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      <title>Gli anni 20 del XX secolo  by </title>
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      <description>Percorso interdisciplinare d&#39;esame. </description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2021-05-12 08:10:17 UTC</pubDate>
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         <title>Letteratura; Giuseppe Ungaretti e l&#39;Ermetismo. </title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[<p>L'Ermetismo</p><p>Nei primi anni del Novecento, in Italia si afferma la più elevata espressione poetica del periodo: l'Ermetismo. Con questo termine non si indica un vero e proprio movimento letterario, ma piuttosto un atteggiamento comune a un gruppo di poeti. La definizione fu coniata nel 1936 dal critico letterario Francesco Flora per sottolineare la difficoltà di questa poesia, caratterizzata da un linguaggio "ermetico" termine che deriva da <em>Ermete</em>, il dio greco delle scienze occulte.</p><p>I poeti ermetici esprimono il senso di vuoto di un'epoca segnata da esperienze tragiche, come la Prima guerra mondiale e il ventennio fascista. Le loro composizioni sono brevi ed essenziali: attraverso poche parole di intenso valore allusivo e simbolico, riescono a evocare sensazioni straordinarie. Gli ermetici eliminano ogni formalismo esteriore, aboliscono la punteggiatura e ricorrono al verso libero, che esalta il valore singolo di ogni parola.</p><p>Giuseppe Ungaretti: vita e opere</p><p>Il maggiore esponente dell'Ermetismo è senza dubbio <strong>Giuseppe Ungaretti</strong>, nato il 10 febbraio 1888 ad Alessandria d'Egitto, dove trascorse l'infanzia e l'adolescenza fino ai ventiquattro anni. Da quegli anni giovanili trasse due impressioni dominanti: un ricco bagaglio di immagini e colori dell'Egitto natale, e un profondo sentimento di estraneità, l'anelito verso una patria perduta.</p><p>Allo scoppio della Prima guerra mondiale si offrì volontario, convinto che la guerra fosse occasione di eroismo e gloria. L'esperienza traumatica delle trincee sul Carso cambiò radicalmente la sua visione. Fu proprio lì prima sul retro di una scatola di fiammiferi, poi su un taccuino che iniziò a scrivere le poesie che confluirono nella raccolta <em>Il Porto Sepolto</em>, poi rielaborata nel 1919 in <em>Allegria di naufragi</em> e presentata dal 1931 semplicemente come <em>L'Allegria</em>. In questa raccolta lo stile essenziale e folgorante di Ungaretti raggiunge la massima intensità ritmica, emotiva e fonetica, restituendo al lettore l'esperienza indicibile della guerra.</p><p>Dopo una serie di viaggi, nel 1958 perse la moglie Jeanne. Nel 1964 pubblicò una raccolta di scritti di viaggio. Morì a Milano nella notte tra il 1° e il 2° giugno 1970, di ritorno da un viaggio negli Stati Uniti</p><p><br/></p><p><strong><em>“Veglia” </em></strong></p><p><br/></p><p>Un'intera nottata</p><p>&nbsp;buttato vicino</p><p>&nbsp;a un compagno </p><p>massacrato</p><p>con la bocca</p><p>digrignata = (mostrare i denti) </p><p>volta al plenilunio = (luna piena)</p><p>con la congestione = (fig. Blocco)</p><p>&nbsp;delle sue mani </p><p>penetrata</p><p>&nbsp;nel mio silenzio </p><p>ho scritto</p><p>&nbsp;lettere piene d’amore</p><p><br/></p><p>Non sono mai stato</p><p>&nbsp;tanto</p><p>&nbsp;attaccato alla vita</p><p><br/></p><p><em>Cima Quattro il 23 dicembre 1915<br><br></em>Veglia descrive l’esperienza della guerra vissuta in prima persona dal poeta. </p><p>La poesia inizia con la descrizione del compagno morto accanto al soldato Giuseppe Ungaretti. </p><p>Nella splendida e silenziosa notte nasce in Ungaretti la volontà di espressione che è più intensa che mai a causa della quotidianità frequentazione con la morte. <em><br><br><br><br></em><strong><em>“Soldati”<br><br></em></strong>Si sta come&nbsp;</p><p>d’autunno&nbsp;</p><p>sugli alberi&nbsp;</p><p>le foglie&nbsp;</p><p><br/></p><p>Bosco di Courton Luglio 1918&nbsp;</p><p><br/></p><p>Il poeta esprimere le sensazioni mentre si trova al fronte in trincea.&nbsp;</p><p>Attraverso l’immagine simbolica delle figlie che cadono dagli alberi. Il poeta descrive in modo molto suggestivo la precarietà e la fragilità dei soldati che si trovano al fronte sospesi tra vita e morte.</p><p><br/></p><p><br/></p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-13 09:10:11 UTC</pubDate>
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         <title>Introduzione </title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[<p><br/></p><p>Il ventesimo secolo inizia con l’ottimismo e la fiducia nelle innovazioni,&nbsp; ma presto&nbsp; gli anni venti&nbsp; rappresenteranno una fase cruciale di passaggio tra il trauma della grande guerra e la crisi&nbsp; successiva. Molti furono gli avvenimenti che caratterizzarono il Novecento, ma noi ci soffermeremo principalmente sui primi vent’anni.&nbsp;</p><p>Questi anni vengono definiti dagli storici: “Anni ruggenti” ma anche&nbsp;</p><p>“Bellè Époque”.&nbsp;</p><p>“Anni ruggenti” in riferimento&nbsp; al cinema e alla musica.&nbsp;</p><p>“Belle Époque in&nbsp; riferimento al progresso scientifico e tecnico e in particolar modo al trionfare di una nuova classe sociale che è la borghesia.&nbsp;</p><p>In questo periodo l’uomo mostra una grande fede rispetto al progresso scientifico e tecnico, che fu favorito da un periodo di lunga pace, questo periodo possiamo anche definirlo il passaggio vero e proprio alla storia contemporanea.</p><p>Inizierò con storia con “La prima guerra mondiale, passerò a letteratura con “Giuseppe Ungaretti” e poi continuerò con le altre materie.&nbsp;</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-13 09:10:28 UTC</pubDate>
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         <title>   Gli anni 20 del XX secolo</title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[<p>Anno scolastico 2025/26</p><p>Alunno: Josto Ballore &nbsp;</p><p>&nbsp;Classe 3^A</p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-13 09:13:45 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[<div><br><strong>Storia; I soldati in trincea.</strong><br>I Primi anni venti della storia del novecento in Europa si aprono positivamente. I grandi stati europei ormai in piena seconda rivoluzione industriale sono travolti positivamente dalle innovazioni che portano miglioramenti nella vita delle persone certo non in egual modo in&nbsp; tutti gli Stati. L'Italia si Presentava divisa :in un nord industrializzato con l'asse Torino ,Milano, Genova e&nbsp; un centro sud ancora arretrato e legato alle attività agricole pastorali. &nbsp;Un avvenimento  sconvolse il primo ventennio del 900, quello della guerra.<br> I rapporti tra stati Europei Prima dello scoppio della guerra erano particolarmente tesi. Grande testimonianza di questo sono le Alleanze :<br>-La <strong>Triplice Alleanza </strong>che nacque nel 1882 e comprendeva la Germania, Austria e Italia e aveva esclusivamente scopo difensivo .<br>-La <strong>Triplice Intesa </strong>che nacque nel 1907&nbsp; era costituita da Francia, Gran Bretagna e Russia.<br><br>La scintilla che ha dato inizio alla guerra&nbsp; è scoppiata Il 28 giugno 1914, a Sarajevo, in Bosnia dove avvenne l’assassino dell’arciduca Francesco Ferdinando erede&nbsp; al trono dell’Impero austro-ungarico, che venne&nbsp; assassinato insieme alla moglie da un nazionalista serbo, Gavrilo Princip. L’Austria ritenne&nbsp; la Serbia responsabile dell’attentato e gli inviò a un ultimatum di guerra a cui rispondere entro 48 ore.&nbsp;<br>In realtà l’Austria voleva solo approfittare dell’occasione per l’espansione in&nbsp; Serbia e continuarla nei Balcani. La Germania era pronta ad appoggiare l’Austria, mentre la Russia sosteneva la Serbia.&nbsp;<br>Scattarono così le alleanze stabilite negli anni precedenti&nbsp; (con l’eccezione dell’Italia che si dichiarò neutrale) e i più importanti Stati Europei entrarono in guerra.&nbsp;<br><br><br><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-14 08:51:18 UTC</pubDate>
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         <title>Scienza ; L’insulina  nelle biotecnologie </title>
         <author>Adejust</author>
         <link>https://padlet.com/Adejust/g0pgkw1d74lhup4g/wish/1528052717</link>
         <description><![CDATA[<p><br/></p><p><strong>La biotecnologia e l'insulina ricombinante</strong></p><p>La biotecnologia è la branca della biologia che usa organismi viventi per produrre beni e servizi utili alla società.</p><p>Tra le innovazioni biotecnologiche dei primi anni '20 del Novecento c'è l'insulina, una proteina essenziale per la cura del diabete. In passato veniva estratta dal pancreas dei maiali, ma non era identica a quella umana: alcuni pazienti diabetici ne erano allergici. Questo problema è stato superato grazie alle biotecnologie, che hanno permesso di far produrre l'insulina umana a batteri resi "ricombinanti", garantendo una maggiore qualità e durata di vita alle persone affette da diabete.</p><p>Il procedimento parte dall'individuazione, nel genoma umano, del gene INS, che contiene le istruzioni per produrre questa proteina. Si crea quindi una molecola di DNA ricombinante, ovvero una molecola di DNA a cui è stato aggiunto un gene esterno: a questo scopo si usano enzimi di restrizione capaci di tagliare il DNA esattamente ai due estremi del gene, e con gli stessi enzimi si taglia anche un plasmide, una piccola molecola di DNA circolare presa da un batterio. L'enzima ligasi unisce poi le due molecole, formando il nuovo DNA ricombinante. Questo viene inserito in un batterio attraverso piccole scariche elettriche che aprono temporaneamente dei pori nella sua membrana, permettendo al DNA modificato di entrare. Il batterio, seguendo le istruzioni contenute nel nuovo DNA, sintetizza l'insulina. Alla fine la proteina viene estratta dai batteri e purificata: risulta così identica a quella umana e pronta per essere utilizzata nella cura del diabete.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-16 08:02:58 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[<div>Allo scoppio della guerra l’Italia si divise per la possibilità di entrare o no in guerra. <br><br>Da una parte c’erano i <em>neutralisti</em> cioè quelli che desideravano che l’Italia rimanesse neutrale.<br>E poi c’erano gli <em>interventisti</em> ovvero quelli favorevoli alla guerra.<br><br><strong><em>Neutralisti vs. Interventisti&nbsp;</em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-20 13:28:13 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong><em>Gavrilo Princip al momento dell’arresto.</em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-20 13:31:20 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>Adejust</author>
         <link>https://padlet.com/Adejust/g0pgkw1d74lhup4g/wish/1553239279</link>
         <description><![CDATA[<p>Oltre ai due fronti, il simbolo della Grande Guerra furono le trincee. Quando i governi europei decisero di entrare in guerra, si pensava a un conflitto breve e rapido; invece, dopo poche settimane, i vari fronti si stabilizzarono e cominciarono a essere scavate centinaia di chilometri di trincee, dal nord della Francia fino ai Balcani. Questi lunghi corridoi, profondi poco meno di due metri, comparvero da subito anche sul fronte italiano: in pianura, sull'altopiano carsico e in alta montagna. Nonostante l'ottimismo dimostrato dal governo Salandra e dal generale Luigi Cadorna, la guerra assunse ben presto le stesse caratteristiche di stallo che si osservavano nel resto d'Europa.</p><p>Una delle zone più combattute del fronte italiano fu l'altopiano carsico, che da Gorizia scende fino alle spalle di Monfalcone e all'attuale provincia di Trieste. Quest'area è oggi un'importante testimonianza delle terribili battaglie che vi si combatterono per oltre due anni: si possono ancora vedere trincee, postazioni per l'artiglieria, strade e mulattiere usate dai soldati per trasportare i materiali dalle retrovie al fronte. Per realizzare questi corridoi, lunghi complessivamente migliaia di chilometri, furono impiegati più di 65.000 uomini.</p><p>Durante il conflitto, i soldati dovevano affrontare momenti durissimi in strutture più o meno provvisorie, con il costante terrore di essere colpiti da un cecchino o di ricevere l'ordine di lanciarsi all'assalto. Esperienze che segnarono molti uomini per tutta la vita, come dimostrano i numerosi casi di disturbi mentali che ne seguirono. La preparazione delle truppe, sia militare che fisica, si rivelò del tutto insufficiente ad affrontare un conflitto di queste proporzioni.</p><p>Uno degli aspetti più interessanti della Grande Guerra è la vita quotidiana dei soldati. Mai prima di allora si erano combattute battaglie ad altitudini così elevate: sulle cime del massiccio dell'Adamello, italiani e austro-ungarici si trovarono uno di fronte all'altro a oltre 3000 metri di quota. Situazioni simili si verificarono anche tra Trentino e Veneto, nei pressi della Marmolada, nel settore orientale del Lagorai e in tutta la zona delle Dolomiti orientali. La maggior parte dei combattenti su questi fronti apparteneva al Corpo degli Alpini, giovani reclutati nelle zone montane e già abituati alle temperature rigide e agli spostamenti in territori impervi. Accanto agli Alpini, presero parte al conflitto anche migliaia di sardi, riuniti nella celebre Brigata Sassari, la cui partecipazione è testimoniata da Emilio Lussu nel suo libro <em>Un anno sull'Altipiano</em>.</p><p>Uno dei problemi più gravi della guerra fu quello dell'alimentazione, sia per i civili che per i soldati. Le battaglie, la militarizzazione dei territori e i furti (specialmente in Friuli e nel Veneto orientale dopo Caporetto) devastarono i raccolti e svuotarono i magazzini. Le famiglie nelle retrovie furono colpite da carestie e malattie legate alla scarsità di cibo, mentre il rancio dei soldati diventava giorno dopo giorno sempre più scarso e di qualità inferiore. Questo peggioramento era dovuto anche al metodo di distribuzione: i pasti venivano cucinati nelle retrovie e trasportati di notte verso le linee avanzate, così che pasta e riso arrivavano in trincea ormai freddi e trasformati in blocchi collosi.</p><p>Sono proprio le trincee, oggi visitabili lungo diversi itinerari, le tracce più significative di quanto accadde tra il 1915 e il 1918. Per lungo tempo furono la vera "casa" dei soldati, il luogo dove vissero per settimane, talvolta per mesi, tra una battaglia e l'altra. Attraverso le testimonianze di chi le visse si possono ricostruire molti aspetti della vita reale al fronte: come fosse organizzata la quotidianità a pochi metri dal nemico, le regole rigide imposte dai comandi (specialmente durante il periodo di Cadorna) e le punizioni riservate a chi si rifiutava di combattere. Emergono anche episodi che mostrano come molti uomini sentissero il bisogno di affidarsi alla religione e alla fede, oltre a casi, particolarmente significativi, di contatto pacifico tra soldati nemici: momenti in cui, invece di spararsi, le due trincee si scambiavano beni di prima necessità o stringevano accordi per tregue temporanee.</p><p>Le forze complessivamente mobilitate dall'Italia durante la guerra furono circa 5.615.000 uomini, di cui 650.000 morti, 947.000 feriti e 600.000 dispersi.</p><p>Conclusa la guerra, il 18 gennaio 1919 si aprì a Parigi la Conferenza di pace, con la partecipazione di 32 nazioni e l'esclusione delle potenze sconfitte, chiamate solamente a firmare quanto deciso dai vincitori. Il potere decisionale fu nelle mani delle quattro grandi potenze vittoriose: la Gran Bretagna, rappresentata da Lloyd George; gli Stati Uniti, da Wilson; la Francia, da Clemenceau; e l'Italia, da Orlando. Quest'ultima, tuttavia, fu trattata come una potenza di secondo rango dalle altre grandi nazioni vincitrici. Il trattato di pace con la Germania venne infine firmato a Versailles il 28 giugno 1919, e il paese fu indicato come l'unico vero responsabile dello scoppio del conflitto.</p><p><br/></p><p><br/></p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-24 10:33:31 UTC</pubDate>
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         <title>Storia dell&#39;arte; Il Futurismo, Giacomo Balla &quot;Lampada ad Arco&quot;. </title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[<p>Oltre gli avvenimenti tragici come quello della prima guerra mondiale ci sono anche la nascita di nuovi movimenti letterari e artistici come quella del Futurismo nel 1909 quando l'Italiano Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) ne pubblicò <strong><em>"Il Manifesto"</em></strong> sul giornale francese <em>"Le Figaro"</em>. </p><p>Il Manifesto era volutamente provocatorio e proponeva una rottura, sia nelle arti sia nella società.</p><p>Marinetti non fu un vero e proprio artista, ma piuttosto un filosofo e un animatore del movimento. </p><p>Sulla scia di Marinetti, soprattutto Italiani aderirono al movimento: Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Luigi Russolo ecc. </p><p>Negli anni successivi furono pubblicati diversi Manifesti dedicati a tutte&nbsp; le attività artistiche. </p><p>Molti quadri Futuristi possono presentare somiglianze con quelli cubisti, ma questi due hanno delle differenze: </p><p>- nel Cubismo la visione è simultanea e statica: l’oggetto e fermo e l’analizzatore che&nbsp; gira intorno all’oggetto per catturare ogni singolo dettaglio; Nel Futurismo la visione è simultanea e dinamica: infatti l’analizzatore è fermo mentre è l’oggetto che si muova davanti ad esso.</p><p>-i Cubisti rappresentano nelle loro opere: nature morte, paesaggi ecc. ; mentre i Futuristi presentano nelle loro opere oggetti e simboli del progresso e delle innovazioni: lampioni, automobili, aerei ecc. </p><p><br/></p><p>Uno dei tanti esponenti dell’Futurismo fu Giacomo Balla.</p><p>Giacomo Balla nacque&nbsp; a Torino nel 1871, si appassionò fin da giovane ad arte e fotografia; nel 1895 si trasferì a Roma, dove trascorse la sua vita fino alla morte nel 1958. All’inizio era&nbsp; un artista divisionista Italiano, infatti aderì&nbsp; tardi al Futurismo. </p><p>Alcune delle opere più importanti di Balla sono "La mano del violinista", </p><p>ma l’opera, più  importante di Giacomo Balla è Lampada ad arco che si può definire il quadro simbolo del movimento Futurista.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><strong><em>“Giacomo Balla”</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-25 17:09:21 UTC</pubDate>
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         <title>Giacomo Balla; </title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[<div><em>Lampada ad Arco, 1909, olio su tela, 115 x 175 cm, New York, The Museum of Modern Art. <br><br></em><strong><em>Lampada ad Arco </em></strong>è un opera di grande interesse storico, sia per la tecnica che per il soggetto.<br>L’interesse principale di Balla non è la forma , ma la luce che interagisce con il colore e il movimento, infatti possiamo notare nell’immagine che la luce si irradia dalla lampada e risulta scomposta in queste linee ad arco che ricoprono gran parte dell superficie della tela. <br>&nbsp;Queste linee radianti raggiungono perfino il piccolo spicchio di luna, che comunque non smette di essere lucente.La particolarità del quadro è legata al fatto che il soggetto ovvero un lampione elettrico possa trasmettere emozioni paragonabili a quelle del chiaro di luna. Infatti nessuno a quell'epoca&nbsp; poteva immaginare la luce di un lampione elettrico in un questo periodo, e fu infatti una grande innovazione.<br><br></div><div>In alto a sinistra si può notare&nbsp; l’anno in cui è stata creata l’opera, quindi il 1909 , anche se una parte dei critici pensa che il reale anno di esecuzione sia il 1911, e che lo stesso Giacomo Balla esponendo il dipinto ne abbia cambiato la cronologia.<br>&nbsp;Il quadro compare per la prima volta nel catalogo della galleria&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; <em>Bernheim-Jeune</em> nel 1912, ma scompare nei cataloghi delle successive mostre europee. Si suppone che l'opera venne rifiutata perché ritenuta inadatta rispetto alle altre.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-26 09:59:54 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>Adejust</author>
         <link>https://padlet.com/Adejust/g0pgkw1d74lhup4g/wish/1560884026</link>
         <description><![CDATA[<div>Nel 1959 il dipinto fu acquistato dal MOMA di New York<br><br><strong><em>MOMA, New York&nbsp;</em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-26 10:19:29 UTC</pubDate>
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         <title>Soldati In Trincea </title>
         <author>Adejust</author>
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         <pubDate>2021-05-26 17:25:31 UTC</pubDate>
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         <title>Soldati in Trincea </title>
         <author>Adejust</author>
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         <pubDate>2021-05-26 17:26:47 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[<div>Tra le trincee nel Carso con il presentatore Giovanni Floris e lo storico Marco Mondini.</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-27 13:17:06 UTC</pubDate>
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         <title>Cittadinanza e Costituzione Agenda 2030 </title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[<h1>Goal 16: Pace, giustizia e istituzioni solide.</h1><div>Il Goal 16 dell’Agenda 2030 punta a realizzare <strong>società </strong>pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, in cui tutti abbiano uguali <strong>diritti</strong> e con <strong>istituzioni</strong> efficaci, responsabili e inclusive a tutti i livelli. L’obiettivo è molto ambizioso e copre una prospettiva molto ampia.<br>È dimostrato che senza società pacifiche e inclusive e in assenza dei principi di buongoverno, lo sviluppo non può essere inclusivo.&nbsp;</div><div><br>L’obiettivo 16 mira a ottenere società pacifiche e inclusive entro il 2030. Per raggiungere tale scopo l’obiettivo 16 chiede di ridurre tutte le forme di violenza, fermare la tortura e combattere tutte le forme di criminalità organizzata. Inoltre, la corruzione e i flussi illegali di armi e denaro dovranno essere ridotti in modo netto. Per raggiungere l’obiettivo di società pacifiche e inclusive, dovranno essere promossi lo Stato di diritto e il potenziamento di istituzioni partecipative e dovranno essere garantite pari opportunità nell’accesso alla giustizia.</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-27 13:29:49 UTC</pubDate>
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         <title>Tecnologia :La Radio;</title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[<p>Agli inizi del ventesimo secolo tra le innovazioni tecnologiche che hanno cambiato la vita delle persone c’è&nbsp; la radio, che possiamo definire il primo mezzo dl comunicazione&nbsp; di massa. Quando nei primi anni 20&nbsp; del &nbsp; Novecento i ricevitori radio si diffusero nelle abitazioni e nei luoghi pubblici, si ebbe una rivoluzione nella trasmissione delle informazioni, poiché questi apparecchi permettevano di conoscere quasi in tempo reale che cosa accadeva in qualsiasi luogo del mondo. Il ruolo della radio fu importantissimo, per esempio, durante la Prima e Seconda guerra mondiale: grazie a essa, infatti, l'opinione pubblica era informata sull’andamento reale della guerra. </p><p>La scoperta delle onde elettromagnetiche catturò l'attenzione di due fisici intraprendenti: l'italiano <strong>Guglielmo Marconi</strong> ed il russo <strong>Aleksandr Stepanovič Popov</strong>.</p><p>Questi due studiosi vivevano e lavorarono in zone completamente diverse , senza saperlo, cominciarono a <strong>lavorare contemporaneamente sul medesimo progetto</strong>, ossia la costruzione di una tecnologia in grado di inviare e ricevere segnali radio&nbsp; anche a distanza.</p><p>Tra il 1895 ed il 1896 Popov costruì<strong> un ricevitore</strong> in grado di captare segnali emessi da lontano e ne dimostrò il funzionamento durante alcuni esperimenti a San Pietroburgo. In Italia, a<strong> Pontecchio Bolognese</strong>, Marconi&nbsp; in qualche mese riuscì a potenziare il segnale del suo apparecchio tanto da far passare un segnale da un versante all'altro di un'ampia collina.</p><p>Le autorità italiane però non avevano intuito le potenzialità delle ricerche di Marconi e dunque si trasferì a Londra per proseguire il lavoro. Il <strong>5 marzo del 1896</strong> così Guglielmo Marconi presentò la richiesta per<strong> brevettare</strong> le proprie migliorie alla telegrafia senza fili ,ossia il primo prototipo della radio, anticipando di qualche settimana la prima trasmissione radio di Popov.</p><p>La corsa all'invenzione del secolo era stata vinta da Marconi.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-27 20:18:48 UTC</pubDate>
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         <title>“La Mano del violinista”, Giacomo Balla (1912), Olio su tavola, 52x75.</title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-05-28 12:39:04 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-05-29 14:42:17 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[<p>The Roaring Twenties </p><p><br/></p><p><br/></p><p><strong>1. The Roaring Twenties</strong></p><p>The 1920s were a period of great prosperity in the USA, following the First World War.</p><p>• Economic boom after WWI</p><p>• Birth of skyscrapers and Art Deco</p><p>• Accidental discovery of penicillin (Science)</p><p>• 1920 Summer Olympics (PE)</p><p>• Wall Street became one of the world's most important financial centres</p><p>&nbsp;</p><p><strong>2. The Wall Street Crash (1929)</strong></p><p>In 1929, the Wall Street Crash occurred: financial markets lost billions of dollars.</p><p>• More than 20,000 companies went bankrupt</p><p>• 3,000 banks went bankrupt</p><p>• Start of the Great Depression</p><p>&nbsp;</p><p><strong>3. Effects of the Great Depression</strong></p><p>• 15 million Americans were unemployed (20% of the population)</p><p>• In some cities, unemployment was over 80%</p><p>• Children left school to look for work</p><p>• Thousands of schools closed due to lack of funding</p><p>• People had no money to buy food or pay rent</p><p>• Many families lost their homes</p><p><br/></p><p>The Roaring Twenties </p><p>1. The Roaring TwentiesThe 1920s were a period of great prosperity in the USA, following the First World War.</p><p>• Economic boom after WWI</p><p>• Birth of skyscrapers and Art Deco</p><p>• Accidental discovery of penicillin (Science)</p><p>• 1920 Summer Olympics (PE)</p><p>• Wall Street became one of the world's most important financial centres&nbsp;</p><p>2. The Wall Street Crash (1929)In 1929, the Wall Street Crash occurred: financial markets lost billions of dollars.</p><p>• More than 20,000 companies went bankrupt</p><p>• 3,000 banks went bankrupt</p><p>• Start of the Great Depression&nbsp;3. Effects of the Great Depression</p><p>• 15 million Americans were unemployed (20% of the population)</p><p>• In some cities, unemployment was over 80%</p><p>• Children left school to look for work</p><p>• Thousands of schools closed due to lack of funding</p><p>• People had no money to buy food or pay rent</p><p>• Many families lost their homes</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-05-15 17:46:27 UTC</pubDate>
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         <title>Musica in trincea </title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[<p><br/></p><p><strong><em>Per sentirsi meno soli</em></strong></p><p><strong>I canti militari italiani: dalla Grande Guerra alle tradizioni alpine</strong></p><p>Nella mia ricerca ho scoperto che fino alla fine del Settecento non esistevano veri e propri canti militari in lingua italiana. Le cose cambiarono con l'arrivo di Napoleone: i suoi soldati cantavano, e alcune delle loro canzoni attraversarono le Alpi nel 1800, portate dalle truppe d'invasione.</p><p>Con la Prima Guerra Mondiale si verificò qualcosa di straordinario: i canti si diffusero in modo impressionante, cantati in coro da migliaia di soldati. Tra i più amati c'erano brani del repertorio operistico come il <em>Va' pensiero</em>, gli inni del Risorgimento, e canzoni popolari facili da cantare come <em>Quel mazzolin di fiori</em> e <em>La Valsugana</em>. Ben presto però nacquero anche canti nuovi, che rispecchiavano la dura realtà della guerra: alcuni rielaboravano melodie antiche, come <em>Il capitan della compagnia</em>, altri erano completamente originali, nati dalla fantasia di qualche soldato sconosciuto, come <em>La sentinella</em>.</p><p>Quello che mi ha colpito di più è che, per la prima volta, si diffusero canti tutt'altro che guerreschi: erano melodie cariche di sentimento e di dolore, allo stesso tempo cori collettivi e lamenti silenziosi del singolo. Nelle notti in trincea, quei canti riportavano alla mente i compagni caduti, gli affetti lontani, l'angoscia per il giorno che sarebbe arrivato.</p><p>Ma chi cantava? Cantavano i soldati, i graduati, a volte anche gli ufficiali. L'alpino però cantava più di tutti. Ho notato che il canto corale militare è una caratteristica tipicamente montana e settentrionale: il soldato del Sud ha forse più passione, ma è più individualista. Il montanaro è più rude e meno lirico, ma in coro non ha rivali.</p><p>Cantavano per dimenticare dolori e rimpianti: il canto era come una preghiera, una forza che li aiutava ad andare avanti. </p><p>C'è poi un aspetto storico e sociale che ritengo molto importante: durante la Prima Guerra Mondiale, centinaia di migliaia di soldati — soprattutto contadini provenienti da tutte le regioni d'Italia — si ritrovarono ammassati nelle trincee. Lì nacque una comunicazione che superava i dialetti locali, e il patrimonio culturale di quei soldati-contadini si trasformò. Alcune canzoni dei loro paesi d'origine si adattarono alla nuova realtà, vennero rielaborate in italiano e passarono poi al repertorio alpino, diffondendosi in tutta l'Italia settentrionale.</p><p>Al di là delle parole, molti di questi canti hanno una profonda spiritualità: richiamano il senso irriducibile della vita e dell'amore, che riesce a emergere anche nel mezzo della brutalità della guerra.</p><p>Vale la pena notare, infine, che quasi nessuno di questi canti ha una versione ufficiale: la maggior parte esiste in molte varianti, probabilmente per via delle differenze linguistiche locali, anche se in genere si tratta di differenze poco significative.</p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2026-05-24 18:14:35 UTC</pubDate>
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         <title>Spagnolo</title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>La Spagna y la Primera Guerra Mundial: neutralidad y transformaciones</strong></p><p>Neutralidad y transformaciones</p><p>Entre 1914 y 1918, mientras Europa se veía devastada por la guerra, España se mantuvo neutral. El 30 de julio de 1914, el presidente Eduardo Dato declaró la neutralidad del país. La decisión fue casi obligatoria: España no tenía alianzas que respetar ni capacidad para una guerra moderna, y —a diferencia de Italia y Portugal— no había presiones externas suficientes para arrastrarla al conflicto.</p><p>Sin embargo, mantenerse al margen militarmente no significó permanecer indiferente. La neutralidad se reveló pronto como una oportunidad económica: con los países beligerantes ocupados produciendo para la guerra, España comenzó a exportar alimentos y materiales a todos, sustituyendo a Francia, Alemania e Inglaterra en los mercados internacionales. Por primera vez, la balanza de pagos fue positiva y el sector bancario se expandió.</p><p>Sin embargo, esta prosperidad fue frágil y desigual. El crecimiento se logró ampliando la mano de obra sin invertir en innovación, y se desvaneció cuando los países beligerantes volvieron a producir. Las tensiones sociales acumuladas desembocaron en huelgas y, finalmente, en el golpe de Estado de Primo de Rivera en 1923.</p><p>En definitiva, aunque militarmente al margen, España se vio íntimamente involucrada en todas las demás dimensiones —económica, social, política y cultural— de la Gran Guerra.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-05-25 07:54:04 UTC</pubDate>
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         <title>Geografia</title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[<p>1.2 Il fronte italiano<br>Dal punto di vista geografico la Prima guerra mondiale si era concentrata su tre fronti principali: fronti occidentali ( al confine tra Germania e Francia) fronti orientali ( Europa dell'est e Russia contro impero Austro-Ungarico e Germania) e infine fronte italiano (nelle Alpi).<br>In Italia le azioni militari si concentrarono attorno al  confine nord-orientale, su un arco che si sviluppava dalla Val Camonica al lago di Garda, alle Dolomiti, al Cadore, alla Carnia, alle Alpi Giulie fino al mare: 640 chilometri, tutti in terreno montuoso. Le direttrici operative erano cinque, su ognuna delle quali operava con autonomia un’apposita unità militare: sulla sinistra dell’arco, cioè dal confine svizzero fino alla Croda grande (vicino a Fiera di Primiero), il fronte trentino presidiato dalla 1a Armata; alla sua destra, dalla Croda grande al monte Peralba (alle sorgenti del Piave), il fronte dolomitico presidiato dalla 4a Armata; al centro dell’arco il fronte carnico, sul quale si prevedeva una pressione bellica minore, presidiato pertanto solo da un limitato raggruppamento di forze; alla destra vi era poi il fronte orientale che andava fino al mare, suddiviso in due zone (Alto Isonzo e Basso Isonzo) affidate rispettivamente alla 2a e alla 3a Armata.&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 12:31:44 UTC</pubDate>
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         <title>Scienze motorie</title>
         <author>Adejust</author>
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         <description><![CDATA[<p>Durante la Prima Guerra Mondiale, lo sport ha svolto un ruolo importante per i soldati impegnati al fronte. Sebbene la guerra fosse un'esperienza estremamente traumatica e difficile, lo sport rappresentò per i militari una fonte di svago e di sollievo, aiutandoli a mantenere una buona salute fisica e mentale.</p><p>Il calcio fu probabilmente lo sport più popolare tra le truppe: in molte trincee lungo il fronte, soldati inglesi e tedeschi si sfidavano in partite improvvisate, usando palloni fatti di stracci, giornali o sacchi di sabbia. Nonostante le condizioni difficili e il terreno spesso accidentato, questi incontri regalavano ai soldati momenti di socializzazione e di sano agonismo, in una competizione amichevole che per qualche istante allontanava i pensieri della guerra.</p><p>Accanto al calcio si praticavano anche rugby, baseball, tennis e pugilato, perlopiù in forma informale e non organizzata: attività che permettevano comunque di sfogarsi, divertirsi e mantenersi in forma.</p><p>Lo sport, però, non era solo un passatempo: rappresentava per i soldati anche un'occasione per mettere alla prova le proprie capacità fisiche e mentali. In diverse circostanze, gli ufficiali organizzavano vere e proprie competizioni tra le truppe, nella speranza di sostenere il morale e rafforzare lo spirito di squadra.</p><p>Un ruolo altrettanto significativo lo sport lo ebbe nella riabilitazione dei feriti. Negli ospedali militari, dove i soldati ricevevano cure e assistenza, attività come il nuoto, il ciclismo e il sollevamento pesi venivano spesso impiegate come parte del percorso di recupero, aiutandoli a ritrovare la forza fisica necessaria per riprendere la vita normale.</p>]]></description>
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         <pubDate>2026-06-02 13:02:37 UTC</pubDate>
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