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      <title>Liceo in viaggio! by Tommaso Pasini</title>
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      <description>Gli elaborati realizzati dagli studenti durante i viaggi e visite d&#39;istruzione, raccolti in un unico portale condiviso tra tutte le classi e i docenti.</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-04-05 08:15:37 UTC</pubDate>
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         <title>Anfiteatro Flavio - Colosseo, Piazza del Colosseo, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Colosseo</strong></p><p><br></p><p><strong>2G - a.s. 2022-2023</strong></p><p><strong>A. Gelasio, G. Zotta</strong></p><p><br></p><p>Quest’oggi parleremo dell’Anfiteatro Flavio ,che è, dal 1980, assieme a tutta l’area del Centro Storico di Roma, patrimonio dell’umanità secondo l’UNESCO e nel 2007 è stato inserito,&nbsp; tra le 7 meraviglie del mondo moderno, l’unica proveniente dall'Europa.</p><p>È l’anfiteatro romano più iconico della storia, principalmente per le sue dimensioni colossali, data la sua forma ellittica con dimensioni in pianta di 188 x 156 metri, un'altezza di 50 metri e una capienza che andava dai 50.000 ai 73.000 posti, comparabile ad uno stadio calcistico moderno!</p><p>La struttura è anche comunemente conosciuta come Colosseo data la sua vicinanza all’omonima statua di Nerone, poi dedicata al re degli dei (Giove) dopo la censura di Nerone, ed ovviamente, per le sue dimensioni colossali.</p><p>L’anfiteatro Flavio è stato costruito tra il 70-80 d.C. dalla dinastia Flavia, nell’area che precedentemente ospitava la Domus Aurea,&nbsp; con l’obiettivo di guadagnarsi l'approvazione popolare tramite spettacoli e giochi d'ogni genere, ma non solo: l’edificio era anche una dimostrazione di grandezza e potere dell’impero romano.</p><p>Al suo interno si svolgevano spettacoli d’ogni tipo, i quali potevano durare diversi giorni, come ad esempio i più conosciuti, i combattimenti tra gladiatori oppure si potevano svolgere delle battaglie navali dopo aver precedentemente allagato l’arena, la quale di norma era composta da un pavimento in legno ricoperto di sabbia.</p><p>La struttura è composta principalmente da mattoni e tufo, tuttavia al momento della sua costruzione questi materiali erano ricoperti di marmi preziosi, i quali furono successivamente riutilizzati nella costruzione di altre strutture, come ad esempio la Basilica di San Pietro.</p><p>La facciata esterna è composta da 4 piani o più precisamente 3 piani e un attico superiore, con sovrapposti 3 ordini diversi di cui il primo tuscanico, il secondo ionico, e il terzo e il quarto corinzi, l'attico presentava delle Lesene cioè dalle false colonne, inoltre più s’innalzava la struttura più diminuivano i dettagli delle decorazioni.</p><p>A ⅔ dell’altezza dell’attico sono situate delle mensole a gola dritta, le quali fornivano l’appoggio alle antenne lignee che reggevano il velario in caso di pioggia o troppo sole.</p><p>Nel primo e nel secondo piano su ogni arcata era posta una statua bronzea (160 in totale) rappresentante divinità o figure mitologiche, però successivamente,&nbsp; per la maggior parte, vennero perse, nell’attico invece tra ogni coppia di finestre di forma quadrata, erano incastonati degli scudi, anch’essi realizzati in bronzo</p><p>Internamente sono presenti altre 6 ellissi concentriche (più basse di quella esterna) che fungevano da base delle gradinate, insieme al tufo che riempiva lo spazio tra 2 “anelli”.</p><p>Le gradinate erano in totale 5, le più vicine allo spettacolo erano dedicate ai senatori e al ceto equestre, quelle centrali ai comuni cittadini e quella superiore, la quale era realizzata in legno, alla popolazione più povera della città.</p><p>Dall'abbandono di Roma nel quinto secolo l’anfiteatro Flavio venne spoliato e depredato per diversi secoli, al suo interno nacquero varie abitazioni e una piccola cappella nominata Chiesa di Santa Maria della Pietà al Colosseo, inoltre le vomitorie (cioè gli ingressi da dove "vomitavano" fuori gli spettatori) vennero utilizzate come botteghe; poi intorno al quindicesimo secolo quando i Papi tornarono a Roma cominciò un nuovo periodo di fioritura della città e anche del Colosseo</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-05 08:49:59 UTC</pubDate>
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         <title>Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, Piazza di Santa Cecilia, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Basilica di Santa Cecilia in Trastevere</strong></p><p><br></p><p><strong>2G - a.s. 2022-2023</strong></p><p><strong>S. Littorio, L. Zecchel</strong></p><p><br></p><p>Ci troviamo nella basilica di Santa Cecilia situata in piazza santa Cecilia a Trastevere, nel centro storico di Roma.</p><p>Questa basilica è stata costruita tra il V-IX secolo e completata XVI-XVII secolo quindi presenta le caratteristiche di una chiesa tardo Paleocristiana.</p><p>La struttura originaria era formata da una navata centrale sostenuta da dodici colonne collegate da archi a tutto sesto, da un soffitto a capriate (tipica struttura in legno che sosteneva il soffitto ligneo a cassettoni) e l’abside semicircolare. Sono, inoltre, presenti un nartece e un catino absidale tipici di questo periodo, però con gli ampliamenti successivi si aggiunsero dei dettagli barocchi, infatti venne arricchito l’interno,la facciata e l’avancorpo. Come detto prima però la basilica a partire dal XVIII è stata modificata, infatti mentre prima il presbiterio era allo stesso livello della navata centrale dopo queste modifiche venne rialzato, il pavimento venne sostituito e le capriate vennero rimpiazzate da un controsoffitto in legno. Se si guardano le colonne, infatti, <s>&nbsp;</s>si nota che sono state sostituite da dei pilastri a causa di alcuni problemi strutturali e per lo stesso motivo sono stati abbassati anche gli archi. Guardando il soffitto possiamo osservare il trionfo di Sebastiano conca, nella quale troviamo un organo che ricorda la santa Cecilia patrona dei musicisti, alla quale viene dedicata la basilica. Proseguendo verso il presbiterio possiamo ammirare&nbsp; davanti a noi&nbsp; il ciborio costruito nel 1293 da Arnolfo di Cambio, questa struttura presenta quattro colonne in marmo nero con capitelli corinzi e pulvini decorati con medaglioni in mosaico, quattro zoccoli angolari sostengono le statue di Cecilia, Valeriano, Tiburzio a cavallo e Urbano. Negli otto pennacchi vengono raffigurati gli evangelisti, due profeti e due vergini sagge, mentre nei quattro timpani vi sono rosoni traforati sostenuti da angeli. Se guardiamo in basso sotto l’altare possiamo trovare una statua che rappresenta la santa esattamente nella posizione con la quale è stata trovata dopo aver aperto la tomba. Questa è stata realizzata attorno al 1600 da Carlo Maderno. Guardando in alto invece possiamo osservare un maestoso mosaico nell'abside realizzato in pieno medioevo, nel 820 circa. Nella quale il cristo viene rappresentato al centro tenendo in mano la pergamena della nuova legge, che consegnerà a Pietro(sinistra) e Paolo(destra). A sinistra vengono rappresentati Santa Cecilia che posa il braccio destro sulla spalla di papa Pasquale( all’estrema sinistra) che porta in mano il modellino della chiesa, all’estremità troviamo le palme e la fenice, simbolo di resurrezione. A destra invece troviamo San Valeriano ( marito di Cecilia) e Sant’Agata. Si può inoltre notare la presenza della mano di dio che scende dal cielo. Le figure presentano le caratteristiche tipiche dell’arte Bizantina di Ravenna (frontalità, sguardo perso ed apatico, assenza di piano d’appoggio, bidimensionalità e figure rigide e schematiche). Possiamo infine osservare le pecorelle che scendono da betlemme (nacque Gesù) e Gerusalemme (morì Gesù) e si dirigono verso l’agnello sacro. Un’altra opera molto importante che possiamo trovare nella basilica situato all’interno del coro delle monache è il giudizio universale, realizzato da Pietro Cavallini tra il 1289 ed il 1293. Questa è uno <s>a </s>dei primi esempi di pittura in grado di fondere perfettamente gli elementi propri dell’arte bizantina a quelli di stampo più “occidentale”, realizzando la figura umana in tutta la sua plasticità. Nella parte inferiore sono presenti una serie di angeli con trombe che chiamano a raccolta i beati e i dannati, mentre al centro spicca la croce con i simboli&nbsp; della passione. Nel registro superiore invece il Cristo è rappresentato in trono, dentro una mandorla e circondato da angeli, con accanto la Madonna e Giovanni Battista. A destra e a sinistra del cristo troviamo gli apostoli.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-05 09:04:18 UTC</pubDate>
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         <title>Circo Massimo, Via del Circo Massimo, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Circo Massimo</strong></p><p><br></p><p><strong>2G - a.s. 2022-2023</strong></p><p><strong>C. Bovino, E. Dogà</strong></p><p><br></p><p>Buongiorno a tutti, oggi visiteremo e cammineremo all’interno di quello che un tempo era il Circo Massimo di Roma. Il Circo Massimo di roma, del quale oggi ne rimangono solo pochi resti, è uno dei più grandi e antichi circhi della storia. Esso fu costruito nel VI secolo a.c. nella valle tra i colli Aventino e Palatino, a partire dal regno del re persiano Tarquinio Prisco. La sua forma era quella di un rettangolo ovalizzato e con una superficie di 85.000 metri quadrati, 2187 palmi di lunghezza e 960 di larghezza, rispettivamente 600 e 145 metri, è ancora ad oggi la struttura addetta agli spettacoli e all’intrattenimento più grande mai costruita. La struttura fu ricostruita più volte nel corso dei secoli, la maggior parte delle di queste dopo essere stata distrutta da incendi o terremoti. L'ultima ricostruzione importante risale all'epoca di Traiano, nel ii secolo d.C., che lo dotò di una struttura più grande e imponente che arrivò a contare fino a 300.000 posti a sedere, il doppio di quelli dell’attuale stadio più grande al mondo, il Rungrade May Day Stadium, in Corea del Nord, che ne conta 150.000. Successivamente numerosi furono gli interventi degli imperatori, tra cui quello, spettacolare, dell'erezione del gigantesco obelisco portato a Roma nel 357 d.c. Nel mezzo del circo si ergeva una grande muraglia, detta spina, intorno a cui si correva a bordo di bighe e quadrighe trainate da cavalli, e sopra la quale c’erano due obelischi di origine egizia e diversi tempietti. Esternamente, oltre alle gradinate degli spalti, era circondato da portici.</p><p>Dove ora stiamo camminando, al tempo si svolgevano spettacoli di ogni tipo: in particolar modo era luogo di eventi sportivi come corse di cavalli, lotte tra gladiatori, vari giochi militari e gare di atletica, e di spettacoli legati alle festività religiose, chiamati ludi. Secondo una delle più famose leggende della storia romana, il ratto delle sabine, si narra che i primi contatti tra romani e sabini si ebbero quando i rifugiati troiani sbarcarono sui lidi laziali. Dopo la fondazione di roma, romolo si sente così potente da poter rivaleggiare con tutti i suoi vicini. Romolo allora si rivolse alle popolazioni vicine per stringere alleanze e ottenere donne con cui popolare la neonata città. Tuttavia nessun popolo rispose al suo appello, ed egli decise di perpetrare il suo scopo con l’inganno. Decise di istituire dei solenni giochi detti consualia, in onore del dio Conso, a cui invitò i popoli vicini. Durante il gioco, ad un segnale prestabilito, i soldati romani estrassero le armi e presero in ostaggio le donne non sposate, lasciando fuggire il resto dei loro popoli. Le donne rapite furono molte, ma non si ha una stima precisa: si va dalle sole 36 alle 800 secondo plutarco.</p><p>Ma che cosa è la consualia e in cosa consiste? La consualia è una festa dedicata al dio conso durante la quale si svolgevano corse di asini, muli e cavalli dove anche lo stesso romolo partecipò. Per quanto riguarda le corse, invece, gli atleti che gareggiavano con carri divisi in quattro squadre (identificati da quattro colori sulle vesti e sulle decorazioni dei cavalli) e dovevano compiere sette giri intorno alla spina, giri di cui si teneva il conto attraverso l’esposizione di sette delfini, mossi gradualmente in base al giro corrente, o di sette uova, lasciate cadere ad ogni nuovo giro.&nbsp;Inoltre all’interno di questa struttura, oltre alle corse per le bighe per i ludi romani in onore di giove, si tenevano spettacoli di ogni genere, che entusiasmavano per la loro magnificenza e per la loro crudeltà la folla delle plebe e le file dei senatori. Si ricorda lo scontro organizzato da pompeo tra un gruppo di gladiatori e 20 elefanti, la caccia agli animali esotici provenienti dai confini dell’impero sempre in espansione e le spettacolari naumachie, vere e proprie battaglie navali simulate che si combattevano sulla pista inondata artificialmente con le acque del tevere.</p><p>Si crede che da una delle botteghe che circondava il circo massimo, sia scaturito il famoso incendio di roma sotto nerone. Il Circo rimase in attività fino ai primi decenni del vi secolo. In seguito fu utilizzato come area agricola, per poi diventare, a partire dall’xix secolo, sede degli impianti del gazometro, di magazzini, manifatture, imprese artigianali e abitazioni, fino agli inizi del ‘900, quando si avviano i lavori per la passeggiata archeologica. Tutt’ora esso è sede di importanti eventi e concerti. Del Circo si conservano resti dei portici lungo il lato posto sotto il Palatino, oltre a molti di quelli che formavano il portico esterno sul monte. Altri resti della parte curvilinea si trovano esistere verso il Celio, come pure alcuni altri pochi dell'altro lato maggiore posto al disotto dell'Aventino.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-05 09:10:48 UTC</pubDate>
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         <title>Colle Palatino, Via Sacra, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Colle Palatino</strong></p><p><br></p><p><strong>2G - a.s. 2022-2023</strong></p><p><strong>G. Bellin, G. Mercatali</strong></p><p><br></p><p>Il Palatino, uno dei colli centrali di Roma, situato tra il Velabro e il Foro Romano, è una delle parti più antiche della città e presentava due sommità separate da un avvallamento, chiamate Palatium e Cermalus.</p><p>LEGGENDA E PERIODO ARCAICO</p><p>Secondo la famosa leggenda, Roma ebbe le sue origini sul Palatino, luogo dove Romolo e Remo vennero trovati dalla Lupa che li tenne in vita allattandoli nella "Grotta del Lupercale". Il pastore Faustolo trovò gli infanti, assieme a sua moglie allevò i due bambini e quando Romolo divenne adulto scelse proprio questo luogo per fondare la nuova città. In effetti, scavi recenti hanno mostrato che delle popolazioni vi abitavano già nel 1000 a.C. circa e che fondarono piccoli villaggi dai quali era possibile controllare il corso del Tevere, utilizzandolo per irrigare le colture e per commerciare. Da questo primo agglomerato urbano si formò la cosiddetta "Roma quadrata", così chiamata dalla forma approssimativamente romboidale della sommità del colle su cui si trovava e che rappresentò il punto di partenza dal quale nacque la grande Roma.</p><p>Aveva sede qui anche la festa dei Lupercalia legata alla mitica lupa , scena riportata anche nel fregio dell’Ara Pacis: partendo dalla grotta del Lupercale, ai piedi del Palatino, una processione di sacerdoti-lupi vestiti di pelli caprine si dirigeva verso il Tevere e poi faceva il giro del colle frustando chiunque venisse a loro tiro, soprattutto le donne. Era infatti un rito di fecondità.</p><p>EPOCA REPUBBLICANA E IMPERIALE</p><p>In epoca repubblicana (509-27 a.C.), il Palatino fu sede di vari culti. In particolare era importante quello della Magna Mater, introdotto dall’Asia Minore al tempo della seconda guerra punica, e quelli di Apollo e Vesta, i cui santuari vennero fondati da Augusto. Durante la repubblica, il colle divenne la sede delle abitazioni della classe dirigente romana e vi abitarono numerosi personaggi protagonisti di quel periodo, quali Gneo Ottavio, Tiberio Gracco, Druso, Cicerone e Marco Antonio. Alla nascita dell’impero, Augusto scelse il Palatino come residenza, facendo costruire il suo palazzo. La stessa parola italiana “Palazzo” infatti deriva dal latino “Palatium” e quindi dal nome del colle “Palatino”,&nbsp; ossia il luogo in cui si trovava la sontuosa abitazione degli imperatori. Da allora per gli altri principi divenne naturale risiedere su tale colle e vennero fondate la Domus Tiberiana, Aurea, Transitoria e Severiana. Durante l’epoca di Domiziano venne costruito il palazzo imperiale che andò a sostituire una serie di costruzioni più antiche dell’età repubblicana e neroniana. La residenza era divisa in differenti settori: uno riservato al divertimento e al relax, in cui si trovavano le terme e il cosiddetto Stadio; uno privato detto Domus Augustana – la Casa dell’Augusto – dove si trovavano gli appartamenti imperiali organizzati in stanze, cortili e terrazze; ed infine la parte pubblica detta Domus Flavia, aperta ai cittadini e agli stranieri, dove si trovava anche la grande sala del trono.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-05 09:13:39 UTC</pubDate>
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         <title>Fori Imperiali, Via dei Fori Imperiali, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Fori Imperiali</strong></p><p><br></p><p><strong>2G - a.s. 2022-2023</strong></p><p><strong>E. Scodellari, L. Yang</strong></p><p><br></p><p>Ciao, sono Luna, e io sono Edoardo, ora visiteremo assieme&nbsp; alcune delle tipologie architettoniche più interessanti e rappresentative del periodo imperiale, ossia gli enormi fori imperiali.</p><p>Ogni labirinto ha un centro sacro dove risiede il mistero ineffabile, questo può essere raffigurato come una torre, un castello o una città celeste. La matrice è rappresentata come una città o una fortezza che deve essere conquistata.” Disse così Mario Praz, famoso critico d’arte e anglista ed è proprio da queste sue parole che oggi iniziamo a percorrere insieme un nuovo tracciato nella città eterna, partendo da una semplice domanda: ti sei mai chiesto quale sia il centro esatto di Roma?</p><p>Beh, se tracciamo delle linee immaginarie nella cartina in grado di attraversare l’intero tessuto urbano possiamo notare come tutte convergono nello stesso luogo, ovvero il famoso Colosseo. E’ conosciuto&nbsp; in tutto il mondo e i turisti bramano una foto di fronte al grande anfiteatro, ma non sarà lui il protagonista di questa puntata, con voi oggi percorreremo la Via dei Fori Imperiali, perché per trovare il centro sacro di cui parlavamo non è possibile ignorare il viaggio che si è intrapreso per raggiungerlo.</p><p>Oggi è possibile percorrere Via dei Fori Imperiali solamente a piedi, mentre in origine la strada venne ideata per migliorare la viabilità della città, attraversata tutti i giorni da migliaia di carri, cavalli, buoi e muli. Il percorso inizia in Piazza Venezia e divide a metà i fori, i quali sono degli enormi piazze porticate che avevano insieme scopo politico, religioso, sociale ed economico, nonché simbolo stesso della romanità, tanto che ogni città che voleva considerarsi “romana” doveva possedere il proprio foro. La via conclude il suo percorso presso la piazza del Colosseo dopo un chilometro.</p><p>Nell'area del Foro si addensavano tutti i grandi edifici pubblici e sacri di Roma in età repubblicana come la Basilica, il tempio, le botteghe e i mercati.</p><p>Ai lati della strada, affacciandosi ai parapetti, i resti della Roma antica ci guardano dal basso. I grandi fori Imperiali progettati da Cesare, Augusto, Vespasiano, Nerva e Traiano, prendono spunto dal Foro Romano e sono stati edificati nel corso di circa un secolo e mezzo tra il 46 a.C. e il 112 d.C..</p><p>Questi 5 fori, tra loro adiacenti, esaltano la figura degli imperatori e della loro ricchezza e grandezza.</p><p>Il primo ad essere realizzato è stato quello di Cesare, inaugurato nel 46 a.C. e completato dal suo successore Augusto. La piazza è porticata nei lati lunghi e di fronte all'ingresso troviamo un tempio dedicato a Venere della quale Giulio Cesare sosteneva di discendere. Venne edificata anche la curia, su un bordo della piazza, cioè la sede del senato.</p><p>Segue in ordine cronologico il Foro di Augusto, inaugurato nel 2 a.C., dopo la vittoria nella battaglia di Filippi. Avendolo promesso alle divinità, Augusto costruì questa piazza dedicata a Marte, facendoci costruire anche un tempio dove venerarlo. Questo tempio è posto al centro del lato corto e sempre di fronte all’ingresso.</p><p>Il terzo è il Foro di Vespasiano, più conosciuto con il nome il Foro della Pace che venne inaugurato intorno al 75 d.C. però poi concluso dal successore Domiziano. Ha una forma quadrata con all’interno giardini, fontane e portici sui 3 lati. L'ingresso invece è decorato da una serie di colonne in marmo africano, che danno un'impressione di un finto portico. All’interno sorgeva il tempio dedicato alla Pace, con delle stanze attorno per ospitare le opere spogliate dalla Grecia come un piccolo museo.</p><p>Passiamo ora al penultimo foro, ovvero quello realizzato dall’imperatore Nerva, noto perlopiù come un foro transitorio posto sulla stradina che divideva il Foro della Pace dagli altri fori, infatti la pianta risulta molto stretta e allungata per lo spazio limitato. Come sempre, sul lato corto di fronte all’ingresso era posto un tempio dedicato alla dea Minerva.</p><p>L’ultima piazza è quella del Foro di Traiano, nonché quello più grande e maestoso. Venne inaugurato circa nel 112 d.C. e realizzato grazie al bottino di guerra ricavato dalla conquista della Dacia. Secondo le fonti, venne progettato dal noto architetto Apollodoro di Damasco, il preferito dell’Imperatore. All’ingresso era presente l’Arco Trionfale di Traiano e veniva chiuso dalla Basilica Ulpia. Superata la basilica si accedeva ad un cortile porticato in cui era posta la Colonna Traiana. Una volta oltrepassata la Colonna Traiana si apriva un’area semicircolare al cui interno si localizzava il tempio che divinizzava l’imperatore Traiano.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-05 09:15:38 UTC</pubDate>
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         <title>Mausoleo di Augusto, Piazza Augusto Imperatore, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Mausoleo di Augusto</strong></p><p><br></p><p><strong>2G - a.s. 2022-2023</strong></p><p><strong>L. Napolitano, G. Simionato</strong></p><p><br></p><p>Il Mausoleo di Augusto, o Augusteo, è un monumento funerario situato nel Campo Marzio, che venne fatto costruire nel 28 a.C. da Augusto al suo ritorno da Alessandria d'Egitto, dopo aver sconfitto Marco Antonio nella battaglia di Azio del 31 a.C..</p><p>Fu proprio durante la visita ad Alessandria che ebbe modo di vedere la tomba in stile ellenistico di Alessandro Magno da cui trasse ispirazione per la costruzione del proprio mausoleo funebre.</p><p>Di tradizione ellenistica, era anche la sepoltura dinastica, infatti, in esso, vi erano tumulati diversi membri della dinastia giulio-claudia.</p><p>Il monumento, ormai devastato dal tempo e dai moltissimi saccheggi, con un diametro di circa 87 metri, è il sepolcro circolare più grande che si conosca.</p><p>La sua struttura è molto complessa, infatti è composto da 7 anelli concentrici sovrapposti e uniti tra loro da mura.</p><p>Osservando il Mausoleo, si può riconoscere il basamento: una struttura in travertino, la stessa roccia calcarea di <s>un </s>colore chiaro che avrebbe poi ricoperto anche l’Anfiteatro Flavio, alta circa 12 metri che serviva a sorreggere l’edificio circolare. Era guarnito in alto da un fregio dorico a metope e triglifi.</p><p>L’ingresso è posto a sud della struttura e, come si può ancora vedere, presenta una semplice porta che viene preceduta da una scalinata.</p><p>Davanti ad esso, c’erano due obelischi, dei pilastri provenienti dall’Egitto, nei quali erano collocate le tavolette di bronzo che raccontavano le gesta di Augusto, le <em>Res Gestae Divi August</em>i.</p><p>I due obelischi sono stati poi riutilizzati uno in piazza dell'Esquilino, alle spalle di Santa Maria Maggiore, l’altro nella fontana dei Dioscuri in piazza del Quirinale.</p><p>Adesso, però, viaggiate insieme a me con l’immaginazione.</p><p>Immaginatevi l’interno della struttura suddivisa in diversi anelli: il primo, quello più esterno, era costituito da dodici stanze semicircolari, mentre, il secondo, più interno, era suddiviso in 12 stanze trapezoidali.</p><p>Esse, essendo tutte uguali, davano l’idea al visitatore di trovarsi all’interno di un labirinto e perciò davano un senso di dispersione. Ma non avevano come unico scopo quello di confondere il visitatore, erano, infatti, fondamentali per reggere il peso dell’intero edificio e per questo venivano riempite di terra.</p><p>Percorrendo il corridoio d’ingresso: il dromos e superando questi due anelli, ci si ritrovava davanti ad una spessa muratura che si innalzava uscendo dal tumulo, e andando, così, a formare il tamburo del secondo piano.</p><p>Questo muro presentava due ingressi che, se oltrepassati, <s>ti </s>facevano arrivare in un grande corridoio anulare che reggeva la cella, anch’essa circolare.</p><p>All’interno della cella si possono vedere 3 nicchie simmetriche dove erano collocate le urne dei defunti. Al centro, invece, si innalzava un grande pilastro con all’interno una piccola stanza quadrata che conteneva le spoglie di Augusto.</p><p>In cima al pilastro, all’esterno della struttura, si ergeva una grande statua in bronzo dell’imperatore.</p><p>La tomba era ricoperta da una cupola di terra (riprendendo, così, la tipologia delle tombe a tumulo etrusche), nella quale vennero piantati alberi di cipresso.</p><p>I cipressi, infatti, erano sacri a Venere, dalla quale la gens Iulia vantava di discendere. Da allora vengono usati nei nostri cimiteri.</p><p>Nei primi secoli, venne fatta costruire anche un’altissima cinta muraria interamente ricoperta di marmo.</p><p>All’interno delle mura c’erano moltissimi giardinetti praticabili dalla popolazione e nella parte posteriore era presente un grande bosco, nel quale vi erano passeggi ammirabili.</p><p>Beh! Se vi state chiedendo chi venne seppellito qui, forse è meglio dire chi NON ci fu seppellito.</p><p>Ma prima di tutto, dobbiamo specificare che le lapidi marmoree con i nomi dei Giulio-Claudi è gran parte frutto della ricostruzione degli anni trenta e, dei sepolcri dei giulio-claudi, l’unico ad essere rimasto conservato è quello di Agrippina Maggiore, la madre di Caligola.</p><p>Nel Mausoleo, nel corso degli anni, vennero sepolti moltissimi imperatori importanti, sono un esempio Tiberio, Caligola, Claudio e Vespasiano, ma non solo: anche importanti membri della famiglia furono tumulati qui, fra i tanti ci sono Britannico,figlio di Claudio e Messalina, e Druso, figlio dell'imperatore Tiberio.</p><p>Nerone, invece,<s>,</s> come in precedenza la figlia di Augusto, Giulia maggiore, venne escluso dalla tomba dinastica e messo nel mausoleo della famiglia paterna, i Domizi Enobarbi.</p><p>Per quanto riguarda Vespasiano e Claudio, ancora oggi, non è chiaro dove siano stati sepolti, ma è certo che l'ultimo tumulato nel mausoleo augusteo fu Nerva, nel 98 d.C..</p><p>Invece, il suo successore, Traiano, venne cremato e le sue ceneri vennero poste in un'urna d'oro ai piedi della Colonna Traiana; mentre, Adriano costruì un nuovo mausoleo dove verranno, poi, poste le ceneri degli imperatori del II secolo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-05 09:18:10 UTC</pubDate>
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         <title>Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali, Via Quattro Novembre, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Mercati di Traiano</strong></p><p><br></p><p><strong>2G - a.s. 2022-2023</strong></p><p><strong>M. Benvegnù, N. Volpato</strong></p><p><br></p><p>Buongiorno a tutti ragazzi, oggi visiteremo assieme i Mercati di Traiano! In questo momento ci troviamo davanti ai Mercati di Traiano, un complesso di edifici costruiti in laterizio, che sfruttavano tutti gli spazi disponibili ricavati dal taglio delle pendici del Quirinale, inserendo strutture e ambienti con piante diverse, variamente disposti, su 6 livelli, separati tra loro da un percorso antico che in età tarda prese il nome di via Biberatica. Davanti a noi possiamo vedere delle imponenti gradinate, le quali hanno fatto pensare che i Mercati non fossero stati costruiti solo per scopi commerciali, per la difficoltà di carico e scarico delle merci mediante carri.&nbsp; Difatti il mercato fungeva anche come luogo di ritrovo per l’amministrazione. Nonostante i Romani edificarono secondo standard consueti, e non avrebbero mai dato ad edifici pubblici la forma di tabernae, isolate tra loro, e perché? Beh perché non dava la possibilità di passare da un ufficio a un altro, neppure per gli impiegati.&nbsp;Anche se al giorno d’oggi i mercati sono solitamenti collocati in luoghi pianeggianti, al tempo della costruzione l'inclinazione del terreno, già attenuata da ben 40 m. di dislivello, esigeva <s>no </s>delle scale: i Romani avevano muli ed asini per trasportare le cose, e soprattutto avevano schiavi; c'erano anche declivi da usare, le scale quindi non erano un problema, come non lo sono state per un'infinità di paesi medievali arroccati sui colli in tutta Italia.</p><p>Dritto davanti a voi noterete il grande emiciclo:</p><p>che costituisce la parte del complesso a più diretto contatto con il Foro di Traiano. La sua forma semicircolare riprende la struttura del Foro, collegato ai livelli successivi da due scalinate. Le sue estremità coincidono con le aule di testata che sono formate da due grandi aule semicircolari.&nbsp;</p><p>Sopra le due strutture troviamo il corpo centrale: è stato attribuito all’edificio che sorge tra la via Biberatica a valle e l’area del Giardino delle Milizie e di via della Torre a monte, con tre piani di ambienti e tabernae aperte sulla via Biberatica. Al suo interno erano collocate le tabernae (le antiche botteghe), ambienti aperti in cui avvenivano i vari scambi commerciali.&nbsp;Situato a nord est del grande emiciclo quindi a sinistra sopra una delle aule di testata abbiamo il piccolo emiciclo. Sopra il piccolo emiciclo troviamo la grande aula (32 x 8 m) fiancheggiata da ambienti coperti da volte a botte e disposti su tre livelli, che viene unita agli altri edifici dalla via biberatica, che rappresenta la cerniera tra la parte superiore e quella inferiore del complesso. Il nome, non antico, deriva probabilmente dal vocabolo latino bibere = bere. Il nome indica una funzione precisa: lì si trovavano bevande come vino e birra, insomma i bar di oggi, di evidente uso commerciale. in alto a sinistra dove è situata la torre troviamo il Giardino delle milizie. A monte degli edifici del Corpo Centrale e della Grande Aula si trova un percorso basolato, denominato modernamente “via della Torre”, i cui resti attualmente visibili possono essere per la maggior parte attribuiti ad un intervento di età severiana. Fun fact: Inaugurato nell’autunno 2007, il Museo dei Fori Imperiali, costituisce il primo museo di architettura antica ed espone ricomposizioni di partiture della decorazione architettonica e scultorea dei Fori ottenute con frammenti originali, calchi e integrazioni modulari in pietra, secondo la scelta museografica della reversibilità. Esse restituiscono la “percezione” dei volumi e della ricchezza dei Fori e dei programmi figurativi, entrambi strumenti della propaganda imperiale.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-05 09:27:06 UTC</pubDate>
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         <title>Pantheon, Piazza della Rotonda, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Pantheon</strong></p><p><br></p><p><strong>2G - a.s. 2022-2023</strong></p><p><strong>C. Duca, V. Mazzon</strong></p><p><br></p><p>In questo momento ci troviamo davanti al Pantheon, il tempio dedicato a tutti gli dei, e quello che vediamo oggi è la ricostruzione di un precedente tempio, andato distrutto da un incendio, realizzato tra il 24 e il 25 a.C. per volere di Agrippa, il genero di Augusto. Esso venne ricostruito tra il 112 e il 124 D.C. dall’Imperatore Adriano, utilizzando le fondamenta del primo tempio, e ricollocando sul frontone l’iscrizione originaria di dedica all’edificio: “Marcus Agrippa, Lucii filius, consul tertium fecit, ossia: “Lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta”.</p><p>Adesso siamo a Piazza della Rotonda e possiamo ammirare il Pantheon da ogni punto della piazza, ma in epoca romana era possibile osservare solo la parte anteriore del pronao, in quanto in linea con il frontone erano presenti case che coprivano alla vista la parte posteriore. Questo è il motivo per cui le pareti esterne non sono decorate ma osserviamo la muratura strutturale. In questo monumento possiamo ritrovare la caratteristica principale dell’architettura romana: l’ambiente esterno sembra semplice, ma una volta entrati veniamo travolti dalla magnificenza del tempio.</p><p>Come possiamo notare, il Pantheon è costituito da tre elementi principali: il pronao, l’avancorpo e la rotonda.</p><p>Il pronao è composto da tre file di colonne corinzie monolitiche, non scanalate, di granito egizio. Il timpano è divenuto liscio per l'avvenuta perdita della decorazione bronzea, di cui però si vedono ancora i fori per i supporti che la sostenevano; il bronzo del pronao è stato riutilizzato anche da Gian Lorenzo Bernini per realizzare il baldacchino di San Pietro. Dalla posizione dei fori rimasti, si ritiene che la decorazione possa aver rappresentato un'aquila con una corona. Il pronao è unito alla rotonda retrostante dall’avancorpo, costituito da due massicci pilastri che si appoggiano alla rotonda, collegati da una volta. Nei pilastri sono inserite scale di accesso alla parte superiore della rotonda. L’avancorpo svolge tre funzioni molto importanti: raccorda l’ambiente esterno con quello interno, raccorda il sistema architravato del pronao con il sistema archivoltato della rotonda e regge la spinta del pronao e della rotonda. La rotonda, invece, è stata realizzata con laterizio e calcestruzzo e si compone di una struttura cilindrica e di una soprastante cupola emisferica. Con il diametro di 43,21 metri, l’altezza del cilindro e il raggio della semisfera sono identici: ciò significa che all’interno dell’edificio si descrive idealmente una sfera. Lo spessore delle mura della rotonda è di 6 metri e all'interno possiamo trovare 7 nicchie contenenti le statue delle divinità alternate a delle edicole, con lo scopo di alleggerire la struttura scavando la muratura. La cupola è fortemente rinfiancata, tanto che, esternamente, il suo profilo appare ribassato ed è realizzata in calcestruzzo, nella cui composizione, salendo verso la sommità, intervengono materiale sempre più leggeri.</p><p>Parte del pavimento della rotonda è lo stesso su cui hanno camminato gli Imperatori dell’antica Roma, mentre diverse zone sono state rifatte nel 1873, ma l’effetto è quello del periodo adrianeo. È concavo al centro per far sì che la pioggia che scende all'interno del tempio attraverso l'oculo posto sulla cima della cupola, defluisca verso i fori di scolo posti al centro della rotonda. Nella cupola sono presenti cinque anelli concentrici di 28 cassettoni che ne alleggeriscono il peso. Il numero 28 ha un significato simbolico perché è considerato da Euclide come il&nbsp; “numero perfetto”, siccome è uguale alla somma dei suoi divisori positivi. L'edificio che stiamo vedendo oggi, tra l’altro Patrimonio Mondiale dell’umanità protetto dall'UNESCO, si salvò dalle distruzioni dei templi pagani del primo Medioevo perché papa Bonifacio IV lo trasformò nel 609 in chiesa cristiana, cambiando le statue, con il nome di <em>Sancta Maria ad Martyres.</em></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-05 09:28:37 UTC</pubDate>
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         <title>Piazza Navona, Piazza Navona, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Piazza Navona</strong></p><p><br></p><p><strong>2G - a.s. 2022-2023</strong></p><p><strong>N. Furlan, J. Menegale</strong></p><p><br></p><p>Eccoci arrivati a piazza Navona!</p><p>Questa piazza è situata nei pressi del centro storico di Roma, vicino al Pantheon e al Castello Sant'Angelo.</p><p>Piazza Navona è uno dei complessi urbanistici più spettacolari e caratteristici della Roma di età Barocca del ‘600. La piazza è delimitata dagli edifici che sorsero sui resti dello Stadio di Domiziano, della cui pista sono ancora conservate la forma e le dimensioni proprio grazie alla distribuzione ellittica degli edifici che osserviamo attorno a noi, costruiti proprio in corrispondenza delle antiche gradinate dello stadio.</p><p>L’originale forma ellittica della piazza, imita fedelmente il perimetro dell’antico stadio che Domiziano fece costruire nell’86 d. C. per la pratica di gare di atletica, corse di cavalli e letture di testi poetici. I resti di questa antica struttura si trovano a 5-6 metri al di sotto dell’odierno piano stradale.</p><p>Il nome della piazza era originariamente "in Agone"(dal latino in agonis, "giochi") poiché lo stadio era usato per le gare “agonistiche” di atletica e di poetica, trasformando poi la parola da “in agone” a “navona”. Piazza Navona è stata nei secoli teatro di feste popolari, corse e giostre. Dal XVII secolo fino alla metà del XIX, i sabati e le domeniche di agosto, piazza Navona, che allora aveva il fondo concavo, veniva in parte allagata per offrire refrigerio e svago ai romani. Domina la piazza la chiesa di Sant'Agnese in Agone, iniziata da Carlo e Girolamo Rainaldi e portata a termine dal Borromini, che la modificò sensibilmente rendendola una delle più magnifiche architetture barocche di Roma. Accanto alla chiesa, si trova il Palazzo Pamphilj, dove dal 1960 ha sede l'ambasciata del Brasile. Di fronte al palazzo sorge la chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore, già conosciuta come San Giacomo degli Spagnoli, eretta in occasione del Giubileo del 1450.</p><p>Tre fontane ornano la piazza: la Fontana del Moro, così chiamata per la statua dell'Etiope che lotta con un delfino, la Fontana de' Calderari, conosciuta anche come la Fontana del Nettuno, entrambe opere di Giacomo della Porta e, al centro, l’imponente Fontana dei Quattro Fiumi, opera di Gian Lorenzo Bernini.</p><p>La fontana è immaginata come una grande scogliera di travertino, scavata da una grotta con quattro aperture, che sorregge l’obelisco di granito recuperato dal Circo di Massenzio sull'Appia antica. Sugli angoli della scogliera sono collocate le monumentali statue marmoree dei quattro fiumi che rappresentano i continenti allora conosciuti: il Danubio per l’Europa, con il cavallo; il Gange per l’Asia, con il remo e il dragone; il Nilo per l’Africa, con il capo velato (allusione alle sorgenti sconosciute) associato al leone ed alla palma; il Rio della Plata per l’America con un braccio sollevato ed accanto un armadillo. Anche se la fontana fu portata a termine prima che la&nbsp;chiesa di Sant’Agnese&nbsp;venisse costruita, la leggenda attribuisce ai gesti delle statue significati dettati dalla&nbsp;rivalità tra Bernini e Borromini: il Nilo avrebbe il capo velato per non vedere gli errori di Borromini nella costruzione della chiesa, il Rio della Plata alzerebbe il braccio per scongiurare la caduta della facciata. In risposta, la statua della santa alla base del campanile di destra, assicurerebbe la tenuta della chiesa con la mano sul petto.</p><p>La fontana è dunque ideata come una scogliera, sulla quale ci sono due grandi stemmi marmorei della famiglia del papa con la colomba che porta nel becco un ramo di ulivo, e la stessa colomba, in bronzo, è collocata alla sommità dell'obelisco.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-05 09:33:23 UTC</pubDate>
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         <title>Colonna Traiana, Via dei Fori Imperiali, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Colonna Traiana</strong></p><p><br></p><p><strong>2G - a.s. 2022-2023</strong></p><p><strong>D. Mistrih, F. Novello</strong></p><p><br></p><p>Quella che stiamo osservando è la Colonna Traiana. Venne eretta nel 113 a.C. Per celebrare la vittoria dell’imperatore Traiano in Dacia ed è la prima colonna con decorazione a coclide, ovvero con un fregio a bassorilievo che si sviluppa a spirale lungo tutto il fusto della colonna. Compresa la base, la colonna raggiunge un’altezza di circa 30 metri (100 piedi romani) che indica l’originale altezza del Quirinale mentre il fusto è composto da 17 rocchi monolitici di pregiato marmo bianco, impilati l’uno sull’altro.&nbsp;Guardandoci intorno risulta circondata da una peristasi di colonne corinzie ormai rovinate dal tempo. Come si può notare, il piedistallo ha la forma di un cubo liscio terminante a gola, quattro facce recanti un fregio con composizioni di armi e armature conquistate ai nemici, infine una cornice ornata da festoni sostenuti da quattro aquile disposte sugli spigoli del plinto sovrastante. Sul lato sud-orientale del piedistallo si apre la porta di ingresso. Essa conduce a una rampa di scale, che introduce alla scala a chiocciola che percorre il fusto cavo della colonna, nonché a tre piccole stanze. Di esse la più interna custodiva due urne d’oro con le ceneri di Traiano e della consorte Plotina. Il monumento è, quindi, allo stesso tempo storico-celebrativo e funerario. La colonna, i cui diametri all’imoscapo e al sommoscapo sono rispettivamente di 3,70 metri e di 3,20 metri, è dotata di una lievissima entasi ed è percorsa da scanalature affioranti che possono essere osservate solo per un breve tratto subito al di sotto dell’echino a ovoli e dardi del capitello. La Colonna Traiana è interamente fasciata da un lungo nastro figurato che narra i fatti più importanti accaduti nelle due guerre di dacia. Avvolgendosi, il nastro forma una spirale e la colonna è detta perciò coclide. L’altezza del nastro varia da 60 a 80 centimetri via via che si avvicina alla sommità del fusto, perché in tal modo, visto dal basso l’effetto prospettico lo fa apparire di dimensione costante. Dalle terrazze della basilica ulpia e delle biblioteche che, un tempo, facevano parte del foro di Traiano, una porzione della narrazione era visibile a distanza ravvicinata, ma per la maggior parte gli episodi raffigurati erano lontani da chi guardava, data l’altezza notevole della colonna, che superava di gran lunga quella degli edifici vicini. Per l’elevata qualità dei rilievi, la genialità immaginativa e compositiva rivelata dal monumento, si è tradizionalmente indicato l’autore della colonna con il nome di maestro delle imprese di traiano o, più semplicemente, Apollodoro di Damasco.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-05 09:38:00 UTC</pubDate>
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         <title>Museo dell&#39;Ara Pacis, Lungotevere in Augusta, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Museo dell'Ara Pacis</strong></p><p><br></p><p><strong>2G - a.s. 2022-2023</strong></p><p><strong>E. Carradori, S. Chen</strong></p><p><br></p><p>Il Comune di Roma affidò all'architetto Richard Meier il compito di ricostruire la struttura protettiva che ormai non reggeva a causa dell'usura del tempo. Essa venne inaugurata nel 2006 ed essendo altamente tecnologica con un sistema di doppi vetri isolati a gas lamentati a gas permise di isolare L’ara dai raggi solari dannosi e dal punto di vista acustico. Quello che stiamo osservando è l’Ara pacis, il più significativo tra i rilievi storico-celebrativi romani. E’ un altare in marmo bianco originariamente dipinto commissionato nel 13 a.C.dal Senato e inaugurato nel 9 a.C. per celebrare la pace che seguì le vittorie in Gallia-Spagna ad opera di Augusto e per segnare l'inizio di una nuova era di pace dopo le sanguinose guerre civili. L’altare veniva utilizzato soprattutto per svolgere i rituali di purificazione delle legioni quando tornavano dalle battaglie. Fu costruito inizialmente sul Campo Marzio dove presentava anche un’ orologio solare a meridiana costituito da un grande “gnomone”, un obelisco egiziano alto circa 30 metri, la cui ombra si suppone si riflettesse sul Ara sacrificale nel giorno del compleanno di Augusto. La zona in cui era stato costruito, era però esposta alle alluvioni del Tevere e di conseguenza l'altare finì per sprofondare nel fiume.</p><p>La struttura tornò alla luce nel 1568 e i blocchi recuperati finirono in vari musei in Europa. Solo nel 1938 Mussolini, una volta recuperati i frammenti sparsi per l'Europa decide di collocare l'ara pacis sul Lungotevere e di proteggerla con una teca negli anni 90. L’Ara Pacis rappresenta la rivoluzione estetica proposta da Augusto che riallaccia il classicismo ellenistico riunendo i principali motivi della propaganda augustea e il ritorno alle tradizioni (mos maiorum). La struttura è a base&nbsp; quadrata e presenta due entrate nei lati corti con scalinata su quella frontale, su ogni lato nella parte inferiore, sono presenti molti fregi decorativi a bassorilievo,con girali,&nbsp; foglie d'acanto e piccoli animali.</p><p>sono separati da un motivo a svastica dalla parte superiore.</p><p>Nella facciata d’ingresso sono presenti due riquadri, quello a destra rappresenta enea che compie un sacrificio ai Penati richiamando la famosa leggenda, secondo la quale la gens Iulia fosse discendente proprio di Enea figlio di Venere e quindi da uno stirpe di origine Divina, mentre quello a sinistra chiamato lupercale rappresenta Romolo e Remo allattati dalla lupa e si può riconoscere anche Dio Marte armato. Sulla facciata posteriore, Invece, si fa riferimentoal mito della fondazione di Roma:è rappresentata a destra la personificazione di Roma che nonostante se ne rimangono solo alcuni frammenti, è seduta sulle armi e da vincitrice. Incarna la pace guadagnato dopo molti anni di lotte e guerre, a sinistra, invece è rappresentata la dea Tellus assieme a 2 ninfe che rappresentano eventi benevoli del mare e della terra.&nbsp;Nella fascia superiore dei due lati maggiori , invece, è rappresentata la processione della gens Iulia nel momento in cui l'ara è stata inaugurata. La prima processione era presente i più importanti membri della famiglia. Augusto del quale il volto manca porta la corona civica e alza sulla testa il velo Pontificale, i sacerdoti flamines il tipico copricapo sormontato da una corda Verga sono seguiti da Agrippa genero consigliere e braccio destro di Augusto che abbassa lo sguardo in segno di umiltà, ma occupa una posizione di rilievo nella processione Agrippa è seguito da una donna non bene identificata che potrebbe essere Livia la moglie di Augusto e madre di Tiberio il giovane accanto a lei oppure Giulia moglie di Agrippa e figlia di Augusto con suo figlio, Gaio Cesare. Sul lato maggiore verso il Tevere, invece, è presente la seconda processione, che mostrava vari dignitari che marciano lentamente insieme ai membri secondari della famiglia, molti dei quali non hanno un'identità certa . Osservando la parte inferiore della facciata, il nostro sguardo si perde in un groviglio di piante d’acanto, girali di foglie di vite e fiori: se fate attenzione (e un po’ di silenzio) potrete notare come molti piccoli animaletti si nascondano immobili tra la vegetazione. Nella parte interna, gran parte della quale è stata ricostruita, troviamo sempre due registri decorativi: quello inferiore ricorda le staccionate lignee dove si raccoglievano gli animali scelti per essere sacrificati, nel registro superiore, invece,vediamo un motivo decorativo tipicamente romano: i festoni pensili (ossia ghirlande di fiori e piante intrecciati fra loro) appesi, ai lati, a due bucrani, ossia teschi di buoi (prefigurazione simbolica del sacrificio), al di sopra dei festoni sono collocate delle pàtere, dei recipienti rituali che venivano utilizzate per raccogliere i fluidi durante i sacrifici. La mensa sacrificale, il luogo dove avvenivano i riti sacrificali , ha le sponde laterali a volute contrapposte con girali,leoni alati e rilievi raffiguranti processioni sacrificali.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-05 09:41:13 UTC</pubDate>
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         <title>Castel Sant&#39;Angelo, Lungotevere Castello, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Castel Sant'Angelo</strong></p><p><br></p><p><strong>2G - a.s. 2022-2023</strong></p><p><strong>M. Gazzetta, A. Zamengo</strong></p><p><br></p><p>Castel Sant’Angelo, noto anche come Mausoleo di Adriano, è un monumento situato sulla sponda destra del Tevere, vicino al rione di Borgo e quello di Prati. La costruzione dell’edificio iniziò verso il 135 d.C. sotto l’imperatore Adriano; egli voleva creare una monumento funebre (ispirato al precedente Mausoleo di Augusto) per sé e per la sua famiglia. La funzione di tomba, nel corso del tempo, venne abbandonata, e, durante il Medioevo, a Castel Sant'Angelo fu attribuita una funzione difensiva. Per questo, la struttura fu inclusa nella cinta muraria di Roma. L'aspetto del monumento quindi si trasforma in fortezza.</p><p>Come possiamo osservare ancora oggi ,Castel Sant'Angelo appare come una possente fortezza inespugnabile.</p><p>In seguito, nei secoli successivi, Teodorico (sovrano del regno ostrogoto in Italia, il quale istituì un governo improntato alla pacificazione tra Ostrogoti e Romani) lo trasformò in prigione, dove i detenuti venivano tenuti in condizioni terribili. La costruzione ha un immenso valore culturale grazie alle sue opere scultoree e architettoniche al suo interno, oltre che per quelle che sono state ritrovate durante gli scavi, come il celebre Fauno Barberini del III sec. a.C. Per raggiungere il castello bisogna attraversare il ponte Elio, una struttura in roccia peperina rivestita da marmo travertino (frequentemente utilizzato nelle architetture della Roma imperiale), lunga circa 18 metri e che collega il castello con campo Marzio; lungo il ponte sono disposte numerose sculture bronzee di età Rinascimentale. Nel fregio affacciato al ponte, si possono leggere i nomi degli imperatori sepolti nel castello in epoca romana, affiancato dall’arco d’ingresso intitolato all'imperatore Adriano realizzato completamente in marmo giallo antico. La struttura era composta da un cubo di base su cui era posato un tamburo realizzato in peperino e opera cementizia rivestito interamente di travertino e abbellito con lesene scanalate, mentre attorno al mausoleo era presente una cinta muraria con cancellata in bronzo decorata da pavoni di bronzo (attualmente conservati al Vaticano). Nella parte superiore era presente un zona di terra alberata circondata da statue in marmo che ne decoravano il perimetro. Queste statue sono attualmente conservate, di cui la più integra come ribadito in precedenza è il celebre Fauno Barberini.</p><p>L’area era sormontata da una gigantesca quadriga (un carro a due ruote trainato da quattro cavalli) in bronzo guidata dall'imperatore Adriano. Osservando il Castello, possiamo dividere la struttura in due parti grazie al diverso utilizzo dei materiali di costruzione: la parte inferiore è di forma cubica rivestita da marmo lunense dove sfoggiano numerosi fregi decorativi ornati da lesene angolari e bucrani, un tipico elemento decorativo dell’arte romana e greca che consisteva in teschi di buoi alternati a dei festoni adornati.</p><p>La parte superiore invece è rivestita da materiali più facilmente reperibili come il laterizio e il travertino.</p><p>All’apice si può osservare la statua bronzea dell’Angelo dalla quale deriva il nome del Castello; la statua risale al 1600, epoca in cui l’Angelo apparve al papa San Gregorio Magno per annunciare la fine della peste nella città.</p><p>La statua è stata sostituita sei volte, l’opera originale era in legno ma a causa di rotture e degradi venne sostituita con una in marmo e successivamente con l’attuale bronzea.</p><p>Il castello si articola su ben 7 differenti livelli sovrapposti, un continuo susseguirsi di cortili, bastioni, terrazzi, sale interne espositive, loggiati e prigioni. Di questa originaria struttura romana, oggi pressoché irriconoscibile, sono presenti poco resti, come le strutture di fondazione del basamento, il nucleo in muratura del corpo cilindrico, l'ingresso monumentale realizzato in blocchi di pietra, la rampa elicoidale che conduce al piano superiore e la camera funeraria e la cosiddetta Sala delle Urne, destinata ad accogliere i resti dell'imperatore. Successivamente al periodo rinascimentale la struttura venne radicalmente abbellita: furono aggiunti cortili, loggiati e gli appartamenti papali con decorazioni lussuose. Visitando il castello, è possibile passeggiare lungo i bastioni a picco sul fiume ed ammirare un panorama mozzafiato della città. Celebre è la <em>terrazza dell'Angelo</em> così chiamata poiché vi era stata posta una colossale statua dell'Arcangelo Michele. Al giorno d’oggi è possibile visitare Castel Sant'Angelo perché reso museo nel 1906, dove si possono ammirare splendidi affreschi di epoca rinascimentale di Raffaello, di Giulio Romano, del Bramante, di Lorenzo Lotto.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-05 09:43:28 UTC</pubDate>
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         <title>Sant&#39;Apollinare Nuovo, Via di Roma, Ravenna, RA</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Basilica di Sant'Apollinare Nuovo - l'architettura</strong></p><p><br/></p><p><strong>2A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>G. Carlucci, F. Ongaro, L. Pasqualon</strong></p><p><br/></p><p>La Basilica di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna, Patrimonio dell'Umanità UNESCO dal 1996, è un'icona dell'architettura paleocristiana e bizantina. Costruita nel V secolo d.C. per volere di Teodorico, re dei Goti, inizialmente dedicata al Cristo Redentore, fu in seguito consacrata a San Martino di Tours dai bizantini dopo la conquista di Ravenna nel 540 d.C.</p><p>&nbsp;</p><p>L'edificio presenta una facciata severa con bifore e un campanile cilindrico alto 38 metri, arricchendo il paesaggio urbano di Ravenna. Realizzati principalmente con mattoni (di cui uno dei suoi più importanti materiali si trova nella zona romagnola), utilizzati per rendere la struttura più resistente robusta da un punto di vista fisico, pur mantenendo l’aspetto sobrio dell’edificio.</p><p>&nbsp;</p><p>La facciata si distingue per la sua sobrietà e maestosità, rappresentative dello stile paleocristiano e bizantino dell'epoca. Caratterizzata da archi ciechi e cornici intagliate, un frontone a salienti e timpanato che presenta una bìfora centrale in marmo, aggiunta successiva di epoca rinascimentale, e un portale centrale. Quest'ultimo, benché risalente al Rinascimento, si armonizza con l'architettura antica della basilica.</p><p>&nbsp;</p><p>Nonostante la relativa semplicità, la facciata è elegantemente decorata con archi ciechi e cornici intagliate intorno alle finestre, conferendo un tocco di raffinatezza all'insieme architettonico.</p><p>&nbsp;</p><p>Realizzata principalmente con mattoni in file orizzontali, la facciata mostra una struttura solida e resistente, tipica delle costruzioni del periodo.</p><p>&nbsp;</p><p>La facciata di Sant'Apollinare Nuovo è un'espressione autentica dell'architettura paleocristiana e bizantina, anticipando l'arte e la spiritualità che caratterizzano l'interno della basilica, e rappresentando un'icona della storia e della cultura di Ravenna.</p><p>&nbsp;</p><p>Si tratta di una basilica a pianta longitudinale, senza transetto. Non possiede un quadriportico ma solamente un nartece, detto “ardica” in zona ravennate, costruito con materiali di riuso, con colonne in marmo bianco e con tetto spiovente.</p><p>Internamente, la basilica si sviluppa su tre navate divise da 24 colonne in marmo greco, con la navata centrale che emerge per la sua larghezza doppia rispetto alle laterali grazie all’utilizzo di archi a tutto sesto in marmo greco. L'interno è illuminato da finestre ravvicinate lungo le navate laterali che rende simbolicamente la forma della basilica più in movimento e leggera, mentre la copertura a cassettoni della navata centrale risale al Seicento.</p><p>&nbsp;</p><p>Particolarmente suggestiva è l'abside, ricostruita nel XVI secolo dopo il crollo avvenuto nel 725 d.C. e decorata nel XVIII secolo. Le quattro colonne in porfido rosso con capitelli scolpiti del ciborio rimangono come testimonianza del suo antico splendore.</p><p>&nbsp;</p><p>L'altare, risalente al VI secolo, ospita il vano per le reliquie e delimita la zona absidale con un plùteo decorato con tralci di vite e due pavoni ai lati di una croce monogrammatica, simbolo di Cristo. La maestosa cupola, arricchita da mosaici raffiguranti scene bibliche, sovrasta l'intera struttura, evocando spiritualità e grandezza.</p><p>&nbsp;</p><p>Curiosità affascinante è che Sant'Apollinare Nuovo è l'unica basilica dell'epoca costruita sulla tomba di un santo. Inoltre, le reliquie trasferite dalla Basilica di Sant'Apollinare in Classe nel 870, minacciata dai pirati saraceni, sono state conservate qui per preservarle dagli attacchi.</p><p>&nbsp;</p><p>Fu la chiesa palatina di Teodorico ovvero una chiesa per l’uso della sua corte.</p><p>In sintesi, la Basilica di Sant'Apollinare Nuovo è non solo un capolavoro architettonico, ma anche un luogo carico di storia e significato religioso, che testimonia l'influenza della cultura paleocristiana e bizantina nell'arte e nell'architettura della regione.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-09 15:21:56 UTC</pubDate>
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         <title>Battistero degli Ortodossi, Piazza Arcivescovado, Ravenna, RA</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Battistero degli Ortodossi (Battistero Neoniano) - l'architettura</strong></p><p><br/></p><p><strong>2A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>C. Borriero, R. Chieregato, L. Zanella</strong></p><p><br/></p><p>Il Battistero, forse già ninfeo o bagno romano, fu ridotto a battistero nel primo quarto del V secolo dal vescovo Orso. Fu decorato dal vescovo Neone dopo il 452 e viene perciò chiamato anche Battistero Neoniano.</p><p>&nbsp;</p><p>Si tratta dell’edificio battesimale meglio conservato al mondo, sia per la struttura architettonica che per l’interno decorato da mosaici. Una caratteristica peculiare del Battistero è la sua posizione: poiché il terreno di Ravenna è solito sprofondare gradualmente, nel momento in cui è stato costruito si è palesato il bisogno di alleggerire la struttura per evitare lo sprofondamento. Il battistero si trova già a 3 metri al di sotto del livello di calpestio originale e per entrare è infatti necessario scendere alcuni gradini.</p><p>&nbsp;</p><p>Il Battistero presenta un’architettura esterna piuttosto semplice e sobria, come era solito negli edifici del tardo impero.&nbsp; In alto si trova poi la cupola a calotta&nbsp; (fittile), la cui tecnica costruttiva è quella dei filari concentrici di tubi in terracotta, tipica dell’architettura di Ravenna e dell'arte bizantina del V secolo.</p><p>La costruzione a tubi fittili è una tecnica edilizia che prevede l’inserimento di elementi cilindrici cavi in terracotta all’interno del conglomerato cementizio. Questo metodo viene utilizzato per alleggerire la struttura degli edifici, in particolare cupole e volte, affinché non siano eccessivamente pesanti.</p><p>I tubi fittili sono semplici cilindri con una gola, simili a bottiglie senza fondo. Questa forma consente di infilarli uno dentro l’altro, creando un filare di tubi che può seguire il profilo di un cerchio. La forma conica della gola favorisce la libertà di movimento fra i tubi, consentendo la disposizione secondo qualsiasi curva di arco o di volta.</p><p>La struttura esterna è interamente realizzata in mattoni; gli unici oggetti di decorazione sono le finestre centinate della struttura e gli archi pensili, separati da alcune lesene. Si tratta di un edificio a pianta centrale di forma ottagonale, dotato di 4 absidi disposte a lati alterne della struttura, che ne modificano la pianta esterna rendendo la forma ottagonale visibile solo dall’altezza delle finestre.</p><p>La conformazione ottagonale ha un significato religioso ben preciso, ovvero quello della resurrezione, legata alla cerimonia del battesimo.</p><p>La costruzione è formata da una torre ottagonale con funzione di tiburio, per racchiudere la cupola all’interno. Possiede inoltre una copertura con tetto piramidale.</p><p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Spostandosi all’interno della struttura al centro si trova la fonte battesimale, anch’essa ottagonale: la vasca battesimale è un rifacimento della primitiva, adatta al battesimo d'immersione. Di questa non rimane che il piccolo ambone o pulpito in marmo greco. Inoltre è ancora presente&nbsp; un vaso marmoreo forse usato nelle purificazioni nuziali pagane e vi è anche un piccolo altare .&nbsp;</p><p>Internamente è presente una ricchissima decorazione con mosaici, stucchi e marmi che determina un'atmosfera particolarmente suggestiva, con un effetto di trasformazione dell’ambiente, atto a creare un miracoloso splendore divino.</p><p>La suddivisione è in tre registri: i due inferiori comprendono un doppio ordine di arcate che si sviluppano lungo gli otto lati dell'edificio, quello superiore, invece, è costituito dalla sola cupola.</p><p>Gli archi poggiano sui pulvini, elementi architettonici caratteristici dell'architettura bizantina, posti al di sopra dei capitelli e aventi la forma di un tronco di piramide rovesciato.</p><p>Tra le arcate del settore di base, quelle che non introducono alle nicchie, racchiudono porzioni di muro rivestite in “opus sectile” di porfido e marmi pregiati.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-09 15:28:44 UTC</pubDate>
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         <title>Battistero degli Ortodossi, Piazza Arcivescovado, Ravenna, RA</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Battistero degli Ortodossi (Battistero Neoniano) - le decorazioni interne</strong></p><p><br></p><p><strong>2A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>A. Brunetti, B. Carraro, V. Crivellari</strong></p><p><br></p><p>Il Battistero degli Ortodossi, o Neoniano, è un sito dell'UNESCO che faceva parte dell’antica cattedrale di Ravenna; fu costruito nel V secolo dal vescovo Orso, ma le</p><p>decorazioni musive, che si ispirano a quelle del mausoleo di Galla Placidia, furono finite nel 751 dal vescovo Neone. I mosaici seguono una composizione radiale, formata da due corone e un nucleo centrale. Il contrasto dei colori dei mosaici sarà successivamente ripreso dagli artisti bizantini.</p><p>Nella parte sottostante alla cupola ci sono mosaici con decorazioni floreali, simboliche e profeti.</p><p><br></p><p>PRIMA CORONA:</p><p>Nella prima corona, o corona esterna, che è ricca di fregi e cornici, ci sono architetture ed elementi che richiamano l’ellenismo e il mausoleo di Galla Placidia. È divisa in otto settori; questi sono composti da otto colonne trabeate che formano due loggette, che sono coperte da catini absidali a conchiglia, tra le quali si trova un’esedra. Nelle loggette si trovano o i seggi per gli Eletti (coloro che nel Giudizio Universale andranno in Paradiso) o delle vedute dell’Eden. Nelle esedre si trovano altari, sui quali sono posti i Vangeli, alternati a troni vuoti che raffigurano l’etimasia (tema iconografico nato in Oriente che rappresenta il potere di Gesù tramite una croce sopra a un trono). I settori sono divisi da motivi floreali.</p><p><br></p><p>SECONDA CORONA:</p><p>Nella seconda corona, o corona interna, si trovano gli Apostoli e San Paolo. Accanto a ogni figura c’è il nome del personaggio scritto in oro; ciò aiuta a distinguere i soggetti che si differenziano anche per i loro volti e per i loro vestiti, ispirati a quelli dell’antica Roma. Tengono delle corone che portano come offerte in una processione chiamata “Danza degli Apostoli”. Non si conosce pienamente significato di queste: alcuni ritengono sia un richiamo all’“aurum coronarium” (un’antica cerimonia Romana in cui i vinti donavano delle corone all’imperatore), altri che siano rivolte alla scena del nucleo centrale oppure ai troni dell’etimasia. La processione è guidata dai Santi Pietro e Paolo che sono posti uno di fronte all’altro in maniera simmetrica rispetto a un acanto (tra le figure, infatti, ci sono piante di acanto che hanno una funzione simbolica fin dall’antichità perché crescono verticalmente). Sopra le teste degli Apostoli ci sono dei teli chiari che indirizzano lo sguardo verso il nucleo centrale. Questi sono ricchi di panneggi realizzati con la tecnica del chiaroscuro (come i vestiti) e insieme alle ombre e ai piedi degli Apostoli conferiscono dinamicità e</p><p>movimento alla scena. </p><p><br></p><p>NUCLEO CENTRALE</p><p>Nel nucleo centrale della cupola è rappresentato il Battesimo di Cristo. La figura a sinistra di Gesù, che gli porge un panno, è l'impersonificazione del fiume Giordano.</p><p>San Giovanni Battista si trova sulla riva del fiume e ha nella mano sinistra una croce d’oro e nella destra una patera, con la quale versa dell’acqua sul capo di Gesù. Il volto è dettagliato e ha la barba, che nel mondo orientale raffigurava la saggezza, e un’aureola. La figura centrale è Gesù che è nudo e immerso nel Giordano. Sulla testa ha un’aureola e poco sopra di lui c’è una colomba che rappresenta lo Spirito Santo. Ci sono due tonalità diverse di tessere d’oro, infatti le più chiare e lucenti sono state aggiunte durante un restauro del 1800 nel quale furono modificati la colomba, la croce e il capo del Battista e l’atto del Battesimo (la patera non era usata anticamente, infatti la mano del Battista era sopra la testa di Gesù poiché il</p><p>battesimo avveniva per immersione).</p><p><br></p><p>MOSAICI PERDUTI NELLE QUATTRO ABSIDIOLE</p><p>Sopra le quattro absidiole ci sono delle iscrizioni che richiamano alcuni messaggi della dottrina cristiana che, anticamente, era insegnata all’interno del battistero. Una</p><p>di queste si riferisce alla lavanda dei piedi, infatti si legge il monogramma interpretato come “… Neon famulus…” cioè “Neone servo”. Questi versetti erano delle descrizioni di raffigurazioni musive presenti nelle absidi che oggi sono andate perdute.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-09 15:33:32 UTC</pubDate>
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         <title>Ravenna, RA</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>L'arte a Ravenna</strong></p><p><br/></p><p><strong>2A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>R. Checchin, A. Furlan, D. Zaggia</strong></p><p><br/></p><p>Verso la fine del IV secolo d.C., dopo la morte di Teodosio I, l’impero romano venne diviso in due parti, l’Oriente e l’Occidente, governate dai due figli di Teodosio: Arcadio, il quale scelse l’Oriente, e Onorio, il quale preferì invece l’Occidente, quest’ultimo definì Ravenna, nel 402, nuova capitale della sua parte di impero. In seguito Teodorico si impossessò di Ravenna e del resto dell’Occidente creando un regno romano-barbarico, alla sua morte salì al potere Giustiniano dall’Oriente, che cercò di ricomporre l’impero sotto un’unica potenza. Con la nascita di questi importanti scambi commerciali tra la penisola Italica e l’Oriente l’Italia venne in contatto con l’arte bizantina, una tipologia artistica completamente differente da quella Occidentale. Questa tipologia subì un’evoluzione dal 402 al 565 d.C.; si possono dunque identificare tre periodi storico-artistici diversi: il periodo imperiale (402 - 476), il periodo ostrogoto (476 - 540) e il periodo giustinianeo (540 - 565).</p><p><br/></p><p><strong>Il periodo imperiale: </strong>l’arte del periodo imperiale si differenzia dall’arte degli altri periodi poiché presenta caratteristiche che sono ancora riconducibili all’arte imperiale. Sono, infatti, ancora presenti uno spazio tridimensionale, nonostante l’arte bizantina abbia tra le sue particolarità distintive la bidimensionalità, e ambienti realistici. Due esempi di questo periodo sono: il mausoleo di Galla Placidia e il Battistero degli Ortodossi.</p><p><br/></p><p><strong>Il periodo ostrogoto: </strong>il periodo ostrogoto è il secondo periodo dell’arte ravennate, che ha inizio nel 493 quando l’Italia viene conquistata da Teodorico. Nelle opere di questo periodo è riscontrabile la volontà di Teodorico di riavvicinarsi all’arte della Roma Imperiale. Teodorico tuttavia era un imperatore barbaro e dunque le caratteristiche dell’arte legata alle sue origini, ovvero l’arte Orientale, comparivano e si fondevano con le caratteristiche dell’arte Imperiale. Appartengono a questo periodo il Mausoleo di Teodorico e la basilica di Sant'Apollinare Nuovo, la quale è stata eretta in questo periodo con il nome di Basilica del Salvatore, ma le sue decorazioni interne sono state sostituite dal vescovo Agnello durante la successiva fase giustinianea.</p><p><br/></p><p><strong>Il periodo giustinianeo: </strong>l’allontanamento dall’arte aulica in questo periodo è evidente e definitivo, le rappresentazioni dovevano essere chiare, semplici e comprensibili per l’apprendimento degli insegnamenti della religione. Le caratteristiche tipiche di questo periodo sono: la ripetitività delle pose, infatti queste non accennano movimento, la totale assenza di prospettiva, inoltre scompaiono le ombre , i piedi delle figure sono “a penzoloni”, e per far capire la diversa importanza dei diversi personaggi rappresentati si usava la tecnica della gerarchia dei piedi, lo sguardo dei soggetti è fisso e rivolto verso l’infinito, i volti non trasmettono nessuna emozione. Appartengono a questo periodo questi due esempi di costruzioni: la Basilica di San Vitale e la Basilica di Sant’Apollinare in Classe.</p><p>&nbsp;</p><p>In conclusione in questi tre periodi si assiste ad un graduale allontanamento dalle regole dell’arte aulica, per avvicinarsi sempre di più all’arte bizantina con caratteristiche del linguaggio artistico romano plebeo, tali da rendere l’arte di facile e immediata comprensione per tutti i fedeli.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-09 15:35:25 UTC</pubDate>
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         <title>Mausoleo di Teodorico, Via delle Industrie, Ravenna, RA</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Mausoleo di Teodorico</strong></p><p><br></p><p><strong>2A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>B.M. Goldan, A. Marcato, A. Sgarlata</strong></p><p><br></p><p>Il Mausoleo di Teodorico è stato fatto costruire nel 520/ 526 d.C. dallo stesso re ostrogoto. Gli Ostrogoti erano una popolazione di stirpe germanica, giunta in Italia a seguito della caduta dell’Impero Romano d’Occidente, avvenuta nel 476 d.C. ed erano capeggiati dal re Teodorico che fece diventare Ravenna la capitale d’ Italia.</p><p><br></p><p>Il Mausoleo è la più celebre costruzione funeraria della tarda antichità, tutelata dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità e con questo monumento si può vedere la rottura decisiva con le tecniche costruttive tradizionali e la fusione della cultura classica con quella barbarica.</p><p><br></p><p>Il Mausoleo è stato realizzato interamente in blocchi di pietra d’Istria, messi in posa a secco tramite degli incastri precisi. La caratteristica di questo materiale è che dava una colorazione candida all’edificio ed è una novità per Ravenna, in quanto per la prima volta, non viene utilizzato il cotto.</p><p><br></p><p>Il Mausoleo è caratterizzato da due ordini:</p><ul><li><p>il primo esternamente è decagonale e si articola in una serie di nicchie sui nove lati, mentre nel decimo, che si affaccia ad ovest, si trova la porta d’ingresso;</p></li><li><p>il secondo invece è più piccolo ed è raggiungibile da una scala esterna, è circondato da un deambulatorio con colonnine.</p><p><br></p></li></ul><p>Al di sopra di questo corpo si trova si trova la cupola monolitica, realizzata da un unico blocco di pietra dal diametro di 11m e conosciuta anche come “Saxum ingens” ed è stata coronata da 12 anse con le iscrizioni di quattro Evangelisti e otto Apostoli. Probabilmente il “Saxum ingens” è stato trasportato dal porto di Trieste a quello di Classe, città vicino a Ravenna. È stato, poi, trascinato grazie ad una rampa e calato dall’alto tramite l’utilizzo di grandi corde collegate con le 12 anse. Sotto alla calotta si trova poi una cornice decorata con disegni geometrici in successione costituenti un motivo decorativo detto “a tenaglia”.</p><p>Internamente la cella si presenta con pianta a croce greca e copertura voltata a crociera che scarica su quattro diatoni, due dei quali sono decorati con la conchiglia, simbolo cristiano. Sopra la porta d’ingresso sorge la piattabanda: un elemento costruttivo simile all’architrave, usato per delimitare superiormente vani di porte o di finestre di luce non molto ampia.</p><p><br></p><p>Al centro del monumento si trova un sarcofago aperto realizzato per custodire le spoglie mortali del re chiamato “Labrum”ed è stato realizzato in porfido rosso a forma di vasca, materiale tipico degli imperatori romani. La struttura interna si è sempre mostrata spoglia e ciò mette in risalto le pietre ad incastro.</p><p><br></p><p>Se si guarda dall’interno il “Saxum ingens” appare crepato, ma non si sa con esattezza quando questo sia avvenuto, ciò che si sa per certo è che ha dato origine ad una leggenda. Secondo quest’ultima, infatti, il re ostrogoto si fece costruire dai suoi sudditi un edificio imponente perché ogni volta che a Ravenna c’era un temporale, lui doveva andare a rifugiarsi lì dentro. Il 30 agosto del 526 d.C. Teodorico, però, fu colpito da un fulmine che passò attraverso la calotta e lo colpì facendolo morire all’interno del suo mausoleo. È stato costruito in un’isola di fronte al mare perché Teodorico voleva far capire a chi arrivava con le navi che era la tomba di un imperatore e quindi un luogo molto importante.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-09 15:38:24 UTC</pubDate>
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         <title>Basilica di Sant&#39;Apollinare in Classe, Via Romea Sud, Classe, RA</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Basilica di Sant'Apollinare in Classe</strong></p><p><br/></p><p><strong>2A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>A. Contin, G. Gardellin, E. Labini</strong></p><p><br/></p><p>La Basilica di Sant'Apollinare in Classe, costruita tra il 534 e il 538 d.C. a Ravenna, è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1996. Finanziata da Giuliano</p><p>Argentario su ordine del vescovo Ursicino, fu consacrata nel 549 d.C. da Massimiano. Il suo nome deriva dall'antica città di Classis, che significa "flotta" in latino, poiché si trovava accanto al porto della flotta romana. L’edificio, elevato a Basilica minore nel 1960 da Papa Giovanni XXIII, è considerato una basilica cimiteriale, costruita sul luogo di</p><p>sepoltura di santi e martiri, incluso Sant'Apollinare, Santo patrono della città.</p><p><br/></p><p>La Basilica è un tipico esempio di architettura basilicale occidentale, con muratura di mattoni rossi sottili, tipica del periodo giustinianeo. La facciata tripartita, con un portico a tre arcate sostenuto da colonne di marmo bianco e decorazioni geometriche e vegetali, le conferisce un senso di solennità. </p><p>Il campanile cilindrico, costruito successivamente, presenta cinque ordini di finestre sovrapposte. La sommità è decorata con archetti pensili e termina con una cuspide piramidale. L’intera struttura ha subito pochissimi danni dovuti alla subsidenza, mantenendo un ottima condizione nel tempo. Essa presenta una struttura a tre navate, con colonne e archi a tutto sesto. I mosaici della navata centrale raffigurano santi, martiri e figure religiose, con iscrizioni che li identificano. I sarcofagi lungo le navate laterali mostrano l'evoluzione stilistica dall'arte romana a quella bizantina. </p><p>Nella zona presbiteriale, c'è un complesso mosaico la cui raffigurazione si divide in due parti. Nella parte superiore, emerge una scena simbolica della Trasfigurazione sul Monte Tabor, con un cielo dorato ricco di nuvole rossastre, simbolo del Tetramorfo e la mano destra di Dio. Cristo è circondato dai profeti Elia e Mosè, con gli Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni rappresentati come tre pecorelle rivolte verso una croce gemmata, su un cielo punteggiato da novantanove stelle. La croce, adornata con le lettere greche Alfa e Omega, riporta delle scritte in greco che significano rispettivamente "salvezza del mondo" e "Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore". Nella parte inferiore, un giardino fiorito e verde brillante funge da sfondo ornamentale. Sant'Apollinare, con le braccia sollevate in preghiera, è circondato da dodici pecore simboleggianti i suoi fedeli. Le finestre interrompono la parte inferiore, con i vescovi fondatori delle basiliche di Ravenna e un pannello raffigurante l'imperatore bizantino Costantino IV che conferisce l'autocefalia a Ravenna. Parti originali risalgono al VI-VII secolo, inclusi alcuni mosaici e figure. </p><p><br/></p><p>Alcune curiosità riguardo alla basilica riguardano il</p><p>suo campanile e i mosaici:</p><ul><li><p>Durante la Seconda Guerra Mondiale, il campanile della Basilica fu risparmiato dai bombardamenti grazie all'intervento di Vladimir Peniakoff che organizzò un'azione con i Partigiani per contrastare i Tedeschi.</p></li><li><p>L'iconografia della mano di Dio estesa dal cielo ha origini nell'arte ebraica e fu adottata nell'arte imperiale cristiana di Costantino per simboleggiare la maestà imperiale e la gerarchia dei poteri.</p></li><li><p>Nel mosaico della Basilica, il pappagallo su sfondo dorato simboleggia Maria e la beatitudine eterna, rimanendo intoccato dalla pioggia che bagna la terra.</p></li><li><p>Gli ornamenti di Apollinare includono una sciarpa pallio simboleggiante il "buon pastore", e un mantello viola decorato con api, simbolo dell'eloquenza del vescovo.</p></li><li><p>La croce gemmata nel mosaico simboleggia la vittoria sulla morte, anticipando la gloria della Resurrezione, mentre la statua di Cesare Augusto, in passato rimossa e nascosta, ora si erge maestosa all'esterno della Basilica di Sant'Apollinare in Classe, evocando maestosità imperiale.</p></li></ul><p><br/></p><p>La Basilica, modificata nel 1449 per decorare il tempio di San Francesco a Rimini, ha subito restauri nel 1906-1911 e nel 1948-1949 a causa dei danni bellici. Verso la fine degli anni Novanta, miglioramenti per la sicurezza includevano un nuovo impianto elettrico e antincendio. Nel 2005, lavori di manutenzione furono necessari per infiltrazioni d'acqua e alterazioni delle capriate di legno della copertura.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-09 15:43:26 UTC</pubDate>
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         <title>Sant&#39;Apollinare Nuovo, Via di Roma, Ravenna, RA</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Basilica di Sant'Apollinare Nuovo - la decorazione musiva del secondo e terzo registro</strong></p><p><br/></p><p><strong>2A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>F. Garofoli, R. Pieretti, M. Tiepolo</strong></p><p><br/></p><p><strong>SECONDO REGISTRO</strong></p><p>I mosaici del secondo registro di Sant’Apollinare Nuovo appartengono, come quelli del registro superiore, all’epoca teodoriciana.</p><p>Nel registro mediano, tra le finestre, troviamo trentadue figure di “Santi e profeti”, sedici per lato.</p><p>Queste figure sono tutte vestite con abiti togali bianchi e il morbido panneggio delle vesti crea volume e ombreggiature.</p><p>La prospettiva è data dal terreno erboso su cui poggiano, anche se il fondo oro le colloca in una dimensione di irrealtà.</p><p>Tra le figure non si crea un senso di unione, perché esse sono rappresentate frontalmente, separate le une dalle altre dalle finestre e sovrastate dagli umbracula.</p><p><strong>&nbsp;</strong></p><p><strong>TERZO REGISTRO</strong></p><p>Nella decorazione musiva del registro superiore si trovano le “Storie di Cristo”. Si tratta di 26 scene tratte dal Nuovo Testamento. Le storie sono alternate a degli umbracula. “Umbraculum” è una voce latina con il significato di “ombrellino”, con il quale venivano protetti gli alti prelati durante le cerimonie. Negli umbracula è rappresentato un padiglione sormontato da una croce e da due colombe, simbolo dello Spirito Santo.</p><p>Le ventisei scene sono molto semplici e non vi è aderenza al naturalismo, seguendo quelli che erano i canoni dell’arte plebea. Le scene non sono rappresentate in ordine cronologico, perché si volevano narrare idee piuttosto che fatti.</p><p>&nbsp;</p><p><strong>TERZO REGISTRO: MOSAICI PARETE SINISTRA</strong></p><p>Il terzo registro della parete sinistra presenta scene legate ai miracoli e alle parabole del Signore.</p><p>Gesù vi compare nella tradizionale iconografia del Cristo imberbe, di origine orientale.</p><p>Le rappresentazioni comprendono “Le nozze di Cana” e “La moltiplicazione dei pani e dei pesci”. Nel sesto riquadro poi è “La samaritana che attinge acqua al pozzo”: nei gesti della donna, nella carrucola, nel secchio pieno d’acqua, nel prato verde si nota una certa naturalezza, ma essa viene annullata dal fondo dorato che isola i personaggi e dal Cristo che guarda nel vuoto e quindi è fisicamente vicino, ma spiritualmente lontano.</p><p>Nella decima scena è raffigurato “Il giudizio finale”: Il Cristo giudice separa le pecore guidate dall’angelo rosso, simbolico riferimento alla luce del cielo, dai capri posti alla sinistra, dove è l’angelo blu, simbolo della notte e della morte. In questa scena manca spazialità: i personaggi, che sono affiancati l’uno all’altro in primo piano e rigidamente frontali, risultano privi di volume. La simmetria prevale sul naturalismo.</p><p>Tutti gli elementi visivi tendono ad esaltare la dimensione soprannaturale e sacra. I personaggi sono visti come apparizioni immateriali e divine. I visi sono simili tra loro, gli occhi sono rivolti all’infinito. La dimensione ultraterrena e il senso di eternità sono trasmessi anche dai gesti bloccati nell’assenza di movimento.</p><p>&nbsp;</p><p><strong>TERZO REGISTRO: MOSAICI PARETE DESTRA</strong></p><p>Lungo la parete destra si snodano scene legate al ciclo della passione e resurrezione di Cristo. Qui il Cristo è rappresentato con la barba, rappresentazione questa, che origina dalla cultura occidentale ed è simbolo di maturità e sofferenza, considerando che i romani, nel momento del dolore, erano soliti lasciarsi crescere la barba in segno di lutto. Il Cristo è sempre vestito con la tunica porpora, segno di regalità. Il racconto della settimana santa inizia con “L’ultima cena”, che è una delle più antiche rappresentazioni.</p><p>La scena è dominata da un gioco di sguardi che si fissano su Gesù e su Giuda; anche Giuda guarda il Signore e si viene così a chiudere un cerchio ideale suggerito dalla disposizione dei discepoli, stretti gli uni accanto agli altri in un semicerchio, attorno alla mensa tricliniare, tipicamente romana. Anche il posto occupato da Cristo, situato in cornu dextro, è quello che nei banchetti romani era assegnato all’imperatore. Sulla mensa sono pani e pesci: si tratta di un’allusione al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, miracolo che prefigura il sacramento dell’Eucarestia, istituita da Cristo proprio durante l’ultima cena. I pesci poi sono un simbolo che rimanda a Cristo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-09 15:48:28 UTC</pubDate>
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         <title>Sant&#39;Apollinare Nuovo, Via di Roma, Ravenna, RA</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Basilica di Sant'Apollinare Nuovo - la decorazione musiva del primo registro</strong></p><p><br/></p><p><strong>2A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>M. Bolgan, A. Nardin, S. Scaggiante</strong></p><p><br/></p><p>Inizialmente dedicata al Salvatore e dedita al culto ariano, a seguito della conquista bizantina della città, la basilica di Sant’Apollinare Nuovo fu consacrata al culto ortodosso e intitolata a San Martino che si era distinto nella lotta agli eretici ed era il rappresentante religioso dell’imperatore. Le reliquie di Sant’Apollinare furono qui trasportate dalla Basilica di Classe, e proprio in quell’occasione l’edificio ricevette la sua intitolazione a Sant’Apollinare, detta «Nuovo». </p><p>Le pareti della navata centrale sono divise in tre fasce ben distinte dalle decorazioni musive. Guardando verso l'altare, sulla parete di destra, è raffigurato il famoso Palazzo di Teodorico, riconoscibile dalla scritta latina "PALATIUM" nella parte bassa del timpano. Il palazzo nel mosaico riprende il vero palazzo Romano della città di Spalato.</p><p>Al di là del Palazzo si notano cinque edifici, che hanno la funzione di rappresentare, sinteticamente e simbolicamente, la città di Ravenna. Gli edifici a sinistra, che hanno le finestre illuminate, erano quelli dediti al culto ariano; mentre gli edifici a destra, con le finestre scure, erano quelli dediti al culto cristiano ortodosso. Ciò sta ad indicare il giorno e la notte; con questa distinzione Teodorico voleva dimostrare la sua protezione verso tutte le religioni, pur avendo una preferenza per il culto ariano. Il palazzo di Teodorico è infatti rappresentato come se facesse parte delle mura della città e ciò voleva far intendere che l'imperatore proteggeva la città di Ravenna.</p><p>Il mosaico subì, in età bizantina, una forma di “damnatio memoriae”: tutte le figure, che probabilmente ritraevano Teodorico e la sua corte, furono cancellate e sostituite</p><p>da tendaggi bianchi, appesi tra una colonna e l’altra. Rimangono alcune mani sovrapposte alle colonne a testimoniare la loro antica presenza.</p><p><br/></p><p>Dopo il palazzo, è rappresentata una lunga processione di ventisei Santi Martiri, ognuno identificato con il suo nome. Fanno eccezione San Martino, colui che apre il corteo e colui a cui è stata intitolata la Basilica, e San Lorenzo, il quarto della teoria. È da sottolineare il sontuoso abbigliamento di San Lorenzo che è composto da una</p><p>tunica dorata di broccato, da clavi imperiali di color porpora e da una corona di gloria. Tutto questo documenta la particolare venerazione che la chiesa di Ravenna</p><p>dà al santo. </p><p>I Santi procedono dalla città di Ravenna verso il Cristo seduto in un trono gemmato con accanto quattro angeli. I Martiri sono disposti uno di fianco all’altro ed avanzano</p><p>da ovest verso est e su un prato fiorito, alternati da palme. Lo sfondo è realizzato con tessere dorate.</p><p><br/></p><p>Sulla parete di fronte è raffigurato invece il porto di Classe, che in quel tempo era il più grande di tutto l'Adriatico. Sulla sinistra, i tasselli del mosaico compongono la figura di tre imbarcazioni allineate verticalmente, rappresentate con la tecnica aprospettica paleocristiana, che sostano sull'acqua azzurra e calma del porto, in un'insolita prospettiva «a volo d'uccello» che ne risalta l'ampiezza.</p><p>Da entrambe le parti esse sono protette da una coppia di alte torri in pietra. Classe era, ed è ancora oggi, una frazione di Ravenna. Il suo nome deriva dal latino Classis, che significa «flotta».</p><p>Di fronte ai Martiri, è realizzato un mosaico rappresentante ventidue Sante Vergini che si dirigono verso Maria con in braccio Gesù bambino, che indossa una tunica con su scritta la lettera gamma, che indica la trinità. Prima della Vergine Maria sono rappresentati i tre Re Magi. La scena cortese, chiamata così perché raffigura la corte di Teodorico, rappresenta l’epifania.</p><p>Le contrapposte processioni di Santi Martiri e Sante Vergini, sempre nel registro inferiore, furono eseguite nel periodo di dominazione bizantina. I volti dei santi e delle sante, privi di attributi iconografici caratterizzanti, sono rappresentati secondo quella tipica isotopia bizantina, che sarà tanto cara anche ad artisti moderni.</p><p>Possiamo anche notare: la ieraticità, la frontalità e la fissità degli sguardi, la quasi monocromia degli sfondi, l'impiego degli elementi vegetali a scopo puramente riempitivo e ornamentale, e la mancanza di un piano d'appoggio per le figure creando i cosiddetti “piedi penzoloni”. Le due teorie di martiri e vergini avanzano con un incedere cantilenante e ritmico, quasi musicale.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-09 15:52:51 UTC</pubDate>
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         <title>Basilica di San Vitale, Via San Vitale, Ravenna, RA, Italia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Basilica di San Vitale - Mosaico del lato sinistro del catino absidale </strong></p><p><br></p><p><strong>2B - a.s. 2023-2034</strong></p><p><strong>F. Amadei, L. Caccin, A. Santamaria</strong></p><p><br></p><p>Nella parte sinistra del catino absidale della basilica di San Vitale è rappresentato Giustiniano circondato da funzionari, guardie del corpo e religiosi, tra cui il vescovo Massimiano di Ravenna. Giustiniano è al centro, vestito con abiti imperiali purpurei e regge un piatto con il pane per l'Eucaristia, sottolineando il suo ruolo come protettore e mecenate della Chiesa, oltre che capo dello stato. La sua figura domina la scena, simboleggiando l'unità e l'armonia tra il potere imperiale e quello ecclesiastico. Questo aspetto era cruciale in un periodo in cui l'Impero Bizantino vedeva l'imperatore non solo come un sovrano politico ma anche come un capo spirituale, responsabile del benessere religioso del suo popolo. In questo mosaico le figure si pestano i piedi l’un l’altro in ordine di importanza: l’imperatore pesta i piedi i piedi ai funzionari, che a loro volta li schiacciano ai soldati; mentre Massimiano li pesta ai religiosi. L'unico che ha il nome sopra la testa è Massimiano, perché in realtà Giustiniano non è mai venuto a Ravenna, ma ha mandato un vescovo a consacrarla. Questo è l'unico ritratto in cui troviamo la testa in questa raffigurazione: il volto del nostro Massimiano è reso talmente veritiero che hanno fatto addirittura le borse sotto agli occhi del vescovo, Giustiniano non è ritratto, ma è raffigurato come un giovane imperatore. Quindi è un' immagine iconica e celebrativa del nostro imperatore, che nonostante non sia mai venuto a Ravenna viene rappresentato in questo modo, facendone capire l'importanza. Per quanto riguarda l'uomo che si frappone tra lui e il vescovo, sono state fatte molte ipotesi: potrebbe trattarsi di Giuliano Argentario, finanziatore della costruzione della basilica, ma anche il prefetto del pretorio, alto funzionario imperiale che risiedeva a Ravenna. L'uso dei mosaici per decorare spazi sacri rispecchia la concezione bizantina dell'arte come mezzo per la meditazione spirituale e la venerazione. Gli artisti utilizzarono tecniche sofisticate per creare effetti di luce e dimensione, con l'uso estensivo dell'oro per simboleggiare la luce divina. La rappresentazione stessa di Giustiniano, circondato da figure chiave della sua corte e della chiesa, sottolinea l'interconnessione tra il potere temporale e quello spirituale, una fusione che definiva la società bizantina.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 07:49:13 UTC</pubDate>
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         <title>Basilica di San Vitale, Via San Vitale, Ravenna, RA</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Basilica di San Vitale - Mosaico del catino absidale destro</strong></p><p><br></p><p><strong>2B - a.s. 2023-2024 </strong></p><p><strong>N. Ceolin, K. Jakaj, D. Vardiero</strong></p><p><br></p><p>Oggi in questo podcast parleremo del mosaico presente sulla parte destra del catino absidale della Basilica di San Vitale a Ravenna.</p><p>Nel cuore dell'opera la figura prominente è l'imperatrice Teodora. Moglie di Giustiniano I, è considerata la più nota tra le imperatrici bizantine. Abbiamo due versioni diverse sulla sua origine e sulla sua vita. Secondo gli storici ufficiali apparteneva ad una famiglia aristocratica. Procopio, invece, storico dell'epoca di Giustiniano, vede Teodora come una donna di umili origini. Dopo essere rimasta orfana di padre, Teodora venne introdotta dalla madre alla carriera del teatro insieme alle sorelle. In questo campo Teodora divenne famosa sia come cortigiana che come attrice di spettacoli licenziosi. Anche Giustiniano non tardò a notarla, allora era un uomo di vent'anni più grande di lei e nipote dell'imperatore Giustino a quel tempo. Le leggi dell'epoca, però, non permettevano a Giustiniano di sposare un'attrice come Teodora, ma in questo caso particolare Giustino fu convinto ad approvare una legge che lo consentisse. Giustiniano, perciò, rese Teodora una patrizia, e dopo essere nominato Imperatore, la sposò. Così divenne Imperatrice di Bisanzio; Teodora morì nel 548, molto probabilmente di cancro.</p><p>All'interno dell'opera l'imperatrice è seguita da un sontuoso corteo composto da sette donne e due uomini. I loro abiti sono impreziositi da tessuti pregiati, ma è quello di Teodora a dominare, con il suo ricco colore porpora, simbolo inequivocabile di ricchezza e autorità. Un dettaglio affascinante è il ricamo sulla parte inferiore della veste dell'imperatrice, raffigurante l'offerta dei Magi, che aggiunge un tocco di simbolismo religioso alla scena.</p><p>Nel mosaico, si nota chiaramente come Teodora tenga con sé un calice di vino mentre si dirige solennemente verso la chiesa, accompagnata dal suo seguito, evidenziando così uno dei due simboli dell'Eucaristia. L'aureola che circonda la testa dell'imperatrice, richiamando l'iconografia presente anche nel mosaico di Giustiniano, sottolinea non solo la sua importanza ma evoca anche il concetto di divinità, conferendo un'impressione di sacralità alla sua figura.</p><p>Questo stesso concetto viene riflesso nella parte inferiore dell'opera, dove i piedi delle figure vengono rappresentati sovrapposti con quelli delle figure di maggior rilevanza. Questo sottolineano il loro status più elevato e la loro supremazia all'interno della composizione.</p><p>La tecnica utilizzata per rappresentare le figure è molte schematica, le tessere, infatti, sono disposte in modo irregolare affinché la luce venga riflessa in maniera disomogenea, questo perché non è presente una buona illuminazione all’interno della struttura.</p><p>Nell’opera è presente una porta con una tenda,&nbsp; la cui prospettiva risulta abbastanza insolita, infatti nella parte inferiore quest’ultima sembra corretta, mentre nella parte superiore appare frontale. Da questo particolare possiamo, quindi, individuare un errore causato dalla gestione scorretta dello scorcio prospettico, che consiste nel collocare una figura su un piano inclinato rispetto a chi guarda.</p><p>Questo errore viene evidenziato se consideriamo corretta la differenza di dimensioni tra gli stipiti. Infatti, essendo quello a destra più piccolo (perché più arretrato), è impossibile che l’architrave superiore sia orizzontale.</p><p>L’artista propone tutte le figure frontali, nonostante Teodora e il suo seguito procedono da destra verso sinistra. In questo modo il movimento è stato trasformato in staticità e infatti l’imperatrice stessa è incastonata dentro ad una nicchia che corrisponde ad un catino a forma di conchiglia.</p><p>Questa era la descrizione di una delle più importanti opere che possiamo trovare a Ravenna, all’interno della Basilica di San Vitale.</p><p><br></p><p>Sitografia per le ricerche su Teodora:</p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://www.treccani.it">www.treccani.it</a></p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://www.skuola.net">www.skuola.net</a></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 07:51:29 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Basilica di San Vitale, Via San Vitale, Ravenna, RA</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/tommasopasini1_/ggmcx3fyw0zcuwnf/wish/2950776842</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Basilica di San Vitale - architettura esterna</strong></p><p><br></p><p><strong>2B - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>D. Boghe, M. Mihalache, G. Salviato</strong></p><p><br></p><p>La basilica di San Vitale, oltre ad essere il punto più alto dell'arte Ravennate, è considerata la massima unione tra l’architettura paleocristiana ed orientale.</p><p>La basilica, costruita nel 532 d.C. durante il periodo Giustinianeo, ha una pianta centrale ottagonale, che riflette l'influenza dell'architettura bizantina.</p><p>Questa forma ottagonale è unica e si distingue dalle basiliche con pianta longitudinale, più comuni nell'architettura cristiana occidentale.</p><p>La struttura esterna della basilica mostra la sua semplicità, essendo di soli mattoni, materiale comune nell’architettura dell’epoca e acquistabile a buon mercato.</p><p>Questa mancanza di decorazioni esterne doveva contrapporsi all'interno, estremamente decorato, andando a rappresentare la differenza tra la parte fisica dell’uomo e quella spirituale, come accade nel Mausoleo di Galla Placidia.</p><p>Inizialmente l'ingresso dell’edificio era preceduto da un quadriportico, di cui al giorno d’oggi rimane solo il nartece a forcipe che si dispone in maniera tangente allo spigolo nord-occidentale della pianta. Il nartece funge sia da accesso alla basilica che da filtro tra il mondo terreno, cioè l’esterno e il mondo divino, ossia l’interno. Compositivamente gli spazi sono ottenuti dalla complessa unione di molti solidi geometrici quali prismi, piramidi, cilindri e porzioni di cono.</p><p>In aggiunta si trova, nella parte centrale, un massiccio tiburio ottagonale che nasconde al suo interno una cupola emisferica raccordata al basamento ottagonale attraverso un tamburo finestrato, che permette di unire la base circolare della cupola all’impianto ottagonale della basilica.</p><p>Le facce del corpo principale sono rinforzate da contrafforti che si ispessiscono in corrispondenza degli spigoli della pianta e sono divise inoltre da una cornice in due parti, corrispondenti al doppio loggiato interno. Questa cornice permette di far capire&nbsp; all’osservatore, ancora prima di entrare, che la basilica è divisa su due piani distinti.</p><p>I contrafforti, invece, hanno la funzione di sorreggere la cupola, aiutando a scaricare il suo peso a terra.</p><p>In tutte le facce dell’edificio si trovano numerose finestre che hanno il compito di illuminare la basilica e di decorare l’esterno.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 07:55:21 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Mausoleo di Galla Placidia, Via San Vitale, Ravenna, RA</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/tommasopasini1_/ggmcx3fyw0zcuwnf/wish/2950780626</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Mausoleo di Galla Placidia - Il Martirio di San Lorenzo</strong></p><p><br/></p><p><strong>2B - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>C. Benfatto, K. L. Spolaore</strong></p><p><br/></p><p><br/></p><p>Il Mausoleo viene costruito tra il 417 d.C. e 423 d.C. a Ravenna, in onore di Galla Placidia, figlia di Teodosio I e madre di Valentiniano III. E’ una cappella imperiale dal gusto classico, designata a luogo di riposo per figlia dell’imperatore, per questo viene decorata con materiali molto pregiati, come la polvere di lapislazzulo che viene usata per ricreare lo sfondo di un cielo stellato sulla cupola, oltre a vari mosaici, come quello di San Lorenzo, posizionato sulla lunetta di fronte all’ingresso del Mausoleo. Questa raffigurazione rappresenta il Martirio di San Lorenzo, arso vivo su una graticola, che si può notare già raffigurata in fiamme accanto al santo che si sta avviando con passo deciso verso la grata ardente, lo possiamo capire grazie alla sua veste che svolazza a causa del movimento rapido, impaziente di “consumare il fuoco” con il sacrificio del martirio e così dare testimonianza della propria fede in Cristo e nella parola che i quattro vangeli proclamano, che possiamo notare posizionati sulla sinistra della lunetta appoggiati su un armadio con due ante aperte, sul dorso dei Vangeli si possono osservare i nomi dei quattro evangelisti. Lorenzo nella mano sinistra tiene un libro, probabilmente scritto in lingua ebraica, mentre sulla spalla destra sorregge una croce come un trofeo.&nbsp;</p><p>Il mosaico è stato creato da uno o più artisti sconosciuti che hanno voluto rappresentare uno spazio di gusto tipicamente ellenistico, raffinato e di formazione saldamente classica.&nbsp;</p><p>Degli indicatori della profondità che viene resa illusionistica nell’ambiente in cui si svolge la scena sono le ante dell’armadio e la graticola dove al sottostante centro è stato appiccato il fuoco. Inoltre sulla sommità dell’armadio si può osservare un timpano come se volesse rappresentare anche una specie di tempio, un altro simbolo sacro presente nella scena.</p><p>Un altro elemento molto importante e significativo è il colore oro, che trovandosi in un contesto religioso sta a significare il collegamento sacro con Cristo, grazie alla luce che lo fa risultare ancora di più, fa notare i contrasti con gli altri colori, come il blu dello sfondo.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 07:59:20 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Mausoleo di Galla Placidia, Via San Vitale, Ravenna, RA, Italia</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/tommasopasini1_/ggmcx3fyw0zcuwnf/wish/2950781631</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Mausoleo di Galla Placidia - Architettura</strong></p><p><br/></p><p><strong>2B - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>V. Chinellato, R. Pistolato</strong></p><p><br/></p><p>Il mausoleo di Galla Placidia rappresenta un modello straordinario di architettura che unisce elementi del periodo Bizantino e Paleocristiano, con una pianta a croce greca che simboleggia il tema cristiano della morte e resurrezione dell'anima. Essendo però leggermente più lunga rispetto al transetto, la navata centrale suggerisce la forma di una croce latina, suscitando una sensazione di sacralità e spiritualità.</p><p>Originariamente collegato alla Chiesa di Santa Croce tramite un nartece oggi perduto, il mausoleo doveva essere molto più alto di quanto appare oggi, ma a causa del fenomeno della subsidenza del suolo ravennate, l'edificio si è leggermente interrato nel corso dei secoli, alterando le proporzioni originali e facendo sì che il pavimento originale si trovi ora a un metro e mezzo di profondità rispetto al livello attuale del terreno.</p><p>L'edificio è caratterizzato dall'uso di materiali poveri e non pregiati, come il mattone in cotto, anziché il marmo, per conferire un aspetto semplice e privo di ricchezza. Le decorazioni dell'edificio sono semplici e poche: comprendono soltanto alcuni elementi distintivi come la pigna sulla cima, una cornice lungo le pareti e una serie di archi a tutto sesto. Il portale d'ingresso, invece, presenta un fregio raffigurante due felini e rami con grandi grappoli di uva.</p><p>Anche le forme architettoniche sono molto semplici: lungo il perimetro inferiore sono presenti solamente archi ciechi, mentre la parte superiore assume una forma quasi cubica, identificabile come il tiburio. Quest'ultimo è posto all'incrocio tra il corpo principale e i bracci laterali: si tratta di una torre squadrata con un tetto a quattro spioventi, che racchiude una cupola emisferica.</p><p>All’interno dei bracci si trovano volte a botte, mentre sulla sommità della cupola spicca una croce dorata, circondata da stelle dello stesso colore.</p><p>La cupola è stata realizzata con anfore di terracotta per garantire leggerezza strutturale, elemento tipico delle cupole bizantine.</p><p>Essa è inoltre affiancata ai quattro lati da lunette semicircolari, elementi presenti anche alle estremità dei bracci.</p><p>La parte inferiore delle pareti è adornata con uno zoccolo di alabastro giallo, mentre al di sopra di esso, una lussuosa decorazione a mosaico abbellisce ogni superficie disponibile.</p><p>I pennacchi, seguendo la tradizione orientale, connettono la base circolare della cupola alla base quadrangolare del tiburio.</p><p>Le finestre a feritoia sono strette e lunghe e, oltre a rappresentare un elemento decorativo, servivano anche a scopi strutturali e difensivi, anticipando soluzioni architettoniche tipiche del periodo medievale.</p><p>All'interno del mausoleo si può individuare un altro esempio dell’influenza bizantina, dal momento che presenta un impianto centrale che, a differenza di quello longitudinale, non crea una direttrice univoca, poiché tutto lo spazio assume la stessa importanza. Nonostante questa impostazione, la disposizione dell'edificio segue un andamento che va da Est a Ovest, volto a rappresentare il percorso compiuto dal Sole, che allude alla figura di Cristo, portatore di luce nel mondo.</p><p><br/></p><p>Bibliografia:</p><p>-<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://geometriefluide.com">geometriefluide.com</a></p><p>-<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="http://elledecor.com">elledecor.com</a></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 08:00:10 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Mausoleo di Galla Placidia, Via San Vitale, Ravenna, RA</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/tommasopasini1_/ggmcx3fyw0zcuwnf/wish/2950782151</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Mausoleo di Galla Placidia - Mosaico di Gesù Buon Pastore</strong></p><p><br></p><p><strong>2B - a.s. 2023/2024 </strong></p><p><strong>A. Masiero, L. Pasqualetto, S. Rabeh</strong></p><p><br></p><p>Ci troviamo nella prima metà del V secolo, a Ravenna, quando venne costruito uno dei più antichi monumenti bizantini ravennati, il mausoleo di Galla Placidia. Ravenna, tra il V e il IV secolo, vive un periodo di grande sviluppo artistico e culturale, grazie al quale si sviluppa un nuovo movimento artistico, l’arte ravennate, caratterizzata dall’uso di mosaici come principale tecnica artistica poiché, essendo nati durante il periodo bizantino, e quindi inevitabilmente influiti da esso, era popolare nell’arte bizantina, e venne poi associata alla religione cristiana poiché l’immutabilità e la durabilità nel tempo del mosaico vennero associate alla figura eterna di Gesù.</p><p><br></p><p>Il mausoleo di Galla Placidia venne costruito dopo il 426 d.C. su commissione dell’imperatrice Galla Placidia, dove a seguito della sua morte venne usato per ospitare le sue spoglie mortali, e ad oggi è inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità. Al suo interno il mausoleo è ricco di decorazioni marmoree ma soprattutto le pareti sono completamente rivestite di mosaici. Le figure, le scene e i simboli raffigurati sono tutti di tipo religioso e con dietro significati di natura cristiana. Tra i mosaici con le scene più interessanti presenti all’interno della struttura è il mosaico di Gesù Buon Pastore, un mosaico collocato nella lunetta posta sulla porta d’ingresso.</p><p><br></p><p>Gesù Buon Pastore, il protagonista della scena raffigurata nel mosaico, si trova al centro dell’immagine e ha l’apparenza di un giovane uomo, dai capelli lunghi e ondulati e senza barba, e lo si riconosce dagli attributi iconografici come la croce che tiene nella mano sinistra e l'aureola che gli circonda il capo. E’ seduto su tre gradini di rocce e ha il volto e i piedi rivolti verso sinistra, mentre col busto è girato verso destra, dove con la mano destra accarezza il volto di una delle sei pecore che gli stanno intorno mentre la mano sinistra regge la lunga croce d’oro, mentre il suo sguardo fissa al di là dell'orizzonte. La scena si svolge in un paesaggio ricco di vegetazione in una distesa di verde che trasmette un senso di pace, armonia ed equilibrio, grazie alla composizione simmetrica dell’immagine.&nbsp;</p><p><br></p><p>Una caratteristica importante del mosaico è il senso di realismo dato dalla rappresentazione tridimensionale data dalla torsione del busto di Gesù, insieme anche alle ombre create sul terreno dalle diverse piante e alle diverse gradazioni di azzurro del cielo. Nell’opera, però, sono presenti elementi che si contrappongono a questa tridimensionalità, ispirati al gusto bizantino, come i cespugli posti tutti alla stessa distanza, i mantelli delle pecore semplificate con dei motivi a zig zag e alle linee di contorno, che appiattiscono le forme. Si pensa che questi insiemi di elementi contrapposti tra loro e di origini artistiche differenti siano correlati con il fatto che Galla Placidia soggiornò spesso a Costantinopoli dove è probabile che abbia appreso il gusto bizantino e lo abbia voluto ricreare nel mausoleo.</p><p><br></p><p>L'obiettivo infatti di questo mosaico è quello di diffondere la speranza facendo sapere l’esistenza di un pastore la cui missione è quella di offrire la sua vita per i suoi fedeli (le pecore), di guidarli, proteggerli e prendersene cura solo per amore, senza costrizione.</p><p><br> </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 08:00:44 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Mausoleo di Galla Placidia, Via San Vitale, Ravenna, RA</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/tommasopasini1_/ggmcx3fyw0zcuwnf/wish/2950782644</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Mausoleo di Galla Placidia - decorazione musiva</strong></p><p><br/></p><p><strong>2B - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>R. Dolci, L. Favretto, F. La Volla</strong></p><p><br/></p><p>Le decorazioni musive di questo Mausoleo rappresentano la spiegazione del sentimento cristiano rispetto alla morte, decorano quindi una camera da letto in cui il corpo si riposa, e l’anima immortale osserva l’universo in una notte stellata.</p><p>Nei mosaici blu notte, creati con tessere vitree realizzate con polvere di lapislazzuli, sono raffigurate le quattro stagioni, i santi e gli apostoli.</p><p><br/></p><p>La prima cosa che si va ad osservare è la cupola, decorata da una notte stellata, ovvero dei cerchi concentrici formati da stelle a otto punte, in cui è inserita una croce dorata, orientata verso est ed ovest, che traccia nella cupola lo stesso tragitto che compie il Sole nel cielo.</p><p>Questo va quindi a simboleggiare come Cristo sia il nuovo Sole, mentre il numero otto, molto presente in questi mosaici, rappresenta l’unione tra la terra e il cielo.</p><p>Sui pennacchi della cupola sono raffigurati i quattro simboli dell'apocalisse, che cantano incessantemente la gloria di Dio. Le quattro figure alate del Tetramorfo erano ancora legate al tema dell’Apocalisse e solo successivamente, ovvero dal VI secolo, vengono adottate dalla Chiesa come simboli degli evangelisti (rispettivamente Marco, Giovanni, Matteo e Luca).</p><p><br/></p><p>Nelle quattro lunette sottostanti sono disposte coppie di Apostoli, abbigliati come senatori romani, tra cui spiccano le figure di San Pietro e San Paolo, con le braccia alzate nell’atto di onorare la croce sul manto stellato.</p><p>Gli Apostoli sono inoltre contornati da colombe che si abbeverano da zampilli d’acqua, che rappresentano i fedeli che si abbeverano dalla fonte divina della vita.</p><p><br/></p><p>Le lunette sul transetto, rispettivamente poste ad est e ovest, sono ispirate dal salmo 42, ovvero dei cervi che si avvicinano alla fonte d’acqua sacra del battesimo, circondati da un paradisiaco giardino. Descrivono quindi 2 stagioni: la primavera e l’autunno.</p><p><br/></p><p>Sopra l’ingresso troviamo il mosaico in più pregiato il Cristo Buon Pastore tra le sue pecore, che rappresenta l'inverno,&nbsp; in posizione opposta troviamo invece raffigurato San Lorenzo che si avvia al martirio, che rappresenta l’estate.</p><p><br/></p><p>Infine notiamo le complesse ornamentazioni a girali vegetali e i geometrici ricami che adornano le volte a botte e gli archi della crociera, che trasformano la penombra del monumento in un inno alla luce e la sua visita in una preghiera alla Vita Eterna.</p><p><br/></p><p>Sitografia:</p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.artesvelata.it/mausoleo-galla-placidia-ravenna/#Linterno">https://www.artesvelata.it/mausoleo-galla-placidia-ravenna/#Linterno</a></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 08:01:14 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Basilica di San Vitale, Via San Vitale, Ravenna, RA</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/tommasopasini1_/ggmcx3fyw0zcuwnf/wish/2950786320</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Basilica di San Vitale - Architettura interna </strong></p><p><br></p><p><strong>2B - a.s. 2023-2024 </strong></p><p><strong>V. Foletto Zara, G. Milan, D. Piskor</strong></p><p><br></p><p>La basilica di San Vitale viene edificata tra il 525 e il 548 dopo Cristo e consacrata dall’arcivescovo Massimiano di Pola nel 547. L’edificio presenta una pianta ottagonale, caratterizzata dalla presenza di soli sette lati uguali, i quali rappresentano i 7 giorni della settimana, e uno diverso. L’ottavo, infatti, si distingue per la presenza del presbiterio che, dunque, lo rende più grande e l’unico sul quale vi sono dei mosaici. In origine la pianta era preceduta da un quadriportico, ma attualmente solo dall’ardica a forcipe, che si dispone tangente allo spigolo nord-occidentale. L’accesso alla chiesa non avviene dalla porta principale, bensì da una porta laterale. Gli ingressi, infatti, sono due e si aprono sui lati dell'ottagono esterno. Uno di essi è in asse con il presbiterio, seguito dall'abside. Questa è affiancata da due piccoli ambienti caratteristici delle basiliche bizantine: a destra il diaconicon (utilizzato per la conservazione delle suppellettili liturgiche e per la preparazione delle funzioni sacre) e a sinistra la protesis (utilizzato per la custodia del pane e del vino consacrati). L’entrare da un ingresso piuttosto che da un altro, da impressioni diverse. Chi accede alla basilica attraverso l'ingresso posto di fronte all'abside avverte la sensazione di trovarsi all'interno in uno spazio basilicale, esteso in una sola direzione. Chi, invece, accede dal lato contiguo, si trova di fronte e attorno a sé uno spazio centrico e avvolgente. La basilica vanta un’ acustica importante, infatti ancora oggi viene sfruttata per concerti di musica classica o di musica sarda. La struttura della basilica ha origine dalla fusione di solidi geometrici elementari quali prismi, piramidi, cilindri e porzioni di cono. Le facce della struttura prismatica principale, rinforzate da contrafforti che si ispessiscono in corrispondenza degli spigoli, sono divise da una cornice in due parti che creano così un doppio loggiato interno. Il volume centrale costituito dal tiburio ottagonale nasconde una cupola emisferica raccordata al basamento ottagonale tramite un tamburo finestrato che passa dall'impianto poligonale della base ad uno circolare. All'ottagono perimetrale se ne aggiunge un secondo interno, il quale si apre in esedre con due ordini di arcate sovrapposte. La struttura degli otto pilastri angolari stempera il proprio carattere di sostegno nella preziosità del marmo che la riveste, e i capitelli di marmo sormontati da pulvini, probabilmente arrivati da Costantinopoli, sembrano perdere ogni materialità a causa del lavoro di traforo che li adorna. Spesso capita di trovare materiali o capitelli importati da Costantinopoli poiché quando uno stile risultava “fuori moda”, la capitale se ne liberava, vendendoli ad altri imperi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 08:05:22 UTC</pubDate>
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         <title>Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Piazza del Duomo, Firenze, FI</title>
         <author>elisabettalupo</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Cattedrale di Santa Maria del Fiore - Cupola - Brunelleschi</strong></p><p><br/></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>F. Borsetto</strong></p><p><br/></p><p>L’imponente Cupola di Santa Maria del Fiore, fu realizzata da Brunelleschi che ci lavorò dal 1420-1436, ma altri artisti furono coinvolti nella realizzazione della cupola. Composta da mattoni e pietra, è alta circa 116 metri, con un diametro esterno di 54,8 m e interno di 45,5 m. Fu realizzata per dimostrare la grandezza e superiorità di Firenze</p><p><br/></p><p>Nel 1418 Brunelleschi partecipò al concorso bandito dall’Arte della Lana per la realizzazione della cupola avviata da Arnolfo di Cambio nel 1310. L’artista era già stato consultato nel 1404 e 1410. Propose di costruire una cupola autoportante - capace di reggersi da sé durante la costruzione. E nel 1420 Brunelleschi poté iniziare la costruzione della “grande macchina” (definita così da Michelangelo.) Gli venne dato per compagno nell’impresa Ghiberti, anche se dal 1423 non ebbe più alcuna parte di rilievo. La costruzione della cupola lo tenne occupato per tutta la vita: dal 1420 al 1436 concluse la struttura con l’anello di chiusura, sul quale avrebbe poi dovuto essere edificata la lanterna (per cui dovette affrontare un nuovo concorso). Alla sua morte la lanterna era ancora in costruzione.</p><p>La cupola ha un sagoma gotica e si erge su un tamburo ottagonale forato da 8 grandi finestre circolari che danno luce all’interno. Vista dall’esterno appare come una rossa collina percorsa da 8 bianchi costoloni marmorei che convergono verso un ripiano ottagonale in sommità. Su di esso si imposta la lanterna che si mostra simile a un isolato tempietto a pianta centrale. E’ costituita da una terminazione a cuspide stretta da 8 contrafforti che si concludono con un elemento a doppia curvatura. Fu dotata di 2 calotte distinte: una interna di spessore maggiore e una esterna di spessore minore. Tra una calotta e l’altra vi è un’intercapedine, cioè uno spazio che rende possibile la presenza di scale e corridoi, che permettono di arrivare alla lanterna.</p><p>La possibilità di costruire l’immensa mole di mattoni è dovuta a: l’impiego della muratura a spina di pesce, aver costruito una cupola di rotazione.&nbsp;</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 09:42:59 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Galleria degli Uffizi, Piazzale degli Uffizi, Firenze, FI</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Galleria degli Uffizi- Adorazione dei Magi - Leonardo</strong></p><p><br/></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>Maya Marin</strong></p><p><br/></p><p>ADORAZIONE DEI MAGI</p><p>Carta d'Identità</p><p>Titolo: Adorazione dei Magi</p><p>Artista: Leonardo da Vinci</p><p>Data di realizzazione: Tra il 1481 e il 1482 (non completata)</p><p>Dimensioni: Circa 246 × 243 cm</p><p>Tecnica: Olio su tavola</p><p>Situazione: Galleria degli Uffizi, Firenze, Italia</p><p>PROFILO GENERALE</p><p>L'Adorazione dei Magi è un'opera incompiuta di Leonardo da Vinci, uno dei più grandi artisti del</p><p>Rinascimento italiano. Realizzata tra il 1481 e il 1482, l'opera è attualmente conservata nella</p><p>Galleria degli Uffizi a Firenze. La tela raffigura la scena biblica dell'adorazione dei Magi che</p><p>portano doni al neonato Gesù. Leonardo ha creato una composizione complessa e ricca di</p><p>dettagli, caratterizzata dalla maestria nel rendere le espressioni dei personaggi e l'interazione tra di</p><p>essi. Nonostante sia incompiuta, l'opera rimane un'importante testimonianza del genio artistico di</p><p>Leonardo e della sua capacità di trasmettere profondità emotiva attraverso la pittura.</p><p>TECNICA</p><p>Leonardo da Vinci utilizzò la tecnica dell'olio su tavola per dipingere l'Adorazione dei Magi. Questo</p><p>metodo implica l'uso di pigmenti miscelati con olio per creare tonalità e sfumature. Dopo aver</p><p>preparato la tavola, Leonardo disegnò uno schizzo iniziale e applicò sottili strati di colore usando la</p><p>tecnica dello sfumato per ottenere effetti realistici di luce e ombra. Questa tecnica, insieme alla sua</p><p>maestria nel disegno e nella composizione, contribuì a rendere l'opera un capolavoro del</p><p>Rinascimento italiano.</p><p>SCENA RAFFIGURATA</p><p>Nell'Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci, la scena principale raffigura i tre Magi che si</p><p>avvicinano al neonato Gesù per adorarlo, come descritto nei Vangeli. Uno dei Magi si inginocchia</p><p>e offre a Gesù una ciotola d'oro, simboleggiante la regalità; un altro presenta un turibolo d'incenso,</p><p>simboleggiante la divinità; mentre il terzo Magio offre una ciotola di mirra, simboleggiante l'umanità</p><p>e la morte. La scena è arricchita da numerosi altri personaggi e dettagli, tra cui persone a cavallo,</p><p>figure in atteggiamenti di meraviglia e osservazione, animali, architetture di sfondo e paesaggi</p><p>naturalistici. Alcuni studiosi ritengono che Leonardo abbia incluso un autoritratto tra i personaggi</p><p>della scena, anche se questa interpretazione è ancora oggetto di dibattito.</p><p><br/></p><p>Crediti fotografici: museo digitale Zanichelli</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 09:54:51 UTC</pubDate>
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         <title>Brunelleschi</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Brunelleschi</strong></p><p><br></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>C. Beltrame</strong></p><p><br></p><p>Filippo Brunelleschi, nato a Firenze nel 1377, fu uno dei più grandi architetti e ingegneri del Rinascimento italiano. Introdusse innovazioni tecniche e sviluppò nuove metodologie di costruzione che influenzarono profondamente l'architettura rinascimentale. La sua ricerca della perfezione e la sua precisione geometrica lo resero una figura di spicco nel panorama artistico e culturale dell'epoca.</p><p>Brunelleschi è noto soprattutto per la sua opera più celebre, la cupola del Duomo di Firenze (Santa Maria del Fiore), completata nel 1436. Questa cupola, una delle più grandi del suo genere, rappresenta un capolavoro di ingegneria e un'icona del Rinascimento italiano. Brunelleschi sviluppò un innovativo sistema di supporto a doppia cupola utilizzando mattoni e catene di ferro, superando sfide tecniche apparentemente insormontabili. Oltre alla cupola del Duomo, Brunelleschi realizzò numerosi altri progetti architettonici e ingegneristici a Firenze e in altre città italiane. Progettò l'Ospedale degli Innocenti, il primo esempio di architettura rinascimentale, e fu coinvolto nella progettazione della Basilica di San Lorenzo. La sua opera non si limitò all'architettura: Brunelleschi collaborò con artisti come Donatello e Masaccio, contribuendo alla realizzazione di opere d'arte di straordinaria bellezza e significato. Brunelleschi morì a Firenze nel 1446, lasciando dietro di sé un'eredità duratura nell'ambito dell'architettura e dell'arte.</p><p><br></p><p>Il linguaggio architettonico di Brunelleschi si distingue per la sua ricerca e sperimentazione costante e adattamento della sintassi classica, che si traduce in un'architettura caratterizzata da proporzioni armoniose, forme geometriche semplici e una profonda sensibilità estetica. Utilizza gli ordini architettonici e l'arco a tutto sesto come elementi chiave, adotta principalmente capitelli corinzi e colonne dal fusto liscio, ispirandosi all'architettura romana e romanica fiorentina.&nbsp;</p><p><br>&nbsp;La Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, progettata intorno al 1420, è un'opera architettonica rinascimentale situata accanto alla basilica di San Lorenzo a Firenze. Caratterizzata da una pianta quadrata e una cupola elegante, è famosa per la sua bellezza. La sua struttura simmetrica e l'uso sapiente della luce contribuiscono a creare un ambiente di serena contemplazione. La Sagrestia Vecchia rappresenta un esempio eccellente dell'approccio di Brunelleschi all'architettura, combinando geometria perfetta, proporzioni armoniche e sobrietà decorativa.</p><p>La Basilica di Santa Maria del Fiore, conosciuta come il Duomo di Firenze, è caratterizzata dalla sua imponente cupola completata nel 1436. La facciata, realizzata in marmo bianco e verde, presenta un misto di stili architettonici gotici e rinascimentali. Accanto alla basilica si erge il campanile di Giotto, una maestosa torre adornata da fasce marmoree colorate. La grandezza e la maestosità di Santa Maria del Fiore la rendono una delle chiese più iconiche d'Europa e un simbolo distintivo di Firenze.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 09:59:13 UTC</pubDate>
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         <title>Firenze, FI</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Introduzione storica al Rinascimento</strong></p><p><br/></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>G. Baessato</strong></p><p><br/></p><p>Il Rinascimento è una corrente letteraria, filosofica, artistica e scientifica nata in Italia tra ‘400 e ‘500. Con l’avvento della peste nera (metà del XIV sec.), inoltre, prende forma un nuovo modo di osservare il mondo, l'Umanesimo; sviluppatasi grazie alla riscoperta delle lingue e alla rilettura dei classici. Importante fu anche l’invenzione della stampa a caratteri mobili da parte di Johannes Gutenberg.&nbsp;</p><p>Giorgio Vasari fu il primo a parlare di “rinascita”, in seguito all’innovazione della pittura introdotta da Cimabue e Giotto. Gli artisti rinascimentali si sentirono di dover competere con gli antichi, di raggiungerli, ma anche superarli, se possibile; il carattere distintivo di questo periodo, oltre all’interesse per il mondo antico, era la consapevolezza della centralità del valore dell’uomo.</p><p>La frammentazione in numerosi stati, in Italia, garantì la presenza di più centri di cultura e di propagazione delle conquiste rinascimentali. Nonostante ciò, però, è Firenze la città madre del Rinascimento.</p><p>L’arte greca e romana era di tipo naturalistico, con lo scopo cioè di imitare la natura. Una natura che deve essere indagata scientificamente, per mezzo della prospettiva scientifica (o lineare). Brunelleschi fu il primo a scoprire le regole geometriche della prospettiva lineare, mettendole poi in pratica intorno al 1413 con la realizzazione di delle tavolette. Da questo momento gli artisti potevano finalmente disporre di un metodo corretto scientificamente per realizzare le loro opere; la prospettiva rappresenta lo strumento tecnico per eccellenza per lo studio della natura.</p><p>Uno dei caratteri più significativi del Rinascimento è l’interesse e la adorazione per l’antico. Le rovine in particolare di Roma non stupiscono più solo per la loro magnificenza, ma rappresentano un nuovo motivo di studio, di ispirazione e di confronto. Il soggiorno a Roma, per gli artisti, diventa un momento fondamentale nella loro formazione. L’obiettivo è quello di avere un repertorio di architettura eccellente a cui ispirarsi.</p><p>All’architettura sono poi applicate le proporzioni, termine con il quale si indica la corrispondenza di misure fra due o più parti in stretta relazione fra loro. Per mezzo di queste gli artisti rinascimentali si ritenevano in grado di poter rendere le loro opere belle, ma anche resistenti. Le proporzioni in questo periodo storico sono perlopiù numeriche, e fanno in modo che l’armonia udibile di un insieme di note si trasformi, in un edificio, nell’armonia visibile.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:02:25 UTC</pubDate>
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         <title>Galleria degli Uffizi, Piazzale degli Uffizi, Firenze, FI</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Annunciazione - Leonardo da Vinci</strong></p><p> </p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>V. A. Lorenzato</strong></p><p><br/></p><p>L’ Annunciazione è un’ opera dipinta da Leonardo da Vinci nel 1492 ,olio su tavola, 98 x 217 cm. posta a Firenze, Galleria degli Uffizi. Essa è uno dei capolavori giovanili di Leonardo, realizzato durante il suo periodo di formazione fiorentino all’interno della bottega del Verrocchio. Non vi sono molte informazioni sulla storia di quest’opera e per tale motivo numerosi storici ritengono sia stata realizzata a più mani. L’ opera realizzata da Leonardo come ci racconta il Vasari è di carattere del tutto innovativo poiché “ introduce nelle figure il “moto ed il fiato” rappresentando anche il carattere psicologico dei personaggi". I soggetti di Leonardo sono quindi dei personaggi vivi, lo si denota osservando l’espressione della vergine&nbsp; ed il gesto della sua mano sinistra che simboleggia consapevolezza verso ciò che sta accadendo. L’ angelo, che sta offrendo un giglio alla vergine si dimostra a sua volta un personaggio vivo, le cui ali si stanno per richiudere. Egli è appena&nbsp; atterrato al suolo e si trova di fronte alla casa della vergine, pronto ad annunciare la lieta notizia, i tratti somatici dell’angelo enfatizzano la dolcezza che caratterizza il suo essere divino, precisando il suo fondamentale ruolo. L' annunciazione da parte dell’angelo a differenza dell’iconografia medievale si svolge all’aperto, all’interno di un ampio giardino fiorito, questo a testimonianza della grande passione per la natura dell’autore. Nel prato possiamo riconoscere l'influenza dell’arte fiamminga, le erbe e i fiori dipinti in primo piano infatti&nbsp; sono realizzati con grande attenzione. Una delle importanti caratteristiche presente in questa tavola è la&nbsp; “prospettiva”, essa consiste nel rappresentare la realtà tenendo conto dei vari elementi presenti nella scena, questo attraverso l’uso della “prospettiva aerea”  (particolare tecnica usata da  Leonardo) e dei colori che degradandosi progressivamente fondono impercettibilmente con lo sfondo mantenendo però netti i contorni delle figure.&nbsp; La luce è quella del crepuscolo, che ammorbidisce i tratti somatici dei personaggi<strong>.</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:03:17 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa di Santa Maria del Carmine, Piazza del Carmine, Firenze, FI</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Cappella Brancacci - Il tributo<em> </em>- Masaccio</strong></p><p><br/></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>E. De Benetti</strong></p><p><br/></p><p>Il <em>tributo</em> è un affresco realizzato tra il 1424 e il 1425 da Masaccio con l’aiuto di Masolino, conservato nella Cappella Brancacci a Firenze. Fa parte del ciclo sulle opere di San Pietro e la scena illustra un episodio del Vangelo di Matteo nel quale è descritto l’ingresso di Cristo e dei suoi Apostoli nella città di Cafàrnao.&nbsp;</p><p>L’artista raffigura tre momenti temporalmente diversi in un’unica opera. Come di consuetudine il gabelliere pretende da loro un tributo per entrare nel Tempio di Gerusalemme, infatti nella scena centrale troviamo Gesù con gli Apostoli con il gabelliere davanti a loro. Capiamo ciò dalla sua mano sinistra aperta in attesa del tributo. In seguito notiamo sulla sinistra Pietro da solo che pesca a riva del Lago di Tiberiade per trovare, nella bocca di un pesce, i soldi richiesti, come gli ha ordinato di fare Gesù. Infine sulla destra viene raffigurato nuovamente Pietro mentre consegna i soldi pescati al gabelliere, il quale è felice di essere pagato e non è interessato al miracolo appena avvenuto.</p><p>Masaccio evidenzia i volti degli Apostoli e definisce con il chiaroscuro i loro volumi e panneggi, infatti tutti i personaggi possiedono un rilievo quasi scultoreo e un'ombra propria. La prospettiva in quest’opera è sempre la stessa con una visione unitaria della realtà e il paesaggio, ispirato all’edilizia fiorentina del tempo, fa sfonda a tutte e le tre le parti.<br></p><p>sitografia : <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://museo.zanichelli.it/">https://museo.zanichelli.it/</a></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:04:36 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Basilica di San Lorenzo, Piazza di San Lorenzo, Florence, Metropolitan City of Florence</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Basilica di San Lorenzo - Sacrestia Vecchia - Brunelleshi</strong></p><p><br/></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>G. Brighenti</strong></p><p><br/></p><p>La Sacrestia Vecchia, è considerata come un capolavoro architettonico dove si può osservare l’ulteriore studio e approfondimento della composizione modulare da parte di brunelleschi, il quale dimostra il suo desiderio di realizzare spazi armoniosi e funzionali, creando semplicità e simmetria nell’edificio.</p><p>Esternamente la cupola è coperta da una superficie tronco-conica e squame di laterizio (materiale ceramico) sulla base più alta del tronco si trova una lanterna su sei colonnine coronata da un cupolino convesso-concavo (base convessa, punta concava) percorso da scanalature che si avvolgono a elica.&nbsp;</p><p>Presenta una pianta quadrata, con una cupola emisferica ombrelliforme che s'innalza elegantemente sopra di essa. Questa appare come un ombrello aperto grazie alla presenza di dodici nervature che ne rafforzano la struttura. Su ogni parete sono presenti tre finestre che permettono alla luce naturale illuminare lo spazio e creare effetti di luce e ombra che esaltano le linee architettoniche.</p><p>La cupola è raccordata con la struttura sottostante da quattro pennacchi circolari, dove vennero poi inseriti i medaglioni di donatello e gli stemmi medicei. All'altezza della linea d'imposta degli archi corre una trabeazione in pietra serena con la parte centrale policroma e decorata da tondi con cherubini; essa corre per tutto il perimetro, compresa la scarsella. agli angoli si trovano paraste scanalate di ordine corinzio, che raddoppiano in spessore nella parete dove si apre la scarsella, così come lo spessore dell'arco centrale.</p><p>Tutte le pareti sono segnate dalle colonne paraste, dalla trabeazione e dagli archi in pietra serena (pietra arenaria tipica dell'architettura brunelleschiana) le colonne ai quattro angoli sono piegate ad un angolo retto. Nella scarsella davanti se ne hanno due quadrangolari e negli angoli dietro sono filiformi.&nbsp; Raddoppiano in spessore nella parete dove si apre la scarsella, così come lo spessore dell'arco centrale.</p><p>Sul lato opposto all’ingresso si apre la scarsella, composta dal. sovrapporsi di due cubi uguali coperti da una cupoletta emisferica raccordata da pennacchi decorati da conchiglie. La cupoletta è affrescata con raffigurazioni dello zodiaco per imitare il cielo stellato. La cornice a base della cupoletta imita un velario legato e arrotolato, come se fosse stata legata apposta per vedere il cielo stellato.</p><p><br/></p><p>sitografia: <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://museo.zanichelli.it/">https://museo.zanichelli.it/</a><br></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:04:55 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Museo Nazionale del Bargello, Via del Proconsolo, Firenze, FI</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Il San Giorgio - Donatello</strong></p><p><br/></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>G. Calzavara</strong></p><p><br/></p><p>Il San Giorgio è un’opera realizzata da Donatello tra il 1415 e il 1417. Essa è costituita da marmo apuano ed è alta 2,09 m. L’opera originale si trova inoltre nel museo nazionale del Bargello ma venne prima ideata per la chiesa di Orsanmichele, quando le Arti Fiorentine commissionarono a diversi artisti, tra cui Donatello, la realizzazione di 14 tabernacoli contenenti ciascuno la statua del proprio patrono. Donatello in particolare si occupò di raffigurare il San Giorgio nell’atto di liberare la principessa e il suo villaggio dalla minaccia di un drago, ottenendo in cambio la conversione di questi al cristianesimo.</p><p>Il linguaggio utilizzato da Donatello è molto innovativo rispetto a quello adottato dagli altri artisti. Ne favorisce infatti uno più vero ed espressivo, distante ormai da quello tardo gotico. L’opera non presenta grandi panneggi o vesti che vadano a coprire il corpo, la cui esibizione era prima ritenuta peccaminosa. La posa è equilibrata e stabile ma presenta al contempo un movimento a spirale, che partendo dallo scudo culmina con la rotazione a sinistra della testa.</p><p>Particolarmente importante dal punto di vista simbolico è l’espressione del santo, raffigurato in un momento precedente all’uccisione del drago. Egli presenta infatti un volto concentrato e attento che raccoglie in sé un concetto prettamente rinascimentale, dove l’uomo è artefice del proprio destino tramite l’uso della ragione.</p><p>Nella parte inferiore dell’edicola è presente poi un bassorilievo raffigurante lo scontro tra il San Giorgio e il drago, posti al centro della raffigurazione. Nella parte destra si può trovare la principessa con alle spalle un portico classicheggiante, emblema della ragione. A questo si contrappone invece la grotta del drago, posta sulla sinistra, simbolo di primitività.&nbsp;</p><p>L’opera si mostra vivissima e con molto movimento e si può notare come Donatello possieda un’ottima conoscenza della prospettiva brunelleschiana, grazie all’unico punto di fuga che coincide con il torace del Santo.&nbsp;</p><p>Infine, la tecnica utilizzata è lo stiacciato, dove i rilievi sono eseguiti su uno spessore molto</p><p>fine e dove la difficoltà sta nel darne volumetria. Inoltre, lo stiacciato permette di creare degli effetti chiaro-scuro che fanno sembrare l’opera quasi dipinta.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Crediti fotografici: museo digitale, Zanichelli.<br></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:04:57 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Galleria degli Uffizi, Piazzale degli Uffizi, Firenze, FI</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/tommasopasini1_/ggmcx3fyw0zcuwnf/wish/2950897897</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Sant'Anna Metterza - Masaccio e Masolino</strong></p><p><br></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024 </strong></p><p><strong>A.M. Cheriè Ligniere</strong></p><p><br></p><p>La Sant’Anna Metterza è un lavoro di Masaccio e Masolino, realizzato nel 1424/1425 sotto commissionamento della famiglia Bonamici per la Chiesa di Sant’Ambrogio. Questo dipinto tempera e oro su tavola raffigura la Madonna in trono con Gesù Bambino e sua madre Sant’Anna, circondati da cinque angeli. Si può visitare l’opera a Firenze nella galleria degli Uffizi.</p><p><br>E’ un lavoro a quattro mani realizzato dai colleghi Masaccio e Masolino. A quest’ultimo viene attribuita la realizzazione della Sant’Anna e di quattro angeli, quelli che reggono il turibolo ai lati del trono e quelli reggicortina centrale e di sinistra. A Masaccio si deve invece l’esecuzione della Vergine conl Bambino e l’angelo reggicortina di destra.</p><p><br>Masaccio rappresenta Maria con un'espressione che induce a pensare che essa fosse già a conoscenza del destino del figlio, mentre definisce il suo corpo con una grande sicurezza, tanto che esso assume una massiccia compattezza piramidale. Grazie all’uso del chiaroscuro tutti i suoi personaggi appaiono dotati di un volume proprio, occupando uno spazio reale e non più simbolico e indifferenziato, facendoci comprendere perché Masaccio venga definito come un punto di riferimento della rivoluzione artistica del primo Quattrocento. L’uso sapiente del chiaroscuro è visibile anche in Gesù, raffigurato nudo e sodo ed ispirato ad Ercole bambino.</p><p><br></p><p>Masolino, più anziano, trovò in Masaccio un’innovazione che tentò di imitare nella realizzazione della Sant’Anna. Qui, però, il senso del volume è meno accentuato e la prospettiva risulta incerta. Si nota ciò nella mano sinistra della figura tesa in avanti, che risulta priva di un braccio a cui congiungersi; inoltre nella mancata rappresentazione della gamba sinistra si osserva uno studio anatomico non ancora sufficientemente approfondito.</p><p><br></p><p>Crediti fotografici: Museo digitale, Zanichelli</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:04:58 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Museo dell&#39;Opera del Duomo di Firenze, Piazza del Duomo, Firenze, FI</title>
         <author>elisabettalupo</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Profeta Abacuc - Donatello</strong></p><p><br/></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>E. Calvino</strong></p><p><br/></p><p>Altezza: 195 cm</p><p>Materiale: marmo</p><p>Artista: Donatello</p><p>Periodo storico: 1426/1427-1435/1436, Rinascimento.</p><p>Ubicazione: Campanile di Giotto (Vecchio luogo dell’originale e luogo attuale della copia), Museo dell’Opera del Duomo (Attuale posizione dell’originale).</p><p>L’Abacuc, anche conosciuto come “lo Zuccone” per via della testa irregolare e quasi completamente sprovvista di capelli, è una statua il cui soggetto è l’omonimo profeta biblico che ha scritto un libro della Bibbia sempre sotto lo stesso nome, suddivisa in tre capitoli, che racconta come dopo aver avuto la visione sull’arrivo dei Caldei, un popolo selvaggio assetato di conquista, dice a Dio che si sente turbato dal vedere il male prosperare. Il Signore gli risponde di trascrivere la visione, rassicurandolo che il momento del giudizio dei Caldei sarebbe arrivato, forse tardi o in circostanze contrarie, ma comunque pazientando siccome la visione non si rivelerà falsa. Il momento arriva e con esso la rovina dei conquistatori, a cui segue un salmo conclusivo che esalta il Signore arrivato in soccorso al suo popolo.</p><p>Questa statua si distingue dalle correnti artistiche precedenti grazie al “naturalismo integrale”, cioè allo stesso modo con cui si vedrebbe il personaggio con i propri occhi, piuttosto che secondo un’idea astratta come nel Gotico; inoltre, si differenzia anche dai modelli greco-romani per via della tunica che non aderisce al corpo; inoltre, per via delle luci e le ombre vengono conferite al soggetto imponenza e dignità mai più viste dal periodo delle sculture classiche. Possiede lo sguardo rivolto verso il basso per via della sua posizione sul campanile di Giotto, facendo in modo che guardasse le persone sottostanti</p><p>Oltre ad avere un forte realismo, l’Abacuc, grazie al viso scavato, al corpo magro, la bocca semiaperta e gli occhi infossati è in grado di trasmettere l’intensità espressiva tipica di tutte le opere di Donatello.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:08:12 UTC</pubDate>
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         <title>Basilica di Santa Maria Novella, Piazza di Santa Maria Novella, Firenze, FI</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Trinità- Masaccio</strong></p><p><br/></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>A. Francescato</strong></p><p>Il titolo dell’opera è ‘ Trinità’;</p><p>l’ artista è Masaccio ed è stata elaborata tra il 1425 e il 1428. Le dimensioni sono di 667x317cm, è stata composta usando la tecnica dell’ affresco ed è attualmente situata all’interno della basilica di Santa Maria Novella a Firenze.&nbsp;</p><p>L’opera raffigura una piccola cappella introdotta da una coppia di paraste scanalate corinzie sormontate da una trabeazione dall’ architrave tripartito. Vi sono quattro colonne binate con capitelli corinzi che sorreggono un arco a tutto sesto e una volta a botte cassettonata. I due clipei occupano lo spazio dei timpani che vede un chiaro riferimento allo “Spedale degli Innocenti” di Brunelleschi.</p><p>La struttura narrativa è presentata prospetticamente ripartita su diversi piani . Lo schema è piramidale. in primo piano si trova un sarcofago con lo scheletro di Adamo che rappresenta la morte del corpo da cui ci si eleva per mezzo della preghiera raffigurata dai due</p><p>committenti dell’opera , Berto di Bartolomeo ,a sinistra e Sandra , a destra. Grazie all’intercessione (Maria a sinistra e San Giovanni a destra) si arriva alla salvezza dell’anima sconfiggendo la morte stessa ,rappresentata dalla Trinità dove Dio raffigura il Padre, Gesù, sorretto dal Padre ,il figlio e la colomba ,situata tra di loro , lo Spirito Santo. Masaccio utilizza un punto di vista che coincide con la vera posizione dell’osservatore creando l’effetto ottico di sfondare la parete della cappella dipinta .L’illuminazione frontale e</p><p>coerente della scena accentua la rappresentazione prospettica e conferisce all’opera una forte tridimensionalità. Con quest’opera, Masaccio supera totalmente la tradizione pittorica del</p><p>gotico internazionale. Le intuizioni di Giotto vengono riprese e sviluppate dando origine a personaggi realistici con volumi forti e precisi ,modellati dal chiaroscuro e di proporzioni reali.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:09:26 UTC</pubDate>
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         <title>Masaccio</title>
         <author>elisabettalupo</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Masaccio</strong></p><p><br/></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>M. Ceriello</strong></p><p><br/></p><p>Masaccio nasce a castel san Giovanni in altura, in provincia di Arezzo, Nel 1401.</p><p>Rimane orfano di padre che era un agiato notaio, e dopodiché, nel 1417, si trasferisce con la madre e i fratelli a Firenze. In questa città avviene la formazione artistica e culturale di Masaccio. Lavora a Pisa e poi a Roma dove muore nel 1428.</p><p>Basandosi sulle grandi intuizioni di artisti come Giotto, concepisce una pittura radicalmente nuova diventando un fondamentale punto di riferimento della rivoluzione artistica del primo Quattrocento. È il primo artista che è stato in grado di “togliere” le imprecisioni e le difficoltà dell’arte e a rappresentare le persone con volume rendendo così le sue opere più reali. La conoscenza di Masaccio della prospettiva e degli effetti della luce sui corpi lo portarono a concepire un nuovo senso dello spazio scandito da precisi rapporti proporzionali ai quali tutte le figure dovevano sottostare, comprese quelle sacre. Poiché è morto molto giovane, Masaccio compie solamente 8 opere. Tra queste molte le ha create insieme a un altro artista, Masolino. L’impresa più importante dei due, furono gli affreschi della cappella Brancacci.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:10:20 UTC</pubDate>
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         <title>Galleria degli Uffizi, Piazzale degli Uffizi, Firenze, FI</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Leonardo</strong></p><p><br/></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>T. Gallo</strong></p><p><br/></p><p>Leonardo nacque a Vinci il 15 aprile 1452 e morì nel castello di Cloux, vicino ad Amboise il 2 maggio 1519. Il padre Piero era un notaio toscano, mentre la madre Caterina una contadina d’estrazione sociale modesta. Era un figlio illegittimo, perciò crebbe con i nonni paterni e lo zio in campagna, anziché con i propri genitori, dunque non ebbe una formazione completa definendosi lui stesso《Omo sanza lettere》 per la sua scarsa conoscenza di greco e latino, quindi nella giovane età svolse i suoi studi autonomamente.</p><p>In seguito dato che il padre non ebbe altri figli si trasferì da lui a Firenze e, notando le sue abilità lo mandò nella bottega del Verrocchio, la quale in quegli anni era tra le più importanti di Firenze.</p><p>Successivamente a vent’anni divenne pittore indipendente e si trasferì prima a Milano, presso Ludovico Sforza, poi a Firenze, in seguito a Roma con la speranza di instaurare buoni rapporti con papa Leone X e infine passa gli ultimi anni della sua vita ad Amboise in Francia, dopo essere stato chiamato da Francesco I, un sovrano colto e raffinato.</p><p><br/></p><p>Leonardo è riconosciuto come il simbolo dell’uomo rinascimentale e al giorno d’oggi è ancora considerato l’esempio di intellettuale cosmopolita, difatti si dimostrò un abile artista, poeta, filosofo e scienziato. Infatti il suo più grande talento fu quello di trovare una chiave di lettura universale per conoscere ogni campo da lui studiato.</p><p><br/></p><p>Durante la sua vita ha sempre manifestato un carattere mutevole e impaziente, che lo portò ad iniziare diverse opere ma finirne pochissime, e una profonda insoddisfazione verso ciò che faceva, in quanto riteneva che neppure con l’abilità delle proprie mani non sarebbe mai stato in grado di raggiungere la perfezione da lui immaginata.</p><p><br/></p><p>La pittura secondo lui è scienza ed è superiore alla poesia poiché raffigura le opere della natura e non esclusivamente opere umane.</p><p>Come in ogni altro campo da lui studiato, anche nella pittura dimostrò abilità fuori dal comune utilizzando diverse tecniche pittoriche che resero più realistiche le sue opere. Tra queste fu importante la prospettiva atmosferica in alcuni dei suoi capolavori come la Gioconda e la Vergine delle Rocce in cui dipinse gli oggetti più distanti in modo più chiaro e sfuocato. Per questa tecnica si rifece agli studi di uno scienziato arabo secondo il quale da ogni minuscola particella di un oggetto osservato si staccano delle “scorzettine”, ovvero delle informazioni luminose che viaggiano nell’aria fino a raggiungere la nostra retina.</p><p>Inoltre grazie ai suoi studi empirici sulla natura affermò che “la natura è in costante mutamento” e “ogni cosa rispetta un ordine a lei prestabilito e l’uomo può intervenirvi solo attraverso la ragione”. Dunque attraverso il disegno e con l’utilizzo della tecnica dello sfumato è possibile bloccare un preciso momento.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:10:28 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Museo dell&#39;Opera del Duomo di Firenze, Piazza del Duomo, Firenze, FI, Italia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Donatello </strong></p><p><br/></p><p><strong>3A - a.s 2023-2024</strong></p><p><strong>G. Cagnin</strong></p><p><br/></p><p>Donato di Niccolò di Betto Bardi nasce a Firenze nel 1386. Di modeste origini, opera a Firenze dal 1407 al 1466. Nel 1404-1409 compie un viaggio a Roma fondamentale per la sua formazione. Grazie a lui la scultura giunge a risultati irripetibili.&nbsp;</p><p>Donatello è lo scultore del rapporto drammatico e conflittuale, delle forme strappate alla materia. Infatti, attraverso le sue sculture riesce a infondere ai suoi personaggi umanità e introspezione psicologica.&nbsp;</p><p>Donatello inventa anche nuove tecniche scultoree, come lo stiacciato che consiste nell’eseguire i rilievi ricorrendo a uno spessore progressivamente decrescente, man mano che le cose vedute si allontanano dall’occhio dell’osservatore. </p><p>“Il banchetto di erode” è un’opera caratterizzata dalla rappresentazione sincronica. Donatello, cioè, rappresenta momenti diversi all’interno della medesima scena.&nbsp;</p><p>La “Maddalena penitente” rappresenta la sofferenza e la vecchiaia. E’ letta dagli storici come il testamento di Donatello, in cui l’artista supera i riferimenti classici e si concentra sull’espressione di una profonda analisi psicologica del personaggio.&nbsp;</p><p><br/></p><p>Bibliografia: </p><p>Zanichelli, Itinerario nell'arte versione arancione Volume 3</p><p><br/></p><p>Crediti fotografici:</p><p>Museo digitale myZanichelli</p><p><br/></p><p><br></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:11:47 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Chiesa di Santa Maria del Carmine, Piazza del Carmine, Firenze, FI</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Cappella Brancacci - La Tentazione di Adamo ed Eva - Masolino</strong></p><p><br></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>J. Faggian</strong></p><p><br></p><p>Quest'opera è stata realizzata da Masolino da Panicale, pittore attivo a Firenze all'inizio del Rinascimento,&nbsp; famoso per il suo sodalizio con Masaccio.</p><p>Fa parte del ciclo di affreschi della Cappella Brancacci, alla cui realizzazione collaborarono Masaccio e Masolino.</p><p>I due personaggi sono rappresentati nell’atto di cogliere il frutto proibito, mentre una serpe con volto di donna, che rappresenta il demonio, si inerpica sull’albero.</p><p>Le pose delle due figure assumono una compostezza classicheggiante e la pacatezza dei loro gesti, insieme all’inconsapevole nudità, rimanda alla condizione di innocenza dell’uomo nel Paradiso Terrestre.</p><p>“La Tentazione di Adamo ed Eva” viene composta nel periodo di transizione dal Gotico al Rinascimento ma Masolino, nonostante tenti di rinnovare la sua pittura, rimane legato ai vecchi canoni: lo sfondo è completamente nero e i personaggi sembrano essere appoggiati sul nulla, i loro sguardi sono persi nel vuoto, le loro pose sono statiche e i loro corpi bidimensionali, in più il seno di Eva è irrealisticamente alto.</p><p>Specularmente alla “Tentazione”, Masaccio raffigura la “Cacciata dal Paradiso”. Al contrario di Masolino, Masaccio presta particolare attenzione ai volumi dei corpi e alla rappresentazione delle emozioni di Adamo ed Eva, rendendo la scena realistica e allo stesso tempo drammatica.</p><p>È evidente come, se da una parte Masolino rimane ancora legato al gusto Tardo Gotico, Masaccio invece è già proiettato nel Rinascimento.</p><p><br>Crediti immagini: Museo digitale Zanichelli</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:12:12 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Spedale degli Innocenti, Piazza della SS. Annunziata, Firenze, FI</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/tommasopasini1_/ggmcx3fyw0zcuwnf/wish/2950904823</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>'Spedale degli Innocenti - Brunelleschi</strong></p><p><br/></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>S.Bovo</strong></p><p><br/></p><ol><li><p>autore: filippo Brunelleschi</p></li><li><p>titolo: 'spedale degli innocenti</p></li><li><p>date fondamentali:</p></li></ol><ul><li><p>avvio lavori= 19/08/1419</p></li><li><p>innalzamento prima colonna= gennaio 1421</p></li><li><p>fine del lavoro di Brunelleschi/inizio del lavoro di Francesco della luna= 1427</p></li><li><p>consacrazione= 11/04/1451</p></li><li><p>aggiunta ceramiche= 1487</p></li></ul><ol start="4"><li><p>materiali: pietra serena, intonaco bianco, ceramiche</p></li><li><p>luogo: Firenze centro storico, circa 500 metri a nord-est dalla Cupola del Brunelleschi</p></li></ol><p><br/></p><p>L'architrave a tre fasce di uguale altezza si piega alle estremità ad angolo retto, con un fregio che richiama i sarcofagi romani e un motivo strigilato derivato da opere di Masaccio. All'interno si trova un dipinto, tempera su tela, di Domenico di Michelino, chiamato "Madonna degli Innocenti" e risalente alla prima metà del XV secolo.</p><p>L'edificio si trova su un ripiano accessibile tramite nove gradini e presenta un lungo porticato con nove arcate e campate coperte da volte a vela. Le finestre superiori ricordano quelle del Battistero di San Giovanni, con tonde convesse progettate da Brunelleschi e successivamente sostituite da ceramiche invetriate di Andrea della Robbia.</p><p>La sintassi di ordine e archi dell'edificio probabilmente si ispira all'esempio romanico della Basilica di San Miniato al Monte, con i capitelli che presentano un pulvino modanato a gola dritta e colonne che definiscono la profondità del porticato.</p><p>Brunelleschi utilizzò ripetutamente lo stesso modulo per scandire lo spazio del loggiato, con la distanza tra il pavimento e l'estradosso della cornice della trabeazione che equivale al doppio dell'altezza della colonna e altre proporzioni che seguono lo stesso principio modulare.</p><p>La costruzione della piazza porticata della Santissima Annunziata fu influenzata dall'edificio, la modularità dello spazio è una caratteristica distintiva dell'architettura di Brunelleschi, che ha influenzato numerosi edifici nel Rinascimento e oltre.</p><p><br/></p><p>Credici fotografici: Zanichelli</p><p><br><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:12:46 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Galleria degli Uffizi, Piazzale degli Uffizi, Firenze, FI</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/tommasopasini1_/ggmcx3fyw0zcuwnf/wish/2950906954</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Raffaello Sanzio</strong></p><p><br/></p><p><strong>3A -  a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>T. Spolaore</strong></p><p><br/></p><p>Raffaello Sanzio nacque ad Urbino nel 1483 dal pittore Giovanni Santi. Fin dalla giovane età si avvicinò alla pittura e si educò presso la bottega del padre. Nel 1504, accompagnato da una lettera di raccomandazione, si trasferì a Firenze dove conobbe Leonardo e Michelangelo. Nel 1508 si recò a Roma su invito di Papa Giulio II. Nella città eterna l’artista completò la sua maturazione stilistica e, nel 1514, venne nominato architetto della fabbrica di San Pietro. La morte lo colse a Roma nel 1520.</p><p>Con Raffaello il disegno preparatorio assunse un’importanza fondamentale, dimostrandosi un valido strumento per studiare l’anatomia dei corpi e la composizione dell’immagine. I tipici tratti del disegno di Raffaello sono la linea di contorno costituita da tratti discontinui e l’uso di tratteggi ondulati per suggerire la volumetria dei corpi. La perfezione e il dettaglio degli schizzi di Raffaello raggiungeranno i livelli tipici di un’opera completa. Il suo stile riprende Leonardo e Michelangelo e risulta essere molto elegante ed armonioso, grazie al sapiente uso che l’artista fa dei colori. Le figure delle sue opere godono di una bellezza idealizzata senza perdere la loro umanità e le loro emozioni.&nbsp;</p><p>Per raggiungere questo obiettivo, Raffaello si avvale di tavolozze ricche di colori vibranti unite ad un sapiente uso del chiaroscuro per suggerire le volumetrie dei personaggi. Raffaello, inoltre, conosce perfettamente le regole e le costruzioni prospettiche che gli permettono di creare ambienti tridimensionali vivi e dotati di un senso di profondità dai quali emergono gli oggetti e le figure dell’opera.</p><p>Paragonato agli altri maestri rinascimentali, Leonardo e Michelangelo, Raffaello non può essere considerato un rivoluzionario. La sua bravura e la sua genialità stanno, piuttosto, nel perfezionamento della tecnica.</p><p><br/></p><p>crediti fotografici:<a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://museo.zanichelli.it/">https://museo.zanichelli.it/</a></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:14:57 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Museo dell&#39;Opera del Duomo di Firenze, Piazza del Duomo, Firenze, FI, Italia</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/tommasopasini1_/ggmcx3fyw0zcuwnf/wish/2950908012</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Museo dell'Opera del Duomo di Firenze -Santa Maria Maddalena penitente -Donatello</strong></p><p><br></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>I. Celin</strong></p><p><br></p><p><br></p><p>Carta d'identità dell’opera&nbsp;</p><p>Nome dell’opera: Santa Maria Maddalena penitente</p><p>Artista: Donatello</p><p>Anno di creazione: metà del xv secolo circa 1453-1455</p><p>Materiale: legno di pioppo bianco</p><p>Dimensioni: 188 x 51 x 45 centimetri</p><p>Luogo di conservazione: Museo dell’Opera&nbsp;</p><p>del Duomo, Firenze (Italia)</p><p>L'opera di Donatello “Santa Maria Maddalena penitente” che realizzò un decennio prima di morire raffigura Maria Maddalena, uno dei personaggi più importanti del nuovo testamento.&nbsp;</p><p>Maddalena era una prostituta, una peccatrice, ma ottenne il perdono di Gesù che un giorno&nbsp;si interpose tra lei e la folla inferocita, salvandola.&nbsp;</p><p>Da quel giorno la donna divenne sua discepola.&nbsp;</p><p>Donatello, rappresenta per la prima volta la connotazione psicologica del personaggio, abolendo qualunque riferimento alla statuaria classica.</p><p>L’opera, originariamente scolpita per il Battistero di San Giovanni a Firenze ,venne collocata probabilmente sul lato sinistro al fine che guardasse l’altare e aveva lo scopo di invitare i fedeli a pentirsi e convertirsi.</p><p>Fu un seguito più volte spostata, subì un grave danneggiamento nell’alluvione del 1966 e fu trasferita nel Museo dell'Opera del Duomo dal 1972, dove si trova tuttora.</p><p>L’elemento più caratteristico dell’opera è il volto che in questa scultura è molto espressivo.&nbsp;</p><p>È rivolto verso l’oggetto del desiderio di fede e riflette il tormento interiore del personaggio.&nbsp;</p><p>È un volto ossuto e sofferente, presenta due profonde orbite oculari ,la bocca è socchiusa e evidenti rughe trasmettono tutto il dolore della donna.</p><p>Maddalena è rappresentata in piedi, nuda, coperta solo dai suoi stessi capelli che sembrano un saio, simbolo della sua vita eremitica. Le mani con dita lunghe e nodose sono congiunte in preghiera.</p><p>Il suo fisico è&nbsp;sfigurato dal digiuno ma è anche dilaniata nell'animo.</p><p>I piedi scheletrici appaiono ancorati al terreno come radici e esprimono la grandezza della peccatrice che si è convertita a una vita di penitenza.</p><p>Donatello realizza un’opera polimaterica con un legno policromo.&nbsp;</p><p>La scelta del legno di pioppo bianco come materiale non è casuale, infatti il legno è un materiale umile ma allo stesso tempo vivo.&nbsp;</p><p>Tuttavia il legno a differenza del marmo o della pietra è difficile da modellare perché non&nbsp; è possibile la creazione di passaggi morbidi o sfumature.&nbsp;</p><p>Infatti in questo materiale le lame e le sgorbie scavano luci e ombre che appaiono come le drammatiche ferite di un corpo.&nbsp;</p><p>Con i restauri del 2015 si sono evidenziate le aggiunte di stucco tra i capelli e i fili di doratura che percorrono tutta l’opera.&nbsp;&nbsp;</p><p>Con questa scultura Donatello, per primo, rappresenta i valori più profondi della dignità umana e sarà di ispirazione per gli artisti a lui successivi.</p><p><br></p><p>Crediti fotografici: <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://museo.zanichelli.it/">https://museo.zanichelli.it/</a></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:16:16 UTC</pubDate>
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         <title>Battistero di San Giovanni, Piazza San Giovanni, Firenze, FI, Italia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Battistero di San Giovanni - Le porte - Lorenzo e Vittorio Ghiberti, Andrea Pisano</strong></p><p><br></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>T. Bellia</strong></p><p><br></p><p>La Porta Nord è stata realizzata in bronzo dorato da Lorenzo Ghiberti tra il 1403 e il 1424. Oggi è conservata al Museo dell’Opera del Duomo a Firenze, una copia, invece, è situata nel Battistero di San Giovanni. </p><p>La porta è formata da ventotto formelle a cornice mistilinea (quadrilobo), disposte in sette file da quattro, due per battente. Rappresentano le storie del Nuovo Testamento, dall’Annunciazione alla Pentecoste. Esse vanno lette dal basso verso l’alto e da sinistra verso destra. </p><p>L'artista scelse questa disposizione per avere il culmine drammatico.</p><p>Il telaio, contiene agli angoli delle formelle quarantasette testine di Profeti e Sibille dentro cornici a lobo, sei per fila tranne l’ultima in basso dove se ne contano solo cinque; tra una formella e l’altra si trovano motivi vegetali, con vari animaletti.</p><p><br></p><p>La Porta Sud è stata realizzata in bronzo dorato da Andrea Pisano tra il 1329 e il 1336. Oggi è conservata al Museo dell’Opera del Duomo a Firenze, una copia, invece, è situata nel Battistero di San Giovanni. </p><p>La porta è suddivisa in ventotto formelle, disposte su sette file di quattro, con scene inquadrate da una cornice mistilinea (quadrilobo), che l'artista aggiornò secondo un gusto più gotico. I quadrilobi sono a loro volta racchiusi in altre cornici quadrate. Le formelle sono separate da bordi dentellati e da una cornice con rosette alternate da piccole piramidi e teste di leoni.</p><p>Le prime venti formelle narrano Episodi della vita di San Giovanni Battista, iniziando dal battente sinistro proseguendo poi nel battente destro, mentre le altre otto, nei due registri più bassi, sono rappresentate le personificazioni delle tre Virtù teologali con l’aggiunta dell’Umiltà e delle quattro virtù cardinali.</p><p><br></p><p>La Porta Est o Porta “del Paradiso” è stata realizzata in bronzo dorato da Lorenzo e Vittorio Ghiberti tra il 1425 e il 1452. Oggi è conservata al Museo dell’Opera del Duomo a Firenze, una copia, invece, è situata nel Battistero di San Giovanni.</p><p>Ogni battente della porta è incorniciato da due lunghi listelli dorati, disposti ai lati, uno in alto, uno in basso e riquadri con quattro testine agli angoli. Le due file verticali hanno cinque scene ciascuna, circondate da quattro cornici ornate da ventiquattro nicchie contenenti figure bibliche e ventiquattro medaglioni con delle teste. Negli stipiti e nell’architrave corrono ghirlande di piante e animali di bronzo.</p><p>Le dieci formelle raffigurano storie dell’antico testamento e illustrano quarantasette episodi biblici. La forma quadrata permise all’artista di fondere in una stessa formella più episodi che vanno letti da sinistra a destra e dall’alto verso il basso.</p><p><br></p><p>Crediti fotografici: </p><p>Museo digitale myZanichelli</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:16:17 UTC</pubDate>
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         <title>Galleria degli Uffizi, Piazzale degli Uffizi, Firenze, FI</title>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Ritratti di Agnolo e Maddalena Doni-Raffaello Sanzio</strong></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>A. Tonolo</strong></p><p><br></p><p>Data 1504-1507</p><p>Ubicazione: Le Gallerie degli Uffizi</p><p>Tecnica: olio su tavola di tiglio</p><p>Autore: Raffaello Sanzio(Urbino 1483-Roma 1520)&nbsp;</p><p>i ritratti vennero commissionati a Raffaello dallo stesso Agnolo Doni, facoltoso mercante di stoffe e mecenate fiorentino. L’opera rimase in possesso della famiglia Doni, per essere poi ceduta e in seguito entrare a far parte della collezione degli Uffizi</p><p>due ritratti vennero dipinti en pedant , ovvero pensati per essere simmetrici. L’opera iniziale prevedeva una cornice a sportello ,così da poter osservare ambedue le facciate dei due ritratti; sul retro dei dipinti infatti sono rappresentati due episodi appartenenti alle “Metamorfosi” di Ovidio:: il Diluvio degli Dei, sul verso del ritratto di Agnolo, e la seguente rinascita dell’umanità grazie a Deucalione e Pirra, sul verso di quello di Maddalena. Raffaello eseguì prima il ritratto di Maddalena: analisi radiografiche hanno rivelato un ripensamento nello sfondo del suo ritratto. Agnolo venne aggiunto in un paesaggio in sintonia con quello della moglie</p><p><br></p><p>Queste due opere sono una tappa fondamentale non solo nel percorso di Raffaello, ma anche nella tradizione del ritratto fiorentino che, che dopo aver visto oper come “Dama col mazzolino” del Verrocchio e la “Gioconda” di Leonardo, giungono qui ad una nuova naturalezza nella presentazione a mezzo busto. Il rapporto con la Gioconda è così stretto da far pensare che Raffaello abbia potuto studiarla a Firenze fino almeno alla fine del 1504</p><p>Particolarmente significativo è il pendente di Maddalena formato da una montatura in oro a forma di unicorno, da tre pietre preziose (rubino, smeraldo e zaffiro) e da una perla, elementi allusivi alla purezza virginale e alla fedeltà coniugale.Questo assieme agli anelli del marito Agnolo evidenziano la cura dei dettagli, infatti grazie ad una visione più dettagliata possiamo apprezzare diversi particolari,come le pieghe degli abiti ed i capelli descritti da pennellate precise e realistiche,che danno all’opera un linguaggio descrittivo&nbsp;</p><p>Dal modello leonardesco Raffaello si distaccò prediligendo , abbassando l’orizzonte dietro le figure e facendole avanzare in primo piano, secondo modelli ispirati dal suo maestro, Pietro Perugino, e dai fiamminghi di fine Quattrocento. Il fascino dello sfumato presente nella Gioconda viene dunque sostituito da&nbsp; limpidezza di forme e colori.</p><p><br/></p><p><br/></p><p>crediti fotografici: Museo Digitale Zanichelli<br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:16:17 UTC</pubDate>
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         <title>Uffizi Gallery, Piazzale degli Uffizi, Firenze, FI</title>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Madonna del Cardellino - Raffaello</strong></p><p><br/></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024 </strong></p><p><strong>N. Zennaro</strong></p><p><br/></p><p>Raffaello Sanzio(1483-1520) è stato uno dei più grandi artisti del Rinascimento italiano(dalla metà del XIV secolo fino alla fine del XVI secolo), noto per la sua perfezione tecnica e il suo senso dell'armonia. Durante il Rinascimento italiano l'opera "La Madonna Del Cardellino" di Raffaello Sanzio fiorì tra i grandi centri culturali come Firenze, Roma e Urbino. L'umanesimo, che enfatizzava l'importanza dell'uomo, influenzò l'approccio artistico di Raffaello. Infatti durante questo periodo ci fu una ripresa delle antiche tradizioni classiche greco-romane, con una concentrazione sull'importanza dell'individuo, della razionalità e dell'umanesimo. Le opere rinascimentali spesso trattavano temi classici, religiosi e umanistici, trasmettendo un senso di armonia e bellezza. La figura centrale dell'opera è la Madonna, che tiene in braccio il Bambino Gesù. La sua espressione serena e amorevole trasmette un senso di maternità e divinità. Il cardellino è un dettaglio particolarmente significativo dell'opera. Secondo la tradizione cristiana, il cardellino si sarebbe macchiato di sangue mentre cercava di estrarre una spina dalla corona di Cristo durante la crocifissione. Perciò, il cardellino diventa un simbolo della passione e della morte di Cristo. Questo dettaglio aggiunge un significato spirituale e teologico all'opera, sottolineando la devozione religiosa dell'epoca rinascimentale. Raffaello utilizza la tecnica dello sfumato per conferire un senso di tridimensionalità e luminosità alle figure. La luce che filtra attraverso le nuvole e illumina le figure contribuisce a creare un'atmosfera e spirituale. Raffaello ha creato una composizione bilanciata e armoniosa, con le figure della Madonna, del Bambino Gesù e di san Giovanni Battista disposte in modo da creare una forma triangolare. Lo sfondo consiste in un paesaggio bucolico, che aggiunge profondità e atmosfera all'opera.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:18:17 UTC</pubDate>
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         <title>David di Michelangelo, Via Ricasoli, Firenze, FI</title>
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         <description><![CDATA[<p><strong>David - Michelangelo</strong></p><p><br/></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>L. Sartorello</strong></p><p><br/></p><p>Il David fu scolpito fra il 1501 ed il 1504 da Michelangelo e venne poi deciso da una commissione che andasse esposto all'Accademia, ne si può trovare anche una copia in Piazza della Signoria, davanti al museo di Palazzo Vecchio. Fra le prime cose che si possono notare, soprattutto se visto di persona, sono le dimensioni, con un' altezza di circa 5 metri</p><p>comprendendo il basamento è davvero imponente. Michelangelo ha saputo combinare</p><p>armoniosamente la forza fisica con la grazia, andando però ad ingrandire elementi come le mani per dare una maggiore espressività. Oltre alle mani si nota la testa, la quale non</p><p>solo è resa più grande, ma ha una faccia che trasmette molto bene l'animo serio e pensoso</p><p>di David che riflette subito prima dello scontro con Golia. Il David incarna l'armonia</p><p>perfetta tra forza e bellezza. La sua postura maestosa e la muscolatura definita</p><p>trasmettono un senso di potenza, mentre il volto concentrato riflette una bellezza ideale.</p><p>Questa scultura è una delle più belle mai realizzate da un genio come Michelangelo, che resterà nella storia anche grazie a questo capolavoro. <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://unsplash.com/">https://unsplash.com/</a></p><p><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://pixabay.com/">https://pixabay.com/</a> <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.pexels.com/">https://www.pexels.com/</a></p><p><br><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:19:40 UTC</pubDate>
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         <title>Galleria degli Uffizi, Piazzale degli Uffizi, Firenze, FI</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Galleria degli Uffizi - Tondo Doni - Michelangelo</strong></p><p><br/></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>M. Sitran</strong></p><p><br/></p><p>L’opera è stata realizzata da Michelangelo intorno al 1504 ed è l’unica sua opera finita che si conosce ed essa si può trovare all’interno delle Gallerie degli Uffizi a Firenze.</p><p>Nel dipinto è rappresentata in un unico gruppo, in primo piano la sacra famiglia composta da San Giuseppe, Gesù bambino e la Madonna.</p><p>In basso si può invece notare la figura di San Giovannino e alle sue spalle, sullo sfondo sono presenti dei giovani nudi.</p><p>I 3 personaggi principali sono raffigurati al centro dell'opera con un andamento elicoidale, mentre i giovani nudi sullo sfondo alludono invece a un movimento più orizzontale.</p><p>La sacra famiglia sta a simboleggiare il mondo cristiano, mentre i giovani sullo sfondo rappresentano&nbsp; quello pagano.</p><p>San Giovannino è invece rappresentato come l’elemento di mediazione tra i due mondi essendo colui che preparerà la strada alla predicazione di cristo.</p><p>I colori dell’opera sono vivaci e cangianti e i corpi sono stati rappresentati in maniera scultorea, caratterizzati quindi da molto chiaroscuro e sono stati inoltre separati dallo sfondo tramite una linea di contorno netta e decisa.</p><p><br/></p><p>Crediti fotografici: museo digitale Zanichelli.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:23:21 UTC</pubDate>
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         <title>Galleria dell&#39;Accademia, Via Ricasoli, Firenze, FI</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/tommasopasini1_/ggmcx3fyw0zcuwnf/wish/2950914310</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Galleria dell'Accademia - Prigioni - Michelangelo</strong></p><p><br/></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>A. Simion</strong></p><p><br/></p><p>I Prigioni di Michelangelo sono una serie di sculture incompiute che si trovano nel</p><p>Museo dell'Accademia di Firenze.</p><p>Queste sculture rappresentano figure umane che danno l'impressione di emergere dalla</p><p>pietra non finita, dando l'impressione all'osservatore che siano incomplete o intrappolate</p><p>nel materiale di cui sono fatte.</p><p>Michelangelo lavora su queste sculture nel suo periodo fiorentino, ma non le porto mai a</p><p>termine. L'incompletezza di queste sculture ha suscitato diverse interpretazioni, alcune</p><p>delle quali suggeriscono che l'autore fosse intenzionato a rappresentare il concetto di</p><p>potenziale umano non realizzato i la lotta dell'uomo per liberarsi dalle limitazioni terrene.</p><p>I così chiamati Prigioni quindi sono quattro sculture: il “Prigione che si ridesta”, il</p><p>“Prigione barbuto”, lo “Schiavo giovane” e l'”Atlante”.</p><p>Il Prigione che si ridesta e una scultura che emerge appena dal blocco di marmo,</p><p>mostrando una forte muscolatura e una tensione del corpo e della testa che</p><p>rappresentano lo sforzo del soggetto per liberarsi dal peso della materia e superare i</p><p>propri limiti, temi centrali nella poetica dell'artista.</p><p>Il Prigione barbuto è invece caratterizzato da una folta barba che gli ricopre il volto. È la</p><p>più finita delle quattro sculture, con particolare cura nella muscolatura ben delineata,</p><p>riflessi dell'interesse di Michelangelo per lo studio anatomico.</p><p>Lo Schiavo giovane invece ha una posa più dinamica, con le gambe leggermente flesse,</p><p>un braccio sollevato a coprire il volto e l'altro piegato dietro la schiena, in una torsione</p><p>che ricorda le figure dei Nudi della Cappella Sistina di Michelangelo.</p><p>Anche se la parte superiore emerge completamente dal blocco di marmo, la testa è</p><p>appena sbozzata la la superficie mostra tracce degli utensili dell'artista.</p><p>L'ultima opera, l'Atlante, che deve il suo nome alla sua posa, che ricorda quella del</p><p>Titano Atlante delle statue classiche, costretto da Zeus a sorreggere l'intera volta celeste</p><p>sulle spalle.</p><p><br/></p><p>Crediti fotografici: <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://www.galleriaaccademiafirenze.it/">https://www.galleriaaccademiafirenze.it/</a></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:23:22 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa di Santa Maria del Carmine, Piazza del Carmine, Firenze, FI</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/tommasopasini1_/ggmcx3fyw0zcuwnf/wish/2950917515</link>
         <description><![CDATA[<p><strong>Cappella Brancacci, Chiesa di Santa Maria del Carmine - La Cacciata dal Paradiso - Masaccio</strong></p><p><br></p><p><strong>3A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>K. F. Kenfack Feudjio</strong></p><p><br></p><p>La Cacciata dal Paradiso è un affresco realizzato da Masaccio sulle pareti della Cappella Brancacci, nella Chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze.</p><p>In questo affresco sono rappresentati Adamo ed Eva, nudi ed indifesi, nel momento in cui l’angelo di Dio li caccia dal giardino dell’Eden brandendo una spada. Il paesaggio attorno a loro è spoglio e privo di vita.</p><p>La stesura del colore è attenta e crea una superficie omogenea e sfumata.</p><p>Masaccio descrive i progenitori con volumetrie massicce, modellando realisticamente i loro corpi con un grande uso del chiaroscuro, oltre a creare una tensione drammatica nel contrasto tra luce e ombra.</p><p>Le pose esprimono tutta la loro scomposta disperazione. Adamo è sofferente e pentito e singhiozza disperato piegandosi in avanti e coprendosi il volto per la vergogna.</p><p>Eva, che per la prima volta si vergogna della propria nudità, cerca di coprirsi i seni e il pube. La postura da lei assunta è probabilmente ispirata alla tipologia della Venus Pudica. Ad ogni modo Masaccio stravolge la compostezza reinterpretandola in senso drammatico: il volto di Eva, sfigurato da un dolore infinito, è marcato da un gioco di luci e di ombre, con netta predominanza di queste ultime, come si può osservare nella bocca, spalancata in un urlo straziante, e negli occhi, contratti dal pianto.</p><p>Il paesaggio del mondo al di fuori dell'Eden si riduce a dei rilievi rocciosi e a un cielo profondo e senza nuvole. La terra è brulla, in contrapposizione al Paradiso perfetto che i due sventurati si sono lasciati dietro. I rilievi sul fondo creano un accenno di profondità, così come le ombre che si proiettano dai piedi dei progenitori.</p><p>Le figure dei protagonisti occupano gran parte della superficie dell'affresco e assumono un aspetto monumentale. Masaccio fu abile a inserire le due figure dei progenitori e in alto quella dell'angelo senza dare l'impressione di costringerle in uno spazio sacrificato nelle dimensioni.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:27:19 UTC</pubDate>
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         <title>Firenze, FI</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>La Firenze dei Medici e la Firenze Repubblicana</strong></p><p><br></p><p><strong>3A - a.s. 2023/2024</strong></p><p><strong>G. Barbini </strong></p><p><br></p><p>IL PRIMO MEMBRO DELLA FAMIGLIA MEDICI A SALIRE AL POTERE FU COSIMO IL VECCHIO NEL 1434 CONSOLIDÒ IL POTERE DEI MEDICI NELLA CITTÀ E NE STABILÌ IL PREDOMINIO POLITICO ED ECONOMICO.</p><p>LA FAMIGLIA&nbsp; MEDICI È STATA COLLEGATA AL PLATONISMO ATTRAVERSO IL MECENATISMO CULTURALE E IL SOSTEGNO FINANZIARIO CHE HANNO OFFERTO AI FILOSOFI E AGLI ARTISTI DEL LORO TEMPO. COSIMO DE MEDICI IN PARTICOLARE CONTRIBUÌ IN MANIERA SIGNIFICATIVA.</p><p>I MEDICI FURONO PATRONI DI FILOSOFI PLATONICI COME MARSILIO FICINO, CHE FONDÒ L'ACCADEMIA PLATONICA DI FIRENZE SOTTO IL PATROCINIO DI COSIMO DE' MEDICI.</p><p>A SUCCEDERGLI FU LORENZO DE MEDICI, DETTO IL MAGNIFICO E NIPOTE DI COSIMO, GOVERNÒ TRA LA FINE DEL XVI SECOLO E L'INIZIO DEL XVI SECOLO . FU PATRONO DELLE ARTI E DELLE LETTERE , SOSTENENDO ARTISTI COME BOTTICELLI E MICHELANGELO.</p><p>IL SUO PIÙ GRANDE PROGETTO FU LA CREAZIONE DI UN'ACCADEMIA D'ARTE NEL GIARDINO DI SAN MARCO DOVE FURONO ALCUNI DEGLI ARTISTI PIÙ PROMETTENTI DELLA CITTÀ, IN PARTICOLARE MICHELANGELO CHE CONQUISTÒ L'AMMIRAZIONE E LA STIMA PERSONALE DI LORENZO.</p><p>UN'ALTRA OPERA MOLTO IMPORTANTE È UN QUADRO REALIZZATO DA BOTTICELLI RITRAENTE UNA SCENA DEL DECAMERONE DI BOCCACCIO.</p><p>IL SUCCESSORE PIÙ IMPORTANTE DI LORENZO FU GIOVANNI DE MEDICI&nbsp; CHE SALÌ AL POTERE A FIRENZE NEL 1513 E NELLO STESSO ANNO DIVENNE PAPA COL NOME DI PAPA LEONE X.</p><p>EGLI NON GOVERNÒ DIRETTAMENTE A FIRENZE MA LA SUA CARICA ECCLESIASTICA CONFERÌ GRANDE INFLUENZA ALLA CITTÀ E PRESTIGIO ALLA FAMIGLIA MEDICI.</p><p>GIOVANNI FU UNO DEI PRINCIPALI SOSTENITORI DELL'ISTITUZIONE DI UN CATASTO CITTADINO, CHE PER LA PRIMA VOLTA AVREBBE TASSATO I FIORENTINI NON CON LE VARIE IMPOSTE SUI CONSUMI, CHE COLPIVANO IN EGUALE MISURA RICCHI E POVERI, MA CON DELLE TASSE CALIBRATE SULLE ENTRATE , LE RENDITE EI POSSEDIMENTI DELLE SINGOLE FAMIGLIE.</p><p>DOPO GIOVANNI CI FU COSIMO PRIMO DE MEDICI, FU IL PRIMO GRANDUCA DI TOSCANA E DELLA FAMIGLIA MEDICI.</p><p>DURANTE IL SUO REGNO TRASFORMÒ IL POTERE DEI MEDICI IN UNO STATO EREDITARIO E AUTOCRATICO. FU UN SOVRANO ILLUMINATO DALL'ARTE DELL'ARCHITETTURA E DALLA CULTURA MA ANCHE MOLTO AUTORITARIO INFATTI IL SUO REGNO ERA NOTO PER LA SUA RIGIDITÀ.</p><p>DOPO IL PRIMO GRANDUCA, OVVERO COSIMO I, SI SUCCEDETTERO FINO AL 1737 QUANDO L'ULTIMO GRANDUCA , GIAN GASTONE DE MEDICI , MORÌ SENZA AVER LASCIATO DEGLI EREDI . QUESTO EVENTO SEGNÒ LA FINE DEL GOVERNO DEI MEDICI A FIRENZE E L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA PER LA CITTÀ. I GRANDUCHI MEDICI FURONO ANCHE PROMOTORI DELLA CULTURA E DELL'ISTRUZIONE, FONDARONO ISTITUZIONI EDUCATIVE E BIBLIOTECHE, COLLEZIONAVANO MANOSCRITTI ANTICHI E OPERE D'ARTE VIRGOLA E FAVORIRONO LO SVILUPPO DI UNA FERVENTE VITA INTELLETTUALE NELLA CITTÀ .</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 10:30:03 UTC</pubDate>
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         <title>Baldacchino di San Pietro, Piazza San Pietro, Città del Vaticano</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Baldacchino di San Pietro</strong></p><p>Gian Lorenzo Bernini</p><p>1624-1633</p><p>Basilica di San Pietro</p><p><br/></p><p><strong>4G - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>G. Busato, F. Rizzi</strong></p><p><br/></p><p>Il Baldacchino di San Pietro, capolavoro di Gian Lorenzo Bernini, è una struttura iconica situata al centro della Basilica di San Pietro nel Vaticano. Commissionato nel XVII secolo da Papa Urbano VIII della famiglia Barberini, questo imponente baldacchino sorge sopra la tomba di San Pietro, simboleggiando la continuità della Chiesa di Roma.</p><p>L'opera si erge su quattro colonne tortili di bronzo, parzialmente dorato, ispirate alla pergula della vecchia basilica di San Pietro e ornate con motivi barocchi. Ogni colonna, alta circa 11 metri, è composta da cinque pezzi di fusione, saldati a formare tre rocchi sovrapposti. Ognuno di essi si presenta in maniera differente: il primo è decorato con scanalature a spirale dorate, che contribuiscono ad alleggerire la struttura, mentre i restanti ⅔ delle colonne sono decorati con una composizione di fronde di alloro e piccole creature simboliche quali lucertole e api.&nbsp;Tutte le colonne sono inoltre riempita di calcestruzzo per rendere la struttura più robusta ma visibilmente non compromessa.</p><p>Per quanto riguarda la parte superiore del Baldacchino, essa presenta imponenti capitelli compositi e una cornice concava in bronzo dorato che termina con pendoni simili a tessuti mossi dal vento. La copertura, frutto della collaborazione con il rivale Borromini, è composta da quattro enormi volte sagomate a dorso di delfino, sormontate da un elemento di raccordo e una grande ellissoide con una croce. Il progetto originale però, prevedeva due arconi sormontati da una grande statua del Redentore, che purtroppo si rivelò troppo pesante da sorreggere.</p><p>Passando all’analisi simbolica dell’opera abbiamo numerosi elementi che la accompagnano. In primo luogo, la decorazione delle colonne è ricca di significato: le fronde di alloro rappresentano il trionfo, le lucertole simboleggiano la rinascita e le api rappresentano il richiamo araldico allo stemma della famiglia dei Barberini, ma anche un richiamo sacro. In secondo luogo, tra i caratteri simbolici di spicco nel baldacchino troviamo anche la raffigurazione delle chiavi papali: esse sono presenti nei piedistalli in marmo che sorreggono le colonne e in mano a dei putti sulla sommità del baldacchino. Queste simboleggiano il potere temporale rivestito dal pontefice ma anche i valori fondamentali della chiesa cristiana.</p><p>Per quanto riguarda le curiosità su questa imponente opera esiste una famosa storia riguardante la sua costruzione. Per molto tempo, infatti, fu diffusa la credenza che per realizzarla fossero stati asportati e fusi gli antichi bronzi delle travature del <a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Pantheon_(Roma)">Pantheon</a>. Questa credenza ispirò la celebre frase "ciò che non fecero i barbari, fecero i Barberini" “Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini” con la quale si voleva sottolineare la smisurata ambizione della famiglia che, pur di autocelebrarsi, era disposta a danneggiare uno dei monumenti più importanti dell'antica Roma.</p><p>Concludendo questa breve ma ricca analisi del Baldacchino di San Pietro rimane evidente come esso sia stato e tutt’ora rimane un simbolo di bellezza, di potenza e di continuità della fede cattolica. La sua imponente presenza sotto la cupola di San Pietro continua a ispirare e meravigliare i visitatori di tutto il mondo, confermandosi come un'icona indelebile nella storia dell'arte e dell'architettura.</p><p><br>Gian Lorenzo Bernini</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-21 14:29:03 UTC</pubDate>
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         <title>Cappella Sistina, Città del Vaticano</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Cappella Sistina</strong></p><p>Artisti vari</p><p>Città del Vaticano</p><p><br/></p><p><strong>4G - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>E. Favaro, M. Gallenda</strong></p><p><br/></p><p>La Cappella Sistina è uno dei capolavori artistici più celebrati al mondo: rappresenta una fusione tra arte e spirito umano. Situata all'interno dei Musei Vaticani a Roma, il suo nome deriva da Sisto IV, papa che ne commissionò la ristrutturazione nel XV secolo.</p><p>Le due pareti laterali sono caratterizzate da strette finestre ad arco, sei per lato, che concedono l'ingresso della luce all'interno dell'ambiente.</p><p>Il pavimento, risalente al XV secolo, è Cosmatesco, decorato con tasselli policromi in marmo che segnano il percorso che va dall'ingresso fino al muro del Giudizio Universale. I disegni, che includono una serie di cerchi collegati affiancati da riquadri con motivi diversi, indicano anche la disposizione del trono papale e dei seggi dei cardinali nella zona davanti all'altare.</p><p>Punto forte dell’intera fabbrica è sicuramento il ciclo pittorico della volta realizzata da Michelangelo Buonarroti. La volta venne organizzata fingendo delle membrature architettoniche alle quali l'illusione prospettica conferisce un realismo sorprendente.</p><p>La più giustamente celebrata delle scene dipinte nei grandi riquadri della volta è quella della Creazione di Adamo: A destra Dio, in volo, è sorretto da numerosi angeli ed è avvolto da un manto rosa-violaceo che si gonfia al vento, richiamando il contorno di un cervello umano, simbolo di sapienza e razionalità, sede del pensiero.</p><p>A sinistra Adamo, disteso a terra, si solleva, attratto dalla potenza vitale che si sprigiona dalla mano destra di Dio. La sua postura, quasi un chiasmo adattato a un corpo recumbente, è studiata per mettere in mostra il corpo perfetto che Dio creò “a sua immagine”</p><p>I due neppure si toccano, solo le loro dita si sfiorano, al centro della composizione, stagliandosi contro un cielo chiarissimo.</p><p>Ciò che forse alcuni non sanno è che una volta le due dita si toccavano concretamente. A seguito di una crepatura della volta tuttavia, si rese necessario il restauro del dipinto. Una piccolissima parte dell’opera, quindi, è opera di Domenico Carnevali, pittore italiano del XVI secolo che ha ricevuto l’importante incarico di restaurare l’affresco, e che per mantenerne le proporzioni ha dovuto “staccare” le due dita.</p><p>Ciò che stupisce della cappella Sistina, tuttavia, è anche l’enorme affresco della parete di fronte all’entrata, Il Giudizio Universale di Michelangelo. Realizzato tra il 1536 e il 1541, rappresenta l'evento escatologico della venuta di Cristo e riflette un'atmosfera caotica e angosciata, senza certezze. Dannati e beati sono rappresentati in un turbinio di emozioni, simboleggiando le incertezze dell'epoca.</p><p>L'Inferno di Michelangelo si ispira alla Divina Commedia. Caronte e demoni brutalizzano i dannati, raffigurati in varie espressioni terrorizzate.</p><p>Le due lunette superiori del Giudizio Universale di Michelangelo mostrano gruppi angelici portatori dei simboli della Passione di Cristo, preludio agli eventi della scena principale.</p><p>Michelangelo venne accusato di immoralità e intollerabile oscenità dal Cardinale Carafa perché aveva dipinto delle figure nude.</p><p>Venne così organizzata una campagna di censura (nota come "campagna delle foglie di fico") per coprire le oscenità degli affreschi da Daniele da Volterra (detto il Braghettone). Oggi fortunatamente si possono ammirare la maggior parte delle figure nella versione originale affrescata da Michelangelo perché in seguito a dei restauri vennero rimosse le censure.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-21 14:33:58 UTC</pubDate>
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         <title>Galleria Borghese, Piazzale Scipione Borghese, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong><em>David con la testa di Golia</em></strong></p><p>Caravaggio</p><p>1609/1610</p><p>Galleria Borghese</p><p><br></p><p><strong>4G - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>C. C. Grosu, L. Muraro</strong></p><p><br></p><p>The artwork "Davide con la testa di Golia '', made by the famous Italian artist Caravaggio, is located at Galleria Borghese in Rome, Italy. This prestigious gallery is renowned for its collection of Baroque art masterpieces and this work by Caravaggio is one of its most precious ones. Being one of the painter's most significant masterpieces, it's displayed here to allow visitors to admire its artistic craftsmanship and emotional impact. Michelangelo Merisi, a.k.a. Caravaggio, was a 16th century Italian painter, known for his revolutionary and tragic style. His turbulent life was marked by controversials and scandals, but also by an undeniable artistic genius. He revolutionised the painting at his time through the innovative use of chiaroscuro as well as through realistic and intensely dramatic subjects. The work was created during the painter's Roman period around 1610. The painting was commissioned as a gift for Cardinal Scipione Borghese, the powerful nephew of Pope Paul V. Caravaggio's intention was to obtain a papal pardon for himself, who had committed a murder and taken refuge in Naples, where he spent the last months of his life. This work is the second version of a previous painting in Vienna, dated 1606-1607. The scene depicts David, future king of Israel, emerging from his tent holding the head of the giant Goliath by his hair, representing harshness and drama never seen before, despite the lack of action in the painting. In this painting, the young David, portrayed with realism and intensity, triumphantly holds the severed head of Goliath, symbolising the victory of the weak over the powerful. The artistic sign is remarkably well-defined, and we can find it in the facial expressions and the definition of David's body. Cravaggio describes the moment after David's victory, with an intense look at Goliath's head. The shape of the future king is detailed, with tight muscles and a brilliant build, paired with the severed head, which appears almost inanimate. Caravaggio also uses chiaroscuro to create a breathtaking contrast between light and shadows, giving depth and drama to the scene. The realistic details, such as facial expressions and fabric details, contribute to making the work extraordinarily vivid and engaging. Caravaggio once again proved with his unique style his timeless artistic genius .</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-21 14:36:03 UTC</pubDate>
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         <title>Palazzo Barberini, Via delle Quattro Fontane, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong><em>Giuditta che decapita Oloferne</em></strong></p><p>Caravaggio</p><p>1598/1599</p><p>Gallerie Nazionali d'Arte Antica in Palazzo Barberini</p><p><br/></p><p><strong>4G - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>G. Chinellato, G. Volpato</strong></p><p><br/></p><p>La personalità di Caravaggio si riflette molto nel suo stile che è inoltre influenzato dal colorismo veneto e caratterizzato da una luce squarciante in contrasto con l'atmosfera cupa che vanno a contraddistinguere la sua arte.<strong> </strong>Palazzo Barberini venne costruito come ampliamento di palazzo Sforza. La sua facciata è formata da sette campate ripetute su tre piani rappresentanti i tre stili classici. Nel 1953 vi venne aperta la nuova galleria nazionale. Giuditta che decapita Oloferne è un'opera di Caravaggio conservata nella galleria nazionale d'arte antica di Roma e fu commissionata dal banchiere Ottavio Costa. La tela fu eseguita nel 1599 e quarant'anni dopo scomparve per essere ritrovata soltanto poi nel 1951 da Pico Cellini. In questo dipinto l'autore rappresenta la scena biblica della decapitazione del condottiero assiro Oloferne da parte della vedova Giuditta che voleva salvare il proprio popolo dalla dominazione straniera. Per quanto riguarda la luce, Caravaggio anche in quest'opera utilizza una luce squarciante che ha lo scopo di mettere in risalto la scena, creando una netta divisione tra lo sfondo e i personaggi in primo piano. La fonte di luce è collocata in alto a sinistra e investe per intero la figura di Giuditta.<strong> </strong>Oloferne viene raffigurato su un letto completamente disteso, con l'arma del tutto affondata nel collo pieno di sangue e con la bocca spalancata in un grido di dolore. Il condottiero ha uno sguardo vitreo che fa supporre che sia già morto ma la tensione dei suoi muscoli, delle sue mani e degli arti in generale farebbero pensare diversamente. Diversamente Giuditta sembra adempiere al suo compito con riluttanza: ha le braccia tese come se si volesse allontanare il più possibile da lui, il volto contratto in un'espressione mista di fatica e di orrore, la fronte aggrottata nello sforzo di richiamare a sé per un gesto che compie a suo malgrado. Accanto a Giuditta vi è l’ancella Abra, che nei racconti biblici è una giovane donna mentre in questo dipinto è una signora anziana dal volto rugoso. Caravaggio, ponendo vicino le due figure femminili, vuole sottolineare la bellezza e giovinezza della vedova che incarna grandi valori morali. Giuditta è un vero punto di svolta nell'immaginario collettivo del tempo in quanto descrive una vera e propria eroina. Il suo ruolo è enfatizzato dalla camicia di colore bianco, infatti rappresenta il ruolo salvifico della chiesa oltre che la salvatrice del suo popolo. Artemisia Gentileschi fu la prima donna ad essere ammessa all'accademia del disegno di Firenze. Realizza un dipinto analogo a quello del Caravaggio dove però vi è più crudezza ed espressività nei personaggi forse a rappresentare l'animo tormentato e ribelle della pittrice che venne violentata poco più che fanciulla.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-21 14:37:26 UTC</pubDate>
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         <title>Fontana dei Quattro Fiumi, Piazza Navona, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Fontana dei Quattro Fiumi</strong></p><p><br></p><p><strong>4G - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>E. V. Penzo, A. Rocco</strong></p><p><br></p><p>La Fontana dei Quattro Fiumi, situata in piazza Navona, è una delle opere più famose e rappresentative di Gianlorenzo Bernini, altrettanto celebre artista del movimento barocco italiano.&nbsp;</p><p><br></p><p>Fu commissionata da papa Innocenzo X Pamphilj attraverso un concorso durante la costruzione del vicino Palazzo Pamphilj come motivo di abbellimento della piazza. Il concorso vide come partecipe anche Francesco Borromini, altro celebre architetto e progettista del collegamento all’acquedotto Virgo (Vergine) del 1647, l’attuale fonte idrica della fontana, il quale però non riuscì ad ottenere l’appalto del progetto. Infatti, Bernini venne scelto come capo progettista presentando un modellino in scala, ritenuto persino in argento ed alto circa un metro e mezzo, a cui il Pontefice, nonostante preferisse lo stile del Borromini, ne accettò la realizzazione affermando <em>A chi non vuol porre in opera le sue cose, bisogna non vederle, </em>ammettendo così la bravura dell’artista. Si conosce inoltre il progetto mostrato dal Borromini, il quale posizionava alla base della fontana delle conchiglie con mascheroni da cui sgorgava l’acqua.&nbsp;</p><p><br></p><p>L’intera composizione marmorea mette in risalto le allegorie dei quattro fiumi principali dei quattro continenti allora conosciuti, ossia il Nilo, il Danubio, il Gange ed il Rio de la Plata, rappresentati come quattro figure maschili imponenti appoggiate alla base della struttura rocciosa di puro stampo classico. L’accentuata espressività, il realismo anatomico e le dimensioni, inoltre, rendono le figure estremamente teatrali ed imponenti, riconducendo così l’intera opera alla ricerca della meraviglia ed alla teatralità tipiche del movimento del Barocco.</p><p><br></p><p>Oltre alle quattro imponenti figure che si appoggiano sullo scoglio, sono presenti una serie di elementi animali e piante di vario genere e provenienza. Sulla fontana sono disposti sette animali che , oltre alla colomba dell’obelisco ed ai delfini dello stemma Pamphilj, si relazionano alle allegorie dei fiumi: sulla parte occidentale un cavallo si slancia dalla cavità rocciosa come a galoppare sulle fiorite pianure europee, cui fiori incastonano la testa della rispettiva allegoria; dei fichi d’India e un animale, probabilmente un coccodrillo o un armadillo, si posiziona a Nord, a fianco del Rio de la Plata; sul lato orientale un leone esce anch’esso dalla cavità per abbeverarsi ai piedi di una palma africana che si erge fino alla base dell'obelisco, ed un dragone si avvolge lungo il remo del Gange.</p><p><br></p><p>Sono presenti anche&nbsp;animali acquatici come serpenti di mare e delfini all’interno della fontana che, grazie alla loro posizione e all’apertura della bocca, fungono da originale inghiottitoio per acqua.</p><p><br></p><p>La fontana si erge al centro della piazza, dove precedentemente si trovava un abbeveratoio per cavalli risalente alla Roma medievale e dove ora la contiene una vasca ellittica a livello della pavimentazione stradale. La struttura consiste in un gruppo marmoreo, in travertino, di forma piramidale sulla cui sommità si erge l’Obelisco Agonale, un’imitazione di epoca domizianea rinvenuta nel circo di Massenzio sulla Via Appia e posizionata su esplicita volontà di Innocenzo X committente dell’opera.</p><p>&nbsp;La posizione dell'Obelisco riprende la Fontana del Tritone del 1643, sempre del Bernini, ponendo infatti il monolite sopra una struttura cava con solamente gli spigoli come unico ancoraggio, cosa che usciva dai canoni dell’epoca.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Per via della sua rappresentazione barocca, la Fontana fu studiata per stupire i passanti attraverso le proprie forme e disposizione. La struttura della base in travertino e la disposizione dei personaggi fa sì che i vari lati, e perciò le varie allegorie, della composizione non siano visibili dalle altre, rendendo così l’intera opera una scoperta continua della meraviglia del mondo allora conosciuto, mentre lo spettatore vi gira attorno.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-21 14:40:47 UTC</pubDate>
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         <title>La Pietà di Michelangelo, Piazza San Pietro, Città del Vaticano</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>La Pietà</strong></p><p>Michelangelo Buonarroti</p><p>1497-1499</p><p>Basilica di San Pietro</p><p><br></p><p><strong>4G - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>A. Caballero, G. Tramontin</strong></p><p><br></p><p>Realizzata tra il 1497 e il 1499, “La Pietà” è uno dei primi capolavori di Michelangelo, nonché una delle maggiori opere d'arte che l’Occidente abbia mai prodotto.</p><p>Ad oggi, la scultura è collocata nella prima cappella a destra all’interno della Basilica di San Pietro a Roma.</p><p>In seguito all’attacco vandalico avvenuto nel 1972, dove il gruppo scultoreo fu danneggiato gravemente con un martello, la scultura è stata protetta da uno spesso vetro blindato a prova di proiettile.</p><p>Il tema della Pietà, molto diffuso nei paesi nordici durante il Medioevo ma poco in Italia, consiste nel raffigurare la Vergine Maria che tiene fra le braccia il corpo senza vita del Figlio Gesù deposto dalla croce.</p><p>Michelangelo, ispirandosi a queste, realizza un Cristo dolcemente adagiato sulle gambe della Vergine con una naturalezza mai vista prima. L’Immacolata è una fanciulla dal volto appena velato di tristezza che, così come teneramente l’aveva tenuto in grembo da bambino, sorregge amorevolmente il corpo, altrettanto giovane, del figlio.</p><p>&nbsp;</p><p>Entrambi perciò appaiono giovanissimi, aspetto che suscitò numerose polemiche in quanto non era possibile che la madre di Cristo sembrasse una ragazza poiché, alla morte del figlio, avrebbe dovuto avere circa cinquant’anni.</p><p>I due personaggi sembrano fondersi tra loro in un’intimità talmente viva e reale all’apparenza che sembra quasi possibile toccarla con mano.</p><p>La composizione è ulteriormente resa unita dal panneggio dell’ampia veste che, ricadendo sulle gambe della Vergine, genera un gioco di chiaroscuri tale da far sembrare la statua animata. L’increspatura attorno al collo e sul velo sono i mezzi di cui l’artista si serve affinché il corpo liscio e perfetto del Cristo abbia maggior risalto nell’intera composizione.</p><p>Maria tiene perciò in braccio il Figlio come un bambino da cullare, La schiena è sostenuta dalla gamba destra sollevata sopra una roccia, secondo la tradizione simbolo del Monte Calvario, mentre le spalle sono trattenute dal braccio e dalla mano che arriva fin sotto l’ascella, premendone la carne.</p><p>Un particolare risiede nella fascia che attraversa diagonalmente il petto della Madonna, la quale reca le parole&nbsp; “fatto dal fiorentino Michelangelo Buonarroti”. Quella fu la prima e ultima volta che Michelangelo firmò un’opera in quanto, una tale bellezza, portò alcuni contemporanei a non credere che uno scultore così giovane potesse concepire un’opera simile.</p><p>Il risultato finale è quindi un gruppo scultoreo straordinariamente armonioso, la cui conformazione piramidale non è solo una scelta compositiva per creare stabilità, ma anche l’espressione della totale unione di Cristo e Maria.</p><p>L'esito è talmente perfetto da far dire a Vasari: “Certo è un miracolo che un sasso da principio, senza forma nessuna, si sia mai ridotto a quella perfezione che la natura a fatica suol formar nella carne“.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-21 14:42:45 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Pinacoteca dei Musei Vaticani, Viale Centro del Bosco, Città del Vaticano</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong><em>Trasfigurazione</em></strong></p><p>Raffaello</p><p>1518-1520</p><p>Pinacoteca Vaticana</p><p><br/></p><p><strong>4G - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>A. Formisano, D. Mason</strong></p><p><br/></p><p>Commissionato da Papa Giulio de' Medici, Raffaello realizza per la chiesa di S. Giusto di Narbonne la Trasfigurazione.</p><p>&nbsp;</p><p>Nel 1518, Sebastiano del Piombo completò la sua versione dell'opera basandosi sull’operato di Michelangelo, mentre Raffaello non aveva ancora iniziato. Dopo la sua morte, Giulio Romano completò l’opera iniziata dal maestro Raffaello. Il dipinto, confiscato dai francesi, e restituito grazie a Canova, ora è alla Pinacoteca Vaticana</p><p>&nbsp;</p><p>La Trasfigurazione è divisa in due livelli: la parte superiore attribuita a Raffaello, quella inferiore probabilmente completata dal suo allievo Giulio Romano. Unisce due episodi del Vangelo: Gesù con Mosè ed Elia sopra, gli Apostoli con il ragazzo posseduto sotto. La trasformazione divina di Gesù è evidenziata in cima a una collina, sottolineando la sua divinità a Pietro, Giacomo e Giovanni.</p><p>&nbsp;</p><p>La scena mostra una progressione luminosa con una nuvola biancastra, che Raffaello crea usando marmo bianco, travertino, e lapislazzuli.</p><p>&nbsp;</p><p>Gesù indossa abiti bianchi, traslucidi e radianti, risaltando contro la nuvola luminosa. Egli, al centro della composizione, si leva dal monte con un'espressione straordinaria ma dolce e maestosa, braccia aperte, evocando sia la croce che la risurrezione.</p><p>Il movimento ascendente accentua la composizione, simboleggiando la morte di Cristo e la sua vita immortale rivelata nella trasfigurazione, un preludio alla sua morte, risurrezione e ascensione.</p><p>&nbsp;</p><p>Il dipinto ritrae un'atmosfera ultraterrena, con Gesù al centro tra nuvole, profeti, e apostoli. Mosè e Elia rappresentano la Legge e le profezie. Il movimento verso il cielo suggerisce una nuova visione della resurrezione.</p><p>&nbsp;</p><p>Raffaello ridefinisce la luce divina con una miscela unica, discostandosi dalla tradizione. La nuvola simboleggia la presenza e la trasformazione divine, utilizzando principalmente elementi naturali come la polvere di marmo e il lapislazzuli.</p><p>&nbsp;</p><p>Due figure pregano davanti a Gesù, rappresentando l'intera Chiesa.</p><p>&nbsp;</p><p>Nel registro inferiore, all'ombra delle montagne, si svolge una scena dell'umanità terrena: nove apostoli incontrano la famiglia di un ragazzo posseduto. Senza il Maestro, i discepoli sono impotenti, mentre il ragazzo mostra segni evidenti del suo stato. Tutti i personaggi, visibilmente agitati, attendono un miracolo. Raffaello devia dall'iconografia tradizionale della Trasfigurazione, creando così una scena affollata, animata e agitata.</p><p>&nbsp;</p><p>Nella parte inferiore della Trasfigurazione, i nove apostoli rappresentano l'umanità senza la guida diretta di Cristo, evidenziando l'impotenza umana di fronte al male. La famiglia del ragazzo posseduto simboleggia la sofferenza e la ricerca di liberazione. La luce, che filtra dall'alto rappresenta la speranza divina che illumina anche nei momenti più bui.</p><p>&nbsp;</p><p>Raffaello introduce anche una figura femminile serpentinata, originariamente la madre dell'indemoniato, diventa l'allegoria della Fede, successivamente sostituita da Maria Maddalena. Risplendente della luce di Cristo, collega gli apostoli alla famiglia del ragazzo posseduto, indicando loro un'imminente crisi.</p><p>&nbsp;</p><p>Nel dipinto, i gesti comunicano emozioni e significati spirituali, contribuendo all'atmosfera sacra. Anche se non influenzati direttamente da Leonardo, Raffaello sceglie di elogiare Da Vinci attraverso questo piccolo particolare.</p><p>&nbsp;</p><p>Il paesaggio sulla destra, con il chiarore del giorno, enfatizza la luminosità di Gesù che brilla di luce propria. Nonostante la scena convulsa e oscura, illuminata da varie fonti, incluso il riflesso della luna in una pozzanghera, emerge un chiaroscuro drammatico, quasi caravaggesco. Questo contrasto cromatico e luminoso accentua la tensione emotiva della scena, rendendola intensamente suggestiva e coinvolgente.</p><p>&nbsp;</p><p>L'uso della luce, proveniente da fonti diverse e con progressioni differenti, e l'estremo dinamismo della composizione, evidenziano la maestria di Raffaello. I colori vivaci, difficili da combinare con successo, anticipano quelli presenti nelle tavolozze manieriste.</p><p>&nbsp;</p><p>Nel serrato intreccio di gesti e sguardi, emerge l'impotenza degli apostoli nel compiere il miracolo, sottolineando la necessità di un'autorità superiore, in questo caso, l'assente Gesù Dio. La scena rappresenta un momento di transizione, prefigurando le evoluzioni stilistiche e cromatiche che caratterizzeranno il Manierismo e il Barocco.</p><p>&nbsp;</p><p>Inoltre, Raffaello dispone una relazione tra le due parti del dipinto, simboleggiata dalla disposizione delle figure. Nella parte superiore infatti, la collocazione dei due apostoli dispone la base di un triangolo con vertice Gesù, che conferisce stabilità ed ordine alla scena. Nel complesso, il gioco di sguardi e il linguaggio dei segni è un chiaro riferimento a da Vinci, che Raffaello ammirò per la sua innovativa arte pittorica, e studiò con grande interesse e attenzione.</p><p>&nbsp;</p><p>In conclusione, il quadro inferiore rappresenta il conflitto terreno e umano con l'incontro degli apostoli e la famiglia del ragazzo posseduto. Nel quadro superiore, invece, emerge la trasfigurazione divina di Cristo sul Monte Tabor. Questo contrasto simbolico tra il mondo terreno e quello divino sottolinea il tema centrale dell'opera: la tensione tra l'umanità e la divinità.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-21 14:55:48 UTC</pubDate>
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         <title>Cappella Contarelli, Piazza di San Luigi de&#39; Francesi, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong><em>Vocazione di San Matteo </em></strong>e<strong><em> San Matteo e l'angelo</em></strong></p><p>Caravaggio</p><p>1599/1600 e 1602</p><p>Cappella Contarelli, Chiesa di San Luigi dei Francesi</p><p><br/></p><p><strong>4G - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>P. Celegon, M. Meo</strong></p><p><br/></p><p>Il dipinto intitolato “La vocazione di San Matteo” fu richiesto per abbellire l'altare della Cappella contarelli, una delle cappelle secondarie nella chiesa di San Luigi dei Francesi. Il cardinale Matteo contarelli, di nazionalità francese, desiderava vedere ritratto l'apostolo omonimo in una scena biblica, la sua creazione ottenne un'ampia acclamazione critica, tanto che Papa Clemente VIII la lodò come un'opera d'arte di eccezionale bellezza.</p><p>Caravaggio, artista barocco del XVII secolo, che rivoluzionò la pittura con il suo chiaroscuro audace e un eccezionale realismo, realizza “La Vocazione di San Matteo”, la quale rappresenta una delle sue opere più importanti, in quanto con essa il pittore rivoluziona il concetto di rappresentazione religiosa.</p><p>La scena racconta il momento in cui Gesù incontra Matteo e lo invita a seguirlo, sebbene Matteo sia un esattore delle tasse, quindi una persona distante dal mondo spirituale, il tutto in un'ambientazione estremamente contemporanea.</p><p>La scena si svolge in un ambiente spoglio e trascurato, dove la figura di Gesù entra attraverso una finestra laterale, illuminata da una luce dorata, creando un forte contrasto con il resto dell'ambiente scuro.</p><p>San Pietro è raffigurato di schiena, con il volto orientato a sinistra e la mano destra indicante in direzione di San Matteo.&nbsp;</p><p>La figura di San Matteo invece è rappresentata dal personaggio più anziano, con la barba, che si sente chiamare con aria sorpresa.</p><p>Ne “La vocazione di San Matteo”, come in molti altri dipinti di Caravaggio, la luce gioca un ruolo centrale, irradia dalla destra verso la sinistra illuminando la misericordia divina e il momento sacro.</p><p>La luce diretta crea forti contrasti e un potente chiaroscuro, esaltando i colori caldi, tendenti all'ocra, con parti in rosso e giallo nelle vesti.</p><p>Lo sguardo di San Matteo è rivolto verso Gesù con aria sorpresa e incertezza mentre viene chiamato, evidenziando il momento cruciale della sua chiamata divina.</p><p>In conclusione, “La vocazione di San Matteo” rappresenta una rivoluzione della rappresentazione religiosa, grazie al forte contrasto tra l'avvenimento divino e l'ambientazione molto terrena.</p><p>&nbsp;</p><p>Il dipinto di Caravaggio intitolato “San Matteo e l'Angelo" è stato realizzato per decorare la cappella Contarelli, con il pittore che ne ha dovuto produrre due versioni.</p><p>Raffigura il momento della scrittura dell'Evangelo, quando l'Angelo rivela a San Matteo gli antenati di Cristo nati da Davide. Il lavoro sulla tela iniziò nel 1602, due anni dopo che Caravaggio aveva finito i dipinti laterali per la stessa cappella.</p><p>La prima versione del dipinto, terminata da Caravaggio con il suo stile ribelle, fu rifiutata dalla congregazione religiosa a causa della rappresentazione inusuale di San Matteo, ritratto come un uomo semplice, con le gambe nude e incrociate, mentre l'angelo lo assisteva fisicamente nella composizione del Vangelo. Purtroppo, questa versione andò perduta con l'incendio dei musei di Berlino del 1945.</p><p>La seconda versione si trova ancora nella sua posizione originale e si conforma agli standard religiosi. San Matteo è concentrato nella scrittura del Vangelo, mentre l'angelo lo ispira con gesti divini.</p><p>Le vesti dell'angelo gonfie d'aria ricordano l'aspetto delle vesti di Dio nel celebre affresco “La creazione di Adamo”.</p><p>Si nota anche l'uso abile della luce squarciante, che fornisce tridimensionalità alle figure. Matteo indossa indumenti dai colori caldi, mentre l'angelo è avvolto in veli bianchi, mostrando una presenza celestiale sulla tela.</p><p>L'ambientazione del dipinto ha molta importanza, con Caravaggio che crea un'atmosfera intima e sacra intorno alla scena. Il punto di vista basso conferisce alle figure una grande monumentalità, coinvolgendo lo spettatore.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-21 14:58:59 UTC</pubDate>
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         <title>Lo stile di Gian Lorenzo Bernini</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Il linguaggio artistico di Gian Lorenzo Bernini</strong></p><p><br></p><p><strong>4G - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>A. Rocco</strong></p><p><br></p><p>Lo stile di Gian Lorenzo Bernini è stato eccezionale e rivoluzionario nel panorama artistico del XVII secolo, caratterizzato da una straordinaria fusione di realismo, dinamismo e pathos emotivo.</p><p>Bernini fu uno dei principali esponenti del Barocco italiano.</p><p>Il suo lavoro influenzò profondamente l’arte barocca, in cui, la fantasia e la libertà di espressione finirono per&nbsp;trasgredire quasi tutte le regole imposte dal Classicismo.&nbsp;</p><p>Infine, la sua capacità di creare opere d’arte coinvolgenti e cariche di significato lo rende uno dei più grandi artisti nella storia dell’arte occidentale, da cui trarre ispirazione.</p><p>&nbsp;</p><p>Una delle caratteristiche distintive dello stile di Bernini era la sua abilità nel catturare il movimento e la vita nelle sue sculture. Le sue opere sono infatti caratterizzate da figure umane e animali che appaiono vive e palpitanti di energia.</p><p>&nbsp;</p><p>Quindi, la scultura di Bernini, oltre alla sua accuratezza nella ritrattistica, si contraddistingue per il virtuosismo realistico ed erotico delle sue figure, conferendo loro concretezza plastica e donando al marmo una suggestiva resa pittorica dove l’effetto dei chiaroscuri dipende dalla tecnica con cui le varie parti vengono lavorate.</p><p>&nbsp;</p><p>Lo scultore sceglieva di rappresentare le scene nel loro momento più drammatico, restituendo infatti un forte effetto teatrale.</p><p>Questa capacità di catturare il dinamismo è evidente in sculture come “Apollo e Dafne” e “il Ratto di Proserpina”.</p><p>&nbsp;</p><p>Nel “Ratto di Proserpina”, Bernini cattura il momento del rapimento di Proserpina per mano di Plutone, dio degli Inferi.</p><p>Nell’opera, l’artista rappresenta il momento cruciale del racconto, riesce a cogliere l’azione al culmine del suo svolgimento e del pathos.</p><p>&nbsp;</p><p>In ambito architettonico, una sua principale fonte di ispirazione fu l’architettura romana&nbsp;</p><p>imperiale.</p><p>&nbsp;</p><p>Perché i suoi lavori architettonici potessero infondere un effetto teatrale e scenografico, Bernini adottò l’utilizzo del chiaroscuro e delle superfici curvilinee, trasmettendo così dinamicità e leggerezza.</p><p>&nbsp;</p><p>Bernini era anche noto per la sua maestria nell’integrare lo spazio circostante nelle sue opere e questo è evidente nei suoi progetti architettonici, come la Piazza San Pietro a Roma.&nbsp;</p><p>La sua attenzione al rapporto tra l’opera d’arte e il suo ambiente circostante ha contribuito, così, a creare un’esperienza multisensoriale per gli osservatori, coinvolgendoli non solo visivamente ma anche emotivamente.</p><p>&nbsp;</p><p>Oltre alle sue capacità tecniche, Bernini aveva una profonda comprensione dell’anatomia umana e della psicologia delle espressioni. Questo gli permetteva di creare figure umane realistiche, con muscoli che sembravano tesi, occhi che esprimevano emozioni e gesti che trasmettevano significati profondi. Questa attenzione ai dettagli anatomici e alla psicologia umana contribuiva a rendere le sue sculture incredibilmente convincenti e coinvolgenti.</p><p>&nbsp;</p><p>La spiritualità era un altro elemento chiave nel lavoro di Bernini, infatti, molti dei suoi progetti erano commissionati dalla Chiesa cattolica e avevano scopi religiosi. La sua abilità nel rappresentare la divinità e il sacro era straordinaria. Egli riusciva a conferire alle sue opere una sensazione di sacralità e maestosità mai vista prima, e nella rappresentazione dei dettagli di queste opere, come le aureole luminose e gli sguardi rivolti al cielo, Bernini riusciva a trasmettere un senso di trascendenza e di divino.</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-21 15:01:16 UTC</pubDate>
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         <title>Stanze Vaticane, Via degli Scipioni, Roma, RM</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Le Stanze Vaticane</strong></p><p>Raffaello e aiuti</p><p>1508-1520</p><p>Palazzo Apostolico</p><p><br/></p><p><strong>4G - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>T. Fregogna, M. De Pieri</strong></p><p><br/></p><p>La Stanza è decorata da un insieme di affreschi rinascimentali che rappresentano l'ideale culturale umanistico, con divisioni tra teologia, filosofia, poesia e giurisprudenza, ciascuna rappresentata in una parete con una figura femminile. Si esalta il concetto neoplatonico del Vero, del Bene e del Bello.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Temi rinascimentali come la fusione tra antica e moderna sapienza, poesia come fonte di conoscenza e giustizia come virtù etica sono rappresentati in modo naturale. L'affresco è suddiviso in tredici scomparti con al centro quattro troni rappresentanti le quattro discipline principali. Gli angoli presentano riquadri con temi come Adamo ed Eva e il Giudizio di Salomone. Tra gli scomparti principali invece ci sono trapezi con rappresentazioni storiche e mitologiche.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>L'affresco nella lunetta mostra due livelli: in alto il Paradiso con la Santissima Trinità e simboli dell'Eucaristia attorno a Cristo, mentre sotto avviene una discussione teologica con Papa Innocenzo III, Dante e altri. Rappresenta la connessione tra la teologia divina e la riflessione umana sulla fede.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>La lunetta ritrae Triboniano che presenta le Pandette a Giustiniano e Gregorio IX che approva le Decretali, simboleggianti la giustizia terrena ispirata a quella divina. Le virtù della fortezza, prudenza e temperanza sono rappresentate come ammonimento.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>La terza lunetta raffigura la filosofia e le arti nell'antica Grecia, con Platone e Aristotele al centro, rappresentanti del mondo delle idee e della realtà empirica. Intorno a loro, numerosi filosofi e scienziati discutono o sono impegnati in varie attività. Raffaello include ritratti di contemporanei come Leonardo da Vinci, simboleggiando la continuità del sapere nel tempo.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>L’ultimo affresco rappresenta il Monte Parnaso, luogo sacro delle Muse, dove Apollo presiede a una riunione con loro. Apollo suona la lira al centro, circondato dalle nove Muse, ognuna associata a un'arte o scienza. Celebra l'armonia e l'ispirazione divina nell'arte e nella poesia, includendo ritratti di poeti antichi e contemporanei come Omero, Virgilio e Dante, simboleggiando la continuità delle generazioni di artisti.</p><p>&nbsp;</p><p>La stanza di Eliodoro è una delle 4 stanze vaticane affrescate da Raffaello Sanzio su ordine del Papa Giulio II tra il 1508 e il 1524. Realizzata tra il 1511 e il 1514, era utilizzata per le udienze private del pontefice. Sulla volta è presente lo stemma di papa Nicolò V, circondato da 4 episodi biblici correlati alle opere sulle rispettive pareti. Il tema trattato è la provvidenza divina verso l'umanità. I dipinti sulla volta includono Il Roveto Ardente, Il Sacrificio di Isacco, La Scala di Giacobbe e L’Apparizione di Dio a Noè, mentre sulle pareti sono rappresentati, in ordine, La Cacciata di Eliodoro dal Tempio, La Messa di Bolsena e il Miracolo Eucaristico, La Liberazione di San Pietro e L’Incontro di Papa Leone Magno con Attila.</p><p>La Liberazione di San Pietro, dipinto principale nella stanza di Eliodoro, è un notturno iconico dell'arte italiana, realizzato tra il 1512 e il 1513. Tratto dagli Atti degli Apostoli, mostra l'angelo liberare Pietro dall'ingiusta prigionia imposta da Erode, in tre scene distinte. L'uso magistrale della luce include quattro fonti interne, la luce divina dell'angelo, quella della luna mescolata con l'alba sullo sfondo, oltre alla fiaccola di una guardia. Situato sopra una finestra, l'affresco beneficia anche della luce naturale. L'opera è colma di drammatismo e dinamismo, inoltre vi sono somiglianze somatiche tra Pietro e il Papa Giulio II, forse aggiunte in seguito alla morte del pontefice nel 1513. Oltre al tema principale della protezione divina, l'affresco trasmette un messaggio di speranza nella fede, simboleggiando la salvezza della Chiesa minacciata dagli eserciti stranieri.</p><p>Il Belvedere Vaticano, realizzato da Donato Bramante, è un edificio al tempo volto a svolgere attività di vario tipo come spettacoli teatrali o per rilassarsi. Voluto da papa Giulio II, questo edificio risalente al pontificato di papa Innocenzo VIII fu restaurato da Bramante e decorato con lo scopo di raffigurare l’antica architettura Romana, compito svolto dai loggiati che l’architetto ha posto lungo la struttura, sovrapponendo ordini diversi e favorendo punti panoramici vari. La struttura è stata pensata su tre terrazzamenti diversi, posti a pendenze diverse, ognuno con il proprio scopo. Partendo dal basso vi è il cortile inferiore, più comunemente detto patio del belvedere, utilizzato al tempo come luogo dove svolgere spettacoli teatrali. salendo verso il cortile intermedio vi sono 2 torri poste sui lati e anche quest’ultimo si svolgevano attività legate al teatro.Concludendo con il cortile superiore, detto cortile della pigna, si ha un ampio spazio verde, con panorama sui precedenti terrazzamenti, posti a un inferiore pendenza. Il Cortile del Belvedere è stato realizzato apposta in modo che il papa potesse avere la vista migliore dell’edificio dal suo ufficio personale, fornendo un effetto di prospettiva a “cannocchiale ” lungo l’intera struttura</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-21 15:04:27 UTC</pubDate>
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         <title>Galleria Borghese, Piazzale Scipione Borghese, Roma, RM</title>
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         <description><![CDATA[<p><strong><em>Ratto di Proserpina</em></strong></p><p>Bernini</p><p>Galleria Borghese</p><p><br/></p><p><strong>4A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>R. Ragazzo - T. Trevisan</strong></p><p><br/></p><p>Commissionata dal cardinale Scipione Borghese nel 1621, il <em>Ratto di Proserpina</em> di Gian Lorenzo Bernini è una delle opere d’arte più affascinanti del Barocco italiano. Scolpita nel marmo di Carrara da un Bernini appena ventitreenne, è una testimonianza tangibile dell'eccezionale genialità dell’artista.&nbsp;</p><p>Il soggetto scelto proviene dalle opere di mitologia classica di Ovidio e di Claudiano,&nbsp; le quali narrano del rapimento di Proserpina, da parte di Plutone, mentre si trovava sulle rive del lago di Pergusa. Cerere, madre della giovane e divinità delle messi, impazzita per il dolore, causò la siccità sulla terra e costrinse Giove a intervenire affinché Plutone permettesse a Proserpina di ritornare sulla Terra sei mesi all'anno.</p><p>Il <em>Ratto di Proserpina</em>, come riporta Filippo Baldinucci, costituisce l’affermazione di uno dei principi cardine dello stile scultoreo berniniano. La statua non immortala più un soggetto ma un evento, un episodio concitato formato da attimi intensi e non rappresenta né il prima né il dopo ma il durante. Bernini cattura il culmine dell'azione e l’acme del pathos. Plutone, fiero e insensibile, trascina Proserpina nell'Ade con sforzo visibile nei muscoli tesi, mentre il corpo della giovane si dimena. L’artista è riuscito a trasmettere non solo la violenza del rapimento, ma anche un'intensità emotiva che trascende il marmo stesso.&nbsp;</p><p>L’alternanza tra luce e ombre uniti alle mani di Plutone che affondano nel corpo di Proserpina creano l’illusione che il marmo sia carne viva. Allo stesso tempo dettagli come i capelli in movimento e la disposizione delle figure esprimono la drammaticità, il dinamismo&nbsp; e la tensione della scena. I due corpi disegnano due semicirconferenze opposte tangenti in un solo punto. La scultura suggerisce un equilibrio precario sia sull’asse trasversale, con le braccia dei due soggetti che spingono in direzioni contrarie, sia su quello verticale, dove le gambe di Plutone, saldamente ancorate al terreno, si oppongono alle braccia di Proserpina che tendono verso l'alto. Tale disposizione mette in crisi il tipico bilanciamento rinascimentale ma esalta il dinamismo dei corpi, che sembrano voler uscire dal blocco di marmo entro il quale sono stati scolpiti. Come sottolinea lo storico dell'arte Tomaso Montanari tanta libertà non si vedeva dal periodo ellenistico e non si rivedrà più fino all’arte futurista del Novecento.&nbsp;</p><p>A poco tempo dalla scomparsa di Caravaggio, Bernini si faceva carico di trasportare il naturalismo nell’arte scultorea. Le lacrime sul volto di Proserpina ne sono la testimonianza concreta. Contribuirono a plasmare lo stile berniniano anche la tradizione pittorica veneziana che Rubens e Carracci avevano introdotto da poco nella capitale.&nbsp;</p><p>Il <em>Ratto di Proserpina </em>dunque, fissa per sempre nel tempo il talento e la genialità di Gian Lorenzo Bernini.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-09 15:44:40 UTC</pubDate>
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         <title>Galleria Borghese, Piazzale Scipione Borghese, Roma, RM</title>
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         <description><![CDATA[<p><strong><em>Enea, Anchise e Ascanio</em></strong></p><p>Bernini</p><p>Galleria Borghese</p><p><br/></p><p><strong>4A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>A. Bozza, A. Zuin</strong></p><p><br/></p><p>"Enea Anchise e Ascanio" è una scultura realizzata da Gian Lorenzo Bernini tra il 1618 e il 1619 su commissione del cardinale Scipione Caffarelli Borghese, noto collezionista d'arte e nipote di Papa Paolo V. Il cardinale Borghese incaricò il giovane Bernini, allora ventenne, di creare quattro gruppi scultorei a tema mitologico-biblico, tra cui appunto l'opera in questione. Attualmente, la scultura è conservata alla Galleria Borghese di Roma.</p><p><br/></p><p>L'opera raffigura la scena mitologica della fuga di Enea, Anchise e Ascanio dalla città di Troia in fiamme descritta nel secondo libro dell'Eneide di Virgilio. Bernini rappresenta, attraverso le gesta di Enea, il passaggio del potere e dell’autorità da Troia alla Chiesa di Roma nelle mani del pontefice. &nbsp;Enea può essere dunque interpretato come una figura che simboleggia il giovane Scipione che sostiene l'anziano papa Paolo V.</p><p>Nella scultura Enea sorregge sulle spalle l'anziano padre, che indossa un cappello frigio e con la mano sinistra porta in salvo la statuetta dei Penati (dei protettori della famiglia), sotto i quali arde la fiamma della memoria e tradizione, tenuta in mano da Ascanio,&nbsp; incaricato di portare avanti la stirpe. Enea regge con entrambe le mani la gamba sinistra del padre Anchise, creando un elegante intreccio con l'altra gamba paterna, che scende libera di fronte al suo busto. Dietro di loro, sul lato destro della statua, si affaccia timidamente il figlio di Enea, Ascanio. Le tre figure, nude, sono parzialmente avvolte in una pelliccia, realizzata con grande dettaglio.</p><p>La scultura era concepita per essere inserita all’interno degli ambienti della villa, considerando dunque l’illuminazione proveniente dalle finestre: ogni dettaglio era accuratamente studiato affinché il gruppo scultoreo suscitasse la massima impressione nell’osservatore. L’arte Berniniana rivela infatti una completa adesione verso le teorie controriformiste adottate dalla Chiesa cattolica, portando alla massima fioritura il linguaggio barocco, basato appunto sull’emozionare e meravigliare l’osservatore. In questo caso la statua coinvolge l’osservatore facendogli provare un sentimento di paura e quasi pericolo per la situazione.&nbsp;</p><p><br/></p><p>Accanto agli elementi stilistici barocchi, si nota l’influenza della scultura e dei canoni artistici rinascimentali. In particolare Bernini attinge dai vari modelli cinquecenteschi come Michelangelo, per la sua straordinaria capacità nella rappresentazione della figura umana e del movimento.</p><p><br/></p><p>L’influenza di Michelangelo si manifesta attraverso il realismo anatomico: infatti è possibile distinguere la differenza tra la pelle morbida del bambino, quella tesa dell’adulto e quella rugosa e avvizzita dell’anziano ed è evidente la maestria tecnica nei dettagli della scultura, come nei panneggi che sembrano muoversi sotto l’effetto del vento.</p><p>Inoltre per la realizzazione di Enea Anchise e Ascanio, Bernini riprende la scultura del “Ratto delle Sabine” di Giambologna, nello specifico per il tentativo di bloccare l’immagine in un preciso momento di tensione.</p><p><br/></p><p>Enea Anchise e Ascanio è considerata una delle opere più significative di Bernini e ha avuto un impatto duraturo sull'arte barocca. Attraverso quest’opera, lo scultore dimostra la sua capacità di trasformare il marmo in pura emozione, mettendo pienamente in evidenza le molteplici qualità di un artista e del grandissimo genio che è stato e sempre sarà Gian Lorenzo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-09 15:44:40 UTC</pubDate>
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         <title>Orto botanico dell&#39;Università degli Studi di Padova, Via Orto Botanico, Padova, PD</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Erbario e techiche di creazione</strong></p><p><br/></p><p><strong>3H - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>S. Beccarello, D. D'Olif, A. Manca</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-10 12:58:21 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Orto botanico dell&#39;Università degli Studi di Padova, Via Orto Botanico, Padova, PD</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Le chiavi dicotomiche</strong></p><p><br/></p><p><strong>3H - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>I. Cabianca, R. Macrì, V. Sapienza</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-10 13:03:37 UTC</pubDate>
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         <title>Orto botanico dell&#39;Università degli Studi di Padova, Via Orto Botanico, Padova, PD</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Piante aromatiche e speziali</strong></p><p><br/></p><p><strong>3H - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>G. Barbiero, T. Guzzo, M. Malvestio</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-10 13:09:52 UTC</pubDate>
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         <title>Orto botanico dell&#39;Università degli Studi di Padova, Via Orto Botanico, Padova, PD</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Le piante esotiche e storiche dell'Orto botanico di Padova</strong></p><p><br></p><p><strong>3H - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>M. Favaro, L. Sorrentino, F. Stevanato</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-10 13:23:36 UTC</pubDate>
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         <title>Orto botanico dell&#39;Università degli Studi di Padova, Via Orto Botanico, Padova, PD</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Piante medicinali</strong></p><p><br></p><p><strong>3H - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>E. Baio, C. Bullo, E. Barbato</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-10 13:25:54 UTC</pubDate>
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      <item>
         <title>Orto botanico dell&#39;Università degli Studi di Padova, Via Orto Botanico, Padova, PD</title>
         <author>tommasopasini1_</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>L'Orto botanico di Padova</strong></p><p><br></p><p><strong>3H - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>A. Bonaldi, LJ Naphapat, A. Sorato</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-10 13:28:58 UTC</pubDate>
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         <title>Galleria Borghese, Piazzale Borghese Scipione, Roma, RM</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong><em>David</em></strong></p><p>Bernini</p><p>Galleria Borghese</p><p><br></p><p><strong>4A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>J. Boschin, M. L. Cabianca, G. Stevanato</strong></p><p><br></p><p>Il noto scultore Gian Lorenzo Bernini iniziò la creazione del <em>David </em>nel 1623 per il cardinale Scipione Borghese.</p><p>Si tratta di una scultura di marmo dall’altezza di 170cm, ora esposta alla Galleria Borghese a Roma.</p><p>Il <em>David</em>, essendo una delle quattro sculture giovanili di Bernini, è l’unica tra queste a raffigurare un soggetto biblico. Essa rappresenta il giovane eroe, David, esattamente nel momento in cui sta per scagliare, con una fionda, una pietra contro il gigante Golia.&nbsp;</p><p><em>Il</em> <em>David </em>veniva tradizionalmente scolpito in una posizione statica, ma Bernini stravolge questa iconografia tradizionale raffigurando Il <em>David </em>in azione, con il corpo in torsione e particolarmente sbilanciato.&nbsp;</p><p>Il perno della rotazione è la gamba destra, dove è esattamente situato il baricentro dell’intera scultura.</p><p>Tutto il corpo è in tensione, il volto ha un’espressione concentrata, gli occhi sono fissi sul bersaglio e le labbra sono strette per lo sforzo. La fionda è il culmine di tutta questa tensione, come si può ben notare dal laccio estremamente teso.&nbsp;</p><p>Tra le gambe dell’eroe, abbandonata a terra perché troppo ingombrante, si trova la corazza che il re Saul d’Israele gli aveva donato affinché egli si proteggesse da Golia. Degna di particolare attenzione è anche la cetra ai piedi del David, decorata con una testa d’aquila, uno dei simboli della famiglia del cardinale Scipione Borghese, con la quale suonerà dopo la vittoria per ringraziare Dio.&nbsp;</p><p>Da quanto narrato nelle Sacre Scritture, David è nudo, ma il Bernini, mediante un panneggio, va a coprire parte del suo corpo.</p><p>La statua del <em>David, </em>scolpita per l’appunto in epoca barocca, rispecchia l’estetica di quel tempo, che richiede una creazione di figure spettacolari e dinamiche, idonee alla decorazione degli ambienti arredati scenograficamente.</p><p>Per questo motivo, Bernini pensò attentamente anche alla posizione nella quale collocare l’opera, al fine che la forza e il movimento del David venissero esaltati dalla luce naturale che entra dalle finestre.&nbsp;</p><p>Il David nella parte posteriore presenta delle aree non completate, infatti inizialmente era addossato ad una parete ed aveva un solo punto di vista,&nbsp; lo spettatore doveva trovarsi di fronte alla statua, nella posizione perfettamente coincidente a quella dell'avversario Golia, con lo scopo di coinvolgerlo emotivamente.</p><p>Se osservata anteriormente la figura del <em>David</em> possiede una forte stabilità, tanto da bloccarne l’azione. Invece, se guardata lateralmente, la statua dimostra una instabilità dovuta alla rotazione del busto.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-10 14:18:04 UTC</pubDate>
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         <title>Piazza San Pietro, Città del Vaticano</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Piazza San Pietro</strong></p><p><br></p><p><strong>4A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>C. Furlanetto, A. Pistolato</strong></p><p><br></p><p>In questo video cercheremo di farvi respirare un po’ dell'atmosfera di Piazza San Pietro, cercando di invogliarvi a visitarla in prima persona.</p><p>La piazza è un capolavoro largo circa 320 metri che con il suo colonnato abbraccia simbolicamente tutti i suoi fedeli.</p><p>Piazza San Pietro, una delle piazze più belle e più grandi del mondo è stata realizzata, nella forma in cui la vediamo noi oggi, dall’architetto del XVII secolo Gian Lorenzo Bernini e si trova nei pressi del centro storico di Roma, più precisamente all’interno dello stato indipendente della Città del Vaticano, ai piedi della Basilica di San Pietro.</p><p>Le origini di Piazza San Pietro le si possono individuare nel IV secolo, quando venne eletta la basilica costantiniana, collocata sulla vasta spianata detta <em>platea Sancti Petri</em>. All’inizio del Cinquecento, però, la piazza risultava ancora di forma rettangolare e senza alcuna pavimentazione.</p><p>La questione della necessità di avere una piazza fatta a modi e misure sorse all’inizio del Seicento, sotto il pontificato di papa Paolo V. Egli e i papi a lui successivi sentivano infatti la necessità di valorizzare e rendere funzionale quello spazio antistante la Basilica creando un ambiente organizzato e coeso con le strutture circostanti. A partire dalla metà del seicento si iniziò quindi a pensare a come concretizzare questa idea.</p><p>Il progetto definitivo fu commissionato a Bernini nel 1656 da papa Alessandro VII Chigi e fu completato 11 anni dopo.</p><p>Bernini realizzò un colonnato in travertino composto di 88 pilastri e 284 colonne lisce disposte su quattro file, a coronamento della struttura con copertura a capanna, sorretta da enormi capitelli di ordine tuscanico. Sopra il colonnato sono collocate, rivolte simbolicamente verso la piazza, 140 statue di Santi, quest’ultime sono poste tra le persone che stanno nel portico e i cieli, in riferimento alla mediazione spirituale tra il mondo e dio. Il colonnato forma un'ellisse di 240 metri che si congiunge alla facciata della basilica vaticana grazie a due ali laterali fra loro divergenti che formano uno spazio a trapezio, grazie a questo trucco prospettico, Bernini riuscì a far apparire la basilica più vicina. I due rami curvi simboleggiano una sorta di grande abbraccio al fedele che attraversa la piazza.</p><p>In tempi molto più recenti, a partire dal 1936 fino al 1950, l’area fronteggiante piazza San Pietro fu sottoposta a un intervento di rilevante importanza: la costruzione dell’attuale via della Conciliazione. Tale progetto, però, ebbe non poche conseguenze, a livello sociale, infatti, vi fu un ingente numero di cittadini obbligato ad abbandonare le proprie case nel borgo, in modo da abbatterle e fare spazio alla nuova strada. Da un punto di vista più artistico, oltretutto, l’abbattimento del borgo non permetteva più di celare la basilica, andando a sottrarre alla piazza quella sensazione di meraviglia ricercata dallo stesso Bernini.</p><p>In ogni caso, piazza San Pietro è e sempre sarà una delle piazze più belle e più importanti del mondo, una piazza a dir poco incredibile.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-10 16:10:19 UTC</pubDate>
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         <title>Apollo e Dafne, Gian Lorenzo Bernini, Galleria Borghese, Roma</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong><em>Apollo e Dafne</em></strong></p><p>Bernini</p><p>Galleria Borghese</p><p><br/></p><p><strong>4A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>A. Pellizzon, B. Scapin</strong></p><p><br/></p><p>Marmo che si finge tenera carne, dura roccia, ruvida corteccia. Il momento culmine di una fuga catturato con una scultura.</p><p>Di che opera d’arte e di che artista vi stiamo parlando?&nbsp;</p><p>Dell’Apollo e Dafne di Gian Lorenzo Bernini, custodita<em> nella Galleria Borghese a Roma.</em></p><p><br/></p><p>Il gruppo scultoreo ha come soggetto la favola di Ovidio tratta dalle Metamorfosi.</p><p>Il dio Apollo insegue la ninfa Dafne perché ne è innamorato, lei, rifiutandolo, fugge nel bosco, invocando il padre di farle mutare forma. Quando Apollo la raggiunge, avviene la metamorfosi della ninfa in alloro, rappresentato da Bernini così come la racconta Ovidio:</p><p>&nbsp;“…Le invade un pesante torpore le membra, una lieve corteccia le cinge il morbido seno, i capelli si levano in foglie, le braccia si drizzano in rami, i piedi fin così rapidi si fissano in lente radici, la chioma le invade la faccia: non resta di lei che il fulgore…”</p><p><br/></p><p>La bocca spalancata di Dafne esprime disperazione e stupore, invece Apollo appare perplesso. I loro corpi si equilibrano perfettamente e formano due curve che creano punti di vuoto e di contatto.</p><p>Si può cogliere quel senso di armonia tipico della scultura di Michelangelo.</p><p>Esprimono anche dinamicità, tant’è che i muscoli di Apollo sono messi in evidenza per rappresentare lo sforzo fisico, la gamba destra è sollevata e il braccio sinistro spinto all’indietro. Il mantello del dio si gonfia al vento. Il corpo della ninfa è invece morbido ed elegante, slanciato verso l’esterno.</p><p><br/></p><p>La lavorazione maestrale del marmo accentua il realismo dell’opera. Il marmo è reso liscio e levigato per la pelle dei corpi, per la corteccia scabro.<br></p><p>Nel complesso ciò che viene a crearsi è una messa in scena teatrale, nella quale l’occhio dello spettatore segue lo sviluppo della trasformazione. Rincontriamo la stessa teatralità tipica della pittura di Caravaggio, per il ruolo che Bernini affida alla luce per far risaltare le forme. L’alternarsi di zone vuote e piene e le varie lavorazioni della superficie marmorea producono l'effetto del ‘chiaroscuro’.</p><p>In origine la scultura poggiava su un basamento basso scelto dallo stesso Bernini per aumentare l’effetto scenografico dell’opera e il conseguente coinvolgimento emotivo dello spettatore.&nbsp;</p><p>La scultura sembra infatti essere pensata per essere vista da un punto di vista preferenziale, quello frontale. Bernini sceglie tale prospettiva per far cogliere a pieno il significato dell’azione dell’opera, ma anche la profondità della scultura nello spazio.</p><p>Tuttavia girando attorno alla scultura siamo resi partecipi da ogni punto di vista alla fatidica trasformazione. La scultura sembra infatti prolungarsi verso noi osservatori.<br></p><p>E voi cosa ne pensate dell’Apollo e Dafne di Bernini?&nbsp;</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-10 18:30:43 UTC</pubDate>
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         <title>Chiesa di Sant&#39;Andrea al Quirinale, Via del Quirinale, Roma, RM, Italia</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p><strong><em>Sant'Andrea al Quirinale</em></strong></p><p>Bernini</p><p><br/></p><p><strong>4A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>Saccon A., Stevanato A.</strong></p><p><br/></p><p>INTRODUZIONE</p><p>Buongiorno a tutti! Oggi vi parleremo… Della chiesa di Sant’Andrea al Quirinale.&nbsp;</p><p>Dove si trova? In via del Quirinale a Roma.&nbsp;</p><p>Quando venne realizzata?</p><p>La chiesa di Sant'Andrea al Quirinale era già famosa ed illustre dal 1400. La sua ricostruzione venne commissionata nel 1658 dal cardinale Camillo Pamphilj, nipote di papa Innocenzo X. Fu costruita tra il 1658 ed il 1678 da Gian Lorenzo Bernini nel luogo in cui si trovava Sant'Andrea a Montecavallo. </p><p><br/></p><p>VITA DI BERNINI</p><p>Chi era Gian Lorenzo Bernini? Gian Lorenzo Bernini è uno di quegli artisti che potremmo definire a 360° infatti venne riconosciuto molto presto il suo talento da potenti mecenati romani. Ottenne la nomina di scultore di San Pietro e oltre ad essere architetto fu pittore e amante del teatro.</p><p><br/></p><p>LA FACCIATA ESTERNA</p><p>La facciata esterna della chiesa di S. Andrea al Quirinale è caratterizzata da linee curve, elementi decorativi scolpiti e un gioco di luce e ombra che enfatizza la profondità degli elementi architettonici.</p><p>Alla base essa presenta un elegante gradinata semicircolare che sembra introdurre il fedele o il visitatore all’interno della chiesa. Ai lati della facciata sporgono due paraste corinzie in mezzo alle quali si affaccia il portico poggiato su due colonne con capitelli ionici. Sopra il portico ci sarebbe una finestra ma, viene ricoperta dallo stemma della Casata Panfili ovvero una colomba con un ramoscello d’ulivo sopra tre gigli.</p><p>All’interno della conchiglia incastonata nella volta è possibile leggere l’iscrizione I H S cioè Iesus Hominum Salvator che è l’emblema dell’Ordine dei Gesuiti infatti ricordiamo che tale chiesa era stata dedicata proprio all’Ordine Gesuita.</p><p><br/></p><p>L’INTERNO</p><p>I visitatori entrando nella chiesa vengono avvolti dai giochi cromatici dei marmi e dagli stucchi dorati. Già dall’ingresso si rivolge lo sguardo direttamente sull’altare maggiore per l’assenza di cappelle nei due absidi laterali.</p><p>La pianta è ellittica, con l'asse maggiore trasversale e questo conferisce alla costruzione l’idea di un ampio spazio.&nbsp;</p><p>Ai lati si trovano 4 cappelle che verranno completate in seguito con importanti tele.</p><p>Infine è possibile vedere dove è sepolto San Stanislao Kostka, un importante gesuita polacco.</p><p>Nell’altare maggiore si trova una cappella in cui la pala d'altare, raffigurante il Martirio di S. Andrea del Borgognone, è illuminata da una fonte di luce nascosta. Sopra la tela, è collocata la statua in marmo del santo (Sant’Andrea) realizzata da Antonio Raggi, che simboleggia l’ascesa in cielo dell’apostolo.</p><p><br/></p><p>LA CUPOLA</p><p>La cupola fu progettata da Gian Lorenzo Bernini e affrescata da Andrea Pozzo. La forma ellittica conferisce profondità e maestosità da lasciare senza fiato, è un capolavoro dell’epoca barocca. Conferisce luminosità alla chiesa grazie alle diverse finestre che presenta, è caratterizzata da decori esagonali e delle nervature la dividono in spicchi. Sugli otto finestroni del tamburo sono poste statue raffiguranti pescatori (allusione al mestiere di Sant’Andrea) al centro si trova la lanterna che insieme alle nervature ricrea l’immagine di un sole.</p><p><br/></p><p>CONCLUSIONE</p><p>Potremmo dire che la chiesa di Sant’Andrea è un vero e proprio scrigno dell’arte barocca l’esperienza sensoriale che offre con la sua combinazione di luci, forme dinamiche e dettagli decorativi è incredibile. Bernini è riuscito a creare un ambiente che cattura l’attenzione e l’ammirazione dei visitatori trasportandoli in un mondo di bellezza e spiritualità.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-10 19:27:21 UTC</pubDate>
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         <title>Musei Vaticani, Città del Vaticano</title>
         <author>elisabettalupo</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong><em>Deposizione</em></strong></p><p>Caravaggio</p><p>Musei Vaticani</p><p><br/></p><p><strong>4A - a.s. 2023-2024</strong></p><p><strong>A. Montagner - D. Toniato</strong></p><p><br/></p><p>La Deposizione è una delle opere più celebri di Caravaggio, pittore italiano vissuto tra il 1571 e il 1610. Per dare un quadro generale  dei dati tecnici, si tratta di olio su tela di 3mx2m, realizzato nel periodo della maturità del pittore lombardo, data di realizzazione stimata nel 1604. La scena rappresenta il momento della sepoltura di Cristo deposto dalla croce. Tra gli elementi di innovazione notiamo come Caravaggio umanizzi Gesù prevedendo un’inumazione al contrario della tradizionale deposizione nel Sepolcro Sacro. Tra le altre novità sceniche notiamo la rappresentazione della Madonna, raffigurata nella sua età realistica, con il volto sofferente, del tutto priva della tipica idealizzazione precedente a Caravaggio. Le altre due donne presenti nella scena sono Maria Maddalena e Maria di Cleofa, l’una volta a guardare disperata la salma, l’altra impegnata in una preghiera con le braccia alzate. Continuiamo ora con il più discusso degli elementi: la posizione di Cristo. Questi viene rappresentato senza vita, sollevato a fatica da San Giovanni e Nicodemo. La figura di Gesù è molto probabilmente ripresa dalla celeberrima Pietà di Michelangelo, con braccio destro steso ed il corpo magro disegnato con premura di dettagli. L’apprezzamento verso lo scultore fiorentino viene espresso anche dal volto di Nicodemo, che si ipotizza possa essere il ritratto di Michelangelo. Questa posizione verrà tra l’altro ripresa da David ne “la Morte di Marat”. Come è solito nelle opere di Merisi, la luce ha un ruolo fondamentale. Colpisce diretta il torace di Cristo, lasciandoci vedere il corpo esanime e regalandoci anche una vista in penombra di San Giovanni. Il quadro fu subito apprezzato dalla critica, tanto che lo storico dell’arte Giovanni Bellori ci dirà:” Ben tra le migliori opere, che uscissero dal pennello di Michele si tiene meritatamente in stima la Depositione di Christo nella Chiesa Nuova de' padri dell’Oratorio”. L’apprezzamento arrivò anche dalla parte del committente, Girolamo Vittrici. Il capolavoro fu esposto nell’omonima cappella, parte della chiesa di Santa Maria in Vallicella, a Roma,  fino al 1797, quando fu trafugato dalle truppe napoleoniche. La restituzione arriverà poco dopo, nel 1816, ad opera di papa Pio VII. Da allora è esposto nella Pinacoteca Vaticana, dove è apprezzabile tutt’ora. Qua dal vostro lettore è tutto, salutiamo il mio collaboratore Daniele Toniato, e vi ringraziamo dell’attenzione che spero ci abbiate prestato.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 08:16:44 UTC</pubDate>
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