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      <title>IDEONELLA SAKAIENSIS by angela baldinu</title>
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      <description>Il batterio mangia-plastica</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2019-04-11 08:55:41 UTC</pubDate>
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         <title>LA SCOPERTA</title>
         <author>lita_baldy</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il batterio è stato trovato nel 2016 dagli scienziati del Kyoto Institute of Technology, dopo aver analizzato oltre 250 bottiglie in PET prelevate da un sito di riciclaggio a Sakai, città del Giappone.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-11 09:13:50 UTC</pubDate>
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         <title>COS&#39;È IL PET </title>
         <author>lita_baldy</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il PET, acronimo di polietilene tereftalato, fa parte della famiglia dei poliesteri composta da ftalati ed è un polimero termoplastico. Si degrada attraverso due processi di depolimerizzazione (metanolisi e glicolisi) in grado di portare la polvere di PET ripulita alla stato di monomero o di materia prima originale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-11 09:17:26 UTC</pubDate>
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         <title>IL PROCESSO DEL BATTERIO</title>
         <author>lita_baldy</author>
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         <description><![CDATA[<div>Oltre a questo processo i  ricercatori dell’istituto hanno messo in evidenza la capacità del batterio di degradare la plastica. Il nome del batterio è Ideonella sakaiensis 201-F6, è in grado di digerire il PET attraverso l’idrolisi delle catene polimeriche.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-11 09:24:47 UTC</pubDate>
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         <title>IDEONELLA SAKAIENSIS</title>
         <author>lita_baldy</author>
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         <description><![CDATA[<div> Sono stati individuati due enzimi chiave nella reazione di idrolisi: PETase e MHETase. Il primo è secreto dal batterio quando questi aderisce alle superfici plastiche. Il secondo è quello responsabile della rottura delle catene di PET in molecole più piccole e innocue: l’acido tereftalico(uno dei tre isomeri dell’acido ftalico) e il glicole etilenico(è il piu semplice dei glicoli). </div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-11 09:27:46 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>lita_baldy</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il processo è abbastanza lento, la degradazione di una piccola pellicola in PET impiega circa 6 settimane alla temperatura di 30°C. Gli scienziati stanno cercando di capire se è possibile utilizzare il batterio per isolare l’acido tereftalico e riutillizzarlo per la produzione di nuova plastica e evitare l’uso del petrolio.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-11 09:31:23 UTC</pubDate>
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         <title>UN ERRORE UTILE</title>
         <author>lita_baldy</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il batterio è stato in seguito modificato erroneamente mentre i due scienziati Harry Austin(Università britannica di Pourtsmouth) e Gregg Beckham(Nrel degli Stati Uniti) ne stavano analizzando la struttura molecolare, scoprendo che la versione artificiale era più efficiente di quella naturale.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-11 09:35:17 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>lita_baldy</author>
         <link>https://padlet.com/lita_baldy/gk98khf8msc/wish/350693969</link>
         <description><![CDATA[<div>Per fare ciò i ricercatori hanno utilizzato un supermicroscopio che usa un fascio di raggi X 10 miliardi di volte più intenso della luce del sole. Dalle analisi si erano resi conto che la struttura era simile a quella che molti batteri sviluppano per abbatte<br>re la cutina, un polimero naturale utilizzato come rivestimento protettivo della piante. Ma quando il team ha manipolato l’enzima per esplorare questa connessione, ha accidentalmente migliorato le sue capacità di mangiare la plastica.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-11 09:41:26 UTC</pubDate>
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         <author>lita_baldy</author>
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         <description><![CDATA[<div>È un miglioramento di circa il 20% ed è incredibile perche significa che l’enzima non è ancora stato ottimizzato. In futuro quindi secondo il professore John McGeehan(Università britannica di Portsmouth) la tecnologia potrebbe portare alla creazione di un enzima ancora più efficacie e veloce. Un possibile miglioramento della tecnologia potrebbe arrivare trapiantando l’enzima artificiale in un ‘batterio estremofilo’ che può sopravvivere sopra i 70°C. A queste temperature la stato cambia da vetroso a viscoso rendendolo probabilmente degradabile 10-100 volte più velocemente.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-04-11 09:44:00 UTC</pubDate>
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         <author>lita_baldy</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>L'enzima mangiaplastica visto al microscopio elettronico (fonte: Dennis Schroeder / NREL) © ANSA/Ansa</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-05-01 13:37:23 UTC</pubDate>
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