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      <title>Liliana Segre - &quot;Ho scelto la vita&quot; by Chiara Giacomi</title>
      <link>https://padlet.com/gichiara/hkcgrdvqdvdd9gaz</link>
      <description>Gli studenti della classe 3CL, dopo aver letto il testo che contiene l&#39;ultimo discorso pubblico di Liliana Segre, testimone della Shoah, hanno qui raccolto le loro riflessioni personali e riportato alcuni passi significativi.</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2021-01-20 13:07:45 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;La memoria serve proprio a  creare un legame di valori fra le generazioni...La memoria è una necessità vitale ma se si trasforma in un obbligo è retorica e vuota, dunque inutile. Un paese senza memoria è cieco, ingiusto, preda di pregiudizi. È come una spugna che si beve qualsiasi menzogna.&quot; (pag. 8)</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/hkcgrdvqdvdd9gaz/wish/1116857827</link>
         <description><![CDATA[<div>Come ci dicevano sempre da bambini “sbagliando si impara” e penso che la memoria della Shoah sia una sorta di esempio che possiamo seguire per non sbagliare di nuovo, per ricordarci che, chi prima di noi è stato indifferente, non ha fatto del bene e, di conseguenza, spetta a noi cambiare iniziando ad essere più altruisti ed empatici. Infatti, come dice la Segre “un paese senza memoria è cieco” poiché nessuno davanti ad esso gli ricorda che deve fare di meglio e che la vera giustizia nel mondo si può ancora combattere se ognuno fa la propria parte.<br>A.V.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-23 13:13:11 UTC</pubDate>
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         <title>&#39;&#39;Io ho scelto la vita, anche se sono sopravvissuta per caso.  Erano pochissime quelle che si suicidarono, per quanto fosse facilissimo, bastava attaccarsi ai fili spinati elettrificati che sfioravamo tutti i giorni. Tutte sceglievamo la vita, la vita, la vita! Sognare di essere fuori di lì, il rumore di un bambino che gioca, un gattino, un prato verde, una nuvola, una qualsiasi cosa bella. Ma in questo estraniarsi da quel luogo di morte, nel cercare di fare un passo davanti all’altro, di non guardarsi intorno, si finiva per diventare egoiste, monadi vaganti in quel posto terribile costruito per noi.&#39;&#39; (pag. 32)</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/hkcgrdvqdvdd9gaz/wish/1121607124</link>
         <description><![CDATA[<div>Queste sono le parole che Liliana Segre ha pronunciato nella sua ultima testimonianza sulla Shoah ad Arezzo. Tuttavia queste sono anche le stesse parole che hanno permesso a lei, come a molti altri ragazzi e ragazze, uomini e donne prigionieri nei campi di concentramento, di rimanere in vita, tenendo in vita anche la speranza, in quella situazione di sofferenza e di dolore. <br>In quel luogo non si aveva la certezza di sopravvivere, come non la si aveva di arrivare al giorno seguente. Non si conoscevano le sorti dei propri cari che, come nel caso della Segre e di suo padre, erano lì vicino, ma non era possibile vederli. Non si sapeva nemmeno se i propri amici c'è l'avrebbero fatta. A questo proposito, un altro aspetto di questa testimonianza che mi ha colpito particolarmente, è proprio il racconto della morte di Janine, una ragazza che Liliana aveva conosciuto ad Auschwitz, che fu mandata alle camere a gas. Liliana ancora oggi si pente di non averle dato un ultimo saluto, di non averle rivolo un parola o uno sguardo, se ne andò a testa bassa senza voltarsi. Io la capisco, perché per sopravvivere bisognava pensare prima a se stessi, se avesse salutato Janine forse oggi Liliana non sarebbe qui tra noi.  Lei stessa ha raccontato di come si perdeva completamente qualsiasi tipo di emozione, si diventava copri senza anime. Per questo motivo, a chiunque rinchiuso i nel luogo, avrebbe fatto piacere anche solo vedere un prato o una nuvola. E' molto toccante ma soprattutto difficile parlare di un argomento così delicato, in particolar modo dopo aver letto il racconto di Liliana, è impensabile che una cosa dl genere sia esistita veramente, tutto questo a causa dell'indifferenza, come dice lei nel suo discorso. Indifferenza è la parola che è stata scritta sul muro del binario, dal quale partivano i treni diretti verso Auschwitz. Indifferenza era la sensazione che le persone provavano nei confronti dei detenuti nei campi di sterminio, che si sentivano inesistenti agli occhi degli altri. Tutti sapevano cosa stava accadendo, ma nessuno agiva. Proprio per questo motivo oggi, il 27 gennaio, ricordiamo questo avvenimento e cerchiamo di combattere le discriminazioni. <br>Nicole Visone</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-25 12:43:39 UTC</pubDate>
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         <title>“Senza la memoria i torti si confondono con le ragioni; i carnefici si sovrappongono alle vittime, schiacciandole ancora una volta nell’oblio, come fossero appunto semplici numeri, pezzi da smaltire, scarti dell’umanità. Esattamente come durante la Shoah. Senza la memoria le vittime innocenti muoiono ancora. Muoiono nella nostra indifferenza.” (pag. 9)</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/hkcgrdvqdvdd9gaz/wish/1122022259</link>
         <description><![CDATA[<div>Il razzismo che oggi si respira un po’ ovunque fra i giovani e i meno giovani, altro non è che un odio intimo verso il diverso, l’immigrato, l’emarginato, ossia verso quelle fasce sociali più deboli e svantaggiate. La Segre afferma che, nonostante queste modalità violente e di sopraffazione siano sotto gli occhi di tutti, quasi più nessuno si ribella o prova sconcerto o sgomento: siamo circondati dall’indifferenza, dall’egoismo e si dà per scontato che tali modalità di comportamento verso le fasce sociali più deboli, siano ormai stili di vita consueti, più che episodi da condannare o contenere. Oggi si è razzisti per ignoranza, superficialità, rabbia o voglia di sentirsi intellettualmente superiori. È invece indispensabile ricordare, portare alla memoria la Shoà non tanto come significato letterale del termine ormai conosciuto più o meno da tutti, ma come significato profondo, che questa parola assume in sé se riferita a certe pieghe oscure dell’animo umano rapportate alle atrocità delle deportazioni in massa e dello sterminio del popolo ebraico.</div><div>Rebecca Marani</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-25 14:19:51 UTC</pubDate>
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         <title></title>
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         <link>https://padlet.com/gichiara/hkcgrdvqdvdd9gaz/wish/1122485123</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>INDIFFERENZA: se pensi che una cosa non ti riguardi e ti volti<br>dall’altra parte è da lì che inizia l’orrore. <br></strong>Liliana Segre non ebbe dubbi quando le chiesero che parola avrebbe voluto scrivere sulla parete del Memoriale della Shoah a Milano: INDIFFERENZA.<br>Una parola con una grande importanza e un grande peso a cui troppo spesso non viene riservata la giusta considerazione, in quanto regolarmente le persone non comprendono il vero valore se si nasconde dietro ad essa. </div><div>Le persone si dimostrano ogni giorno più indifferenti, questo accade<br>perché non vogliono assumere una posizione e cercano così di rimanere estranee<br>alla faccenda, di evitare ogni genere di responsabilità, di restare “neutrali”.<br>Questi individui sono convinti, con il loro comportamento e con la loro<br>astinenza, di non fare alcuna scelta, eppure si sbagliano.</div><div>La verità è che non si può evitare di scegliere, non si può vivere perennemente sospesi nella cosiddetta zona grigia aspettando che qualcun altro prenda tutte le decisioni al nostro posto, agire in questo modo non significa non scegliere ma semplicemente scegliere passivamente.</div><div>Rifiutando di scegliere, noi tutti compiamo in realtà una scelta, una scelta nella quale probabilmente in seguito non ci riconosceremo. Il punto però è che non sappiamo davvero dove ci condurrà quella scelta, potrebbe portare a conseguenze irrisorie ma potrebbe essere causa di dolore e tormento per qualcuno.</div><div>Nel momento in cui scegliamo di assistere in silenzio all’orrore, diventiamo parte di quell’orrore. </div><div>Questo era così durante la seconda guerra mondiale ed è così oggi.</div><div>Scegliere è inevitabile, non possiamo sottrarci dal compiere delle<br>scelte. </div><div>La nostra scelta ha un valore e gli unici che possono rendere onore<br>a tale valore, fare la differenza, sia siamo noi.<br><br>Vittoria Tosi</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-25 15:38:04 UTC</pubDate>
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         <title>“Senza la memoria i torti si confondono con le ragioni; i carnefici si sovrappongono alle vittimi, schiacciandole ancora una volta nell’oblio, come fossero appunto semplici numeri, pezzi da smaltire, scarti dell’umanità. Esattamente come la Shoah. Senza la memoria le vittime innocenti muoiono ancora. Muoiono nella nostra indifferenza. Ecco, l’indifferenza, questa è la malattia che dobbiamo combattere.” (pag.16-17)</title>
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         <link>https://padlet.com/gichiara/hkcgrdvqdvdd9gaz/wish/1122646480</link>
         <description><![CDATA[<div>Proprio come sostenuto dalla senatrice Liliana Segre, per non ricadere nel vortice degli atti disumani che caratterizzano il passato, è fondamentale il compimento di due azioni: tutte le persone devono ricordare cosa è avvenuto durante la seconda guerra mondiale a opera dei tedeschi e, soprattutto, non devono essere indifferenti a ciò.<br>Oltre a queste due azioni, è importante mantenere un lato umano e sensibile quando viene trattata questa questione, altrimenti la Shoah e tutte le torture inflitte a milioni di persone durante il regno nazista, non saranno altro che parole e numeri scritti all’interno dei libri di storia impartiti ai ragazzi durante il loro apprendimento. Questo rischio sarà presente soprattutto nel momento in cui non saranno più attuate testimonianze da persone che, come la Segre, hanno subito e affrontato in prima persona questo inferno terrestre. Infatti, ritengo che le persone se non si sentono emotivamente coinvolte, difficilmente daranno importanza alla tragedia della deportazione.<br>Ricordo ancora quando ero in quinta elementare e per la prima volta venni a conoscenza delle azioni commesse da Hitler nei confronti degli ebrei e di tutte quelle persone che quell’uomo riteneva ‘impure’. Il pomeriggio stesso, quanto tornai a casa, chiesi a mia mamma se fosse tutto vero, convinta che si trattasse in realtà di una favola di terrore inventata dalla maestra. E quando anche mia madre confermò la veridicità di quegli avvenimenti, ricordo che la prima cosa che provai fu disgusto. Mi chiedo sempre, infatti, come avesse potuto Hitler spedire tra le grinfie della morte milioni di persone per colpa di una loro caratteristica innata. Questo pensiero, insieme a tante altre emozioni, mi torna in mente ogni volta che guardo un documentario, che tratta della Shoah, o le numerose conferenze attuate dalla senatrice nelle quali parla della sua esperienza, e ogni volta rimango sconvolta e senza parole di fronte a quelle situazioni che ancora mi sembrano surreali.<br>Per me, infatti, è importante che anche tra centinaia di anni, quando si parlerà di questo argomento, venga fatto capire che non si tratta di una favola inventata per trasmettere un insegnamento, ma di azioni commesse da un uomo spregevole nei confronti di innocenti, le quali sono avvenute per davvero.<br><br></div><div>Valentina Mazzi<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-25 16:06:17 UTC</pubDate>
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         <title>“capii che mai, per nessun motivo al mondo al mondo, avrei potuto uccidere qualcuno. Non ho raccolto quella pistola e da quel momento, sono diventata quella donna libera e quella donna di pace che sono anche adesso.”</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/hkcgrdvqdvdd9gaz/wish/1122941963</link>
         <description><![CDATA[<div>In questo modo Lilliana Segre conclude ogni sua testimonianza: inneggiando alla pace e alla libertà, nonostante tutto quello che ha passato.<br><br></div><div> Da anni gira per le scuole italiane, testimoniando e raccontando l’incubo della Shoah, vissuta attraverso gli occhi di una giovane tredicenne, com’era lei al tempo. Lilliana parla di come i prigionieri italiani venissero trattati come delle macchine, o peggio come degli animali. <br><br></div><div>Una volta che si entrava nel campo di prigionia si diventava automaticamente un numero, si veniva privati di ogni cosa: i vestiti, i capelli, persino l’identità. Da giovane ha visto la morte in faccia, subendo ripetutamente torture fisiche e psicologiche, essendo costretta al lavoro forzato, ma nonostante tutto il giorno in cui il suo campo è stato liberato e una delle guardie naziste ha gettato la pistola, lei non l’ha raccolta. <br><br></div><div>Ha scelto la pace, dopo le torture subite, ha avuto l’incredibile forza di alzare la testa e andare avanti, non commettendo gli stessi sbagli delle persone che l’hanno ferita.<br><br></div><div> Trovo che sia un gesto da ammirare, che ha formato la donna che è oggi: moglie, madre, nipote, senatrice e portatrice di pace, combattendo contro l’indifferenza. L’indifferenza è una malattia da combattere solo ed esclusivamente tramite il ricordo e le testimonianze e Lilliana Segre è in prima fila in questa guerra. Ed è ammirevole il fatto che ancora oggi, si impegna a diffondere ai giovani quello che ha vissuto, appassionandone moltissimi, per tenere vivo il ricordo e la memoria della Shoah, che sta andando sempre di più sfumando nella storia.<br>Martina Ferraro</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-25 16:53:16 UTC</pubDate>
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         <title>“Un Paese senza memoria è cieco, ingiusto, preda di pregiudizi. È come una spugna che si beve qualsiasi menzogna, specialmente sulla Rete dove l’antisemitismo, il razzismo scorrono, purtroppo, copiosi. Un Paese senza memoria non costruisce il proprio futuro. Ma un Paese con una memoria plastica e fittizia è egualmente privo di coscienza pubblica.”</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/hkcgrdvqdvdd9gaz/wish/1126473794</link>
         <description><![CDATA[<div>Troppo spesso si tende a convincersi che sia più semplice dimenticare e andare avanti, ciascuno per il proprio cammino di persona, essere umano cittadino del mondo, senza pensare ai rimorsi e alle sofferenze portate dal passato proprio del singolo o, più in grande, della società in cui questo vive. Troppo spesso si tende a voler eliminare i rimorsi, i rimpianti, le sofferenze che portano i ricordi. Questo fenomeno, il voler scordare e passare oltre con indifferenza, come dice Liliana Segre nella citazione soprariportata, per quanto possa apparentemente portare ad una felicità precaria e temporanea, contribuisce a rendere il proprio Paese cieco, ingenuo di fronte a tutte quelle azioni malvage e negative che si alimentano di fronte all’indifferenza degli sbagli, alla pretesa di non voler vedere per non ricordare. Quest’”abitudine”, che ad oggi non è così rara, sta contribuendo a rendere un Paese meraviglioso e pieno di valori, ricco di pregiudizi, stereotipi e ignoranza, in quanto la mancanza di memoria collettiva si estende anche ad eventi tragici e disumani come la Seconda Guerra Mondiale. <br><br></div><div>Sviluppare una coscienza collettiva, fondata di valori e principi condivisi, derivati da un passato ricco di asti ed eventi dolorosi, si rivela essenziale nel momento in cui ci si deve occupare di ripartire, ricreare, costruire un futuro più solido, forte e giusto per tutti. Allo stesso modo, l’autrice afferma tra le righe, che per fare ciò si deve essere consapevoli della storia trascorsa, interiorizzare e trarne una lezione che contribuisca alla composizione di una memoria vera, non superficiale. <br><br></div><div><strong>“Solo quando a tutti gli uomini sarà riconosciuta la dignità umana, solo allora potrete dimenticarci”</strong><br>Beatrice Righetti</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-26 13:06:04 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;Dimenticate il vostro nome, non interessa a nessuno. Voi d&#39;ora in poi sarete un numero. Un numero tatuato sul braccio che dopo tanti anni il mio si legge ancora perfettamente: 75190&quot;</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/hkcgrdvqdvdd9gaz/wish/1126758989</link>
         <description><![CDATA[<div>Queste sono le parole che Liliana Segre ricorda chiaramente al suo arrivo nel campo di concentramento. Mi colpiscono molto perché fanno capire come i nazisti togliessero alle persone la loro identità, privandole addirittura del proprio nome e cognome, marchiandole come se fossero stati degli oggetti. <br>In questa testimonianza Liliana Segre riporta tutte le situazioni che le sono accadute durante il periodo del nazi-fascismo. Tornata dai campi di concentramento, per un lungo periodo della sua vita, avrebbe voluto dimenticare quella terribile esperienza, poi, però, ha capito che, solo testimoniando quanto le era successo e raccontando con coraggio i dolori vissuti, forse quelle vicende non si sarebbero più ripetute. Arrivata all'età di novanta anni ha deciso di sospendere le sue testimonianze nelle scuole con i ragazzi perché ogni incontro, significava per lei, rivivere quei terribili momenti e adesso, dice, che ha bisogno di un po' di serenità. Una figura che mi ha colpito molto é quella del padre di Liliana Segre che è sempre presente nel cuore della senatrice. Ricorda quando ha dovuto lasciare la mano del padre e penso che sia stato per lei un momento molto difficile visto che, già da bambina, aveva perso la madre.<br>S.G.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-26 14:08:31 UTC</pubDate>
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         <title>“ Entrammo nella prima baracca, noi con i nostri vestiti, così come eravamo scese da quel treno, e lì cominciammo a capire che dovevamo dimenticare il nostro nome. Per tutti noi il nome è una cosa importante. E lì, invece: «Dimenticate il vostro nome, non interessa a nessuno. Voi d’ora in poi sarete un numero». Un numero tatuato sul braccio, cosi ben fatto che dopo tanti anni il  mio si legge ancora perfettamente: 75190. “</title>
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         <link>https://padlet.com/gichiara/hkcgrdvqdvdd9gaz/wish/1127232375</link>
         <description><![CDATA[<div>In questo passo si capisce che le persone non venivano solo maltrattate, poiché i nazisti li privarono della loro identità, togliendo loro il nome che hanno avuto da sempre. Da quel momento in poi, erano solamente dei numeri, non più persone. Non voglio  immaginare che una cosa del genere sia mai successa. La gente non veniva più considerata tale. Ormai è come se fossero diventati degli oggetti, portati via dalle loro case e resi  indifesi e impotenti. Questo ci dimostra quanta indifferenza c’era. Fa paura come i nazisti fossero dei senza cuore, non avevano un minimo di pietà e continuavano a tormentare, sia fisicamente che psicologicamente, i poveri ebrei che nulla avevano fatto. Liliana quando accadde questo aveva l’età di soli tredici anni, una ragazzina ingenua portata via dalla sua famiglia, e in particolar modo da suo padre. Quando divisero gli uomini dalle donne, non sapeva che quella sarebbe stata l’ultima volta in cui lo avrebbe visto.  <br><br></div><div>La giornata del 27 gennaio è una data che spero mai andrà dimenticata, anzi, sarebbe bene far capire ancora di più quanto essa sia fondamentale. È un avvenimento che va ricordato, non a caso questo giorno prese il nome di “Giorno della Memoria”.  <em> </em>La memoria è importante perché ci aiuta a non ripetere di nuovo la stessa mossa che potrebbe produrre nuovamente odio e violenza.<br>Irina Idjuski</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-26 15:29:18 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;Spesso mi chiedono come sia potuto succedere. E io rispondo sempre con questa parola: INDIFFERENZA. Se pensi che una cosa non ti riguardi e ti volti dall&#39;altra parte. È lì che inizia l’orrore.&quot; (pagina 54) &quot;La scelta va fatta tutti i giorni, tutti i momenti. Non si può far passare un giorno senza scegliere da che parte stare.&quot; (pagina 62)</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/hkcgrdvqdvdd9gaz/wish/1127800911</link>
         <description><![CDATA[<div>Tutto sembra lontano da noi, pensiamo che nulla ci possa toccare e di conseguenza non ci curiamo del problema e diventiamo indifferenti verso questo. Non dobbiamo sempre ritenerci invincibili o essere egoisti e pensare solo a noi stessi. Pensiamo che i problemi del mondo non ci riguardino, che non possiamo fare nulla e i nostri comportamenti non possano influire. <br><br></div><div>Mi sorge spontanea una domanda: quando tutto ciò accadeva, quando milioni di ebrei e non solo, vennero portati via con la forza dalle loro case, quando si iniziò a vietare a questi bambini di andare a scuola, quando videro ciò che succedeva in questi campi di concentramento, la popolazione italiana dove era? Gli abitanti del mondo dove erano? Erano indifferenti. Il problema non li riguardava e molti e di loro non fecero nulla per evitare tutto ciò. Sono stati in silenzio, sono stati complici perché il silenzio non aiuta mai la vittima ma solo l’aggressore.<br><br></div><div>E ora tocca a noi: ricordare, prendere coscienza di ciò che è successo e scegliere da che parte stare, ogni giorno, ogni momento che passa dobbiamo prendere una posizione, seguire le nostre idee e mai dobbiamo pensare che le nostre scelte non possano cambiare le cose.<br><br>Silvia Zenegaglia</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-26 17:01:55 UTC</pubDate>
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         <title>“E io diventavo vecchia, vecchissima. Quando tornava dagli interrogatori terribili a cui lo sottoponevano, non era più mio papà, era mio figlio, e io la sua mamma.&quot;</title>
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         <description><![CDATA[<div>Trovo incredibile come le persone, poste di fronte a situazioni assurde come quella in cui si è ritrovata questa donna, riescano a far emergere delle sfumature del loro essere che prima erano completamente invisibili. Probabilmente Liliana Segre fino a quel momento non aveva mai percepito suo padre come una persona da dover proteggere, anzi lo avrà  reputato una figura stabile e forte, quasi come un supereroe dei film. Tuttavia, dopo essere stati rinchiusi nel carcere e aver notato quanto anche lui fosse debole e umano, la bambina ha iniziato a sviluppare un qualche tipo di responsabilità verso il padre, che si può accostare all’istinto materno e al voler proteggere una persona cara a qualunque costo. Suo padre in fondo era l’ultima figura familiare che le era rimasta e non voleva ancora distaccarsene, proprio come una madre che, per timore del mondo esterno, non è pronta a lasciare il proprio figlio da solo. Ogni giorno passato in quel contesto non valeva 24 ore ma 2 mesi a causa dell’incertezza sul suo futuro e il dover comprendere la nuova realtà in cui doveva vivere, perchè doveva sopravvivere non solo per sé stessa ma anche per suo padre, per questo motivo lasciarsi sottomettere alla disperazione non era un’opzione valida.<br>G. R. </div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-26 18:52:10 UTC</pubDate>
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         <title></title>
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         <description><![CDATA[<div>Sii la farfalla gialla che vola sopra i fili spinati.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-26 20:01:00 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;Noi non volevamo sentire, non volevamo sapere. Giorno dopo giorno diventavamo più egoiste. Io non mi voltavo a guardare i mucchi dei cadaveri fuori dal crematorio, pronti per essere bruciati. Non mi fermavo a guardare le compagne in punizione, non volevo vedere. Non volevo essere lì.&quot;</title>
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         <description><![CDATA[<div>La questione sulla quale si è soffermata di più nella sua ultima testimonianza pubblica, è l’indifferenza delle persone che vedevano e sapevano cosa stesse succedendo ma non facevano niente e restavano fermi a guardare. Nelle sue interviste Liliana Segre ha sempre incitato le persone a non essere indifferenti per evitare che tutto quello che ha passato, accada di nuovo.<br><br>D’altro canto proprio quell’indifferenza così criticata e biasimata dalla Segre è diventata per lei come probabilmente per molti altri suoi compagni di quella terribile esperienza, una sorta di scudo dietro cui nascondersi per cercare di non impazzire nel vedere le atrocità che si stavano consumando. Da sentimento comunemente negativo, l’indifferenza diventa un’arma per sopravvivere, per riuscire ad andare avanti giorno dopo giorno in un mondo completamente disumanizzato. Dopo aver letto la sua intervista ed aver imparato a conoscerla come una persona molto forte e con un gran coraggio, non posso immaginare cosa possa aver visto di così brutto da renderla indifferente.  <br><br>Matilde Cordioli</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-26 20:23:28 UTC</pubDate>
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         <title>INDIFFERENZA</title>
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         <description><![CDATA[<div><strong>“Ma non ci fu mai più tempo in cui io non mi sia ricordata di Janine. Fu talmente importante questa memoria di me stessa orribile e di lei che senza colpa andava a morire, che chi ha ascoltato la mia testimonianza sa che Janine è una figura centrale. Perché il suo andare al gas e non diventare vecchia, non diventare madre, non diventare nonna, non diventare quella donna che sarebbe stata, è legato al mio non essere, al mio avere perso ogni dignità, ogni senso di quella persona che io speravo di diventare”. </strong><br>Questo è il passo che mi ha colpito di più del racconto di Liliana Segre in quanto descrive il peggior aspetto della vita nei lager nazisti, che tutti gli ebrei deportati sono stati costretti a sopportare. Tutti gli ebrei hanno dovuto sottostare all'obbligo morale che poneva loro la vita nei capi di sterminio: col passare dei giorni essi abbandonavano la loro umanità, l'altruismo e la generosità per il semplice desiderio di sopravvivere. Venivano indotti a comportarsi da animali e, stimolati dall'istinto di sopravvivenza, divenivano egoisti. Liliana fu una delle vittime di questa situazione: non condivideva con nessuno il pezzo di cibo trovato per terra, non porgeva la coperta alle compagne per scaldarsi e pensava soltanto a mantenersi idonea alle selezioni. Come lei, anche tutte le lavoratrici si comportavano e vigeva, così, una profonda assenza di umanità. Gli ebrei erano, purtroppo, costretti a diventare animali, prima ancora di accorgersene. </div><div>L’apice di questa dura condizione che cambiò radicalmente la personalità di Liliana durante il difficile periodo trascorso nei lager venne raggiunto quando, come narrato nel passo, non si voltò verso la sua amica Janine. Quest’ultima si trovava dietro di lei nella fila per le selezioni e, dopo che Liliana riuscì a passarle, toccò a lei. Giorni prima si era, sfortunatamente, tagliata due falangi durante l’utilizzo di un macchinario e per non far notare alle guardie il problema si coprì le due dita con uno straccio. Tuttavia, ciò non servì poiché da nuda si vedeva chiaramente la pezza attorno alla mano e, così, venne respinta alle selezioni. Liliana era riuscita a sentire che la compagna con cui aveva, anche se relativamente, legato era destinata alla camera a gas e, nonostante dentro di sé provò un grande dolore, il suo corpo fu mosso dalla razionalità e non si voltò, anche solo per rassicurare Janine prima della sua crudele morte. Questo è il ricordo più difficile da sopportare per Liliana Segre, ancora oggi, poiché prova un gran senso di colpa nei confronti di quella donna, più sfortunata di lei, che non ha avuto la possibilità di ritrovare di nuovo la gioia, l’amore, la vita. <br>Merigo Sara</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-26 20:24:36 UTC</pubDate>
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         <title></title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-01-27 06:45:41 UTC</pubDate>
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         <title></title>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-01-27 06:48:00 UTC</pubDate>
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         <title>La memoria serve a creare un legame di valore fra le generazioni. Ma deve suscitare una partecipazione autentica, sentita, profonda (…). La memoria è una necessità vitale, ma se si trasforma in un obbligo è retorica e vuota, dunque inutile. Un Paese senza memoria è cieco, ingiusto, preda di pregiudizi.   </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Sono passati ben 76 anni da quando le truppe sovietiche hanno liberato le poche persone rimaste all'interno del campo di concentramento di Auschwitz e rinvenuto le migliaia e migliaia di cadaveri lasciati a marcire sulla nuda terra, insieme alle ceneri di altrettante persone. Queste ultime hanno avuto una sola colpa: appartenere a una "razza sbagliata". Tutti gli orrori  accaduti durante la seconda guerra mondiale, all'interno dei lager e non solo, sono inconcepibili, tant'è che mai avrei creduto a queste cose se non le avessero raccontate dei testimoni diretti come la senatrice a vita Liliana Segre. Sono esterrefatto da ciò che è successo, poiché non mi aspettavo che l'essere umano fosse capace di compiere tali delitti, ad esempio come fece il dottor Josef Mengele, soprannominato "l'angelo della morte", che usò uomini innocenti per compiere esperimenti brutali, per non parlare dei dittatori Hitler e Mussolini. Come ha detto la Segre nella sua ultima intervista, <strong>ricordare</strong> è la parola chiave affinché queste atrocità non si ripetano mai più. Ricordare è una forma di rispetto verso i 6 milioni di vittime, uccise inutilmente, solamente perché un pazzo ha deciso che loro erano sbagliati e che dovessero essere eliminati. Bisogna ricordare la sofferenza, la fame, la sete, la paura, ma soprattutto la forza di volontà che hanno avuto coloro che hanno scelto di vivere e hanno lottato duramente per uscire da quell'inferno terrestre. Però, per ricordare, è indispensabile divulgare queste notizie a tutti: adesso siamo noi giovani che dobbiamo raccontare quanto abbiamo appreso e un giorno dovremo dirlo ai nostri figli ed essi dovranno fare lo stesso Questo è ricordare, tenere a mente tutto ciò affinché non accada mai più qualcosa di simile.<br>Tomenzoli Alessandro</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-27 13:17:04 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>“capii che mai, per nessun motivo al mondo, avrei potuto uccidere qualcuno. Non ho raccolto quella pistola e da quel momento, sono diventata quella donna libera e quella donna di pace che sono anche adesso.”</strong></div><div><strong> </strong></div><div>Liliana Segre è per me una donna molto importante e un esempioda seguire perché, nonostante tutte le cattiverie e le ingiustizie fatte a lei e alla sua gente; lei anche di fronte alla possibilità di prendere in mano una pistola e sparare a colui che aveva ucciso così tante persone decise di lasciar perdere e di fargli vedere che lei è una persona migliore di lui, una donna che dopo tutte le torture viste e subite ha optato per la pace.</div><div>Ammiro molto Liliana perché ha avuto la forza di raccontare ciò che realmente è successo e ciò che milioni di ebrei hanno dovuto affrontare, credo che sia una donna molto coraggiosa perché non è assolutamente facile raccontare eventi così traumatici ma lei lo ha fatto e lo continua fare affinché la nostra generazione non ricommetta quel gravissimo errore che i nostri avi purtroppo hanno commesso.<br>Linda Chiaramonte</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-27 14:46:34 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/hkcgrdvqdvdd9gaz/wish/1132599280</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>Cos'è questo posto?  Cos'è? ».  Le prime prigioniere che incontrammo, un gruppo di francesi che erano lì già da una settimana, quindici giorni, ci dissero: «Vedete là quel fuoco?  Quelli che avete lasciato alla stazione sono già passati per il camino »,« In che senso? », Chiedevamo noi, ancora calde di quell'abbraccio,« Qui quelli che non lavorano vanno alla camera a gas e poi vengono bruciati  nei forni ».  Le guardavamo queste ragazze francesi, erano carine, non avevano l'aria delle pazze, ma ci dicevamo, noi appena arrivate: «Forse ci hanno messo in un manicomio».  Perché non era credibile.  Per una mente normale, al di là che io fossi più sprovveduto delle altre, non era possibile credere di essere arrivato in un posto così.</strong></div><div>L’esistenza dei campi di concentramento nazisti era rimasta celata agli alleati per molto tempo, molti civili durante la guerra non sapevano nemmeno della loro esistenza, figuriamoci delle atrocità che venivano commesse all’interno di essi. Il viaggio che i deportati compivano verso questi campi era quindi un viaggio verso l’ignoto. Non sapevano niente, se non che nessuno tornava. Liliana impara presto a sopravvivere nel campo ed è necessario visto che per ogni piccolo errore venivano fucilate sul momento. Liliana conosce anche le crudeltà che venivano compiute, rimane incredula e non se ne capacita. A lei sembra impossibile che delle persone siano arrivate a compiere simili gesti su altre persone. <br>Questo ci fa capire quanto è importante ricordare e non rimanere indifferenti davanti a questo massacro, infatti, citando Mario Rigoni Stern, la memoria è necessaria, dobbiamo ricordare perché le cose che dimentichiamo possono ritornare.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-27 16:51:14 UTC</pubDate>
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         <title>Fu un attimo. Un attimo importantissimo, decisivo nella mia vita. Capii che mai, per nessun motivo al mondo, avrei potuto uccidere qualcuno. Capii che io non ero come il mio assassino. </title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/gichiara/hkcgrdvqdvdd9gaz/wish/1132629875</link>
         <description><![CDATA[<div>Questa è la frase che mi ha colpito di più. Una frase, che secondo me, è molto significativa perché è l’istante in cui Liliana Segre, dopo tutto quel tempo di prigionia, di torture e di sofferenze, si è trovata davanti ad una scelta importante, ovvero quella di poter uccidere uno dei mostri che la perseguitava. Ma, nonostante i suoi rancori e i suoi trascorsi, non ha afferrato quella pistola lasciata a terra e non lo ha ucciso. Non so se, in quell’istante, se fossi stata al suo posto, avrei preso la sua stessa decisione. Invece lei, in quel momento, è riuscita a sconfiggere l’odio e ha capire che lei non era come il suo assassino, ma era migliore. Proprio per questo motivo credo di ammirarla, non solo perché è riuscita a non uccidere quel soldato, ma anche perché ha avuto il coraggio, in questi anni, di raccontare la sua storia e di ricordare i tempi in cui erano in vigore le leggi razziali per far in modo che quei giorni che lei ha vissuto da ragazza non possano più ricapitare.<br>A.B.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-01-27 16:56:22 UTC</pubDate>
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