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      <title>La noia tra cinema, arte e letteratura by </title>
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      <description>di Lorenzo Bucci</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-05-28 16:55:11 UTC</pubDate>
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         <title>La Notte</title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>La Notte </em>è un film del 1961, capitolo centrale della"trilogia esistenziale" o "dell'incomunicabilità" diretta da <strong>Michelangelo Antonioni</strong>. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 16:55:51 UTC</pubDate>
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         <title>Trama</title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <description><![CDATA[<div>La giornata di una coppia in crisi, dalla mattina all'alba del giorno dopo. Giovanni Pontano, scrittore milanese di successo, attraversa un periodo di crisi matrimoniale: ogni possibilità di dialogo con la moglie sembra perduta. I due, scossi dalla visita a un amico morente e dopo un party letterario per la presentazione dell’ultimo libro di Giovanni, vagano per la città completamente svuotati. La sera, si ritrovano a una festa nella sontuosa villa di campagna di un grande industriale e si buttano entrambi in avventure sentimentali, da cui escono ancora più delusi di prima. Ma all’alba riescono finalmente a parlarsi apertamente e intravedono un'inutile possibilità di salvezza e di maturazione per il loro rapporto in un angoscioso desiderio di ristabilire il contatto perduto attraverso i corpi. In un amplesso finale angosciante e malinconico.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 16:56:34 UTC</pubDate>
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         <title>Critica</title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <description><![CDATA[<div><a href="https://medium.com/@marioxmancini/la-notte-di-michelangelo-antonioni-nella-critica-del-tempo-4e4346eb2f69">https://medium.com/@marioxmancini/la-notte-di-michelangelo-antonioni-nella-critica-del-tempo-4e4346eb2f69</a><br><br>Antonioni dichiarò: “Durante il lavoro su questo soggetto non ho fatto che sfrondarlo di quello che c'era. Tutti gli altri personaggi sono quasi spariti, sono solo rimasti, proprio nudi come li avete visti, i personaggi principali. Anche tutti i fatti che prima arricchivano il soggetto li ho eliminati proprio per lasciare che la storia avesse il suo corso intero, che avesse una suspense interna, che non avesse più un legame con l'esterno se non attraverso gli atti dei personaggi, che corrispondevano poi ai loro stessi pensieri, alle loro angosce<br><br>Con questo film Antonioni, dice il critico Adelio Ferrero, "persegue e raggiunge, nel cinema, la dissoluzione di ogni tessuto narrativo tradizionale, brucia senza esitazioni ogni residuo di cinema da “intrattenimento”. All'analisi della disgregazione del tessuto connettivo della società e dei rapporti tra gli uomini, analisi conquistata e sofferta attraverso le scoperte e le reazioni di un personaggio femminile, corrisponde la rottura ed il rifiuto di un metodo narrativo organico ed ascendente e la scelta di forme distese e inconcluse". Antonioni sembra aderire alle correnti letterarie moderniste: rifiutando il realismo critico e dunque qualsiasi intervento nei fatti narrati. Osserva però con lucidità le assurdità e le ipocrisie della borghesia dell'epoca, che lui conosceva da vicino.  Ai “fatti” sostituisce i pensieri che tormentano, consumano, annientano, inghiottono i personaggi.<br>Essi sono rappresentati nella propria "incapacità di capirsi ed amarsi, continuamente insoddisfatti, malati di noia, vinti dall'abitudine, animati da sentimenti instabili, che sfuggono" dice Giorgio Tinazzi. Giovanni e Lidia sono impegnati alla ricerca di un nulla(forse quel "tempo perduto" di Proust), e vagano come Leopold Bloom dell'«Ulisse» di Joyce nell'arco di un "ordinary day". E così un continuo, lungo monologo interiore, un discorso con se stessa, è la passeggiata di Lidia nel caos della vita cittadina prima, e poi nell’apparente tranquillità della periferia. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 16:57:34 UTC</pubDate>
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         <title>La notte e La Noia</title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <description><![CDATA[<div>“Un tempo si dava importanza ai soli momenti d'azione consapevole e motivata della giornata umana, e si taceva sul caos dal quale erano emersi. Nel film avviene il contrario. Antonioni ha trasposto sullo schermo, forse per la prima volta in Italia, modi e immagini che sono propri della narrativa e della poesia moderne", con queste parole lo scrittore <strong>Alberto Moravia</strong> commentò il film di Antonioni. <br><strong>Pier Paolo Pasolini </strong>non esitò ad analizzare acutamente punti di contatto e differenze con il romanzo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/La_noia_(romanzo)"><em>La noia</em></a> dello stesso Moravia, pubblicato proprio in quei mesi:<br><br></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 16:58:31 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <description><![CDATA[<div>«La noia per me — si legge nell’acuto prologo moraviano — è propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà». «…un’oscura consapevolezza che tra me e le cose non ci (sia) alcun rapporto». Non a caso il Dino di Moravia e il Giovanni di Antonioni sono degli intellettuali, o più precisamente degli artisti. Perché anche l’espressione artistica è una forma di tentativo di contatto con la realtà, e la crisi nasce, in Dino e Giovanni, dalla coscienza dell’insufficienza anche di questo tentativo, per cui si chiedono se mai serve ancora scrivere («questo lavoro artigianale di mettere parola dopo parola» dice Giovanni) o dipingere. <br>I due personaggi giungono a conoscere l'insufficienza, il carattere temporaneo e parziale dell'evasione artistica che già era stato codificato da<strong> Schopenhauer</strong>. Allo stesso modo dirà<strong> Kierkegaard</strong> dell'inadeguatezza della vita estetica sul modello del Don Giovanni, il quale ricade inevitabilmente nella noia in quanto incapace di trovare in una sola donna il piacere e la realizzazione che va cercando.<br>Così la noia e l’insoddisfazione permangono, come per il contatto fisico, illusione di un rapporto più autentico e profondo. </div><div>Non è perciò casuale, e tanto meno gratuito il ricorrere del motivo del sesso nel romanzo di Moravia e nel film di Antonioni. </div><div>È nell’insufficienza dei sentimenti, nella loro fragilità, nel caos e nella desolazione della solitudine che si manifesta, con forza, quasi un bisogno fisico, il desiderio di trovare un rapporto con le cose e con gli altri, di comunicare. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 17:05:58 UTC</pubDate>
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         <title>La noia</title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>La noia</em> è un romanzo di <strong>Alberto Moravia </strong>pubblicato nel 1960.<br>Si può dire senza dubbio che Moravia già nel 1929, in era fascista, aveva posto le basi per il suo attacco frontale alla società borghese. Con <em>Gli indifferenti</em>, il suo romanzo d’esordio, infatti lo scrittore romano era riuscito e mettere a fuoco nei fratelli Carla e Michele Ardengo l’incapacità di provare sentimenti. Raccontando la noia provata dai due ragazzi nei confronti del declino economico e sociale della propria famiglia, oltre ad anticipare il romanzo del 1960, rifletteva sulla sua stessa condizione di rampollo di una famiglia benestante.<br>Del resto <em>La noia</em>, pubblicato da Valentino Bompiani, che sarebbe comparso in una scena de <em>La notte</em> di Michelangelo Antonioni insieme al Premio Nobel per la letteratura Salvatore Quasimodo e a un giovane Umberto Eco, si rivelerà più tardi essere soltanto il secondo anello nella catena di una trilogia ideale aperta proprio dagli<em> Indifferenti</em>.<br><br>Il romanzo narra la crisi profonda del protagonista Dino, nella sua incapacità di trovare soddisfazione dipingendo, nella fuga dai soffocanti rapporti con la madre ricchissima verso un tormento erotico sterile e frustrante che lo lega alla giovanissima, “indifferente” Cecilia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 17:19:28 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 17:42:51 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <pubDate>2020-05-28 17:44:58 UTC</pubDate>
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         <title>Egon Schiele, Abbraccio</title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <description><![CDATA[<div> Come detto, per la borghesia annoiata illustrata da Antonioni e Moravia, l'eros nasce dal desiderio, un desiderio vuoto e insignificante. Il sesso viene fatto per noia, come surrogato della comunicazione. Così Schiele rappresenta i due amanti in un'intimità che nonostante sembri finalizzata a unire le loro anime, si esaurisce in una scena quasi animalesca, una scena di tensione e sofferenza in cui i due personaggi si ritrovano comunque distanti, capaci a malapena di unire i loro corpi. Si tratta di un abbraccio disperato, simile a quello tra Giovanni e Lidia. Un abbraccio che sembra tanto il preludio di un addio, quanto il tentativo stesso di rimandarlo il più possibile nella speranza di riconquistare il tempo perduto.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 17:45:32 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <description><![CDATA[<div>Antonioni ebbe grande ammirazione per il pittore <strong>Giorgio Morandi</strong>, da cui seppe mutuare quelle atmosfere vuote e silenziose tipiche delle sue nature morte, dipinti in cui l'artista bolognese indagava sotto punti di vista sempre nuovi oggetti umili e quotidiani come barattoli, bottiglie e bicchieri.  A questo proposito De Chirico ha parlato di "metafisica degli oggetti più comuni" che l'uomo guarda senza conoscere profondamente a causa del "punto di vista limitato" jamesiano. <br>Oggetti comuni che generano noia nel romanzo moraviano:<br>"Il sentimento della noia nasce in me da quello dell’assurdità di una realtà, come ho detto, insufficiente ossia incapace di persuadermi della propria effettiva esistenza. Per esempio, può accadermi di guardare con una certa attenzione un bicchiere. Finché mi dico che questo bicchiere è un recipiente di cristallo o di metallo fabbricato per metterci un liquido e portarlo alle labbra senza che si spanda, finché, cioè, sono in grado di rappresentarmi con convinzione il bicchiere, mi sembrerà di avere con esso un rapporto qualsiasi, sufficiente a farmi credere alla sua esistenza e, in linea subordinata, anche alla mia. Ma fate che il bicchiere avvizzisca e perda la sua vitalità al modo che ho detto, ossia che mi si palesi come qualche cosa di estraneo, col quale non ho alcun rapporto, cioè, in una parola, mi appaia come un oggetto assurdo, e allora da questa assurdità scaturirà la noia la quale, in fin dei conti, è giunto il momento di dirlo, non è che incomunicabilità e incapacità di uscirne".<br>Queste righe esprimono perfettamente quella "malattia degli oggetti" che è la noia, una vera e propria estraneità dalle cose (Sartre la chiamerebbe nausea), dagli altri e da se stessi</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 20:17:30 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 21:20:40 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Filippo de Pisis</strong>, concittadino di Antonioni, fu un pittore e poeta di inizio novecento che nei suoi quadri seppe ben rappresentare il nauseabondo disfacimento della materia in una realtà fragile e insignificante</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 21:22:49 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <description><![CDATA[<div>La noia trova poi varie declinazioni nell'arte. Dalla malinconia di <strong>Munch</strong>, estraniati dall'ambiente circostante che sembra liquefarsi, alla solitaria rassegnazione a una realtà che non sembra offrire speranze in <strong>Sironi</strong> e <strong>Hopper</strong>. Quest'ultimo rappresenta in maniera eccezionale l'incomunicabilità e la difficoltà dei rapporti. I personaggi rappresentati da <strong>Hopper</strong> sono soli, sia quando avvolti in isolate riflessioni nella cornice di stanze spoglie, sia quando raffigurati in gruppo, in momenti di socialità o di quotidiana intimità. Anche in questi momenti essi sembrano lontani dall'altro, proprio a sottolineare la condizione solitaria dell'uomo nella società moderna. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 21:45:09 UTC</pubDate>
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         <title>Munch, Disperazione</title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <pubDate>2020-05-28 22:03:30 UTC</pubDate>
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         <title>Hopper, Stanza a New York</title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <title>Sironi, Solitudine</title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <pubDate>2020-05-28 22:08:37 UTC</pubDate>
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         <title>la &quot;noia&quot; secondo Moravia</title>
         <author>paolarocchetti70</author>
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         <description><![CDATA[<div>"Per <strong>Pascal</strong> la noia è il senso della vanità, del vuoto, della morte, il quale spinge gli uomini a cercare il divertimento cioè a distrarsi e a dimenticare. Per <strong>Leopardi</strong> che le ha dedicato un gran numero di definizioni assai diverse, la noia sembra essere il tedio della vita come la intendevano gli antichi ossia, secondo le sue stesse parole: "una mancanza del piacere, che è l'elemento della nostra esistenza e di cosa ci distragga dal desiderarlo" (...) La mia noia è differente. Anche perchè credo che questo genere di noia sia una cosa nuova nella storia dll'umanità come è nuova la crisi delle arti che ne è uno dei sintomi più notevoli (...) La noia che ho cercato di descrivere è certamente il prodotto di una determinata società, quella che è oggi dominante nei paesi dell'Occidente (...) Essenzialmente è il prodotto di un'alienazione. Ossia l'interruzione del rapporto tra l'uomo e la realtà e dunque tra l'artista e la materia, o se si preferisce tra il soggetto e l'oggetto".<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-29 08:54:39 UTC</pubDate>
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