<?xml version="1.0"?>
<rss version="2.0">
   <channel>
      <title>Schiemann sulle orme di Omero by </title>
      <link>https://padlet.com/annariboliar/igm0i5b5l70shk2y</link>
      <description>Adele Ciliberto, Samantha D&#39;ambrosio, Sophia Manca, Martina Piffari, Anna Riboli, Martina Sartirani, Martina Tavoletti, Ilaria Zanotti</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-11-08 16:55:01 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2025-04-24 10:55:30 UTC</lastBuildDate>
      <webMaster>hello@padlet.com</webMaster>
      <image>
         <url>https://padlet.net/icons/png/1f4d4.png</url>
      </image>
      <item>
         <title>storia del sito di Troia (anna)</title>
         <author>annariboliar</author>
         <link>https://padlet.com/annariboliar/igm0i5b5l70shk2y/wish/3208593139</link>
         <description><![CDATA[<p>Troia o Ilio è un'antica città dell'Asia Minore nell’attuale Turchia. Oggi è un sito storico chiamato Truva. Fu uno dei luoghi in cui si svolse la guerra di Troia attorno alla quale si sono sviluppati molti miti. Dopo secoli di abbandono, le rovine di Troia sono state riscoperte sulla collina di Hissarlik durante gli scavi svolti nel 1871 dallo studioso tedesco di archeologia Heinrich Schliemann, tuttavia, quando iniziò a svolgere il lavoro di archeologo, non possedeva alcun titolo per poter praticare questa professione. Il suo primo scavo ha avuto luogo ad Itaca, dove ha cercato il palazzo del re Laerte rinvenendo solo pochi oggetti e quelle che più in là definirà "ceneri di Ulisse". Il suo secondo sito archeologico sarà quello di Troia; proclamato patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO nel 1998. Da quando Heinrich Schliemann iniziò i suoi scavi, ha sempre aleggiato una sorta di “sindrome dell’Iliade” sullo studio delle rovine di Troia, ossia il desiderio di trovare le tracce precise di quello che Omero narra nel suo grande poema epico. Per lungo tempo questo portò ad un errore fondamentale: credere che Troia fosse una città greca. Le ricerche più recenti, tuttavia, hanno dimostrato che Troia era molto più legata all’Asia Minore. Questo è stato dimostrato dal ritrovamento del trattato di Alaksandu: un patto di vassallaggio che fu stipulato fra un sovrano di Wilusa e il re ittita. Wilusa sembra essere il nome ittita di Troia, il che spiegherebbe perché i greci la chiamassero anche Ilion. La guerra di Troia sarebbe dunque stata un conflitto fra le città greche e una fortezza ittita. L'archeologo scoprì che nel sito si sovrapponevano fino a nove città di epoche diverse. Lo strato denominato Troia VI è uno dei candidati a essere considerato il vero scenario degli eventi<strong> </strong>che sono narrati nell’<em>Iliade</em>.  Il ricercatore pubblicherà a sue spese i resoconti delle ricerche che vengono, tuttavia, trattati con scetticismo a causa della metodologia di scavo utilizzata. Così il governo Turco decide di bloccare i lavori, soprattutto per la mancata licenza ufficiale necessaria per effettuare gli scavi. Con l'utilizzo di numerosissime lettere di supplica Schliemann, riesce ad ottenere il permesso per mandare avanti i lavori. Una notte il ricercatore fece uscire tutti gli operai dal sito e, rimasto solo, portò alla luce quello che aveva capito essere il Tesoro di Priamo. Dopo la sua morte, però, si scoprirà che quei reperti appartenevano ad una civiltà vissuta mille anni prima rispetto a quella omerica. Nel 1882 l'archeologo prosegue gli scavi affiancato da un vero archeologo e dal un antropologo; così le ricerche proseguono seguendo dei metodi scientifici. Con questi nuovi collaboratori ci si accorge dell'importanza dello strato VII, ritenuto la vera Troia Omerica. Schliemann, sentendosi offeso, decide di abbandonare il sito. I lavori verranno portati avanti dall'archeologo Korfmann che dimostra come il suo predecessore avesse scavato esclusivamente l'acropoli della città.</p>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2024-11-08 17:24:21 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/annariboliar/igm0i5b5l70shk2y/wish/3208593139</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Storia del sito di Micene (Adele)</title>
         <author>annariboliar</author>
         <link>https://padlet.com/annariboliar/igm0i5b5l70shk2y/wish/3208594233</link>
         <description><![CDATA[<p>Micene è un'antica città del Peloponneso, fiorita in Grecia nella seconda metà del 2° millennio a.C. e strettamente legata nelle origini a quella cretese.</p><p>Al giorno d'oggi essa è una città poco conosciuta, situata nell'Argolide, regione del Peloponneso non troppo lontana da Atene.</p><p>Il sito archeologico di Micene è ciò che fece nascere una civiltà il quale definì la nascita di un periodo che va dal 1600 al 1200, esso può definirsi uno dei periodi più influenti della storia del mondo antico.</p><p>I Minoici erano conosciuti come la civiltà contemporanea di grande ingegno grazie alle loro navi le quali favorivano i traffici commerciali, grazie alla fioritura dell'agricoltura, dell'artigianato, della ceramica, della metallurgia...</p><p>Inoltre essi erano interessati ad avere rapporti culturali con le potenze da cui acquistavano il piombo, il rame, i metalli preziosi, l'avorio e lo stagno.</p><p>Al giorno d'oggi Micene si porta con se tragedie epiche, ma per molto tempo ciò restò nascosto fino a quando l'archeologo Heinrich Schliemann dopo aver scoperto la città di Troia e il tesoro di Priamo non si mise a cercare anche Micene.</p><p>Nessuno credeva nell'esistenza della città ma egli decise di provare a negare questa affermazione: dopo aver letto i poemi omerici nacque in lui la voglia di studiare il greco e successivamente di cercare Micene non appena vide nei testi le parole "ricca d'oro" riferite proprio alla città.</p><p>Fu così che iniziò la ricerca e arrivò alla Porta dei Leoni e quindi alla scoperta del regno. </p><p>In cima alla porta troneggiano due leoni nell’atto di sostenere qualcosa ma esso è un pezzo mancante, nonostante ciò si sa che si tratta di un simbolo miceneo.</p><p>Dalla porta si allargavano le Mura Ciclopiche, un’opera megalitica ascritta ai Ciclopi, una volta entrati nella città, in cima si innalzava il Palazzo Reale. Una reggia in cui dove vi erano i principali luoghi di culto.</p><p>Schliemann iniziò i suoi scavi il 7 agosto 1879, trovò 15 tombe di coloro che in teoria sono Agamennone e i suoi compagni chiamate “a fossa”, cioè dei pozzetti bassi scavati nella roccia. </p><p>Successivamente trovò vari corredi funerari tra cui le maschere funerarie e in particolare la Maschera di Agamennone.</p><p>Infine trovò ciò che sembra una terrazza chiamata Mègaron dove bruciava il fuoco sacro, si ritiene che essa fosse la Sala del Trono.</p><p>Il Mègaron del Sito Archeologico di Micene si affaccia a strapiombo su un paesaggio immenso e si dice che se ci si affaccia ci si sente improvvisamente piccoli e si avverte la presenza misteriosa degli achei.</p><p>Per quanto eccezionali, le scoperte di Schliemann non hanno mancato di errori interpretativi. Solo dopo la sua morte gli archeologi hanno corretto i suoi gravi errori di datazione e interpretazione, in particolare nelle ricerche inerenti a Micene scoprirono che gli ori della città sarebbero più antichi di almeno 400 anni rispetto all’epoca in cui visse Agamennone.</p>]]></description>
         <enclosure url="https://live.staticflickr.com/65535/49345807658_67496f72a1_b.jpg" />
         <pubDate>2024-11-08 17:25:18 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/annariboliar/igm0i5b5l70shk2y/wish/3208594233</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Dubbi sull&#39;autenticità della Maschera di Agamennone (Samantha e Martina S.)</title>
         <author>annariboliar</author>
         <link>https://padlet.com/annariboliar/igm0i5b5l70shk2y/wish/3208595455</link>
         <description><![CDATA[<p>Si sa che la maschera è stata creata durante il periodo miceneo, intorno al 1550-1500 a.C, tuttavia non c’è chiarezza sulla ubicazione precisa di origine. Alcuni archeologi presumono che essa non è stata creata necessariamente durante quel periodo o che magari è stata fabbricata in un contesto diverso rispetto al regno di Agamennone in base a i poemi omerici sono stati </p><p>Gli archeologi moderni criticano molto lo scavo e alcuni metodi di Schliemann, poiché molti degli oggetti sono stati rimossi senza registrazione e in modo non accurato .</p><p>Alcuni esperti hanno sollevato dubbi sull'attribuzione della maschera ad Agamennone, suggerendo che potrebbe appartenere a un altro individuo di alto rango della società micenea. L'idea che porti il nome di uno dei personaggi più conosciuti della mitologia greca potrebbe essere più legata al romanticismo dell'epoca piuttosto che a prove concrete.Negli ultimi decenni, analisi scientifiche e studi di conservazione hanno rivelato aspetti dell'artefatto che potrebbero indicare che non è stata realizzata con l'accuratezza e l'attenzione tipica delle opere d'arte realmente regali. Tuttavia, tali analisi non hanno pprtatyo alcun cambiamneto significativo.Alcuni critici hanno evidenziato come il dibattito sull'autenticità della maschera possa riflettere le rivalità presenti nella comunità scientifica e l'interpretazione soggettiva dei reperti archeologici.</p>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2024-11-08 17:26:23 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/annariboliar/igm0i5b5l70shk2y/wish/3208595455</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Le travagliate vicende del Tesoro di Priamo (Martina P. e Sophia)</title>
         <author>martinapiffaristud1</author>
         <link>https://padlet.com/annariboliar/igm0i5b5l70shk2y/wish/3215709478</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
         <enclosure url="https://padlet-uploads.storage.googleapis.com/3031261885/07abafdb5aaf50129d7188ca7834f703/Relazione.pdf" />
         <pubDate>2024-11-13 18:30:15 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/annariboliar/igm0i5b5l70shk2y/wish/3215709478</guid>
      </item>
      <item>
         <title>Danni determinati dal metodo di scavo (Ilaria e Martina T.)</title>
         <author>ilariazanottistud1</author>
         <link>https://padlet.com/annariboliar/igm0i5b5l70shk2y/wish/3215795561</link>
         <description><![CDATA[<p>Gli scavi condotti a Troia e Micene da Heinrich Schliemann, hanno determinato danni significativi a entrambe le aree archeologiche a causa dei metodi aggressivi e poco scientifici utilizzati. </p><p>Il fervore di Schliemann nel confermare i miti omerici lo portò a trascurare l’integrità dei siti, distruggendo parte del loro valore archeologico e storico.</p><p><br></p><p>TROIA</p><p>Schliemann, per arrivare a quelli che riteneva fossero i resti della "Troia omerica", scavò in modo indiscriminato attraverso strati superiori, causando danni irreversibili. </p><p>Solo successivamente gli archeologi scoprirono che la città di Troia aveva subito diverse ricostruzioni e che probabilmente la Troia omerica si trovava negli strati intermedi e non in quelli profondi.</p><p><br></p><p>Il metodo di Schliemann distrusse preziosi strati archeologici che avrebbero potuto fornire informazioni sullo sviluppo della città attraverso i secoli.</p><p>Schliemann infatti rimosse e non documentò molti reperti degli strati più recenti, credendo erroneamente che fossero irrilevanti.</p><p><br></p><p> Schliemann utilizzava operai non qualificati e tecniche rudimentali, spesso senza un'adeguata supervisione scientifica, e molti reperti vennero danneggiati o persi.</p><p>Queste perdite hanno complicato l'identificazione precisa dei periodi di costruzione e distruzione di Troia, rendendo ancora più ardua la correlazione tra gli strati archeologici e le narrazioni omeriche.</p><p><br></p><p>MICENE</p><p>Anche a Micene Schliemann utilizzò un approccio rapido e invasivo, spinto dal desiderio di trovare prove della leggendaria figura di Agamennone e di convalidare i miti descritti da Omero.</p><p><br></p><p>Schliemann scavò le tombe reali in modo molto invasivo, danneggiando parte delle strutture funerarie. Nella fretta di scoprire i cosiddetti "tesori di Agamennone", rimosse preziosi reperti senza una documentazione adeguata. Per esempio, la maschera d'oro che egli definì "di Agamennone" fu prelevata senza una registrazione dettagliata del contesto, rendendo più difficile una corretta interpretazione del reperto.</p><p><br></p><p>Le strutture imponenti, come le mura ciclopiche e la Porta dei Leoni, furono esposte a rischi di deterioramento, anche se in misura minore rispetto agli strati di Troia. Tuttavia, Schliemann non prestò attenzione alla conservazione delle strutture monumentali, e il sito ha subito danni nel tempo per la mancanza di protezioni.</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>CONCLUSIONI</p><p>I danni causati dagli scavi di Schliemann a Troia e Micene hanno portato la comunità archeologica a rivalutare l'importanza di un approccio più scientifico e metodico.</p><p>A partire dal XX secolo, gli scavi sono stati condotti in modo più sistematico e con tecnologie avanzate, che hanno permesso di preservare e documentare accuratamente gli strati archeologici. </p><p>Gli errori di Schliemann hanno quindi contribuito indirettamente allo sviluppo di tecniche di scavo e di conservazione più rispettose e precise, insegnando l’importanza della pazienza e dell'accuratezza nella ricerca archeologica.</p>]]></description>
         <enclosure url="" />
         <pubDate>2024-11-13 19:31:01 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/annariboliar/igm0i5b5l70shk2y/wish/3215795561</guid>
      </item>
   </channel>
</rss>
