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      <title>Leggende dal mondo by </title>
      <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t</link>
      <description>21 leggende raccontate dalla classe I della Scuola Secondaria di primo grado di Murlo</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-05-10 08:10:49 UTC</pubDate>
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         <title>LEGGENDA DALLA SCANDINAVIA</title>
         <author>monicafolchi</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/260477064</link>
         <description><![CDATA[<h1>L’OMINO DEL SONNO</h1><div>L’omino del sonno è una leggenda del nord Europa e parla di un piccolo nano che quando dormiamo passa da ognuno di noi e ci lascia 2 granelli di sabbia negli occhi.<br><br></div><div>Questa leggenda ci spiega come dormiamo: grazie alla sabbia ci impedisce di fare brutti sogni.<br>Yuri Gasparrini.<br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-14 14:10:22 UTC</pubDate>
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         <title>LEGGENDA DALLA TOSCANA</title>
         <author>Scoglio</author>
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         <description><![CDATA[<div>LE ANIME DEL LIMBO<br>Erano così chiamati in Toscana quei vermi luminosi che appaiono di notte negli interstizi dei muri a secco, nelle crepe dei costoni rocciosi. Si dicevano Anime del Limbo: quindi timidi spiriti infantili, saliti dal loro luogo ultramondano a spiare nella notte e a “prendere una boccata d’ aria”. Era uso raccomandarsi a loro con una preghiera, in particolare per ritrovare le cose perdute. Infatti nei buchi dei muri spesso si trovano cose, arnesi, oggetti ritenuti smarriti, ma che qualcuno vi ha appoggiato o nascosto, dimenticandosi di riprenderli. Voleva la credenza che fossero proprio le Anime del Limbo a nasconderle e a farle ritrovare alle porte delle loro “case” a quanti mostravano loro ossequio e devozione.<br>                                 Diego Berti</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-16 11:26:48 UTC</pubDate>
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         <title>LEGGENDA DALL&#39;OLANDA</title>
         <author>Filippo_Fadda</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/264034952</link>
         <description><![CDATA[<div>La leggenda di Hans Brinker e il buco nella diga<br>C’era una volta un ragazzino olandese, Hans Brinker; mentre passava su una diga vide un buco da cui usciva l’acqua. La città era in pericolo di allagamento!<br><br></div><div> Il ragazzo infilò il dito nel buco e fermò il flusso dell’acqua. Rimase cosi per molto tempo. Finalmente un passante lo vide e andò a cercare aiuto. L’aiuto arrivò sotto forma di altri uomini che erano capaci di riparare la diga e di sigillare la perdita. Fu così che la città di Haarlem si salvò.<br><br></div><div>Luca de Kruif       <br>  </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-28 13:56:45 UTC</pubDate>
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         <title>LEGGENDA DALLA TOSCANA</title>
         <author>giacomog006</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/264038486</link>
         <description><![CDATA[<div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Il vento<br><br></div><div>In diverse parti d’Italia c’è un posto preciso dove tira sempre vento: d’estate c’è un brezza piacevole, d’inverno un soffio gelido o raffiche violente.<br>A Firenze si dice che il vento e il diavolo s’incontrarono per le balze di Pratomagno e si salutarono:<br>- Ciao diavolo.<br>- Ciao vento.<br>- Dove vai?<br>- A Firenze.<br>- Anch’io.<br>- Facciamo un po’ di strada insieme?<br>Così si misero in cammino parlando del più e del meno.<br>Arrivati a Firenze, il diavolo disse al vento:<br>- Ho da sbrigare una questione da nulla con i canonici del Duomo, mi aspetteresti un momento? Vado e torno.<br>- Vai pure, - disse il vento - io t’aspetto qui.<br>Legò il cavallo al recinto del campanile di Giotto e si sedette&nbsp; sugli scalini del Duomo. <br>Il Diavolo trovò parecchio da fare con i canonici e tanto ebbe da parlare e accordarsi che andò con loro a cena e fu loro ospite.&nbsp; Ebbe tanto da fare che si dimenticò del&nbsp; vento che è ancora lì: ogni poco si alza e gira di qua e di là, si è stufato d’aspettare, si rimette a sedere e soffia.<br>A&nbsp; Montepulciano il vento sta in attesa in Piazza Grande ormai da secoli e non si muove di lì per tutto l’anno. Aspetta il diavolo che è andato a parlare col vescovo e non è più tornato.</div><div><br></div><div>Giacomo Gambelli<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-05-28 14:17:30 UTC</pubDate>
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         <title>LEGGENDA DALLA TOSCANA</title>
         <author>saragigante</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265344972</link>
         <description><![CDATA[<div>LEGGENDA DELLA VOLPE D' ORO<br>&nbsp;</div><div>Nei pressi di Poggibonsi, presso l’antico castello di Strozzavolpe, nelle notti di luna piena si può&nbsp; incontrare una volpe tutta d’oro, il cui splendore è abbagliante e, quando fugge nel bosco, appare e scompare con un bagliore.&nbsp;<br><br></div><div>E’ uno spettro antico, innocuo, anche se terribile. Bonifacio, marchese di Toscana, o chi per lui, iniziando la costruzione non riusciva a portarla avanti a causa di una volpe che attaccava chiunque si avvicinasse alla collina. La cosa andò avanti un pezzo finché il marchese non riuscì a catturare l’animale.&nbsp;<br><br></div><div>Predisse che il castello sarebbe durato quanto il corpo della volpe. Il marchese fece colare oro fuso nella gola della volpe, che fu poi murata dentro il castello.&nbsp;<br><br></div><div>Un operaio scavando nei sotterranei trovò la volpe, ma tre armigeri gliela presero e la sotterrarono di nuovo, non si sa dove. La volpe d’oro continua ancora ad aggirarsi nei boschi.&nbsp;<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Sara Gigante&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-04 10:22:26 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>LEGGENDA DALL&#39; AUSTRIA</title>
         <author>riccitellilele</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265346501</link>
         <description><![CDATA[<div>LA LEGGENDA DEL WÖRTERSEE</div><div> </div><div>Questa leggenda austriaca narra della formazione del lago di Wörther.</div><div>In una città dell’Austria, un giorno prima di Pasqua, i cittadini decisero di organizzare una festa. Quando le campane suonarono, la gente se ne fregò e continuò a ballare. Allora nella sala della festa entrò un vecchio che disse:</div><div>“Ma lo sapete che festa è domani? Se non tornate a casa la morte si scatenerà su di voi!” </div><div>Ma la gente se ne fregò e iniziò a ridere. Pochi minuti prima di mezzanotte le campane suonarono di nuovo, ma la gente se ne fregò e continuò a ballare. Allora nella sala della festa entrò di nuovo il vecchio con una botte e disse:</div><div>“Se non finite questa festa la botte scatenerà l’inferno!”</div><div>Ma la gente iniziò a ridere. Quando le campane suonarono, a mezzanotte, la botte cadde per terra e venne una fortissima tempesta con tantissimi fulmini e tuoni e la città si allagò. Fu così che si formo il lago di Wörther.  </div><div>                 <br>  Daniele Riccitelli                                    </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-04 10:31:47 UTC</pubDate>
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         <title>LEGGENDA DALLA SCOZIA</title>
         <author>vittoriotognazzi</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265348423</link>
         <description><![CDATA[<div>Il mostro di loch Ness <br> </div><div>Un vescovo vide dalle mura del castello due uomini che seppellivano qualcuno.  Il vescovo si avvicinò, gli uomini dissero che il giovane era stato ucciso da una bestia acquatica proveniente dal lago di Loch Ness . <br><br></div><div>Dopo qualche giorno si ebbero altri avvistamenti dello spaventoso mostro sul lago. Un giornalista che aveva perso il lavoro cercò di vendicarsi provando l’esistenza di “NESSI” e mise in atto una truffa con un costume e un sottomarino giocattolo. <br><br></div><div>Sulla riva del fiume furono trovati dei fossili di plesiosauro. E si pensò che quello fosse “Nessie”. <br><br></div><div>Sui giornali si iniziò a parlare di lui, ma l’ipotesi che si trattasse di esso non poteva essere vera perché i plesiosauri sono esistiti dieci milioni di anni fa, mentre il Loch Ness si è formato solo cinque milioni di anni fa. Si ipotizzò che il fossile provenisse da un ghiacciaio: due scienziati dichiararono di aver visto una grossa creatura prima che si buttasse nel lago. <br><br></div><div>Altri avrebbero captato con apparecchi sonar una creatura che sembrava muoversi i muove a circa 25 km orari, 25 volte più di un normale pesce <br><br></div><div>Vittorio Tognazzi<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-04 10:41:33 UTC</pubDate>
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         <title>LEGGENDA DALLA REPUBBLICA DOMINICANA</title>
         <author>wanlle0129</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265349937</link>
         <description><![CDATA[<div>LA LEGGENDA DELL’ ORFANOTROFIO </div><div>Maria era una giovane che adorava i bambini, adorava soprattutto stare con loro e nutrirli. Quando crebbe volle aprire un orfanotrofio, per ospitare i bambini che erano stati abbandonati. Dopo pochi giorni l’orfanotrofio si riempì e lei era molto contenta.  Più l’orfanotrofio si riempiva più lei invecchiava e si ammalava. Visto che era molto ammalata e sapendo che la malattia l’avrebbe uccisa, Maria cominciò ad avvicinarsi di più ai bambini.  Dopo un anno e mezzo un bambino di nome Josè morì per la mancanza di cure mediche; per la stessa causa morirono molti altri bambini dell’orfanotrofio, a eccezione di uno di nome Frankluis. Le persone del paese pensarono che fosse stata Maria a ucciderli, quindi la uccisero. Frankluis venne adottato da una famiglia benestante. La leggenda narra che il fantasma di Maria giri ancora nel paese in cerca di bambini con necessità per aiutarli e proteggerli. <br><br></div><div>Wanlleily Garcia Amaro. <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-04 10:50:09 UTC</pubDate>
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         <title>LEGGENDA DALLA TOSCANA</title>
         <author>palazzesiyuri</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265351660</link>
         <description><![CDATA[<div>LA SPADA NELLA ROCCIA<br> </div><div>Proprio perché certe storie mi hanno sempre colpito e affascinato, voglio ora raccontarvi la storia di S. Galgano. Il suo vero nome era Galgano Guidotti; era nato nel 1148 a Chiusdino da una famiglia di piccola nobiltà locale e morì il 3 Dicembre 1181. Visse la sua adolescenza da cavaliere libero e incline ai divertimenti più sfrenati, finché la sua vita cambiò radicalmente e diventò un vero Cavaliere di Dio. <br><br></div><div>Un giorno, mentre viaggiava, ebbe improvvisamente due visioni dell’ Arcangelo Michele. Nella prima l’Arcangelo gli si manifestò davanti, nella seconda lo invitò a seguirlo. Galgano, accettato l’invito e attraversati un ponte e un prato fiorito, raggiunse Montesiepi, dove vide un edificio rotondo e i dodici apostoli. <br><br></div><div>Galgano non ebbe più dubbi, era quello era un luogo sacro e meritava una croce. Provò a cercare del legno per costruirla ma non lo trovò, allora decise di prendere la propria spada e conficcarla nella roccia. <br> In questo modo appariva una croce a tutti coloro che avessero guardato la spada. Prese poi il suo mantello e lo indossò come saio. Sentì anche una voce santa che lo invitò a fermarsi in quel luogo; Galgano così fece e da quel giorno diede inizio alla sua vita da eremita nei boschi, nutrendosi solo di erbe selvatiche. </div><div>Durante una sua assenza per un pellegrinaggio a Roma, la spada nella roccia subì un tentativo di furto da parte di tre ladri che, non riuscendo nell’ intento di sfilarla, la ruppero e l’abbandonarono (la spada nella roccia è infatti realmente spezzata). </div><div>Il castigo divino non perdonò l’atroce misfatto: uno venne fulminato all’istante, un altro annegato, mentre il terzo venne aggredito da un lupo che gli tranciò entrambe la mani (nell’eremo in una bacheca è possibile vedere le ossa delle mani del ladro), ma venne risparmiato all’ultimo momento perché, pentito, invocò il perdono di Galgano.  Al ritorno il santo trovò la spada spezzata. Ne fu molto dispiaciuto e si ritenne responsabile dell’ atroce misfatto; riunì i pezzi e così facendo la spada si ricompose miracolosamente. </div><div>Da quel momento Galgano restò in quel luogo fino alla fine dei suoi giorni. </div><div>Quattro anni dopo la sua morte venne santificato da papa Lucio III e il culto di San Galgano si diffuse ovunque tra i cavalieri. </div><div> </div><div> </div><div>Palazzesi Yuri   </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-04 10:59:15 UTC</pubDate>
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         <title>LEGGENDA DAL LAZIO</title>
         <author>giacomopedro06</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265353001</link>
         <description><![CDATA[<div>&nbsp;</div><div>Romolo e Remo<br><br></div><div><em>Marte e Rea Silvia un giorno si incontrarono e si innamorarono. Dopo nove mesi nacquero due gemelli, forti come il loro padre. Ma Amulio, lo zio dei due e re della città di Albalonga, era molto cattivo, fece imprigionare Rea Silvia e ordinò di mettere in un cestino e gettare nel fiume Tevere i due gemelli affinché la corrente li portasse via per sempre perché temeva che avrebbero governato al posto suo. Proprio quel giorno una lupa passò di lì e decise di adottarli e accudirli. Poco tempo dopo passò un contadino di nome Fausto che decise di portarseli a casa sua.</em>&nbsp;<br><br></div><div><em>Il pastore chiamò i due gemelli Romolo e Remo e li allevò con molto amore.</em>&nbsp;<br><br></div><div><em>Quando divennero grandi, Fausto disse loro la verità. Saputa la storia, Romolo e Remo uccisero Amulio e liberarono la madre, Rea Silvia. Decisero inoltre di fondare una città, proprio sul </em>&nbsp;<em>colle dove la lupa li aveva allattati. Chiesero consiglio a un indovino per sapere chi tra i due avrebbe dato il nome alla città e l’indovino disse che chi avesse visto più uccelli sopra la propria testa avrebbe stabilito il nome della città. Romolo andò sul Palatino mentre Remo sull’ Aventino. Remo fu il primo a vedere un gran numero di uccelli: sei avvoltoi con delle ali molto grandi che volavano proprio sopra di lui. Romolo invece ne vide ben dodici, quindi tra i due nacque una divergenza. Allora Romolo disse che doveva comandare lui, poi tracciò una linea di confine con un bastone e disse che chi lo avesse sorpassato sarebbe morto. Remo dalla rabbia la oltrepassò, così Romolo lo uccise e diventò il primo Re di Roma, governandola con saggezza. </em><br><br></div><div><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Nardi Giacomo</em>&nbsp;<br><br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-04 11:07:29 UTC</pubDate>
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         <title>LEGGENDA DALLA TOSCANA</title>
         <author>esterparri06</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265353958</link>
         <description><![CDATA[<div>&nbsp;</div><div>LA LEGGENDA DELLA ROCCA DI CREVOLE&nbsp;<br><br></div><div>Crevole era un’antichissima fortezza posta strategicamente su uno sperone roccioso sulla valle omonima. Era un possedimento della diocesi senese e ne costituiva il Vescovado. La fortezza era del vescovo Donosdeo Malavolti, che la volle munita nel 1325 e che morì in battaglia per difenderla. Si racconta che il suo fantasma facesse la prima comparsa molto tempo dopo, quando la rocca venne saccheggiata dagli Spagnoli nel 1554. Armato di un crocifisso, il vescovo lanciò il suo anatema contro i saccheggiatori. Da allora chiunque minacci il castello rischia la maledizione del vescovo che appare nelle notti di luna piena con “occhi di fiamma e piedi di brace”; arriva con i suoi soldati che lo seguono e scaglia con antiche parole le sue maledizioni.&nbsp;</div><div>Pare che il vescovo voglia difendere la sua rocca ma anche la preziosa biblioteca che occupa i sotterranei. Questa biblioteca non è stata ancora scoperta. Si dice che il fantasma avrà pace solo quando la biblioteca sarà ritrovata, ma fino a quel giorno le urla e i lamenti non smetteranno e nemmeno le apparizioni notturne del fantasma.&nbsp;</div><div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Ester Parri&nbsp; &nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-04 11:13:22 UTC</pubDate>
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         <title>LEGGENDA DALLA TOSCANA</title>
         <author>Filippo_Fadda</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265355376</link>
         <description><![CDATA[<div> </div><div>La leggenda di Bianca Malaspina morta nel Castello di Malaspina <br><br></div><div> <br><br></div><div> Bianca Malaspina è esistita veramente perché hanno ritrovato le sue ossa dentro il castello di Malaspina. Si dice che il suo vero nome fosse Bianca Maria Aluisa. Dovrebbe essere stata uccisa da un fantasma che viveva nel castello e usciva solo di notte. La fanciulla si era innamorata di uno scudiero del castello, con cui si incontrava di nascosto di notte. Un giorno il padre disse a Bianca che era la promessa sposa di un cavaliere dei dintorni. Lei però si oppose e disse al padre che avrebbe sposato lo scudiero del castello. Il padre non potendo reggere a questa disobbedienza la rinchiuse in un vicino monastero, però lei faceva ancora incontri clandestini con lo scudiero e rimanne incinta. Lo stalliero venne ammazzato e lei venne portata al castello di Fosdinovo. Il padre la fa rinchiudere nelle segrete dove viene torturata con ferri arroventi e con macchine diaboliche che le torcono gli arti. Le viene chiesto di pentirsi della clausura ma lei non rinnega l’amore, quindi la costringono a camminare per dei corridoi del castello fino a farla arrivare a una stanza buia dove viene incatenata e murata dentro assieme ai cinghiali e ai cani che aveva lasciato il padre per il disonore, poco tempo dopo morirà.<br>                   Filippo Fadda</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-04 11:21:21 UTC</pubDate>
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         <title>LEGGENDA DAL SENEGAL</title>
         <author>esterparri06</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265388740</link>
         <description><![CDATA[<div> </div><div>LA LEGGENDA DEL BAOBAB <br><br></div><div>Il baobab è il vero simbolo del Senegal. È un simbolo non solo perché è onnipresente, ma perché rappresenta la sobrietà africana. Il frutto del baobab è una sorta di zucchetta oblunga dal sapore zuccheroso acidulo, che viene succhiata dai bambini; con questo frutto si produce una bevanda color latte molto dissetante e dai suoi semi si ottiene una farina per condire il couscous. Le foglie  vengono consumate come verdura e se ne ricava anche un condimento usato molto nei piatti senegalesi. Andando verso l’entroterra ci si rende conto che senza il baobab questi paesaggi perderebbero qualcosa: questo albero ha un tronco enorme e grossi rami rivolti verso il cielo. La gente dei villaggi non si siede intorno ad esso per godersi l’ombra, ma preferisce gli alberi con più foglie. Nel Sahel il baobab ha una capacità miracolosa: il suo particolare legno spugnoso trattiene l’acqua in quantità incredibile; un albero di media grandezza può contenere anche centomila litri d’acqua. Il baobab  è una sorta di custode della vita, può vivere fino a duemila anni. Molti Senegalesi vorrebbero essere su quell’aereo che porta in Europa ma il baobab ricorda loro che questa è la terra dei loro antenati. <br><br></div><div>                                                                                                                                                                       Mory Sene  <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-04 13:43:00 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>LEGGENDA DALLE FILIPPINE</title>
         <author>monicafolchi</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265389857</link>
         <description><![CDATA[<div><em>LA LEGGENDA DELL’ANANAS<br></em><br></div><div>La leggenda narra di una donna molto povera e della figlia Pina, una bambina pigra con un bel ciuffo di capelli. La madre lavorava in continuazione per portare del cibo a casa e per sbarcare il lunario. Nonostante ciò ,non ricevette mai il  minimo aiuto da Pina. che non faceva altro che giocare in giardino. Ogni volta che la madre chiedeva l’aiuto di Pina, lei rispondeva di non potere: la donna le chiedeva di pulire casa, Pina rispondeva di non trovare la scopa e continuava a giocare in giardino, col risultato che alla fine era sempre la madre a fare tutte le faccende.<br><br></div><div>Un giorno la donna si ammalò gravemente e la malattia la costrinse a stare a letto per molto tempo. Chiamò così la figlia:”Pina, vieni qua. Sono molto malata, mi cucineresti del porridge? Sono così debole che non riesco nemmeno ad alzarmi!” La figlia non rispose e continuò a giocare, così la madre iniziò ad urlare con tutte le poche forze che aveva, finché Pina non la raggiunse in camera:<br><br></div><div>“Pensi sul serio che io mi metta a cucinare? È troppo difficile per me”.<br><br></div><div>“Ma è semplicissimo Pina! Devi solo mettere del riso in una pentola e farlo cuocere”. <br><br></div><div>La figlia si diresse verso la cucina. La madre dopo aver sentito rumore di pentole e cassetti, udì la porta d’ingresso che si chiudeva.<br><br></div><div>Chiamò urlando la figlia chiedendole se stesse cucinando come le aveva detto e Pina rispose con un secco “NO”.<br><br></div><div>“Perché?” Le chiese la madre.<br><br></div><div>“Non riuscivo a trovare il mestolo”. La donna, disperata e in lacrime, disse allora: “Oh figlia mia, sono molto malata e non posso nemmeno contare su di te. Vorrei che crescessero mille occhi sopra la tua testa, così che tu possa trovare qualcosa una buona volta”.   Pina scomparve e la madre dovette fare tutto da sola, anche in malattia.<br><br></div><div>Appena si riprese, andò a cercare la figlia, di cui non aveva più notizie da giorni, ma non riuscì a trovarla.<br><br></div><div>Qualche giorno dopo notò che in giardino, proprio nel punto in cui giocava sempre Pina, stava crescendo una pianta con foglie aperte simili ai capelli della figlia e con una forma simile alla testa di un bambino con mille occhi. <br><br></div><div>La madre ricordò la sua maledizione e scoppiò a piangere.<br><br></div><div> Questo frutto nella mitologia filippina venne chiamato “ Pina”, distorto in “Pinya” e che poi divenne il “Pineapple” in lingua inglese.<br><br>             Marielle Aguilar </div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-04 13:46:39 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>LEGGENDA DALL&#39;ANTICA GRECIA</title>
         <author>giuliospini06</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265395325</link>
         <description><![CDATA[<div>LA LEGGENDA DEL MINOTAURO<br><br></div><div>Minosse, re di Creta, disse a Poseidone di inviargli un toro come simbolo di apprezzamento degli dei verso di lui in qualità di sovrano, promettendo di sacrificarlo in onore del dio. Poseidone gli mandò un bellissimo e potente toro di grande valore. Minosse, vedendo la bellezza dell’animale, decise di tenerlo per le sue mandrie. Poseidone allora per punirlo fece innamorare sua moglie del toro. Dall'unione nacque il Minotauro, un animale mostruoso e feroce metà uomo metà toro, di nome Asterio. Minosse allora racchiuse il Minotauro nel labirinto di Cnosso costruito da Dedalo. Quando il figlio di Minosse morì ucciso dagli Ateniesi perché aveva vinto troppo ai loro giochi, Minosse per vendicarsi decise che la città di Atene doveva inviargli ogni anno sette fanciulli e sette fanciulle da offrire in pasto al Minotauro che si cibava di carne umana. Teseo, che era il figlio del Re ateniese Egeo, si offrì di far parte dei giovani da sacrificare per sconfiggerlo. Arianna, la figlia di Minosse, si era innamorata di lui e all’entrata del labirinto gli diede un filo rosso che gli permettesse di non perdersi. Una volta giunto al labirinto, Teseo attese che il mostro si addormentasse e poi lo pugnalò, ma siccome la pelle del Minotauro era invulnerabile, Teseo usò la sua spada per staccargli un corno e con questo lo trapassò.<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; GIULIO SPINI<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-04 14:05:33 UTC</pubDate>
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         <title>LEGGENDA AGIOGRAFICA</title>
         <author>bucks_yt6</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265397831</link>
         <description><![CDATA[<div>LEGGENDA DELLA VERA CROCE<br><br></div><div>La leggenda della vera Croce racconta la storia del legno sul quale venne crocifisso Cristo.&nbsp;</div><div>Adamo, prossimo a morire, mandò il figlio Set in paradiso per ottenere l’olio della misericordia. L’arcangelo Michele&nbsp; invece gli diede un ramoscello dell’albero della vita per collocarlo nella bocca di Adamo al momento della sua sepoltura. Il ramo crebbe e l’albero venne ritrovato da re Salomone che, durante la costruzione del Tempio di Gerusalemme, ordinò che l’albero venisse abbattuto ed utilizzato. Gli operai non riuscirono però a trovare una collocazione, perché era sempre o troppo lungo&nbsp; o troppo corto. Gli operai decisero così di gettarlo in un fiume, perché servisse da passerella. La regina di Saba, passando per il ponte, riconobbe il legno e profetizzò il futuro con l’utilizzo della tavola. Salomone, messo al corrente della predizione, decise di farla sotterrare. Quando Cristo fu condannato, la trave venne ritrovata dagli israeliti ed utilizzata per la costruzione della croce.&nbsp;</div><div>Nel 312, la notte prima della battaglia contro Massenzio , l’imperatore Costantino ebbe una visione che avrebbe posto fine&nbsp; alle persecuzioni dei cristiani: una croce luminosa con la scritta”<em>in hoc signo vinces”</em>. L’imperatore decise allora di utilizzare la croce come insegna e il&nbsp; suo esercito vinse la battaglia di Ponte Milvio.&nbsp;</div><div>Costantino decise così di inviare la madre Elena a Gerusalemme per cercare la Croce della crocifissione. Elena trovò un uomo che conosceva il punto di sepoltura della vera croce. Per costringerlo a parlare, lo fece calare in un pozzo, senza pane ed acqua, per sette giorni. Convinse così il reticente a rivelare il luogo della sepoltura. Elena poté, in questo modo,rinvenire le diverse croci utilizzate il giorno della morte di Cristo. Per identificare quella sulla quale era morto Gesù, Sant’Elena&nbsp; sfiorò con il legno un defunto e questi resuscitò. Sant’ Elena separò la croce in diverse parti, la principale delle quali venne lasciata a Gerusalemme.&nbsp;</div><div>All’inizio del VII secolo l’Impero Bizantino visse una profonda crisi e subì attacchi dall’impero Persiano per opera del re Cosroe II. Nel 614 il re Cosroe II, dopo tre settimane, riuscì ad espugnare Gerusalemme e a trafugare tutti i tesori e le reliquie a Ctesifonte. L’imperatore bizantino Eraclio, raccolte tutte le forze, decise di partire personalmente alla guida del suo esercito per sconfiggere i Persiani e recuperare la Vera Croce. La guerra con i Persiani durò diversi anni e solo nel 628 Eraclio sconfisse Cosroe II e lo decapitò; ottenne così la restituzione della Croce che venne riportata dallo stesso Eraclio , scalzo e vestito da pellegrino, a Gerusalemme il 21 Marzo 630 tra l’esultanza del popolo.&nbsp; &nbsp;</div><div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Cristian Bertoldi&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-04 14:15:41 UTC</pubDate>
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         <title>LEGGENDA DALLA TOSCANA</title>
         <author>mariobelvedere2001</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265587454</link>
         <description><![CDATA[<div>LEGGENDA DELLA VILLA RONDINELLA<br><br>Villa Rondinella si trova in provincia di Siena a breve distanza da Buonconvento.<br><br></div><div>A rendere Villa Rondinella celebre in Italia sono le leggende e le storie di fantasmi .<br><br></div><div>Alla fine della seconda guerra mondiale un camionista si trovava a passare dalle campagne che circondavano Villa Rondella, quando una ragazza lo fermò per chiedere un passaggio. La giovane lo condusse proprio a Villa Rondinella, dove viveva, e lo invitò per sdebitarsi a prendere una tazza di tè e a trascorrere la notte.<br><br></div><div>Al suo risveglio il camionista si accorse di essere solo e che la ragazza era andata via. Chiamò  la polizia, che confermò che la Villa era disabitata da anni. La polvere  si era accumulata sul mobilio e le finestre si erano rovinate con il passare del tempo. La tazza dalla quale l’uomo aveva bevuto era però ancora sul tavolo. <br>                                  <br>                                  Mario Belvedere</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-05 09:16:57 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>LEGGENDA DALLA CAMBOGIA</title>
         <author>esterparri06</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265587838</link>
         <description><![CDATA[<div>LE ORIGINI DELLA CAMBOGIA<br> </div><h1>Si narra che Addicavan, il sovrano del regno indiano, aveva affidato al primogenito Preah Thaong il compito di proteggere le frontiere degli invasori barbari. Il giovane stette lontano da casa per molti anni a causa della guerra. Un giorno giunse la notizia che il padre aveva deciso di togliergli l’eredità. Il giovane dunque tornò al palazzo, ma ad attenderlo vi erano le guardie fedeli al sovrano; fu cacciato e mandato in esilio. Dopo un lungo viaggio attraccò nel golfo del paese di Kuk-Thlok e qui fondò una città. Poco distante da questa vi era un’isola alla quale si poteva arrivare facilmente a cavallo nei periodi di secca e sulla quale ergeva un imponente albero. In quest’isola spesso il principe e i suoi guerrieri solevano organizzare battute di caccia. In una di queste occasioni il giovane Preah Thaong, ormai stanco, decise di riposare sotto il grande albero. Ad un certo punto si risvegliò per scoprirsi circondato dalle acque. Ma questa non era l’unica sorpresa:  vicino a lui vi era una graziosa fanciulla, la principessa Nagi Soma. Nonostante lei fosse una Nāga, ovvero una divinità marina, il principe rimase colpito dalla sua bellezza. Ben presto se ne innamorò e le chiese la mano. Lei promise di accettare ad una condizione: Preah Thaong sarebbe dovuto tornare dal proprio padre, affrontarlo e chiedergli il permesso per il matrimonio. Il giovane accettò e partì subito per l’India. Il sovrano indiano acconsentì quasi subito alla richiesta del figlio. Ricevuta la lieta conferma, tornò velocemente dall’amata. Nagi Soma, che lo stava aspettando all’isola, condusse il promesso sposo verso la riva del mare. Ad un certo punto l’acqua iniziò a ribollire e dal mare uscì una creatura maestosa, un enorme serpente a nove teste : era il padre della ragazza, il re dei Nāga. Anche la divinità accettò con piacere la notizia del matrimonio. Per dimostrare ciò, fece bere a tutti i suoi sudditi Nāga l’acqua che ricopriva quelle terre. Regalò quel regno alla giovane coppia e gli diede il nome di Cambogia. Dall’unione del principe Preah Thaong e dalla principessa Nagi Soma, infine, nacque la prima dinastia Cambogiana, i Khmer. </h1><div> <br><br></div><div>Burroni Srey Sor <br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-05 09:19:24 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>LEGGENDA DELLA TOSCANA</title>
         <author>mariobelvedere2001</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265588649</link>
         <description><![CDATA[<div>IL MULINO MALEDETTO DELLA VAL DI MERSE<br>&nbsp;</div><div><em>Ai tempi del Medioevo, molte colline al confine tra la bassa Val di Merse e la Maremma erano circondate da mulini ad acqua e a vento che provvedevano a macinare il grano delle campagne circostanti.Qualcuno, ridotto in rovina, si vede ancora oggi. Tra questi spicca un vecchio mulino che si trova lungo il corso del fiume Merse vicino a Ponte a Macereto, nelle vicinanze del bivio che dalla strada Siena-Grosseto porta verso Monticiano, Iesa e San Lorenzo a Merse. In prossimità delle risaie, infrattato tra cespugli e alberi, vi è questa vecchissima costruzione che faceva paura anche solo a passarci vicino, infatti i contadini, quando erano costretti a camminarvi di fianco, si voltavano dall’altra parte per non vederlo, evitando di ricordare la triste leggenda che si raccontava intorno ad esso.</em>&nbsp;<br><br></div><div><em>Ci fu un tempo in cui questo mulino si innalzava maestoso sul fiume con le sue belle ali roteanti che giravano non solo con lo scorrere dell’acqua ma anche&nbsp; al minimo soffio del vento.</em>&nbsp;<br><br></div><div><em>Ne era padrone un mugnaio che, però, era una persona malvagia, crudele, egoista, avara e maligna.</em>&nbsp;<br><br></div><div><em>Questi difetti li rovesciava sui poveracci che scendevano da Casciano di Murlo, da Montalcino e dai paesi limitrofi, obbligati a macinare il loro grano da lui perché nella zona era l’unico mulino presente. Cosa faceva il mugnaio? Rubava sul peso della farina, esigeva, per consegnarla, prezzi esorbitanti, prestava denaro ai contadini bisognosi, ma solo per chiedere indietro una cifra doppia e, se qualcuno si ammalava o gli andava male il raccolto, non aveva pietà, gli portava via tutto: la casa, gli arnesi e le bestie. Succedeva così che, mentre quei poverini diventano sempre più poveri e timorosi, quel mugnaio diventava sempre più ricco e prepotente e nessuno poteva farci nulla.</em>&nbsp;<br><br></div><div><em>Dicono però che c’è una giustizia per tutti. Ed ecco che un’annata la carestia e la siccità ridussero a zero i raccolti. Furono guai per i contadini senza un chicco di grano, ma furono guai anche per il mugnaio che non aveva più grano da macinare. Venne l’inverno e il mugnaio, a dir la verità, se la passava ancora benino. Chiuso nella sua casa, pane e fuoco non gli mancavano ma, inutile dirlo, se li teneva per sé.</em>&nbsp;<br><br></div><div><em>Una sera sentì bussare alla porta: era una donna con un bambino in braccio, tutti e due avevano abiti stracciati e tremavano di freddo. La poveraccia implorò un po’ di fuoco e un po’ di pane per sé e suo figlio.</em>&nbsp;<br><br></div><div><em>Ma il mugnaio sgarbatamente rispose loro di andarsene altrove e siccome la donna insisteva e lo supplicava, il malvagio esplose con urla e minacce. Tutto d’ un tratto la donna si trasformò prodigiosamente da povera stracciona quale era, in una signora avvolta di luce splendente e in tono ardente esclamò: “Guai a te, uomo senza cuore! Scacciando me, hai scacciato il Signore dalla tua casa! D’ora in poi il tuo mulino sarà per sempre maledetto e le sue ali non si muoveranno più”. </em><br><br></div><div><em>Da quella notte, le ali del mulino non si mossero più né con&nbsp; l’acqua né con il vento e il mugnaio si rivolse ai più abili meccanici perché le facessero funzionare, ma le ali </em>parevano inchiodate nel cielo. Neppure i venti più impetuosi, neppure le bufere più violente e nemmeno le piene del fiume riuscirono a smuoverle. Ben presto esse divennero nidi di neri corvi che gracchiavano, volteggiando sul mulino maledetto.&nbsp;<br><br></div><div>Quanto al mugnaio, nessuno ne seppe più nulla . Forse, una notte, protetto dalle tenebre, fuggì lontano dalla squallida dimora, portando con sé i rimorsi di tutte le sue cattive azioni.<em> </em><br><br></div><div><em>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Elia Stabile </em><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-05 09:24:13 UTC</pubDate>
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         <title>LEGGENDA DALLA VAL BREMBANA</title>
         <author>vittoriotognazzi</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265589912</link>
         <description><![CDATA[<div>&nbsp;PACì PACIANA</div><div><br></div><div>Pacì Paciana era un signore di buon animo. Siccome aveva un’osteria, due briganti chiesero ospitalità per la cena&nbsp; e per la notte. Ma dopo mangiato chiesero un orologio o una sveglia, Pacì diede loro l’orologio di suo padre e si prese la responsabilità di svegliarli all’ora stabilita.&nbsp;<br><br></div><div>Quando la mattina si svegliò si accorse che i due briganti erano scappati con l’orologio di suo padre.&nbsp;<br><br></div><div>Li raggiunse e se lo fece ridare, ma i due riferirono alla polizia che Pacì Paciana li aveva derubati, così venne messo in prigione. Una volta uscito dal carcere divenne un brigante che rubava ai ricchi per donare ai poveri. Un giorno volle fare il padrino al figlio del suo migliore amico e siccome si sparse la voce si travestì da vecchietta e riuscì a fregare un’altra volta la polizia, tuffandosi nel fiume Brembo.&nbsp; &nbsp;<br>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Tabata Schieppati&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-05 09:32:07 UTC</pubDate>
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         <title>LEGGENDA DAL KOSOVO</title>
         <author>monicafolchi</author>
         <link>https://padlet.com/monicafolchi/flnypuf4898t/wish/265591423</link>
         <description><![CDATA[<div>BATTAGLIA DELLA PIANA DEI MERLI<br>&nbsp;</div><div>Nella “Piana dei merli” (in serbo Kosovo Polje) si ebbero due battaglie: una nel 1389 e l’altra nel 1448 e in tutte e due gli eserciti cristiani furono sconfitti dai Turchi.&nbsp;<br><br></div><div>Benché la seconda fosse più importante, la prima è entrata nell’immaginario serbo diventando il mito fondamentale dello spirito nazionale.&nbsp;<br><br></div><div>L’armata turca era composta da circa 50.000 uomini, guidati dal Sultano Murad 1°, mentre l’armata cristiana era formata da 25.000 uomini, non solamente serbi ma anche di altre etnie cristiane.&nbsp;<br><br></div><div>Il comandante era il serbo Lazar, che portava il titolo di Knez (principe) e non più di Zar; l’altro comandante era Vlatko Vukovic,duca bosniaco.&nbsp;<br><br>All’inizio della battaglia i cristiani ebbero la meglio. Tuttavia i Turchi resistettero fino a che raggiunsero il campo di battaglia e uccisero i cavalieri cristiani. Anche Lazar cadde sul campo e in seguito fu considerato un santo martire. A lui venne attribuita la celebre frase “Meglio morire sul campo che vivere nella vergogna e meglio accettare la fine sulla spada del nemico che offrirgli le spalle.”&nbsp;<br><br>Vukovic si salvò e continuò la resistenza negli anni seguenti fino a che fu catturato e ucciso dai Turchi.&nbsp;<br><br></div><div>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;  &nbsp;Adna Muska&nbsp;<br><br></div><div>&nbsp;<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-06-05 09:43:17 UTC</pubDate>
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      </item>
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