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      <title>Giuditta che decapita Oloferne by Caterina Camilli</title>
      <link>https://padlet.com/cate_camilli/g7kd69zhel25</link>
      <description>Artemisia Gentileschi</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2020-04-04 10:56:30 UTC</pubDate>
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         <title>Artemisia Gentileschi, la vita.</title>
         <author>cate_camilli</author>
         <link>https://padlet.com/cate_camilli/g7kd69zhel25/wish/495687894</link>
         <description><![CDATA[<div>Una della pittrici, donne, italiane che ha sempre affascinato per la sua forza d'animo e intraprendenza e per la tenacia che  dimostrò nell’affrontare i  pettegolezzi e pregiudizi del tempo è sicuramente Artemisia Gentileschi. Osservando le diverse tele della Gentileschi si nota come dal padre, la pittrice riprese l’ordine e il rigore nel definire i soggetti attraverso il disegno. Il gioco di luci spesso presente nei quadri della pittrice è caratterizzato da  violenti contrasti chiaroscurali che donano ad ogni opera una drammaticità e una teatralità di chiare influenza caravaggesca.<br>Artemisia Gentileschi nasce a Roma nel 1593. Fin da piccola dimostra un particolare talento nella pittura tanto che verrà messa a Bottega dal padre, pittore molto affermato e seguace di Caravaggio, Orazio Gentileschi. Fu inoltre la prima donna ad essere ammessa all’accademia del disegno di Firenze. La sua vita fu sconvolta quando ella venne violentata a soli 18 anni dal suo maestro di prospettiva, nonché grande amico di famiglia, Agostino Tassi. La pittrice dovette quindi affrontare un lungo e umiliante processo, il quale prevedeva anche una tortura  apposita per gli artisti: la sibilla. Nonostante ciò la ragazza continua a testimoniare di aver subito violenza benché una tortura del genere le sarebbe potuta costare la sua carriera. Agostino Tassi venne condannato all'esilio dalla città, anche se poi non passerà mai un giorno fuori dalla capitale, visto che i suoi committenti esigevano che l'artista lavorasse alle sue opere a Roma. Dopo il processo, da cui il carnefice ne uscirà pressoché indenne, la giovane donna è “costretta" dal padre a sposare un fiorentino, così da riparare la sua reputazione agli occhi della società. Il trasferimento a Firenze indica l'inizio di una nuova carriera dall'artista, che sarà la prima donna ad essere ammessa all’accademia del disegno di Firenze. Ottiene importanti commissioni dalle famiglie fiorentine, come i Medici, e stringe amicizia con Galileo Galilei che nutre per lei grande stima, e con Michelangelo Buonarroti il giovane, il quale le commissiona una tela per celebrare il suo illustre antenato. Di questo periodo fanno parte la Conversione della Maddalena e la Giuditta con la sua ancella di Palazzo Pitti ed una seconda versione della Giuditta che decapita Oloferne, conservata agli Uffizi. Nel 1621 va a Genova per un breve periodo, poi torna a Roma come donna indipendente, allontanandosi definitivamente dal marito, e portando con sé la figlia. Dopo Roma è a Venezia, e probabilmente vi soggiorna tra il 1627 e il 1630, alla ricerca di nuove commissioni. Successivamente approda a Napoli, e lì rimane definitivamente, se si esclude una breve parentesi inglese a Londra, dove raggiunge il padre per assisterlo in punto di morte. È quella l’occasione per collaborare di nuovo con lui, dopo tanti anni di distanza.<br>Nel 1642, con lo scoppiare della guerra civile, Artemisia torna a Napoli dove muore nel 1653.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-06 20:29:27 UTC</pubDate>
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         <title>Giuditta che decapita Oloferne, Napoli</title>
         <author>cate_camilli</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 1612/1613, poco dopo la violenza subita, Artemisia dipinse la prima versione del tema di "Giuditta che decapita Oloferne", conservata oggi al Museo nazionale di Capodimonte. Il quadro rappresenta un episodio biblico narrato nel libro di Giuditta: la donna dopo aver fatto ubriacare il generale assiro in un banchetto lo decapita con la complicità della sua ancella. Secondo gli studiosi, oltre al quadro di "Susanna e i vecchioni", anche quest'opera potrebbe contenere alcuni riferimenti alla violenza sessuale ai danni di Artemisia.<br><br>Si tratta di una rappresentazione di Oloferne e Giuditta molto violenta: la pittrice utilizza dei colori forti, che conferiscono alla scena un’atmosfera molto aggressiva. È evidente il riferimento di matrice caravaggesca, artista al quale Artemisia non ha mai smesso di ispirarsi, soprattutto L’effetto tragico è dato anche dall’impostazione del dipinto nel quale le figure emergono dal fondo scuro e tetro grazie alla violenta e fredda luce che irrompe nella tela da sinistra. Questo fascio luminoso guida lo sguardo dell’osservatore al <em>climax </em>dell’evento.<br>Il quadro rappresenta l'esatto istante in cui Giuditta sta decapitando Oloferne con la sua stessa spada, mentre l'ancella la assiste. Il volto della protagonista non lascia trasparire alcun segno di rimorso per ciò che sta facendo anzi, entrambe le fanciulle sembrano diventare eroine del loro popolo.  Lo sforzo fisico è ben sottolineato dall’incrocio di braccia nude che occupa il centro della scena: le due ragazze, con le maniche degli abiti arrotolate, pongono tutta la loro forza verso Oloferne, mentre quest’ultimo tenta inutilmente di liberarsi fino all’ultimo attimo della sua vita.<br>La scena violenta è resa ulteriormente cruenta dall’abbondante sangue che scende dalla testa dell’uomo e impregna il lenzuolo bianco su cui giace. I volti di entrambe le donne sono concentrati sulla spada, strumento con cui Giuditta sta compiendo la decapitazione, mentre la testa di Oloferne è all’indietro, tenuta immobile dalla potente mano di quest’ultima, che gli stringe i capelli; gli occhi del generale sono nel vuoto e la bocca è semiaperta. Oloferne, disperato, cerca di liberarsi come può dall’aggressione, aggrappandosi anche alla veste dell’ancella, ma è già troppo tardi; c’è già molto sangue che sgorga dalla ferita e che si sta riversando sul materasso su cui si era addormentato, ubriaco. La differenza di posizione sociale delle fanciulle è invece evidenziata dalla qualità dei loro abiti: quello di Giuditta, di colore blu, appare più elegante e ornato, quello dell’ancella, di colore rosso, appare più semplice.<br>La posizione ritratta di Giuditta, nonostante le braccia tese, è un ulteriore rimando a Caravaggio, sottolinea inoltre la propria estraneità morale all'assassinio che sta compiendo: diventa quindi chiara allegoria della Virtù che trionfa sul Male.</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-08 15:33:04 UTC</pubDate>
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         <title>Particolare della stretta di Oloferne sulle vesti dell&#39;ancella e del materasso insanguinato</title>
         <author>cate_camilli</author>
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         <pubDate>2020-04-13 17:23:13 UTC</pubDate>
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         <title>Caravaggio, Giuditta che decapita Oloferne</title>
         <author>cate_camilli</author>
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         <pubDate>2020-04-13 17:26:35 UTC</pubDate>
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         <title>Giuditta che decapita Oloferne, Firenze.</title>
         <author>cate_camilli</author>
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         <description><![CDATA[<div> Nel 1620 l'artista realizzò una seconda versione dell'opera, conservata oggi nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Qui la scena è ripresa da un punto di vista più lontano, sono quindi inclusi molti più oggetti (ad esempio il materasso è molto più dettagliato), e si possono vedere le gambe del generale. A cambiare sono anche le vesti delle fanciulle, l'ancella infatti ha una semplice veste bianca mentre il vestito di Giuditta risulta molto più elaborato e di colore giallo. Il volto della ragazza è deciso ma ha perso quell'accenno di divertimento presente nella prima versione. Giuditta, in modo realistico, per dare più forza alla propria presa, con una mano regge la lama e con l’altra si aggrappa con rabbia alla barba del generale. È proprio questa presa violenta lo specchio perfetto della vendetta che Artemisia voleva assolutamente avere nei confronti del suo stupratore, Agostino Tassi. L'illuminazione è molto più scarsa e proviene anche qui da una fonte esterna, forse una candela che rischiara i personaggi principali ma lascia nell'oscurità l'ambiente circostante. </div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-15 08:46:31 UTC</pubDate>
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         <title>Confronto fra la Giuditta di Artemisia e di Caravaggio </title>
         <author>cate_camilli</author>
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         <pubDate>2020-04-15 08:48:53 UTC</pubDate>
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         <title>I volti di Giuditta</title>
         <author>cate_camilli</author>
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         <pubDate>2020-04-15 09:30:31 UTC</pubDate>
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         <title>Dettaglio del materasso</title>
         <author>cate_camilli</author>
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         <pubDate>2020-04-15 10:15:36 UTC</pubDate>
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         <title>Dettaglio della coperta</title>
         <author>cate_camilli</author>
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         <pubDate>2020-04-15 10:16:34 UTC</pubDate>
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         <title>Due versioni dello stesso quadro a </title>
         <author>cate_camilli</author>
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         <pubDate>2020-04-15 10:28:54 UTC</pubDate>
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         <title>Sitografia</title>
         <author>cate_camilli</author>
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         <description><![CDATA[<div>https://www.arteworld.it/giuditta-che-decapita-oloferne-artemisia-gentileschi-analisi/<br><br>http://www.cultora.it/art-in-pills-il-quadro-come-specchio-del-proprio-dolore-giuditta-che-decapita-olferne-di-artemisia-gentileschi/<br><br>http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/artemisia-gentileschi/<br><br>https://www.greenme.it/vivere/costume-e-societa/artemisia-gentileschi/<br><br>https://www.settemuse.it/pittori_scultori_italiani/artemisia_gentileschi.htm</div>]]></description>
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         <pubDate>2020-04-15 10:40:25 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>cate_camilli</author>
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         <pubDate>2020-04-15 18:28:56 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>cate_camilli</author>
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         <pubDate>2020-04-15 18:31:32 UTC</pubDate>
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