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      <title>Le conquiste dell’800 by </title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-11-12 20:15:55 UTC</pubDate>
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         <title>Gli europei alla conquista del mondo </title>
         <author>samirdambrosio1</author>
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         <description><![CDATA[<p>Nell'Ottocento l'Europa conobbe una crescita enorme, sia demografica che economica. La popolazione aumentò a dismisura e milioni di persone emigrarono verso le Americhe e l'Australia.</p><p>In questo stesso periodo, l'Europa diventò il centro mondiale della scienza, della tecnologia e dell'industria, conquistando un primato che la fece sentire superiore agli altri continenti. Questa convinzione di superiorità spinse gli europei a pensare di avere quasi una "missione" nel mondo:</p><p>diffondere la propria civiltà e dominare gli altri popoli,</p><p>considerati arretrati.</p><p>L'imperialismo ottocentesco si differenzia dalla colonizzazione dei secoli precedenti perché non si trattò solo di esplorazioni o conquiste isolate, ma di una vera e propria politica di espansione sistematica e rapida. Le potenze europee crearono imperi coloniali vastissimi, utilizzando sia la forza militare che strumenti politici come il protettorato:</p><p>ufficialmente un paese restava indipendente, ma in realta era controllato dalle decisioni e dagli interessi</p><p>dello Stato colonizzatore.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-09-14 15:42:23 UTC</pubDate>
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         <title>Cosa portò a tali conquiste?</title>
         <author>samirdambrosio1</author>
         <link>https://padlet.com/samirdambrosio1/gr5bevah24lwu6q9/wish/3583907305</link>
         <description><![CDATA[<p>Le motivazioni che spinsero gli europei a conquistare territori furono molteplici. Sicuramente c'era quella economica: le colonie fornivano materie prime preziose e diventavano mercati per i prodotti industriali europei. Tuttavia non sempre i territori conquistati davano subito un vantaggio economico, e spesso prevaleva un'altra logica, quella della competizione strategica. Avere colonie significava impedire ai rivali di occuparle e guadagnare cosi un vantaggio nei rapporti internazionali.</p><p>Un'altra motivazione importante fu il bisogno di mantenere la stabilità interna. I governi europei presentavano l'espansione coloniale come un'opportunità di arricchimento per chi, in patria, non aveva prospettive. In questo modo cercavano di ridurre tensioni sociali e proteste. Accanto a questo,</p><p>c'era un forte spirito nazionalista: l'idea che la grandezza della nazione si misurasse anche dal numero di colonie possedute. Il nazionalismo, che nell'Ottocento diventò sempre più aggressivo, serviva a giustificare la possibilità di dominare economicamente, politicamente e culturalmente i popoli considerati meno sviluppati.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-09-14 15:43:07 UTC</pubDate>
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         <title>Le mire sull’Asia </title>
         <author>samirdambrosio1</author>
         <link>https://padlet.com/samirdambrosio1/gr5bevah24lwu6q9/wish/3583913333</link>
         <description><![CDATA[<p>L’imperialismo, tipico del XIX secolo, fu l’espansione delle grandi potenze in territori esteri per ottenere ricchezze, nuovi mercati e prestigio. Le nazioni europee e non solo conquistarono regioni in Asia, Africa e Oceania per sfruttarne le risorse, controllare rotte e basi militari, giustificando tutto con la “missione civilizzatrice”, cioè l’idea di portare la civiltà ai popoli ritenuti arretrati. In Asia nacque una forte rivalità tra Gran Bretagna e Russia, detta “Grande Gioco”: l’India, cuore dell’impero britannico, era minacciata dall’espansione russa in Asia centrale. Ne derivarono guerre, spedizioni, trattati, spionaggio e alleanze locali, soprattutto in Afghanistan, territorio strategico considerato uno “stato cuscinetto” conteso da entrambe le potenze.</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-09-14 15:50:57 UTC</pubDate>
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         <title>Approfondimento “Grande gioco”</title>
         <author>samirdambrosio1</author>
         <link>https://padlet.com/samirdambrosio1/gr5bevah24lwu6q9/wish/3583919593</link>
         <description><![CDATA[<p>Nel XIX secolo, gli storici parlano di Grande gioco per indicare la rivalità tra Impero britannico e Impero russo in Asia centrale e nel subcontinente indiano. Entrambi volevano controllare quella regione strategica: la Russia per espandersi verso sud e avere sbocchi, la Gran Bretagna per proteggere l’India, considerata la “perla” del suo impero coloniale.</p><p>Dopo la fine della Guerra fredda (1991), alcuni analisti hanno ripreso questa espressione per descrivere la nuova competizione tra Russia e Stati Uniti nello spazio meridionale dell’ex URSS, cioè il Caucaso e l’Asia centrale. Qui la posta in gioco non erano più solo le conquiste territoriali, ma soprattutto le enormi risorse energetiche (gas e petrolio), ancora poco sfruttate, e il loro trasporto verso i mercati internazionali.</p><p><br></p><p>Tuttavia, a differenza dell’Ottocento, non si può ridurre lo scenario a una sfida tra due sole potenze. Oggi il quadro è molto più complesso, sia per qualità (cioè i diversi tipi di interessi in gioco: politici, militari, economici, culturali, religiosi) sia per quantità (perché sono coinvolti molti più attori). Infatti, oltre a Russia e Stati Uniti, giocano un ruolo importante anche Turchia, Iran, Unione Europea e Cina, ciascuno con le proprie strategie e obiettivi.</p><p><br></p><p>C’è poi un’altra differenza fondamentale: nell’Ottocento i paesi locali erano semplicemente “terreno di scontro” tra le potenze straniere, mentre oggi i leader di questi Stati cercano di sfruttare la competizione internazionale a proprio vantaggio. Accolgono investimenti stranieri e importano modelli di sviluppo politico, economico e sociale per rafforzare i loro paesi, invece di limitarsi a subire passivamente l’influenza esterna.</p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-09-14 15:58:02 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>samirdambrosio1</author>
         <link>https://padlet.com/samirdambrosio1/gr5bevah24lwu6q9/wish/3583923198</link>
         <description><![CDATA[<p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2025-09-14 16:01:59 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>samirdambrosio1</author>
         <link>https://padlet.com/samirdambrosio1/gr5bevah24lwu6q9/wish/3583928775</link>
         <description><![CDATA[<p>Barbero Alessandro, Frugoni Chiara e Sclarandis Carla, Noi di ieri, noi di domani, Milano, Zanichelli, 2021</p>]]></description>
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         <pubDate>2025-09-14 16:09:23 UTC</pubDate>
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