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      <title>Villa Barbaro by giacomo lazzarin</title>
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      <description>di Andrea Palladio</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-01-04 17:28:11 UTC</pubDate>
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         <title>la villa</title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <pubDate>2018-01-04 21:08:22 UTC</pubDate>
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         <title>Introduzione generale</title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Villa Barbaro a Maser </strong>(Treviso) è una villa veneta, costruita da <strong>Andrea Palladio </strong>tra il 1554 e il 1560 per l'umanista <strong>Daniele Barbaro </strong>e per suo fratello Marcantonio Barbaro, trasformando il vecchio palazzo medievale di proprietà della famiglia in una splendida abitazione di campagna<strong> consona allo studio delle arti </strong>e alla<strong> contemplazione intellettuale</strong>, decorata con un <strong>ciclo di affreschi </strong>che rappresenta uno dei capolavori di<strong> Paolo Veronese</strong>. La villa sorge a mezza costa sui <strong>colli Asolani</strong>, poco lontano da una sorgente che secondo la tradizione fu un luogo di culto e forse anche sede di un tempio.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-04 21:12:41 UTC</pubDate>
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         <title>Sala a crociera</title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <description><![CDATA[<div>Rappresenta il fulcro delle stanze di rappresentanza, l'ambiente centrale del corpo avanzato dell'edificio.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-04 21:21:18 UTC</pubDate>
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         <title>Sala di Bacco</title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <pubDate>2018-01-04 22:10:39 UTC</pubDate>
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         <title>Tribunale d&#39;amore</title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <pubDate>2018-01-04 22:13:51 UTC</pubDate>
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         <title>Sala  dell&#39;Olimpo</title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <description><![CDATA[<div>La sala prende il nome dalle numerose divinità  olimpiche dipinte al centro della volta a botte. All'interno di un <strong>ottagono,</strong> dolcemente assisi su troni di nuvole, appaiono Afrodite, Ermes, Artemide, Zeus, Ares ed Apollo, recanti <strong>ciascuno i corrispondenti segni zodiacali</strong>. Al centro, una figura femminile già  identificata come la <strong>Sapienza divina</strong>, intenta a scacciare con il piede un drago, oggi ritenuta invece la dea del grano e dell'agricoltura<strong> Demetra</strong>. Completano la volta <strong>quattro comparti a monocromo</strong>, raffiguranti le forze che regolano le vita dell'uomo e le quattro figure delle divinità  simbolo degli elementi. Sui finti loggioni appaiono invece dei personaggi reali (nell'immagine sono indicati e dichiarati).</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-04 22:22:28 UTC</pubDate>
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         <title>Architettura</title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <description><![CDATA[<div>La realizzazione della villa per i fratelli Barbaro a Maser costituisce per Palladio un punto di arrivo importante nella definizione della <strong>nuova tipologia di edificio di campagna</strong>. Per la prima volta infatti la casa dominicale e le barchesse sono allineate in <strong>un'unità architettonica compatta</strong>. A Maser probabilmente da collegarsi alla particolare localizzazione della villa sulle pendici di un colle: ciò garantiva una migliore visibilità dalla strada sottostante, e l'orografia del terreno avrebbe imposto costosi terrazzamenti a barchesse disposte secondo l'andamento del declivio. </div><div>E' evidente che, piuttosto che le venete ville-fattoria, il <strong>modello</strong> di villa Barbaro sono le <strong>grandi residenze romane</strong>, come villa Giulia o Villa d'Este che Pirro Ligorio realizzava a Tivoli a per il cardinale Ippolito d'Este. </div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-05 09:24:36 UTC</pubDate>
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         <title>Gli interni</title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <description><![CDATA[<div>        </div><div>Sia il corpo centrale che le barchesse sono suddivisi in <strong>due piani</strong>. La pendenza del terreno comporta che mentre il piano nobile risulta soprelevato nel prospetto frontale, sul retro, verso la collina, esso da direttamente accesso al <strong>giardino segreto</strong>.</div><div>Il <strong>portico</strong>, benché progettato seguendo le proporzioni degli antichi monumenti dell'epoca romana, ha una<strong> funzione </strong>strettamente<strong> legata alla vita quotidiana</strong> della Villa: protegge dalle intemperie e permettere di passare rapidamente da un lato all'altro della Villa, ma ha soprattutto uno spazio di grande respiro per i lavori di campagna. </div><div>Dai<strong> porticati </strong>si accede attraverso due doppie scalinate direttamente al piano nobile riservato alla famiglia e agli ospiti. </div><div>Fulcro delle stanze di rappresentanza è la <strong>sala a crociera</strong>, l'ambiente centrale del corpo avanzato. Da qui, oltre a due piccoli ambienti di servizio, si può accedere alle sale verso la facciata: a ovest la <strong>stanza di Bacco</strong>, ad est il <strong>Tribunale d'Amore (</strong>sala dell'amore coniugale o di Venere). Dirigendosi verso il colle si entra invece nella <strong>stanza dell'Olimpo </strong>e per questa a destra si accedeva nell'appartamento di Daniele Barbaro, a sinistra in quello di Marcantonio e Giustiniana Barbaro. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-05 09:37:33 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <pubDate>2018-01-05 10:21:49 UTC</pubDate>
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         <title>Storia</title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <description><![CDATA[<div>L'esatta collocazione temporale della costruzione della villa  incerta: Adalberto dal Lago la ritiene databile tra il <strong>1560</strong> e il <strong>1570</strong>, altri studiosi retrodatano il completamento dei lavori al 1558, Anthony Hobson propone come anno di inizio dei lavori il 1560: proprio in quell'anno Palladio aveva consegnato le illustrazioni che uno dei due fratelli Barbaro, Daniele, gli aveva chiesto per il proprio commentario sugli scritti di Vitruvio.</div><div>Entrambi i<strong> Barbaro ebbero un ruolo chiave </strong>in molte scelte architettoniche della Repubblica furono instancabili<strong> promotori dell'inserimento di Palladio nell'ambiente veneziano</strong>(promossero <strong>l'architettura classica </strong>con riferimenti romani). </div><div>Per via femminile, la villa passò dai discendenti di Marcantonio ai Trevisan, da questi ai Basadonna, quindi ai Manin del ramo di Ludovico Manin, ultimo doge della Repubblica di Venezia. Questi ultimi la vendettero nel 1838 a Gian Battista Colferai che l'aveva in affitto già  da qualche anno, ma le sue eredi, per non spendere sostanze in un bene indiviso, la lasciarono andare completamente in rovina. </div><div>Durante la prima guerra mondiale nell'edificio aveva sede il comando del generale Squillaci. Batterie dell'esercito sparavano dalle colline oltre il Piave, ma l'edificio rimase miracolosamente indenne. </div><div>Nel 1934 fu acquisito da Giuseppe Volpi di Misurata, il quale l'affidò alle cure della figlia Marina, che se ne innamorò, vi si stabilì e continuò negli anni l'opera di restauro iniziata da Sante Giacomelli nel 1850. La villa è attualmente abitata dalla figlia di lei, Diamante Luling Buschetti, e dalla sua famiglia. Nel <strong>1996</strong> è stata dichiarata dall'UNESCO <strong>patrimonio dell'umanità</strong> assieme alle altre ville palladiane del Veneto.  <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-05 10:53:36 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;esterno</title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il prospetto della facciata, che si innalza sopra un basso podio, presenta interessanti analogie con quello del <strong>Tempio di Portuno </strong>: quattro semicolonne ioniche reggono un'importante trabeazione sormontata da un timpano carico di decorazione in stucco. La <strong>trabeazione</strong>, sulla quale è leggibile l'<strong>epigrafe</strong> dedicatoria "<strong>DAN BARBARUS PAT AQUIL - ET MARCUS ANT FR FRANC E</strong>", è interrotta in corrispondenza del balcone del piano nobile dall'unico foro ad arco: le <strong>finestre</strong> del piano terra sono infatti sormontate da <strong>frontoncini curvilinei</strong>, quelle del piano nobile da <strong>frontoncini triangolari</strong>. Ben più semplici sono le aperture dei fianchi, tre per piano oltre ad una porta sormontata da un balcone con arco a tutto sesto, anch'essi dotati di piccoli frontoni. </div><div>Le <strong>barchesse,</strong> pure a due piani, sono caratterizzate da un<strong> porticato a cinque arcate</strong>. </div><div>Le<strong> ali agricole </strong>sono affiancate da<strong> due colombaie</strong>, leggermente avanzate: sopra le tre arcate, ben più distanziate rispetto alle precedenti, giganteggiano <strong>due meridiane</strong>: quella a ovest segna l'ora e l'inizio delle stagioni, quella est è un calendario zodiacale e indica mensilmente la data d'ingresso del Sole nel corrispondente <strong>segno dello Zodiaco</strong>. </div><div>Dalla villa scende un'ampia scalinata, affiancata dai <strong>semplici giardini </strong>un tempo arricchiti da siepi in bosso disposte a formare eleganti disegni secondo la moda italiana. Essi continuano idealmente oltre la strada in <strong>un'esedra semicircolare </strong>con al centro la fontana del Nettuno, ed ancora oltre nel viale alberato che si allontana verso la pianura. </div><div>Più semplice, e ad un solo piano, è il prospetto verso la collina. </div><div>Su retro si apre il <strong>giardino segreto</strong>, ornato da una peschiera e dall'esedra del ninfeo. Anche quest'ultimo ricorda la struttura di un tempio: sopra il fronte semicircolare decisamente allungato, arricchito di stucchi e statue inserite in nicchie a esedra e rettangolari, si innalza un basso timpano. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-05 11:18:33 UTC</pubDate>
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         <title>Facciata</title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <title>Portico</title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <title>Colombiana Est</title>
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         <title>Colombiana Ovest</title>
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         <title>Sala del cane</title>
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         <description><![CDATA[<div>Sulla volta, in un'allegoria, tre donne si contendono le ricchezze della cornucopia. Sono <strong>Venezia</strong>, seduta da padrona sul mondo, a destra, l'<strong>Ambizione</strong>, al centro che vuole sottrarle i preziosi, e <strong>l'Invidia</strong>, a sinistra, che trama nell'ombra nascondendo un coltello. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-05 12:50:06 UTC</pubDate>
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         <title>Sala della lucerna</title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <pubDate>2018-01-05 12:59:43 UTC</pubDate>
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         <title>Tempietto</title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ai piedi del declivio su cui sorge la villa, Palladio realizza in seguito un <strong>raffinato tempietto </strong>destinato ad assolvere la doppia funzione di cappella gentilizia e chiesa parrocchiale per il borgo di Maser. Non si conosce con certezza la data di inizio dei lavori di costruzione; nel fregio sono incisi il millesimo 1580, i nomi del patrono, Marcantonio Barbaro, e di Palladio. Assieme al <strong>Teatro Olimpico </strong>è l'ultima opera dell'architetto, che la tradizione vuole morto proprio a Maser durante la direzione dei lavori. </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-05 13:05:17 UTC</pubDate>
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         <title>Pianta della villa</title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2018-01-05 13:44:40 UTC</pubDate>
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         <title>Ninfeo</title>
         <author>giacomo_lazza00</author>
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         <description><![CDATA[<div>Marcantonio Barbaro, oltre che procuratore della Serenissima, era anche un architetto e scultore dilettante: date le incongruenze dell'assetto e soprattutto di alcune delle figure che decorano in ninfeo, si ipotizza che abbia anch'egli partecipato al progetto. </div><div>Nell'esedra, decorata con bucrani, festoni, putti e trofei, si aprono dieci nicchie all'interno delle quali si alternano dai e semidei (Diana, Apollo, Pan, Leda, ... ). Quattro telamoni dalle forme piuttosto sproporzionate sorreggono una bassa trabeazione con un motivo ad onda e, più sopra, un timpano con putti e motivi floreali.<br><br></div>]]></description>
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