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      <title>Portfolio by Chiara</title>
      <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j</link>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-10-09 15:09:58 UTC</pubDate>
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         <title>Filosofia dell&#39;insegnamento- I CARE</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3176694318</link>
         <description><![CDATA[<p>".<em>..qualche volta viene la tentazione di levarseli di torno. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Diventa uno strumento di differenziazione sempre più irrimediabile."</em></p><p>&nbsp;</p><p>Questo passo, ovviamente tratto da L<em>ettera a una professoressa</em>, racchiude una profonda riflessione di Don Milani, che faccio mia: la scuola deve essere inclusiva. Deve essere un luogo di accoglienza e di giustizia sociale; deve avere cura di quel lato umano ed emotivo che permea l'educazione. Quando penso a Don Milani e a quello che ha fatto per quei ragazzi è facile commuovermi. Lui incarnava quello che io ritengo essere la filosofia dell'insegnamento: ovvio non faceva a meno della conoscenza della disciplina e delle lezioni (tra l'altro fa pari). Ma prima di tutto c'erano loro, i ragazzi al margine di tutto, pronti per essere mandati a lavorare in qualche campo. Ed è questo che io voglio trasmettere attraverso il mio modo di insegnare: la cura, prima di ogni cosa, per gli studenti che mi verranno affidati. Non dobbiamo credere che i ragazzi di Barbiana non esistano più: essi sono ancora con noi. Sono nel ragazzo deriso e bullizzato perché non può vestire come tutti gli altri. Sono nel ragazzo emarginato perché figlio di stranieri. Sono nella ragazza che non si riconosce nel proprio corpo e che vorrebbe poter nascondersi. Sono ragazzi che hanno mille paure e che sperano di poter incontrare qualcuno che possa accoglierli per quello che sono. E allora ecco che Don Milani, con il suo progetto di scuola inclusiva, è attuale più che mai.&nbsp;</p><p>La mia filosofia di insegnamento si vuole ispirare a lui, al suo modo di fare scuola. Anche perché, come scrive Pennac nel suo Diario di scuola: "<em>Diventiamo, diventiamo tutti quanti noi, e ogni tanto fra diventati ci incontriamo".</em></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-18 21:16:57 UTC</pubDate>
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         <title>Autobiografia </title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3176699414</link>
         <description><![CDATA[<p>Non ho avuto, ahimè, la fortuna di dire sin da piccola cosa avrei fatto da grande. Anzi, ho tastato nella mia crescita diversi terreni. Ricordo la visita in terza media all'Istituto Tecnico Aeronautico Statale F. Baracca.<em> </em>O il concorso in quinto superiore per entrare nel corpo forestale dello stato. Inutile dire che sono stati tentativi fallimentari: non mi sono iscritta all'istituto aeronautico perché mi sembrava troppo presto per andarmene di casa e lasciare i miei (avevo 13 anni). E non ho passato la prova preselettiva per il corpo forestale, forse perché non mi ero preparata in maniera adeguata.<em>&nbsp;</em></p><p>Ma la vita riserva sempre delle sorprese.<em>&nbsp;</em></p><p>Una cosa non mi ha mai abbandonato sin da quando ero piccola: la passione per la natura. Sono sempre stata affascinata dalla bellezza del paesaggio, specialmente quello alpino; da un tramonto, da un temporale, dai colori di un bosco in autunno...in poche parole da tutto ciò che di stupendo ci circonda. Ed è forse anche per questo che ho intrapreso, nel lontano 2004, la carriera universitaria in scienze geologiche. Dopo la laurea specialistica in scienze geologiche ho intrapreso il servizio civile presso gli uffici delle Provincia di Perugia. Il progetto sviluppato durante quell'anno si chiamava DifendiAMO l'acqua. In quell'occasione ho incontrato molti ragazzi delle scuole secondarie di primo grado: l'intento era sensibilizzarli sulla tematica dell'acqua come bene comune. Dopo il SCN ho superato il test di ammissione ad un master universitario di II livello presso il Politecnico di Torino. Il master in Ingegneria del petrolio era in partnership con Eni e al termine di esso sono stata assunta presso la oil company italiana con sede a San Donato Milanese. Dieci lunghi anni, che a pensarci bene sono volati, ma che mi hanno dato molto.<em>&nbsp;</em></p><p>Ma il richiamo della bellezza fisica e spirituale della mia terra natale mi ha convinto a tornare ed eccomi qua...alle prese con una nuova sfida professionale sulla soglia dei 40 anni.<em>&nbsp;</em></p><p>Perché l'insegnante? In realtà non c'è un motivo specifico: la mia non è una vocazione. Però sento, per questa professione, un'attrazione: il fatto di poter fare la mia parte per la costruzione di un mondo migliore. Perché, anche se nel piccolo della realtà in cui ci troviamo, essere insegnante significa accompagnare i giovani studenti non solo nel loro processo d'apprendimento, ma anche e soprattutto nella loro crescita come uomini e donne del domani.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-18 21:26:31 UTC</pubDate>
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         <title>Bilancio delle competenze</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3176702000</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-10-18 21:31:13 UTC</pubDate>
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         <title>Insieme è più bello-Team work</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3178156951</link>
         <description><![CDATA[<p>Nella mia passata esperienza lavorativa era prassi fare parte di un gruppo, composto da diversi specialisti, ed affrontare gli studi di giacimento in maniera collaborativa, unendo insieme diverse competenze. Durante il periodo pandemico, però, la distanza fisica aveva un po’ intaccato quello che era la normale routine di ufficio (che per inciso non fu mai ristabilita nemmeno alla fine della pandemia). Per circa sei mesi mi trovai insieme ai colleghi a lavorare da remoto senza poter avere riunioni in presenza, discutere davanti al pc assieme o anche solo prendere un caffè chiacchierando del più e del meno. È stato un periodo difficile perché si lavorava molte ore per sopperire alle diverse difficoltà tecnologiche, inevitabili nei primi periodi di lockdown, senza però avere quella parte relazionale tipica del lavoro in presenza. Questa esperienza di “isolamento” dai colleghi è stata per me un'ulteriore riprova della mia naturale predisposizione al lavoro di squadra, incentrato non esclusivamente sull’aspetto pratico lavorativo ma anche su quello umano. Mi viene naturale stringere relazioni positive con coloro i quali condivido degli obiettivi e del tempo: nel mio passato lavorativo l’ambiente contava molto e averne uno sano e accogliente era un punto imprescindibile per poter lavorare bene. Così come a scuola credo sia fondamentale cercare di creare un ambiente collaborativo in cui tutti fanno la propria parte per il raggiungimento di un fine comune: quello di far sentire ogni studente accolto ed importante.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-20 20:06:18 UTC</pubDate>
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         <title>Houston, we have a problem                         Problem solving</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3178179583</link>
         <description><![CDATA[<p>Circa due anni dopo essere stata assunta in Eni, nel 2014, mi trovai a lavorare da sola su un progetto. Questo aveva come fine ultimo quello di far "parlare" tra di loro due software usati sostanzialmente per ottenere la stessa informazione, ma che erano strutturati in maniera molto differente ed utilizzati da due dipartimenti differenti.</p><p>Appena mi fu affidato questo compito il mio primo pensiero fu un misto tra preoccupazione ed esaltazione. Sicuramente l'obiettivo era grande, e il fatto che avessero scelto me mi galvanizzava; ma al tempo stesso ero sostanzialmente da sola nel compito assegnatomi.</p><p>Le difficoltà non mancarono: alcuni stop e alcuni tentativi falliti sono stati parte del percorso. Tuttavia, averli affrontati e soprattutto superati mi ha dato una maggiore consapevolezza delle mie capacità: prima di tutto non scoraggiarsi davanti ai problemi e alle difficoltà che si possono incontrare. In secondo luogo, mi ha reso consapevole del fatto che nelle molteplici situazioni che ci si trova ad affrontare nel corso della professione, e non, indispensabile è cercare di riconoscere le priorità e focalizzarsi sugli aspetti fondamentali da tenere in considerazione.&nbsp;</p><p>Inoltre, mi ha permesso di mettere in atto, affinare e fare mie alcune strategie per affrontare in maniera razionale le difficoltà che si possono porre davanti.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-20 20:42:40 UTC</pubDate>
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         <title>Curriculum formativo Personale</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3183988766</link>
         <description><![CDATA[<p>Di seguito riporto delle esperienze maturate nel corso del mio precedente vissuto professionale.</p><p>Sono principalmente esperienze legate all'ambito delle soft skills: competenze trasversali che, non ho dubbio, avranno un forte impatto nella mia attività futura di docente.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-23 15:50:22 UTC</pubDate>
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         <title>Professionale</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3183992111</link>
         <description><![CDATA[<p>Di seguito riporto alcune attività didattiche che ho osservato o che ho preparato nell'ambito del tirocinio diretto. Ho selezionato queste attività tra tante perché mi hanno aiutato a riflettere su quello che per me è l'insegnamento fornendomi anche spunto per una riflessione relativamente al mio bilancio delle competenze. </p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-23 15:52:09 UTC</pubDate>
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         <title>Isomeria: Strutture Diverse, Proprietà Uniche</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3188664030</link>
         <description><![CDATA[<p>Durante il tirocinio diretto mi è stato chiesto dalla tutor di preparare una lezione nell'ambito dell'insegnamento della chimica organica. L'argomento, già introdotto dall'insegnante durante la lezione precedente, riguardava i vari tipi di isomeria. Premetto che, anche se tirocinante, è stata la mia prima esperienza d'insegnamento in classe e l'emozione è stata grande.&nbsp;Mi sono avvalsa dei modelli molecolari 3D presenti nel laboratorio di scienze, dando per scontato che, essendo un quinto liceo, il modello particellare fosse un prerequisito posseduto.&nbsp;Ho preparato i modelli creando alcuni tipi di isomeria, sia di struttura che di stereoisomeria. Ho cercato di prefigurarmi quali sarebbero stati i punti critici e ho pianificato più tempo e più esempi all'isomeria ottica, concettualmente più difficile da immaginare.&nbsp;Oltre alla preparazione del materiale è stato necessario anche un approfondimento del tema in quanto, nel mio precedente lavoro, non era argomento oggetto del mio studio. Essendo un argomento già introdotto e affrontato in precedenza, mentre illustravo i vari isomeri ho chiesto agli studenti di che isomeria si trattasse ottenendo quasi sempre risposte corrette e feedback positivi. I modelli molecolari sono stati anche un approccio pratico di inclusione nei confronti di uno studente BES al quale ho mostrato il modello molecolare dell'acqua; con l'aiuto dell'educatrice lo ha riprodotto sul suo quaderno aggiungendo poi foto di laghi, mari e altro sempre legato all'acqua.&nbsp;L'isomeria è poi un argomento che sposa bene l'inclusione: la diversità degli isomeri con le loro caratteristiche uniche, che ben riflettono la realtà degli studenti. Ad uno sguardo fugace possono sembrare tutti uguali, ma nella realtà sono tutti molto diversi tra loro. Nonostante fossi abituata nel mio precedente lavoro a parlare, molto spesso in inglese, davanti a colleghi sparsi per il mondo, parlare davanti a degli studenti con l'intento di mostrare qualcosa che li aiutasse a comprendere l'argomento trattato&nbsp;mi ha suscitato emozioni forti: da una parte una piccola paura di sbagliare o di dire qualcosa di sbagliato; dall'altra però una felicità e una gioia nel vederli capire e rispondere. Spero di non perdere mai questa felicità nell'insegnamento.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 20:43:17 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Laboratorio: dalla teoria all&#39;esperienza </title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3188666181</link>
         <description><![CDATA[<p>Durante il tirocinio ho accompagnato, insieme alla docente e all'insegnante tecnico-pratico, una classe prima dell'istituto tecnico in laboratorio. L'insegnante insegna in questa classe scienze integrate ed in particolare la fisica. Dopo un intenso ripasso di concetti matematici, propedeutici e necessari per il proseguo del programma, il primo argomento affrontato è stato quello delle unità di misura e delle grandezze fisiche fondamentali. L'insegnante ha svolto la lezione teorica su questo argomento aiutando gli studenti ad evidenziare aspetti importanti: cos'è una misura, che cos'è un’unità di misura e cosa significhi misurare. Durante la lezione ho mostrato agli studenti il sito "The scale of the Universe" che li ha aiutati a riflettere sul concetto di lunghezza con particolare focus tra mondo micro e macro. Alla lezione successiva l'ITP ha predisposto un'esperienza laboratoriale: gli studenti sono stati suddivisi in quattro gruppi da quattro. A ciascun gruppo è stato fornito un cilindro graduato, una spruzzetta con acqua, degli oggetti con forma regolare (cilindro e parallelepipedo) ed un campione di roccia. Ad ogni gruppo è stato chiesto di calcolare il volume degli oggetti forniti.&nbsp;</p><p>Gli studenti hanno così misurato le dimensioni degli oggetti con forma regolare mediante un righello e, utilizzando le formule suggerite, ne hanno calcolato il volume. Per il campione di roccia hanno tutti trovato la strategia migliore e cioè quella di immergerlo nel cilindro graduato riempito con un po’ di acqua e calcolare la differenza in ml del livello. Facendo poi una semplice uguaglianza hanno calcolato il volume del campione di roccia. L’insegnante ha ribadito l’importanza di ragionare sul risultato ottenuto e cercare di riflettere se sia o meno un risultato attendibile, che abbia un senso. Partendo dal fatto che non tutti i risultati concordavano tra essi, gli studenti hanno poi riflettuto sul concetto di errore. L’esperienza è stata a mio avviso un importante momento di apprendimento situato, calibrato sul livello che la classe ha mostrato finora di aver raggiunto. Il Learning-by-doing rimane a mio avviso uno dei migliori approcci per l’insegnamento che enfatizza e pone al centro l’importanza dell’apprendimento attraverso l’esperienza pratica.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-26 20:51:27 UTC</pubDate>
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         <title>Organizzare situazioni di apprendimento</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3188919282</link>
         <description><![CDATA[<p>Ho sempre ritenuto, anche quando ero studente, che l'esperienza vissuta, il poter toccare con mano e sperimentare direttamente giochi un ruolo fondamentale nel processo di apprendimento. Lo ho personalmente sperimentato nella mia carriera da studente: tutto ciò che era stato sperimentato dal punto di vista pratico è rimasto impresso in maniera significativa rispetto alle centinaia di nozioni ricevute, piuttosto passivamente, nel corso dei miei studi. Ritengo perciò fondamentale affiancare una didattica tradizionale ad una basata sul principio del "Learning-by-doing". In quest'ottica ho ritenuto molto interessante l'esperienza laboratoriale sulla misurazione dei volumi: non è stata un qualcosa di complicato nella progettazione, direi quasi un laboratorio povero. Questo a riprova del fatto che non serva avere chissà quale strumentazione sofisticata per proporre agli studenti attività nelle quali diventino protagonisti dei processi di ricerca per costruire conoscenze e/o risolvere problemi. D’altro canto, ritengo che oggi non sussista alcun tipo di alibi per chi non propone questo tipo di attività: libri commerciali, testi scolastici e internet offrono una infinità di proposte. Compito dell'insegnante essere in grado di saper scegliere quella più adatta e di calibrarla basandosi sul livello della classe.&nbsp; Insieme alla competenza di riuscire a proporre dunque attività per mettere in pratica il principio dell’imparare facendo, ritengo anche di riuscire, durante la fase di progettazione, a prevedere quali possano essere gli ostacoli di apprendimento che potrebbero incontrare gli allievi. In piccola parte è quella che ho attuato nella progettazione della lezione con i modelli molecolari, soffermandomi e dedicando più tempo agli enantiomeri, che risultano più complessi dal punto di vista concettuale, proponendo diversi modelli ed esempi. Sicuramente una competenza che andrà affinata nel tempo anche in relazione ai molteplici argomenti trattati nella mia materia. Per altri descrittori dell’ambito didattico ritengo di non avere ancora esperienze sufficienti per poter saggiare se la competenza sia o meno presente e se debba essere affinata o creata ex-novo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-27 09:10:02 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>AREA DELLE COMPETENZE RELATIVE ALL&#39;INSEGNAMENTO</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3188922329</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-10-27 09:16:45 UTC</pubDate>
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         <title>Osservare e valutare gli allievi secondo un approccio formativo</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3188922583</link>
         <description><![CDATA[<p>Credo che tutte le discipline siano interconnesse tra di esse. Non si può studiare la fisica senza la matematica, e al contempo non si può studiare la geologia senza la chimica.&nbsp;</p><p>Favorire la connessione, l'interdisciplinarità durante il percorso scolastico ha il fine ultimo di rendere ampiamente consapevoli e formati gli studenti che saranno i cittadini del futuro, aiutarli a sviluppare un pensiero critico che li aiuti a contribuire attivamente nella società. Come diceva Feynman "Il dubbio e la discussione sono essenziali al progresso".</p><p>In questa ottica assume una rilevanza strategica la materia scientifica: essa, infatti, tratta argomenti che hanno un risvolto sulla vita dell'uomo e non solo. Per questo motivo, molto spesso, la scienza ha delle implicazioni etiche, sociali e politiche. Pensiamo ad esempio, a tutte le scoperte in ambito bio-medico: viviamo in un mondo in cui la tecnica ormai permette di fare cose impensabili fino ad alcune decine di anni fa. Ma queste implicano anche delle riflessioni inevitabili sull'importanza della vita e la dignità umana e su cosa significhi essere umani in un mondo che cambia molto rapidamente.&nbsp;</p><p>O ancora, si pensi allo studio dei cambiamenti climatici che oggi più che mai attanaglia il dibattito sociopolitico. La scienza può fornire una chiave di lettura e delle alternative, specialmente in ambito di accesso ad energie pulite.</p><p>Sono perciò consapevole dell'importanza che la materia che insegno riveste in chiave di curriculum verticale. La maggioranza degli argomenti che vengono trattati ha delle ricadute a livello sociale, economico ed etico.&nbsp;Affrontare queste tematiche incoraggia gli studenti a sviluppare empatia e responsabilità verso gli altri e verso il pianeta.</p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-27 09:17:29 UTC</pubDate>
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         <title>Coinvolgere gli allievi nel loro apprendimento e nel loro lavoro</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3188922798</link>
         <description><![CDATA[<p>Durante la progettazione della lezione sull'isomeria ho tenuto conto delle conoscenze pregresse degli studenti relativamente all'argomento. In questo caso non c'è stato bisogno di una verifica dei prerequisiti perché erano temi affrontati due giorni prima e quindi recenti. In altri casi sono consapevole che prima di affrontare nuovi argomenti grande importanza debba essere riservata alle conoscenze degli allievi e che la progettazione di qualsiasi attività, sia essa un compito di realtà o una lezione tradizionale, debba tenere conto di queste. Mantenere il nuovo argomento entro un limite di cambiamento del 5% rispetto ai concetti già appresi è un approccio strategico e utile per garantire una transizione fluida e facilitare l'apprendimento. Ciò implica un passaggio fondamentale che è la verifica dei prerequisiti al fine di assicurami che gli studenti siano in grado di poter apprendere nuove conoscenze e di integrarle nelle loro competenze pregresse.</p><p>A livello di cooperazione fra gli allievi credo molto nel valore del peer tutoring e de lavoro di squadra: in laboratorio ho potuto verificare con i miei occhi l'enorme potenzialità di questa strategia didattica. Certo non può essere una cosa improvvisata: il docente deve saper guidare il processo a partire dalla formazione dei gruppi, che sarà mirata e specifica per il raggiungimento del determinato obiettivo.</p><p>In aggiunta ai descrittori già trattati sento di fare mio anche quello relativo alla costruzione di regole chiare e condivise insieme alla classe. Ho praticato calcio femminile per più di tredici anni e sono consapevole che la fiducia tra pari e non passi incondizionatamente attraverso il riconoscimento di regole costituite e riconosciute dal gruppo, sia esso una squadra di calcio o una classe. La gestione efficace di regole condivise fa parte del mio bagaglio delle competenze, caratteristica che ritrovo spesso nel mio vissuto.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-27 09:18:00 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>AREA DELLE COMPETENZE RELATIVE ALLA PARTECIPAZIONE SCOLASTICA</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3188922980</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-10-27 09:18:34 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Lavorare in gruppo tra insegnanti</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3188923103</link>
         <description><![CDATA[<p>Nonostante l'attività di tirocinio svolta finora non mi abbia permesso di collaborare con insegnanti, se non nell'ambito di alcune attività progettate e svolte insieme al tutor di classe, mi ritengo una persona incline alla collaborazione. Nel curriculum formativo ho riportato l'esperienza fatta nel mio precedente lavoro durante il quale lavorare in team era la quotidianità. Trovo quindi naturale collaborare con altri colleghi per il raggiungimento di obiettivi comuni. La collaborazione permette di creare un ambiente di apprendimento più stimolante e inclusivo, dove le idee possono fluire liberamente e ogni voce viene ascoltata; al contempo permette una crescita professionale e umana imparando anche dall'esperienze altrui.&nbsp;</p><p>Mi ritengo anche molto disponibile al confronto con altri su diversi argomenti e tematiche: in particolare immagino che nei miei primi anni di insegnamento farò tesoro di tutti quei consigli che i miei colleghi più "anziani" vorranno donarmi. Non tratterò però, con chi ha una visione della scuola e dell'insegnamento che non sia di stampo costruttivista. Per intenderci: non cambierò il mio modo di insegnare a favore di uno fatto esclusivamente di lezioni frontali solo perché alcuni colleghi lo ritengono più efficace.&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-27 09:18:51 UTC</pubDate>
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         <title>Partecipare alla gestione della scuola</title>
         <author>chiaracorradi</author>
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         <description><![CDATA[<p>Non mi è stato possibile partecipare ad attività di autovalutazione o di proporre idee utili per il miglioramento dell'istituzione scolastica dato il poco tempo e il ruolo ricoperto.</p><p>Credo fortemente che la scuola debba tendere ad un costante miglioramento per far si che tutti gli individui che gravitano intorno ad essa si sentano sempre più parte di una comunità che li accoglie e li valorizza. Durante il tirocinio diretto ho letto, analizzato e riflettuto sul RAV dell’istituto in cui svolgo il tirocinio. Questa analisi mi è servita per capire la motivazione della valutazione e gli aspetti analizzati dall'istituzione scolastica. Naturalmente, come in tutti i processi auto-valutativi, esso si conclude con delle priorità di azione che una volta messe in atto miglioreranno la situazione in essere affrontando le criticità emerse durante l'analisi. Naturalmente la mia conoscenza è limitata al documento analizzato, ma credo che una volta che sarò insegnante sarà mia premura cercare di migliorare gli aspetti più critici proponendo azioni e collaborando con le altre figure di riferimento.&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-27 09:19:03 UTC</pubDate>
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         <title>Informare e coinvolgere i genitori</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3188923225</link>
         <description><![CDATA[<p><em>&nbsp;</em></p><p>Per il ruolo che ricopro non mi è stato permesso di interfacciarmi con i genitori. Ho però avuto modo di confrontarmi con il mio tutor relativamente ad un caso complesso in una classe problematica. La classe è un secondo tecnico composto da 26 alunni tutti maschi, alcuni dei quali BES. Gli alunni non rispettano le regole e sono molto irrequieti; non portano a termine le consegne e gli insegnanti sono costretti a continui richiami per mantenere l'ordine in aula, ricorrendo più di una volta a note sul registro. Da qua la necessità emersa da parte dagli insegnanti di fare rete comune con i genitori: è stata perciò indetta una riunione dal dirigente scolastico alla quale hanno partecipato la maggioranza dei genitori degli alunni. Gli insegnanti hanno esposto il caso e le problematiche emerse nel primo mese di scuola, presentando il progetto educativo e le strategie di intervento ipotizzate per affrontare la problematica situazione. Da parte dei genitori c'è stata una piena accoglienza alle proposte degli insegnanti, attuando in questo modo la fondamentale collaborazione tra sfera istituzionale e familiare. Ritengo che la collaborazione e l'interazione tra i docenti, la scuola in generale, e i genitori sia qualcosa di cui non si possa fare a meno per sviluppare un ambiente sano e collaborativo. Per arrivare ad ottenere questa collaborazione, però, deve esserci la volontà di entrambe le parti: nel mio piccolo, punterò molto sulla relazione docente-genitori perché credo che solo unendo le forze si possa progredire verso quel fine ultimo che è l'educazione degli studenti che ci vengono affidati.&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-27 09:19:15 UTC</pubDate>
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         <title>AREA DELLE COMPETENZE RELATIVE ALLA PROPRIA FORMAZIONE</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3188923390</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2024-10-27 09:19:36 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Affrontare i doveri e i problemi etici della professione</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3188923611</link>
         <description><![CDATA[<p>Credo che essere insegnante sia una professione totalizzante. Non si è solo attuatori di strategie didattiche affinché gli studenti possano percorrere il loro processo di apprendimento e sostenerli in questo. L'insegnante, anche se molti non ne sono consapevoli, ha un impatto molto significativo nelle vite degli studenti. Accade con gli studenti quello che accade con dei bambini più piccoli: imparano dall'esempio, e quell'esempio siamo noi adulti, in generale, ed in particolare noi insegnanti.&nbsp;</p><p>Per me questo si traduce in un forte senso di responsabilità: non devo apparire, devo essere. Devo essere puntuale ora nel mio tirocinio diretto, rispettando gli orari delle lezioni e il regolamento dell'istituto che mi ha accolto. Devo mantenere gli impegni presi con questo corso di formazione iniziale. Devo essere leale, corretta e riporre fiducia nelle figure che mi stanno accanto in questo percorso. Ma devo essere tutto questo anche dinanzi ai miei futuri studenti. Lealtà, collaborazione, reciproca fiducia sono tutti aspetti che hanno sempre caratterizzato il mio approccio verso tutte le realtà che ho vissuto: la scuola, la famiglia, gli amici, i compagni di squadra. Sono le basi fondanti, a mio avviso, delle relazioni che costruiamo ogni giorno con chi ci sta accanto. Senza questi valori non c'è futuro, non c'è dialogo, non c'è rispetto. Il rispetto, che tanto amiamo ricevere, dobbiamo per prima portarlo verso chi ci è di fronte, che siano colleghi o studenti. Per questo alla base delle mie relazioni con gli studenti porrò sempre il rispetto, che ogni uomo in quante tale merita, senza ombra di alcun pregiudizio o di discriminazione sociale, culturale o religiosa. Spero in questo e spero di essere in grado di trovare strategie vincenti per creare un clima di rispetto e fiducia nelle classi in cui insegnerò.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-27 09:19:53 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Servirsi delle nuove tecnologie per le attività progettuali, organizzative e formative</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3188923811</link>
         <description><![CDATA[<p>Nel mio lavoro precedente ho sempre fatto uso della tecnologia in maniera costante. So perciò interfacciarmi con i colleghi sfruttando in maniera adeguata le potenzialità dei dispositivi tecnologici e di internet. Faccio uso della tecnologia anche per la mia formazione personale: in internet, infatti, si possono trovare un'elevata quantità di spunti, di idee e di suggerimenti che spaziano tra vari ambiti. Va tuttavia posta molta attenzione sulle fonti da dove carpire le informazioni: internet ha una grande potenzialità, se sfruttata bene. Se da un lato l'utilizzo di software tipo Word, Excel, Outlook m riesce molto bene data la mia precedente esperienza, quello che mi piacerebbe approfondire sono invece tutte le tecnologie dedicate ad insegnanti e studenti per supportarli nel processo dell'apprendimento. Attualmente, infatti, la mia conoscenza è limitata a quei pochi software che, oltre ad essere utilizzati nella scuola, sono parte della normale vita quotidiana<em>.&nbsp;</em></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-27 09:20:18 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Curare la propria formazione continua</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3188923906</link>
         <description><![CDATA[<p>Il tirocinio diretto mi sta insegnando molto: è un'occasione per entrare in un'aula in maniera tutelata, prima di entrarci per una supplenza senza una minima formazione. Ma il tirocinio si sta rivelando importante per una pratica che cercherò di portare avanti anche quando sarò docente: il diario di bordo. Penso che esso sia alla base della riflessione sul proprio metodo didattico. Scrivere un diario di bordo rappresenta un vantaggio enorme in termini metacognitivi: permette infatti di riflettere a posteriori su quello che della didattica ha funzionato o meno, sulle difficoltà incontrate e sulle situazioni che sono state più utili per l'apprendimento. Tenere traccia di tutti questi aspetti è fondamentale per individuare quelle aree in cui è necessario un miglioramento. Nel lungo termine aiuta ad orientare lo sviluppo professionale in rapporto a specifici obiettivi. Nel breve termine può servire come strumento per riprogettare nuove situazioni didattiche. Ritengo che un insegnante non debba mai smettere di formarsi: la formazione deve essere permanente per saper affrontare le nuove sfide che ogni anno si pongono dinnanzi.&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-27 09:20:30 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Futura</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3189238025</link>
         <description><![CDATA[<p>Io non so cosa mi riserverà il futuro. Ho già vissuto molti cambiamenti nella mia vita, ed ora ne sto vivendo un altro.</p><p>Voglio però fare mia questa frase di Popper:</p><p>&nbsp;</p><p><em>“Il futuro è molto aperto, e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte”.</em></p><p><strong>&nbsp;</strong></p><p>Il futuro dipende da noi! E per essere pronta verso questo onore, ma anche grande responsabilità, dovrò impegnarmi al massimo per alimentare una visione aperta, positiva e possibilista del futuro. Siamo noi a dare forma alle opportunità, a spingere i giovani a guardare oltre i limiti del presente, a immaginare un domani migliore.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-10-27 18:06:33 UTC</pubDate>
         <guid>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3189238025</guid>
      </item>
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         <title>Inclusione in laboratorio</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3203215049</link>
         <description><![CDATA[<p>Il caso significativo che ho scelto riguarda un'esperienza laboratoriale vissuta con un secondo indirizzo tecnico.</p><p>La classe è composta da ventisei alunni maschi in cui sono presenti quattro alunni con certificazione BES: nello specifico due studenti con disabilità psico-fisica (104/92) e due studenti certificati DSA. La dinamica interna della classe è caratterizzata dalla contrapposizione di due gruppi: il primo gruppo è formato da circa otto studenti che seguono la lezione senza disturbare e all'ultimo compito in classe hanno riportato dei buoni voti. Il secondo gruppo, invece, è formato da circa dieci studenti che molto spesso disturbano la lezione e che al compito non hanno raggiunto la sufficienza nella gran parte dei casi. Nell'ultimo gruppo sono presenti due studenti leader che molto spesso trascinano gli altri in comportamenti non consoni.</p><p>Quella mattina l'insegnante curricolare e l'insegnante tecnico pratico hanno portato gli studenti in laboratorio per un'attività basata su approccio problem based. Non era presente l'insegnante di sostegno. All'arrivo degli studenti nel laboratorio, gli stessi si sono disposti a loro piacimento nei banconi presenti. Questo ha comportato il fatto che si siano creati dei gruppi omogenei ricalcando la struttura già osservata in aula. Inoltre, i due ragazzi certificati 104/92, si sono posizionati all'interno dello stesso gruppo, senza insegnante di sostegno a loro supporto. L'esperienza prevedeva la risoluzione di un problema e l'attuazione pratica: in particolare si chiedeva di calcolare i grammi di NaCl necessari per preparare una soluzione con una certa molarità. Una volta calcolata la quantità, gli studenti dovevano procedere, utilizzando gli strumenti forniti, alla preparazione della suddetta soluzione.</p><p>Durante l'osservazione ho notato che uno dei due studenti BES non ha partecipato a nessuna fase dell'esperienza laboratoriale. È rimasto impassibile, seduto al banco, mentre attorno a lui gli altri studenti lavoravano; persino l'altro studente BES ha scritto il procedimento nel quaderno, interagendo con gli altri compagni. Anche quando l'insegnante curricolare o il tecnico pratico passavano per i banconi cercando di dare supporto, lui è rimasto sempre piuttosto isolato, giocherellando con la penna e guardandosi attorno, con sguardo a tratti perso.&nbsp;</p><p>Sicuramente la sua patologia e per questo la sua difficoltà ad interagire ha inciso negativamente su tutto lo svolgersi dell'attività; credo però che ci siano stati degli aspetti che abbiano enfatizzato ed amplificato il tutto. Prima di tutto l'assenza dell'insegnante di sostegno che di solito è a disposizione di entrambi gli studenti 104/92. Capisco che ci siano delle ore di scuola che possano rimanere scoperte, ed è per me questo un grosso ostacolo per una vera e propria inclusione. In un contesto di laboratorio, l’interazione tra insegnanti, assistenti e studenti è fondamentale. Lo studente certificato BES, invece, ha ricevuto poca attenzione personalizzata. Non sono stati previsti momenti per stabilire un dialogo diretto con lui, né sono stati individuati modi efficaci per aiutarlo a seguire le fasi dell’attività. L'insegnante e gli altri partecipanti hanno dato per scontato che il ragazzo potesse integrarsi automaticamente nel gruppo senza un supporto adeguato, creando una situazione di esclusione passiva.</p><p>Criticità a mio avviso importante è stata quella del mancato riconoscimento delle necessità emotive e psicologiche dello studente. Spesso, gli studenti con disabilità si trovano in difficoltà anche in termini di autostima e fiducia in sé stessi. Lo studente in questione, infatti, a differenza del suo compagno, anche lui certificato BES, interagisce molto meno con i suoi compagni e il più delle volte lo fa se attivato dall'esterno. Il laboratorio, in questo, non ha offerto un ambiente empatico e accogliente che potesse incoraggiare la partecipazione attiva e ridurre un eventuale isolamento.&nbsp;</p><p>Credo però che una grossa critica vada fatta alla mancata creazione di gruppi eterogenei e prestabiliti da parte dell’insegnante curriculare o tecnico pratico. Questo approccio del “libero arbitrio” ha contribuito alla formazione di un ambiente a tratti confusionario, rendendo difficile la partecipazione di tutti ma in special modo degli studenti certificati BES, anche se con conseguenze differenti</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-05 22:09:47 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Bilancio in uscita</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3203216914</link>
         <description><![CDATA[<p>Se c'è una cosa che di questo corso di formazione ricorderò con grande importanza e valenza formativa è proprio quella dell'esperienza di tirocinio diretto. È stata sicuramente un 'occasione di crescita professionale e umana.&nbsp; Purtroppo, l’arco di tempo in cui ho svolto questa esperienza è stato talmente ristretto che mi ha precluso un’attenta e profonda analisi metacognitiva di ciò che ho vissuto. In particolare, non ho avuto molto tempo per accrescere la mia cultura pedagogica-didattica (provenendo io da un background scientifico), che mi avrebbe permesso di leggere, magari con occhi diversi e più informati, quello che ho osservato durante queste ore in classe. Ed è anche per questo motivo che non ritengo di aver migliorato in maniera significativa le mie competenze in ingresso analizzate in precedenza. Sicuramente, le ore passate in aula con la guida del mio docente tutor mi hanno resa più consapevole sul significato che il ruolo di docente rivesta non solo dal punto di vista formale ma anche e soprattutto dal punto di vista socio-relazionale. Osservare l’operato del mio tutor e il modo con il quale ha affrontato le diverse situazioni configuratesi, mi ha fornito spunti di riflessione utili in chiave metacognitiva. Interrogativi del tipo:&nbsp;<em>cosa avrei fatto al suo posto? Come avrei reagito a quel comportamento? Cosa avrei potuto fare per migliorare quella situazione</em>? Tutte queste domande e relative risposte hanno fatto nascere in me la necessità di migliorare quegli approcci che magari, prima, avrei considerato corretti. D’altra parte, l’esperienza del tirocinio mi ha permesso di rafforzare ed affinare le competenze trasversali in parte già possedute e di focalizzare lo sguardo su quelle che devono essere sviluppate maggiormente.</p><p>Per contestualizzare quello che ho appena espresso riporto alcuni esempi: nell’ambito delle soft skills, che riconosco di possedere già in precedenza e che l’esperienza di tirocinio mi ha aiutato ad affinare, c’è sicuramente quella del team work: ero già abituata nella mia precedente professione a lavorare in squadra, nella quale ognuno collaborava in base alle competenze possedute. Con questa esperienza ho sperimentato, anche se in piccola parte, cosa significhi lavorare in gruppo tra docenti e quale sia la finalità di questo modus operandi. Inoltre, le attività didattiche svolte, in accordo con il tutor, hanno permesso un ulteriore sviluppo della mia autonomia in un nuovo campo professionale.</p><p>Tutto il percorso di questa formazione iniziale sta invece rendendo mano a mano più solida e presente la capacità di apprendere in maniera continuativa. Questo è un aspetto che avevo un po’ accantonato in precedenza, ma che ora, con questo cambio professionale, sta entrando in maniera dirompente nella mia vita.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-05 22:12:20 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>bibliografia</title>
         <author>chiaracorradi</author>
         <link>https://padlet.com/chiaracorradi/gactuo2a5wbpa59j/wish/3209878689</link>
         <description><![CDATA[<p><em>Civitas, L., (2020). Le Soft Skills per il Futuro (2ª ed.). Milano: Edizioni Universitarie.&nbsp;</em></p><p><em>&nbsp;</em></p><p><em>Feynman, R. P. (1998) Il senso delle cose. Edizioni Adelphi</em></p><p><em>&nbsp;</em></p><p><em>Goleman, D. (2024). Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici. Editore Bur Rizzoli.</em></p><p><em>&nbsp;</em></p><p><em>Hattie, J., (2012). Apprendimento visibile, insegnamento efficace. Metodi e strategie di successo dalla ricerca evidence-based. Erickson editore</em></p><p><em>&nbsp;</em></p><p><em>Mitchell, D,, Sutherland, D. (2022). Cosa funziona nella didattica speciale e inclusiva. Le strategie basate sull’evidenza. Edizioni Erickson.</em></p><p><em>&nbsp;</em></p><p><em>Pennac, D. (2010). Diario di scuola. Editrice universale economica Feltrinelli</em></p><p><em>&nbsp;</em></p><p><em>Scapellato, B.(2020). Inquiry -Based science education. Dalla Teoria alla pratica: l’approccio IBSE per una comprensione profonda delle scienze naturali. Edizioni Pearson.</em></p><p><em>&nbsp;</em></p><p><em>Sclavi, M. (2022). Arte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte. Edizioni Pearson.</em></p><p><strong><em>&nbsp;</em></strong></p><p><em>Scuola di Barbiana (1967). Lettera a una professoressa. Libreria Editrice Fiorentina</em></p><p><em>&nbsp;</em></p><p><em>Scapellato, B.(2020). Inquiry -Based science education. Dalla Teoria alla pratica: l’approccio IBSE per una comprensione profonda delle scienze naturali. Edizioni Pearson.</em></p><p><strong>&nbsp;</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-11-10 16:33:20 UTC</pubDate>
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