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      <title>PON Laboratorio di scrittura creativa - I. T. &quot;Federico II&quot; Naro by giusi alaimo</title>
      <link>https://padlet.com/giusialaimo13/h17sbby7e8uj</link>
      <description>Raccolta di racconti </description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-03-27 16:15:19 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2018-04-10 15:42:05 UTC</lastBuildDate>
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         <title>Elisa Arnone, Giuseppe Giusto. Ambiente scuola</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><br></div><div>Era una scuola di periferia situata in un piccolo paese in provincia di Agrigento. Prendeva il nome da un personaggio illustre, un grande sovrano nel 1200, Federico II.</div><div>Veramente noi ragazzi dovremmo pensare un po’ più spesso alla scuola come preparazione alla vita. Troppo facilmente facciamo della scuola un luogo noioso dove è necessario passare parecchie ore ad ascoltare un noiosissimo professore che spiega cose inutili che non servono a nulla.</div><div>Io ho potuto proprio vedere come la scuola ci educhi e ci prepari non solo alla nostra vita futura, ma alla nostra vita di ogni giorno. &nbsp;</div><div>Quando si riesce ad amare la scuola, desiderandola e aspettandola, quando sia amano i compagni, i professori e le professoresse, e tutte le cose che fanno parte della vita scolastica, allora quasi senza accorgersene ci si prepara alla vita. Noi ce ne siamo accorti perché il nostro professore di questo anno è veramente bravo ed è riuscito a farci amare la scuola e a renderla più bella. UNo dei miei compagni ha litigato di nuovo con un altro mio compagno perché me ne ha combinata una delle sue solite. Stamattina siamo entrati in classe e la professoressa di matematica ci aveva già detto che avremmo fatto il compito in classe. Questo ragazzo come sempre si siede vicino a me, con la speranza che io gli suggerisca le soluzioni, ma io cerco sempre di allontanarmi perché stare vicino a lui significa avere guai. La professoressa spiega su cosa si svolgerà il compito e ci detta le operazioni da svolgere,raccomandandoci in tutti i modi di non parlare tra di noi, e se abbiamo bisogno di andare in bagno o di fazzoletti di chiederlo a lei. Al primo che parla metterà direttamente due sul compito. Io, conoscendo la professoressa, che è molto severa e quando dice una cosa la fa, mi metto buono buono nel mio banco, facendomi i fatti miei e inizio il compito. Passato un quarto d’ora inizia sotto voce a chiedermi come era la prima operazione, io cerco di non rispondere, ma lui insiste e riesco a dirgli la prima, senza farmi scoprire, aggiungendo anche la raccomandazione di non disturbarmi. Continuo ancora il mio compito, passa un altro quarto d’ora, e di nuovo mi sento chiamare, non rispondo, e lui insiste, insiste, insiste, e inizio a innervosirmi e a dirgli di finirla. Purtroppo la mia professoressa ci sente, e inizia a chiamarci:” ridatemi il foglio, vi metto due”. Io cerco in tutti i modi di spiegargli che non gli stavo passando nulla, ma era lui a chiedermi insistentemente i risultati delle operazioni. Lui non dice niente, se ne sta fermo e non ammette la verità. “Non mi interessa, metto comunque a entrambi due, perché deve essere d’esempio a tutta la classe”. Arriva l’ora della ricreazione e chiedo a questo mio compagno se si è reso conto di quello che mi ha fatto, che tra compagni non si dovrebbe fare una cosa del genere, che io mi applico sempre nello studio, per rendere felici i miei e lui così mi ha rovinato la giornata.&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;</div><div><br>&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-10 14:20:34 UTC</pubDate>
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         <title>MOLLUZZO ARNONE MIRABILE. GIARDINO INCANTATO</title>
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         <description><![CDATA[<div>Nel lontano medioevo, esisteva in inghilterra </div><div>in mezzo al bosco, un giardino incantato<strong> </strong>pieno di fiori colorati, di pini ,di abeti e di frutti di ogni tipo, un posto speciale, la cui magia era racchiusa nelle piante che lo componevano. Un tappeto di profumi, colori e suoni che avvolgeva chiunque lo attraversava.</div><div>Una parte del giardino infatti era coperto da mille fiorellini colorati di colore azzurro-violetto e il nome di questa pianta era Vinca minor. Un’altra parte del giardino era invece coperto da un tappeto rosa, profumato di Thymus serpyllum, il cui profumo avvolgente conquistava chiunque. Giallo era invece il terzo ed ultimo spicchio di giardino coperto da Sedum acre, i suoi graziosi fiori gialli a  forma di stella erano il piatto prediletto delle api.Accanto a questi colori e questi profumi, convivevano in questo giardino i <strong>suoni magici</strong> della natura, che creava incantevoli melodie capaci di rapire chiunque lo attraversasse. Così i voli degli insetti andandosi a comporre con il fruscio delle foglie degli alberi apparivano tutt’altro fastidiosi, suoni di archi sembravano le foglie dell’erba strofinata dal vento, e tutti i pistilli dei fiori campanelli che insieme creavano armonie mai ascoltate.</div><div>Un giorno però qualcosa di strano e malefico avvolse quel posto: il terreno sembrò spaccarsi, tagliando il giardino a metà. Gli insetti impazziti non sapevano che fare così volarono via e su tutto calò l’ombra.<br><br></div><div>Quel posto una volta incantato stava diventando terra di nessuno, fino a quando qualcuno non si accorse di ciò che stava accadendo. Una <strong>rondine</strong> ballerina che svolazzava da quelle parti e che ogni stagione amava ritornare in quel posto rimase colpita da tutto ciò, iniziò così a volare velocissima alla ricerca di una soluzione. Affannata arrivò davanti alla grande <strong>quercia</strong> per chiedere consiglio al più anziano albero del bosco, che così le rispose “Porta la luce e ricorda tutto ciò che è bello è vero”, all’inizio la rondine non capì quelle parole come avrebbe potuto lei da sola riportare la luce nel giardino? Una danza del sole avrebbe dovuto improvvisare? Fino a quando una <strong>lucciola</strong> non le illuminò il volto, era bellissimo quel piccolo esserino che con la sua luce illuminava il cielo e sembrava una stella volante, allora capì non serviva il sole bastava la lucciola, così avrebbe potuto illuminare il giardino.<br><br></div><div>Così portata la lucciola nel giardino, la fece risplendere fino a diventare incandescente, la luce che sprigionò richiamò tutti gli animali del bosco che iniziarono ad unirsi in gruppi per ricucire la ferita, anche gli insetti ritornarono, le api non avevano trovato più polline dolce come quello del Sedum acre, e nessuna tisana era più gustosa di quella di Thymus serpyllum.<br><br></div><div>Tutti insieme iniziarono ad annodare le radici che si erano separate ad una ad una, e come per magia tutto sembrò tornare al suo posto, e il giardino apparve più bello che mai. Anche i suoni ritornarono, e la rondine per ringraziare chi aveva partecipato a quella magia, volò alta fino a toccare i rami degli alberi che lasciarono cadere <strong>gocce di rugiada</strong> sui fiori che le insaporirono creando dolci caramelle, un piccolo dono per tutti gli animali che avevano ricucito la ferita del giardino.<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-10 14:23:36 UTC</pubDate>
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         <title>JASMIN PACINELLA               UN  SOGNO RIVELATORE  Correva l’anno 1645 e Esmeralda, una ragazza dai modi fini, dalla corporatura esile e aggrazia come quella di un cigno bianco , dalle labbra sottili e rosee e dagli occhi blu mare, continuava a rivoltarsi nel letto cercando di combattere l’incubo che l’assaliva. Era poco più di una bambina di  6 anni, quando dalla sua stanzetta  sentì  diversi rumori provenire dai corridoi della sua casa. Poi delle urla, delle urla disperate che lei ricollegò alla dolce e premurosa voce della madre; subito dopo un sparo e con esso cessò tutto. Pensò che la madre da lì a poco sarebbe venuta a prenderla. Invece no, arrivò un uomo vestito tutto di nero con un mantello rosso e un logo ricamato su di esso. I suoi tratti erano molto confusi, ricordava vagamente la lunga e folta barba, gli occhi azzurri ghiaccio e la voce rozza e infastidita. La prese con violenza, strattonandola sulla sua spalla e la portò via. Questo era il sogno che la tormentava ogni notte da diciassette anni a questa parte, ricordando ogni volta piccoli e quasi nulli dettagli. Balzò di colpo da letto, colta da uno spasmo che le attraversò tutta la schiena fino a farla svegliare.Si mise le mani sul viso e chiuse gli occhi, cercando di riprendersi dal suo terribile incubo che la perseguitava ogni notte.Dopo una breve lasso di tempo, si alzò dal suo letto a baldacchino, spostò le lunghe tende color mogano e si diresse verso la grande finestra che si trovava di fronte al letto.La aprì e una brezza mattutina la invase, rimettendola al mondo. Dinnanzi a lei c’era un paesaggio da mozzare il fiato. Prima di tutto il meraviglioso giardino del castello, ricoperto di fiori  di ogni tipo e di ogni colore;  poi la grande fontana a forma di angelo dalla quale sgorgava un limpido flusso d’ acqua, che si trovava al centro dell’immenso  giardino. E poi il panorama, il mare che si infrangeva contro gli scogli formando un piccolo gioco d’acqua, che le trasmetteva sempre tranquillità e serenità.Mentre osservava queste meraviglie, dei colpi sulla porta la riportarono alla realtà.“Esmeralda, sei sveglia?” domandò qualcuno da dietro la porta“Si entra” rispose andando verso la porta.Essa si aprì e mostrò la figura slanciata e possente di un ragazzo intorno ai vent’anni. Aveva gli occhi di un verde brillante e il viso coperto da una folta, ma ben curata, barba color biondo cenere. Indossava degli abiti abbinati blu notte con un mantello color rame che lo copriva.“Ti sei svegliata più tosto presto stamani sorellina” disse lui con un sorriso dolce baciandole entrambe le guance.“Si, il sogno questa notte è arrivato prima del solito” rispose Esmeralda abbracciando il fratello“ Mi dispiace. Sono venuto a dirti che starò via tutta la mattina per via di un incontro con un mercante. Servono dei braccianti per le terre poiché il periodo della mietitura sta cominciando”“ Capisco. Allora starò tutto il tempo in biblioteca  a imparare latino e al tuo ritorno faremo una cavalcata insieme.” “Ci sto, così farai anche pratica con il tuo nuovo cavallo” disse Lucent amorevolmente“Allora ci vediamo più tardi”“A dopo”Detto questo i due uscirono ognuno diretti in una direzione diversa.</title>
         <author>jasminepacinella</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2018-04-10 14:42:29 UTC</pubDate>
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         <title>Nicolò Cappello Nicolò Vaccaro</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><em>Spiaggia</em></strong></div><div><br></div><div><em>Era il 22 Luglio, una calda giornata d’estate, era particolarmente calda così io e il mio amico abbiamo deciso di andare a fare un bel bagno a mare.&nbsp;</em></div><div><em>Così ci siamo preparati e siamo partiti per andare in un piccolo paesino vicino&nbsp; Taormina nei Giardini Naxos.&nbsp; &nbsp;</em></div><div><em>Arrivati lì siamo andati in un hotel e abbiamo affittato una camera per una settimana.</em></div><div><em>&nbsp;Scendemmo in spiaggia subito, sentimmo le onde del mare, il rumore dei gabbiani.</em></div><div><em>&nbsp;La spiaggia era ben curata non c’erano sporcizie ne alghe in riva al mare.&nbsp;</em></div><div><em>Facendo una passeggiata in riva al mare vedevamo persone che giocavano a calcio e altre che facevano gare di tuffi in uno scoglio che si trovava a 200 metri dalla riva, allorchè sentimmo abbaiare un cane che correva con il suo padrone.</em></div><div><em>Il cane era un Pastore Tedesco a pelo lungo.</em></div><div><em>Siamo rimasti nella spiaggia fino a tarda sera, guardando il sole tramontare nella linea immaginaria dell'orizzonte, così abbiamo deciso di ritornare in hotel dove ci aspettava una bella pasta ai frutti di mare. e così facemmo per una settimana, l’ultimo giorno tornammo a casa tristissimi di lasciare quella bellissima spiaggia.</em></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-10 15:00:18 UTC</pubDate>
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         <title>Giulia Lo Scavo, Vanessa Tesé ambiente: parco gioch</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <strong>&nbsp; &nbsp;</strong>&nbsp; PARCO GIOCHI&nbsp;</div><div>Il 2 settembre del 2014 decisi di andare al parco. Era una bellissima giornata infatti molte persone erano lì a correre. Vicino alla panchina dove ero seduta c’era, per i bambini maschi ,una pista di go- kart e ,per le femminucce, un salone di bellezza con trucchi finti. All’ esterno di queste strutture c’erano i genitori che si rilassavano mangiando un gelato. Di fronte a me c’era un sentiero pieno di alberi verdi e fioriti che portava ad una gelateria. Mi divertivo ad andare in quel sentiero perchè c’erano tantissimi uccelli che svolazzavano e potevi anche andarci con la bici.</div><div><br><br></div><div>&nbsp;Nella primavera del 1931, su un prato di Glendale, in California, un uomo trafficava attorno ad alcuni alberi. Era un lavoro lungo: tagliava prima i rami morti, poi avvolgeva quelli più deboli in strisce di tela di sacco e li legava con cordicelle per sostenere gli avocado in autunno, quando fossero maturati. Il pomeriggio era caldo, ma l'uomo procedeva calmo e preciso, fischiettando. Piccoletto, sui trentacinque anni, portava con disinvolta eleganza i calzoni benché fossero sudici. Si chiamava Herbert Pierce.&nbsp;</div><div><br><br></div><div>Mi buttarono fuori dal camion verso mezzogiorno. C'ero saltato sopra la notte, giù al confine, e appena steso sotto il telone, nel fieno, mi ero addormentato. Sonno ne avevo un bel po', dopo tre settimane a Tia Juana, e dormivo ancora quando si fermarono a uno slargo per far freddare il motore. Videro spuntare un piede e mi tirarono giù. Provai a cavarmela con qualche frottola, ma come parlare al muro: sicché fine della corsa. Però mi diedero una sigaretta, e mi incamminai sulla strada in cerca di qualcosa da mangiare.<br>(Traduzione: Franco Salvatorelli)</div><div><br><br></div><div>In mezzo a un fitto bosco, un castello dava rifugio a quanti la notte aveva sorpreso in viaggio: cavalieri e dame, cortei reali e semplici viandanti.<br>Passai per un ponte levatoio sconnesso, smontai di sella in una corte buia, stallieri silenziosi presero in consegna il mio cavallo. Ero senza fiato; le gambe mi reggevano appena: da quando ero entrato nel bosco tali erano state le prove che mi erano occorse, gli incontri, le apparizioni, i duelli, che non riuscivo a ridare un ordine né ai movimenti né ai pensieri</div><div><br></div><div>&nbsp;- Cossa el ga? El xe stanco?</div><div>- No. Son rabiado.</div><div>- Con chi?</div><div>- Col paròn. Con quel strozin. Un fioreto e mezo per caricar e scaricar due cari.</div><div>- El ga ragion lei.</div><div>Questo dialogo (che riporto, come i seguenti, in dialetto; un dialetto un po' ammorbidito e con l'ortografia il più possibile italianizzata, nella speranza che il lettore - se questo racconto avrà mai un lettore - possa tradurlo da sé) si svolgeva a Trieste, negli ultimissimi anni dell'Ottocento. Gli interlocutori erano un uomo - un bracciante avventizio - ed un ragazzo. L'uomo era seduto su un mucchio di sacchi di farina, in un magazzino di Via... portava in testa un grande fazzoletto rosso, che gli scendeva giù dalle spalle (questo per proteggere il collo dallo strofinamento dei sacchi). Era un uomo giovane, sebbene apparisse - come notava Ernesto - un po' stanco; ed il suo aspetto aveva qualcosa di lontanamente zingaresco, ma di uno zingaresco molto attenuato, molto addomesticato. Ernesto era un ragazzo di sedici anni, praticante di commercio in una ditta che comperava farina dai grandi Mulini dell'Ungheria, e la rivendeva ai fornai della città.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-10 15:09:22 UTC</pubDate>
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         <title>Francesca Marino, Oriana Barberi </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Centro commerciale <br>E’ un sabato pomeriggio di Aprile, insieme a una mia amica andiamo nella gelateria di un centro commerciale ci troviamo in una posizione sopraelevata poiché i tavolini sono montati su di una sorta di pedana. Ciò ci permette di fare con calma una delle cose che ci piacciono di più, ovvero di osservare le moltitudini della gente.</div><div>L’ingresso del centro commerciale è abbastanza luminoso e pieno di piante dove si trovano le giostre per i bambini che sono sempre affollatissime. Vicino le giostre non ci sono soltanto bambini ma  anche le mamme. C’è sempre tanto movimento e tanta gioia con i bambini che ridono, scherzano e a volte piangono perché si fanno male.</div><div>Ci sono moltissime giostre tra cui i cavallucci marini, dinosauri ed elefanti.</div><div> Un gioco molto usato in quel centro commerciale è una macchinetta che cambia i soldi veri per avere ticket, vincendo così pupazzi, biglietti del cinema e cellulari. </div><div>Un bambino incrocia le mani come se pregasse seguendo il movimento delle monete.</div><div> E quasi piange quando capisce di non aver vinto. </div><div>Quello che attira di più di tutti è un negozio di giocattoli con dei peluche molto colorati, ci sono anche delle macchine telecomandate, le commesse sono molto carine e gentili, quel negozio era sempre molto popolato.</div><div><br><br></div><div>                                                                                                    </div><div>                                                                                                          <strong><em>ORIANA E FRANCESCA   </em></strong></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-10 15:16:29 UTC</pubDate>
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         <title>Emilia Celauro</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Un giorno a mare<br>Era il 15 agosto di un’estate molto calda e assolata, in una giornata di festa in cui è consuetudine che tutti si divertono, una comitiva di amici combinò di trascorrere il pomeriggio in un luogo di mare, la&nbsp; Scala dei Turchi, famosissima e frequentata sia dai turisti che dagli abitanti del luogo. Essa è tutta bianca e costituita da gradini naturali. Carola era&nbsp; la più piccola della comitiva ed era fortemente innamorata di un&nbsp; ragazzo molto carino. Lui era alto, capelli biondi e occhi azzurri . La ragazza era&nbsp; più bassina e aveva capelli castani e occhi azzurri. Carola quel giorno non aveva voglia di fare niente e aveva intenzione di stare tutto il tempo a casa. Ma la sua amica Carla le telefona e&nbsp; la convince per andare a mare e fare un bagno con i ragazzi . lei voleva stare da sola con&nbsp; lui ma non&nbsp; è stato possibile perché era con i suoi amici. Loro sono andati a mangiare in un&nbsp; albergo ma non si è potuta avvicinare perchè erano sempre con gli amici. La sera succede che lei rimase da sola siccome lei fa un&nbsp; po’ di tenerezza a&nbsp; Logan lui le chiede se può darle un passaggio con la macchina lei accetta, ma quando arrivano davanti la porta di casa di Carola, Logan le confida che era innamorato di lei e voleva che si facessero fidanzati e così finisce che Carola realizza il&nbsp; suo sogno &nbsp;</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-10 15:35:50 UTC</pubDate>
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         <title>Alessia Brancato, Clarissa Casa. Un giorno al centro commerciale</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>&nbsp;</div><div>A Londra, una grande città dell’Inghilterra, si trovava un bellissimo centro commerciale.</div><div>Era molto grande ed esteticamente sembrava un castello; era pieno di finestre molto spaziose dove entrava tanta luce e affacciandosi si notava subito la grande ruota panoramica chiamata “London Eyes”.</div><div>Aveva dei colori molto chiari e lucenti che richiamavano il beige e il dorato.</div><div>&nbsp;Aveva tre piani con almeno quattro ascensori e delle scale per chi aveva paura dell’ascensore.</div><div>Le pareti avevano un colore aranciato molto chiaro che esaltava le vetrine dei negozi.</div><div>All’interno del centro c’erano molti negozi dedicati al make-up, altri alla tecnologia, alla moda, si trovano anche sale di cinema, di bowling,centri estetici,supermercati,librerie, ristoranti e anche le gelaterie. Si trova anche una sala giochi per i bambini per il loro intrattenimento mentre i genitori girano i negozi.Quello che colpisce di più le ragazze giovani è il negozio del make-up: è una stanza molto spaziosa dove si trovano le make-up artist che truccano tutte le ragazze che si recano al negozio. Le pareti sono nere e fucsia e ci sono degli specchi. Su una scrivania ci sono tutti i prodotti per il trucco base,mentre su un altra ci sono i prodotti per gli occhi. In un’altra sala, invece, ci sono degli scomparti dove sono posizionati gli smalti che le estetiste usano per fare la nail art. Una ragazza di nome Maria, decise di andare al centro commerciale per farsi truccare da una delle make-up artist.Quando si guardò allo specchio non si riconobbe più e sembrava proprio un’altra persona.Così chiamò la sua amica e le disse di uscire,allora andò a casa si cambiò velocemente e uscì. Camminando per la strada, incontrò un vecchio amico che non la riconobbe perché quella sera Maria era cambiata. Lei, quando si accorse che il suo amico non l’ha riconosciuta, lo fermò e quando si accorse che era Maria, rimase scioccato dalla bellezza di quella ragazza. Era come se la vedesse per la prima volta; non pensava che un pò di trucco potesse trasformare così una persona.Maria,vedendo che il ragazzo era solo, gli propose di uscire insieme a lei e alla sua amica e lui accettò volentieri. Dopo tante passeggiate, andarono in un ristorante dove mangiarono un tipico piatto inglese e dopo di che,. visto che si era fatto tardi decisero di rientrare a casa dopo essersi fatta la promessa di rivedersi un’altra volta.</div><div><br>&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-04-10 15:40:07 UTC</pubDate>
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