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      <title>DEBATE: è legittima la pena di morte? by Flavia Salerni</title>
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      <description>La Costituzione italiana sancisce all’art. 27 co. 3 che “le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”. Da questa enunciazione si ricava uno dei fondamentali principi del nostro ordinamento penale il quale costituisce altresì l’espressione di una delle basilari funzioni della pena stessa. 
Cesare Beccaria, ne Dei delitti e delle pene (1764) sostiene con argomentazioni razionali, l&#39;abolizione della pena di morte, ritenuta né utile, né necessaria e della tortura in quanto lesiva della dignità dell&#39;uomo e, inoltre, inefficace. Rémy de Gourmont, poeta francese, dal canto suo, spiegava: “È abbastanza evidente che coloro che sostengono la pena di morte hanno più affinità con gli assassini di quelli che la combattono&quot;. 
In un collegamento tra passato e presente analizziamo la condizione italiana e mondiale delle pene e dei percorsi proposti in carcere. Siamo sicuri che, ovunque, essi tendono alla rieducazione del condannato? Ovunque è possibile creare dei varchi, dunque, speranza, per chi ha sbagliato?
Di seguito, vari spunti per argomentare in classe un Debate sulla pena di morte.</description>
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      <pubDate>2022-11-18 18:00:50 UTC</pubDate>
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         <title>Regole del dibattito critico</title>
         <author>salerniflavia</author>
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         <pubDate>2022-11-18 19:44:48 UTC</pubDate>
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         <author>salerniflavia</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ancora oggi la pena di morte è applicata in numerosi Paesi e il dibattito attorno alla sua legittimità e la sua utilità è aperto.&nbsp;<br><br></div><ul><li>Una parte dell'opinione pubblica e dei legislatori sostiene che la pena capitale sia necessaria in quanto costituisce l'unico deterrente alla criminalità.&nbsp;</li><li>Un'altra parte sostiene che la pena capitale non influisca sul tasso dei crimini commessi. Nei Paesi dov'è applicata, infatti, i reati non sono diminuiti ma, anzi, in alcuni casi sono addirittura aumentati.<br><br>In <strong>Italia</strong>, già nel <strong>1764 </strong>il giurista <strong>Cesare Beccaria </strong>nel trattato <em>Dei delitti e delle pene&nbsp; </em>giudicò la pena di morte inaccettabile, sostenendo che gli uomini non hanno il diritto di uccidere i propri simili. La pena di morte, afferma Beccaria, non è un diritto ma una guerra della nazione contro il cittadino, né utile né necessaria. Non è utile perché non serve a prevenire i crimini e non è necessaria se non nei casi che che implichino la salvaguardia dello Stato.<br><br>La pena di morte è dunque iniqua e va messa al bando. solo la certezza e l'estensione della pena possono fungere da deterrenti nei confronti del crimine e questa funzione può essere svolta dall'ergastolo e dai lavori forzati.</li></ul><div><br>La pena di morte in Italia fu abolita nel 1889 nel codice penale del ministro Giuseppe Zanardelli tranne che per il regicidio, l'alto tradimento e i delitti commessi in tempo di guerra.&nbsp;<br>Fu poi reintrodotta dal regime fascista con il codice rocco nel 1931.<br>Di nuovo, con l'avvento della Repubblica, è stata espressamente vietata tranne nei casi previsti dalle leggi di guerra.<br>L'articolo 27 della Costituzione afferma che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato, pertanto non è ammessa la pena di morte.<br>Solo nel 1994 la pena capitale è stata abolita completamente anche dal codice penale militare di guerra e nel 2007 è stata definitivamente espunta dalla Costituzione anche con riferimento alle leggi militari di guerra.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-11-18 20:03:37 UTC</pubDate>
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         <title>Cosa sai della pena di morte?</title>
         <author>salerniflavia</author>
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         <pubDate>2022-11-18 20:09:25 UTC</pubDate>
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         <title>Cap. 27: Dolcezza delle pene (p. 70)</title>
         <author>salerniflavia</author>
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         <pubDate>2022-11-18 20:13:37 UTC</pubDate>
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         <title>V. Hugo, L&#39;ultimo giorno di un condannato a morte, 1829</title>
         <author>salerniflavia</author>
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         <description><![CDATA[<div>L'ultimo giorno di un condannato a morte è un romanzo scritto da Victor Hugo nel 1829. Sono narrati, in prima persona, gli ultimi giorni di vita di un prigioniero del carcere di Bicêtre, destinato al patibolo.<br><br>È un libro molto commovente, che fa rammentare le agonie di un prigioniero, torturato dal solo pensiero di attendere per sei settimane la morte. Coraggiosa critica alla pena di morte nella Francia ottocentesca. Hugo scrive un documento contrario alla pena capitale portando come tesi l'angoscia, la paura e l'impotenza del condannato stesso, rendendo in tal modo il lettore partecipe della tortura dell'attesa. Senza difendere un caso specifico (ignoti infatti sono sia il nome che il delitto commesso dal condannato), perora la causa dei condannati in generale e si erge contro la pena di morte e il sistema giudiziario.<br><br><em>Che idea si fanno dunque gli uomini dell'assassinio? Come! In giacca non posso uccidere, in toga posso! Come la tonaca di Richelieu, la toga copre tutto. Vindicta pubblica? Oh, ve ne prego, non mi vendicate. Assassinio, assassinio! Vi dico. All'infuori del caso di legittima difesa, inteso nel suo senso più ristretto (perché una volta che il vostro aggressore ferito da voi sia caduto, voi dovete soccorrerlo), l'omicidio è forse permesso? Ciò che è vietato all'individuo è dunque lecito alla comunità?</em><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-11-18 20:22:08 UTC</pubDate>
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         <title>Altre citazioni e pensieri sul tema</title>
         <author>salerniflavia</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2022-11-18 20:24:33 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salerniflavia</author>
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         <description><![CDATA[<div>Contributo letto in classe. </div>]]></description>
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         <pubDate>2022-11-18 20:25:44 UTC</pubDate>
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         <title>GRUPPO 1: Componenti</title>
         <author>salerniflavia</author>
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         <description><![CDATA[<div>CONTRO LA PENA DI MORTE&nbsp;<br>Masella<br>Marzano<br>Crocco<br>Federico<br>Stoica<br><br>Ruggiero<br>Perna<br>Mongillo<br>Di Mezza<br>Flauto<br>Pacelli</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-11-18 20:26:30 UTC</pubDate>
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         <title>GRUPPO 1: Argomentazioni</title>
         <author>salerniflavia</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il gruppo 1 lavorerà in autonomia scegliendo 3 argomentazioni a sostegno della propria tesi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-11-18 20:28:33 UTC</pubDate>
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         <title>GRUPPO 1: Fonti</title>
         <author>salerniflavia</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il gruppo 1 indicherà le fonti da cui ogni componente ha tratto spunto per avvalorare la propria tesi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-11-18 20:29:19 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>salerniflavia</author>
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         <description><![CDATA[<div>Contributo letto in classe.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-11-18 20:30:09 UTC</pubDate>
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         <title>GRUPPO 2: Componenti</title>
         <author>salerniflavia</author>
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         <description><![CDATA[<div>PRO PENA DI MORTE<br>Scoglio&nbsp;<br>Cimmino<br>Durante<br>Morawski</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-11-18 20:31:22 UTC</pubDate>
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         <title>GRUPPO 2: Argomentazioni</title>
         <author>salerniflavia</author>
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         <pubDate>2022-11-18 20:31:50 UTC</pubDate>
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         <title>GRUPPO 2: Fonti</title>
         <author>salerniflavia</author>
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         <pubDate>2022-11-18 20:34:27 UTC</pubDate>
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         <title>Rapporto Amnesty int. sulla pena di morte 2020 </title>
         <author>salerniflavia</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’USO DELLA PENA DI MORTE NEL 2020 “Un sistema moderno di giustizia penale deve essere ragionevolmente accurato, giusto, umano e tempestivo. La nostra recente esperienza con la scelta del governo federale di riprendere le esecuzioni conferma che la pena di morte non può essere conciliata con questi valori.”&nbsp;<br>Stephen Breyer, Giudice associato della Corte suprema degli Stati Uniti, 16 luglio 20201&nbsp;<br>DATI GLOBALI&nbsp;<br>Il 2020 è stato caratterizzato da un’ulteriore riduzione, a livello globale, nell’uso della pena di morte. La pandemia da COVID-19, oltre ad aver contribuito alla diminuzione nel numero delle esecuzioni capitali imposte ed eseguite, ha inasprito l’intrinseca crudeltà di questa pena. Il numero delle esecuzioni documentate è diminuito del 26% rispetto al dato totale del 2019, raggiungendo il valore più basso registrato in dieci anni e confermandone la ininterrotta riduzione, anno per anno, in atto dal 2015. Il numero dei paesi che hanno eseguito condanne a morte (18), e la cui attività trova riscontro, è diminuito di 2 rispetto al 2019, e ciò attesta che la ripresa delle esecuzioni è restata limitata ad una minoranza di stati. Il calo significativo è stato dovuto, prima di tutto, ad una consistente riduzione delle esecuzioni in Iraq e Arabia Saudita, due paesi che storicamente hanno fatto registrare alti valori nelle esecuzioni; a questo si aggiungono, in minor misura, le interruzioni che sono state determinate dalla pandemia da COVID19. Negli Stati Uniti d’America l’impennata delle esecuzioni federali è stata bilanciata, nel conteggio nazionale, principalmente dalla sospensione in alcuni stati delle esecuzioni, o da una più lenta esecuzione degli ordini di esecuzione, a causa della pandemia. Sei dei rinvii giudiziali concessi nel 2020 negli Stati Uniti sono da ascriversi proprio a quest’ultima. A Singapore le esecuzioni sono state sospese a causa dei contenziosi, compreso l’effetto delle restrizioni per fronteggiare la diffusione del COVID-19. Il numero complessivo delle condanne a morte (1.477) imposte, in tutto il mondo, nel 2020, e di cui Amnesty International ha notizia, è crollato del 36% rispetto al 2019, in parte perché la pandemia da COVID-19 ha causato sospensioni e ritardi nei procedimenti penali. 1 Corte suprema degli Stati Uniti, sent. Barr v. Purkey, (591 US 2020), 16 luglio 2020, opinione dissenziente. CONDANNE A MORTE ED ESECUZIONI NEL 2020 Amnesty International – Index: ACT 50/3760/2021 – Aprile 2021 8 Eppure, mentre il mondo lottava per contrastare la diffusione del virus e proteggere la vita delle persone, in alcuni stati vi sono stati degli incrementi allarmanti nelle esecuzioni. L’Egitto ha più che triplicato il proprio valore annuale; negli Stati Uniti l’amministrazione Trump ne ha autorizzato e portato avanti a luglio la ripresa a livello federale dopo 17 anni, mettendo a morte 10 uomini in cinque mesi e mezzo. In India, Oman, Qatar e Taiwan sono ripresi gli “omicidi di stato”. Sullo sfondo di un mondo paralizzato dall’evento pandemico, la scelta delle autorità di alcuni paesi di aggirare le misure sanitarie e di continuare, inesorabilmente, a condannare a morte e a dar luogo ad esecuzioni, marca la crudeltà della pena capitale; e rende ancora più urgente la sua abolizione. Fra i tanti esempi, le autorità statunitensi, sia federali che statali, hanno rigettato le richieste di sospensione dell’esecuzione solo perché bisognava consentire a un consigliere spirituale di accompagnare il detenuto nei suoi ultimi momenti. Pur di procedere con le esecuzioni, hanno finito col mettere a rischio di contrarre il virus i difensori legali, gli ufficiali di correzione e i detenuti stessi e gli altri soggetti interessati dal meccanismo procedurale. In Cina, dove Amnesty International ritiene che migliaia di persone siano messe a morte e dove i dati continuano ad essere un segreto di stato, le autorità hanno annunciato un giro di vite sugli atti criminali che avessero inciso sugli sforzi di prevenzione del COVID19, autorizzando il rapido tracciamento dei casi. Questo ha condotto all’esecuzione di almeno una sentenza capitale. A una velocità agghiacciante.&nbsp;</div>]]></description>
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