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      <title>Mostri e demoni nell&#39;Inferno di Dante by Mariangela Strippoli</title>
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      <pubDate>2024-12-14 08:27:06 UTC</pubDate>
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         <title>Pluto</title>
         <author>flavia_spada619065</author>
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         <description><![CDATA[<p>Il custode del IV Cerchio infernale (avari e prodighi), rappresentato da Dante all'inizio del Canto VII dell'Inferno. L'identificazione è problematica, dal momento che potrebbe essere Pluto, dio greco delle ricchezze (figlio di Iasione e Demetra), oppure Plutone, dio classico degli Inferi e sposo di Proserpina. È più probabile la seconda ipotesi, anche perché Plutone (detto anche Dite) era spesso interpretato nel Medioevo come figura diabolica ed era accostato alle ricchezze che sono custodite sottoterra.</p><p>Dante gli fa pronunciare parole apparentemente incomprensibili (VII, 1), che forse sono una bizzarra invocazione a Satana-Lucifero; Virgilio lo chiama maladetto lupo, anche se non è chiaro se il demone abbia effettivamente sembianze animalesche, né per quali ragioni Dante lo abbia trasformato in questo modo (né Pluto né Plutone erano descritti come lupi nel mito classico).</p><p>Virgilio lo zittisce con una formula analoga a quella già usata con Caronte (III, 95-96) e Minosse (V, 23-24), che è sufficiente a placare il demone, definito fiera crudele (come già Cerbero, VI, 13). Alla fine del Canto VI (115), Pluto veniva presentato come il gran nemico, espressione che avvalora la sua interpretazione come figura demoniaca («gran nemico» era detto anche Lucifero). Va poi ricordato che la lupa era già allegoria del peccato di avarizia (Inf., Canto I; Purg., Canto XX), quindi può darsi che ciò abbia influenzato Dante nella rappresentazione di Pluto in queste sembianze.</p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-14 08:49:57 UTC</pubDate>
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         <title>Cerbero</title>
         <author>sorrentinovaleria2012</author>
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         <description><![CDATA[<p>Cerbero nella mitologia greca era uno dei mostri che erano a guardia dell'ingresso degli inferi, su cui regnava il dio Ade. È un mostruoso cane a tre teste, le quali simboleggiano la distruzione del passato, del presente e del futuro.</p><p>Il mostro è descritto da <strong>Virgilio</strong> nel libro VI dell'Eneide, mentre si oppone alla discesa agli Inferi  di Enea ed è ammansito dalla Sibilla che gli getta una focaccia intrisa di erbe soporifere che l'animale afferra con fame rabbiosa. È il motivo per cui Dante lo pone a custodia del <strong>III Cerchio</strong>, quello dei golosi, dove è strumento di punizione in quanto graffia e scuoia gli spiriti con i suoi artigli (<strong>Inf., Canto VI</strong>). Il mostro è descritto con occhi rossi, i peli del muso sporchi e neri, il ventre largo e le zampe artigliate; emette latrati che assordano i dannati e ciò acuisce il loro tormento. Cerbero è definito da <strong>Dante</strong> <em>fiera crudele e diversa e gran vermo</em>, attributo anche di Lucifero.</p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-14 08:50:15 UTC</pubDate>
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         <title>Caronte</title>
         <author>rosaria_rotundo619552</author>
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         <description><![CDATA[<p>“<strong><em>Guai a voi anime prave. Non isperate mai veder lo cielo: i’ vegno per menarvi a l’altra riva ne le tenebre etterne, in caldo e ‘n gelo</em></strong>” è la prima celebre frase pronunciata da <strong>Caronte</strong> nella Divina Commedia.</p><p>Figura mitologica antica, reinventata da Dante, figlio dell’Erebo e della notte, compare nel <strong>III Canto dell’Inferno</strong>, quando Dante e Virgilio giungono alle <strong>porte degli inferi</strong>, esattamente dell’Antinferno, dove gli ignavi attendono di essere trasportati</p><p>“<strong><em>Per me si va ne la città dolente,</em></strong></p><p><strong><em>per me si va ne l’etterno dolore,</em></strong></p><p><strong><em>per me si va tra la perduta gent</em></strong><em>e"</em>.</p><p>Caronte, infatti, è il <strong>traghettatore</strong> che trasporta le <strong>anime dei dannati</strong> attraverso l’<strong>Acheronte</strong>, il fiume che separa il mondo dei vivi da quello dei morti. Il nocchiero non si limita a trasportare e inveire contro le anime, ma le picchia con il remo infliggendo loro le prime sofferenze, ergendosi così a giustiziere:</p><p>“<strong><em>Caron dimonio, con occhi di bragia</em></strong></p><p><strong><em>loro accennando, tutte le raccoglie</em></strong></p><p><strong><em>batte col remo qualunque s’adagia</em></strong>.”</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-14 08:50:33 UTC</pubDate>
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         <title>Gerione</title>
         <author>strippolimariangela</author>
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         <description><![CDATA[<p><strong>Gerione</strong>, <strong>un mostro con la faccia d'uom giusto, il busto di serpente, due zampe artigliate e pelose</strong> che arrivano alle ascelle, <strong>il dorso e il petto dipinti con nodi e rotelle</strong> in modo simile ai drappi persiani,<strong> una coda biforcuta</strong> che ha al fondo un<strong> pungiglione</strong> avvelenato simile a quello di uno scorpione. Virgilio che è salito in groppa a Gerione invita Dante a unirsi per raggiungere l'ottavo <strong>cerchio dei fraudolenti</strong>. </p><p><strong>Collocato a guardia delle </strong><a rel="noopener noreferrer nofollow" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Malebolge"><strong>Malebolge</strong></a>, Gerione è allegoria della falsità in quanto la faccia d'uomo rappresenta il fraudolento che vuole passare per innocente (Canto XVII, vv.10-11: <strong>"La faccia sua era faccia d'uom giusto,/tanto benigna avea di fuor la pelle"</strong>), mentre il corpo da serpente rappresenta la falsità e malvagità che è propria dei fraudolenti (Ibidem, vv.12-15: "<strong>e d'un serpente tutto l'altro fusto:/ due branche avea pilose infin l'ascelle;/ lo dosso e 'l petto e ambedue le coste/ dipinti avea di nodi e di rotelle"</strong>).</p><p>La coda biforcuta e velenosa dello scorpione allude al fatto che chi imbroglia è sempre pronto a colpire le sue vittime (anticamente si pensava che lo scorpione pungesse con la coda avvelenata). Infine i nodi e le rotelle dipinte su schiena e petto rimandano probabilmente agli intrecci dell'inganno.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-14 08:51:28 UTC</pubDate>
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         <title>Clicca sul link e scopri la struttura interattiva dell&#39;Inferno. Comincia dalla selva oscura e ascolta l&#39;Incipit.</title>
         <author>strippolimariangela</author>
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         <description><![CDATA[<p>Dante colloca un guardiano all'inizio di ogni cerchio dell'Inferno, che ne diventa il custode e ne controlla l'ingresso. Sono creature mitologiche del mondo classico e pagano che Dante inserisce nella sua commedia cristiana, attribuendo a queste creature demoniache sembianze animalesche e atteggiamenti malvagi. </p><p>Ogni custode rappresenta il tramite unico e indispensabile per il superamento da un cerchio all'altro dell'Inferno.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-14 08:56:56 UTC</pubDate>
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         <title>Arpie</title>
         <author>jasmine_stani619550</author>
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         <description><![CDATA[<p>L'<strong>Arpie</strong> sono figure mitologiche della tradizione greca, descritte come esseri mostruosi con il corpo di uccelli rapaci e il volto di donne. Nella mitologia, sono spesso associate a venti e tempeste, e la loro funzione principale è quella di rapire e tormentare gli esseri umani.</p><p>Le Arpie erano considerate delle "divinità" punitive, inviate dagli dèi per punire chi commetteva crimini o trasgressioni. Il loro nome, che significa "rapaci" o "colei che strappa", si riferisce al loro modo di agire, in cui rapivano persone e cose per punire i malvagi.</p><p>Le Arpie sono anche protagoniste di alcuni episodi della <strong>"Divina Commedia"</strong> di Dante, dove sono rappresentate come esseri che tormentano le anime dei suicidi, costringendole a essere eternamente perseguitate.</p><p>Una delle storie più celebri che le riguarda è quella degli <strong>Argonauti</strong>. Durante il loro viaggio, gli eroi, guidati da Giasone, vengono tormentati dalle Arpie, che rubano il cibo e distruggono le risorse, finché l'eroe <strong>Zeto</strong> e il fratello <strong>Calais</strong>, figli del vento, non le scacciano.</p><p>In sintesi, le Arpie sono esseri mitologici che incarnano punizioni divine e la furia della natura, rapendo e tormentando le vittime come una forma di giustizia divina.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-14 08:58:01 UTC</pubDate>
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         <title>Minosse</title>
         <author>mariasolazzo69</author>
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         <description><![CDATA[<p>Dante lo colloca nel V canto dell'Inferno a guardia del VII cerchio dove ci sono i violenti. Nato dalla mostruosa unione di Pasifae, moglie del re di Creta,  e di un bellissimo toro bianco di cui la donna si era invaghita, ha caratteri bestiali. Era metà uomo e metà toro. Ringhia, ha una lunga coda che avvolge attorno al corpo dei dannati tante volte quanti sono i cerchi che il dannato (il quale gli confessa i suoi peccati) deve discendere. </p><p><em>Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:<br>essamina le colpe ne l’intrata;<br>giudica e manda secondo ch’avvinghia. (</em>vv.1-15)</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-14 08:59:28 UTC</pubDate>
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         <title>Le tre fiere: la Lonza, il Leone e la Lupa</title>
         <author>floriana_regano596891</author>
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         <description><![CDATA[<p>Un leone, una lonza e una lupa impediscono a Dante, perso nella selva oscura, di raggiungere un colle illuminato dal sole. La lonza dal manto maculato e dal corpo flessuoso è il simbolo della <strong>LUSSURIA</strong>; il leone è l'allegoria della <strong>SUPERBIA</strong>; infine la lupa è il simbolo della <strong>CUPIDIGIA</strong> e dell'<strong>INSAZIABILE AVIDITA</strong>' degli uomini verso gli onori e i beni materiali.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-14 08:59:29 UTC</pubDate>
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         <title>Lucifero</title>
         <author>teresa_stacca619148</author>
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         <description><![CDATA[<p>Lucifero, secondo una tradizione medievale, era un Serafino, l'angelo più bello e luminoso, che si ribellò a Dio per superbia e invidia. Fu sconfitto dall'arcangelo Michele e precipitò dal Cielo, diventando il principe dei diavoli. La sua caduta causò la formazione della voragine infernale e della montagna del Purgatorio. Dante lo descrive nell'Inferno (Canto XXXIV) come un mostro con tre teste, ognuna di colore diverso (rossa, gialla e nera), e sei ali di pipistrello. Lucifero è confitto nel ghiaccio e morde i traditori Bruto, Cassio e Giuda, mentre il vento delle sue ali congela il lago sottostante. La sua posizione al centro del IX Cerchio, dove sono puniti i traditori, riflette il suo peccato di ribellione contro Dio. Dante e Virgilio, dopo essersi arrampicati su Lucifero, passano attraverso il suo corpo e raggiungono il Purgatorio. Lucifero viene anche chiamato Satàn e Belzebù in altri passi della Divina Commedia.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-14 09:04:37 UTC</pubDate>
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         <title>Flegias</title>
         <author>lorella_urbano619446</author>
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         <description><![CDATA[<p>Flegias è una figura della mitologia greca, citata anche da Dante nel Canto VIII dell'inferno.</p><p>Figlio di Marte e Crise, incendiò il tempio di Apollo perché il dio aveva sedotto sua figlia.</p><p>Nella Divina Commedia appare come custode della palude dello Stinge e nell' VIII Canto come traghettatore che accompagna Dante e Virgilio sino alla città di Dite.</p><p>Traghetta gli eresiarchi e gli iracondi fino all' VI cerchio e tutte le anime destinate al basso inferno.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-14 09:36:36 UTC</pubDate>
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         <title>GIOCHI INFERNALI</title>
         <author>mariasolazzo69</author>
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         <pubDate>2024-12-14 09:42:53 UTC</pubDate>
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         <title>GIOCHI INFERNALI</title>
         <author>flavia_spada619065</author>
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         <title>GIOCHI INFERNALI</title>
         <author>teresa_stacca619148</author>
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         <title>I MODI DI DIRE DI DANTE CHE USIAMO ANCORA OGGI</title>
         <author>mariasolazzo69</author>
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         <title>GIOCHI INFERNALI</title>
         <author>teresa_stacca619148</author>
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         <title>GIOCHI INFERNALI</title>
         <author>rosaria_rotundo619552</author>
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         <description><![CDATA[<p>Scopriamo insieme Caronte!</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-14 09:59:19 UTC</pubDate>
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         <title>VIAGGIO ATTRAVERSO LA DIVINA COMMEDIA CLICCA per vedere il video...</title>
         <author>mariasolazzo69</author>
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         <title>QUIZ INFERNALI </title>
         <author>lorella_urbano619446</author>
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         <title>GIOCHI INFERNALI</title>
         <author>strippolimariangela</author>
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         <pubDate>2024-12-14 10:14:06 UTC</pubDate>
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         <title>GIOCHI INFERNALI</title>
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         <description><![CDATA[<p>Prova ad indovinare il canto giusto per ogni personaggio della Divina Commedia.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-14 10:14:28 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2024-12-14 10:16:29 UTC</pubDate>
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         <author>floriana_regano596891</author>
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         <pubDate>2024-12-14 10:21:16 UTC</pubDate>
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         <title>GIOCHI INFERNALI</title>
         <author>strippolimariangela</author>
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         <pubDate>2024-12-14 11:29:47 UTC</pubDate>
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         <title>Le Furie</title>
         <author>stefania_tedesco618766</author>
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         <description><![CDATA[<p>Le Furie, chiamate anche Erinni, sono figure mitologiche legate all'oltretomba, figlie di Acheronte e della Notte. Rappresentano i rimorsi per chi ha commesso omicidi. Sono tre (Megera, Aletto e Tesifone) e appaiono in diverse opere greche e latine, come nell'Eneide, dove Aletto è evocata per alimentare l'odio di Turno verso Enea. In Dante (Inferno, Canto IX), le Furie compaiono a guardia della città di Dite, con sembianze spaventose e capelli di serpenti. Urlano e si feriscono per evocare Medusa, tentando di pietrificare Dante. Virgilio le descrive come servitrici di Proserpina, regina degli inferi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-12-14 13:09:19 UTC</pubDate>
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         <title>PRONUNCIA LA PAROLA INFERNALE</title>
         <author>stefania_tedesco618766</author>
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         <pubDate>2024-12-14 15:05:50 UTC</pubDate>
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