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      <title>Ode I, 11 - Carpe Diem by Adriano Perotto</title>
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      <description>By: Verrotto</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2023-11-23 15:47:11 UTC</pubDate>
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         <title>1899</title>
         <author>alessandroverrando</author>
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         <description><![CDATA[<p>Non cercare così – che non si può – quale a me, quale a te Sorte, o Candida, sia data da Dio; lascia di leggere Quelle cifre Caldee. Prenditi su quel che viene, e via! O che abbiamo più verni anche, oppur sia l’ultimo questo, che ora il mare tirreno urta ed infrange alle scogliere, tu spoglia il vino nel filtro, e s’è breve la nostra via, lunga non la voler tu la speranza. Ecco, parliamo e un po’ questa vita fuggì. L’oggi lo sai: non il domani, oh! No.</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-24 14:53:06 UTC</pubDate>
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         <title>1993</title>
         <author>adrianoperotto</author>
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         <description><![CDATA[<p>Tu non cercare, saperlo è peccato, qual fine a me, quale a te gli dei han destinato, Leuconoe, e non tentare gli oroscopi babilonesi. Come meglio, tutto ciò che sarà, sopportarlo! Siano molti gli inverni assegnati da Giove, o sia l’ultimo questo che ora strema il mare Tirreno su scogliere corrose, sii saggia, filtra i vini, e dallo spazio tuo breve recidi la lunga speranza. Mentre parliamo, sarà già fuggito maligno il tempo. Cogli ogni giorno che viene, senza farti illusioni sul domani.</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-24 14:53:35 UTC</pubDate>
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         <title>1991</title>
         <author>alessandroverrando</author>
         <link>https://padlet.com/adrianoperotto/fgj8b7q70g5x4pp/wish/2801973553</link>
         <description><![CDATA[<p>Non chiedere, o Leuconoe (è illecito sapero) qual fine Abbiano a te e a me assegnato gli dei, e non scrutare gli oroscopi babilonesi. Quant’è meglio accettare quel che sarà! Ti abbia assegnato Giove molti inverni, oppure ultimo quello che ora affatica il mare Tirreno contro gli scogli, sii saggia, filtra vini, tronca lunghe speranze per la vita breve. Parliamo e intanto fugge l’astioso tempo. Afferra l’oggi, credi al domani quanto meno puoi.</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-24 14:55:27 UTC</pubDate>
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         <title>1988</title>
         <author>adrianoperotto</author>
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         <description><![CDATA[<p>Non chiedere anche tu agli dei Il mio e il tuo destino, Leuconoe: non è lecito saperlo, come indagare un senso fra gli astri di Caldea. Credimi, è meglio rassegnarsi, se Giove ci concede molti inverni o l’ultimo sia questo che ora infrange le onde del Tirreno contro l’argine delle scogliere. Pensaci: bevi un po’ di vino E per il breve arco della vita Tronca ogni lunga speranza. Mentre parliamo, con astio Il tempo se n’è già fuggito. Goditi il presente E non credere al futuro.</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-24 15:04:10 UTC</pubDate>
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         <title>1968</title>
         <author>alessandroverrando</author>
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         <description><![CDATA[<p>Tu non chiedere (tanto no è dato Sapere) quale a me, quale altra a te Sorte gli dèi concedano, Leuconoe; e i giri delle stelle non tentare. Meglio sporgersi al buio del domani Quale che sia, anche se molti inverni Ci assegna Giove o sia l’ultimo questo Che su le opposte rocce stanca il mare Tirreno: appronta i vini, saggia; e accorcia, poi che lo spazio è breve, il desiderio lungo. Parliamo, e il tempo invido vola: godi il presente, e il resto appena credilo.</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-24 15:05:05 UTC</pubDate>
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         <title>1809</title>
         <author>alessandroverrando</author>
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         <description><![CDATA[<p>Tu non cercar Leuconoe, (Saperlo è ad uom vietato) A me qual abbian termine I numi, o a te serbato; Né consultar de’ numeri Caldei l’arte fallace. Quanto de’ casi il volgere Meglio è soffrire in pace! Goive o più verni, o l’ultimo Questo ci dia fra tutti, Ch’or ne le opposte pomici Stanca i tirreni flutti: Sii saggio, mesci limpido Il vin, ed il soperchio Sperar troncando, adattalo De’ girni al breve cerchio. Mentre parliam, dileguasi L’invida età; a due mani Stringi ’l dì d’oggi e credula Non aspettar domani.</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-24 15:07:28 UTC</pubDate>
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         <title>1982</title>
         <author>alessandroverrando</author>
         <link>https://padlet.com/adrianoperotto/fgj8b7q70g5x4pp/wish/2802001104</link>
         <description><![CDATA[<p>Non chiederti – non è dato saperlo – quale a me fine e a teabbian gli Dei assegnata Leuconoe, e non tentare le cabaledi Babilonia. Meglio, qualsiasi cosa accadrà, sopportarla!Molti inverni ci abbia Giove concessi, o ultimo questoche ora contro opposte scogliere affatica il mare Tirreno,filtra, saggia, i vini e per un breve spazio una speranzalunga recidi. Noi parliamo, e già è fuggita l’invidiosaetà. Afferra l’oggi, meno che puoi credendo nel domani.</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-24 15:30:46 UTC</pubDate>
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         <title>Siti traduzioni</title>
         <author>adrianoperotto</author>
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         <pubDate>2023-11-24 15:32:21 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>adrianoperotto</author>
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         <pubDate>2023-11-24 15:33:22 UTC</pubDate>
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         <title>1993</title>
         <author>adrianoperotto</author>
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         <description><![CDATA[<p>Tu non indagare – sarebb’empietà saperlo! – qual fine gli dèi abbiano dato, o Leuconoe, a me, quale a te, e non tentare i calcoli babilonii. Quant’è meglio, qualunque cosa sarà, sopportarla! O che Giove più inverni t’attribuisca o che questo inverno, che ora l’onde del mar Tirreno frange sugli opposti scogli corrosi, sia l’ultimo, sii saggia, filtra il vino, e in breve spazio lunga speranza tronca. Mentre parliamo, già trascorre l’invida età: cogli l’oggi, nient’affatto fiduciosa nel domani.</p>]]></description>
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         <pubDate>2023-11-24 15:36:59 UTC</pubDate>
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