della prima guerra mondiale; il nuovo governo francese presentò subito la richiesta di armistizio. Le trattative tra tedeschi e francesi portarono quindi alla stipula il 22 giugno dell'armistizio di Compiègne; le condizioni di resa furono pesanti: Parigi e tutta la Francia settentrionale e occidentale affacciata sulle coste della Manica e dell'Atlantico fu occupata dai tedeschi, non furono resi i prigionieri, le spese di occupazione furono fissate a discrezione del vincitore e l'esercito francese dovette essere ridotto a 100 000 uomini; la Francia centro-meridionale con le sue colonie rimase indipendente, e Pétain insediò il suo governo nella cittadina di Vichy dando vita al cosiddetto "Governo di Vichy". Il 24 giugno Francia e Italia siglarono a loro volta un secondo armistizio, dai termini più miti: fu imposta la smilitarizzazione del confine franco-italiano e all'Italia vennero ceduti i pochi lembi di territorio conquistati in giugno.</p><p> </p><p> </p><p> </p><p>La capitolazione da parte del governo di Vichy non fu senza opposizione: da Londra dove aveva trovato rifugio, il generale Charles de Gaulle, già sottosegretario di Stato alla difesa del gabinetto Reynaud, proclamò con un appello radiofonico il 18 giugno la sua intenzione di proseguire la lotta contro i tedeschi, fondando il movimento della Francia libera e iniziando a raccogliere le forze francesi. Neanche il primo ministro britannico Churchill si mostrò propenso a interrompere le ostilità contro la Germania: nonostante le assicurazioni francesi che in nessun caso la flotta da battaglia sarebbe stata consegnata ai tedeschi o agli italiani, la Royal Navy ricevette ordine da Churchill di procedere a internare e neutralizzare le navi francesi se necessario anche con la forza. Come risultato, il 3 luglio i britannici bombardarono le navi francesi ancorate nelle basi algerine di Mers-el-Kébir e Orano, causando oltre mille morti tra i loro equipaggi; l'azione non giocò a beneficio degli sforzi di de Gaulle di aumentare le forze della Francia Libera, ma testimoniò l'impavida risolutezza del Regno Unito e del suo governo a dispetto della situazione di isolamento, con benefici effetti sul morale dell'opinione pubblica britannica e anche statunitense</p><p> </p><p>Non trovando terreno fertile per una pace con il Regno Unito, Hitler cominciò a considerare l'idea di invadere le isole britanniche; tuttavia, per preparare la gigantesca operazione di sbarco denominata in codice operazione Leone marino, i tedeschi dovevano prima ottenere il controllo dei cieli britannici e indebolire le difese costiere dell'isola. A partire dal 10 luglio 1940 la Luftwaffe diede inizio a una serie di incursioni diurne e notturne contro le basi aeree della Royal Air Force, nonché contro le difese costiere, i porti e le industrie di aerei e armamenti del Regno Unito. La campagna, passata alla storia con il nome di "battaglia d'Inghilterra", vide un'intensa serie di scontri aerei tra la Luftwaffe e la RAF; ottimamente supportati da una rete di stazioni radar allestita lungo la costa, la Chain home, i britannici riuscirono a infliggere perdite sempre più insostenibili ai tedeschi finché, il 31 ottobre 1940, lo stesso Hitler decise di rinviare l'invasione a tempo indeterminato.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-05-24 14:28:10 UTC</pubDate>
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         <author>barresivalerio2</author>
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         <description><![CDATA[<p>L'entrata in guerra dell'Italia portò all'apertura di diversi teatri bellici in Africa e nell'area del mar Mediterraneo. La Regia Marina italiana ebbe come compito principale quello di contrastare la presenza navale britannica nel Mediterraneo, rappresentata dalla Force H di base a Gibilterra e dalla Mediterranean Fleet dislocata ad Alessandria d'Egitto; tanto i britannici che gli italiani concepivano il conflitto navale come ricerca e conduzione di una battaglia decisiva tra i nuclei centrali delle due flotte, ma rimasero ben presto delusi: il primo di questi scontri, la battaglia di Punta Stilo il 9 luglio 1940, fu un'azione fugace e assolutamente non risolutiva anche per la prudenza dei rispettivi comandanti, che non volevano rischiare perdite catastrofiche.</p><p> </p><p>La guerra navale del Mediterraneo si strutturò ben presto come una gigantesca battaglia di convogli: da un lato, la Regia Marina doveva garantire il flusso dei rifornimenti verso la Libia italiana, dall'altro i britannici dovevano sostenere la difesa della strategica isola di Malta, importante base aeronavale posta proprio al centro del Mediterraneo e posta sotto assedio dalle forze dell'Asse. La maggior parte delle azioni belliche in Mediterraneo risultarono quindi il frutto del tentativo di uno dei contendenti di insidiare i convogli di rifornimento dell'altro e di proteggere i propri; non mancarono comunque azioni più audaci: i sabotatori subacquei della Xª Flottiglia MAS italiana tentarono varie infruttuose incursioni contro gli ancoraggi di Gibilterra e Alessandria, mentre nella notte tra l'11 e il 12 novembre aerei britannici decollati dalla portaerei HMS Illustrious andarono a colpire la grande base di Taranto mettendo fuori uso tre corazzate italiane</p><p> </p><p> </p><p> </p><p>Le colonie italiane in Africa furono ben presto teatro di ampi scontri. Desideroso di ottenere risultati da contrapporre ai successi tedeschi, Mussolini ordinò alle forze schierate in Libia di invadere l'Egitto nel settembre 1940, paese neutrale ma occupato da ampie forze britanniche che difendevano lo strategico canale di Suez. L'avanzata delle truppe del maresciallo Rodolfo Graziani, ostacolate dalla mancanza di mezzi motorizzati, si arrestò a Sidi Barrani ad appena 90 km oltre il confine, esponendosi però al contrattacco delle forze britanniche del generale Archibald Wavell, meccanizzate e ben addestrate alla guerra nel deserto. L'offensiva britannica (operazione Compass), lanciata a partire dall'8 dicembre, fu un successo ben oltre ogni aspettativa: le forze di Graziani furono accerchiate e distrutte e l'avanzata proseguì oltre il confine fino in Cirenaica, portando alla caduta delle piazzeforti di Tobruch e Bengasi e alla cattura di 130 000 prigionieri italiani al prezzo di soli 2 000 morti e feriti tra i reparti britannici</p><p> </p><p>La vasta colonia dell'Africa Orientale Italiana aveva un destino segnato: praticamente isolata dalla madrepatria fin dal giorno dell'entrata in guerra e circondata da territori in mano ai britannici, il massimo che poteva ottenere era di prolungare il più possibile la resistenza. Dopo limitate operazioni offensive, che portarono all'occupazione della piccola colonia della Somalia britannica, gli italiani dovettero subire gli attacchi concentrici delle forze alleate (britannici, indiani, sudafricani e guerriglieri etiopi): sconfitti nella battaglia di Cheren tra febbraio e marzo 1941, gli italiani dovettero abbandonare in mano al nemico Addis Abeba il 6 aprile. L'ultima piazzaforte italiana a cadere fu Gondar, dopo una strenua difesa, il 27 novembre 1941</p><p> </p><p>Altre zone dell'Africa videro operazioni su più piccola scala. De Gaulle era desideroso di portare le vaste colonie africane del suo paese sotto le bandiere della Francia Libera, ma un tentativo di sbarcare reparti "gollisti" a Dakar il 23-25 settembre 1940 con l'appoggio della flotta britannica fu respinto con la forza dalle truppe fedeli al governo di Vichy in una serie di scontri fratricidi tra francesi. I francesi liberi ebbero più fortuna in novembre, quando con una breve campagna si assicurarono il controllo delle colonie dell'Africa Equatoriale Francese.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-05-24 14:30:15 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>barresivalerio2</author>
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         <description><![CDATA[<p>La decisione di Hitler di rompere il patto Molotov-Ribbentrop e di scatenare un attacco generale contro l'Unione Sovietica, manifestata per la prima volta già nel luglio 1940, nasceva in primo luogo dalle concezioni ideologico-razziali del dittatore volte alla costituzione di un Lebensraum ("spazio vitale") per la nazione tedesca; a questi fondamenti ideologici si accompagnarono però anche complesse motivazioni strategiche, politiche ed economiche: sconfiggere l'ultima potenza rimasta sul continente europeo per poi riversare l'intera potenza della Wehrmacht contro i britannici, e organizzare un'area di sfruttamento economico autosufficiente per condurre l'attesa lunga guerra transcontinentale contro gli Stati Uniti[34]. L'Unione Sovietica era nel frattempo impegnata in una frenetica corsa contro il tempo per ricostruire e riorganizzare le sue forze militari, modernizzando i suoi armamenti e le sue tattiche; prevedendo lo scoppio della guerra per il 1942, Stalin contava di riuscire a completare i suoi preparativi e di poter trattenere Hitler con concessioni economiche o diplomatiche, considerando inoltre insensato un attacco tedesco a est con i britannici ancora in armi a ovest</p><p> </p><p> </p><p> </p><p>L'invasione tedesca (operazione Barbarossa) iniziò il 22 giugno 1941 con un attacco simultaneo su tutto il fronte; l'obiettivo era di occupare l'intera Unione Sovietica occidentale lungo una linea che, da Arcangelo sul Mar Glaciale Artico, sarebbe arrivata ad Astrachan' sul Mar Caspio, sottomettendo, sterminando o deportando le popolazioni locali e riducendo i territori a zone di colonizzazione e sfruttamento per i tedeschi[36]. Stalin, nonostante i numerosi avvertimenti diplomatici e di intelligence ricevuti, fu colto di sorpresa, avendo fino all'ultimo interpretato i segni di un attacco tedesco come semplici pressioni intimidatorie di Hitler per costringerlo a trattare da posizioni di debolezza. Oltre 3 milioni di soldati tedeschi con 3 350 carri armati e 2 000 aerei mossero all'attacco su un fronte lungo 1 600 chilometri, venendo presto raggiunti nei giorni seguenti dagli eserciti di Romania e Finlandia, da corpi di spedizione inviati da Italia, Ungheria e Slovacchia e da volontari anticomunisti provenienti da tutta Europa.</p><p>Fin dall'inizio, la situazione dei sovietici si rivelò drammatica: le forze tedesche, divise in tre gruppi d'armate (Nord, Centro e Sud), avanzarono subito in profondità per decine di chilometri nelle retrovie delle truppe sovietiche, rimaste ferme sulle linee di confine. Il caos regnò nella catena di comando sovietica: le comunicazioni erano interrotte, le incursioni aeree tedesche devastarono i depositi e i centri di comando, e a Mosca né Stalin né l'alto comando (Stavka) compresero la catastrofe che si profilava. Mentre le prime linee sovietiche si battevano accanitamente ma disordinatamente, le colonne corazzate tedesche manovrarono per chiudere in grandi sacche le forze nemiche; le ingenti riserve corazzate sovietiche furono gettate subito allo sbaraglio contro le più esperte Panzer-Division, ma invano: i tedeschi avanzarono negli Stati Baltici avvicinandosi a Leningrado, accerchiarono tre armate sovietiche nell'area di Minsk-Białystok causando quasi 400 000 perdite al nemico e progredirono in Ucraina verso Žitomir e Kiev dopo aver infranto la resistenza sovietica nella battaglia di Brody-Dubno[38]. A metà luglio lo schieramento iniziale sovietico era stato praticamente distrutto dall'attacco tedesco, con oltre un milione di prigionieri presi nel solo primo mese di guerra.</p><p> </p><p> </p><p> </p><p>Superata Minsk, i tedeschi procedettero rapidamente sulla strada per Mosca accerchiando il secondo scaglione sovietico nel corso della battaglia di Smolensk a metà luglio. Nel frattempo, completata l'occupazione dei paesi baltici e in congiunzione con l'avanzata finlandese in Carelia, i tedeschi mossero su Leningrado raggiungendo il lago Ladoga l'8 settembre; la grande città fu tagliata fuori e posta sotto assedio, con i tedeschi che puntavano a farla cadere per fame[39]. In Ucraina la resistenza sovietica in difesa di Kiev e della linea del fiume Dnepr fu invece più dura, rallentando l'avanzata tedesca; sorsero ben presto contrasti in seno all'alto comando tedesco su quale dovesse essere l'obiettivo della campagna, mai del tutto definito: il capo di stato maggiore dell'esercito, generale Franz Halder, premeva per lanciare i panzer alla volta di Mosca, ma Hitler ritenne più importante annientare sul campo la forza da combattimento dell'Armata Rossa[40]. Dopo il successo di Smolensk, il Gruppo d'armate Centro in marcia su Mosca fu quindi privato di gran parte delle sue forze corazzate, spedite a sud in Ucraina in rinforzo al Gruppo d'armate Sud; ciò consentì ai tedeschi di chiudere due enormi sacche, a Uman' tra luglio e agosto dove furono presi 100 000 soldati sovietici, e poi a Kiev tra agosto e settembre, dove l'intero gruppo di forze sovietiche del settore meridionale fu accerchiato e distrutto con la perdita di oltre 600 000 soldati[41]. Forze tedesche si diressero quindi alla volta della penisola di Crimea, di Char'kov e di Rostov sul Don, completando l'occupazione dell'intera Ucraina</p><p> </p><p> </p><p>Riportati i gruppi corazzati in appoggio al Gruppo d'armate Centro, il 30 settembre i tedeschi sferrarono quindi la loro grande offensiva per prendere Mosca (operazione Tifone): i corazzati penetrarono subito le cinture difensive sovietiche, malamente schierate e organizzate, e progredirono con grande velocità chiudendo altre due grandi sacche a Brjansk e Vjaz'ma il 7 ottobre[41]. Mentre il corpo diplomatico e il governo si trasferivano a Kujbyšev, Stalin decise di rimanere nella capitale e organizzarne la difesa, richiamando dal fronte di Leningrado il generale Georgij Žukov e, soprattutto, schierando numerose divisioni ben equipaggiate provenienti dalla Siberia dove, grazie alle notizie fornite dalla spia Richard Sorge, i sovietici erano certi che il Giappone non avrebbe mai attaccato[43]. L'intervento di queste truppe scelte, le capacità di Žukov e anche l'arrivo dell'autunno fangoso fermarono la marcia tedesca sulla capitale a fine ottobre</p><p> </p><p>L'ultima spallata tedesca, iniziata il 16 novembre, nonostante qualche successo iniziale fallì di fronte alla solida resistenza sovietica e al progressivo peggioramento del clima. Stalin e Žukov disponevano ancora di forze di riserva efficienti e ben equipaggiate per l'inverno, per un totale di quasi 1 800 000 soldati, con cui sferrarono a partire dal 5 dicembre un improvviso contrattacco sia a nord che a sud di Mosca contro le avanguardie tedesche, oramai bloccate dal gelo. L'azione fu totalmente inaspettata per le esauste truppe tedesche: in mezzo alle intemperie invernali i sovietici liberarono molte importanti città attorno a Mosca e respinsero i tedeschi a oltre 100 km dalla capitale. La Wehrmacht subì la sua prima pesante sconfitta della guerra: vi furono crolli del morale tra le truppe ed enormi quantità di equipaggiamento furono perse. L'operazione Barbarossa si concluse quindi alla fine dell'anno con un fallimento: l'Unione Sovietica, nonostante la perdita di 4,3 milioni di uomini[38], non era crollata ed era invece passata al contrattacco. I tedeschi furono costretti a combattere una dura battaglia difensiva invernale, in una situazione strategica complessiva cambiata a sfavore della Wehrmacht che al 31 dicembre 1941 aveva subito 831 000 perdite, quasi un quarto dei suoi effettivi</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-05-24 14:33:00 UTC</pubDate>
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         <author>barresivalerio2</author>
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         <description><![CDATA[<p>Lo scoppio della guerra nel settembre 1939 aveva spiazzato il Giappone. La stipula del patto Molotov-Ribbentrop rendeva ora impossibile per i giapponesi pensare a una guerra contro l'Unione Sovietica, e il governo di Tokyo si premurò di stemperare lo stato di tensione tra le due nazioni; benché il Giappone avesse riaffermato la sua alleanza con Germania e Italia siglando il 27 settembre 1940 il patto tripartito, il 13 aprile 1941 venne firmato a Mosca un patto nippo-sovietico di non aggressione, cui i giapponesi tennero fede anche dopo l'inizio dell'attacco tedesco all'URSS</p><p> </p><p>Il coinvolgimento delle potenze europee nella guerra contro la Germania lasciava quasi indifese le loro colonie nel Sud-est asiatico, territori di importanza strategica per il Giappone non solo perché ricchi di materie prime ma perché fondamentali per sostenere la resistenza della Cina: nel 1940 il 41% delle forniture belliche cinesi provenienti dall'estero passava per il porto di Haiphong nell'Indocina francese e il 31% da quello di Rangoon nella Birmania britannica, collegato a Kunming in Cina dalla cosiddetta "strada della Birmania"[46]. Nel luglio 1940 il primo ministro Mitsumasa Yonai, contrario all'alleanza con i tedeschi, fu costretto alle dimissioni e sostituito con il nazionalista moderato Fumimaro Konoe, solidale con i piani degli alti comandi militari per un'espansione verso il Sud-est asiatico e la costituzione di una "Sfera di co-prosperità della Grande Asia orientale", composta da paesi assoggettati al Giappone. I tempi per realizzare questo piano erano però ristretti: lo scoppio della guerra in Europa aveva portato a un riarmo navale degli Stati Uniti in funzione difensiva, culminato nel Two-Ocean Navy Act del 19 luglio 1940 volto a rafforzare la U.S. Navy con 18 nuove portaerei e 11 nuove navi da battaglia; benché il completamento di questo programma non fosse previsto prima del 1948, la sua realizzazione intaccava la relativa superiorità navale giapponese nel Pacifico obbligando Tokyo ad attuare il prima possibile i suoi piani di espansione</p><p> </p><p>Dopo negoziati con il governo di Vichy e alcuni scontri di frontiera, tra il 24 e il 26 settembre 1940 le truppe giapponesi ottennero il permesso dalle autorità francesi di stabilire una guarnigione ad Haiphong e di costruire basi militari nella regione del Tonchino nel nord dell'Indocina. Una successiva guerra franco-thailandese (ottobre 1940 - maggio 1941) per il possesso delle regioni occidentali della Cambogia si concluse favorevolmente per i thailandesi grazie alla mediazione dei giapponesi, i quali il 29 luglio 1941 completarono la loro occupazione di fatto dell'Indocina ottenendo da Vichy la cessione della base navale della baia di Cam Ranh, degli aeroporti intorno a Saigon e delle eccedenze di materie prime prodotte dalla regione; le autorità coloniali francesi furono mantenute, ma erano di fatto state private dei loro poteri reali</p><p> </p><p> </p><p> </p><p>Dopo il lancio dell'operazione Barbarossa nel giugno 1941, che ormai escludeva qualunque possibilità di un intervento sovietico in Asia, il governo giapponese prese la decisione finale di condurre la sua guerra di espansione nel Sud-est asiatico[50][51]. Le manovre espansionistiche nipponiche trovarono però un'ostilità sempre più manifesta da parte del governo statunitense: dopo che già nel luglio 1940 erano state varate restrizioni al commercio tra le due nazioni, nel luglio 1941 il presidente Roosevelt decretò, fino al completo ritiro dei reparti di Tokyo dalla Cina e dall'Indocina, il congelamento dei beni nipponici presenti negli Stati Uniti e un embargo totale sulle esportazioni di petrolio verso il Giappone, decisioni seguite nei giorni successivi da misure analoghe da parte dei governi britannico e olandese. Queste misure furono devastanti per l'economia giapponese, privata in un sol colpo del 90% delle sue importazioni di petrolio e del 75% del suo commercio con l'estero, forzando il governo di Tokyo ad agire: il governo di Konoe, favorevole a evitare la guerra con gli Stati Uniti e a risolvere la disputa con i negoziati, fu costretto alle dimissioni il 16 ottobre e rimpiazzato da un gabinetto guidato dal generale Hideki Tōjō, fautore della guerra a qualunque costo</p><p> </p><p>Mentre trattative ormai inutili continuavano tra Tokyo e Washington, lo stato maggiore giapponese stese i suoi piani definitivi per una guerra contro gli Stati Uniti nel Pacifico. L'ammiraglio Isoroku Yamamoto, comandante della flotta da battaglia nipponica, concepì un piano ambizioso: per dare tempo alle forze giapponesi di occupare l'Asia orientale e stabilire un perimetro difensivo lungo il Pacifico a protezione della madrepatria, la flotta statunitense doveva essere resa inoffensiva nelle prime ore di guerra con un attacco aereo a sorpresa contro il suo principale ancoraggio di Pearl Harbor nelle Hawaii, portato dalla flotta di portaerei dell'ammiraglio Chūichi Nagumo. L'attacco venne sferrato la mattina del 7 dicembre 1941 e ottenne un grande successo: anche se le portaerei statunitensi evitarono qualunque danno perché lontane da Pearl Harbor, tutte e otto le navi da battaglia della United States Pacific Fleet furono colpite e neutralizzate. Immediata fu la risposta degli Stati Uniti, che il giorno dopo dichiararono guerra al Giappone imitati subito dal Regno Unito e dalle nazioni alleate; il quadro fu completato, l'11 dicembre, dalla dichiarazione di guerra agli Stati Uniti da parte di Germania e Italia.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-05-24 14:37:28 UTC</pubDate>
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         <author>barresivalerio2</author>
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         <description><![CDATA[<p>A metà novembre 1942 i tedeschi erano avvinghiati in un sanguinoso scontro a Stalingrado, bloccati definitivamente nel Caucaso e ridotti alla difensiva su tutto il fronte orientale, esteso ormai su quasi 3 000 km. Il pericolo principale per la Wehrmacht risiedeva nel lungo fianco settentrionale ancorato sul fiume Don, ma Hitler decise di mantenere le posizioni raggiunte poiché riteneva l'Armata Rossa ormai indebolita e incapace di offensive su ampia scala[75]. Al contrario Stalin e i suoi generali più importanti, Aleksandr Vasilevskij e Georgij Žukov, già da settembre avevano cominciato a organizzare grandi controffensive, previste per il tardo autunno e inverno, con lo scopo di ottenere una vittoria decisiva e rovesciare completamente l'equilibrio sul fronte orientale</p><p> </p><p> </p><p> </p><p>Il 19 novembre 1942 i sovietici sferrarono l'Operazione Urano: in quattro giorni i corpi corazzati e meccanizzati sovietici travolsero le difese tedesco-rumene sul Don e sbaragliarono le indebolite Panzer-Division tedesche, che per la prima volta nella guerra furono nettamente sconfitte dai carri dell'Armata Rossa. Il 23 novembre i corpi corazzati e i corpi meccanizzati si incontrarono a Kalač, accerchiando completamente la 6ª Armata tedesca bloccata dentro Stalingrado; la sacca così formata vide intrappolati circa 300 000 uomini. Dopo il fallimento a dicembre di una controffensiva tedesca per liberare le forze intrappolate (operazione Tempesta Invernale), l'eliminazione della sacca fu portata avanti dai sovietici nei primi mesi del 1943 per concludersi definitivamente il 2 febbraio 1943: la 6ª Armata tedesca fu completamente annientata lasciando circa 100 000 prigionieri in mano ai sovietici.</p><p> </p><p>La catastrofe di Stalingrado giunse in contemporanea alla pesante sconfitta riportata dagli italo-tedeschi in Egitto: nel corso della seconda battaglia di El Alamein tra il 23 ottobre e il 3 novembre 1942, la Eighth Army del generale Montgomery sfondò il fronte tenuto dai reparti di Rommel al termine di pesanti scontri, facendo migliaia di prigionieri. A complemento di questa vittoria, l'8 novembre 1942 truppe statunitensi e britanniche lanciarono l'operazione Torch sbarcando in forze in Marocco e Algeria: le forze locali della Francia di Vichy opposero poca resistenza prima di unirsi in massa alle forze alleate. Come rappresaglia gli italo-tedeschi occuparono la Francia meridionale (operazione Anton), ma a Rommel non restò altro da fare che ordinare una lunga ritirata strategica delle sue sparute forze fino in Tunisia, abbandonando l'intera Libia in mano ai britannici.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-05-24 14:40:25 UTC</pubDate>
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         <author>barresivalerio2</author>
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         <description><![CDATA[<p>Tra il 1942 e il 1943 si toccò l'apice della battaglia dell'Atlantico: organizzati in gruppi d'attacco coordinati secondo la tattica del "branco di lupi", gli U-Boot tedeschi misero in seria difficoltà il traffico navale anglo-statunitense, estendendo le loro operazioni alle coste orientali degli Stati Uniti, al Mar dei Caraibi e al Golfo del Messico e infliggendo perdite pesantissime anche per l'impreparazione della U.S. Navy alla lotta anti-sommergibili. In generale, nel 1942 i sommergibili dell'Asse affondarono in tutto il globo 1 160 navi per 6 266 000 tonnellate di stazza, con un tasso complessivo di perdite per gli Alleati ammontante a 1 664 navi per 7 790 000 tonnellate contro le 7 000 000 tonnellate di nuovo naviglio prodotte nello stesso periodo, una situazione che metteva seriamente in crisi l'approvvigionamento di materie prime per il Regno Unito. Anche l'Asse subì perdite notevoli, con 87 sommergibili tedeschi e 22 italiani colati a picco, ma la Germania produceva U-Boot al ritmo di 17 nuove unità al mese incrementando così a discapito delle perdite il numero di sommergibili operativi, arrivati a superare le 300 unità nell'agosto 1942</p><p> </p><p>La sfida posta dai tedeschi in Atlantico richiese l'impiego da parte degli anglo-statunitensi di risorse enormi. I cantieri navali, soprattutto statunitensi, iniziarono una massiccia campagna di costruzione in massa di nuovi mercantili, soprattutto secondo il progetto semplificato della classe Liberty che consentiva di realizzare una nuova unità nel giro di poche settimane; il sistema delle scorte venne perfezionato, creando gruppi di "cacciatori" dediti alla ricerca degli U-Boot tramite veloci fregate dotate delle tecnologie più moderne in materia di radar, sonar e armi antisommergibili; furono incrementati gli attacchi alle basi stesse degli U-Boot in Francia e i pattugliamenti delle loro zone di transito nel Golfo di Biscaglia; fu potenziato il supporto aereo ai convogli, sia tramite portaerei di scorta aggregate ai convogli stessi che tramite velivoli a lunga autonomia basati a terra, rivelatisi l'arma decisiva contro gli U-Boot</p><p> </p><p>I primi mesi del 1943 videro alcune imponenti battaglie tra U-Boot e convogli alleati, come la battaglia del convoglio HX-229/SC-122 in marzo e la battaglia del convoglio ONS-5 a fine aprile. Pur ottenendo ancora molti successi contro i mercantili, la Kriegsmarine dovette registrare però un continuo incremento degli affondamenti di U-Boot arrivato a toccare in maggio un totale di 43 unità (il 30% dei sommergibili in attività); dopo questo "maggio nero", l'ammiraglio Dönitz dovette richiamare alla base la maggior parte delle unità dislocate in Atlantico in attesa di mettere a punto nuove tattiche e nuovi miglioramenti tecnologici. Nonostante l'adozione di nuove tecnologie come lo snorkel o i siluri a guida acustica, la nuova campagna sommergibilistica scatenata dai tedeschi tra settembre e ottobre non sortì più gli effetti delle passate stagioni: dei 2 468 mercantili che attraversarono l'Atlantico solo nove furono affondati al prezzo però di 25 U-Boot. All'inizio del 1944 a Dönitz non restò altro da fare che ammettere la sconfitta: da allora gli U-Boot cessarono le operazioni in gruppi numerosi nell'Atlantico, limitandosi a condurre, fino alla fine della guerra, poco proficue operazioni di agguato</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-05-24 14:42:52 UTC</pubDate>
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         <author>barresivalerio2</author>
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         <description><![CDATA[<p>I primi mesi del 1943 videro la chiusura della lunga campagna dell'Africa settentrionale. Gli italo-tedeschi di Rommel, ritiratisi dalla Libia, si erano attestati in Tunisia stretti a est dalla Eighth Army di Montgomery proveniente dall'Egitto e a ovest dalle truppe anglo-statunitensi del generale Dwight D. Eisenhower provenienti dall'Algeria. Anche sfruttando l'impreparazione degli statunitensi, Rommel riuscì a tenere per diversi mesi la posizione e a ottenere ancora un successo nella battaglia del passo di Kasserine in febbraio, ma dopo il fallimento di una sua offensiva contro i britannici in marzo fu richiamato in Europa e sostituito dal generale Hans-Jürgen von Arnim. Progressivamente privati dei rifornimenti a causa del blocco del canale di Sicilia imposto dalle preponderanti forze aero-navali degli Alleati, gli italo-tedeschi capitolarono infine il 13 maggio lasciando circa 200 000 prigionieri in mano al nemico[90]. Come proseguire le operazioni era oggetto di forti discussioni tra statunitensi e britannici: i primi volevano concentrare uomini e mezzi in vista di un'invasione della Francia da attuarsi già nella primavera del 1943 (operazione Round-Up), ma nel corso della conferenza di Casablanca in gennaio Churchill, più interessato a consolidare gli interessi britannici nello scacchiere orientale e meridionale, riuscì a imporre il suo punto di vista per un'offensiva nel teatro del Mediterraneo, dei Balcani e del Mar Egeo, da lui definito come il "ventre molle dell'Europa"</p><p> </p><p> </p><p> </p><p>Preceduto da azioni preliminari contro Pantelleria e Lampedusa, il 9 luglio 1943 ebbe quindi inizio lo sbarco in Sicilia dei reparti alleati: truppe britanniche, statunitensi e canadesi sgominarono nel corso di duri scontri la resistenza delle forze italo-tedesche, costrette ad abbandonare l'isola il 17 agosto seguente. La perdita della Sicilia fu un colpo mortale per il regime fascista italiano: messo in minoranza dallo stesso Gran consiglio del fascismo nel corso di una tempestosa riunione il 25 luglio, Mussolini fu destituito dal re Vittorio Emanuele III e posto agli arresti, venendo rimpiazzato alla guida del governo dal maresciallo Pietro Badoglio. Benché il nuovo governo si affrettasse a proclamare l'intenzione di continuare la guerra a fianco della Germania, si svilupparono subito complicate trattative sotterranee per giungere a una pace separata con gli Alleati; le trattative approdarono infine alla stipula dell'armistizio di Cassibile il 3 settembre, che le parti convennero di tenere segreto fino al momento dello sbarco degli Alleati nella penisola italiana. Intanto, per celare l’avvenuto armistizio, sui campi di battaglia si continuava a combattere: emblematica fu la morte del leggendario “asso” Giuseppe Cenni, il 4 settembre, che, giovanissimo comandante del 5º Stormo, perse la vita nel tentativo di ostacolare l’invasione Alleata della Calabria.</p><p> </p><p> </p><p> </p><p>I tedeschi si erano tuttavia premuniti per fronteggiare un voltafaccia dell'Italia, e quando l'armistizio venne reso noto la sera dell'8 settembre scatenarono la loro rappresaglia: nel corso della cosiddetta operazione Achse, i tedeschi attaccarono e disarmarono le truppe italiane dislocate tanto nella penisola quanto nei territori occupati in Francia, Jugoslavia e Grecia; privi di organizzazione che avrebbe dovuto essere dettata dall'alto comando fuggito da Roma con il re e il governo, i reparti italiani opposero una resistenza disorganizzata, sbandandosi in gran numero e venendo sopraffatti. I tentativi di opposizione organizzata furono sconfitti al termine di sanguinosi scontri, conclusisi spesso con ondate di esecuzioni sommarie di soldati italiani da parte dei tedeschi: fu questo il caso della Divisione "Acqui" a Cefalonia o di varie guarnigioni italiane nel Dodecaneso, interamente occupato dai tedeschi a metà novembre al termine di una dura campagna nonostante l'intervento di alcuni reparti britannici. Almeno 800 000 soldati italiani caddero in mano ai tedeschi unitamente a tonnellate di equipaggiamento militare; la flotta italiana riuscì invece a sottrarsi alla cattura e a consegnarsi agli Alleati a Malta, nonostante la corazzata Roma fosse stata colata a picco dai tedeschi con la morte di buona parte dell'equipaggio. Mussolini fu liberato dai tedeschi e posto a capo di un governo sedicente creato dall'invasore tedesco nell'Italia occupata, la Repubblica Sociale Italiana.</p><p> </p><p>Mentre era in corso il disarmo dell'esercito italiano, gli Alleati avevano dato il via all'invasione della penisola la mattina del 9 settembre: mentre reparti della Eighth Army britannica sbarcavano a Taranto e avanzavano in Puglia contro una debole resistenza, gli statunitensi della Fifth Army presero terra a Salerno dovendo però subito fronteggiare l'opposizione dei reparti del feldmaresciallo Albert Kesselring. Dopo aver rallentato l'avanzata anglo-statunitense, i tedeschi ripiegarono metodicamente, infliggendo dure perdite, sulle varie linee difensive stabilite sugli Appennini Meridionali; alla fine dell'anno le intemperie invernali e l'abile condotta dei Kesselring condussero alla definitiva stabilizzazione del fronte sulla cosiddetta Linea Gustav, imperniata sulle difese di Cassino. L'avanzata era, almeno per il momento, finita: alla conferenza di Teheran a fine novembre, il primo incontro faccia a faccia tra Roosevelt, Churchill e Stalin, gli anglo-statunitensi convennero definitivamente di relegare in secondo piano le operazioni nel Mediterraneo e di concentrare le forze principali in vista dello sbarco nella Francia settentrionale.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-05-24 14:45:11 UTC</pubDate>
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         <description><![CDATA[<p>Benché il fronte italiano fosse stato relegato in secondo piano dagli anglo-statunitensi, notevoli operazioni furono portate avanti nel corso del 1944 con lo scopo di occupare Roma, un obiettivo di grande prestigio politico e militare. Mentre gli anglo-canadesi avanzavano lungo la costa adriatica, venendo impegnati nella sanguinosa battaglia di Ortona, statunitensi, francesi, britannici e polacchi rinnovarono i loro attacchi alla piazzaforte di Cassino, perno delle difese tedesche sul lato tirrenico della penisola. La battaglia di Cassino si succedette per mesi a partire dal gennaio 1944, senza che gli Alleati riuscissero a scacciare i tedeschi dalle postazioni in montagna che occupavano; l'antica abbazia di Montecassino finì completamente distrutta a causa dei bombardamenti alleati.</p><p> </p><p>Nel tentativo di aggirare le postazioni tedesche lungo la linea Gustav, il 22 gennaio forze anglo-statunitensi sbarcarono alle spalle dei tedeschi lungo la costa tra Anzio e Nettuno; gli Alleati si mossero tuttavia con prudenza e, oltre a rimanere bloccati nella loro stretta testa di ponte, rischiarono seriamente di essere ricacciati in mare dai contrattacchi tedeschi. Alla fine, una serie di attacchi congiunti sferrati in contemporanea a Cassino e ad Anzio consentirono di rompere il fronte tedesco nel corso di maggio; Kesselring dovette ordinare una ritirata generale alla volta del nord Italia, e il 5 giugno i primi reparti alleati fecero il loro ingresso a Roma.</p><p> </p><p>Pur indeboliti dalla cessione di truppe a favore del fronte francese, gli Alleati proseguirono l'avanzata a nord di Roma, liberando Ancona il 18 luglio al termine di una dura battaglia e Firenze il 13 agosto. I tedeschi ripiegarono dietro le fortificazioni della Linea Gotica, estesa da Massa a Pesaro, dove si attestarono: tra agosto e ottobre il primo assalto alleato alla Linea Gotica (operazione Olive) portò ad alcune conquiste nel settore adriatico, dove la Eighth Army riuscì ad avanzare oltre Rimini, ma l'inverno imminente convinse infine gli Alleati a sospendere ogni ulteriore attacco</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-05-24 14:46:54 UTC</pubDate>
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         <author>barresivalerio2</author>
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         <description><![CDATA[<p>Alla metà di settembre, la folgorante avanzata degli Alleati sul fronte occidentale iniziò a mostrare segni di rallentamento. La decisione di Hitler di lasciare forti guarnigioni a presidiare i porti lungo la costa occidentale della Francia e nella zona dello stretto di Dover, se da un lato lasciò tagliati fuori migliaia di soldati tedeschi, dall'altro impedì agli anglo-statunitensi di disporre di scali dove scaricare i rifornimenti, i quali dovevano essere convogliati unicamente attraverso i porti della Normandia o della Provenza lungo strade e ferrovie sconvolte dalla guerra. Ciò provocò un progressivo calo del flusso di rifornimenti alle armate sul campo, ora organizzate in tre gruppi d'armate sotto la direzione del generale Eisenowher (responsabile del Supreme Headquarters Allied Expeditionary Force): a nord in Belgio gli anglo-canadesi del 21st Army Group di Montgomery, al centro in Lorena gli statunitensi del Twelfth United States Army Group di Bradley e a sud in Alsazia i franco-statunitensi del Sixth United States Army Group del generale Jacob Devers.</p><p> </p><p>Il rallentamento del ritmo dell'avanzata consentì ai tedeschi di radunare le forze e riprendersi. Il 17 settembre Montgomery lanciò l'operazione Market Garden, un attacco combinato terrestre e aviotrasportato per occupare in un sol colpo tutti i ponti strategici sui vari rami del Reno nei Paesi Bassi; l'operazione, troppo ambiziosa, fallì quando i tedeschi negarono ai britannici la conquista del ponte di Arnhem, impedendo lo sfondamento finale. Maggior successo ebbe la campagna intrapresa dai canadesi a partire da ottobre per liberare l'estuario del fiume Schelda, via d'accesso al porto di Anversa: la battaglia della Schelda si concluse in novembre, aprendo una vitale rotta di rifornimento per gli Alleati. Le forze statunitensi erano nel frattempo impegnate in aspri scontri al confine franco-tedesco, dove la Wehrmacht poteva appoggiarsi alle vecchie fortificazioni della Linea Sigfrido: dopo aver infranto un contrattacco tedesco nel corso della battaglia di Arracourt alla fine di settembre, la 3ª Armata di Patton si ritrovò invischiata in sanguinosi scontri a Metz e nella Foresta di Hürtgen, venendo alla fine bloccata; maggior successo ebbero gli attacchi della 1ª Armata statunitense di Courtney Hodges, che in ottobre conquistò Aquisgrana aprendo una falla nella Linea Sigfrido. I tedeschi persero altro terreno, ma nel complesso riuscirono a stabilizzare solidamente il fronte occidentale.</p><p> </p><p> </p><p> </p><p>Nel frattempo, Hitler aveva insistito per preparare una grande controffensiva sul fronte occidentale per dicembre, quando le pessime condizioni meteo potevano impedire agli Alleati di far valere la loro superiorità aerea. Il progetto era più che ambizioso: tre armate tedesche, rinforzate da unità corazzate richiamate anche dal fronte orientale, avrebbero attaccato nella regione delle Ardenne, impervia ma debolmente presidiata dalla 1ª Armata statunitense in quanto ritenuta un settore tranquillo del fronte; lo scopo dell'attacco era quello di raggiungere il fiume Mosa, piegare a nord e riconquistare Anversa, chiudendo in un'enorme sacca le forze alleate del 21st Army Group.</p><p> </p><p> </p><p> </p><p>L'offensiva tedesca scattò il 16 dicembre, cogliendo completamente di sorpresa i comandi alleati: alcune colonne corazzate tedesche penetrarono in profondità, superando i deboli sbarramenti statunitensi, catturando più di 6 000 prigionieri sul massiccio dell'Eifel e avanzando verso Bastogne. I panzer di testa, rallentati dal terreno boscoso e dalle intemperie climatiche che avevano anche impedito l'intervento dell'aviazione alleata, giunsero in vista della Mosa il 24 dicembre. Tuttavia, grazie alla coraggiosa resistenza di alcuni reparti statunitensi assediati a Bastogne e alla scarsità di rifornimenti tedeschi, in particolar modo di carburante, gli Alleati poterono bloccare l'offensiva e passare al contrattacco: da nord le unità di Montgomery ricacciarono indietro i tedeschi nel corso della battaglia di Ciney, mentre a sud le forze corazzate di Patton liberarono Bastogne dall'assedio il 26 dicembre. A metà gennaio 1945 la battaglia, sanguinosa per entrambe le parti con circa 80 000 perdite a testa, era finita: i contrattacchi alleati costrinsero i tedeschi ad abbandonare il terreno conquistato e a ritornare sulle posizioni di partenza.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-05-24 14:48:20 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>barresivalerio2</author>
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         <description><![CDATA[<p>A cavallo tra il 1944 e il 1945 ebbero luogo in Ungheria duri scontri tra tedeschi e sovietici, i primi con l'aiuto di reparti dell'esercito ungherese e i secondi appoggiati da contingenti romeni. Le colonne meccanizzate sovietiche, a cavallo del Danubio, accerchiarono completamente Budapest e le cospicue forze tedesche e ungheresi poste a sua difesa il 27 dicembre 1944[110]; l'assedio di Budapest infuriò fino al 13 febbraio 1945 come una dura battaglia urbana, con perdite ingentissime per tutte e due le parti e devastazioni della città altrettanto enormi, prima che le residue forze tedesche e ungheresi capitolassero.</p><p> </p><p>Mentre infuriavano i combattimenti per le strade di Budapest, le enormi forze sovietiche ammassate più a nord iniziarono la marcia alla volta di Berlino. L'ultima grande offensiva invernale dell'Armata Rossa iniziò il 12 gennaio forse in anticipo sui piani per ordine di Stalin, sollecitato da Churchill affinché sferrasse un attacco per alleggerire la situazione degli Alleati nelle Ardenne. A partire dalle teste di ponte sulla Vistola di Baranow e Sandomir, una vera valanga di uomini con 32 000 cannoni, 6 400 carri armati e 4 800 aerei si abbatté sulle difese tedesche: le prime linee sulla Vistola vennero rapidamente travolte, Varsavia cadde senza combattere e le riserve corazzate tedesche furono distrutte nella battaglia di Kielce dai corpi meccanizzati del maresciallo Konev. Un enorme vuoto si aprì davanti alle colonne dei marescialli Žukov e Konev, che si lanciarono rapidamente in profondità aggirando i capisaldi di Breslavia e Posen, difesi dai tedeschi per ordine tassativo di Hitler. L'avanzata in Polonia fu rapidissima: il 17 gennaio venne raggiunta Częstochowa, il 19 Łódź e Cracovia, il 28 gennaio Katowice e il bacino industriale della Slesia; il 27 gennaio i soldati sovietici fecero il loro ingresso nel campo di concentramento di Auschwitz.</p><p> </p><p> </p><p> </p><p>Molto più combattuta fu la battaglia per la Prussia Orientale, attaccata dal 13 gennaio. I tedeschi si batterono con abilità ed efficacia sfruttando il terreno boscoso e le solide fortificazioni, tuttavia le colonne corazzate sovietiche raggiunsero la costa baltica presso Marienburg il 27 gennaio. Le superstiti navi da guerra della Kriegsmarine intervennero con le loro artiglierie in aiuto delle truppe di terra ed eseguirono numerose evacuazioni di reparti militari e soprattutto di civili in fuga davanti alla devastazione sovietica; i sommergibili sovietici colarono a picco diverse navi cariche di civili: il siluramento del transatlantico Wilhelm Gustloff il 30 gennaio causò 5 300 morti (il più grande disastro navale della storia)[118]. La poderosa fortezza di Königsberg fu attaccata a partire dal 1º aprile dalle forze sovietiche, guidate personalmente dal maresciallo Vasilevskij, e conquistata il 9 aprile grazie all'impiego in massa dell'artiglieria pesante e di grandi rinforzi di aviazione, causando 150 000 perdite tra i tedeschi. Piccoli nuclei di resistenza tedeschi rimasero attivi nella regione del Frisches Haff fino alla capitolazione del Terzo Reich.</p><p> </p><p>Alla fine di gennaio l'Armata Rossa raggiunse dopo un'avanzata forsennata il fiume Oder, l'ultimo ostacolo naturale prima di Berlino, e costituì subito teste di ponte sulla riva occidentale a Küstrin e Opole. La capitale tedesca era distante appena 80 km e i tedeschi avevano perso quasi 400 000 uomini in un mese[119]; il paese era devastato, i civili avevano abbandonato in massa i territori invasi mentre i soldati sovietici si abbandonavano spesso al saccheggio e alla vendetta sulle popolazioni. Le forze sovietiche giunte all'Oder, tuttavia, interruppero la loro avanzata: Stalin, impegnato in quei giorni nella conferenza di Jalta con Roosevelt e Churchill, non voleva rischiare un balzo sulla capitale prima di aver messo al sicuro i fianchi dell'avanzata; durante febbraio e marzo, quindi, l'Armata Rossa si impegnò nel rastrellamento delle sacche di resistenza rimaste nelle retrovie e nella sconfitta delle forze nemiche in Pomerania e in Slesia. La Wehrmacht tentò anche alcune disperate controffensive, l'operazione Solstizio in Pomerania e l'operazione Frühlingserwachen nell'Ungheria occidentale, senza riuscire però ad approdare a niente.</p><p> </p><p> </p><p> </p><p>Dopo la battaglia delle Ardenne e il trasferimento di numerose divisioni verso il fronte orientale, l'esercito tedesco a ovest era ormai in netta inferiorità numerica e materiale nei confronti delle forze alleate. Dopo una fase di riorganizzazione e pianificazione, e anche di scontri tra i vertici britannici e statunitensi sulle priorità strategico-operative da adottare, gli Alleati poterono quindi ricominciare l'offensiva; l'opzione migliore per la Wehrmacht era di ripiegare dietro al Reno e di usare il fiume come barriera, ma Hitler si oppose all'abbandono della Renania con il risultato che le migliori unità tedesche finirono annientate nelle offensive concentriche sferrate dagli Alleati tra febbraio e marzo, l'operazione Veritable degli anglo-canadesi e l'operazione Grenade degli statunitensi. Il 6 marzo gli statunitensi entrarono a Colonia e, sfruttando la crescente confusione tra le file del nemico, il 7 marzo si impadronirono con un colpo di mano a Remagen di un ponte sul Reno, costituendo una prima testa di ponte a est del fiume. Nella notte tra il 22 e il 23 marzo fu la volta della 3ª Armata di Patton di attraversare a sorpresa il Reno a Oppenheim, mentre il 24 marzo anche Montgomery portò le sue forze oltre il fiume a Wesel con l'appoggio dell'ultimo grande assalto aviotrasportato della guerra, l'operazione Varsity; a sud, dopo aver completato la liberazione della Francia schiacciando la sacca di Colmar in febbraio, i franco-statunitensi di Devers valicarono a loro volta il Reno il 26 marzo tra Mannheim e Worms.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-05-24 14:50:25 UTC</pubDate>
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         <author>barresivalerio2</author>
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         <description><![CDATA[<p>Perduta la barriera del Reno, il fronte tedesco a ovest cedette definitivamente: il 2 aprile le colonne anglo-statunitensi chiusero la sacca della Ruhr, capitolata già il 21 aprile con 325 000 uomini fatti prigionieri[119]; i mezzi corazzati alleati poterono così dilagare nella Germania occidentale, contrastati solo da una sporadica resistenza di alcuni reparti fanatici di Waffen-SS e Gioventù hitleriana mentre il grosso dei tedeschi si arrese o ripiegò in rotta[124]. Gli anglo-canadesi puntarono su Brema e Amburgo, raggiunta il 2 maggio, per anticipare i sovietici in Danimarca; le unità statunitensi al centro, con quasi 4 000 carri armati, puntarono verso il fiume Elba, che secondo le disposizioni di Eisenhower doveva costituire il limite massimo dell'avanzata alleata su cui si doveva incontrare i sovietici: il 10 aprile fu raggiunta Hannover, il 13 Magdeburgo e il 14 Lipsia. Più a sud, le colonne del generale Patton avanzarono nell'alta Baviera dirigendo sulla Cecoslovacchia, mentre altre forze statunitensi e francesi penetrarono in Baviera dove il 20 aprile cadde Norimberga e il 30 aprile Monaco. L'esercito tedesco ad ovest aveva ormai cessato di combattere, e milioni di soldati si consegnarono spontaneamente agli alleati per non cadere in mano ai sovietici. Il primo collegamento tra reparti sovietici e statunitensi avvenne quindi a Torgau, sul fiume Elba, il 25 aprile.</p><p> </p><p>Gli anglo-statunitensi passarono all'offensiva anche in Italia a partire dal 6 aprile: i britannici sfondarono il fronte sul lato adriatico nella zona delle Valli di Comacchio mentre gli statunitensi avanzarono al centro su Bologna, liberata il 21 aprile; gli Alleati valicarono quindi il Po e dilagarono verso nord. Il 25 aprile i partigiani italiani diedero il via a un'insurrezione di massa in tutta l'Italia settentrionale, affrettando la dissoluzione della Repubblica Sociale Italiana; Mussolini, in fuga verso la Germania nascosto a bordo di un convoglio di truppe tedesche, fu catturato dai partigiani e fucilato il 28 aprile. Mentre i primi reparti statunitensi entravano a Milano, già liberata dai partigiani, il 27 aprile i delegati tedeschi si recarono al quartier generale degli Alleati per trattare; la resa di Caserta entrò quindi in vigore il 2 maggio, ponendo ufficialmente fine alle ostilità in Italia. Gli anglo-statunitensi proseguirono quindi verso nord alla volta dell'Austria, dove ai primi di aprile avevano fatto il loro ingresso anche le forze sovietiche: Vienna stessa fu conquistata dall'Armata Rossa il 13 aprile dopo alcuni duri scontri in città, e i sovietici si incontrarono il 4 maggio con gli statunitensi nella regione di Linz.</p><p> </p><p> </p><p> </p><p> </p><p>Il 16 aprile 1945 l'Armata Rossa sferrò la sua ultima offensiva generale, con obiettivo Berlino; l'attacco fu lanciato in gran fretta sotto la pressione di Stalin, che temeva di essere preceduto dagli Alleati occidentali. Le forze sovietiche, agli ordini dei marescialli Žukov e Konev, erano imponenti e nettamente superiori a quelle nemiche, ma inizialmente furono impiegate male e confusamente; le perdite, di fronte alle difese fortificate tedesche, furono altissime e lo sfondamento decisivo, ottenuto con la forza bruta di migliaia di carri armati impiegati in massa, fu ottenuto solo il 20 aprile. Dopo queste difficoltà iniziali, la velocità dell'avanzata aumentò e le armate corazzate sovietiche manovrarono per accerchiare la capitale. Hitler decise di rimanere in città e di organizzare la difesa, contando su reparti raccogliticci di Waffen-SS straniere, resti di Panzer-Division disciolte e truppe del Volkssturm e della Gioventù hitleriana. La battaglia casa per casa fu durissima e sanguinosa, i sovietici avanzarono passo passo da tutte le direzioni lentamente e a costo di pesanti perdite. Hitler si suicidò nel suo bunker sotterraneo il 30 aprile, insieme alla moglie Eva Braun che aveva sposato il giorno prima, dopo aver trasferito i suoi poteri di capo dello stato all'ammiraglio Dönitz, in quel momento a Flensburg vicino al confine con la Danimarca; lo stesso giorno in tarda serata i sergenti sovietici Meliton Kantaria e Michail Egorov issarono, dopo aspri scontri ravvicinati, la bandiera della Vittoria sovietica sul tetto del Palazzo del Reichstag. La battaglia nel centro di Berlino si concluse definitivamente il 2 maggio con la resa della guarnigione, dopo aver provocato 135 000 perdite nei ranghi dell'Armata Rossa e 400 000 tra morti e feriti e 450 000 prigionieri tra i tedeschi.</p><p> </p><p>Mentre scontri sanguinosi infuriavano ancora a Praga, dove la popolazione ceca era insorta contro i tedeschi all'approssimarsi delle prime colonne sovietiche, il governo di Flensburg allestito da Dönitz si accinse ad accettare la resa imposta dagli Alleati. La capitolazione tedesca a ovest fu firmata ufficialmente dal generale Alfred Jodl il 7 maggio a Reims, alla presenza del generale Eisenhower; la notte dell'8 maggio, al quartier generale del maresciallo Žukov a Berlino, il feldmaresciallo Wilhelm Keitel firmò un secondo documento di resa incondizionata della Germania, ponendo ufficialmente fine alle ostilità in Europa.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-05-24 14:51:46 UTC</pubDate>
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         <author>barresivalerio2</author>
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         <description><![CDATA[<p>La guerra era finalmente terminata in Europa, ma non definitivamente in tutto il mondo. Infatti rimaneva l'incognita del Giappone che ormai non aveva più speranze ma si ostinava a continuare sferrando attacchi inutili e innochui. Allora intervennero gli Stati Uniti che, stanchi della situazione volevano porre fine a questa guerra. Il 6 agosto 1945 gli Americani sganciarono la prima bomba atomica della storia, un'arma potentissima e distruttiva. Il 9 agosto 1945 ne sganciò un'altra sulla città di Nagasaki. Vedendo il drastico danno procurato da queste bombe il Giappone firmò la resa senza condizioni il 14 agosto 1945. Finalmente la guerra era finita.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-05-24 14:52:43 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2025-05-24 14:57:46 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2025-05-24 14:59:08 UTC</pubDate>
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