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      <title>bacheca 5I-Q by Federica Montevecchi</title>
      <link>https://padlet.com/federicamontevecchi1/gmige6avvss238fn</link>
      <description>domande e riflessioni </description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-11-15 17:20:46 UTC</pubDate>
      <lastBuildDate>2025-10-30 14:27:36 UTC</lastBuildDate>
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         <title>Come possiamo determinare ciò che è da noi indipendente? (Daniel Ghinello) </title>
         <author>danielghinello1</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel video si parla della differenza tra epistemologia (insieme delle nozioni individuali e universali dipendenti dalle nostre strutture percettive e intellettuali) e ontologia (ciò che preesiste la nostra azione gnoseologica e sottintende il nostro linguaggio e pensiero), ma come è possibile adoperare il linguaggio per descrivere ciò che è ad esso esterno? La nostra visione del mondo può essere condizionata da schemi sociali e culturali, che idealmente è possibile superare per una visione del reale universalmente condivisa, ma  anche da strutture biologiche imprescindibili. Gli atomi governati da leggi che rendono possibile il nostro pensiero limitano ineluttabilmente la capacità di assimilazione della realtà. Tutto ciò che esiste passa attraverso le strutture sinaptiche del cervello, anche il linguaggio. Perciò è privo di senso affermare che qualcosa esista indipendentemente da noi, perchè nell'emettere le parole: "qualcosa esiste" lo si sta inevitabilmente legando al soggetto della conoscenza. Per lo stesso motivo linguistico tutto ciò che non conosciamo <em>non esiste, </em>ma è solo potenzialità di esistenza. La nostra realtà non ammette trascendenza, perchè la parola (ed il concetto annesso) <em>trascendenza </em>è anch'essa legata alla realtà e al rapporto soggetto-oggetto, nel senso che non comprende ciò che non è realtà. Anche la proposizione <em>ciò che non è realtà </em>è priva di senso. Possiamo raffigurare il <em>non-reale</em> solo per comodità comunicativa, ma mai come fondamento gnoseologico. Il reale, che sia materialmente esistente o solo pensabile, che sia legge universale o schema intellettuale legato alla cultura, può solo esistere, ed esiste nel soggetto pensante e a causa di esso. Ma questo non limita, anzi apre al tutto; la realtà è progressiva, ma mai preesistente al soggetto universale della conoscenza. Può preesitere il singolo individuo, ma mai la pensabilità stessa. </div>]]></description>
         <pubDate>2020-11-27 17:20:28 UTC</pubDate>
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         <title>La matematica</title>
         <author>giorgioreali</author>
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         <description><![CDATA[<div>All'interno del video viene chiesto se la matematica è un oggetto naturale oppure un oggetto sociale, è corretto dire che è soprattutto un oggetto naturale in quanto, come definito dalla Rivoluzione Scientifica, la natura stessa è governata da leggi matematiche?</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-27 17:24:09 UTC</pubDate>
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         <title>Qual è la distinzione tra essere felici e pensare di essere felici? (Irina Bailiuc)</title>
         <author>irinabailiuc</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel video viene detto che nel momento in cui cadono i fondamenti delle nozioni di verità , cambia anche la nostra visione del mondo , perché cambia anche l'essere felici e il pensare di essere felici?</div>]]></description>
         <pubDate>2020-11-27 17:29:12 UTC</pubDate>
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         <title>Relazione tra epistemologia e ontologia </title>
         <author>giorgioreali</author>
         <link>https://padlet.com/federicamontevecchi1/gmige6avvss238fn/wish/966075308</link>
         <description><![CDATA[<div>Si può intendere ciò che si conosce (epistemologia) come una parte, una frazione, della realtà e di ciò che è (ontologia)? </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-27 17:29:38 UTC</pubDate>
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         <title>Epistemologia evoluzionista (irina bailiuc)</title>
         <author>irinabailiuc</author>
         <link>https://padlet.com/federicamontevecchi1/gmige6avvss238fn/wish/966098816</link>
         <description><![CDATA[<div>Attraverso quella che viene definita epistemologia evoluzionista, cioè il processo di sviluppo della conoscenza, e conseguentemente anche il processo scientifico oggi sappiamo con certezza che non esistono concetti prima radicati nella cultura umana, come le streghe, le razze e la magia. Inoltre il progresso della conoscenza ha permesso anche di raggiungere concetti prima sconosciuti ed ignorati, come per esempio gli atomi, le cellule, le malattie etc. Questo ci mostra che lo sviluppo della conoscenza non elimina o aggiunge concetti ma ci porta verso una conoscenza valida e vera. </div>]]></description>
         <pubDate>2020-11-27 17:45:38 UTC</pubDate>
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         <title>Tristezza e depressione, felicità ed euforia (Greta Murgia)</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/federicamontevecchi1/gmige6avvss238fn/wish/967178675</link>
         <description><![CDATA[<div>La distinzione tra tristezza e depressione, così come tra felicità e euforia è indispensabile nella nostra vita. Spesso si fa confusione, più per ignoranza che con intenzione, e si utilizzano questi termini in contesti sbagliati. La depressione e l’euforia non appartengono alla realtà ma sono percezioni personali e proiezioni di proprie sensazioni sulla realtà; ciò implica che non hanno origine da essa, in quanto dipendono invece da fattori individuali e di interpretazione personale dell’ambiente. Il termine “depressione” per esempio, viene purtroppo usato sempre più spesso a sproposito, e viene omesso quando andrebbe invece utilizzato. <br><br></div><div>Infatti, mentre la tristezza è un sentimento momentaneo influenzato dalla realtà circostante, la depressione è una malattia che va curata, ha la sua base all’interno di noi stessi ed è indipendente dalla realtà che ci circonda.<br><br></div><div>Analogamente la felicità si distingue dall’euforia, e questo denota la differenza ontologica tra realtà fattuale e realtà percettiva.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-28 15:59:14 UTC</pubDate>
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         <title>Felicità ed euforia (Alma Onaie)</title>
         <author>almaonaie</author>
         <link>https://padlet.com/federicamontevecchi1/gmige6avvss238fn/wish/968598654</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel video si parla di differenza tra felicità ed euforia. La felicità viene definita come una risposta del mondo esterno. Euforia, invece, è uno stato d'animo che potrebbero avere luogo anche senza la realtà.Tuttavia,  l'euforia, per definizione, è "la sensazione accentuata di benessere con tendenza all'ottimismo e all'ilarità" e come tutte le sensazioni è l'effetto di qualcosa, quindi ci dovrà per forza essere uno stimolo che causa l'euforia. Ma se l'euforia, come dice il video, è indipendente dalla realtà, da cosa è causata?</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-29 11:53:13 UTC</pubDate>
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         <title>L’ignoranza è un bene? (Arianna)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel video viene posta la domanda se l’ignoranza sia un bene oppure no. A questo quesito la risposta è no, perché porsi delle domande sul mondo che ci circonda è legittimo, nonostante non esista alcuna differenza ad esempio nel vedere le persone e nel pensare di vedere le persone.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-29 12:18:17 UTC</pubDate>
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         <title>Il realismo (Alice Palmieri)</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/federicamontevecchi1/gmige6avvss238fn/wish/968836388</link>
         <description><![CDATA[<div>La corrente filosofica del realismo descrive la realtà come tutto ciò che esiste ed è quello che è, indipendentemente dalla percezione individuale e soggettiva dell’uomo. In questo modo afferma che oggetti, eventi, processi ed anche entità astratte esistono ed hanno una propria e determinata natura che sfugge al dominio d’azione dell’uomo. Il compito della filosofia, e più in generale della scienza, per descrivere la realtà diviene per tale ragione individuare e rendere note le sue strutture metafisiche, che risiedono non nell’uomo ma nel mondo. </div><div>È però l’uomo che determina i concetti e le categorie sulla base delle quali organizzare la realtà. Le strutture sembrerebbero quindi risiedere non nel mondo, ma al contrario nel particolare, ossia nel campo d’azione dell’uomo. Spesso, dare una risposta definitiva e oggettiva a interrogativi riguardanti la realtà, come per esempio la vita o la morte, risulta impossibile: tale risposta è influenzata e dipende dalla concezione particolare con cui ci si rapporta al mondo.</div><div><br></div><div>La realtà si colloca quindi a priori rispetto alle conoscenze dell’uomo. L’uomo, attraverso la conoscenza sensibile, può avere una percezione particolare della realtà e perciò non è in grado di dare una risposta definitiva agli interrogativi metafisici. Come Kant descrive, il soggetto della conoscenza determina l’oggetto quando struttura la materia della conoscenza, che esiste indipendentemente dall’uomo, spazialmente e temporalmente. Il limite della ragione umana è la conoscenza empirica, l’uomo non può trovare una risposta alle domande metafisiche, che si collocano al di là dell’esperienza sensibile mediata dal mondo scientifico.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-29 15:17:46 UTC</pubDate>
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         <title>Dualismo reale-non reale e libertà kantiana dell&#39;uomo di fronte allo (pseudo)reale-Elias Bellanti</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/federicamontevecchi1/gmige6avvss238fn/wish/969214374</link>
         <description><![CDATA[<div>Il video affronta la questione del rapporto fra realtà e pensiero. La presunta inesistenza del reale in quanto sussistente in sé dipende, secondo Maurizio Ferraris, da una fuorviante sovrapposizione di due piani che andrebbero trattati in modo distinto, ossia epistemologia ed ontologia. La realtà sussiste effettivamente in sé indipendentemente dall'uomo, e, se così non fosse, nessun prodotto razionale del soggetto della conoscenza potrebbe essere contemplato, in quanto la considerazione di esso non può prescindere dal termine di paragone dell'esperienza, e dunque non potrebbe nemmeno essere concepito il soggetto della conoscenza stessa. In tal senso, tutti gli schemi concettuali, anche i più radicali e inimmaginabili, sono sempre modi di interpretare quella che è LA realtà. Questo non significa che non possano esistere oggetti che dipendono da noi e NON sussistono effettivamente nella realtà (ad esempio il contenuto di una norma giuridica). Esistono poi oggetti di cui non possiamo dire se esistano effettivamente: si tratta di strutture astratte, ovvero di modelli che ci aiutano a comprendere la realtà, come i modelli matematici e fisici. Questi modelli ovvero queste strutture, da un lato, corrispondono alla nostra esperienza della realtà e ci consentono di manipolarla a nostro vantaggio, dall'altro sono sempre e comunque in un qualche modo collegate alla mente umana. Dunque, in relazione a tali oggetti, sarebbe un errore (che Kant definirebbe paralogisma) fare coincidere con essi la sostanza, il fondamento stesso della realtà, ovvero pensare che tali strutture sussistano indipendentemente da noi. Il fatto che tali modelli funzionano non implica che essi corrispondano alla realtà, nel senso che non implica che essi siano l'unico modo per dare un senso effettivo alla realtà. La soluzione del dilemma del rapporto fra realtà e pensiero va a coincidere dunque con l'atteggiamento kantiano di riconoscimento dei limiti delle proprie possibilità gnoseologiche e morali. Infatti la realtà con i suoi limiti è punto di partenza di tutto, il sostrato concreto di ogni possibilità umana: della vita stessa, della conoscenza, della morale e dunque della saggezza così come della felicità. Anche il piacere derivante dall'esperienza estetica, consistente, come ci dice Kant, nel proiettare nella natura determinata gnoseologicamente, ossia in una realtà in sé indifferente all'uomo, la speranza di senso - piacere che è fonte di felicità - non potrebbe esistere se non esistesse anche la realtà rispetto a cui avviene il salto estetico stesso nel non-reale. La non-realtà non esiste senza la realtà, quindi la realtà esiste necessariamente e non può che essere definita in modo affermativo. Questo implica ANCHE cha la libertà dell'uomo di fronte alla realtà è la libertà kantiana legata al riconoscimento dei limiti della propria esperienza e dunque delle proprie possibilità,  in quanto solo tale riconoscimento rappresenta lo stimolo e allo stesso tempo il presupposto per il pieno sfruttamento delle proprie potenzialità, per la piena realizzazione del proprio essere. Non si può superare un limite se tale limite non esiste: il limite della libertà fonda dunque paradossalmente la libertà stessa. Come ci dice Ferraris alla fine del video, da un lato il reale sussiste in quanto reale in sé,  ossia in quanto reale che c'è prima di noi e dopo di noi, dall'altro lato il reale sussiste in quanto sostrato in cui proiettiamo i nostri schemi, le nostre idee e le nostre speranze. Entrambe queste dimensioni - sempre come dice Ferraris -catturano un elemento della realtà,  ma, da un punto di vista delle possibilità dell'uomo,  l'elemento più decisivo è il primo, in quanto implica "la capacità del reale di essere di fronte a noi e indifferente a noi, ma allo stesso tempo appoggio abbastanza solido per fare stare insieme tutte le cose che compongono la stessa vita". </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-29 19:38:27 UTC</pubDate>
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         <title>Commento di Elias</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/federicamontevecchi1/gmige6avvss238fn/wish/969378067</link>
         <description><![CDATA[<div>Interessantissima, da un punto di vista delle implicazioni psicologiche e quindi anche cliniche, la distinzione fra depressione-euforia e tristezza-felicità. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-29 21:41:21 UTC</pubDate>
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         <title>Commento alle implicazioni bioetiche (Daniel Ghinello) </title>
         <author>danielghinello1</author>
         <link>https://padlet.com/federicamontevecchi1/gmige6avvss238fn/wish/970423666</link>
         <description><![CDATA[<div>Personalmente sono stato molto colpito dall'intervento di Achille Verzi riguardo al legame stretto che esiste tra gli schemi concettuali, spesso di origine sociale e culturale, e oggetti di dibattito come l'eutanasia. Verzi afferma che l'origine di ogni posizione al riguardo risieda nel concetto di uomo che l'individuo possiede. Mi chiedo se oltre al concetto di essere umano non sia implicato, per non dire radicato, in riflessioni di questa natura anche il concetto di vita. Che cos'è la vita? Un dono che l'uomo riceve dall'esterno ed il cui valore permane anche quando il soggetto vivo non ne ha più coscienza (mi riferisco a stati comatosi irreversibili o vegetativi) o quando non causa altro che dolore per sé e per gli altri? O forse la vita è l'espressione stessa del soggetto vivo, e va da sé quindi che una volta che tale soggetto non è più in grado di esprimersi anche la vita, indipendentemente dall'attività biologica, venga meno? </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-30 08:38:23 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/federicamontevecchi1/gmige6avvss238fn/wish/971138248</link>
         <description><![CDATA[<div>Domanda di Elias<br>Se l'euforia non ha che fare con la realtà e anche l'arte è evasione dalla realtà, questo non significa che l'arte può produrre solo euforia, mai felicità?</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-30 13:41:42 UTC</pubDate>
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         <title>Gli oggetti della matematica (Lorenzo Torresi)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Analizzando il dialogo tra Maurizio Ferraris e Mario de Caro, emerge un’importante differenza, che contrappone gli elementi naturali a quelli sociali. Se i primi, come la massa di un libro, dipendono necessariamente dalle leggi di natura, i secondi, tra i quali menzioniamo, ad esempio, gli articoli di legge, sono dovuti a schemi concettuali elaborati dall’uomo. Tuttavia, sorge il quesito relativo a un settore intermedio, che coincide con verità astratte, come i semplici oggetti della matematica: esistono indipendentemente dal fatto che una mente possa conoscerli? Sì.<br><br></div><div>I numeri, a prescindere dal linguaggio utilizzato e dal nome che si attribuisce a ciascuno di essi, corrispondono, uno dopo l’altro, a precise grandezze fisiche, che sono realtà a sé stanti. Nell’universo in cui viviamo, infatti, l’ipotenusa di un triangolo sarà sempre data dalla radice quadrata della somma dei quadrati dei due cateti. Si tratta di una realtà indipendente dalla razionalità umana, che è stata progressivamente scoperta e associata ad un teorema, che ha, giustappunto, proprio il nome di colui che ha SCOPERTO e VERIFICATO la proprietà! Inoltre, matematica e fisica sono strettamente legate tra loro. Prendendo in considerazione un oggetto matematico come l’ellisse, ci possiamo immediatamente ricondurre ai moti di rivoluzione dei pianeti del Sistema Solare: il loro movimento ellittico è chiaramente svincolato dalla presenza di un individuo razionale intento ad elaborare schemi concettuali. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-30 17:26:49 UTC</pubDate>
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         <title>tentativo di confutazione dell&#39;idealismo attraverso la scienza (Bianca Bacci) </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Guardando questo video, mi è venuto in mente il rapporto fra pensiero e realtà teorizzato dagli idealisti, ossia il fatto che quest'ultima non esiste senza un soggetto che la pensa. Quindi nulla esiste al di fuori del pensiero. A questo proposito  vorrei prendere in causa le neuroscienze, e gli studi fatti sul cervello con le tecniche di imaging più recenti. Si è dimostrato come il cervello reagisca  a stimoli esterni, e soprattutto come si evolva e cambi (sia strutturalmente che funzionalmente) a seconda dell'età o dei diversi ambienti. Durante la fase adolescenziale, per esempio, c'è una importante diminuzione in volume di materia grigia. Questo perchè il nostro cervello, evolvendosi, elimina delle sinapsi che non sono utilizzate (in quel particolare ambiente e con quei particolari stimoli) e rafforza in questo modo quelle che sono usate più spesso (per saperne di più, consiglio il TED talk: “the mysterious workings of the adolescent brain”). Questo processo mette a punto il tessuto del nostro cervello a seconda dell'ambiente in cui ci si trova. La nostra mente, quindi il nostro pensiero, si struttura letteralmente sul mondo che ci circonda. Inoltre, anche molti comportamenti e sensazioni sono principalmente frutto di processi evolutivi. Per esempio, il senso di solitudine è un adattamento evolutivo del nostro cervello ( c’è un video molto interessante su youtube chiamato “solitude” di “in a nutshell”). In conclusione, se il nostro cervello e i nostri pensieri si strutturano sulla base di condizionamenti esterni, tutto ciò porta a credere l’esistenza di una realtà al di fuori del soggetto che la pensa. </div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-30 18:23:52 UTC</pubDate>
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         <title>Bianca Bacci</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/federicamontevecchi1/gmige6avvss238fn/wish/972744559</link>
         <description><![CDATA[<div>volevo inoltre consigliare, per chi vuole, un video su youtube chiamato "is reality real? the simulation argument", che si collega al riferimento nel video al film Matrix </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-30 18:29:05 UTC</pubDate>
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         <title>Esiste il numero 1? Esiste la montagna? (Virginia Lepore)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Platone sosteneva che tutti gli enti fossero immagini delle idee del mondo iperuranico, Occam riassumeva una delle sue massime nella frase <em>entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem, </em>affermando che “non bisogna accettare nella nostra ontologia entità strane di cui non c’è bisogno”… Tutti i filosofi riconoscono che “c’è un mondo là fuori” composto da enti reali, ma che cosa è reale e in che modo lo è? </div><div><br></div><div>È chiaro come pensiero e realtà non possano coincidere, dal momento che pensare un oggetto non confermi o determini la realtà dell’oggetto pensato. Inizia così la puntata di Zettel dedicata alla questione della realtà: dunque viene evidenziata subito la differenza tra ontologia e epistemologia.</div><div>Ma al di là delle definizioni di ontologia e epistemologia, ciò che personalmente mi ha fatto riflettere sulla questione della realtà, sono gli esempi pratici della quotidianità di ogni individuo umano: si pensi a una montagna, o a un sasso, o a una pianta… in generale a un elemento considerato e definito dall’uomo come elemento naturale reale sulla Terra. L’uomo definisce la montagna come tale, con quel termine. Tuttavia, non è detto che quel vocabolo identificante una montagna sia comune a tutti, poiché il linguaggio conferisce di dare una identità agli enti che ci circondano, ma chi o cosa conferma/determina che l’ente che sto osservando è a tutti gli effetti una montagna, quindi un reale elemento naturale di materiale roccioso?</div><div>Questo lo può spiegare la scienza, la fisica, la chimica, dunque tutte quegli ambiti che hanno alla base il periculum galileiano, la prova sperimentale di un’ipotesi. Solo una dimostrazione fisica realizzabile da tutti gli individui consente di confermare quali oggetti siano effettivamente reali. Quindi quella che è comune a tutti come montagna, sarà classificata come un elemento naturale di materiale roccioso, nel momento in cui un campione esaminato dimostrerà la presenza effettiva di materiale roccioso. </div><div>Ma possiamo pensare al libro presente nel video: il libro viene definito come piccolo rispetto ad altri libri. Ma nella realtà cosa conferisce all’uomo di definire quel libro come piccolo? Il termine piccolo indica una grandezza, dunque un qualcosa di astratto che gli uomini utilizzano per indicare approssimativamente le dimensioni di un oggetto. Tuttavia, se si pensa all’uomo tragico di Pascal, che percepisce l’infinito ma non può dimostrarlo, si arriva a domandarsi il perché lo stesso uomo tragico riesce ad avere la percezione reale di un oggetto ora piccolo, ora grande, ora medio, ma non può percepire fattivamente l’infinito.</div><div>Come può l’uomo dimostrare la realtà di grandezze, in quanto concetti astratti? Come si possono dunque dimostrare gli oggetti matematici come i numeri? Non si può. </div><div>È vero che le orbite sulle quali si muovono i pianeti vengono definite come orbite ellittiche, ma chi o cosa riesce a dimostrare che l’equazione dell’ellisse presente nei libri di matematica sia reale? L’uomo è in grado di dare identità ai movimenti dei pianeti, ai pianeti stessi, ai teoremi e alle definizioni matematici solo tramite linguaggi specifici. Ma il linguaggio è puro frutto della mente umana. Non si riesce a dimostrare nella realtà il numero 1, non esiste il numero 1. L’uomo ha scelto di chiamarlo 1 e di identificarlo in modo astratto come grandezza. Nella vita reale è concesso solo di vedere la singolarità di un fiore nell’asfalto (inteso come unicità), o la molteplicità delle foglie degli alberi. Nessuno ha mai trovato un numero 1 reale, materiale, dimostrabile sperimentalmente. Gli oggetti matematici fungono da mezzo per la scienza, per la fisica e per la chimica, ma nella realtà non esistono, poiché non sono dimostrabili. Servono per determinare concetti e dimostrare analiticamente fenomeni fisici e chimici. Tutti sostengono che se si lascia cadere una penna, questa cadrà a terra. Ma questo fenomeno, reale e dimostrabile, di gravitazione, viene chiamato tale dall’uomo e la forza peso della pena avrà un valore ben preciso, ma quel valore è dato dal puro ragionamento matematico dell’uomo. Quel valore non potrà essere una dimostrabile realtà indipendente dalla mente dell’uomo. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-30 20:13:04 UTC</pubDate>
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         <title>conflitto sociale inevitabile (Clara)</title>
         <author>claracagnazzo</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il filtro che ogni uomo mette davanti alla realtà, attraverso l'immaginazione del reale, è ciò che non gli permette di comprendere i suoi simili. Ciò è stato provato anche recentemente attraverso i neuroni specchio, che, si pensava inizialmente potessero essere la soluzione scientifica all'incomprensione fra uomini, ma, si è scoperto recentemente che neanch'essi possono essere completamente oggettivi,  ma anzi, l'empatia che permettono di provare sembra possa essere influenzata da educazione e contesto sociale. Quindi, probabilmente, non esiste una realtà oggettiva che l'uomo possa comprendere,  perciò nemmeno una concezione comune di bene e male; per questo la speranza che ci possa essere comprensione fra uomini, quindi empatia, quindi solidarietà, risulta utopistico.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-11-30 23:38:22 UTC</pubDate>
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         <title>Riflessione (Enrico) </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>La realtà, come la concepiamo oggi, è inevitabilmente un tema con cui l'uomo si deve confrontare in quanto si può definire in negativo rispetto al concetto di virtuale. Con la diffusione globale della tecnologia come strumento di comunicazione e relazione tra individui si è sviluppata una "realtà virtuale" caratterizzata da regole e schemi completamente diversi. L'invenzione forse più rivoluzionaria del ventunesimo secolo sono stati i social network che hanno radicalmente ridefinito i rapporti interpersonali, la fruibilità della conoscenza (e non-conoscenza), l'economia e la politica. Se prima dell'avvento di questi non c'era una realtà adesso ce n'è una artificiale. Basta pensare che il concetto di localizzazione e quello di posizione hanno subito una scissione radicale: dove quando si diceva "hai la testa fra le nuvole" ora la testa è china sul proprio dispositivo. Dove le nuvole rappresentavano l'immersione nei propri pensieri, il nuovo scenario è uguale per tutti nella forma e simile nel contenuto e costituisce una realtà assimilata e spesso inconsapevole in cui tutti si perdono nei pensieri e immagini altrui (il materiale è ovviamente indotto e artefatto). Questi meccanismi generano enormi problemi nella personalità e stravolgono il tipo di stimoli che riceviamo, per citarne alcuni si può parlare della depressione causata dal sapere costantemente cosa fanno altre persone, il ridursi dell'autonomia intellettuale e via dicendo. Piuttosto che concentrarsi unicamente sulla critica di questi strumenti, che ormai è diventata una moda, mi sorge spontanea la riflessione su un loro potenziale uso benefico. Dove al quesito sull'esistenza o meno di una realtà oggettiva non si poteva dare una risposta ora l'uomo dispone di uno strumento in grado di riprodurre interazioni sociali, di divulgare conoscenza e di interagire globalmente. Questa realtà artificiale potrebbe costituire il mezzo per risolvere le conflittualità sociali e affiancare a una realtà naturale soggettiva uno strumento che consenta la massima uguaglianza, solidarietà e libertà.i Social Network dovrebbero essere depurati dai loro aspetti dannosi e riconvertiti in mezzi per garantire maggiori diritti e concedere a tutti le stesse possibilità nonostante quella che chiamiamo realtà non lo conceda. L'apporto dei social ridefiniti potrebbe rendere possibili progetti come il patto sociale di Rosseau e costituire una realtà meno conflittuale di quella in cui viviamo. è possibile quindi modificare l'inevitabile "realtà social" per risolvere le problematicità di quella effettiva?<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-12-01 11:17:41 UTC</pubDate>
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         <title>La mediazione che intercorre tra soggetto e realtà (Gabriele Calà)</title>
         <author>gabrielecala87</author>
         <link>https://padlet.com/federicamontevecchi1/gmige6avvss238fn/wish/975531713</link>
         <description><![CDATA[<div>La parte di questo video che ha suscitato in me più interesse è sicuramente il confronto tra Maurizio Ferraris e Mario de Caro, in particolare la domanda riguardante il nostro contatto con la realtà. Da questo punto di vista alcuni filosofi sostengono che a contatto diretto con la realtà non ci si arriva mai, altri che invece sostengono l'identità tra pensiero e realtà e che quindi considerano a diretto contatto tutto ciò che è sia nella realtà che nella mente, altri ancora che si pongono nel mezzo come mediatori sostenendo che la vita sia un misto tra contatto diretto e indiretto con la realtà. Una tra le tante riflessioni che scaturiscono da questo problema si può riassumere in una domanda: se si intende come contatto diretto quello immediato (nel senso etimologico del termine di "non mediato") allora è davvero possibile pensare che l'uomo possa aver mai attinto direttamente dalla realtà? Dato che l'uomo si rapporta alla realtà tramite i sensi, l'intelletto e la ragione, l'esperienza immediata non esiste. Ma da questa affermazione si può dedurre che non esista una realtà indipendente dal soggetto, dato che l'uomo non può mai entrarne a contatto diretto? No, ma l'uomo, in quanto essere finito, non potrà mai averne la conferma, perché è biologicamente impossibile, per lui, ignorare completamente le elaborazioni razionali, intellettuali o anche solo sensibili. Ergo, dal mio punto di vista, l'esperienza immediata tra uomo e realtà non esiste, ma ciò non significa né che la realtà in sé non esista, né tantomeno che l'uomo debba smettere di tentare di conoscerla sempre meglio. L'uomo è quindi paragonabile a una funzione matematica, e la realtà è il suo asintoto: ci tenderà all'infinito, ma senza mai toccarla.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-12-01 13:54:02 UTC</pubDate>
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         <title>La matematica non esiste al di là della mente umana (Daphne Venturi)</title>
         <author>daphneventuri</author>
         <link>https://padlet.com/federicamontevecchi1/gmige6avvss238fn/wish/975959156</link>
         <description><![CDATA[<div>Esiste una realtà oggettiva? Esiste una realtà indipendentemente da noi?</div><div>La risposta a questi quesiti è: dipende.</div><div><br></div><div>Innegabilmente esistono oggetti naturali che sono indipendenti dalla percezione che noi abbiamo di essi. Ciò che segue le leggi della natura, non perché formulate come tali ma perché ovunque nell’universo conosciuto esse sono uguali a se stesse e inaggirabili, sempre le seguirà, a prescindere che tali leggi ci siano note o meno. Ed ogni oggetto naturale esistente continuerà ad esistere a prescindere che via sia un soggetto che lo possa percepire o meno, scisso dai concetti che che il soggetto ha di questo.</div><div><br></div><div>Compiendo tale scissione cessa di esistere la realtà così come “la viviamo”. </div><div>Se venisse meno il genere umano, con esso sparirebbe la realtà così come la concepiamo poiché verrebbe meno l’intero insieme di strutture cognitive caratteristico della nostra specie. Le nostre capacità conoscitive della realtà sono infatti lo specifico prodotto di un processo evolutivo naturale, frutto di un sistema in rapporto con il mondo circostante da cui, a seguito di stimoli sensoriali, si originano le nostre idee.</div><div>Riportando quanto affermato dall’epistemologo Gilberto Corbellini: “nei genomi delle specie biologiche si immagazzinano informazioni sulle caratteristiche dell’ambiente” e “diversi tipi di organismi intercettano caratteristiche diverse dell’ambiente con cui si trovano ad interagire”. Dunque, ogni specie ha una specifica percezione della realtà, che -con l’estinzione della data specie- inevitabilmente perisce.</div><div><br></div><div>Inoltre, interamente dovuti ai nostri schemi concettuali esistono gli oggetti sociali, che non sono né costruzioni puramente individuali come un ricordo o un giudizio, né fisici come gli oggetti naturali, né tantomeno oggetti ideali come numeri o teoremi. Sono esempio di questa categoria le leggi, le istituzioni, gli obblighi, i contratti e le promesse. Questi oggetti non sono “reali” in quanto si tratta di convenzionalità stipulate tra uomini che hanno il fine di permettere la coesistenza sociale, sono artifici frutto dell’ingegno umano, così come il denaro, il concetto di giorni ed ore, le opere d’arte, il matrimonio ed il divorzio. Gli oggetti sociali esistono dipendentemente dal soggetto.</div><div><br></div><div>Infine, esiste una terza categoria, poco prima citata, degli oggetti ideali. </div><div>Come suggerisce il termine “ideali”, questi oggetti sono propri dell’idea, nella sua accezione di entità essenzialmente mentale e spirituale, contrapposta alla realtà esterna. Secondo il filosofo Maurizio Ferraris, conduttore del programma cui è tratto il video di riferimento, gli oggetti ideali stanno fuori dallo spazio e dal tempo indipendentemente dal soggetto. Dunque, esisterebbero a prescindere da un soggetto che li pensi.</div><div>Gli oggetti ideali sono entità astratte, scisse dalla realtà. I numeri sono frutto di una necessità comunicativa per definire una quantità, una posizione in un elenco o il rapporto tra grandezze dello stesso tipo; nati per il conteggio, come astrazione del concetto di quantità.</div><div><br></div><div>Questa necessità non è però universale. Osservando il genere umano a confronto con le altre specie animali, infatti, siamo gli unici ad aver sviluppato un complesso sistema di calcolo comprensivo di numeri negativi, zero, numeri irrazionali, numeri immaginari e numeri complessi, insieme anche ad altre branche della matematica cui la geometria. </div><div>Tuttavia, non è inerentemente corretto dire che la matematica sia caratteristica della mente umana: esistono infatti ancora oggi dei popoli che non sanno contare, che non concepiscono i numeri astratti e risultano perplessi di fronte alla scrittura 2+2=4. I Pigmei in Africa, gli Akwe in Brasile, gli Aranda in Australia, contano massimo fino al tre, i Boscimani non superano il 5; mentre le loro capacità di apprendimento non risultano influenzate da questa “mancanza”.</div><div>Inoltre, fra culture variava (e in alcuni casi varia tutt’ora) anche di molto l’annotazione numerica, così come la compitazione per segni di tali numeri.</div><div>Dunque i numeri, similmente alle forme del linguaggio, risultano assolutamente prive di significato se osservate da chi non sia a conoscenza delle forme stesse.</div><div><br></div><div>Avendo quindi determinato che non solo la matematica sia un’astrazione nata da una necessità umana, ma che sia anche limitata alle sole popolazioni che ne hanno adoperato le proprietà per avanzare sul fronte dello sviluppo tecnologico, è necessario chiarire che la ragione per cui gli oggetti ideali vengono definiti indipendentemente dal soggetto è che sono presumibilmente tali a prescindere che il soggetto ne sia a conoscenza o meno.</div><div><br></div><div>La matematica è però di fatto un’invenzione umana, uno strumento per ampliare i propri orizzonti conoscitivi, che è relativamente universale ma che non è reale, non è naturale.</div><div>E lo stesso vale per la sua branca della geometria. Il fatto che il quadrato dell’ipotenusa di un triangolo rettangolo sia uguale alla somma dei quadrati dei cateti è indiscutibile ma fattualmente inutile. In natura non esiste alcun piano sul quale porre un triangolo rettangolo del quale sia necessario calcolare ipotenusa o cateti. Così come l’orbita dei pianeti del sistema Solare è inconfutabilmente pressoché ellittica; questa nozione è però utile solo al soggetto che attraverso le proprie strutture mentali ha la necessità di definire quel moto. Non esiste alcun ellisse, né alcuna formula che lo definisca, senza il soggetto che le ponga all’interno delle proprie strutture mentali, proprio perché è il soggetto stesso ad averli creati.</div><div><br></div><div>Gli oggetti ideali si avvicinano alla realtà solo attraverso le leggi fisiche. È necessario sottolineare il fatto che la ragione per cui questi oggetti si avvicinano al reale per mezzo della fisica è che questa descrive le leggi della natura, dunque la parte letterale delle leggi fisiche è innegabile e sempre costante, mentre la parte numerica è assolutamente arbitraria.</div><div>Riprendendo l’estremo esempio della sparizione dell’intero genere umano: le leggi della fisica sono proprietà degli oggetti naturali, dunque esistono nella realtà sempre nella forma che noi consideriamo letterale, mentre in assenza dell’essere umano viene meno la parte numerica: siamo infatti stati noi a concepire i numeri, e a scegliere e nominare le unità di misura da un punto di vista Universale in modo totalmente arbitrario.</div><div><br></div><div>Perché la matematica possa esistere al di là della mente di un individuo, deve esistere un altro individuo con le stesse capacità conoscitive e le stesse strutture mentali del primo. Dunque, in assenza di soggetti in grado di pensare la matematica, essa non esiste realmente se non nella sua forma fisica.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-12-01 15:19:03 UTC</pubDate>
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         <title>La realtà (Jonel Manguerra)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>La realtà , secondo i filosofi realisti, esiste ed è quel che è indipendentemente dall'uomo e non si limita solo ad oggetti fisici come possono essere una penna o una montagna, ma comprende anche eventi e processi, come possono essere guerre o anche semplici azioni, ed entità astratte come i numeri, ma sono proprio queste ultime il punto focale.<br><br>Nel video infatti viene discussa una situazione particolare: se nel mondo non ci fossero più delle menti razionali capaci di concepire i numeri, fare addizioni e in generale ragionare, le entità astratte esisterebbero comunque?<br>Ragionando su questa domanda è naturale chiedersi se la matematica esista indipendentemente dall'uomo o se esista solo perché esiste l'uomo.<br><br>Innanzitutto, se non esistesse alcun essere vivente, la realtà sarebbe composta solamente da materia non vivente e dalle interazioni che avvengono fra gli oggetti fisici; l'universo, quindi, non sarebbe molto diverso da com'è realmente, un insieme di atomi che, interagendo fra di loro, formano la materia. La differenza è che non essendoci esseri umani non c'è alcuna formalizzazione della conoscenza, ciò però non implica il fatto che le leggi che regolano la materia non esistano, dunque anche la matematica esiste, sebbene non venga formalizzata o espressa.<br><br>Tuttavia, in una situazione in cui non esistono animali e soprattutto esseri umani, non esisterebbero emozioni o pensieri e neanche la conoscenza  o addirittura la vita sarebbero reali; quindi è possibile che elementi della realtà possano portare ad un'evoluzione, un ampliamento, della realtà stessa? Sì, infatti anche adesso la realtà è in continua trasformazione, la memoria, la storia e l'evoluzione sono parte della realtà e anche l'evoluzione della realtà stessa è parte integrante della realtà; in natura sono innumerevoli gli oggetti e gli organismi che sono vissuti un tempo e che adesso non esistono più e al contrario, continuano a nascere nuove specie di organismi mai visti prima.<br><br>Dunque, entità astratte come la matematica e le leggi naturali esistono indipendentemente dall'esistenza o meno dell'uomo, mentre altre come il pensiero in senso proprio sono reali solo se esiste l'uomo o altri organismi viventi pensanti.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-12-01 16:39:54 UTC</pubDate>
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         <title>Un mondo senza soddisfazioni e fallimenti sarebbe intrigante? (Maria Teresa Lodi)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>La parte del video che mi ha suscitato più curiosità è quella dove Maurizio Ferraris,  sarcasticamente, afferma che sarebbe affascinante se tutto dipendesse dai nostri concetti. Di conseguenza, un mondo organizzato in questo modo non ci permetterebbe di essere delusi, sorpresi, sconcertati… </div><div>Ma sarebbe davvero intrigante un mondo dove i fallimenti e le soddisfazioni non esistono? Personalmente credo di no, perché non ci sarebbero gli stimoli, gli incentivi per puntare sempre più in alto nella vita. Le persone si accontenterebbero di quello che già possiedono, e non cercherebbero di migliorarsi. Infatti, le soddisfazioni, ma soprattutto i fallimenti, hanno sempre incentivato l’uomo a potenziarsi e a perfezionarsi. </div><div>Un esempio di ciò, per quanto riguarda la filosofia, potrebbe essere il filosofo tedesco Immanuel Kant. La sua produzione filosofica si divide in una fase pre-critica e una fase critica, separate tra loro dal risveglio dal “sonno dogmatico” causato da David Hume. Difatti, dopo aver studiato attentamente questo filosofo empirista, Kant si rese conto dell'errore logico di attribuire sostanza alla metafisica e che quest’ultima non era in grado di far raggiungere all’uomo una vera conoscenza. Se Kant non avesse depurato il suo ragionamento iniziale dai dogmi, probabilmente le tre critiche (<em>“Critica della Ragion Pura”, “Critica della Ragion Pratica” e “Critica del Potere Giudicante”</em>) non sarebbero mai state elaborate.</div><div>Per questo motivo credo che i successi e le delusioni siano necessari per uno sviluppo intellettuale. I primi perché ci spronano a continuare per la nostra strada, pur tendendo sempre ad un perfezionamento delle nostre capacità; i secondi poiché ci fanno comprendere i nostri errori e allo stesso tempo ci forniscono la forza per ricominciare da capo e tendere verso il miglioramento. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-12-01 20:23:51 UTC</pubDate>
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         <title>L’ignoranza è un bene? (Giada Alvaro)</title>
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         <description><![CDATA[<div>L’ignoranza non può essere un bene. Non sono d’accordo con la frase del film ‘Matrix’; non si può mostrare indifferenza nei confronti della realtà e del mondo fuori, per il semplice fatto che essa preesiste a noi. La realtà è indipendente dall’essere umano, c’era prima di noi e ci sarà dopo. La conoscenza e la padronanza del linguaggio rendono l’uomo in possesso del mondo. L’essere umano con le sue conoscenze scientifiche ha aperto nuovi orizzonti e ha fatto nuove scoperte rispetto ad un’ignoranza umana precedente, non rispetto alla natura stessa; ovvero la realtà è sempre stata lì sia con noi e con la nostra conoscenza di essa sia senza. Tutto quello che l’uomo fa è agire sulla natura e vivere secondo le sue leggi, preesistenti a noi. Non si può perciò non dare importanza al mondo esterno in quanto è intrinseco a noi e con il quale ci confrontiamo ogni giorno. Pensare che la realtà non esista, rispecchia una condizione di inferiorità di cui l’uomo risente nei confronti della grandezza di essa con la quale non riesce a fare pace e di cui non riesce a capacitarsi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-12-01 20:25:25 UTC</pubDate>
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         <title>Riflessione personale sulla realtà/stato Leviatano/matematica</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/federicamontevecchi1/gmige6avvss238fn/wish/977653897</link>
         <description><![CDATA[<div>(Filippo) <br>Credo che la realtà sia un concetto difficile da spiegare, perché spesso si tende a sottovalutare il vero significato del termine; infatti generalmente viene intesa semplicemente come tutto ciò che esiste, come il mondo. <br>La filosofia ha cercato, fin dai filosofi della scuola di Mileto, di trovare una risposta alla domanda "cosa sia la realtà" . <br>Penso che la realtà possa essere definita sia come l'insieme delle cose del mondo oggettivamente considerate, sia come le cose del mondo soggettivamente considerate. Ma ritengo che la risposta alla domanda "che cosa sia la realtà " non possa che essere soggettiva, perché credo che sia impossibile provare a trovare un accordo comune su questo problema. <br>Per confermare ciò basti pensare che la propria realtà interiore può essere diversa da quella degli altri; per questo non può esistere una realtà comune . <br>Se così non fosse si potrebbe pervenire alla condizione dell'uomo, descritta nel Leviatano di Hobbes: le persone infatti qui, non possiedono una realtà interiore propria, perché, aderendo al patto dello Stato, subiscono la totale alienazione e quindi tutte le realtà interiori degli individui si fondono a formare un' unica realtà comune. <br>Tuttavia, anche considerando la realtà da un punto di vista soggettivo, ci possiamo imbattere in eccezioni, come ad esempio la matematica, nella quale tutti gli uomini debbono necessariamente concordare, poiché essa rappresenta l'esaltazione della razionalità umana. <br>Da questa riflessione, mi sorge spontanea la domanda: come fare ad individuare altre eccezioni, oltre alla matematica, nelle quali la definizione di realtà debba necessariamente coincidere per tutti gli uomini? </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-12-01 20:57:06 UTC</pubDate>
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         <title>La realtà (Alessandro Mauro)</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/federicamontevecchi1/gmige6avvss238fn/wish/979088696</link>
         <description><![CDATA[<div>La tesi principale a cui ruota attorno la discussione del video si basa sull’idea di una distinzione tra ció che è reale, ovvero ciò che esiste a prescindere da un soggetto, e ciò che invece deriva direttamente dal soggetto. Questa distinzione ci permette non solo di rispondere alle domande poste all’inizio del video: “esiste la realtà?” Ma anche (supponendo di riuscire a trovare un modo per distinguere nettamente tra questi due concetti) a “che cos’è la realtà?”.</div><div>Tuttavia com’è possibile affermare con certezza  l’esistenza di qualcosa che esiste a prescindere da un soggetto? In altre parole, come possiamo conoscere qualcosa senza che ci sia qualcosa in grado di conoscere, un soggetto appunto?</div><div>E se anche volessi ipotizzare l’esistenza di una realtà esterna al soggetto, e che quindi esiste a prescindere da esso, come potremmo essere certi che il nostro modo di rapportarsi con essa ci permetta di conoscerla per come essa è, e che l’immagine che noi abbiamo della realtà non dipenda dal modo stesso con cui la conosciamo? <br>A questo proposito mi sembra abbastanza esplicativa  questa citazione:<br>"Immaginiamo tutti di avere, fin dalla nascita, delle lenti blu incorporate, in questo modo vedremo tutti la realtà filtrata di blu. Questo, però, non significa né che la realtà sia blu né che le lenti deformino la realtà, ma esse sono l'unico modo in cui possiamo conoscere la realtà". <br>Immanuel Kant</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-12-02 09:34:14 UTC</pubDate>
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