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      <title>Vittime di Mafia by Simona De Santis</title>
      <link>https://padlet.com/simodesan78/hau5s0ksh4bnuoi4</link>
      <description>Mappa dei luoghi collegati a stragi e assassini di stampo mafioso. Strutturata per una classe I della Sec. di I Grado, all&#39;interno del progetto di Educazione Civica di Libera Contro le Mafie, e composta da 25 alunni, di cui due DSA e un BES con svantaggio socio culturale e lieve disabilità cognitiva. Realizzata da Tina Amicucci, Simona De Santis e Veronica Ricci            </description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-01-04 07:55:55 UTC</pubDate>
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         <title>Palermo, PA</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><br/></p><p>Claudio Domino 11 anni, fu assassinato vicino alla cartolibreria gestita dalla madre, perché aveva visto confezionare alcune dosi di eroina in un magazzino. </p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 09:07:17 UTC</pubDate>
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         <title>San Giuseppe Jato, PA</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Giuseppe Di Matteo era il figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo. Giuseppe aveva 12 anni quando fu rapito il 23 novembre del 1993 al maneggio di Altofonte (PA) da un gruppo di mafiosi che agivano su ordine di Giovanni Brusca, allora latitante e boss di San Giuseppe Jato. Il rapimento era finalizzato a spingere Santino Di Matteo a ritrattare le sue rivelazioni sulla strage di Capaci e sull'uccisione dell'esattore Ignazio Salvo. Il pentito non si piegò al ricatto, sebbene fosse angosciato dalle sorti del figlio e decise di proseguire la collaborazione con la giustizia. Brusca decise così l'uccisione del ragazzo. Giuseppe venne strangolato e successivamente sciolto nell'acido l'11 gennaio del 1996, all'età di 15 anni, dopo 779 giorni di prigionia.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 09:16:41 UTC</pubDate>
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         <title>Milano, MI</title>
         <author>veronicaricci67100</author>
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         <description><![CDATA[<p>STRAGE DI VIA PALESTRO</p><p>Attorno alle 23 del 27 luglio 1993, due vigili urbani transitarono con l'auto di servizio in via Palestro a Milano e furono avvicinati da un gruppo di persone che segnalarono la presenza di un'auto dai cui finestrini usciva del fumo. Qualche minuto dopo giunsero i vigili del fuoco, che notarono la presenza, all'interno del cofano, di un involucro di grosse dimensioni. Temendo trattarsi di un ordigno esplosivo, ordinarono di evacuare la zona. Mentre si procedeva all'operazione, il veicolo esplose uccidendo uno dei vigili urbani, tre vigili del fuoco e una persona che dormiva su una panchina dei vicini giardini pubblici.</p><p>Almeno dodici persone rimasero ferite. L'esplosione danneggiò, tra l'altro, il sistema di illuminazione pubblica, frantumò i vetri delle abitazioni in un raggio di circa 200-300 metri e lesionò il muro esterno del Padiglione di Arte contemporanea, nella stessa via. L'esplosione raggiunse la condotta del gas sottostante alla sede stradale che prese fuoco. Per ore i vigili del fuoco non riuscirono a domare l'incendio.</p><p>All'alba del mattino dopo, esplose anche una sacca di gas formatasi proprio sotto il Padiglione. La seconda esplosione distrusse dipinti e danneggiò anche la Villa Reale, al cui interno aveva sede la Galleria d'Arte moderna.</p><p>La Strage di via Palestro seguì, a distanza di due mesi, quella di via dei Georgofili a Firenze; precedette di appena un giorno gli attentati alla Basilica di San Giovanni in Laterano e alla Chiesa di San Giorgio al Velabro a Roma. Le sentenze l'hanno addebitata agli stessi esponenti mafiosi ritenuti responsabili della deliberazione di una sorta di «stato di guerra contro l'Italia». Cosa Nostra puntò a distruggere il patrimonio artistico italiano, compromettere le attività turistiche, uccidere indiscriminatamente, per imporre allo Stato di "venire a patti", di eliminare i trattamenti penitenziari di rigore, di modificare la legge sui collaboratori di giustizia, di chiudere istituti penitenziari - come quelli dell'Asinara e di Pianosa - ritenuti tali da impedire i rapporti tra i capi detenuti e i complici in libertà.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 09:20:40 UTC</pubDate>
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         <title>Forcella, NA</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Annalisa Durante (19/02/1990, Basilicata, 27/03/2004, Forcella).</p><p>Giovane studentessa, era consapevole dei problemi di Forcella, quartiere del centro storico di Napoli in cui viveva, quel sabato sera stava chiacchierando con un'amica quando per le vie silenziose del quartiere che seguiva la partita del Napoli, due ragazzini in sella a uno scooter spararono alcuni colpi diretti a un altro giovane che fuggiva in motorino, Salvatore Giuliano, giovane rampollo 19enne del clan egemone nel quartiere, che rispondeva al fuoco.</p><p>In quell'inseguimento, uno dei proiettili sparati dal giovane boss trafisse l’occhio e devastò il cervello di Annalisa. Dopo tre giorni di coma irreversibile, con una macchina che le pompava ossigeno nei polmoni, Annalisa morì. La famiglia autorizzò l’espianto degli organi, grazie al quale sette persone oggi ancora vivono.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 09:20:57 UTC</pubDate>
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         <title>Capaci, PA</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Francesca Laura Morvillo (Palermo, 14/12/1945 – Capaci, 23/95/1992) è stata una magistrata e una docente universitaria. Moglie del giudice Giovanni Falcone, perse la vita insieme a lui e agli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro nella strage di Capaci.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 09:24:39 UTC</pubDate>
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         <title>Milano, MI</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Lea Garofalo (Petilia Policastro, 4/04/1974– Milano, 24/11/2009) è stata una testimone di giustizia italiana, vittima innocente di 'ndrangheta. È la madre di Denise Cosco, anch'essa testimone di giustizia. </p><p><em>"So solo che la mia vita è stata sempre niente, non glien'è mai fregato niente a nessuno di me, non ho mai avuto né affetto né amore da nessuno, sono nata nella sfortuna e ci morirò. Oggi però ho una speranza, una ragione per cui vivere e per andare avanti, questa ragione si chiama DENISE, ed è mia FIGLIA. Lei avrà da me tutto quello che io non ho mai avuto da nessuno"</em></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 09:27:30 UTC</pubDate>
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         <title>Roma, RM</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Rita<strong> </strong>Atria (Partanna, 4/09/1974 – Roma, 26/07/1992) è stata una giovane studentessa, testimone di giustizia, morta suicida a seguito della morte di Paolo Borsellino e per questo motivo considerata una vittima innocente di mafia. </p><p><em>"Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici. La mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi"</em></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 09:30:23 UTC</pubDate>
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         <title>Erice, TP</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Barbara Rizzo</strong> (Trapani, 22/02/1955 – Erice, 2/04/1985) è stata una donna siciliana vittima di Cosa Nostra, rimasta uccisa insieme ai figli Giuseppe e Salvatore Asta nella Strage di Pizzolungo</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 09:33:04 UTC</pubDate>
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         <title>Reggio Calabria, RC</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Giuseppina Utano</strong>, il 12 Dicembre 1975, 3 anni appena, fu uccisa a Reggio Calabria nel corso di un agguato a suo padre Sebastiano. Colpita alla testa dai pallettoni indirizzati al padre, guardaspalle del boss di San Giovanni di Sambatello. Nell’agguato rimase gravemente ferita anche la madre della piccola, in avanzato stato di gravidanza. L’intera famiglia era in auto quando fu investita dai colpi esplosi probabilmente da più di un killer.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 09:33:28 UTC</pubDate>
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         <title>Via Varallino, Galliate, NO</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Cristina Mazzotti (Losanna, 22/06/1957 - Varellino di Galliate, agosto 1975) è stata una studentessa milanese, sequestrata e uccisa dalla 'ndrangheta.</p><p>Cristina era la figlia di Helios Mazzotti, un industriale attivo nel settore cerealicolo. Nata a Losanna, viveva a Milano in un appartamento in Piazza della Repubblica, di fronte alla famosa "<em>Torre Breda</em>". Il successo imprenditoriale del padre Helios la trasformò in un obiettivo durante la Stagione dei Sequestri di persona, che funestò l'Italia intera negli anni '70 e nei primi anni '80. Fu sequestrata e venne pagato un riscatto, tuttavia la ragazza, malnutrita e stremata, non sopravvisse per il trattamento disumano cui era stata sottoposta in quelle settimane di prigionia. Al processo si riuscì a risalire alla data della morte: esattamente il giorno prima del pagamento del riscatto.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 09:39:32 UTC</pubDate>
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         <title>Barbariga, Vigonza, PD</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Cristina Pavesi (Conegliano Veneto, 1968 - Barbariga di Vigonza, 13/12/1990) è stata una studentessa universitaria veneta, uccisa dalla Mafia del Brenta.</p><p>Cristina quel giorno era di ritorno dall'Università di Bologna, felice perché il relatore desiderato le aveva appena assegnato la tesi di laurea. Si trovava sul treno Bologna-Venezia, quando verso le 18:30, all'altezza di Barbariga di Vigonza, poche decine di km da Padova, il boato di un'esplosione investì il treno di Cristina, che morì sul colpo.</p><p>La banda di Felice Maniero stava dando l'assalto a un treno postale, partito da Venezia con direzione Milano, con l'intenzione di impadronirsi dei 6 miliardi di lire che stava trasportando e per farlo decise di usare una carica di tritolo sui binari, per spezzare in due il vagone blindato. Nel farlo, non si resero conto che nella direzione opposta stava passando proprio il Bologna-Venezia su cui era seduta Cristina.</p><p>Nella concitazione del momento, i mafiosi di Maniero riuscirono comunque a impossessarsi del bottino e a sparire nella campagna veneta</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 09:43:26 UTC</pubDate>
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         <title>Statte, TA</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Domenico Calviello era un ragazzo di 14 anni. Fu ucciso a Statte, in provincia di Taranto, il 20 ottobre 1989. Alla base dell'omicidio, un errore di persona oppure una vendetta trasversale legata alla guerra tra clan rivali nel tarantino. Il ragazzo fu assassinato con due fucilate esplose da distanza ravvicinata, con un' arma caricata probabilmente a pallettoni. I killer probabilmente erano in due, nascosti dietro un muretto, a pochi metri di distanza dal punto dove si trovava un fratello della vittima, Antonio Calviello, 24 anni, che gli investigatori non escludono fosse il vero obiettivo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 09:44:35 UTC</pubDate>
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         <title>Parabita, LE</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Angelica Pirtoli, una bambina di poco più di 2 anni, fu uccisa insieme alla madre. E' considerato uno dei delitti più atroci e crudeli avvenuto in Italia. La bimba fu ferita e lasciata agonizzante sul cadavere della madre. Dopo qualche ora, gli assassini afferrano per un piedino e la sbattono ripetutamente su un muretto. Il corpo di Angelica è stato ritrovato nel maggio del 1999, dopo otto anni dal suo assassinio, a pochi chilometri dal terreno in cui fu rinvenuta la madre strangolata. Il duplice omicidio si è scoperto essere legato alla criminalità organizzata e alla Sacra Corona Unita. Fu ordinato dalla moglie del boss con il quale la mamma di Angelica aveva una relazione.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 09:47:03 UTC</pubDate>
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         <title>Palermo, PA</title>
         <author>simodesan78</author>
         <link>https://padlet.com/simodesan78/hau5s0ksh4bnuoi4/wish/2838546559</link>
         <description><![CDATA[<p>Emanuela Loi (Sestu, 9/10/1967 – Palermo, 19/07/1992) è stata un'agente della Polizia di Stato italiana, morta nella Strage di Via D'Amelio; fu la prima agente donna della Polizia di Stato a restare uccisa in servizio.</p><p>Conseguita la maturità magistrale, Emanuela entrò nella polizia di Stato nel 1989, frequentando il 119° corso presso la Scuola Allievi Agenti di Trieste. Nel 1991 venne trasferita a Palermo e assegnata alla scorta di Paolo Borsellino: il 19 luglio 1992 morì in servizio nella Strage di Via d'Amelio, insieme ai colleghi Walter Cosina, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 09:48:29 UTC</pubDate>
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         <title>Palermo, PA</title>
         <author>simodesan78</author>
         <link>https://padlet.com/simodesan78/hau5s0ksh4bnuoi4/wish/2838552429</link>
         <description><![CDATA[<p>Emanuela Setti Carraro (Borgosesia, 9/10/1950 – Palermo, 3/09/1982) è stata un'infermiera italiana, moglie del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, vittima insieme a lui e all'agente della scorta Domenico Russo nella Strage di via Carini. </p><p>La sera del 3 settembre 1982 il Generale decise di cenare con Emanuela a villa Pajno, sua residenza privata a Palermo. Per precauzione, però, prenotò un tavolo in un ristorante lontano dalla città a Mondello, nota località turistica palermitana. Salirono sulla macchina della moglie, una Autobianchi A112, alla cui guida si mise lei, seguita a breve distanza dall'Alfetta di scorta su cui viaggiava l'agente di scorta Domenico Russo.</p><p>Intorno alle 21.10 l'Alfetta di Domenico Russo venne affiancata da una motocicletta su cui viaggiavano un killer e il mafioso Pino Greco, il quale aprì il fuoco con un Kalashnikov AK-47 sull'agente di scorta, che nonostante i colpi uscì dall'auto per tentare, invano, di difendere il Generale e la consorte. Nello stesso momento Antonino Madonia e Calogero Ganci, guidando una BMW 518, raggiunsero l'auto su cui viaggiava il Generale uccidendo la coppia con 30 colpi di AK-47. L'auto su cui viaggiavano andò a sbattere contro una Fiat parcheggiata. Per essere sicuro di averli uccisi, il sicario scese dall'auto e sparò un ultimo colpo alla testa sia al Generale che alla moglie. I loro corpi vennero rinvenuti crivellati di colpi, con il Generale che abbracciava Emanuela in un disperato tentativo di farle da scudo con il proprio corpo</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 09:57:29 UTC</pubDate>
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         <title>Crotone, KR</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>Salvatore Feudale di 10 anni fu assassinato in piazza Mercato, a Crotone, insieme al fratello Domenico di 19 anni. E' il 20 settembre 1973. Episodio cruento della guerra tra i Vrenna e Feudale. Salvatore e Domenico Feudale sono figli di Umberto, boss di Crotone, 16 colpi uccidono senza scampo i due ragazzi. È il giusto prezzo da far pagare al padre Umberto, che qualche tempo prima aveva ammazzato Ninnì Vrenna, figlio del boss rivale.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 09:58:24 UTC</pubDate>
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         <title>Firenze, FI</title>
         <author>veronicaricci67100</author>
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         <description><![CDATA[<p>STRAGE DI VIA GEORGOFILI</p><p>Il 27 maggio 1993, pochi minuti dopo l'una del mattino, a Firenze, in via dei Georgofili, si verificò una terribile esplosione, che sconvolse il centro storico della città. </p><p>La deflagrazione fu devastante e provocò il crollo della Torre dei Pulci, sede dell' Accademia dei Georgofili, nella quale rimasero uccisi Fabrizio Nencioni, ispettore dei vigili urbani, e la moglie Angela Fiume, custode dell'Accademia, insieme alle loro figlie Nadia (nove anni) e Caterina (meno di due mesi di vita), che abitavano al terzo piano della Torre. Nelle abitazioni circostanti si propagò un incendio, che uccise anche un giovane di 22 anni, lo studente universitario Dario Capolicchio.</p><p>I processi hanno accertato che i mandanti e gli autori materiali della strage erano esponenti della mafia e che ad ispirarla era stata l'avvenuta formale deliberazione di «una sorta di stato di guerra contro l'Italia», da attuarsi utilizzando una precisa strategia di tipo terroristico ed eversivo, che andava oltre i consueti metodi e le consuete finalità delle varie forme di criminalità organizzata. Con essa si intendeva «costringere lo Stato italiano praticamente alla resa davanti alla criminalità mafiosa».</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:06:11 UTC</pubDate>
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         <title>Corleone, PA</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Giovanna Giammona (N.D. - Corleone, 25/02/1995) è stata una vittima innocente di Cosa Nostra. Nell’ambito di una guerra tra clan, la famiglia Giammona fu sospettata, erroneamente, di essere coinvolta in un progetto che avrebbe portato al rapimento del figlio di Totò Riina. Giovanna Giammona, insieme a suo marito Francesco Saporito, furono uccisi mentre erano in auto. La donna riuscì a proteggere il figlio di un anno e mezzo che teneva in braccio. Uscì illeso anche l’altro figlio, che si trovava sul sedile posteriore. Per lo stesso motivo, un mese prima, il 28 gennaio, fu ucciso suo fratello, Giuseppe Giammona. Per l’omicidio furono condannati, Leoluca Bagarella, Leonardo e Vito Vitale, Giovanni Brusca e Salvatore Riina. Dal processo emerse che la famiglia Giammona non aveva nessun legame con la criminalità organizzata.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:06:15 UTC</pubDate>
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         <title>Cava de&#39; Tirreni, SA</title>
         <author>amicuccitina88</author>
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         <description><![CDATA[<p>Simonetta Lamberti, bimba di 11 anni, uccisa casualmente da un killer della camorra, l' obiettivo era il padre della piccola, il giudice Alfonso Lamberti, procuratore di Sala Consilina (Sa). Simonetta era uscita a prendere un gelato con il padre e stava rincasando in auto. Il padre si salvò, ma purtroppo per lei non ci fu scampo. Era il 29 maggio 1982.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:10:00 UTC</pubDate>
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         <title>Villafranca Tirrena, ME</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Graziella Campagna</strong> (Saponara, 3/07/1968 - Villafranca Tirrena, 12/12/1985) è stata una giovane lavoratrice, vittima innocente di Cosa Nostra a soli 17 anni. </p><p>Nata a Saponara, in provincia di Messina, andò subito a lavorare invece di finire gli studi, trovando lavoro presso la lavanderia Regina, nel vicino comune di Villafranca Tirrena, che raggiungeva quotidianamente in pullman per adempiere alla mansione di stiratrice. Guadagnava 150mila lire al mese, con cui contribuiva al bilancio familiare.</p><p>Un lavoro sicuro, finché non ritrovò nella camicia di un cliente, tale Ingegner Toni Cannata, cliente della lavanderia insieme al geometra Gianni Lombardo, un'agendina che svelava che i due erano in realtà Gerlando Alberti Junior (nipote di Gerlando Alberti, braccio destro di Pippo Calò), e Giovanni Sutera, pericolosi latitanti ricercati per associazione mafiosa e traffico di droga.</p><p>Essendo suo fratello un carabiniere, quando Alberti mandò Sutera a recuperare l'agendina e ritornò soltanto con un portadocumenti rosso e una foto di Giovanni XXIII fu decisa la sua condanna a morte. Tre giorni prima del rapimento e dell'omicidio, Graziella confidò alla madre di aver scoperto che l'ingegner Cannata non era in realtà lui e che quando aveva raccontato ad Agata Canistrà, cognata della titolare, della presenza dell'agendina, quest'ultima gliel'aveva strappata dalle mani.</p><p>La sera del 12 dicembre 1985, Graziella, come di consueto, si diresse alla fermata dell'autobus, ma non fece più ritorno a casa. Non vedendola arrivare la madre, preoccupata, avviò le ricerche ma queste non diedero i risultati sperati. Qualcuno in paese, forse intenzionalmente, pensò addirittura ad una “fuitina”. Un'ipotesi che non poteva reggere perché l’unico ad averne interesse sentimentale con la giovane Graziella era proprio con la sua famiglia. Eppure gli investigatori, a cominciare dal maresciallo Giardina a capo della stazione dei Carabinieri, avallarono quella tesi, tanto da aspettare un giorno prima di mettersi a cercare la ragazza.</p><p>Il 14 dicembre il cadavere di Graziella venne trovato a Forte Campone, in un luogo isolato, rannicchiato contro un muro, con un braccio alzato in segno di difesa e cinque colpi di arma da fuoco sparati da meno di 2 metri su viso, spalla, petto, mano e braccio.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:12:32 UTC</pubDate>
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         <title>Pollena Trocchia, NA</title>
         <author>amicuccitina88</author>
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         <description><![CDATA[<p>Valentina Terracciano, era una bambina di 2 anni rimasta uccisa durante una sparatoria a Pollena Trocchia (Na), nel mezzo di una guerra di camorra, il 12 novembre del 2000. L'obiettivo era il padre.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:15:58 UTC</pubDate>
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         <title>Palermo, PA</title>
         <author>veronicaricci67100</author>
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         <description><![CDATA[<p>Carlo Alberto Dalla Chiesa nasce a Saluzzo nel 1920.</p><p>Nel 1942 si laureò in giurisprudenza ed entrò come sottotenente nell'Arma dei Carabinieri e fu uno dei capi della Resistenza nelle Marche.</p><p>Sposò Dora Fabbo nel 1946 a Firenze e nel 1948 cominciò la sua esperienza nella lotta alla mafia, incriminando Luciano Liggio e arrestando 76 capi mafiosi tra il 1966 e il 1973.</p><p>Nel 1973 venne trasferito in Piemonte e promosso generale di brigata, dove gli venne affidata nel 1977 la coordinazione degli istituti di sicurezza e di pena.</p><p>Nel 1978 &nbsp;venne promosso generale fino al 1981, per combattere il terrorismo e riuscì a distruggere l'organizzazione delle Brigate Rosse in tre anni.</p><p>Sempre nell'81, fu mandato a Palermo come prefetto antimafia, ma i suoi poteri limitati gli impedirono di agire.</p><p>Il 3 settembre del 1982, mentre tornava dal palazzo della Prefettura del capoluogo siciliano, in Via Carini alla sua Autobianchi A112 Special guidata dalla moglie Emanuela Setti Carraro di 31 anni, con la quale il generale era sposato da soli 54 giorni, si afianca una BMW 518 guidata da Antonio Madonia che spara con un AK-47 sulla A112 e sulla Alfa Spider guidata dall'agente di scorta Domenico Russo, uccidendo i tre uomini.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:16:19 UTC</pubDate>
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         <title>Firenze, FI</title>
         <author>amicuccitina88</author>
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         <description><![CDATA[<p>Nadia Nencioni 8 anni, nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993, a Firenze, venne fatta esplodere un Fiat Fiorino imbottita di esplosivo nei pressi della storica Torre dei Pulci, tra gli Uffizi e l'Arno. Persero la vita cinque persone e quarantotto persone rimasero ferite. La strage è inquadrata nell'ambito  del clan mafioso dei Corleonesi di Totò Riina. Le vittime della strage furono: Caterina Nencioni, di 50 giorni; Nadia Nencioni, di 8 anni; Angela Fiume, custode dell'Accademia dei Georgofili, 36 anni; Fabrizio Nencioni, 39 anni; Dario Capolicchio, studente di architettura, 22 anni.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:23:33 UTC</pubDate>
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         <title>Catania, CT</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Liliana Caruso ( N.D, 1966 - Catania, 10/07/1994) è stata una donna siciliana uccisa da Cosa Nostra perché moglie di un collaboratore di giustizia. </p><p>Moglie del collaboratore di giustizia Riccardo Messina, venne uccisa insieme a sua madre Agata Zucchero per ritorsione da parte dei Savasta. Si rifiutò di convincere il marito a non collaborare, nonostante le pressioni della famiglia mafiosa. Dopo l'omicidio, Riccardo Messina continuo a collaborare, contribuendo a far arrestare diversi affiliati alla famiglia dei Savasta</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:25:49 UTC</pubDate>
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         <title>Milano, MI</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Luisa Fantasia (San Severo, 12/04/1943 – Milano, 14/06/1975) è stata la moglie di un carabiniere sotto copertura, uccisa dalla 'ndrangheta a Milano. </p><p>Sabato 14 giugno suonarono alla porta dell'abitazione del maresciallo due giovani, presentandosi come amici. La giovane moglie disse loro che il marito non era in casa, ma non fece in tempo a richiudere la porta che venne aggredita e immobilizzata. I due, non trovando in casa ciò che cercavano, decisero di seviziare, violentare e infine sgozzare la donna, di fronte alla figlia di 18 mesi. </p><p>Al suo ritorno a casa, poco prima della mezzanotte, Mascione ritrovò il corpo della moglie, seminudo e coperto di sangue, brutalmente sfigurato in volto, gli occhi sbarrati, le braccia reclinate sul capo, come per proteggersi. Di fianco, addormentata e sporca di sangue, sua figlia Cinzia, che si era addormentata esausta dopo aver pianto e urlato per ore.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:31:19 UTC</pubDate>
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         <title>Mesagne, BR</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Marcella di Levrano (Mesagne, 18/04/1964 - Mesagne, 5/04/1990) è stata una donna e madre pugliese, vittima della Sacra Corona Unita. </p><p>Seconda di tre sorelle, nel 1968 a quattro anni la madre Marisa Fiorani decise di abbandonare il marito violento e di trasferirsi con le figlie a Torchiarolo. L'infanzia di Marcella trascorse serena. Dopo aver concluso le scuole medie, si iscrisse all'Istituto Magistrale di Brindisi, negli anni in cui la città cominciò a diventare una piazza importante di spaccio di droga, feudo della Sacra Corona Unita.</p><p>Una sera, mentre frequentava il secondo anno, Marcella non tornò a casa la sera: fu ritrovata due giorni dopo, fatta di eroina. Da quel momento cominciò a frequentare uomini legati alla SCU, per procurarsi le dosi. Nonostante i tentativi della madre Marisa e delle sorelle, Marcella non riuscì a uscire dal tunnel della tossicodipendenza, con continui tentativi di risollevarsi dalla sua condizione seguiti da nuove ricadute.</p><p>Dopo 4 anni, Marcella scoprì di essere incinta. La gioia di diventare mamma la allontanò del mondo che l'aveva inghiottita. Nata sua figlia Sara, Marcella andò a cercare il padre, ma venne continuamente respinta. Caduta in depressione, tornò a drogarsi. La sua famiglia, nella speranza di aiutarla, cambiò in continuazione paese, ma senza risultati. La conseguenza fu che i servizi sociali le tolsero la figlia Sara. Quel trauma la convinse definitivamente a uscire dal tunnel della tossicodipendenza e dal mondo di rapporti con la Sacra Corona Unita.</p><p>Dal giugno 1987 Marcella divenne una testimone di giustizia, collaborando con le Forze dell'Ordine, raccontando la sua storia e facendo i nomi e cognomi delle persone che giravano intorno allo spaccio e al traffico di droga. Avrebbe dovuto rendere la sua testimonianza al maxiprocesso contro la SCU che sarebbe iniziato nel novembre 1990. Tuttavia, Marcella in aula non arrivò mai.</p><p>L'8 marzo Marcella venne rapita. Il suo corpo venne ritrovato solamente il 5 aprile, con il volto orrendamente sfigurato da un grosso masso trovato lì accanto, nel bosco di Lucci, tra Brindisi e Mesagne.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:36:08 UTC</pubDate>
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         <title>Oppido Mamertina, RC</title>
         <author>amicuccitina88</author>
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         <description><![CDATA[<p>Maria Angela Ansalone di 9 anni, e suo nonno Giuseppe Maria Biccheri di 66 anni, morirono la sera di venerdì 8 maggio 1998 a Oppido Mamertina. Erano sulla stessa auto che fu scambiata da dei sicari per quella di un appartenente a un clan rivale.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:40:37 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Limbadi, VV</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Maria Chindamo (Laureana di Borrello, 7/06/1974 - Limbadi, 6/05/2016) è stata un'imprenditrice calabrese, vittima innocente di 'ndrangheta.</p><p>Sposata con Ferdinando Punturiero, il marito si tolse la vita il 6 maggio 2015 a seguito della decisione dell'imprenditrice di chiedere la separazione, motivo per cui, per la famiglia di lui, la responsabilità del suicidio era della moglie.</p><p>A un anno esatto di distanza dal suicidio del marito, Maria venne rapita davanti all'ingresso della sua azienda agricola in contrada Carini di Località Montalto, dove doveva incontrare alcuni dei suoi operai.</p><p>L'automobile della donna venne ritrovata, ancora col motore acceso, dinanzi al cancello della proprietà. Sia sul mezzo che su un muretto, gli investigatori rinvennero tracce di sangue e capelli. Ad avvisare il fratello Vincenzo della scomparsa fu un dipendente. Non è stato ancora ritrovato il corpo</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:41:18 UTC</pubDate>
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         <title>Sanremo, IM</title>
         <author>veronicaricci67100</author>
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         <description><![CDATA[<p>I NOSTRI EROI.....</p><p>PER LE VITTIME DELLA MAFIA</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:45:51 UTC</pubDate>
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         <title>Napoli, NA</title>
         <author>amicuccitina88</author>
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         <description><![CDATA[<p>Giovanni Gargiulo, ucciso a 14 anni nella periferia orientale di Napoli. Morto non perché si è trovato nella traiettoria dei proiettili ma una vera e propria esecuzione camorristica. Ha tentato di fuggire e cercare rifugio nel vicino supermercato che stava per aprire ai clienti, ma non ce l'ha fatta Giovanni. La sua unica colpa è il cognome, Gargiulo. Suo fratello aveva iniziato un percorso di collaborazione con la giustizia e la cultura della vendetta non ammette eccezioni. E così il 18 febbraio del 1998 due sicari a bordo di una motocilcetta hanno messo fine alla sua giovane vita.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:46:13 UTC</pubDate>
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         <title>Rosarno, RC</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Maria Concetta Cacciola (Rosarno, 30/09/1980 – Rosarno, 20/08/2011) è stata una testimone di giustizia, vittima innocente di 'ndrangheta.</p><p>Figlia di Michele Cacciola, e nipote del boss Gregorio Bellocco, capo famiglia di Rosarno, la sua era una potente famiglia di 'ndrangheta, tanto che il fratello Giuseppe seguì le orme familiari, come da regole dell'organizzazione.</p><p>Maria Concetta iniziò a frequentare a 13 anni Salvatore Figliuzzi, che la sposò più tardi solamente per poter entrare a far parte della 'ndrina di Bellocco. A seguito dell’arresto del marito, poi condannato in via definitiva nel processo Bosco Selvaggio, Maria Concetta fu costretta, insieme ai suoi tre figli, ad una vita priva di libertà, come imposto dalle regole della 'ndrina. Tuttavia, Maria Concetta iniziò una relazione sentimentale con un uomo conosciuto su internet. Appena la cosa divenne di dominio pubblico, venne selvaggiamente picchiata dal padre e dal fratello per aver disonorato la famiglia.</p><p>Maria Concetta fu convocata dai Carabinieri di Rosarno perché il figlio Alfonso era stato fermato a guidare senza patente. Lì confidò al Maresciallo di voler parlare della sua famiglia, ma di non poterlo fare in quel momento, per paura di essere ammazzata. Tornò in caserma il successivo 19 maggio e poi il 23 e il 25, venendo ascoltata direttamente dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. Data la rilevanza delle sue dichiarazioni, gli inquirenti la inserirono nel programma di protezione e nella notte tra il 29 e il 30 maggio Maria Concetta, per amore dei suoi figli, che però fu costretta a lasciare alla madre, divenne testimone di giustizia, trasferita prima a Cassano allo Ionio, poi a Bolzano e infine a Genova.</p><p>Dopo una serie di vicissitudini il 20 agosto del 2011, dodici giorni dopo il suo ritorno a Rosarno, Maria Concetta venne trovata morta nel bagno di casa per aver ingerito acido muriatico. Tre giorni dopo i genitori si presentarono alla Procura di Palmi, presentando un esposto in cui accusavano le autorità di aver indotto al suicidio la figlia, costringendola a collaborare con l'inganno, producendo agli atti la lettera e l'audiocassetta nelle quali Maria Concetta ritrattava tutto quello che aveva dichiarato agli inquirenti, affermando di averlo detto solo per vendicarsi del padre e del fratello.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:46:46 UTC</pubDate>
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         <title>Cinisi, PA</title>
         <author>amicuccitina88</author>
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         <description><![CDATA[<p>Giuseppe Impastato 8 maggio 1978.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:49:04 UTC</pubDate>
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         <title>Torre Annunziata, NA</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Matilde Sorrentino (Torre annunziata, 1955 - Torre annunziata, 26/03/2004) è stata una donna napoletana, vittima innocente della Camorra. </p><p>Matilde nel 1997 aveva coraggiosamente denunciato un gruppo di persone perché avevano abusato sessualmente di suo figlio di 7 anni e di altri bambini. Gli abusi avvenivano nella scuola elementare del Rione Poverelli. Le accuse portarono all'arresto e alla condanna di ben 19 pedofili.</p><p>La sera del 26 marzo 2004 Matilde sentì suonare il campanello di casa. Una volta aperta la porta però venne raggiunta da numerosi colpi di pistola al volto e al petto. Le indagini successive collegarono l'omicidio della donna alle sue denunce effettuate nel 1997.</p><p>Alfredo Gallo venne arrestato e confessò di essere l'autore materiale del delitto. Come mandante invece venne identificato Francesco Tamarisco, un noto capo criminale del Rione Poverelli.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:53:03 UTC</pubDate>
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         <title>Niscemi, CL</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Patrizia Scifo (N.D. – Niscemi, 18/06/1983) è stata un una ragazza italiana, scomparsa all’età di diciannove anni per mano di Cosa Nostra.</p><p>Figlia di Vittorio Scifo, anche noto come '’Mago di Tobruk’’, Patrizia aveva diciassette anni quando si innamorò di Giuseppe Spatola, mafioso locale appartenente ad una cosca in faida con un’altra per il controllo degli appalti pubblici. I due scapparono insieme e Spatola, che era sposato, tornò a chiedere la mano ai genitori di Patrizia una volta che avesse ottenuto la separazione dalla moglie. I genitori negarono il proprio consenso, ma Patrizia e Giuseppe Spatola continuarono a vivere insieme. La convivenza fu caratterizzata da pesanti maltrattamenti nei confronti della ragazza da parte del mafioso, che portarono anche ad una denuncia da parte di Patrizia, che venne ritirata quando dalla loro relazione nacque una bambina.</p><p>La sera del 18 giugno 1983 Patrizia Scifo scomparve. Aveva portato la figlia a casa di sua madre e aveva detto che sarebbe tornata a prenderla il giorno seguente ma non tornò mai. Vittorio Scifo e sua moglie la cercarono ovunque a Niscemi, anche negli ambienti malfamati. Spatola, che fu l’ultimo ad avere contatti con la ragazza, venne fermato durante il corso delle indagini e poi rilasciato perché disponeva di un solido alibi.</p><p>Vittorio Scifo venne ucciso il mese seguente davanti al suo bar in centro a Niscemi, quando un assassino si avvicinò chiamandolo per nome ed esplose colpi di pistola ferendolo mortalmente.</p><p>Nel 2011 avvenne una svolta sul caso riguardante Patrizia e Vittorio Scifo. Gli investigatori, in seguito alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, riuscirono a ricostruire l’avvenuto. A finire in manette fu Giovanni Passaro, ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio di Vittorio Scifo, ucciso su richiesta di Spatola perché faceva troppe domande riguardo alla scomparsa della figlia. La morte di Patrizia fu attribuita invece a Giovanni Spatola stesso, che la strangolò per poi seppellirla in un terreno di sua proprietà.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 10:57:17 UTC</pubDate>
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         <title>Taurianova, RC</title>
         <author>amicuccitina88</author>
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         <description><![CDATA[<p>Rocco Corica 7 anni, viene ucciso a Taurianova il 29 settembre 1976. L'agguato era rivolto al padre. Il suo volto viene sfigurato dai proiettili. </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 11:00:43 UTC</pubDate>
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         <title>Nardò, LE</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Renata Fonte (Nardò, 10/03/1951 – Nardò, 31/03/1984) è stata una donna politica italiana, vittima innocente di mafia.</p><p>Si trasferì fin da piccola a Chieti, per seguire il padre, funzionario del Ministero della Difesa. La vita familiare non fu serena e i suoi genitori si separarono quando lei era adolescente.</p><p>Frequentò il Liceo Classico di Nardò, ma non conseguì il diploma poiché a 17 anni incontrò Attilio Matrangola che diventò suo marito. Poi nacque la prima figlia Sabrina, a Mariano Comense, mentre nel 1973 diede alla luce Viviana in Sardegna. Per diversi anni seguì il marito, sottoufficiale dell'Aeronautica Militare fino a quando, dopo un trasferimento in Sicilia decise di proseguire gli studi e di conseguire il Diploma di maturità Magistrale. Nel 1980 il marito venne definitivamente trasferito all'aeroporto di Brindisi. Studiò lingue e letteratura straniera nell'ateneo leccese per insegnare poi alle Scuole Elementari di Nardò.</p><p>Iniziò a dedicarsi alla politica militando nel PRI, Partito Repubblicano Italiano fino a diventare Segretario cittadino del Comune di Nardò. Nell'espletamento del mandato la sua attività si contraddistinse per la difesa del territorio. Diresse infatti il Comitato per la Tutela di Porto Selvaggio, che le permise di opporsi alle forti speculazioni edilizie nell'area, dichiarata Parco naturale regionale. Si candidò alle elezioni amministrative nelle quali risultò eletta, divenendo la prima donna assessore di Nardò, prima al comando dell'assessorato alle finanze e in seguito a quello alla pubblica istruzione, cultura, sport e spettacolo. Nello stesso tempo entrò nel direttivo provinciale del partito e divenne anche responsabile per la provincia del settore cultura.</p><p>Durante l'espletamento del suo mandato Renata Fonte iniziò a scoprire illeciti ambientali e si oppose con tutte le sue forze alla lottizzazione cementizia proposta nella zona di Porto Selvaggio. Fu uccisa da tre colpi di pistola nella notte tra il 31 marzo e il 1 aprile 1984, vicino alla sua abitazione, mentre rientrava a casa dopo una seduta del consiglio comunale; aveva 33 anni. Fu il primo omicidio di mafia nel Salento.</p><p>Renata Fonte fu uccisa per aver difeso Porto Selvaggio dalla speculazione edilizia come confermato dalla sentenza della Corte d'assise di Lecce, depositata il 16 marzo 1987 dal presidente Domenico Angelelli e dal giudice istruttore Luigi de Liguori.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 11:01:17 UTC</pubDate>
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         <title>Le Castella, KR</title>
         <author>amicuccitina88</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Graziella Maesano</strong> e <strong>Maria Maesano</strong>, bambine di 9 anni, uccise a Le Castella (Crotone) il 21 settembre 1982. Pascolavano il gregge insieme al padre di Graziella, zio di Maria, Gaetano Maesano. Tutti e tre orrendamente sfigurati&nbsp; a colpi di pallettoni. Vittime di una faida tra clan rivali.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 11:04:59 UTC</pubDate>
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         <title>Palermo, PA</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Rosalia Pipitone, detta Lia (Palermo, 16/08/1958 – Palermo, 23/09/1983) è stata una donna, madre e artista palermitana uccisa con il consenso del padre Antonino Pipitone, capomafia della famiglia dell'Acquasanta di Palermo, per aver intrattenuto una presunta relazione extraconiugale, violando in questo modo l'onore della sua famiglia, secondo le regole di Cosa Nostra.</p><p>Tra l'Arenella e l'Acquasanta sorgeva il “fondo Pipitone”, luogo che veniva utilizzato per prendere le decisioni più importanti, e dal quale partirono gli assassini di Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Rocco Chinnici.</p><p>Una posizione di prestigio e di potere, quella occupata dal padre di Lia che insieme a Tommaso Cannella muoveva l'economia mafiosa e che non poteva certo essere infangata da una figlia desiderosa di vivere libera e senza condizionamenti. Ecco perché le voci di una relazione extraconiugale risultarono intollerabili per il padre, che portò subito la questione all'interno di Cosa Nostra per poterla risolvere. Fu in quella sede che si decise che era meglio "<em>avere una figlia morta che separata</em>".</p><p>Alle 18:30 circa del 23 settembre 1983 presso il negozio di prodotti sanitari e per l'infanzia <em>Farmababy</em>, Lia Pipitone, all'interno del locale per fare una telefonata, venne colpita da tre proiettili sparati da due malviventi che, dopo aver chiesto al titolare dell’esercizio tutti i soldi in cassa, prima di scappare la ferirono gravemente. Lia morì verso le 22:20 nell'Ospedale Civico di Palermo. Le dichiarazioni dei due testimoni, Giovanni Lo Monaco e Rosalia Sciortino, titolari dell'esercizio commerciale, lasciarono forti dubbi sull'autenticità della rapina, anomalie confermate anche dagli inquirenti in dibattimento nel 2003.</p><p>Nonostante i sospetti che la rapina fosse stata simulata, il ritrovamento del corpo di Simone Trapani, amico e lontano parente di Lia, il 24 settembre 1983, portarono le indagini a seguire un nuovo corso. La notizia della relazione di Lia con Simone, proveniente da una fonte della polizia, avallò l’ipotesi che la finta rapina fosse stata organizzata dal marito per vendicarsi del tradimento. I sospetti caddero a seguito degli esiti di intercettazione telefonica a suo carico.</p><p>La morte di Simone Di Trapani venne fatta passare come gesto disperato del ragazzo, incapace di accettare la morte di Lia, che decise allora di lanciarsi dal balcone di casa.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 11:07:20 UTC</pubDate>
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         <title>Cassano Allo Ionio, CS</title>
         <author>amicuccitina88</author>
         <link>https://padlet.com/simodesan78/hau5s0ksh4bnuoi4/wish/2838792869</link>
         <description><![CDATA[<p>Quella di Nicola Campolongo è una storia atroce , il piccolo Cocò, il cui corpo è stato trovato la mattina del 19 gennaio 2014 a Cassano Ionio, nel Cosentino. Bruciato sul seggiolino dell'auto insieme a suo nonno Giuseppe Iannicelli, sorvegliato speciale di 52 anni, e la sua compagna marocchina Ibtissam Touss di 27 anni. Cocò aveva appena tre anni. Cresciuto nel penitenziario di Castrovillari insieme alla madre, imputata perchè appartenente ad una organizzazione sul traffico di stupefacenti. Forse il triplice omicidio è maturato nell'ambito della criminalità che gestisce il traffico e lo spaccio di droga nella zona della Sibaritide.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 11:10:02 UTC</pubDate>
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         <title>Napoli, NA</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Silvia Ruotolo (Napoli, 18/01/1958 – Napoli, 11/06/1997), è stata una giovane mamma, vittima innocente in un agguato di Camorra. Era cugina dei giornalisti Sandro e Guido Ruotolo, il primo storico collaboratore di Michele Santoro, l'altro giornalista de La Stampa.</p><p>Nata a Napoli in una famiglia benestante del Vomero, era figlia di Michele Ruotolo e Maria Teresa della Guda. Trascorse serenamente la sua infanzia, circondata dall'affetto della sorella maggiore Michela e del fratello più piccolo Giovanni. All'età di 14 anni venne colpita da un grave lutto, la morte prematura del padre, che segnò profondamente la sua adolescenza.</p><p>Finiti gli studi magistrali, nel 1982 incontrò Lorenzo Clemente, con cui si sposò nel 1984 e dal quale ebbe due figli: Alessandra e, cinque anni più tardi, Francesco.</p><p>L'11 giugno 1997, Silvia percorreva a piedi la salita Arenella, una strada stretta e molto trafficata, utilizzata da centinaia di persone al giorno come scorciatoia per raggiungere la collina del Vomero. Per mano teneva suo figlio, di soli 5 anni, mentre dal balcone di casa, la figlia Alessandra, aspettava il ritorno della madre e del fratellino. Improvvisamente il traffico si bloccò: due uomini scesero dalla loro auto e iniziarono a sparare all'impazzata.</p><p>Silvia fu colpita a morte alla testa da uno dei 40 proiettili che avevano come obiettivo due affiliati del Clan Cimmino, Salvatore Raimondi, ucciso anche lui, e Luigi Filippini, ferito insieme ad uno studente universitario, Riccardo Valle.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 11:11:04 UTC</pubDate>
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         <title>Palermo, PA</title>
         <author>veronicaricci67100</author>
         <link>https://padlet.com/simodesan78/hau5s0ksh4bnuoi4/wish/2838798356</link>
         <description><![CDATA[<p>GIOVANNI FALCONE</p><p>Giovanni Falcone nasce a Palermo il 18 maggio 1939.  Nel 1961 si laurea in Giurisprudenza. Nel 1964 diventa pretore a Lentini e poi rimane per 12 anni sostituto procuratore a Trapani. Trasferitosi a Palermo nel 1978, dopo l'omicidio del giudice Cesare Terranova, lavorò all'Ufficio istruzione, sotto la guida di Rocco Chinnici, e insieme a Paolo Borsellino lavorarono su oltre 500 processi.  Dopo l'uccisione di Chinnici nel 1983, Antonino Caponnetto costituisce il pool antimafia, che includeva Falcone, Borsellino, Di Lello e Guarnotta. Nel 1984, con l'interrogatorio al pentito Tommaso Buscetta, si ha una svolta nelle indagini contro Cosa Nostra. Quando il pool cominciò a lavorare al grande maxiprocesso a Cosa Nostra, i due collaboratori di Falcone, Giuseppe Montana e Ninni Cassarà, vennero uccisi e quindi i giudici e le loro famiglie vennero trasferiti per sicurezza al carcere dell'Asinara. Nel 1987 si concluse il Maxiprocesso, con 360 condanne per complessivi 2665 anni di carcere e undici miliardi e mezzo di lire di multe da pagare, segnando un grande successo per il lavoro svolto da tutto il pool antimafia. A dicembre del 1986, Falcone viene nominato procuratore della repubblica di Marsala, e il pool si allarga, includendo altri giudici: Ignazio De Francisci, Gioacchino Natoli e Giacomo Conte. Nel 1988 Meli, che aveva sostituito Caponnetto, scioglie il pool antimafia. Il 21 giugno 1989 ci fu un fallito attentato alla villa di vacanza di Falcone, all'Addaura.  In quegli anni ci fu anche un'altra vicenda: furono inviate una serie di lettere anonime che diffamavano il giudice e i suoi colleghi e si pensò che il mittente fosse interno alla magistratura. Nel gennaio 1990 coordina un'inchiesta che porta all'arresto di quattordici trafficanti colombiani e siciliani. Negli anni tra il 1990 e il 1992, Falcone viene attaccato da diversi fronti. Nel 1990 alle elezioni dei membri togati del Consiglio superiore della magistratura, Falcone è candidato per le liste "Movimento per la giustizia" e "Proposta 88" : l'esito sarà però negativo. La sua vincinanza al socialista Martelli lo fece attaccare da molte parti del mondo politico. Nel 1991 ci fu un intenso lavoro da parte del giudice, ma il 23 maggio 1992 quando alle 17 e 56, all'altezza del paese siciliano di Capaci, cinquecento chili di tritolo fanno saltare in aria l'auto su cui viaggia il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 11:20:42 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Palermo, PA</title>
         <author>veronicaricci67100</author>
         <link>https://padlet.com/simodesan78/hau5s0ksh4bnuoi4/wish/2838800266</link>
         <description><![CDATA[<p>PAOLO BORSELLINO</p><p>Paolo Borsellino nasce a Palermo il 19 gennaio 1940 dove la famiglia possiede una farmacia. Laureatosi con lode in giurisprudenza presso l’Università del capoluogo siciliano nel 1962, partecipa nel 1963 al concorso di accesso alla magistratura, divenendo allora, il più giovane magistrato italiano. Nel 1967 diviene quindi Pretore di Mazara del Vallo e, successivamente, Pretore di Monreale dove lavora con il capitano dei Carabinieri Basile disarticolando l’organizzazione mafiosa locale con una serie di arresti di affiliati ai clan. A seguito dell’omicidio del capitano Basile in un agguato della mafia palermitana, Paolo Borsellino e la sua famiglia sono protetti dal servizio di scorta. Dal 1975, Borsellino lavora presso l’Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo occupandosi dei clan mafiosi della città e proseguendo così l’approfondimento delle indagini di Boris Giuliano. In questo ufficio, instaura un saldo rapporto umano e professionale con il giudice Rocco Chinnici con il quale stava sperimentando l’efficacia di una specializzazione degli inquirenti nella lotta alla criminalità organizzata. Dopo l’omicidio di Chinnici nel 1983, a capo dell’Ufficio è nominato Antonino Caponnetto; egli, comprendendo le potenzialità del coordinamento delle indagini e dello scambio di informazioni tra magistrati addetti, instaura pertanto il c.d. “pool antimafia” di cui fanno parte – oltre a Caponnetto e Borsellino – anche Giovanni Falcone, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. Grazie a questa iniziativa e al generale miglioramento delle capacità investigative anche sotto il profilo degli accertamenti bancari e patrimoniali, il pool ordina numerose misure di custodia (tra cui quella nei confronti di Vito Ciancimino) iniziando a ricevere le prime dichiarazioni di collaboratori di giustizia come Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, successivamente essenziali per l’istruzione del c.d. maxi processo. Nel 1985, per ragioni di sicurezza, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone sono ospitati nella foresteria del carcere dell’Asinara per la redazione degli atti necessari alla preparazione del 2 processo citato che si concluderà a Palermo nel 1987 con 342 condanne, infliggendo un durissimo colpo a “Cosa nostra”. Nel dicembre 1986, Paolo Borsellino è nominato Procuratore della Repubblica di Marsala. Nel 1992, dopo il congedo di Caponnetto dall’Ufficio istruzione per motivi di salute e il trasferimento di Falcone a Roma quale Direttore degli Affari penali del Ministero di Grazia e Giustizia, ritorna al Tribunale di Palermo come Procuratore aggiunto per coordinare l’attività distrettuale antimafia. La strage di Capaci del 23 maggio dove perse la vita l’amico e collega Giovanni Falcone provocò in lui una profonda sofferenza. Il pomeriggio del 19 luglio 1992, Paolo Borsellino era diretto verso la casa della madre dopo aver pranzato con la famiglia a Villagrazia di Carini. Un’auto carica di tritolo parcheggiata in via D’Amelio veniva fatta esplodere cagionando la morte del magistrato e dei cinque agenti della scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 11:24:23 UTC</pubDate>
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         <title>Palermo, PA</title>
         <author>amicuccitina88</author>
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         <description><![CDATA[<p>Rocco Chinnici, entrò in Magistratura nel 1952. Viene promosso Consigliere Istruttore presso il Tribunale di Palermo. Considerato il padre del Pool antimafia, che compose chiamando accanto a sé magistrati come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello. Venne ucciso il 29 luglio 1983 con una Fiat 127 imbottita di esplosivo davanti alla sua abitazione, in via Pipitone Federico a Palermo, all'età di 58 anni. Accanto al suo corpo giacevano altre tre vittime raggiunte in pieno dall'esplosione: il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone, Federico Stefano Li Sacchi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 11:26:12 UTC</pubDate>
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         <title>Cinisi, PA</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Giuseppe Impastato, detto Peppino (Cinisi, 5/01/1948 – Cinisi, 9/05/1978), è stato un giornalista, conduttore radiofonico e attivista italiano, membro di Democrazia Proletaria e noto per le sue denunce contro le attività di Cosa Nostra, a seguito delle quali fu assassinato il 9 maggio 1978.</p><p>Nacque a in provincia di Palermo da una famiglia legata a Cosa Nostra: il padre Luigi (1905-1977) era stato inviato al confino durante il periodo fascista per la sua appartenenza alla mafia, lo zio e gli altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre, Cesare Manzella, era il <em>capomafia</em> del paese, ucciso nel 1963 in un attentato con un' Alfa Romeo Giulietta riempita di tritolo. La madre Felicia Bartolotta (1916-2004), casalinga figlia di un impiegato comunale di Cinisi, aveva cercato di evitare il matrimonio quando aveva scoperto i rapporti di Luigi con la mafia. Peppino era il primogenito ed ebbe due fratelli minori entrambi di nome Giovanni, il primo nato nel 1949 e morto di meningite nel 1952 all'età di soli 3 anni, il secondo nato nel 1953.</p><p>Il ragazzo ruppe presto i rapporti con il padre, che lo cacciò di casa, e avviò un'attività politico-culturale di sinistra e antimafia. Nel 1965 fondò il giornalino <em>L'idea socialista </em>e aderì al PSIUP<sup>.</sup> Dal 1968 in poi partecipò, con il ruolo di dirigente, alle attività delle nuove formazioni comuniste, come <em>Il Manifesto </em>e, in particolare, <em>Lotta Continua</em>. Condusse le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.</p><p>Nel 1976 costituì il gruppo <em>Musica e cultura</em>, che svolgeva attività culturali (musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1977 fondò <em>Radio Aut </em>, radio libera autofinanziata,<sup> </sup>con cui denunciò i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo di Gaetano Badalamenti (chiamato sarcasticamente «Tano Seduto» da Peppino), successore di suo zio Cesare Manzella come capomafia locale, che aveva un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell'aeroporto di Punta Raisi. Il programma più seguito era <em>Onda pazza</em>, trasmissione satirica in cui Peppino derideva mafiosi e politici.</p><p>Nonostante le minacce e le continue pressioni della comunità locale, nel 1978 si candidò nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali, ma non fece in tempo a sapere l'esito delle votazioni perché venne assassinato a campagna elettorale ancora in corso, la notte del 9 maggio, su commissione di Badalamenti, venendo colpito a morte o tramortito con un grosso sasso (che venne rinvenuto a pochi metri di distanza, ancora sporco di sangue) e tentando di far apparire la sua morte come dovuta a un attentato fallito o a un suicidio, per distruggerne anche l'immagine, ponendo una carica di tritolo sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani. La lista di Democrazia Proletaria ottenne 260 voti e un seggio; gli elettori votarono comunque, simbolicamente, per il defunto Peppino, che addirittura risultò il candidato più votato con 199 preferenze, con il suo seggio che andò ad Antonino La Fata.</p><p>L'ultimo comizio di Impastato, il 7 maggio 1978, stampa, forze dell'ordine e magistratura inizialmente sostennero che Peppino stesse architettando un attentato nel quale lui stesso sarebbe rimasto ucciso, poi iniziarono a parlare di suicidio dopo la scoperta di una lettera in casa della zia, che in realtà non rivelava propositi suicidi. Il delitto, avvenuto in piena notte, passò inizialmente inosservato, poiché nella stessa giornata, una decina di ore dopo, venne ritrovato il corpo senza vita del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse, in via Caetani a Roma.</p><p>L'epitaffio inciso sulla tomba di Peppino a Cinisi recita così: <em>Rivoluzionario e militante comunista - Assassinato dalla mafia democristiana</em></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 11:36:03 UTC</pubDate>
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         <title>Palermo, PA</title>
         <author>simodesan78</author>
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         <description><![CDATA[<p>Piersanti Mattarella (Castellammare del Golfo, 24/05/1935 – Palermo, 6/01/1980) è stato un politico italiano, Presidente della Regione Sicilia tra il 1978 e il 1980. Fu assassinato da Cosa Nostra nel corso del suo mandato.</p><p>Fu eletto Presidente della Regione Sicilia il 9 febbraio 1978 con 77 voti su 100, il risultato più alto della storia dell'Assemblea<sup> </sup>alla guida di una coalizione di centro-sinistra con l'appoggio esterno del PCI. Subito dopo l'elezione intervenne in assemblea dichiarando di accettare la carica con riserva e chiedendo che la seduta fosse rinviata. Il 14 marzo 1978, sciogliendo la riserva, dichiarò di accettare la carica di Presidente della Regione e chiese, in considerazione della richiesta del PSI impegnato nel proprio congresso regionale, che la seduta venisse rinviata.</p><p>Non ci fu però tempo di affrontare i temi programmatici, nei giorni immediatamente successivi, perché l'Assemblea regionale siciliana venne convocata in seduta straordinaria il 17 marzo a seguito del rapimento di Aldo Moro e dell'uccisione dei cinque agenti della scorta da parte delle Brigate Rosse in quello che rimane noto come massacro di via Fani a Roma. In quell'occasione Mattarella rivolse un accorato appello al popolo siciliano per la difesa dello Stato democratico in cui, dopo aver reso omaggio ai caduti.</p><p>La presidenza di Mattarella si distingue per l'azione riformatrice portata avanti in regione.<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Piersanti_Mattarella#cite_note-:1-8"><sup>[8]</sup></a> All'inizio di aprile viene riformato il governo regionale accentuando la collegialità dell'azione della giunta dando la possibilità al presidente di avocare a sé decisioni spettanti ai singoli assessori e allargando le materie da sottoporre all'intero governo, razionalizzando le competenze degli assessorati, la previsione di tempi certi e rapidi per la pubblicazione degli atti approvati dall'Ars e nuovi criteri molto più severi per la nomina dei dirigenti pubblici. In ottobre viene creato il Comitato della programmazione, che unisce deputati regionali ed esperti della società civile, e rappresenta una nuova misura di razionalizzazione politico-amministrativa. Altri importanti risultati raggiunti in quell'anno furono il piano d'emergenza per la mobilitazione di risorse per l'occupazione, provvedimenti contro la disoccupazione, l'attuazione di un radicale decentramento a favore dei comuni, il piano di rifinanziamento degli asili nido e la legge sul settore agricolo e sui consultori familiari. Altri importanti provvedimenti furono la legge urbanistica (legge regionale n. 71 del 1978) che riduceva drasticamente gli indici di edificabilità dei terreni agricoli e portava sulle spalle dei costruttori alcuni degli oneri per le opere di urbanizzazione prima a carico degli enti pubblici rappresentando un duro colpo per speculatori e costruttori abusivi; e la legge sugli appalti che favoriva trasparenza e imparzialità nella pubblica amministrazione, riformando anche il sistema di collaudo delle opere pubbliche. Sotto quest'ultimo aspetto Mattarella avvalendosi dei poteri ispettivi del presidente della regione ordina inchieste sui beneficiari dei contributi regionali, sugli assessorati e sui comuni più grandi portando alla luce illeciti e abusi.</p><p>Riguardo al settore degli appalti pubblici, Mattarella aveva disposto un'ispezione straordinaria presso il Comune di Palermo relativa alla costruzione di sei edifici scolastici assegnata ad altrettante imprese edili tutte riconducibili a Rosario Spatola, noto costruttore sospettato di legami con il clan Inzerillo-Gambino. L'ispezione era stata affidata al dottore Raimondo Mignosi, il quale nel novembre 1979 depositava in breve volgere di tempo due relazioni, che, evidenziate le irregolarità emerse in sede ispettiva, suggeriva la riapertura dei termini dell'appalto.</p><p>Poco dopo l'omicidio di Peppino Impastato, Mattarella si recò nella città per la campagna elettorale comunale pronunciando un durissimo discorso contro Cosa Nostra che stupì gli stessi sostenitori di Impastato.</p><p>Il deputato Pio La Torre, presente in quanto responsabile nazionale dell'ufficio agrario del PCI (sarebbe divenuto dopo qualche mese segretario regionale dello stesso partito) attaccò con furore l'Assessorato dell'agricoltura, denunciandolo come centro della corruzione regionale e additando lo stesso assessore come colluso con la delinquenza regionale. Mentre tutti attendevano che il presidente della Regione difendesse vigorosamente il proprio assessore, Giuseppe Aleppo, Mattarella riconobbe pienamente la necessità di correttezza e legalità nella gestione dei contributi agricoli regionali.</p><p>La mattina di domenica 6 gennaio 1980, in via della Libertà a <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Palermo">Palermo</a>, mentre Mattarella, alla guida della propria <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fiat_132">Fiat 132</a>, stava per recarsi a messa insieme alla moglie Irma Chiazzese, seduta al suo fianco, alla suocera Franca Chiazzese Ballerini e alla figlia Maria, sedute sul divano posteriore, un sicario si avvicinò all'automobile e lo freddò con colpi di rivoltella calibro 38 attraverso il finestrino, che venne frantumato. Il killer, di cui la moglie Irma fissò l'andatura ballonzolante con l'espressione del viso gentile e lo sguardo di ghiaccio, dopo i primi cinque o sei colpi si allontanò per avvicinarsi a una Fiat 127 bianca ferma pochi metri più avanti, ricevendo da un complice che era alla guida un'altra rivoltella calibro 38 con cui, tornato indietro verso la vettura di Mattarella, esplose altri colpi con traiettoria diagonale attraverso il finestrino posteriore destro che attinsero la vittima e ferirono a una mano la signora Irma Chiazzese, che aveva tentato di coprire e proteggere il volto di suo marito, ormai con il busto reclinato sulla destra, sulle gambe della moglie. Successivamente anche il figlio Bernardo, che si era attardato nel seminterrato adibito ad autorimessa in cui Mattarella era solito parcheggiare la propria vettura, accorse risalendo la rampa di accesso al garage potendo osservare la Fiat 127 che si allontanava lungo via Libertà. La Fiat 127 bianca venne poi ritrovata, verso le ore 14:00, abbandonata lungo lo scivolo di un garage di via Maggiore De Cristoforis, angolo via degli Orti, a circa 700 metri dal luogo del delitto.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 11:57:46 UTC</pubDate>
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         <title>Palermo, PA</title>
         <author>simodesan78</author>
         <link>https://padlet.com/simodesan78/hau5s0ksh4bnuoi4/wish/2838824235</link>
         <description><![CDATA[<p>Pio La Torre (Palermo, 24/12/1927 – Palermo, 30/04/1982) è stato un politico e sindacalista italiano; ricordato per il suo impegno contro Cosa Nostra, venne assassinato per ordine di alcuni capi dell'organizzazione criminale tra cui Totò Riina e Bernardo Provenzano.</p><p>Era segretario regionale del PCI. Sulla base di una proposta di legge da lui presentata, venne promulgata la legge "Rognoni-La Torre", che introdusse nel Codice Penale l'art. 416-bis, il quale prevedeva per la prima volta nell'ordinamento italiano il reato di associazione di tipo mafioso e la confisca dei patrimoni di provenienza illecita.</p><p>Si laureò in Scienze politiche all'Università degli Studi di Palermo nel 1961.</p><p>Nel 1952si candidò al consiglio comunale di Palermo, e venne eletto. Nel 1959 divenne segretario regionale della CGIL. Nel 1960 entrò nel Comitato centrale del PCI, e nel 1962 fu eletto segretario regionale. Fu eletto per il PCI deputato all'Assemblea Regionale Siciliana e rieletto nel 1967, fino al 1971. Nel 1969 si trasferì a Roma per prendere la direzione prima della Commissione agraria e poi di quella meridionale. Messosi in luce per le sue doti politiche, Enrico Berlinguer lo fece entrare nella segreteria nazionale del partito.</p><p>Nel <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1972">1972</a> venne eletto deputato alla Camera nel collegio Sicilia occidentale, e subito in Parlamento si occupò di agricoltura<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pio_La_Torre#cite_note-6"><sup>.</sup></a> Rieletto alla Camera nel 1976, fu componente della Commissione Parlamentare Antifamia fino alla conclusione dei suoi lavori nel 1976; nello stesso anno fu tra i redattori della relazione di minoranza della Commissione antimafia, che accusava duramente Giovanni Gioia, Vito Ciancimino, Salvo Lima e altri uomini politici di avere rapporti con cosa nostra.<sup> </sup>Eletto nuovamente alla Camera nel 1979, fu componente della commissione Difesa. Nel 1981 chiese ai vertici del PCI di riassumere la carica di segretario regionale del partito in Sicilia. Svolse la sua maggiore battaglia contro la costruzione della base missilistica NATO a Comiso che, secondo La Torre, rappresentava una minaccia per la pace nel Mar Mediterraneo e per la stessa Sicilia; per questo raccolse un milione di firme in calce ad una petizione al governo italiano, ma le sue iniziative erano rivolte anche alla lotta contro la speculazione edilizia. Nel 1980 presentò alla Camera dei Deputati un disegno di legge che introduceva il reato di associazione di tipo mafioso e il sequestro dei patrimoni mafiosi.</p><p>Alle 9:20 del 30 aprile 1982, con una Fiat 131 guidata da Rosario Di Salvo, Pio La Torre stava raggiungendo la sede del partito. Quando la macchina si trovava in Piazza Generale Turba, una moto di grossa cilindrata obbligò Di Salvo, che guidava, ad uno stop, immediatamente seguito da raffiche di proiettili. Da un'auto scesero altri killer a completare il duplice omicidio. Pio La Torre morì all'istante mentre Di Salvo ebbe il tempo per estrarre una pistola e sparare alcuni colpi, prima di soccombere.</p><p>Dopo il delitto, arrivarono rivendicazioni telefoniche dell'agguato da parte delle Brigate Rosse e di Prima Linea, ma non vennero considerate attendibili.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 12:10:44 UTC</pubDate>
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         <title>Palermo, PA</title>
         <author>veronicaricci67100</author>
         <link>https://padlet.com/simodesan78/hau5s0ksh4bnuoi4/wish/2838824797</link>
         <description><![CDATA[<p>LUIGI DI BARCA</p><p>Nato a Valguarnera (EN) il 10 aprile 1957. Si arruolò nell’Arma dei Carabinieri il 14 settembre 1974 e, dopo aver frequentato il previsto corso d’istruzione presso la Scuola Allievi Carabinieri di Roma, venne promosso Carabiniere il 15 aprile 1975 e trasferito al Reparto Comando della Legione Carabinieri di Catanzaro. Presso questo Reparto prestò servizio fino al 20 maggio 1976, data sotto la quale venne trasferito alla Stazione Carabinieri di Riace (CZ), ove restò fino al 2 dicembre 1980,quando venne assegnato alla Stazione Carabinieri Catanzaro Principale. In data 15 aprile 1981 ottenne la promozione a Carabiniere Scelto. Restò al citato Comando fino al 30 novembre 1981 quando fu destinato prima alla Legione Carabinieri Messina ed il successivo 4 dicembre al Nucleo Operativo e Radiomobile di Enna dove prestò servizio fino al tragico 16 giugno 1982,data sotto la quale perse la vita a seguito di agguato mafioso.<br>Per il valore dimostrato nel corso del citato agguato,<br>venne insignito della Medaglia d’Oro al Valor Civile “alla memoria”.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 12:11:36 UTC</pubDate>
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         <title>Napoli, NA</title>
         <author>veronicaricci67100</author>
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         <description><![CDATA[<p>LUIGI SEQUINO e PAOLO CASTALDI</p><p>Il 10 agosto 2000 Luigi Sequino era in macchina sotto casa sua con l'amico Paolo Castaldi, si erano fermati a parlare delle vacanze. Estate inoltrata, sarebbero partiti di lì a poco. Poi, il rumore degli spari. Trucidati, entrambi.&nbsp;Avevano venti e ventuno anni. Le prime indagini si mossero nel campo della criminalità organizzata, perché la dinamica era proprio quella di un agguato di camorra. Poi è venuta fuori la verità: quei due ragazzi, incensurati, erano stati uccisi per errore.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 12:20:11 UTC</pubDate>
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         <title>Palermo, PA</title>
         <author>simodesan78</author>
         <link>https://padlet.com/simodesan78/hau5s0ksh4bnuoi4/wish/2838833256</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Libero Grassi</strong> (Catania, 19/07/1924 – Palermo, 29/08/1991) è stato un imprenditore italiano ucciso da Cosa Nostra dopo essersi opposto a una richiesta di pizzo. È divenuto simbolo della lotta alla criminalità<sup>.</sup></p><p>Libero Grassi è anche tra i primi a sperimentare un impianto di energia solare ma il progetto non trova finanziatori. In questo momento di difficoltà viene preso di mira da Cosa Nostra, che pretende il pagamento del pizzo: riceve strane telefonate da un fantomatico "geometra Anzalone" che chiede offerte "<em>per i picciotti chiusi all'Ucciardone</em>. Libero Grassi ha il coraggio di opporsi alle richieste di racket della mafia e di uscire allo scoperto, con grande esposizione mediatica. Nel gennaio 1991 il <em>Giornale di Sicilia </em>aveva pubblicato una sua lettera sul rifiuto di cedere ai ricatti della mafia.</p><p>L'imprenditore collabora con la polizia per individuare gli estorsori (i fratelli Antonino e Gaetano Avitabile, "esattori" del clan Madonia che vengono arrestati assieme a un complice), e rifiuta l'offerta di una scorta personale</p><p>La stessa Sicindustria gli volta le spalle.</p><p>Il 29 agosto del 1991, alle sette e mezzo di mattina, venne ucciso a Palermo con quattro colpi di pistola mentre si recava a piedi al lavoro.</p><p>Ai funerali partecipa una grande folla, compreso il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 12:26:51 UTC</pubDate>
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         <title>Foggia, FG</title>
         <author>veronicaricci67100</author>
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         <description><![CDATA[<p>MAURO DE MAURO</p><p>Nato a Foggia nel 1921, vice questore di polizia a Roma nel 1943-44, dopo la seconda guerra mondiale Mauro De Mauro si trasferì a Palermo dove si dedicò al giornalismo e lavorò, rivelandosi un ottimo cronista, per diversi giornali prima di approdare definitivamente a <em>l’Ora</em>. Nel 1962 aveva seguito la tragica fine del presidente dell’Eni, Enrico Mattei, e nel settembre del 1970 si stava nuovamente occupando del caso su incarico del regista Francesco Rosi per il suo film <em>Il caso Mattei</em>, che sarebbe uscito due anni dopo. Mercoledì 16 settembre 1970, alle 21, De Mauro stava per rientrare a casa in via delle Magnolie, in un quartiere residenziale di Palermo. La figlia Franca vide il padre parlare con alcuni uomini, poi risalire sulla sua Bmw e partire. La vettura verrà trovata, di De Mauro nessuna traccia. Anni dopo, alcuni pentiti di mafia diranno che il giornalista fu ucciso per ordine di Cosa Nostra. Il caso non è ancora chiuso: si ritiene, infatti, che l’omicidio sia stato eseguito per bloccare l’inchiesta di De Mauro sulla morte di Mattei, un altro filone punta al golpe ipotizzato dal “principe nero” Junio Valerio Borhese che di De Mauro era stato comandante alla Decima Mas.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 13:38:45 UTC</pubDate>
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         <title>Palermo, PA</title>
         <author>veronicaricci67100</author>
         <link>https://padlet.com/simodesan78/hau5s0ksh4bnuoi4/wish/2838889050</link>
         <description><![CDATA[<p>PINO PUGLISI</p><p>Don Pino Puglisi nasce il 15 Settembre 1937 a Brancaccio, alla periferia di Palermo, da una famiglia&nbsp;modesta (padre calzolaio, madre sarda).</p><p>Nel 1953 entra nel seminario e il 2 luglio 1960 sarà ordinato prete.</p><p>Nel 1961 diventa vicario presso una parrocchia nela borgata di Settecannoli, ed in seguito rettore della Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi.</p><p>Nel 1963 è nominato cappellano all'orfanotrofio Roosevelt e vicario presso Maria Santissima Assunta a Valdesi.</p><p>In questi anni Pino Puglisi comincia la sua attività educativa per i giovani.</p><p>Il 1&nbsp;Ottobre 1970 diventa parroco a Godrano, un paesino interessato da una lotta dra due famiglie mafiose, dove Puglisi riesce a far riconciliare le due famiglie.</p><p>Il 31 luglio 1978 lascia Godrano e fino al 1990 riveste molti incarichi diversi: pro-rettore del seminario minore di Palermo, direttore del Centro diocesano vocazioni, responsabile del Centro regionale Vocazioni e membro del Consiglio nazionale, docente di matematica e di religione presso varie scuole, animatore presso diverse realtà e movimenti come Azione cattolica e la Fuci.</p><p>Il 29 settembre 1990 viene nominato parroco a San Gaetano, a Brancaccio, quartiere comandato dalla Mafia dei fratelli Graviano, legati ai Bagarella.</p><p>Don Pino Puglisi inizia la sua lotta alla mafia, cercando di liberare i bambini che vivono in strada con attività e giochi per fargli capire che si può essere rispettati anche senza essere mafiosi, ma credendo nei propri ideali.</p><p>Nelle sue omelie si rivolgeva spesso ai mafiosi, i quali lo consideravano come un ostacolo perchè toglieva giovani alla mafia e deciserlo di ucciderlo, avvertendolo con una serie di minacce di cui Puglisi non ne parlò con nessuno.</p><p>Nel 1992 viene nominato direttore spirituale presso il seminario arcivescovile di Palermo. Il 29 gennaio 1993 inaugura a Brancaccio il centro Padre Nostro per la promozione umana e la evangelizzazione.</p><p>Il 15 settembre 1993, proprio il giorno del suo 56° compleanno, alle 20.45 in piazza Anita Garibaldi scende dalla sua Fiat Uno bianca e si avvicina alla porta di casa.</p><p>In quel momento viene chiamato, lui si gira e viene ucciso da più colpi alla nuca.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-01-04 13:43:10 UTC</pubDate>
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