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      <title>Le parole di Dante- Bacheca classe III^D plesso “Netti” A.S. 2022-2023 by Maria Esmerarlda Scarpetta</title>
      <link>https://padlet.com/mariaesmeraldascarpetta1/fzctc2jou9f9h8zl</link>
      <description>Siamo lieti di presentarvi il lavoro realizzato per il Dantedì, data che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio di Dante nell’aldilà. Ci siamo interrogati sulle parole utilizzate all&#39;interno dell&#39;opera e, dopo averle selezionate consultando il sito dell&#39;Accademia della Crusca, abbiamo scelto le nostre preferite e abbiamo motivato la nostre preferenze. Vi ringraziamo per l&#39;attenzione e vi auguriamo buona lettura!</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2023-03-11 16:14:45 UTC</pubDate>
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         <title>Trasvolare- professoressa Scarpetta</title>
         <author>mariaesmeraldascarpetta1</author>
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         <description><![CDATA[<div>(Paradiso XXXII, 90)</div><div><br></div><div>Io vidi sopra lei tanta allegrezza</div><div>piover, portata ne le menti sante</div><div>create a trasvolar per quella altezza [...]</div><div><br></div><div>Trasvolare, 'volare su una grande distesa di terra o di acque' è parola nata con Dante, ben prima della moderna aviazione, anche se essa e i suoi derivati, come trasvolata e trasvolatore, sono usati con grande enfasi da scrittori e poeti del Novecento, come Gabriele d’Annunzio, pilota lui stesso, e i futuristi. Dante la usa per descrivere la scena degli angeli (chiamati "menti sante" 'pure intelligenze celesti') che avvolgevano di voli la Vergine Maria versando su di lei la gioia dell’amore di Dio.<br><br><br>Ho scelto questa parola perché da sempre l'uomo sogna di volare. "Trasvolare" significa "volare oltre" "andare lontano volando"... è veramente una bella parola, siete d'accordo?&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-11 16:31:33 UTC</pubDate>
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         <title>FANTASIA (Porfido Veronica)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><em><sup>E se le fantasie nostre son basse</sup></em></div><div><em><sup>a tanta altezza, non è maraviglia;</sup></em></div><div><em><sup>ché sopra ’l sol non fu occhio ch’andasse.</sup></em></div><div><br></div><div>Nell’intensa luminosità del cielo del Sole sfavillano, ardenti, gli spiriti beati: una vertigine di luce splendente per lo sguardo, che non può spingersi oltre il luccichio dell’astro solare. La fantasia umana e le parole sono inadeguate a comprendere e descrivere quanto trascende la sfera materiale, così come accadrà in altri luoghi del Paradiso (XIX, 9; XXIV, 24). Non pura ‘invenzione’ o ‘fantasticheria’, la fantasia (dal greco φαντασία, derivato di φαντάζομαι ‘io appaio’) è, nella dottrina scolastica aristotelico-tomistica, la ‘facoltà immaginativa’, che all’intelletto fornisce le immagini: riflessi, fantasmi sensibili, da cui per astrazione deriva la conoscenza. L’alta fantasia, che compare dapprima nel Purgatorio (XVII, 25), al centro esatto della Commedia, ritorna un’altra sola volta nei versi finali del poema (Paradiso XXXIII, 142): “A l’alta fantasia qui mancò possa”. Anche la parte più elevata della mente speculativa, pur slegata dall’esperienza dei sensi e dall’imperfezione terrena, è costretta a fermarsi sul bordo dell’intuizione contemplativa della pura luce. Non può trattenere la visione perfetta, l’irripetibile bagliore del mistero divino.<br><br></div><div>Ho scelto questa parola perché l'uomo che non ha fantasia non ha ali per volare.<br>E come disse Patrick Snow <br><em>"Solo coloro che possono vedere l'invisibile, possono compiere l'impossibile!"</em></div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-16 12:00:08 UTC</pubDate>
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         <title>Talento                       (Natalia Mele)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>(Inferno V, 39)<br>Intesi ch'a così fatto tormento<br>enno dannati i peccator carnali,<br>che la ragion sommettono al talento.<br>I versi si riferiscono ai peccator carnali, che più della ragione seguono il talento, cioè il proprio desiderio e, in rapporto a questo contesto, la propria inclinazione al piacere. Con il significato figurato di ‘desiderio’, talento si è affermato nella lingua letteraria a partire dal provenzale, perciò in questo senso si tratta di un gallicismo. Talento, che per noi oggi indica una qualità o una dote (anche per effetto della parabola evangelica riferita da Matteo 25, 14-30), è un esempio di come certi significati siano oggi diversi da quelli diffusi ai tempi di Dante. La parola talento, che dal greco è passata al latino e poi alle lingue romanze, in origine si riferiva all’inclinazione della bilancia, poi ha indicato anche una moneta il cui valore era legato al peso. Dal senso concreto di inclinazione della bilancia, quindi, il talento passa a indicare da un lato l’inclinazione del desiderio, dall’altro la moneta, quindi (secondo il senso del Vangelo) il possesso di una dote o di una capacità particolare. Sempre con il significato di ‘desiderio’, talento si legge anche in altri versi dell’Inferno (II, 81 e X, 55) e del Purgatorio (XXI, 64).<br><br>Ho scelto questa parola perché ogni persona sulla Terra è dotata di un talento che lo aiuta a mandare avanti la sua vita concentrandosi anche su come migliorarlo e coltivarlo. Ognuno di noi deve essere capace di saper usare il talento in modo prezioso e consapevole, senza andarlo a sostituire con qualcosa di più superfluo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-16 12:15:49 UTC</pubDate>
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         <title>A viso aperto(Noemi k)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>(Inferno X, 93)</div><div><br></div><div>Ma fu' io solo, là dove sofferto</div><div>fu per ciascun di tòrre via Fiorenza,</div><div>colui che la difesi a viso aperto.</div><div><br>“A viso aperto”: per indicare il coraggio e la nobiltà del gesto di Farinata, che si oppose da solo alla distruzione di Firenze, Dante attinge al linguaggio delle giostre cavalleresche. In queste contese il combattente che voleva intervenire per vincere e ottenere come premio la liberazione di una persona che riteneva ingiustamente condannata, poteva presentarsi o con la visiera dell’elmo abbassata, condizione che lo rendeva irriconoscibile, o con la visiera alzata, che faceva vedere il suo viso. Era questo il gesto più onorevole.</div><div><br>Ho scelto questa parola perché il coraggio ci rende liberi. Occorre coraggio nelle piccole o grandi scelte di ogni giorno, occorre coraggio per esprimere le proprie idee. Essere pienamente consapevoli della paura ed avere la forza d'animo per affrontarla. A viso aperto senza timore o vergogna ma essere sinceri.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-16 12:32:42 UTC</pubDate>
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         <title>Stelle  [xhesika hysa]</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/mariaesmeraldascarpetta1/fzctc2jou9f9h8zl/wish/2519353911</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Inferno XXXIV, 139<br><br>salimmo su, el primo e io secondo,</div><div>tanto ch'i' vidi de le cose belle</div><div>che porta 'l ciel, per un pertugio tondo.</div><div>E quindi uscimmo a riveder le stelle.</div><div>Stelle è la parola scelta da Dante, con simmetria mirabile, per chiudere tutte e tre le cantiche. Il XXXIV dell'Inferno si conclude con la risalita per il cammino ascoso che per un pertugio tondo conduce fino alla superficie della Terra: l'attimo del riaffiorare coincide, liberatorio, con la visione della notte stellata. Il XXXIII del Purgatorio si chiude con Dante purificato dalla "santissima onda", pronto finalmente a "salire a le stelle", cioè passare al Paradiso. Infine, il non facile explicit del XXXIII del Paradiso, secondo la spiegazione del Landino, "In sententia exprime, che la mente humana mossa da Dio si muove equalmente a tutte le chose accordando la sua volontà chon la volontà di dio. Et per questo non gli dando Idio più possa lui accorda la sua volontà chon la volontà divina". E anche noi, giunti al termine di questa lunga maratona attraverso le parole di Dante, impossibilitati ad andare oltre, chiudiamo con la visione del creato, ancora ordinato nella perfetta costruzione tolemaica, e mosso dal primo motore immobile, noi che apparteniamo a un mondo che nell'ordine non riesce più a credere, e che spesso ha perso il senso complessivo delle cose. Grazie, Dante, per averci suggerito un anno di riflessioni, oltre che di confronti tra il nostro mondo e il tuo mondo.<br><br>Ho scelto questa parola perche` alcune volte mi stendo sul prato mentre vedo le stelle brillare nel cielo. Mi fa stare bene.&nbsp;</div><div><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-16 12:56:28 UTC</pubDate>
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         <title>COMETE(Dimita Maria Aurora)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>(Paradiso XXIV,12)<br>Così Beatrice,e quelle anime liete si fero spere sopra fissi poli,fiammando,volte,a guisa di comete.<br>Il termine deriva dal latino&nbsp;<em>cometes&nbsp;</em>&nbsp;letteralmente "dotato di chioma" a sua volta di origine greca,e indica propriamente un corpo celeste formato da una testa luminosa e da una "chioma"&nbsp; nebulosa&nbsp; che si prolunga in una o più code quando si trova nelle vicinanze&nbsp; del sole.Nella Commedia occorre un'unica volta,in rima,nella similitudine che accosta le scie di tali spettacolari corpi celesti al fiammare delle "anime liete" (Paradiso XXIV) che Dante ammira nel Cielo delle stelle fisse.<br>Un riferimento alle comete si rivela anche nel Convivio,dove la visione dell'astro appare premonitrice dei rivolgimenti politici della città di Firenze:"in Fiorenza,nel principio della sua destruzione ,veduta fue nell'aere,in figura d'una croce,grande quantità di questi vapori seguaci della stella di Marte"(11,13,22).<br>Calcoli recenti hanno rivelato che si trattò della cometa di&nbsp; Halley,che Dante e i suoi contemporanei-tra cui Giotto,che la rappresentò nella Cappella degli Scrovegni -poterono ammirare nell'autunno del 1301.<br><br><strong>Per me le comete sono un modo per avverare i propri desideri.<br>E mi piacciono per la loro luminosità   e per la scia che lasciano che mi ricorda ogni momento bello passato con gli amici,con la famiglia.</strong><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-16 14:31:21 UTC</pubDate>
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         <title>STELLE (Maria Cardinale)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>(Inferno XXXIV,139)<br>Salimmo su, el primo e io secondo,<br>tanto ch'i vidi de le cose belle<br>che porta 'l ciel, per un pertugio tondo.<br>E quindi uscimmo a riveder le stelle.<br>Stelle è la parola scelta da Dante, con simmetria mirabile, per chiudere tutte e tre le cantiche. Il XXXIV dell 'Inferno si conclude con la risalita per il cammino ascoso che per un pertugio tondo conduce fino alla superficie della Terra : l' attimo del riaffiorare coincide, liberatorio, con la visione della notte stellata. Il XXXIII del Purgatorio si chiude con Dante purificato dalla "santissima onda", pronto finalmente&nbsp; a "salire a le stelle", cioè passare al Paradiso. Infine, il non facile explicit del XXXIII del Paradiso, secondo la spiegazione del Landino," In sententia exprime, che la mente humana mossa da Dio si muove equalmente a tutte le chose accordando la sua volontà chon la volontà di dio.Et per questo non gli dando Idio più possa lui accorda la sua volontà chon la volontà divina". E anche noi, giunti al termine di questa lunga maratona attraverso le porte di Dante, impossibilitati ad andare oltre, chiudiamo con la visione del creato, ancora ordinato nella perfetta costruzione tolemaica, e mosso dal primo motore immobile, noi che apparteniamo a un mondo che nell, ordine non riesce più a credere ,e che spesso ha perso il senso complessivo delle cose. Grazie ,Dante ,per averci suggerito un anno di riflessioni, oltre che di confronti tra il nostro mondo e il tuo mondo.<br><br>Ho scelto questa parola perchè è simbolo di speranza, luce ed eternità. Alzando lo sguardo nella notte buia, vedo tantissime stelle brillare e inizio a sognare ,a pensare, a riflettere , è un momento di confronto tra noi uomini e l infinito che ci porta al mistero che da sempre ci avvolge qui sulla Terra.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-16 14:57:09 UTC</pubDate>
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         <title>Fulgore (Noemi Bytyci)</title>
         <author></author>
         <link>https://padlet.com/mariaesmeraldascarpetta1/fzctc2jou9f9h8zl/wish/2519556516</link>
         <description><![CDATA[<div>(Paradiso XXX, 62)</div><div><br></div><div>[...] e vidi lume in forma di rivera</div><div>fulvido di fulgore, intra due rive</div><div>dipinte di mirabil primavera.</div><div><br></div><div>Fulgore è attestato per la prima volta nella Commedia e ricorre esclusivamente nel Paradiso. Ha il significato di ‘luminosità intensa’, quasi un lampo che rapido rifulge e abbaglia, ed è la manifestazione della luce divina: è la luminosità abbagliante delle anime beate, che è proporzionata alla gioia celeste e con cui esse, mandando bagliori, manifestano la propria letizia; è lo splendore accecante del fiume di luce di Paradiso XXX, 62 ed è, infine, il fulgore di Dio, o meglio quel fulgore per il quale il pellegrino, "quant'è possibil", può penetrare. Il fulgore illumina, colpisce e ottunde: è simile a un lampo, breve e intenso, che percuote la mente del pellegrino al culmine della visione divina (Paradiso XXXIII,141) alla fine dell'ultimo canto. L’intera famiglia lessicale relativa al fulgore (come anche fulgido e fulgere) presenta nella Commedia le sue prime attestazioni (fa eccezione il participio fulgente): sembra dunque che nella prima diffusione in volgare di questi vocaboli, evidentemente legati all’idea di luminosità del divino, ci sia proprio l’impulso di Dante e della sua ricerca lessicale per illustrare il mondo della luce. Come anche l'aggettivo fulgido, il sostantivo fulgore fa oggi parte del lessico comune.<br><br></div><div><em>Ho scelto questa parola perché secondo me ognuno di noi possiede una luminosità intensa, una luce che mostra il nostro lato positivo e ci aiuta a trovare la felicità anche nei momenti bui. Il nostro compito è seguire questa luce che abbiamo dentro e utilizzarla per farci splendere.</em></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-16 15:02:47 UTC</pubDate>
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         <title>Smeraldo (Aurora Mastromarino ) </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>(Purgatorio XXXI, 116)<br><br>Disser: “Fa che le viste non risparmi;<br>posto t'avem dinanzi a li smeraldi<br>ond'Amor già ti trasse le sue armi”.<br><br>Nella Commedia il sostantivo ricorre tre volte unicamente nel Purgatorio: accanto al significato proprio di ‘pietra preziosa di colore verde’ dell’occorrenza di Purgatorio VII, 75, Dante impiega la caratteristica cromatica della pietra per vestire di un abito di verde smeraldo la Speranza (Purgatorio XXIX, 125), che insieme alla Fede e alla Carità, rispettivamente vestite di bianco e rosso, rappresentano le tre virtù teologali presentate alla destra del carro trionfale nella processione mistica. Nell'occorrenza di Purgatorio XXXI, 116 sono detti smeraldi gli occhi di Beatrice che riflettono come uno specchio, secondo un’idea già diffusa nel Medioevo per cui questa pietra preziosa fosse dotata di una straordinaria capacità riflettente.<br><br>Ho scelto questa parola perché secondo me nasconde un significato prezioso come la pietra che la rappresenta.<br>Questa pietra è legata ai sentimenti più puri come l'amore e la riappacificazione e il suo colore rimanda al verde che simboleggia la natura.<br>Questo verde così intenso per me trasmette pace e speranza, due cose che nella vita di oggi sono indispensabili . <br><br>&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-16 15:41:44 UTC</pubDate>
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         <title>Patria ( Donato Martino)</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div>Patria<br><br></div><div>(<em>Inferno X, 26)</em></div><div><em>La tua loquela ti fa manifesto <br>di quella nobil patria natio, <br>a la qual forse fui troppo molesto.<br></em><br><br></div><div>Caro a tutti è il sostantivo patria, attestato nella Commedia in tre occorrenze, con il significato di 'luogo natio, terra d'origine dei propri avi. In particolare, nell'occorrenza di Inferno X, 26 ricorre nell'espressione nobil patria pronunciata da Farinata degli Uberti per indicare proprio Firenze. Rispetto alle poche occorrenze della Commedia, il sostantivo è largamente impiegato da Dante nelle altre opere e specialmente legato al tema dell'esilio: per esempio, nella Vita Nuova è detto peregrino chiunque è lontano dal suo luogo natio, dalla sua patria ("in largo, in quanto è peregrino / chiunque è fuori de la sua patria", 40.6); ancora, tra le altre attestazione, è di particolare suggestione l'espressione patria perduta attestata nel Convivio (III, 11.16), con cui Dante esprime con intensità tutta la nostalgia provata negli anni dell'esilio della sua Firenze.<br><br><em>Ho scelto la parola “patria” perché la che usiamo per identificarci come popolo, in quanto abbiamo la stessa lingua, le stesse tradizioni, le stesse origini ma anche le stesse esperienze affettive, morali e politiche.<br>Questa parola significa appartenere ad una nazione e a un popolo che deve essere rispettato&nbsp;ma soprattutto difeso.</em></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-16 15:43:53 UTC</pubDate>
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         <title>Famiglia - Giorgia Nuzzolese </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Famiglia</strong>&nbsp;</div><div>(Paradiso XV, 106)</div><div><br></div><div>Non avea case di famiglia vòte;</div><div>non v'era giunto ancor Sardanapalo</div><div>a mostrar ciò che 'n camera si puote.</div><div><br></div><div>La parola famiglia, nel significato moderno di comunità domestica costituita da coniugi, figli ed eventualmente da altri congiunti stretti, è usata da Dante soltanto raramente (nella Commedia ma in generale nei suoi scritti). Le occorrenze sono legate a contesti emotivi e nostalgici, come nel caso della terzina scelta, inserita all’interno della celebre rievocazione della Firenze dell’età dell’oro. Altrove famiglia ha significato di ‘stirpe, casata’, di ‘schiera di persone’, di ‘insieme dei cittadini’, di ‘ordine religioso’, o, con estensione, di ‘genere umano’ (“e contro al maggior padre di famiglia [Adamo]/ siede Lucia, che mosse la tua donna,/ quando chinavi, a rovinar, le ciglia”, Paradiso XXXII, 136-138). Intesa come “famiglia di Dio”, indica le anime del quarto Cielo (“Tal era quivi la quarta famiglia/ de l’alto Padre, che sempre la sazia,/ mostrando come spira e come figlia", Paradiso X, 49-51).</div><div>La situazione è ben fotografata anche dal Vocabolario degli Accademici della Crusca: nella prima edizione del 1612 alla voce famiglia, nel significato di "Figliuoli, che vivono, e stanno sotto la podestà, e cura paterna, comprendendosi anche moglie, e sorelle, e nipoti del padre, se gli tenesse in casa", non vi sono esempi danteschi, ma soltanto di Petrarca e Boccaccio. Dante viene recuperato grazie all’aggiunta "Per similitudine" di tre esempi: il passo di Paradiso X relativo ai beati del quarto Cielo (citato sopra) e due in cui famiglia assume il significato di ‘ordine religioso’ (“Indi sen va quel padre e quel maestro/ con la sua donna e con quella famiglia/ che già legava l'umile capestro”, Paradiso XI, 85-87; e “La sua famiglia, che si mosse dritta/ coi piedi a le sue orme, è tanto volta,/ che quel dinanzi a quel di retro gitta;”, Paradiso XII, 115-117); un quarto esempio nella voce è di sostegno alla penultima accezione "Per brigata, semplicemente, conversazione" (“Poi ch' innalzai un poco più le ciglia,/ vidi ’l maestro di color che sanno/ seder tra filosofica famiglia”, Inferno IV, 130-132).<br><br>Ho scelto questa parola perché la Famiglia è Casa, è vita, è tutto. Ogni membro della famiglia ha qualcosa di speciale e unico in se, che mostrerà nel momento del bisogno. Anche se diversamente, la Famiglia racchiude l'importanza di essere simili ma diversi e dello stare insieme.&nbsp;</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-16 18:33:41 UTC</pubDate>
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         <title>Magnanimo  (LORENZO FIORE)                                                </title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<div><em>"Ma quell'altro magnanimo, a cui postarestato m'era, non mutò aspetto,né mosse collo, né piegò sua costa [...]"<br>                                                                            (Inferno X, 104)&nbsp; &nbsp;</em><br><br>Per completare il celebre ritratto di Farinata, Dante usa l’aggettivo magnanimo, che, se per noi oggi ha il significato generico di 'generoso', 'indulgente', per lui rappresentava una categoria morale precisa, descritta da Aristotele e da S. Tommaso, e indicava chi è e si ritiene di essere degno di grandi cose; davvero, come recita l’etimo della parola, 'di animo grande' (magnus animus), opposto al pusillanime, 'di animo piccolo', 'vile'. Nello stesso spazio semantico del magnanimo si collocava anche il Magnifico, la cui natura, scriveva Brunetto Latini, "si è ch’egli è maggiormente sollecito acciò che’ suoi fatti si facciano con grande onore".<br><br><br>Ho scelto questa parola perche' secondo me essere magnanimi nella vita e' un bene, aiutare il prossimo, aiutare persone in difficolta'.<br>Secondo me dovremmo essere tutti magnanimi e non pensare solo a se stessi.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-17 06:40:53 UTC</pubDate>
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         <title>Stelle (Andrana Banegas)</title>
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         <description><![CDATA[<div>(Inferno XXXIV, 139)<br><br>[..] salimmo su, el primo e lo secondo. tanto ch'i' vidi de le cose belle<br><br>che porta 'I ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle. Stelle è la parola scelta da Dante, con simmetria mirabile, per chiudere tutte e tre le cantiche. II XXXIV dell'Inferno si conclude con la risalita per il cammino ascoso che per un pertugio tondo conduce fino alla superficie della Terra: l'attimo del riaffiorare coincide. liberatorio, con la visione della notte stellata. II XXXIII del Purgatorio si chiude con Dante purificato dalla "santissima onda", pronto finalmente a "salire a le stelle", cioè passare al Paradiso. Infine, il non facile explicit del XXXIll del Paradiso, secondo la spiegazione del Landino, "In sententia exprime, che la mente humana mossa da Dio si muove equalmente a tutte le chose accordando la sua volontà chon la volontà di dio. Et per questo non gli dando Idio più possa lui accorda la sua volontà chon la volontà divina". E anche noi, giunti al termine di questa lunga maratona attraverso le parole di Dante, impossibilitati ad andare oltre, chiudiamo con la visione del creato, ancora ordinato nella perfetta costruzione tolemaica, e mosso dal primo motore immobile, noi che apparteniamo a un mondo che nell'ordine non riesce più a credere, e che spesso ha perso il senso complessivo delle cose. Grazie, Dante, per averci suggerito un anno di riflessioni, oltre che di confronti tra il nostro mondo e il tuo mondo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-17 12:12:12 UTC</pubDate>
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         <title>Famiglia- Rossella</title>
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         <description><![CDATA[<ol><li>Famiglia&nbsp;</li></ol><div>(Paradiso XV, 106)</div><div><br></div><div>Non avea case di famiglia vòte;</div><div>non v'era giunto ancor Sardanapalo</div><div>a mostrar ciò che 'n camera si puote.</div><div><br></div><div>La parola famiglia, nel significato moderno di comunità domestica costituita da coniugi, figli ed eventualmente da altri congiunti stretti, è usata da Dante soltanto raramente (nella Commedia ma in generale nei suoi scritti). Le occorrenze sono legate a contesti emotivi e nostalgici, come nel caso della terzina scelta, inserita all’interno della celebre rievocazione della Firenze dell’età dell’oro. Altrove famiglia ha significato di ‘stirpe, casata’, di ‘schiera di persone’, di ‘insieme dei cittadini’, di ‘ordine religioso’, o, con estensione, di ‘genere umano’ (“e contro al maggior padre di famiglia [Adamo]/ siede Lucia, che mosse la tua donna,/ quando chinavi, a rovinar, le ciglia”, Paradiso XXXII, 136-138). Intesa come “famiglia di Dio”, indica le anime del quarto Cielo (“Tal era quivi la quarta famiglia/ de l’alto Padre, che sempre la sazia,/ mostrando come spira e come figlia", Paradiso X, 49-51).</div><div>La situazione è ben fotografata anche dal Vocabolario degli Accademici della Crusca: nella prima edizione del 1612 alla voce famiglia, nel significato di "Figliuoli, che vivono, e stanno sotto la podestà, e cura paterna, comprendendosi anche moglie, e sorelle, e nipoti del padre, se gli tenesse in casa", non vi sono esempi danteschi, ma soltanto di Petrarca e Boccaccio. Dante viene recuperato grazie all’aggiunta "Per similitudine" di tre esempi: il passo di Paradiso X relativo ai beati del quarto Cielo (citato sopra) e due in cui famiglia assume il significato di ‘ordine religioso’ (“Indi sen va quel padre e quel maestro/ con la sua donna e con quella famiglia/ che già legava l'umile capestro”, Paradiso XI, 85-87; e “La sua famiglia, che si mosse dritta/ coi piedi a le sue orme, è tanto volta,/ che quel dinanzi a quel di retro gitta;”, Paradiso XII, 115-117); un quarto esempio nella voce è di sostegno alla penultima accezione "Per brigata, semplicemente, conversazione" (“Poi ch' innalzai un poco più le ciglia,/ vidi ’l maestro di color che sanno/ seder tra filosofica famiglia”, Inferno IV, 130-132).</div><div><br>ho scelto la parola Famiglia perché sono molto legata ad essa, ho un bellissimo rapporto con mia sorella anche se a volte tendo a litigare. Voglio molto bene ai miei genitori, proteggerei la mia famiglia da chiunque voglia farle del male.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2023-03-17 16:24:17 UTC</pubDate>
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