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      <title>Dal mare all&#39;oceano by Eliana Ferraris</title>
      <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud</link>
      <description>Un viaggio alla scoperta del mare</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2021-03-08 13:22:57 UTC</pubDate>
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         <title>Rivoli, TO, Italia</title>
         <author>elianaferraris1</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ecco la nostra scuola. Siamo pronti a partire: destinazione il Triangolo dei coralli.&nbsp;<br>Dobbiamo attraversare terre, mari e cambiare continente: attraversare l'Europa, superare l'Africa e l'Asia per raggiungere l'Oceania. </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-08 20:50:12 UTC</pubDate>
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         <title>Brunei</title>
         <author>elianaferraris1</author>
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         <description><![CDATA[<div>IL TRIANGOLO DEI CORALLI<br><br>L’universo subacqueo del Triangolo dei coralli è straordinariamente variegato: nessun’altra parte del mondo ospita così tante creature marine diverse tra loro. Questa enorme area marina è anche la fonte di sostentamento degli abitanti delle coste di sei Stati ed è molto importante a livello economico.</div><div>Sotto il livello del mare si trova un’incredibile ricchezza di colori: pesci pappagallo blu, verdi e viola, coralli rosso brillante o gasteropodi dai colori sgargianti. Nel Triangolo dei coralli vivono più di 3000 specie di pesci, 600 tipi di corallo e sei delle sette specie di tartarughe marine esistenti al mondo. L’area, che ha un’estensione di oltre sei milioni di chilometri quadrati, presenta la più grande biodiversità marina della terra.</div><div>Il Triangolo dei coralli è anche la fonte di sostentamento per quasi 120 milioni di persone. Le ricche zone di pesca sono un’importante fonte di reddito e di cibo. Anche il turismo è sempre più un comparto redditizio dell’economia: il Triangolo dei coralli è infatti la meta ideale di subacquei, appassionati di snorkeling e amanti della spiaggia. Questo paradiso tuttavia è in pericolo. La pesca eccessiva, la distruzione dei coralli, il cambiamento climatico e il turismo non sostenibile minacciano il fragile ecosistema. Per contrastare questa tendenza, da molti anni il WWF si impegna sia in progetti locali sia sul piano economico e politico.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-09 13:58:37 UTC</pubDate>
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         <title>Suez Canal, Egitto</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1399976347</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Il <strong>canale di Suez</strong> è un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Canale_artificiale">canale artificiale</a> navigabile che si trova in <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Egitto">Egitto</a>, a ovest della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Penisola_del_Sinai">penisola del Sinai</a>, tra il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mar_Mediterraneo">mar Mediterraneo</a> e il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mar_Rosso">Mar Rosso</a>. Permette la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Navigazione">navigazione</a> diretta dal Mediterraneo all'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Oceano_Indiano">Oceano Indiano</a>, senza la necessità di circumnavigare l'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Africa">Africa</a> fino al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Capo_di_Buona_Speranza">capo di Buona Speranza</a>.<br>Completato nel 1867 dopo 10 anni di lavori; molte nazioni europee collaborarono per la costruzione, tra queste la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Francia">Francia</a> che diede il contributo maggiore. Nel 2015 sono stati raddoppiati&nbsp; alcuni tratti del canale, perché molto utilizzato per il commercio, soprattutto di petrolio.<br>Alcuni g<strong>iorni fa, una&nbsp; </strong>nave container <strong>Evergreen, lunga più di 400 metri ( più della torre Eiffel)&nbsp; ha&nbsp; bloccato il canale di Suez </strong>rimanendo incastrata di traverso.<br>Se pensate sia facile guidare una nave in questo canale, potete mettervi alla prova con questo gioco prima di criticare il comandante!<br>https://www.cnn.com/interactive/2021/03/cnnix-steership/<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-09 13:59:42 UTC</pubDate>
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         <title>Tetepare, Isole Salomone</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1400013205</link>
         <description><![CDATA[<div>Eccoci arrivati! Siamo all'ultima tappa del nostro viaggio: l'isola di Tetepare.&nbsp; E' una delle 900 isole dell’arcipelago delle Solomon situate all’interno del Triangolo dei Coralli, area anche conosciuta come “Amazzonia dei mari”. Infatti, questa eco-regione è riconosciuta come <strong>patrimonio mondiale di biodiversità marina</strong> grazie alle oltre duemila specie di pesci che vi nuotano e il 76% delle specie di coralli esistenti al mondo e 6 delle 7 specie di tartarughe marine a oggi conosciute.<br>Si tratta anche di un’area molto importante per la pesca del tonno: il <strong>53% della produzione mondiale</strong> arriva da qui.<br>Sull’isola vivono <strong>73 specie di uccelli</strong>, <strong>24 specie di rettili</strong>, <strong>4 specie di rane</strong> e <strong>13</strong> diverse <strong>specie di mammiferi </strong>mentre le acque che la circondano ospitano una variegata popolazione marina che comprende <strong>coralli</strong>, <strong>dugonghi</strong>, <strong>tartarughe marine</strong> e altre numerose specie sia di animali sia di vegetali. Che spettacolo!<br>E' un paradiso della natura!</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-09 14:07:59 UTC</pubDate>
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         <title>Capo Rizzuto, KR, Italia</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1400022987</link>
         <description><![CDATA[<div>La <strong>tartaruga comune</strong> o <strong>tartaruga caretta</strong> è la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tartarughe_marine">tartaruga marina</a> più comune del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mar_Mediterraneo">mar Mediterraneo</a>. La specie è diffusa in molti mari del mondo ma è fortemente minacciata in tutto il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bacino_del_Mediterraneo">bacino del Mediterraneo</a> ed è ormai al limite dell'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Estinzione">estinzione</a> nelle acque territoriali italiane. Sono animali che si sono adattati alla vita acquatica grazie alla forma allungata del corpo ricoperto da un robusto guscio ed alla presenza di “zampe” trasformate in pinne. Alla nascita è lunga circa 5 cm. La lunghezza di un esemplare adulto è di 80 – 140 cm, con massa variabile tra i 100 ed i 160 kg. La testa è grande, con il rostro molto incurvato. Gli arti sono molto sviluppati, specie gli anteriori, e muniti di due unghie negli individui giovani che si riducono ad una negli adulti.<br><br></div><div><br>Ha un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carapace">carapace</a> di colore rosso marrone, striato di scuro nei giovani esemplari, e un piastrone giallastro, a forma di cuore, spesso con larghe macchie arancioni, dotato di due placche ed un becco corneo molto robusto. Lo scudo dorsale del carapace è dotato di cinque placche. I maschi si distinguono dalle femmine per la lunga coda che si sviluppa con il raggiungimento della maturità sessuale, che avviene intorno ai 13 anni. Anche le unghie degli arti anteriori nel maschio sono più sviluppate che nella femmina.<br><br></div><div><br>Di <em>Caretta caretta</em>, come della maggior parte delle <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tartarughe_marine">tartarughe marine</a>, si conosce ancora molto poco. Come tutti i <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rettili">rettili</a>, hanno sangue freddo, il che le porta a prediligere le acque temperate. Respirano aria, essendo dotate di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Polmoni">polmoni</a>, ma sono in grado di fare apnee lunghissime. Trascorrono la maggior parte della loro vita in mare profondo, tornando di tanto in tanto in superficie per respirare. In acqua possono raggiungere velocità superiori ai 35 km/h, nuotando agilmente con il caratteristico movimento sincrono degli arti anteriori. Sono animali onnivori: si nutrono di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Molluschi">molluschi</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Crostacei">crostacei</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gasteropodi">gasteropodi</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Echinodermi">echinodermi</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pesci">pesci</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Medusa_(zoologia)">meduse</a>, ma nei loro stomaci è stato trovato purtroppo di tutto: dalle buste di plastica, probabilmente scambiate per meduse, a tappi ed altri oggetti di plastica, ami scambiati per pesci, reti e fili scambiati per alghe.<br><br></div><div><br>In estate maschi e femmine si danno convegno nelle zone di riproduzione, al largo delle spiagge dove le seconde sono probabilmente nate. Hanno infatti un'eccezionale capacità di ritrovare la spiaggia di origine, dopo migrazioni in cui percorrono anche migliaia di chilometri. Alcuni studi hanno dimostrato che le piccole appena nate sono capaci di immagazzinare le coordinate geomagnetiche del nido ed altre caratteristiche ambientali che consentono di ritrovare la zona di origine.<br><br></div><div><br>Gli accoppiamenti avvengono in acqua. Avvenuto l'accoppiamento, le femmine attendono per qualche giorno in acque calde e poco profonde il momento propizio per deporre le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Uovo_(biologia)">uova</a>; in ciò sono facilmente disturbate dalla presenza di persone, animali, rumori e luci. Giunte, con una certa fatica, sulla spiaggia vi depongono fino a 200 <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Uovo_(biologia)">uova</a>, grandi come palline da ping pong, disponendole in buche profonde, scavate con le zampe posteriori. Quindi le ricoprono con cura, per garantire una temperatura d'incubazione costante e per nascondere la loro presenza ai predatori. Completata l'operazione, fanno ritorno al mare. È un rito che si può ripetere più volte nella stessa stagione, ad intervalli di 10-20 giorni.<br><br></div><div><br>Le uova hanno un'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Incubazione_(uova)">incubazione</a> tra i 42 e i 65 giorni, e, grazie a meccanismi non ancora chiariti, si schiudono quasi tutte simultaneamente; con differenze sostanziali tra i vari substrati che costituiscono la spiaggia dove è stata fatta la deposizione: la temperatura e l'umidità del suolo, la granulometria della sabbia sono fattori determinanti per la riuscita della schiusa. I suoli molto umidi determinano spesso la perdita delle uova poiché molte malattie possono attaccare le uova; inoltre alcuni coleotteri possono raggiungere il nido e rovinarle. La temperatura del suolo determinerà il sesso dei nascituri: le uova che si trovano in superficie avranno&nbsp; più calore quelle che si trovano in profondità, pertanto le uova di superficie daranno esemplari di sesso femminile e quelle sottostanti di sesso maschile.<br><br></div><div><br>I piccoli per uscire dal guscio utilizzano una struttura particolare, il "dente da uovo", che verrà poi riassorbito in un paio di settimane. Usciti dal guscio impiegano dai due ai sette giorni per scavare lo strato di sabbia che copre il nido e raggiungere la superficie e quindi, in genere col calare della sera, dirigersi verso il mare. In condizioni naturali corrono prontamente verso il mare. Possiamo considerare il piccolo appena nato come una sorta di "robot" il cui programma biologico attiva la ricerca in automatico della fonte più luminosa che in condizioni normali è rappresentata dall'orizzonte marino su cui luna e/o stelle si riflettono. Le&nbsp; luci artificiali spesso disorientano le piccole appena nate, facendole deviare dal cammino, determinando talora la perdita di tutta la nidiata.<br><br></div><div><br>Solo una piccola parte dei neonati riesce nell'impresa, cadendo spesso vittima dei predatori; di quelli che raggiungono il mare infine, solo una minima parte riesce a sopravvivere sino all'età adulta. Giunte al mare nuotano ininterrottamente per oltre 24 ore per allontanarsi dalla costa e raggiungere la piattaforma continentale, dove le correnti concentrano una gran quantità di nutrienti.<br><br></div><div><br>Dove esattamente trascorrano i primi anni della loro vita è un mistero che i biologi non sono ancora riusciti a spiegare, il cosiddetto "periodo buio"; solo dopo alcuni anni di vita, raggiunte dimensioni che le mettano al riparo dai predatori, fanno ritorno alle zone costiere. Alcune osservazioni, fatte in collaborazione con i pescatori della costa jonica calabrese, hanno consentito di censire diverse centinaia di esemplari quasi coetanei che si incontrano correnti importanti in una zona di calma: al confine delle correnti le tartarughe passerebbero diversi anni prima di iniziare la grande migrazione verso altri mari. Di tanto in tanto emergono dallo specchio d'acqua con la punta del loro naso per la respirazione.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-09 14:10:06 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>IL SANTUARIO DEI CETACEI - Parco Nazionale delle Cinque Terre</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1425635891</link>
         <description><![CDATA[<div>La balenottera è il secondo animale più grande mai esistito sulla terra, avendo una lunghezza del corpo che, nelle femmine, leggermente più grosse dei maschi, può arrivare a 24 metri; il peso è compreso tra 50 e 80 tonnellate. La lunghezza alla nascita è di circa 6 metri ed il peso di 2 tonnellate; è dotata di una pinna dorsale e di numerose pieghe della bocca. Il dorso presenta una colorazione grigio, con sfumature più chiare soprattutto sul lato destro del corpo, la forma delle quali caratterizza ogni singolo individuo. Il ventre e la mandibola destra sono invece di colore bianco. Nonostante il grande peso, la forma del corpo è estremamente agile e le consente di avere un nuoto elegante. Può rimanere in apnea fino ad un massimo di 20 minuti e, come si può vedere proprio nel Mar Ligure; è in grado di raggiungere profondità di oltre 400 m. Il suo ciclo respiratorio contempla due fasi: una in prossimità della superficie, della durata di alcuni minuti, durante i quali l’animale nuota sotto il pelo dell’acqua emergendo regolarmente per respirare; l’altra in immersione, preceduta dal vistoso inarcamento del dorso. A differenza del capodoglio, non solleva quasi mai la coda fuori dall’acqua. La si può vedere in piccoli gruppi composti mediamente da due tre esemplari, oppure isolata e si riconosce dalle dimensioni e per il caratteristico soffio d’acqua verticale a forma di cono rovesciato, alto fino a 6 metri!<br>&nbsp;Si riproducono in Mediterraneo. Sono mammiferi e la gestazione dura 11-12 mesi. Tra i cetacei è una delle specie più longeve, potendo arrivare ai 90 anni.&nbsp;<br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-16 14:33:54 UTC</pubDate>
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         <title>Isola d&#39;Elba, Provincia di Livorno, Italia</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1425758220</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>L'ALGA ASSASSINA</strong><br>La <em>Caulerpa è </em>&nbsp;un’alga tropicale di colore verde brillante che è stata introdotta in Europa come sfondo vivo delle vasche di alcuni acquari. Importata dall’Acquario di Stoccarda in Germania è arrivata, a Parigi e fino all’Acquario del Museo Oceanografico di Monaco, nei primi anni ’80. Essendo la sua origine tropicale, cioè propria di zone intorno all’equatore, dove le acque hanno sempre una temperatura di almeno 20°C, nessuno avrebbe potuto aspettarsi che sarebbe stata in grado di sopravvivere nelle acque più fredde del Mediterraneo. Nel 1984, però, un ricercatore dell’università di Nizza scopriva, sul fondale marino del Principato di Monaco, la prima colonia di <em>Caulerpa</em>, una macchia estesa non più di 1, 2m che già in 5 anni si era allargata fino a raggiungere i 10.000 mq. Si è subito parlato di "<strong>alga assassina</strong>", un’invasione straniera venuta a soffocare e avvelenare il nostro mare. Effettivamente si è dimostrata una specie ben adattabile e cresce da 0 ad oltre 50 metri di profondità su fondali molli di varia conformazione (sabbia, fango, detriti, ghiaie), entrando in competizione con gli organismi propri di questi ambienti. La competizione più importante è quella nata con le praterie di poseidonia ed, infatti, spazio, luce e ossigeno sono contesi dalle due specie quando entrano in contatto ed è la caulerpa ad avere la meglio, riuscendo a raggiungere dimensioni eccezionali dei rami (65 cm di lunghezza), che vanno ad ombreggiare e quindi a danneggiare la sua rivale. Come tutte le alghe dello stesso genere, produce tossine per proteggersi dal pascolo degli erbivori, ma anche se è possibile che i pesci producano difese che li rendano immuni, gli erbivori mediterranei non la considerano ancora una fonte di cibo e gli assaggi sono occasionali. Per l’uomo non ci sono pericoli da contatto, ma alcuni casi di intossicazione, dopo ingestione di pesci. La sua rapida diffusione è dovuta all’efficace riproduzione; è quindi inutile strapparla in un tentativo di eliminazione ed è invece facile favorirla nella sua espansione trasportandola inavvertitamente con reti ed ancore. Tutti i tentativi per fermare la sua espansione sono, infatti, fino ad oggi falliti.&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-16 14:58:47 UTC</pubDate>
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         <title>Isole Egadi, Italia</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1425823642</link>
         <description><![CDATA[<div>La <strong>foca monaca</strong> era solo una delle specie che in passato abbondavano nei nostri mari, specie che nel corso degli ultimi decenni hanno visto via via ridursi le opportunità di sopravvivenza.</div><div>Fortunatamente non è tutto perduto, nonostante i cambiamenti in atto sono preoccupanti, <strong>la foca monaca insieme alle altre specie del bacino resistono</strong>.</div><div>La <strong>foca monaca</strong> è un mammifero appartenente alla<strong> famiglia delle foche.</strong> Gli animali più simili a loro sono le otarie le quali però hanno i padiglioni auricolari esterni e quando sono a terra camminano su 4 zampe e i trichechi.</div><div>Le foche sono mammiferi adattati alla vita acquatica, con un corpo allungato, quasi cilindrico, rivestito da uno spesso strato di grasso ricoperto da un fitto pelo corto, vellutato, impermeabile all’acqua. La pelliccia protegge la pelle dell’animale quando si trova sulla terraferma mentre lo spesso strato di grasso sotto pelle fornisce energia e isolamento quando sono in acqua. Hanno la testa piccola e leggermente appiattita ed orecchie prive di padiglione auricolare esterno. Il muso è provvisto di alcuni baffi lunghi e robusti detti vibrisse, mentre il naso si chiude quando vanno in immersione. Le vibrisse funzionano come un sonar: rilevano le vibrazioni create nell’acqua dai pesci, in modo che possa seguire facilmente le prede. Gli arti anteriori sono trasformati in pinne mentre quelli posteriori costituiscono un’unica pinna posteriore. La pelliccia è di colore nero nel maschio, marrone e grigio scuro nella femmina, più chiara sul ventre che può essere fino a bianca nel maschio .Ed è proprio dal colore della pelliccia del maschio adulto che in passato la foca venne chiamata la foca monaca: il dorso nero e il ventre bianco ricorda infatti la veste delle suore. Ha una lunghezza da 80 a 240 cm e può raggiungere i 320 kg di peso; le femmine sono un po’ più piccole dei maschi. La foca monaca del Mediterraneo è un mammifero marino tra i più minacciati d’estinzione in Europa e uno dei più rari al mondo. Nonostante la situazione ancora critica, il picco negativo sembra essere soloun brutto ricordo. In questi ultimi anni, grazie allo sforzo di associazioni ambientaliste le popolazioni infatti da 300 individui <strong>sono salite al numero attuale di 700.</strong>Recentemente in Italia sono arrivate notizie di avvistamenti dalla Sardegna, dalla Sicilia e da alcune isole del Mar Tirreno, nello specifico dall’isola del Giglio, Ponza e Zannone.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-16 15:11:51 UTC</pubDate>
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         <title>Trapani, TP, Italia</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1425871452</link>
         <description><![CDATA[<div><br>La <strong>mattanza</strong> è un antico, tradizionale metodo di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pesca_commerciale">pesca</a> del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tonno_rosso">tonno rosso</a>, sviluppato nelle <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tonnara">tonnare</a>, in particolare nella <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_di_Trapani">provincia di Trapani</a>. Le carni del tonno pescato nella mattanza sono più gustose e pregiate perché si tratta di esemplari oltre i 100 kg e si esportano molto sui mercati <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giappone">giapponesi</a> che ne richiedono in grande quantità per consumarlo prevalentemente crudo.</div><div>Questo tipo di pesca però va quasi scomparendo a causa della diminuzione della popolazione ittica dei tonni per l'inquinamento crescente del mare, ma soprattutto a causa della pesca di tipo industriale che intercetta i banchi di tonni molto prima che questi si avvicinino alle zone costiere, con le tonnare volanti.</div><div>Con il passare dei secoli la pesca del tonno incomincia ad essere praticata in tutto il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mediterraneo">Mediterraneo</a> poiché si conosceva il percorso di migrazione, chiamato anche viaggio d'amore di questo grande pesce. I tonni entrano dallo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stretto_di_Gibilterra">stretto di Gibilterra</a> nel periodo di Aprile/Maggio grossi e carichi di uova, e le depongono sulle coste bagnate dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mar_Mediterraneo">Mar Mediterraneo</a>. Così la pesca del tonno diventa una vera e propria fonte di guadagno per i popoli delle coste, che si specializzarono nella pesca di questo grande pesce, che con le sue migrazioni molto frequenti e numerose assunse ben presto un valore rilevante nell'economia delle città costiere. Per la gustosità della loro carne si presta a gustose ricette ed a lunghe conservazioni: è chiamato anche maiale di mare.</div><div>Nelle tonnare siciliane la pesca avveniva attraverso la mattanza. Il lavoro dei tonnaroti iniziava in aprile quando vengono poste in mare una serie di reti che possono raggiungere anche i 4 o 5 km a formare le varie "camere" e, data la loro disposizione, inducono i tonni ad addentrarsi sempre più nelle maglie interne fino ad arrivare alla cosiddetta "camera della morte". In maggio, dalle tonnare, partono le barche che parteciperanno alla mattanza. Questa viene compiuta accerchiando le reti dell'ultima camera, quella della morte, e tirandone poco a poco sulle barche i lembi esterni finché affiorano i tonni che vengono presi dalle barche con degli arpioni che causano la perdita del sangue dei pesci.<br><br></div><div>Nella <strong>pesca industriale invece</strong> vengono spesso utilizzati dei metodi per così dire “<strong>aggregativi</strong>”per pescare più esemplari possibili con lo sforzo minore. Una di queste pratiche prevede l’utilizzo di <strong>galleggianti posti in acqua attaccati a un lungo filo di nylon</strong> legato poi a un<strong> peso sul fondo</strong>, il cui scopo è quello di attrarre i tonni (o altri pesci), riunirli in un unico punto e poi catturarli con enormi <strong>reti a circuizione</strong>. Reti in cui, naturalmente, non finiscono soltanto i pesci ma anche tante altre specie più delicate come tartarughe o delfini, spesso rigettati in mare morti come conseguenza di quelle che vengono definite “<a href="https://www.ohga.it/bycatch-come-il-fenomeno-della-pesca-accidentale-che-sta-danneggiando-il-mediterraneo/">catture accidentali</a>”. A questi, poi, si aggiungono altri tipi di pesca come quella che prevede l’utilizzo di <strong>palamiti</strong>, ovvero fili con attaccate migliaia di lenze, ma anche sistemi di pesca a traino. Metodi, questi, che causano la morte di migliaia di tartarughe, uccelli marini e squali. Il problema di questi metodi di pesca non riguarda soltanto i pesci. Infatti, così vengono rilasciati in mare decine di migliaia di chilometri di <strong>cavi in nylon</strong> e plastiche varie, dannosissimi sia che rimangano in <strong>superficie</strong>, in cui qualunque animale si potrebbe <strong>impigliare</strong>, sia che si depositino sul <strong>fondo</strong>, dove transitano tantissime altre specie e risultano <strong>impossibili da recuperare</strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-16 15:21:36 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Favignana, TP, Italia</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1431794117</link>
         <description><![CDATA[<div>La Posidonia è una <strong>PIANTA MARINA</strong> provvista di <strong>fusto</strong> e <strong>radici</strong> ma si ricorda solo per il problema percepito in tutte le aree del <strong>Mediterraneo. </strong>La Posidonia è una pianta dei fondali del Mediterraneo. Costituisce l’<strong>habitat</strong> naturale per la riproduzione di molte specie di <strong>pesci</strong> nel Mediterraneo e al suo interno vivono e si riproducono numerosi <strong>microrganismi</strong> vegetali e animali. Inoltre, la <strong>Posidonia</strong> assorbe grandi quantità di <strong>CO2</strong> e libera in ambiente fino a 20 litri di <strong>ossigeno</strong> al giorno per m2 di prateria. Infine, esercita una naturale azione di <strong>protezione</strong> sul litorale, dal momento che lo spiaggiamento rallenta l’azione di <strong>erosione</strong> sulla costa.<br><strong>&nbsp;</strong>In Autunno e Inverno però la <strong>Posidonia </strong>si accumula sulle <strong>spiagge</strong> o sulle <strong>scogliere</strong> ed è considerata <strong>materia organica maleodorante, </strong>in decomposizione, depositata<strong>.&nbsp;</strong></div><div>Quando<strong> </strong>la <strong>Posidonia</strong> si spiaggia<strong> </strong>si trasforma in<strong> biomassa</strong>. La Posidonia non è mai stata considerata un rifiuto se non in tempi recenti. I popoli costieri del Mediterraneo l’hanno sempre considerata una risorsa. La Posidonia era utilizzata come <strong>materiale isolante</strong> termico e acustico per i tetti, <strong>materiale da imballaggio di oggetti fragili e per l’imbottitura</strong> di materassi e cuscini, come <strong>fertilizzante</strong> naturale ricco di elementi <strong>oligominerali</strong> indicato per pomodori e per la formazione di suolo fertile. L’<strong>alga secca</strong> era utilizzata come <strong>lettiera</strong> per il bestiame e in <strong>farmacologia</strong> per la preparazione di <strong>integratori</strong> alimentari per <strong>animali</strong> e per curare <strong>irritazioni</strong> e <strong>infiammazioni. &nbsp;<br></strong><br></div><div>Il progetto <a href="http://www.medonialab.com/"><strong>Medonia</strong></a> è nato per trattare la <strong>Posidonia oceanica</strong> spiaggiata in modo alternativo. Fino a pochi anni fa gli interventi sui litorali invasi erano di rimozione attraverso l’<strong>interramento in discarica</strong> controllata, l’<strong>abbandono</strong> in aree abusive, l’<strong>accantonamento</strong> in cumuli e l’<strong>immersione</strong> in mare. Ma dal momento che si tratta di un importante elemento&nbsp; per l’habitat marino, le montagne di <strong>Posidonia</strong> spiaggiate con le <strong>mareggiate</strong> sui litorali italiani non possono essere smaltite come <strong>rifiuti. </strong>&nbsp;Si tratta dell’invenzione di elementi di <strong>arredo</strong> per la <strong>spiaggia</strong>, ottenuti da materiali <strong>ecologici</strong> per spingere ad un comportamento responsabile e risolvere le problematiche delle spiagge invase da queste alghe.<strong> </strong>Il progetto Medonia prevede un telaio balneare in legno per l’ombreggiamento dei bagnanti e diverse sacche di forme e dimensioni varie per il contenimento della <strong>Posidonia</strong> raccolta dai litorali sui quali si è spiaggiata. Il <strong>telaio balneare</strong> è realizzato in legno massello ed ha una triplice funzione:&nbsp;<br><br></div><ul><li>Serve da supporto per migliorare la <strong>balneazione</strong> sia sui litorali sabbiosi che su quelli rocciosi&nbsp;</li><li>Aumenta la capacità di <strong>carico</strong> degli arenili&nbsp;</li><li>Filtra i raggi solari fornendo una protezione ai <strong>bagnanti</strong></li></ul><div>Le sacche per il contenimento della <strong>Posidonia</strong> sono realizzate in materiale <strong>plastico</strong> riciclabile al 100.<br><br></div><div>Le strutture del progetto <strong>Medonia</strong> sono già state sottoposte a test la scorsa estate a <strong>Favignana</strong>, l’isola delle <strong>Egadi</strong>, in provincia di Trapani, che è particolarmente esposta al fenomeno dello <strong>spiaggiamento</strong> della <strong>Posidonia<br></strong><br></div><div>Come già ricordato sopra, la <strong>Posidonia</strong> è un’importante elemento di biomassa indispensabile per l’equilibrio marino. Il progetto <strong>Medonia</strong> consente, a fine stagione, di svuotare le <strong>sacche</strong> e riversare di nuovo in acqua la <strong>Posidonia</strong> utilizzata, in modo che possa tornare a svolgere il suo naturale <strong>ciclo ecologico.<br></strong><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-19 06:55:45 UTC</pubDate>
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         <title>Filippine</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1431834940</link>
         <description><![CDATA[<div>Come in tutte le attività produttive, quella <strong>artigianale</strong> è la pesca<strong> più sostenibile di tutte</strong>. E non è difficile capire perché. Si tratta di una pesca che avviene non lontano dalla costa, su piccole imbarcazioni da cui i pescatori catturano <strong>piccole quantità di pesci che possono selezionare</strong>, rilasciando così in mare esemplari catturati per errore ma ancora vivi.</div><div>Il metodo di <strong>pesca a canna</strong>, che pesca un pesce alla volta e consente di selezionare il pescato, è senza dubbio quello maggiormente sostenibile anche se non consente di approvvigionare le esigenze industriali. Tuttavia, le continue pressioni di consumatori e associazioni hanno indotto alcune aziende ad aprire questa strada proponendo determinate linee che derivano proprio da questa metodologia. In paesi piccoli delle <strong>Filippine</strong> o delle <strong>Maldive</strong>, le popolazioni locali utilizzano questo metodo per <strong>guadagnarsi da vivere</strong>, vendendo il loro pescato sostenibile e producendo valore per la loro comunità. Il <a href="https://www.wwf.ch/it/progetti/pesca-del-tonno-sostenibile-nelle-filippine">WWF</a> ha avviato una campagna nelle Filippine, principale esportatore in Europa del tonno pinna gialla, per cercare di introdurre metodi di pesca sostenibile e quote di pescato regolamentate.</div><div><strong>La pesca con lenze a mano impedisce le catture accidentali</strong>. Con questo metodo i pescatori lavorano su barche tradizionali con quattro lenze, dotate di ami ed esche, che vengono calate in acqua da 50 a 150 metri di profondità. Per catturare i pesci viene utilizzato un amo rotondo che non rischia di ferire altri animali marini come le tartarughe. Ogni tonno viene tirato fuori dall'acqua singolarmente. Quelli che pesano meno di 20 chilogrammi vengono liberati, in quanto potrebbero essere giovani esemplari che non hanno ancora deposto le uova. Il loro bottino non è minimamente paragonabile in quantità a quello dei grandi pescherecci ma basta a fornire cibo alle famiglie ed in gran parte viene venduto per trarne profitto. Nient’altro viene pescato a parte il tonno. Nessun’altra specie finisce <em>accidentalmente</em> sulla barca.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-19 07:10:58 UTC</pubDate>
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         <title>Kalimnos, Grecia</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1431863537</link>
         <description><![CDATA[<h1>La storia dei pescatori di spugne dell’isola di Kalymnos</h1><div>La storia dei pescatori di spugne <a href="https://www.greekislandsbooking.com/guide/isola-kalymnos/la-storia-dellisola-di-kalymnos/">dell’isola di Kalymnos,</a> trova le sue origini nella tradizione nota in tutto il mondo di quest’isola. La prima cosa che viene, infatti, in mente quando si parla di Kalymnos sono <strong>le spugne di mare.</strong> Questa tradizione, risalente al periodo antico è diventata il ramo principale dell’economia dell’isola e viene tenuta in vita ancora oggi. Ogni<strong> primavera i pescatori lasciano l’isola</strong> tra molti festeggiamenti per andare a pescare le spugne per tutta l’estate sia nei mari dell’Egeo che in tutto il Mediterraneo.</div><div>I primi “sommozzatori” andavano in apnea fino alle profondità di 30m, mentre con l’aiuto della cosiddetta “campana” riuscivano ad arrivare a profondità anche più elevate. Ignoravano, tuttavia, i rischi della decompressione che il corpo deve affrontare nella risalita. E’ un <strong>mestiere duro e pericoloso</strong> per il quale molti pescatori di spugne di Kalymnos hanno perso la vita. Oggi ci si immerge con attrezzature moderne e con meno rischi rispetto al passato, ma è divenuta ormai un’attività molto meno redditizia e che non attira più i giovani, rischiando così di scomparire.</div><div>Le spugne</div><div>Forse sorprenderà il fatto che la <strong>spugna di mare sia un animale e non una pianta;</strong> nell’ordine evolutivo appartiene ai primi esseri pluricellulari formatisi sulla Terra. Esistono diverse specie di spugne tra cui le più famose e comuni sono le <strong>kapadike</strong> mentre le più pregiate sono le <strong>fine</strong>, chiamate anche <strong>spugne di seta</strong>.</div><div>La<strong> spugna di Kalymnos</strong> è nota come un prodotto estremamente igienico e di ottima qualità. Nell’età moderna, considerando la crescita dell’utilizzo della spugna, si è tentato di riprodurla artificialmente con l’introduzione di diversi materiali sintetici, tuttavia senza successo. Le spugne sintetiche non possiedono la morbidezza, la compattezza e la capacità di assorbire che invece hanno quelle naturali. Queste rappresentano ancora oggi <strong>il miglior prodotto per il lavaggio e la cura del corpo</strong>. Oltre agli usi cosmetici ed igienici per la cura del corpo, a quelli casalinghi per le pulizie della casa se non addirittura dell’auto, la spugna naturale viene spesso utilizzata anche per il restauro delle opere d’arte e per la lavorazione della ceramica.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-19 07:21:11 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Maldives</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1431898403</link>
         <description><![CDATA[<div>Le barriere coralline sono delle foreste sottomarine ricche di specie viventi. Si pensi che almeno il 25% di tutte le specie marine del mondo vivono nelle acque delle barriere coralline. La maggioranza delle barriere coralline presenti nel mondo sono in realtà costituite da molte più piccole, collegate in un unico ecosistema.</div><div>Le spettacolari barriere coralline <strong>sono "costruite" dagli Antozoi</strong>, piccoli organismi dalla forma a polipo che vivono in acque limpide, illuminate e ossigenate. Questi minuscoli polipi <strong>si radunano in colonie chiamate appunto Coralli</strong>, e vivono in simbiosi con delle alghe unicellulari.<br> Attraverso il processo di fotosintesi di queste alghe, <strong>i piccoli organismi costituiscono una sorta di scheletro</strong> di carbonato di calcio che assume funzione protettiva e di sostegno. Col passare del tempo, <strong>questi scheletri si fondono tra loro creando delle strutture coralline</strong> dure come la roccia. Le strutture vengono chiamate "barriere" quando sono distanziate dalla costa da una laguna poco profonda. Quando invece si trovano in prossimità della costa, vengono dette "scogliere coralline".&nbsp;</div><div>Come già specificato, i coralli hanno bisogno di determinate condizioni per vivere, tra cui buona illuminazione, temperatura marina compresa tra 20° e 30 °C ed elevata salinità. Queste condizioni accomunano le aree del Pacifico centrale e la costa orientale australiana, non a caso, quasi la totalità delle barriere esistenti si concentrano in queste zone. Al contrario, le coste occidentali dei continenti non sono adatte allo sviluppo barriere per via delle correnti fredde.<br>&nbsp;Ma dove si trovano le barriere più belle e grandi al mondo?&nbsp;</div><div>La <strong>Grande Barriera Corallina Australiana</strong> si trova al largo della costa del Queensland ed è conosciuta per essere <strong>la più grande barriera corallina del mondo</strong>. E' costituita da qualcosa come 3.000 sistemi di barriere. Si pensi che è talmente grande da essere visibile dallo spazio. Dal 1981 fa parte del Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.<br><br></div><div>Le Maldive invece sono <strong>il più grande sistema di barriera corallina dell'intero Oceano Indiano</strong>.<br> Le isole che compongono l'atollo (un’isola a forma di ciambella) sono formate da eruzioni vulcaniche e contengono più di 1.300 barriere coralline.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-19 07:28:58 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Marsá Mubārak, Marsa Alam, Egitto</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1431924796</link>
         <description><![CDATA[<div>IL DUGONGO</div><div>E’ un&nbsp; <strong>mammifero acquatico totalmente vegetariano;</strong> conduce un esistenza tranquilla nelle acque basse dei mari tropicali; con la particolare forma del suo corpo, il Dugongo ha colorato la fantasia di esploratori e marinai, nella cui mente riecheggiava <strong>il mito delle affascinanti Sirene che conquistavano i marinai con il loro canto</strong>.<br> Oggi il Dugongo vive un momento critico per la propria sopravvivenza e il suo destino, come quello di tanti altri abitanti del mare, è tutto nelle nostre mani.</div><div><strong><br>Il corpo dei Dugonghi è massiccio e imponente</strong>, arrivando a <strong>pesare fino a 500 kg</strong> nelle femmine adulte (che sono più grandi dei maschi). Gli arti posteriori sono scomparsi totalmente come accaduto nei Cetacei, mentre quelli anteriori si sono trasformati <strong>in pinne le cui funzioni principali sono tre</strong>:</div><ol><li>durante il nuoto hanno funzione timoniera, mentre la spinta è data dalla forte coda</li><li>durante l’alimentazione sono usate come zampe per spostarsi sulle praterie di piante cui si nutrono</li><li>durante l’allattamento sono utilizzate per sorreggere il cucciolo</li></ol><div><br>La <strong>bocca è larga e le labbra spesse</strong>, dotate di <strong>setole vistose con funzione di organi di senso</strong>. Al suo interno i pochi denti sono aiutati, nella masticazione, dalla presenza di una spessa placca cornea.<br> Gli occhi sono piccoli, dotati di palpebre e di una membrana che li protegge durante il pasto. Come nelle foche, il padiglione auricolare è scomparso e <strong>l’orecchio esterno termina con un piccolo buchino al lato della testa</strong>. Le narici sono posizionate in alto, permettendo al Dugongo di respirare agevolmente in superficie. Le mammelle nelle femmine sono poste sul torace. <strong>Durante l’allattamento, le femmine si portano in posizione verticale</strong> facendo fuoriuscire la testa e parte del tronco fuori dall’acqua, tenendo il cucciolo tra le “braccia” per permettergli di raggiungere le mammelle.</div><div><br>In generale <strong>abita le coste tropicali dell’oceano pacifico occidentale, l’Australia e la Nuova Guinea</strong> ma la concentrazione più alta di questi giganti la troverete sicuramente nelle vostre <a href="https://www.viaggipersub.it/vacanze-subacquee/africa-e-medio-oriente/africa-e-mar-rosso/"><strong>immersioni in Mar Rosso</strong></a>; in queste acque non è quindi raro imbattersi in un piccolo gruppo di <strong>Dugonghi intenti a brucare le praterie sommerse.</strong></div><div><br>Anche in relazione alle loro abitudini alimentari, <strong>i Dugonghi sono anche chiamati “mucche di mare”</strong>.<br> La loro dieta è infatti esclusivamente vegetariana ed incentrata sul consumo di piante acquatiche, che sono una fonte di cibo utilizzato solo da poche specie animali, essendo un alimento poco nutriente. In ambiente acquatico, infatti, data l’elevata quantità di cibo a disposizione, gli animali vegetariani sono pochi e concentrati principalmente nelle acque tropicali.<br> <strong>I Dugonghi adulti, data la grande dimensione, hanno pochi nemici naturali</strong>, mentre i cuccioli possono essere preda di <a href="https://www.viaggipersub.it/biologia-marina/squalo/"><strong>grossi squali</strong></a> i quali, per avere la meglio sul piccolo, dovranno comunque affrontare le madri che coraggiosamente lottano contro questi temibili cacciatori.</div><div><br>Purtroppo, <strong>il primo vero nemico del Dugongo è, come spesso accade, l’uomo</strong>. La caccia indiscriminata ha portato questa specie sull’orlo del collasso e tutt’ora il Dugongo è classificato tra le specie a rischio di estinzione. Sebbene tra alcune popolazioni sia ancora ricercato per le carni squisite e la pelle straordinariamente resistente, in gran parte dell’areale in cui vive il Dugongo è protetto dalle leggi locali sulla salvaguardia degli animali.</div><div><br>Sebbene sia un animale tendenzialmente pacifico, <strong>i maschi di Dugongo possono diventare aggressivi durante il corteggiamento delle femmine</strong> e possono avere atteggiamenti non proprio amichevoli anche con l’uomo. <strong>Al di fuori di questi momenti, però, sono animali molto tranquilli</strong> che passano gran parte della giornata a brucare le piante che crescono sul fondale marino a bassa profondità. La preferenza per le acque basse e cristalline è un grande vantaggio per poterlo osservare da vicino, poiché <strong>lo snorkeling è la tecnica migliore di avvicinamento</strong>. Il rumore delle bolle degli erogatori, infatti, tende a mettere in allarme questi animali e a farli allontanare. <strong>Un nuoto tranquillo e silenzioso invece, ci consentirà di ammirarli in tutta la loro simpatia</strong>. Puoi ammirare i dugonghi in totale relax ad esempio nella bellissima baia di <a href="https://www.viaggipersub.it/mar-rosso/marsa-mubarak/"><strong>Marsa Mubarak</strong></a>, in Egitto.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-19 07:35:59 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>L&#39;ISOLA DI PLASTICA</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1432005279</link>
         <description><![CDATA[<div>Più che un appezzamento, Il Pacific Garbage Patch, che si accumula nel Vortice subtropicale del nord Pacifico, è l’assembramento più vasto e più famoso di immondizia galleggiante. Più che un appezzamento, però, è una zuppa di plastica: non c’è una superficie solida sulla quale poter stare in piedi. Per la maggior parte è composta da microplastiche: plastiche ridotte a minuscoli pezzettini dalla luce solare e dalle onde. Quest’isola di plastica contiene anche circa 79.000 tonnellate di attrezzature da pesca. L’immondizia di plastica si accumula nei vortici oceanici, che sono grandi sistemi di correnti circolari. Forse il metodo più significativo ed efficace anche in termini di costi per salvare gli oceani è impedire che i rifiuti di plastica ci finiscano dentro. Quello che galleggia sulla superficie dei vortici oceanici è solo il tre per cento della plastica che entra negli oceani ogni singolo anno. La soluzione al problema della plastica in mare si trova sulla terraferma.&nbsp; Nella campagna di pulizia delle spiagge&nbsp; a livello internazionale, sono stati raccolti quasi 10 milioni di chili di immondizia in oltre cento nazioni: la prevenzione è il primo passo per proteggere gli oceani. Ma la plastica non se ne andrà da sola dagli oceani. Si trovano pezzi di plastica che risalgono agli agli anni Sessanta e Settanta! &nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-19 08:03:46 UTC</pubDate>
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         <title>La macchina che rimuove la plastica dal Pacifico.</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1432035720</link>
         <description><![CDATA[<div>Il progetto è nato dall’idea di Boyan Slat un olandese di 24 anni che ha lasciato gli studi e ha raccolto oltre 30 milioni di euro per raggiungere il suo obiettivo in cinque anni: costruire una macchina per pulire l’oceano. Slat ha avuto l’ispirazione dopo un viaggio in Grecia, dov’era stato da ragazzo per fare delle immersioni: si imbatté in così tanta plastica che decise di fare della pulizia del mare la propria missione. Nel settembre 2018 la campagna per liberare gli oceani dai <a href="https://www.nationalgeographic.it/ambiente/2020/01/potremmo-fare-meno-della-plastica-ambito-sanitario">rifiuti di plastica</a> ha avuto un punto di svolta quando un enorme “spazzino” galleggiante ha iniziato a ripulire un’isola di plastica. Nel corso del tempo questo strumento è stato sottoposto agli ultimi test e ha affrontato alcune grandi domande: la tecnologia potrà prevalere sulla natura? Gli ingegneri hanno davvero inventato il primo metodo praticabile per <a href="https://www.nationalgeographic.it/ambiente/2020/01/gli-uccelli-marini-che-mangiano-plastica-rischiano-la-vita">estrarre grossi quantitativi di scarti plastici dal mare</a>? O la furia del Pacifico ridurrà la barriera in pezzi, trasformandola a sua volta in un rifiuto di plastica? Oppure, la barriera attirerà animali marini, come delfini e tartarughe, che ci rimarranno incastrati?&nbsp;<br><br></div><div>Finora l’idea di Slat ha ottenuto numerosi elogi, ma anche critiche aspre per aver poco considerato i possibili rischi che la tecnologia potrebbe causare alla fauna marina. La barriera potrebbe imitare un dispositivo progettato per aggregare i pesci, conosciuto come <em>FAD</em> e usato dai pescatori per portare i pesci d’altura verso un’area centrale perché possano essere catturati più facilmente. Se i pesci si radunano nei pressi dello strumento pensato da Slat, potrebbero a loro volta attirare animali marini e rimanere intrappolati.<br><br></div><div>Il progetto del sistema di pulizia di Slat ha subito diversi cambiamenti. All’inizio avrebbe dovuto essere legato al fondale oceanico, ma quest’idea è stata scartata a favore dell’attuale progetto che prevede un sistema di galleggiamento. Fisicamente il sistema consiste in un tubo di polietilene di 1,2 metri di diametro e 600 di lunghezza. Si adagia sulla superficie dell’oceano formando una U, con una&nbsp; barriera che pende sotto alla superficie. Si muove lentamente nell’acqua, guidato dalle correnti e dai venti e riesce a catturare sia la plastica in superficie sia quella fino a circa tre metri di profondità. Se il sistema funzionerà come previsto, verranno rilasciate in mare altre 60 barriere.&nbsp;<br><br></div><div>Se tutto andrà come è stato pianificato, nel primo anno dovrebbe raccogliere tra i 45.000 e i 68.000 chili di plastica.<br><br></div><div>Il sistema è equipaggiato anche con luci e un sistema anti-collisione per evitare che le navi ci si schiantino contro. Slat aggiunge che una volta raccolta, la plastica verrà caricata su una nave per essere eliminata.</div><div>L’obiettivo è di ripulire fino al 50% dell’isola di plastica nel giro di cinque anni.&nbsp;</div><div>La sfida finale è quella della sopravvivenza. Gli ingegneri hanno progettato il dispositivo per sopravvivere a una tempesta di dimensioni tali che si potrebbe verificare ogni 100 anni.&nbsp;</div><div>“È in grado di cavarsela nelle peggiori condizioni possibili sulla faccia della Terra? I venti, le onde, le correnti oceaniche, il sale, la corrosione - ci sono tutte queste diverse forze distruttive che ci giocano contro”.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-19 08:14:12 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>AIUTO!! Trovati minuscoli frammenti di plastica nelle profondità del mare.         </title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1432122442</link>
         <description><![CDATA[<div>La scoperta si aggiunge al numero di prove che dimostrano che le microplastiche invadono i nostri oceani. Questo larvaceo è un abitante delle acque profonde che microplastiche nelle profondità dell’oceano. Per molti anni gli scienziati hanno cercato di individuare la quantità di rifiuti di plastica presente negli oceani del mondo, data la stima di quanti ne vengono rilasciati nei mari ogni anno. Finora il calcolo indica che la più grande concentrazione è sulla superficie e nelle acque costiere, ma una buona parte sfugge alle stime. E gli scienziati non possono valutare in modo reale il danno che la plastica causa all’ambiente fino a quando non sono in grado di capire dove questa sia esattamente. Una ricerca al largo delle coste della California ha ipotizzato un ben più grande “serbatoio” di plastica: le acque profonde del mare aperto, il più grande habitat della terra.Gli scienziati&nbsp; sono arrivati alla conclusione che questo deposito in profondità di residui di microplastica si estende molto di più e in maniera più ampia nelle acque, nei sedimenti e nelle comunità animali del profondo oceano. “Abbiamo trovato microplastica ovunque abbiamo guardato, in ogni campione e provetta che abbiamo esaminato” afferma una professoressa di oceanografia.&nbsp; La parola “pelagico” deriva dal termine greco antico che sta per “aperto”. La zona pelagica è “l’oceano aperto” che si estende per più di 1.330 milioni di chilometri cubi. Sebbene la microplastica sia stata trovata dappertutto negli oceani, dalla superficie del mare alle crepe più profonde del fondale marino, i tentativi per stabilire la densità della microplastica nella zona pelagica sono costosi e difficili. Ci sono piccoli animali “filtratori” che si trovano nell’oceano, inclusi i granchi rossi e gli organismi a forma di girino conosciuti come larvacei giganti, trasportano microplastica attraverso tutta la colonna d’acqua, introducendo particelle di plastica nella catena alimentare marina dalle acque più vicine alla superficie fino alla profondità dei fondali marini. I granchi e i larvacei sono tra i 700 organismi marini che consumano microplastica. I granchi, che si trovano in grande numero vicino alla superficie, vengono mangiati dai pesci più grandi, inclusi i tonni. I larvacei secernono un filtro di muco, conosciuto come “casa” o “bolla” che aumenta le dimensioni della creatura fino raggiungere quelle di un muffin e che raccoglie materiale organico, inclusa la plastica. Quando questi filtri si intasano, i larvacei li abbandonano, e mentre questi sprofondano sul fondale marino vengono mangiati da altri animali marini. I larvacei inoltre trasportano le particelle di plastica attraverso le acque marine profonde anche espellendole attraverso le feci, che affondano rapidamente portando con sé i frammenti di plastica. Hanno utilizzato veicoli sottomarini a comando remoto per raccogliere campioni a due livelli di profondità, tra i 5 e i 1000 metri al di sotto della superficie. I campioni sono stati raccolti solo al largo, ma per la maggior parte ad appena 80 km dalla costa.&nbsp; La maggior parte delle microplastiche rilevate nel nuovo studio erano composte da sostanze come il polietilene tereftalato (PET), comunemente usato per la produzione di contenitori di plastica monouso. &nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-19 08:43:52 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1432122442</guid>
      </item>
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         <title>L&#39;OCEANO È PRONTO AD AVERE IL SUO ASPIRAPLASTICA: UN CATAMARANO CHE PULISCE ACQUE E FONDALI.                             </title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1432141604</link>
         <description><![CDATA[<div>Si lascia chiamare&nbsp; il gladiatore dei mari, ma il suo vero nome è Yvan Bourgnon. Viene dalla Svizzera, ha cinquant'anni e naviga da quando ne aveva 8. Percorre gli oceani del mondo ed ha a cuore la salute delle acque della Terra. Per questo motivo, già due anni fa, aveva lanciato il progetto Le Manta: ovvero l'idea di realizzare un catamarano che, come un aspirapolvere marino, si occupasse di ripulire i mari dalla plastica. "Durante un giro del mondo con la famiglia, da bambino, non ho mai visto alcun pezzo di plastica in mare. Trent’anni dopo ho fatto fatica a navigare tra i rifiuti di plastica dell’Oceano Indiano, un vero e proprio scempio", ha dichiarato il navigatore. Da proposito a realtà, in circa 24 mesi l'imbarcazione ha preso forma e oggi è "la prima nave-fabbrica concentrata di ecologia e tecnologia in grado di raccogliere, trattare e recuperare grandi quantità di rifiuti di plastica in mare e alle foci dei fiumi", così come ha dichiarato Yvan Bourgnon.Si tratta di una barca a vela d'altura che naviga a bandiere spiegate sotto il nome di Manta Innovation per&nbsp; l'associazione&nbsp; attiva nelle battaglie contro l'inquinamento degli Oceani. Il catamarano è una barca di 56 metri; dal 50 al 75% si auto-alimenta di energia propria, che produce dal riutilizzo dei rifiuti plastici raccolti; e ha l'obiettivo di tirare su dalle acque 10mila tonnellate di scarti l'anno. La green boat ha la forma di una manta per resistere a tutte le condizioni metereologiche e raccoglie le plastiche grazie a due ali in grado di separare il plancton dall'immondizia più piccola. In navigazione, utilizzerà un impianto sonoro per allontanare pesci e cetacei dalla traiettoria, in modo da salvaguardarne le vite. Con un’impronta di carbonio ridotta al minimo, Manta&nbsp; sarà equipaggiata con vele e quattro motori elettrici alimentati sia da due turbine mosse dal vento che da 2000 m² di pannelli solari, il tutto combinato con un potente sistema di accumulo.</div>]]></description>
         <enclosure url="https://youtu.be/gy4ebX67bIw" />
         <pubDate>2021-04-19 08:50:08 UTC</pubDate>
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         <title>LA BALENOTTERA AZZURRA</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1436584729</link>
         <description><![CDATA[<div>E' il più grande mammifero mai vissuto sulla Terra: la balenottera azzurra, 15 tonnellate di peso con una lunghezza anche di 30 metri. Un bel bestione che nuota libero nelle acque pescose del Pacifico Meridionale. E' a rischio estinzione perché è sempre più spesso vittima delle chiglie e delle eliche delle grandi navi che incrociano incessanti in quell'area dell'oceano. Dai calcoli effettuati, si scopre che ben 1000 grandi pescherecci e navi frigorifere viaggiano ogni giorno in questa zona importante per la catena alimentare dei cetacei. L'83 per cento di quelle imbarcazioni è legato all'allevamento del salmone. Per le balenottere è un campo minato: il traffico marino le costringe a stare all'erta perché possono essere investite e tranciate. Così, non hanno avuto altra scelta e sono emigrate più a sud, andando a rifugiarsi in Antartide dove c'è meno cibo, insufficiente al loro nutrimento. La caccia ai cetacei del secolo scorso aveva già reso difficile la loro esistenza. Adesso - anche se è diminuita grazie alle campagne internazionali di informazione - ecco il nuovo pericolo che arriva sempre per mano dell'uomo. Le balene si nutrono di krill, invertebrati simili ai gamberetti, che nuotano verso la superficie del mare. Quando sono affamate pensano solo a mangiare: restano concentrate e in uno sforzo che impegna le loro energie, perché si tratta di spostare una massa imponente dentro l'acqua e di salire e scendere a diverse profondità, possono essere sorprese dal passaggio di una nave che le colpisce, soprattutto di notte.<br>&nbsp;Le ferite inferte dallo scafo, dalla chiglia e dalle eliche sono il più delle volte molto gravi e la morte arriva dopo una lunga agonia. Gli scienziati chiedono all'industria della pesca di collaborare: è interesse di tutti evitare questa strage. <br>Eccola alle prese con il traffico marittimo!<br><a href="https://twitter.com/i/status/1356703048270249985">Questa animazione ricostruisce i movimenti del cetaceo nel giro di una settimana, nel marzo del 2019: la balenottera, indicata da un puntino blu, cambia percorso ogni volta che si imbatte nella rotta delle navi, che sono a loro volta indicate con puntini marroni. Che traffico!</a><br><br></div>]]></description>
         <enclosure url="https://youtu.be/jb-p_J7ch3Y" />
         <pubDate>2021-04-20 06:53:54 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Australia, balenottera azzurra fotografata a  Sidney</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1436611544</link>
         <description><![CDATA[<div>E'&nbsp;il terzo avvistamento in 100 anni! "Mi sento come se avessi vinto alla lotteria", ha detto il fotografo che è riuscito a documentare il cetaceo anche in video, il 6 settembre del 2020."Si tratta dell'animale più grande del pianeta ma sa essere perfettamente invisibile" È un avvistamento rarissimo che una balenottera sia stata vista scivolare sotto l'acqua al largo della costa di Sydney, in Australia. Questa&nbsp; creatura marina, più di 25 metri di lunghezza per un peso di 100 tonnellate, riesce lo stesso ad essere "in gran parte invisibile anche ai più equipaggiati osservatori di balene". "Non si vedono perché tendono a vivere molto lontano dal mare, gli esemplari sono dispersi in zone vastissime e abbiamo dati molto limitati anche sulle loro migrazioni", ha aggiunto. Questa volta però un fotografo è riuscito a riprenderla mentre nuota!</div>]]></description>
         <enclosure url="https://www.repubblica.it/esteri/2020/09/06/news/balenottera_azzurra_sydney_australia_avvistamento_terzo_100_anni-266381918/?__vfz=medium%3Dsharebar" />
         <pubDate>2021-04-20 07:02:14 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Scopello, TP, Italia</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1436685592</link>
         <description><![CDATA[<div>Nella giornata di ieri, 03/04/2021 è stata ritrovata una tartaruga marina senza vita nella spiaggia di BaiaLuce, nella zona balneare vicino ai Faraglioni di Scopello. Il ritrovamento della Caretta caretta è avvenuto grazie alle segnalazioni di alcuni passanti che hanno allertato la Capitaneria di Porto e i Vigili per lo smaltimento. Questa mattina la carcassa dovrebbe essere rimossa. Non sono ancora chiare le cause della morte. Poverina!</div>]]></description>
         <enclosure url="https://lostrillone.tv/foto-gallery/1365_tartaruga-marina-trovata-morta-lungo-il-litorale-stabiese-le-foto/11779_tartaruga-marina-trovata-morta-lungo-il-litorale-stabiese-le-foto.jpg" />
         <pubDate>2021-04-20 07:25:59 UTC</pubDate>
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         <title>Pace del Mela, ME, Italia</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1436695228</link>
         <description><![CDATA[<div>Nella giornata di ieri 03/04/2021è La carcassa di una tartarugha “caretta caretta” è stata ritrovata nel pomeriggio di mercoledì sulla battigia della spiaggia di Pace.<br><br></div><div>È il terzo ritrovamento di tartarughe sulle spiagge messinesi nel solo mese di marzo. Infatti una settimana fa una situazione simile si è verificata <a href="https://www.letteraemme.it/rodia-ritrovata-la-carcassa-di-una-tartaruga-sulla-spiaggia/"><strong>sulla spiaggia di Rodia</strong></a>, dove una donna ho ritrovato il corpo di una tartaruga sulla riva E prima ancora, <a href="https://www.letteraemme.it/milazzo-la-guardia-costiera-soccorre-una-tartaruga-e-ne-libera-unaltra-curata-dallospedale-veterinario-di-messina/"><strong>lo scorso 4 marzo</strong></a><strong> </strong>la Guardia Costiera&nbsp; ne ha salvata una ferita da un amo da pesca.<br><br></div><div>“La specie “Carretta Carretta” (a rischio di estinzione) è diffusa nelle acque degli Oceani Atlantico, Indiano e Pacifico e nel Bacino del Mar Mediterraneo- ha commentato <strong>Marco Bavastrelli</strong>, che ha trovato una delle tartarughe nel pomeriggio di ieri-Ogni anno, secondo il WWF Italia , 150mila tartarughe marine finiscono catturate negli attrezzi da pesca nel mediterraneo, e di queste, 40.000 muoiono. Anche la plastica minaccia l’esistenza delle tartarughe marine: un esemplare su due, ha ingerito plastica nel mediterraneo rischiando il soffocamento. La presenza della plastica sulle spiagge compromette anche la nidificazione: la sabbia, in cui la mamma depone le uova, a causa dei frammenti di plastica, non riesce a mantenere la stessa temperatura e la ‘schiusa’ non avviene come dovrebbe.”<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-20 07:29:09 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Isole Tremiti, Italia</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1442844400</link>
         <description><![CDATA[<div>Il rospo o rana pescatrice presenta una testa massiccia ricoperta di creste ossee e spine, appiattita e allargata, di forma ovale, così come la parte anteriore del corpo; il corpo è conico e la pelle è priva di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Scaglie">scaglie</a>. La bocca è molto grande e rivolta verso l'alto, con numerosi denti acuti: la mascella inferiore è prominente rispetto a quella superiore. Nella mandibola e lungo il corpo sono presenti delle appendici cutanee a forma di frange. La colorazione è bruno-olivastra o violacea sul dorso e bianca nel ventre; le pinne sono orlate di scuro. Il primo raggio della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pinna_dorsale">pinna dorsale</a> è estremamente sviluppato e dotato in punta di una piccola escrescenza carnosa. Quest'appendice, utilizzata per cacciare, è chiamata <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Illicio">illicio</a>. La pelle è tendenzialmente bruna.<br> Può raggiungere dimensioni notevoli: sono stati pescati esemplari di 200 cm di lunghezza per 57 kg di peso. La femmina raggiunge la maturità sessuale attorno ai 14 anni, per dimensioni di circa 90 centimetri, il maschio intorno ai 6, per circa 50 centimetri. È un pesce solitario, si riproduce da gennaio a giugno. Le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Uovo_(biologia)">uova</a> vengono rilasciate in masse gelatinose che si schiuderanno in <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Larve">larve</a>, molto diverse dall'individuo adulto.<br><br></div><div><br>È una specie dalle abitudini solitarie, che passa la maggior parte del tempo infossata sul fondo, in attesa delle prede. La rana pescatrice è un pesce piuttosto aggressivo e sedentario, rimane quasi sempre mimetizzato sul fondale, a volte ma raramente si porta in superficie dove attacca anche uccelli marini. Durante il giorno rimane quasi invisibile: con le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pinne_pettorali">pinne pettorali</a> scava un avvallamento per rimanere nascosta nella sabbia, e adagiata sul fondo, può iniziare la caccia: usa il primo raggio della pinna dorsale dotato di un ciuffetto luminoso grazie alla presenza di batteri bioluminescenti in simbiosi con i suoi tessuti, come se fosse una canna da pesca: quando una preda incuriosita dai movimenti di questo ciuffetto si avvicina per ingoiare la finta esca, la rana pescatrice porta prima l'appendice un po' all'indietro, poi ingoia l'animale che si è avvicinato. È in grado di ingoiare prede molto grosse ad una velocità sorprendente. Si tratta di un animale estremamente vorace, benché sia un predatore dalla vita prettamente sedentaria, può spostarsi per cercare qualsiasi cosa possa entrare nella sua bocca; nello stomaco di un esemplare sono stati trovati pesci più lunghi della rana pescatrice stessa avvolti a spirale e resti di uccelli tuffatori. Il rospo o rana pescatrice è diffusa dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mare_del_Nord">Mare del Nord</a> (compreso il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mar_Baltico">Mar Baltico</a>) all'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Oceano_Atlantico">Atlantico</a> (fino alle coste nordoccidentali africane) comprese le coste <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Islanda">islandesi</a>. È inoltre presente nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mediterraneo">Mediterraneo</a> (più diffuso nella parte occidentale) e nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mar_Nero">Mar Nero</a>. Abita le acque di fondale sabbiose e sassose comprese tra i 20 e 1000 metri di profondità, anche se talvolta in acque ancora più profonde.<br><br></div><div>Le rane pescatrici sono pescate a strascico, in attività di pesca multi-specifiche che spesso causano&nbsp; cattura accidentale di specie a rischio di estinzione ed effetti negativi sugli habitat marini.</div>]]></description>
         <enclosure url="https://www.youtube.com/watch?v=BZ62dE90TrM" />
         <pubDate>2021-04-21 14:42:36 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Trapani, TP, Italia</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1442924325</link>
         <description><![CDATA[<div>IL TONNO<br>Il tonno è un genere&nbsp; che raggruppa otto <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Specie">specie</a> di grandi pesci&nbsp; predatori, conosciuti comunemente come tonni. Adattati al nuoto veloce, hanno un corpo allungato e idrodinamico, piuttosto compresso ai fianchi. La pinna dorsale e quella anale sono alte e robuste, posizionate nella seconda metà del corpo. Le pettorali sono potenti, le anali piccole. Dopo la pinna dorsale e quella anale sono presenti alcune pinnette stabilizzatrici (circa 7-10 per parte). La pelle è grigio argentea, con riflessi blu o neri. Le dimensioni sono elevate: si va da circa 1 m ai 4,5 m. Alcune specie sono a "sangue caldo", caratteristica rara tra i pesci; il sesso si può riconoscere in seguito all'eviscerazione per la presenza di uova nella femmina o di sperma nel maschio. Già gli antichi praticavano su larga scala la pesca del tonno, soprattutto a Gibilterra e&nbsp; in Sicilia lungo le coste del trapanese. La tecnica di pesca variava a seconda del luogo e della stagione. La specie pescata è soprattutto il tonno rosso. Le carni del tonno pescato sono più gustose e pregiate perché si tratta di esemplari oltre i 100 kg, questi vengono esportati in tutto il mondo, e sono diventati una prelibatezza ricercata soprattutto in Giappone, dove vengono portati con viaggi aerei in celle frigorifere, isolati uno dall'altro, per garantire l'integrità del sapore e dell'aspetto.<br><br></div><div><br>Il tonno preso viene venduto fresco ai mercati del pesce o avviato all'industria conserviera. Il tonno può subire vari processi di conservazione che vanno dall'affumicatura alla salagione. Molto più spesso viene cotto a vapore e conservato in scatola o sotto vetro sia al naturale che in olio.<br><br></div><div><br>La pesca tradizionale però va quasi scomparendo a causa della diminuzione della popolazione ittica dei tonni per l'inquinamento crescente del mare, ma soprattutto a causa della pesca di tipo industriale che intercetta i banchi di tonni molto prima che questi si avvicinino alle zone costiere; i pescatori ormai sono passati al metodo delle tonnare volanti, che intercettano nell'oceano i tonni, riuscendo a catturare quelli più grossi.<br><br></div><div>L'incremento della domanda mondiale di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sushi">sushi</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sashimi">sashimi</a>, accoppiata con l'aumento della popolazione umana, ha avuto come risultato il fatto che la popolazione di tonni sia soggetta a sovrapesca e il tonno a pinna rossa è il maggiormente minacciato. Inoltre il tonno migra a grandi distanze in posizioni esterne rispetto a esse dove la pesca è libera e può essere soggetta alla pesca di navi provenienti da numerosi paesi. Sebbene questo pesce sia stato anche allevato,&nbsp; le rese sono minori di altri pesci d'allevamento a causa della lenta crescita del tonno rosso.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-21 14:56:45 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Giappone</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1442932447</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Il tonno è un genere&nbsp; che raggruppa otto <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Specie">specie</a> di grandi pesci&nbsp; predatori, conosciuti comunemente come tonni. Adattati al nuoto veloce, hanno un corpo allungato e idrodinamico, piuttosto compresso ai fianchi. La pinna dorsale e quella anale sono alte e robuste, posizionate nella seconda metà del corpo. Le pettorali sono potenti, le anali piccole. Dopo la pinna dorsale e quella anale sono presenti alcune pinnette stabilizzatrici (circa 7-10 per parte). La pelle è grigio argentea, con riflessi blu o neri. Le dimensioni sono elevate: si va da circa 1 m ai 4,5 m. Alcune specie sono a "sangue caldo", caratteristica rara tra i pesci; il sesso si può riconoscere in seguito all'eviscerazione per la presenza di uova nella femmina o di sperma nel maschio. Già gli antichi praticavano su larga scala la pesca del tonno, soprattutto a Gibilterra e&nbsp; in Sicilia lungo le coste del trapanese. La tecnica di pesca variava a seconda del luogo e della stagione. La specie pescata è soprattutto il tonno rosso. Le carni del tonno pescato sono più gustose e pregiate perché si tratta di esemplari oltre i 100 kg, questi vengono esportati in tutto il mondo, e sono diventati una prelibatezza ricercata soprattutto in Giappone, dove vengono portati con viaggi aerei in celle frigorifere, isolati uno dall'altro, per garantire l'integrità del sapore e dell'aspetto.<br><br></div><div><br>Il tonno preso viene venduto fresco ai mercati del pesce o avviato all'industria conserviera. Il tonno può subire vari processi di conservazione che vanno dall'affumicatura alla salagione. Molto più spesso viene cotto a vapore e conservato in scatola o sotto vetro sia al naturale che in olio.<br><br></div><div><br>La pesca tradizionale però va quasi scomparendo a causa della diminuzione della popolazione ittica dei tonni per l'inquinamento crescente del mare, ma soprattutto a causa della pesca di tipo industriale che intercetta i banchi di tonni molto prima che questi si avvicinino alle zone costiere; i pescatori ormai sono passati al metodo delle tonnare volanti, che intercettano nell'oceano i tonni, riuscendo a catturare quelli più grossi.<br><br></div><div>L'incremento della domanda mondiale di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sushi">sushi</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sashimi">sashimi</a>, accoppiata con l'aumento della popolazione umana, ha avuto come risultato il fatto che la popolazione di tonni sia soggetta a sovrapesca e il tonno a pinna rossa è il maggiormente minacciato. Inoltre il tonno migra a grandi distanze in posizioni esterne rispetto a esse dove la pesca è libera e può essere soggetta alla pesca di navi provenienti da numerosi paesi. Sebbene questo pesce sia stato anche allevato,&nbsp; le rese sono minori di altri pesci d'allevamento a causa della lenta crescita del tonno rosso.&nbsp;</div>]]></description>
         <enclosure url="https://www.youtube.com/watch?v=xpQxJsNe4Jo" />
         <pubDate>2021-04-21 14:58:20 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Isola di Natale</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1442963237</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Il <strong>granchio rosso </strong>è una specie di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Granchio">granchio</a>&nbsp; dell'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_Natale">Isola di Natale</a> introdotta per caso anche nelle <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Isole_Cocos_(Keeling)">Isole Cocos </a> entrambi territori australiani a sud di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giava">Giava</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sumatra">Sumatra</a>.</div><div>La specie, i cui numeri superano i 40 milioni di individui, è di un marcato colore rosso, con <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chele">chele</a> di grandi dimensioni rispetto al resto del corpo; è diurna e prevalente <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Erbivoro">erbivora</a>, cibandosi di foglie, semi e frutti e, occasionalmente, uccelli o altri granchi morti, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lissachatina_fulica">chiocciole giganti</a> e rifiuti urbani. Il granchio rosso è una specie fondamentale per l'<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ecosistema">ecosistema</a> e la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Biodiversit%C3%A0">biodiversità</a> dell'isola, dato che influenza la crescita della foresta consumando determinati semi e germogli, rivoltando il suolo e fertilizzandolo con gli escrementi. La specie preferisce il clima umido, e si ritira nella tana durante la stagione secca, che dura circa due-tre mesi, coprendo l'entrata con foglie bagnate per mantenere costante l'umidità.<br><br></div><div><br>La specie è nota soprattutto per l'imponente migrazione che svolge per accoppiarsi e deporre le uova fra ottobre e dicembre, la stagione umida. Normalmente il granchio rosso vive nel centro boscoso dell'isola, ma si accoppia sulla spiaggia: quindi, quasi tutti gli esemplari attraversano in massa e contemporaneamente l'isola diretti alla costa. Per sostenere i ritmi della migrazione, nel corpo del granchio avviene un aumento di energie sufficienti per compiere andata e ritorno.<br><br></div><div><br>La migrazione è guidata dai maschi, seguiti dalle femmine; i maschi ritornano all'interno dell'isola subito dopo l'accoppiamento, mentre le femmine rimangono nelle buche scavate nella spiaggia per 12-13 giorni facendo sviluppare le uova in una sacca situata fra l'addome e il torace; dopodiché, nei cinque-sei giorni successivi, depongono le uova in mare, fino a 100.000 ciascuna. Le uova si schiudono al contatto con l'acqua, e le larve nuotano verso la riva; milioni di esse vengono divorate da pesci che si nutrono di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Plancton">plancton</a>, quali <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mobulinae">mante</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Squalo_balena">squali balena</a>; quelle che sopravvivono si sviluppano in acqua per circa un mese, fino a giungere ad uno stadio detto "megalopa" (in aspetto simile ad un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gamberetto">gamberetto</a>). Le megalope si raggruppano per un paio di giorni nei pressi della riva, trasformandosi in piccoli granchi, per cominciare quindi la marcia verso l'interno, che dura per circa nove giorni. Normalmente, il tasso di piccoli granchi che riescono ad emergere dal mare è nullo o quasi: annate eccezionali, che occorrono anche uno o due anni ogni dieci, sono però sufficienti a mantenere costante la popolazione.<br><br></div><div><br>Visti i grandi numeri della specie, gli insediamenti umani dell'isola, che è abitata, sono letteralmente invasi dai granchi; vengono prese diverse precauzioni per evitare che le attività umane (come il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Traffico">traffico</a>) danneggino gli animali, come barriere per cercare di incanalarne il flusso, la chiusura di tratti di strada e anche la costruzione di sovrappassaggi e sottopassaggi progettati appositamente per far loro attraversare la strada.&nbsp;<br><br></div><div><br>La popolazione di granchi rossi dell'Isola di Natale è in pericolo per una specie di formica.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-21 15:04:24 UTC</pubDate>
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         <title>MAR LIGURE</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1445934424</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Mar <strong>Ligure</strong> è la parte del Mare Mediterraneo che bagna le coste della <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/liguria/">Liguria</a> e della Toscana settentrionale (a N dell’Arcipelago Toscano); le coste sono prevalentemente alte e rocciose, con prominenze e rientranze, tra cui l’ampio arco del Golfo di <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/genova/">Genova</a> e i minori di <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/rapallo/">Rapallo</a> (o Tigullio) e della Spezia. Il mare raggiunge profondità superiore ai 1000 m. Parecchi sono i corsi d’acqua che vi sfociano, tutti di breve corso perché scendono dai monti immediatamente retrostanti alla costa.<br>Nel Mar Ligure è presente il <a href="https://www.whalewatchliguria.it/it/news-13/il-santuario-dei-cetacei.html">Santuario dei Cetacei,</a> il <strong>Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscana </strong>(considerato il parco marino più grande d’Europa), e il <strong>Parco Nazionale delle Cinque terre</strong>.<br> <strong>il Mare di Liguria è considerato purtroppo tra i tratti del </strong><a href="https://www.depuratoriacqualife.it/depurazione-acqua/linquinamento-del-mare-mediterraneo/"><strong>Mediterraneo più inquinati</strong></a>, anche se con un netto miglioramento rispetto agli anni precedenti.<br>La presenza di plastica sui fondali, sulle spiagge e in superficie, è diventato uno dei fattori principali di inquinamento delle acque del Mar Ligure, danneggiando flora e fauna.<br>A preoccupare gli ambientalisti vi sono anche una <strong>presenza importante di elementi come buste e bottiglie di plastica</strong>, che spesso vengono scambiate da alcune specie marine per cibo.</div><div>Infine bisogna considerare i nuovi fattori inquinanti, collegati ai derivati dalla plastica, come guanti monouso e mascherine.<br>La conformazione del territorio, e i fondali profondi di questo tratto di Mediterraneo, rendono il Mar Ligure tra quelli più pescosi in Europa.<br>Anche se sono presenti diversi luoghi in cui la pesca non è permessa, lo sfruttamento commerciale intensivo ha portato a un vero e proprio inquinamento ambientale.</div><div>Le spiagge bagnate dal Mare di Liguria sono tra le più belle d’Italia e dell’Europa. Attirano ogni anno un numero impressionante di persone.</div><div>Sulle coste del Mar Ligure sfociano inoltre&nbsp; molti corsi d’acqua, che contribuiscono a rendere il paesaggio unico, ma sono anche un fattore determinante per l’inquinamento delle acque.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-22 06:52:13 UTC</pubDate>
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         <title>Mar Tirreno</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1445984569</link>
         <description><![CDATA[<div>Il mar <strong>Tirreno </strong>è parte del Mediterraneo occidentale compreso tra l’Italia peninsulare e le tre isole maggiori. I suoi limiti sono segnati soltanto in parte, ma ormai si intende per Mare Tirreno quello che bagna le coste orientali della <a href="https://treccani.it/enciclopedia/corsica/">Corsica</a> e della Sardegna, quelle settentrionali della <a href="https://treccani.it/enciclopedia/sicilia/">Sicilia</a> e quelle occidentali dell’Italia centro-meridionale. Nella parte centromeridionale ha profondità massime variabili da 2.900 a 3.600 m e vi si elevano numerosi rilievi sottomarini interessati da attività vulcanica,.</div><div>Le coste bagnate dal Mare Tirreno, ora basse e ora alte, presentano promontori più o meno sporgenti ed elevati (di Piombino, Argentario, <a href="https://treccani.it/enciclopedia/circeo/">Circeo</a> ecc.), o più a Sud&nbsp; aperte in golfi (golfi di Gaeta, Napoli, <a href="https://treccani.it/enciclopedia/salerno/">Salerno</a>, Policastro, Sant’Eufemia). Aspetto diverso hanno le coste delle isole: alta e compatta quella della Sicilia, nella sua parte centrale e orientale, e più movimentata nella parte occidentale; tipica quella della Sardegna, che, se si escludono il Golfo di <a href="https://treccani.it/enciclopedia/cagliari/">Cagliari</a> e la zona più settentrionale tra <a href="https://treccani.it/enciclopedia/olbia/">Olbia</a> e le Bocche di Bonifacio, è piuttosto compatta, e così pure quella della Corsica.<br>L’inquinamento del mar Tirreno è un fenomeno da prendere in considerazione maggiormente, rispetto a quanto fatto sino ad ora.</div><div><strong>La percentuale di plastica e di materiale inquinante è molto alta</strong>, e la situazione del Mar Tirreno è in continuo monitoraggio da associazioni importanti che si occupano di salvaguardare l’ambiente.</div>]]></description>
         <enclosure url="https://www.youtube.com/watch?v=u9iGgb4R6K4" />
         <pubDate>2021-04-22 07:08:06 UTC</pubDate>
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         <title>MAR MEDITERRANEO</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1446015434</link>
         <description><![CDATA[<div>Il Mediterraneo è un mare di straordinaria bellezza ,e con oltre 17.000 specie, racchiude in sé un'enorme complessità di flora e fauna.</div><div>Nel canale di Sicilia si trova una dorsale a 400 metri di profondità separa le isole della Sicilia dalle coste della Tunisia e divide il mare in <strong>due bacini principali </strong>che costituiscono, da una parte il bacino occidentale  e, dall’altra il bacino orientale .<br>Una larga parte del bacino del Mediterraneo è costituito da un<strong> mare profondo</strong> che include diverse caratteristiche insolite come alte temperature e una temperatura stazionaria e omogenea al di sotto dei 300-500 m di profondità al fondale, dove la <strong>temperatura non scende mai sotto i 12,8°C. </strong><br>Le<strong> temperature profonde</strong> del Mediterraneo sono circa <strong>10°C più calde</strong> di quelle dell’<strong>Oceano Atlantico</strong> alle stesse profondità.<br>Le ultime stime effettuate sulla biodiversità marina del Mediterraneo indicano la presenza di circa <strong>17.000 specie</strong>. Il Mediterraneo contiene<strong> circa il 7.5% delle specie mondiali</strong> . Si può quindi dedurre che la ricchezza di specie per area è circa <strong>10 volte superiore alla media mondiale</strong>.<br>Il Mediterraneo è minacciato&nbsp; dalla<strong> pesca eccesiva ed illegale</strong>, dall’<strong>inquinamento</strong> (plastica e contaminanti chimici), dal <strong>traffico marittimo</strong> in continuo aumento, dall<strong>’invasione di specie aliene</strong> e dall’<strong>acidificazione delle acque</strong>, tutti fenomeni che incidono sulla biodiversità e sul delicato equilibrio su cui si regge l’ecosistema del Mare Nostrum</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-22 07:17:41 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>MAR ROSSO</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1446042922</link>
         <description><![CDATA[<div>Il <strong>Mar Rosso </strong>è un mare tropicale, che è separato dal Mediterraneo da un istmo, sul quale si allineano una striscia di terra , tagliata dal Canale di Suez. All’estremità meridionale della penisola del <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/sinai/">Sinai</a> comincia il solco principale, in cui si raggiungono i fondali massimi di 2835 m. Le coste, a tratti rocciose, sono costituite e orlate da vaste scogliere madreporiche e cosparse di isole, che nei settori centrale e meridionale formano estesi arcipelaghi.&nbsp; Il Mar Rosso. non riceve fiumi perenni e sulla sua superficie e lungo le sue coste le precipitazioni sono scarse; la temperatura delle acque superficiali è di 25-35° e l’evaporazione è molto elevata e compensata dall’Oceano Indiano. La salinità per la forte evaporazione&nbsp; è molto elevata. Le maree si presentano con ciclo mensile. Biologicamente è un mare ricco di specie animali di tipo tropicale, che risentono di influssi mediterranei; notevoli le risorse della pesca. La flora marina è scarsa: tipiche alcune alghe, a cui sono dovute le velature superficiali che formano estesissime macchie rosso-brune, da cui la denominazione. Il percorso Mar R.-Canale di Suez è una delle principali rotte marittime mondiali.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-04-22 07:26:52 UTC</pubDate>
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         <title>OCEANO INDIANO</title>
         <author>elianaferraris1</author>
         <link>https://padlet.com/elianaferraris1/hzon2h2d11al2gud/wish/1446070961</link>
         <description><![CDATA[<div>L' <strong>Oceano Indiano</strong> è il minore dei tre oceani principali.</div><div>Limitato a Nord dalle coste del continente asiatico, entro il quale forma le due grandi insenature aperte del <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/mare-arabico/">Mare Arabico</a> e del Golfo del Bengala, e a Est dalle coste dell’<a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/australia/">Australia</a>, comunica con l’Oceano Pacifico e con l’Oceano Atlantico e bagna a Sud le coste dell’<a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/antartide/">Antartide</a>. A occidente i suoi limiti sono costituiti dalle coste africane; insinuandosi nello stretto spazio interposto tra le coste africane e quelle arabiche forma il <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/mar-rosso/">Mar Rosso</a>, che a sua volta comunica con il Mediterraneo per mezzo del&nbsp; Canale di Suez.</div><div>La salinità delle acque superficiali varia ma nel Mar Rosso e nel <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/golfo-persico/">Golfo Persico</a> può anche superare il 40‰. La temperatura, a cavallo dell’equatore, si mantiene sui 28 °C, mentre scende sui 16 °C nell’area oceanica&nbsp; della punta meridionale dell’Africa. Ancora più a S, in prossimità dell’Antartide, la temperatura scende a 0 °C.<br><br></div><div>Le isole dell’Oceano I. sono distribuite irregolarmente: la parte occidentale è ricca di arcipelaghi e di numerose isole, tra cui primeggia quella di Madagascar; la zona meridionale e la orientale, invece, ne sono poverissime.&nbsp;<br>&nbsp;Fino ad oggi, la pesca e frutti di mare è di grande importanza per l'economia di molti paesi, che vengono lavati dall'Oceano Indiano. La profondità del mare offre una ricca doni per le persone, per esempio, nello Sri Lanka, nel nord-ovest di Australia e Isole Bahrain va produzione intensiva di madreperla e perle.</div><div>Vicino Antartide persone sono attivamente impegnati nella caccia alle balene, e vicino all'equatore avviene la pesca del tonno.</div><div>Nel Golfo, che si trova abbondanti fonti di petrolio, sia con il territorio costiero, e sotto l'acqua.</div><div>L'attività umana purtroppo ha portato a conseguenze disastrose. le acque dell'oceano sono molto inquinate, che porta gradualmente alla estinzione di alcune specie di vita marina. Per esempio, diverse specie di balena&nbsp; sono stati sotto la minaccia di estinzione. Per questo la caccia alle balene era stato introdotto un divieto totale di caccia di loro, ma nel 2010, questo divieto, purtroppo, è stato annullato.</div><div><br></div><div><br><br></div>]]></description>
         <enclosure url="https://www.youtube.com/watch?v=bZ3wCp7FFo0" />
         <pubDate>2021-04-22 07:35:50 UTC</pubDate>
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