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      <title>Lavoro di gruppo su Manzoni e la peste by Lorenzo Angelini</title>
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      <description>1° giugno 2020</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-05-27 14:56:45 UTC</pubDate>
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         <title>Argomenti</title>
         <author>lollo_a_03</author>
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         <description><![CDATA[<div>Brano tratto da "I Promessi Sposi", dal titolo "La madre di Cecilia" - sceneggiato di Rai Scuola, "Gli untori"</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 14:47:06 UTC</pubDate>
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         <title>Argomenti</title>
         <author>lollo_a_03</author>
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         <description><![CDATA[<div>Articolo "Manzoni ai tempi del COVID-19/Confronto con la peste" - Sceneggiato di Rai Scuola, "La peste"</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 14:47:35 UTC</pubDate>
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         <title>Argomenti</title>
         <author>lollo_a_03</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il Romanticismo e la vita di Alessandro Manzoni</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 14:48:04 UTC</pubDate>
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         <title>Argomenti</title>
         <author>lollo_a_03</author>
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         <description><![CDATA[<div>L'opera principale di Alessandro Manzoni, il romanzo "I Promessi Sposi"</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 14:48:12 UTC</pubDate>
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         <title>Argomenti</title>
         <author>lollo_a_03</author>
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         <description><![CDATA[<div>Storia della colonna infame - Sciascia: "Prefazione alla Storia della Colonna Infame" - sceneggiato su Rai Scuola "Il Lazzaretto"</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-28 14:48:22 UTC</pubDate>
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         <title>La Storia della colonna infame</title>
         <author>lollo_a_03</author>
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         <description><![CDATA[<div>La <strong><em>Storia della colonna infame</em></strong> è la storia di un famoso processo, il quale si è celebrato a <mark>Milano</mark> nel <mark>1630</mark>. Ebbe grande rilievo, in quanto <mark>gli imputati furono accusati di aver propagato la peste</mark> cospargendo vesti e case di liquidi viscosi e polveri inquinanti. I giudici furono orgogliosi del proprio lavoro, perciò fecero erigere questa "colonna". Fu Manzoni, in un certo senso, a definirla <mark>simbolo d'infamia</mark>. Due aspetti importanti del romanzo "I Promessi Sposi", che bisogna considerare, sono l'edizione Quarantana e la parola "fine". La cosiddetta <strong><mark>edizione "Quarantana"</mark></strong><mark> </mark>comporta tre anni di lavoro, dal 1840, per proseguire nel 1841 e poi nel 1842, tramite una pubblicazione a fascicoli. Il <mark>linguaggio utilizzato</mark> è comprensibile a tutti: <mark>la lingua parlata a Firenze</mark>. Manzoni si mette a stretto contatto con la città di Firenze e con gli studiosi toscani dell'epoca, per sottoporre il suo romanzo a una rigida revisione e correzione. Una novità di quest'edizione, rispetto alla <em>Ventisettana</em>, sono le <mark>illustrazioni </mark>di <mark>Francesco Gonin</mark>. Manzoni, tra l'altro, chiamò dall’estero degli <mark>incisori francesi</mark>, e pagò il Gonin e le <mark>maestranze</mark> per incidere sul legno, in una maniera particolare. Le incisioni presenti in questo libro sono tutte <mark>xilografie</mark>, cioè incisioni su legno, stampate in una posizione specifica. La presenza, per l'appunto, della <em>Storia della colonna infame</em> è anche molto rilevante. La <em>Storia</em> è collegata al romanzo, e lo notiamo dall'impaginazione dell'edizione, e dall'illustrazione che vede protagonisti Renzo e Lucia in una normale situazione di coppia e quotidianità, ossia un litigio. La parola <strong><mark>"fine"</mark></strong>, invece, compare alla fine di questa digressione sul tema del processo. La <em>Storia</em> è un elemento importante nel romanzo di Manzoni, giacché risulta formato da una parte saggistica e una narrativa. L'autore si era documentato a lungo per rendere giustizia all'intera vicenda. Tuttavia, l'argomento portava con sé dei rischi, perché poteva entrare in competizione con uno dei saggi più importanti dell'Illuminismo italiano, le <strong><em>Osservazioni sulla tortura</em></strong> di <strong>Pietro Verri</strong>.<br><br><em>Immagine di </em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Gonin"><em>Francesco Gonin</em></a><em> per l'edizione del 1840</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-29 09:56:31 UTC</pubDate>
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         <title>Relazione con il saggio di Verri</title>
         <author>lollo_a_03</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Pietro Verri</strong> fu un importante <mark>intellettuale pubblico milanese, aristocratico</mark>. Partecipò costantemente alla vita civile, collaborò con giornali; non a caso, ideò con suo fratello il giornale periodo <em><mark>Il Caffè</mark></em>, che uscì ogni dieci giorni dal 1764 e il 1766, e che trattava di economia, giurisprudenza, arte, morale. Nelle <strong><em><mark>Osservazioni sulla tortura</mark></em></strong> del 1768, ma uscite postume nel 1804, esprime la sua <mark>contrarietà all'uso della tortura</mark>, definendo ingiusto e antistorico un modello così efferato di giurisprudenza e desiderandone l'abolizione. Verri non pubblicò l'opuscolo per non inimicarsi il tribunale di Milano, con le <mark>pesanti critiche</mark> alla magistratura in esso contenute. Verri apre la sua opera con la ricostruzione del <mark>processo agli "untori"</mark> del 1630, presentandolo come <mark>documento dell'ignoranza di un secolo non guidato dai "Lumi"</mark>, e come emblema del modo in cui leggi sbagliate portano a ingiustizie. Questa ricostruzione fornirà lo spunto per la <em>Storia della colonna infame</em> di Manzoni. L'opera di Verri non arriverà mai ad avere il successo che invece ebbe <em>Dei delitti e delle pene</em>, perché la maggior parte delle osservazioni erano già contenute nell'opera di Beccaria.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-29 10:46:22 UTC</pubDate>
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         <title>Prefazione alla Storia della Colonna Infame</title>
         <author>lollo_a_03</author>
         <link>https://padlet.com/lollo_a_03/gvoxumg2d437z3y7/wish/601458778</link>
         <description><![CDATA[<div>In questa sua introduzione alla <em>Storia della colonna infame,</em> il grande romanziere siciliano, <strong>Leonardo Sciascia</strong>, <mark>difende</mark> con passione la <mark>denuncia</mark> sociale e giudiziaria <mark>portata avanti da Manzoni</mark> nel suo pamphlet, polemizzando contro la tesi espressa dal critico <strong>Fausto Nicolini, </strong>che in un saggio del 1937, <em>Peste e untori: nei "Promessi sposi" e nella realtà storica</em>, aveva invece difeso l'onestà dei giudici, colpevoli secondo Manzoni di aver condannato come "untori" degli innocenti. Sciascia evidenzia anche il <mark>rischio del "fascismo"</mark>, che è sempre presente e può talvolta manifestarsi sotto forma di una giustizia sommaria, anche nei tempi moderni apparentemente lontani dall'ignoranza e dalla superstizione del Seicento.<br><strong>Leonardo Sciascia</strong> è stato uno degli scrittori del <mark>secondo Novecento </mark>che più si sono impegnati nella narrativa poliziesca e nella <mark>denuncia del sistema mafioso</mark> <em>("Il giorno della civetta”)</em>, nonché in saggi di ricerca storiografica e in libri-inchiesta sul fenomeno del terrorismo negli anni Settanta. Fu anche <mark>personaggio parlamentare</mark>.<br><mark>Manzoni ebbe una notevole importanza nella formazione di Sciascia</mark>. Tra le sue prime letture, infatti, l'autore ha sempre ricordato <em>I Promessi Sposi</em> e la <em>Storia della colonna infame</em>: Manzoni, insieme agli illuministi francesi, rappresentò, per quel lettore, la ragione, e un modo di ragionare da opporre al pirandellismo in natura che aveva scoperto nella sua vita di ogni giorno. Il<strong><em> </em></strong><strong><em><mark>pirandellismo</mark></em></strong><mark> </mark>è l’insieme dei caratteri distintivi del pensiero e dell’arte di <strong>Luigi Pirandello</strong>, incentrati su una <mark>visione angosciosa, relativistica della vita</mark> e del mondo, secondo la quale non è possibile distinguere tra vero e falso, tra le convenzioni sociali e la realtà delle cose.<br>Tra gli scrittori più amati di Sciascia, lo scrittore milanese occupa un posto importante. Nella raccolta di saggi dal titolo <strong><em>Cruciverba</em></strong>, Sciascia si pronuncia sulla <em>Storia della colonna infame</em>.<br><br></div><blockquote>“La <mark>figura dell'untore</mark>, che già si era materializzata nella peste del 1576, [...] <mark>ebbe in quella del 1630 una più tragica, moltiplicata e prolungata apoteosi.</mark> E non solo a Milano. Ma su quella di Milano, sulle memorie cittadine che ne restavano, sulle carte che la descrivevano, si abbatteva nel secolo successivo lo sdegno di Pietro Verri, illuminista; e ancora un secolo dopo, nel XIX, la non meno sdegnata ma più dolorosa e inquieta e acuta meditazione di Alessandro Manzoni, cattolico.”</blockquote><div><br></div><blockquote>"<mark>Pietro Verri guarda all’oscurità dei tempi e alle tremende istituzioni; Manzoni alle responsabilità individuali.</mark> La giustezza della visione manzoniana possiamo verificarla stabilendo una analogia tra i campi di sterminio nazisti e i processi contro gli untori, i supplizi, la morte. […] Non si accorge, il Nicolini, che quel di cui c’è da tremare è appunto questo: che quei <mark>giudici erano onesti e intelligenti</mark> […]. Quei giudici furono <mark>"burocrati del Male"</mark>: e sapendo di farlo [...]”.</blockquote><div><br></div><blockquote>“Non c'è dubbio che il cardinale abbia, sulla diffusione della peste, idee più chiare di quelle del protomedico. [..]. Ma tra la bottega degli untori e la propria, tra la peste creata e amministrata dagli uomini e la peste inviata come dono-punizione da Dio, il cardinale non può che scegliere la propria, e alimentarle credito. <mark>Ammette dunque gli untori: che cioè ci sia stata della gente intenzionata a "spiantare Milano"</mark>; ma per squallida e folle operazione di magia, senza averne effettivamente i mezzi [...]”</blockquote><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-29 15:55:20 UTC</pubDate>
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         <title>Sceneggiato &quot;Il Lazzaretto&quot; - dal capitolo XXXV</title>
         <author>lollo_a_03</author>
         <link>https://padlet.com/lollo_a_03/gvoxumg2d437z3y7/wish/601524089</link>
         <description><![CDATA[<div>Nello sceneggiato dal titolo "Il Lazzaretto", possiamo notare Renzo che si aggira in un campo che funge, apparentemente, da ricovero per tutti i malati che hanno contratto la peste, ma anche per tutti i cadaveri delle persone che non hanno vinto la lotta contro la malattia. Improvvisamente, Renzo scorge Fra' Cristoforo nella folla, il quale, sorpreso alla vista del giovane lombardo, nato nei pressi di Lecco. Fra' Cristoforo gli offre un pezzo di pane. In seguito, gli domanda perché sia venuto ad affrontare la peste in un luogo tanto triste e desolato. Il giovane risponde dicendo di essere alla ricerca di Lucia e di volere giustizia. Lo sfogo di Renzo non appaga Fra' Cristoforo, tant'è che lo riprende, affermando che Dio si sentirebbe offeso dalle sue parole. Gli domanda se abbia idea di cosa sia la giustizia, se sappia perché il frate porti quel vestito in particolare, e se sappia che Dio ha, infatti, misericordia di lui. Lo conduce, poi, verso una tenda in cui giace morente Don Rodrigo, il nemico di Renzo. Fra' Cristoforo sprona il giovane a perdonare il morente, consigliandogli di chiedere aiuto a Dio, perché "L'uomo da solo non è capace di perdonare, serve l'aiuto di Dio. Perdonalo e sarai perdonato". Dopodiché, Renzo riparte alla ricerca di Lucia.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-29 16:29:27 UTC</pubDate>
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         <title>La peste secondo Manzoni</title>
         <author>cristig2002</author>
         <link>https://padlet.com/lollo_a_03/gvoxumg2d437z3y7/wish/602364024</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel capitolo XXXI dei promessi sposi Manzoni illustra il tema della peste, diffusa a Milano, precisamente nei luoghi di passaggio dei Lanzichenecchi. Infatti, in quei posti, ci furono dei casi sporadici di morte. In seguito, cominciarono ad ammalarsi e a morire persone e famiglie a causa di uno strano “morbo”. Inizialmente, il medico Lodovico Settala, incaricato dell’organizzazione sanitaria riferì al Tribunale della Sanità che era scoppiato il contagio. Nel frattempo, anche da Lecco e da Bellano arrivarono delle avvisaglie riguardanti il morbo. Quindi fu mandato un commissario, accompagnato da un medico di Como, essi si recarono a visitare i luoghi interessati, ma si persuasero che non si trattasse di peste, bensì di emanazioni autunnali delle paludi o effetto di disagi e sofferenze. Tuttavia, il numero dei morti continuava a salire, dunque furono mandati due delegati; Alessandro Tadino e un auditore. Essi attraversarono il territorio di Lecco, le coste del lago di Como, il monte di Brianza e trovarono paesi deserti o chiusi da cancelli. Il numero dei morti raggiunto era spaventoso ed essi visitarono cadaveri nei quali costatarono i segni della pestilenza.  Dunque, informarono il tribunale della Sanità e adottarono le misure preventive, pur consapevoli che non sarebbero bastate. Dopo essersi presentati dinanzi al Tribunale, Tadino e l’auditore si recarono dal governatore di Milano Ambrogio Spinola per riferire la gravità della situazione. Quest’ultimo, tuttavia, pur provando molto dispiacere era più interessato alla guerra che alla malattia. Infatti il 18 novembre ordinò pubbliche feste per la nascita del principe Carlo, senza curarsi della possibile diffusione del contagio. Il governatore morì dopo pochi mesi nel corso della guerra di Mantova. Accanto all'indifferenza delle autorità regnava anche l’indifferenza della stessa popolazione, la quale riteneva che le morti fossero da attribuire alla povertà, alle sofferenze e alle prepotenze dei soldati. Chiunque parlasse di peste o di pericolo veniva disprezzato e allontanato. Solo il cardinale Borromeo incitò i parroci a vigilare sul diffondersi della malattia. Il Tribunale della Sanità era molto lento nell'operare e anche nell'informarsi, ordinò il cordone sanitario nella grida del 30 di ottobre, il quale entrò in vigore solo il mese successivo quando la peste era già entrata a Milano. Gli storici del tempo, ovvero il Tadino e il Ripamonti cercarono di individuare i primi nomi dei contagiati. Entrambi ritenevano che il primo malato fosse un soldato italiano al servizio della Spagna, il quale con un fagotto di vesti era tornato nella casa dei parenti. Successivamente si ammalò e, ricoverato in ospedale, gli fu trovato un bubbone sotto l’ascella. Tutti i suoi vestiti furono bruciati e la sua famiglia segregata, coloro che lo avevano avuto in cura si ammalarono nel giro di pochi giorni. La pestilenza cominciò a diffondersi tra la fine del 1629 fino ai primi mesi del 1630. Accanto allo scetticismo degli uomini regnava quello dei medici che minimizzavano il male, ricorrendo a nomi di malattie comuni per giustificare i segni della peste. Per paura dell’isolamento, del lazzaretto, del sequestro di case e oggetti e dei luoghi di cura e d’isolamento, non si denunciavano gli ammalati e si corrompevano i becchini. Dunque nacque un odio verso i magistrati e i medici, i quali cercarono di arginare il morbo, ma venivano presi a sassate. Tra i medici Manzoni ricorda Lodovico Settala, il quale fu aggredito dalla folla inferocita accusandolo di diffondere false notizie. Alla fine del mese di marzo del 1630 i morti aumentarono e presentavano palpitazioni, spasmi, lividi, deliri e bubboni. Anche i medici che avevano deriso questo male furono costretti ad ammettere l’esistenza di esso, parlando però di una nuova malattia. Essi, tuttavia, non avvisarono che questa malattia si attaccava per contatto. Il Tribunale della Sanità, intanto richiedeva sempre più denaro per far fronte all'emergenza e per le spese del lazzaretto. Inoltre il numero dei poveri aumentava di molto. Nel lazzaretto era sempre più difficile mantenere l’ordine e le separazioni prescritte. Dunque la gestione di esso fu affidata ai cappuccini. Inoltre fu nominato direttore del lazzaretto Felice Casati e come ministro di lui Michele Pozzobonelli. Essi entrarono il 30 marzo nel lazzaretto e man mano che aumentava il numero dei ricoverati, aumentava anche il numero dei cappuccini che diventarono infermieri, cuochi, lavandai e dunque assunsero ogni tipo di incarico. Padre Felice controllava i malati, sedava i tumulti, confortava ma puniva anche. Anche lui si ammalò, ma in seguito riuscì a guarire. A questo punto Manzoni riflette sull'importanza della figura dei cappuccini, i quali con grande serietà, forza e carità si occuparono dei malati e svolsero quelle mansioni che spettavano alle autorità. Essi erano degni di ammirazione, di lode e meritavano di essere ricordati. Nel frattempo il popolo prese coscienza della malattia, inoltre cominciarono ad ammalarsi anche i componenti delle classi più agiate. In seguito la popolazione covò l’idea che la causa del male fosse lo spargimento di veleni contagiosi. Infatti il 17 maggio 1630 alcuni testimoni sostennero di aver visto delle persone ungere con veleni il transetto divisorio del Duomo. Il presidente del Tribunale della Sanità esaminò il transetto e le panche, ma non trovò nessun pericolo, tuttavia, tra il popolo iniziò a nascere l’allarmismo. Un altro episodio si verificò la mattina del 18 maggio, in quanto in ogni parte di Milano, sulle porte delle case e sulle muraglie, fu sparsa una sostanza giallastra. Non si sa se si trattò di uno scherzo o un tentativo di creare confusione. Gli abitanti bruciarono con la paglia le zone unte, e dubitarono di tutti i forestieri, motivo per il quale essi venivano arrestati. Dunque il Tribunale della Sanità ordinò una grida, la quale affermava che chi avesse trovato il o i colpevoli sarebbe stato premiato. C’era chi pensava che queste persone fossero state mandate da don Gonzalo Fernando de Cordova per vendicarsi, o dal cardinale Richelieu, con lo scopo di impossessarsi della città. Altri attribuivano questi scherzi a scolari o a ufficiali annoiati. Ma un certo numero di persone ancora non credeva all'esistenza della peste, poiché nel lazzaretto alcuni malati guarivano, mentre si pensava che tutti fossero destinati a morire. Nel frattempo il Tribunale della Sanità, durante una delle feste della Pentecoste, nel cimitero di San Gregorio fece arrivare un carro con i corpi di un’intera famiglia massacrati dai segni della pesta. Da quel momento in poi nessuno ebbe più dubbi sull'esistenza della peste. In seguito l’autore continuerà nel XXXII capitolo a riferire gli eventi conseguenti alla peste. Le autorità apparivano sempre più impotenti dinanzi al dilagare di essa e si pensò di organizzare una grande processione a cui parteciparono tutti i cittadini, anche il clero, i nobili e i magistrati. La processione, però, aumentò la furia del contagio e fu, quindi, necessario allestire nuovi luoghi dove condurre i malati, ma molti di essi restarono in uno stato di abbandono e anche una gran quantità di bambini. Inoltre bisognava bruciare i cadaveri infetti e tutti gli oggetti appartenenti ad essi. In queste pagine Manzoni descrive in modo realistico e talvolta drammatico un evento tragico, il diffondersi della pestilenza nella città di Milano.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-30 11:56:07 UTC</pubDate>
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         <title>La peste e il Coronavirus a confronto</title>
         <author>cristig2002</author>
         <link>https://padlet.com/lollo_a_03/gvoxumg2d437z3y7/wish/602365209</link>
         <description><![CDATA[<div>Le analogie tra la peste, descritta da Manzoni nei promessi sposi, e il Coronavirus sono molteplici. Prime fra tutte l’incredulità e la sottovalutazione di entrambe le malattie, il lento intervento delle autorità e lo scetticismo da parte di esse. Non solo, ma anche l’incomprensione della possibile gravità, del possibile contagio e la ricerca del paziente uno, così come citato nell'articolo "Manzoni ai tempi del Covid-19". All'epoca si incolpavano gli untori, poiché si pensava che trasmettessero la peste volontariamente. La stessa cosa si è ripetuta oggi, in quanto molti credono che il Coronavirus sia un virus creato nel laboratorio, dunque incolpano i cinesi. Possiamo notare un’altra similitudine quando Renzo, entrando a Milano con una scusa e utilizzando una moneta, fu pervaso da un sentimento di solitudine e di inquietudine, causato dal silenzio di una città devastata dalla paura e dal diffondersi della malattia. Infatti, Milano ma anche le altre città colpite in tutto il mondo, sono apparse durante il lockdown città fantasma, dove regnava il silenzio e la desolazione. Inoltre sia nei promessi sposi che nei fatti recenti assistiamo, purtroppo, a un forte aumento della povertà, poiché la malattia e l’isolamento creano anche un’emergenza sociale e lo stato di bisogno di molte persone. Ogni epidemia provoca molta sofferenza e molte perdite, ma dimostra anche il coraggio e la determinazione dell’uomo, che lotta per sopravvivere e vincere sulla malattia. Durante la pestilenza i frati cappuccini furono gli eroi che si occuparono dei malati, che nel lazzaretto svolgevano tutti i compiti e offrivano ogni tipo di assistenza materiale e spirituale. Oggi, come allora, uomini di buona volontà hanno assistito e salvato altri esseri umani, i medici, gli infermieri e i paramedici e tutti coloro che hanno lavorato negli ospedali sono i nostri eroi. Certamente il progresso ha fatto crescere l’umanità, ma la paura di ciò che non conosciamo continua a rimanere nell'animo umano. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-30 11:58:27 UTC</pubDate>
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         <title>Cruciverba</title>
         <author>lollo_a_03</author>
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         <description><![CDATA[<div>Una copia del saggio di Sciascia, <strong><em>Cruciverba</em></strong>, di prima pubblicazione datata <strong><mark>1983</mark></strong>.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-30 17:36:30 UTC</pubDate>
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         <title>Il Romanticismo</title>
         <author>CristinaAnne17</author>
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         <description><![CDATA[<div>è un movimento culturale e letterario, nato nella prima metà del <mark>1800</mark> sopratutto in Germania e dopo si diffuse in Europa . La parola romanticismo comincia  a essere usata in Italia per definire quella tendenza estetica e letteraria all'inizio dell'ottocento. Il termine deriva dall'inglese " Romance" usato per indicare i racconti fantastici nei quali , a partire dal seicento  si raccontano storie d'avventura e storie d'amore idealizzate. I contenuti principali del Romanticismo furono :  la rivalutazione della fantasia, della passione e del sentimento ; l'esaltazione dei concetti di patria e di nazione e il valore della religione cristiana come espressione del sentimento religioso. In tutte le opere di queste periodo possiamo riconoscere alcuni temi come : la solitudine , l'amore tormentato e la contemplazione della natura. per quanto riguardo l'arte romantica, un pittore chiamato Caspar David Friedrich dipinse il famoso quadro chiamato "viandante sul mare di nebbia ", questo quadro ha tanti richiami al Romanticismo come la solitudine. Il Romanticismo in Italia nacque nel 1816. Gli scrittori si dividono in due gruppi : I difensori del classicismo come Pietro Giordani e i romantici tra cui Giovanni Berchet. I generi del romanticismo italiano sono la poesia e la prosa . Gli scrittori principali furono Alessandro Manzoni, Ugo Foscolo e Silvio Pellico. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-30 17:45:40 UTC</pubDate>
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         <title>Alessandro Manzoni</title>
         <author>CristinaAnne17</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nacque a Milano nel 1785 in una nobile famiglia. suo padre era il conte Pietro Manzoni e sua madre, Giulia Beccaria, era la figlia di Cesare Beccaria. La famiglia si separò presto. nel 1805, dopo aver compiuto i suoi primi anni di studio in istituti religiosi, Alessandro raggiunse la madre a Parigi, dove frequentò molti intellettuali e fece importanti esperienze per la sua formazione di politica e culturale. Nel 1808 sposò la figlia di un banchiere, Enrichetta . La conversione  al cattolicesimo della moglie ebbe una profonda influenza sulla sua conversione alla fede cattolica che diventò un momento fondamentale della sua vita e della sua opera. Manzoni si trasferì a Milano. qui fu vicino al movimento romantico.Le sue opere più importanti sono : le poesie degli Inni sacri , il cinque maggio,il saggio Osservazioni sulla morale cattolica e due tragedie per il teatro.  Infine, nel 1821 iniziò la stesura del romanzo " I promessi sposi" , terminato nel 1840. Negli anni successivi Manzoni decise di dedicarsi a studi linguistici e storici. Morì a Milano nel 1873. </div>]]></description>
         <enclosure url="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/ab/Francesco_Hayez_-_Portrait_of_Alessandro_Manzoni_-_WGA11214.jpg" />
         <pubDate>2020-05-30 20:09:24 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>kadija021</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><em>I promessi sposi</em></strong> è il <strong>primo romanzo</strong> della letteratura italiana.<br><strong>Manzoni </strong>impiegò ben <strong>ventuno anni</strong> per terminare il suo capolavoro. </div><div>Inoltre contribuì alla creazione di un<strong> italiano unitario. <br>Manzoni</strong> cerca una tesi, partendo da un’<strong>accurata ricostruzione</strong>: la Storia è utilizzata con funzione dimostrativa e non solo come ambientazione.      <br>Dall’Ottocento in poi il <strong>romanzo storico</strong> fu un <strong>genere molto adoperato,</strong> è un particolare tipo di romanzo che intende trasmette lo spirito, i comportamenti e le condizioni sociali attraverso dettagli realistici. <br>Può contenere<strong> personaggi realmente esistiti</strong> storici e di<strong> invenzione</strong>.<br>Tramite il vero storico si può comprendere la realtà fino in fondo così da arrivare a un vero morale. <br>Il romanzo viene tradotto in francese da <strong>Walter Scott</strong>. <br><strong>Manzoni</strong> avvia una stesura con il titolo provvisorio di <strong><em>Fermo e Lucia,</em></strong> non soddisfò l’autore per <strong>problemi strutturali e linguistici</strong>.     <br>In seguito elimina alcuni episodi e fa prevalere la <strong>lingua toscana</strong>. <br>Nel <strong>1827</strong> uscì il romanzo intitolato <strong><em>I promessi </em></strong>sposi(<strong>ventisettana)</strong> <br>La <strong>seconda edizione</strong> del romanzo, nel <strong>1840</strong>  la “<strong>quarantana</strong>”,in dialetto fiorentino. <br>L’ambientazione scelta da <strong>Manzoni</strong> è la <strong>lombardia nei primi decenni del 600</strong>, sotto la <strong>dominazione spagnola</strong>. <br>Egli dimostra un <strong>malgoverno</strong> con l’occhio critico di uno storiografo <strong>illuminista</strong>.<br> <strong>Manzoni</strong> scrive questo romanzo dopo il fallimento dei <strong>moti del marzo 1821</strong>.<br> L’autore vuole <strong>proporre una società ideale</strong>, libera, con un saldo potere statale,le classi sociali devono essere in armonia tra loro. <br>I<a href="https://www.studenti.it/personaggi-promessi-sposi.html"> </a><strong>personaggi </strong>assumono un rilievo drammatico. <br><strong>Lorenzo Tramaglino</strong> e <strong>Lucia Mondella</strong> stanno per sposarsi. <br>A intralciarli c’è <strong>don Rodrigo</strong>, un signore del paese.<br> Il matrimonio viene impedito con la forza perché due bravi di don Rodrigo impediscono a <strong>don Abbondio</strong> (curato del paese) di celebrarlo dietro minaccia di morte. <br>I due promessi chiedono aiuto a <strong>fra Cristoforo</strong> ma non riesce a smuovere don Rodrigo.<br> Si rivolgono a un avvocato,<strong> Azzecca-garbugli. <br></strong>Provano un <strong>matrimonio a sorpresa</strong>, che non riesce dato che quella notte i bravi provano a rapire Lucia.  Fra Cristoforo consiglia a Renzo di andare a <strong>Milano </strong>mentre a Lucia a <strong>Monza </strong>dove viene tradita da Gertrude, la <strong>monaca di Monza</strong>, e consegnata all’innominato, un potente del luogo che dovrà consegnarla a don Rodrigo. <br>L’<strong>innominato</strong>, grazie al cardinale <strong>Federigo Borromeo</strong> si converte alla fede e libera Lucia. <br>Infine i lanzichenecchi scendono in Italia saccheggiando tutto portando con loro il <strong>morbo della peste</strong>.<br><strong>Renzo e Lucia </strong>si ammalano. Si ammala anche <strong>don Rodrigo</strong>. <br>I due sposi si trovano a Milano nel lazzeretto davanti a padre Cristoforo. <br>Renzo perdona don Rodrigo, morente mentre Lucia sta guarendo. <br>Confessa all’amato che durante la notte nel castello dell’innominato aveva fatto <strong>voto di castità</strong> se si fosse salvata; ma non essendo valido,viene annullato.<br>Tornata, possono<strong> celebrare le nozze</strong>. <br>I due sposi avranno una figlia, Maria, e apriranno una filanda.<br> <strong><em>I promessi sposi</em></strong> contiene molti temi: il <strong>male nella storia</strong> e la <strong>sofferenza degli innocenti</strong>. <br>Nel finale del romanzo Renzo e Lucia <strong>meditano sul male. </strong></div><div>I due capiscono che al male non c’è risposta e che la <strong>fede</strong> è necessaria per comprendere il male <br> <strong>Manzoni </strong>descrive il <strong>male morale</strong> e il <strong>dolore</strong>:attraverso una visione problematica. <br>Renzo e Lucia imparano cosa sia il male ricevuto e causato. </div><div>Il <strong>profondo pessimismo</strong> relativo all’agire umano, quella libertà che dovremmo limitare, l’odio, le rivoluzioni. </div><div>Manca quindi un “e vissero felici e contenti”, perché l’ordine tranquillo dell’inizio del romanzo – può essere sconvolto dall’egoismo umano (don Rodrigo) e nella Natura (la <strong>peste</strong>). <br>Altro tema importante è la <strong>conversione</strong>: la Grazia divina agisce sull'uomo. <br>È questo il contatto tra <strong>divino e umano, </strong>la <strong>Provvidenza</strong> (provvida sventura): il <strong>male rende consapevoli</strong> e se accettato aumenta la <strong>virtù.</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-31 12:25:50 UTC</pubDate>
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         <title>Sceneggiato sulla peste &quot;I promessi sposi&quot;</title>
         <author>cristig2002</author>
         <link>https://padlet.com/lollo_a_03/gvoxumg2d437z3y7/wish/603450381</link>
         <description><![CDATA[<div>Lo sceneggiato inizia con la presentazione di un soldato arrivato da poco a Milano, precisamente il 22 ottobre 1629 e proveniente da Lodi. Egli, durante il carnevale, si trovò nel bel mezzo di una festa, dove venne annunciata anche la nascita del principe Carlo. La sera del 24 ottobre 1629 si sentì male e morì. Il medico Lodovico Settala gli trovò un bubbone sotto l'ascella destra e fu la prima persona a morire a causa della peste virulenta e contagiosa. Tuttavia il popolo non credeva all'esistenza di essa, dunque iniziò a ingiuriare il medico, il quale sosteneva che le persone dovevano rimanere a casa anziché festeggiare, poiché la peste si trasmetteva per contatto. Lo sceneggiato termina con una scena toccante, ovvero il passaggio di un carro con i cadaveri dei malati di peste pronti per essere bruciati. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-31 16:42:54 UTC</pubDate>
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         <title>L’episodio “Gli Untori” -Promessi Sposi </title>
         <author>caterina_delprete05</author>
         <link>https://padlet.com/lollo_a_03/gvoxumg2d437z3y7/wish/603498140</link>
         <description><![CDATA[<div>Questo episodio ricostruisce il clima di sospetto e paura nella Milano afflitta dalla peste; in cui erano presenti gli untori, che erano visti come dei demoni.Due untori,Guglielmo Piazza e Giangiacomo Mora erano stati accusati di aumentare la diffusione della peste nella città di Milano perchè avevano unto la città e quindi erano stati condannati dal Senato alla pena capitale.I loro corpi furono portati in alto su una ruota e bruciati; in seguito furono gettate le loro ceneri nelle acque del Naviglio il 23 luglio 1630. Inoltre nella soglia di un uscio apparve una donna di una giovinezza avanzata ma non trascurata.Aveva una bellezza offuscata,velata e maestosa che brillava nel sangue lombardo.Aveva un languor mortale.La donna portava in braccio una bambina di 9 anni, morta con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l’avessero adornata      per una festa promessa da molto tempo.La bambina aveva una mano bianca a guisa di cera che penzolava da una parte senza nessuna pesantezza.Ella aveva la testa che posava sull’omero della madre con un abbandono più forte del sonno. Un monatto voleva prendere la bambina per metterla sul carro,ma la madre voleva farlo da sola,così la stese lì sul carretto.La madre diede l’addio alla figlia e le disse di pregare per lei e per tutti, perchè anche lei lo farà.Infine la donna disse alla figlia Cecilia deceduta  che la sarebbe venuta a trovare quella sera nel carro cosìcché non sarebbe stata da sola.Questo episodio è tratto da “I Promessi Sposi” ( 1989)</div>]]></description>
         <pubDate>2020-05-31 17:35:44 UTC</pubDate>
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         <title>“La madre di Cecilia”</title>
         <author>caterina_delprete05</author>
         <link>https://padlet.com/lollo_a_03/gvoxumg2d437z3y7/wish/603523632</link>
         <description><![CDATA[<div>Questo testo è ispirato da “I Promessi Sposi”, capitolo XXXIV. Si vede Renzo che camminava nella città in un clima di peste,cadaveri,puzzo,uomini e donne afflitti dalla malattia.Giunse all’improvviso una donna giovane, di una grande bellezza, bellezza avanzata ma non trascurata. La sua andatura era affaticata e i suoi occhi erano pieni di dolore per la morte di sua figlia Cecilia.La donna aveva un dolore pacato e profondo, che attestava un’anima consapevole e presente a sentirlo.Aveva sua figlia Cecilia in braccio.All’improvviso si avvicinò un turpe monatto per prendere la bambina e metterla nel carro, ma voleva farlo la madre, così mise sua figlia morta sul carro e pagò il monatto per far trattare bene la figlia senza torcerle un capello e per far ripassare di nuovo il monatto verso la sera con il carro, per prendere anche lei.La figura della madre di Cecilia conserva un decoro eccezionale ed evidente in tutta la scena.Ella resiste ancora nonostante la malattia e i lutti da cui è circondata.Il monatto è soggiogato dalla sua figura.Egli raccoglie i cadaveri e approfitta del suo ruolo per derubare le vittime. Intanto Renzo guardava la scena e pregava per far cessare quella sofferenza e Dio acconsenta a una morte rapida, in modo che tutta la famiglia si possa riposare in pace.Inoltre appaiono dei simboli, come il fiore che muore e l’immagine della falce, che pareggia le erbe del prato, che rappresenta la morte dei bambini, giovani e anziani che sono portati via dalla peste indistintamente e senza pietà.Inoltre in questo testo si fa riferimento alla solidarietà tra vivi e morti, perchè tutti pregano Dio, per rincontrarsi nella vita ultraterrena</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-05-31 18:03:19 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>caterina_delprete05</author>
         <link>https://padlet.com/lollo_a_03/gvoxumg2d437z3y7/wish/603525750</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-05-31 18:05:28 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>caterina_delprete05</author>
         <link>https://padlet.com/lollo_a_03/gvoxumg2d437z3y7/wish/603527389</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2020-05-31 18:07:27 UTC</pubDate>
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