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      <title>In memoria dei nostri PICCIRIDDI by Francesca Crepaldi</title>
      <link>https://padlet.com/francescacrepaldi1/ffdrbod61tffrl3o</link>
      <description>Educazione alla legalità in 2A e 2B, tratto da “Al posto sbagliato” di Bruno Palermo </description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2024-04-01 12:10:29 UTC</pubDate>
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         <title>Emanuela</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<p>LA MAFIA COLPISCE GIA' NEL 1896 </p><p><strong>Nome: </strong>Emanuela</p><p><strong>Cognome</strong>: Sansone</p><p><strong>Regione</strong> : Sicilia</p><p><strong>Città</strong>: Palermo</p><p><strong>Data</strong>: 1896</p><p><strong>La</strong> <strong>sua</strong> <strong>storia</strong>:</p><p>Emanuela Sansone stava giocando tranquillamente con i suoi fratelli nel negozio di mamma Giuseppa e papà Salvatore, la mamma stava pesando la pasta per un cliente,quando, di colpo si sentono due esplosioni:erano due spari di fucile che colpirono la mamma, che rimase gravemente ferita, mentre un proiettile solo colpì Emanuela Sansone nella testa, la quale purtroppo morì subito. Il padre, poi, collaborò con le forze dell'ordine, scoprendo che i mafiosi pensavano che Giuseppa avesse denunciato l'associazione mafiosa per produzione di banconote false. Giuseppa in seguito collaborò con le forze dell'ordine per giustizia della figlia.</p><p> </p><p><strong>Una riflessione</strong>: Penso che la mamma di Emanuela sia stata molto coraggiosa a collaborare con le forze dell'ordine dopo la tragedia e la morte della propria figlia, ma soprattutto ha dato un grandissimo esempio: quello di non stare in silenzio, cosa che&nbsp; le vittime come lei dovrebbero fare anche al giorno d'oggi.</p><p><br/></p><p> <strong><em>Federico, 2A</em></strong><mark><br><br></mark></p><p><br/></p><p><br/></p><p>&nbsp;</p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-08 12:06:41 UTC</pubDate>
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         <title>Paolo </title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<p>RAPITO MENTRE STAVA ANDANDO A SCUOLA</p><p><strong>Nome:</strong> Paolo</p><p><strong>Cognome</strong>: Giorgetti</p><p><strong>Regione:</strong> Lombardia (Meda)</p><p><strong>Anno</strong>: 1974</p><p><strong>La sua storia: </strong></p><p>Paolo Giorgetti, il 9 novembre del 1978, viene rapito mentre stava andando a scuola, come ogni mattina, quando tre persone camuffate lo hanno circondato, lo hanno caricato a forza su un’auto, dopo averlo addormentato con un tampone al cloroformio e poi caricato su una Fiat 128 verde. Il corpo di Paolo fu ritrovato alcuni giorni dopo perché i poliziotti notarono una striscia di cloroformio che conduceva a un’auto che stava bruciando.&nbsp;</p><p>Finite le indagini, si scoprì che il colpevole dell'accaduto era Vincenzo Loielo che in seguito fu condannato all’ergastolo.</p><p><br></p><p><strong>Una riflessione</strong>: Secondo me, Paolo prima di uscire di casa implorava sua mamma di non farlo andare a scuola perché aveva paura della mafia, ma sua madre,  rassicurandolo lo mandò comunque a scuola. Immagino il dolore di sua madre nel momento in cui ha scoperto che non c'era più.</p><p><br></p><p><strong><em>Mouad, 2A</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-08 12:18:18 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Rosa </title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<p>UNA GIOVANE VITTIMA INNOCENTE&nbsp;</p><p><strong>Nome</strong>: Rosa&nbsp;</p><p><strong>Cognome:</strong> Visone&nbsp;</p><p><strong>Regione</strong>: Campania&nbsp;</p><p><strong>Anno</strong>:1974&nbsp;</p><p><strong>La sua storia</strong>: </p><p>Rosa Visone é una ragazza di 16 anni di Napoli.</p><p>Stava camminando insieme a sua sorella verso casa quando vede passare due macchine ,una con dei malviventi all’interno e una con&nbsp; due poliziotti , uno che doveva andare a casa ma ha accompagnato il collega arrivato da poco al lavoro a fare un giro, quando all’improvviso si ritrovano all’interno di una sparatoria&nbsp; in cui il poliziotto muore.</p><p> Rosa cerca di scappare, ma le arriva un colpo di pistola e muore nelle braccia della sorella.</p><p>I colpevoli che hanno tolto la vita a Rosa e al carabiniere sono due malviventi pregiudicati.</p><p><br></p><p><strong>Una riflessione</strong>: “Mi sembra impossibile che in un paese bello come l’Italia non si possa andare a fare una passeggiata senza la paura di fare brutti incontri”.</p><p><br></p><p><br></p><p><strong><em>MariaElena, 2 A</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-08 12:18:55 UTC</pubDate>
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         <title>Emanuele </title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<div>UN RAGAZZO TRANQUILLO E INNOCENTE<br><strong>Nome</strong>: Emanuele <br><strong>Cognome</strong>: Riboli<br><strong>Regione</strong>: Lombardia <br><strong>Anno</strong>: 1974<br><strong>La sua storia:</strong><br>Nato il 3 Novembre del 1957 a Varese, ha 3 sorelle : Cristina, Lorena, Donatella e un fratello, Paolo, figlio di Bianca e Luigi. Fa parte di una famiglia numerosa e chiassosa, non mancano mai allegria e amore. Nel 1974 nessuno pensa che Varese sia interessata dalla criminalità organizzata calabrese<a href="http://calabrese.Il">. </a>Il 14 Ottobre é un giorno normale, la routine é sempre la stessa: Emmanuele esce di casa e percorre in bici poca strada fino a casa Martignoni. Lo aspetta l'amico Guido, lì lascia la bici e insieme a lui vanno a prendere il bus per Varese. La scuola finisce alle 22. Quella sera, in quel chilometro di strada che divide l'abitazione dei Martignoni da quella in cui vive la famiglia Riboli succede qualcosa. Emanuele non torna a casa. I genitori chiamano la polizia. Un'ora e mezza dopo arrivano i carabinieri, ma solo alle 12 del giorno dopo viene ritrovata la bici di Emanuele. I malviventi chiedono come riscatto un miliardo di lire. Il ragazzo non farà più ritorno a casa. Per capire cosa é successo si dovrà&nbsp; aspettare il 1990: il ragazzo è morto dentro il baule di un' auto e ucciso con il veleno e i sequestratori non sono stati giustiziati. <br><br><br><strong>Una riflessione:</strong> "Mi ha colpito e amareggiato il fatto che i sequestratori non siano stati condannati." <br><strong><br></strong><strong><em>Daniel, 2A</em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-08 12:20:49 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Simonetta </title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<div>UNA PICCOLA VITTIMA INNOCENTE<br><strong>Nome</strong>: Simonetta <br><strong>Cognome</strong>: Lamberti<br><strong>Regione:</strong>&nbsp; Campania<br><strong>Anno</strong>: 1982<br><strong>La sua storia</strong>:<br>Nel 1982 un giorno caldo, Alfonso, che lavorava come magistrato, decise di andare con la figlia in spiaggia, una volta che volevano ritornare si accorsero che la loro macchina era bloccata da altre tre auto. Ma potevano passare anche al ritorno, dovevano andare più veloci del normale visto che le auto li seguivano. Purtroppo quelli alla guida avevano delle armi e ne hanno approfittato per sparare, volevano colpire il padre, ma hanno sorpreso alla testa la piccola Simonetta addormentata sul sedile posteriore dell'auto. Il padre, ferito e disperato, è riuscito a portare la figlia in ospedale ma non è servito a nulla.<br>Successivamente i colpevoli furono condannati a 30 anni : Gerardo della Mura, Claudio Masturzo e Gaetano de Cesare, poiché commisero il delitto.<br><br>Una riflessione: “Il mio pensiero va a questa piccola bambina, vittima inconsapevole dell’ingiustizia”&nbsp;<br><br><br><strong><em>Mia, 2A</em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-08 12:21:31 UTC</pubDate>
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         <title>Domenico Calviello</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<p>UN GIOVANE RAGAZZO UCCISO DAVANTI ALLA SUA FAMIGLIA</p><p><strong>Nome: </strong>Domenico&nbsp;</p><p><strong>Cognome</strong>:Calviello</p><p><strong>Regione</strong>: Puglia</p><p><strong>Anno</strong>: 1989</p><p><strong>La sua storia</strong>: </p><p>Domenico era un ragazzino di 14 anni di Taranto.</p><p>Aveva appena finito le scuole medie e si dedica alle attività familiari con suo papà Pietro e suo fratello Antonio, che gestivano la macelleria nel rione di Tamburi.</p><p>Venerdì 20 ottobre 1989, poco prima delle 22:00, mentre Domenico si stava facendo un giro in vespa,&nbsp; quando era buio e l’insegna era già spenta. Il fratello Antonio, sentendo un’esplosione, gira l'angolo e sente delle grida. Trova suo fratello Domenico steso a terra morto ucciso da colpi di pistola, la prima ipotesi è stato per un fatto successo in  passato.</p><p>I killer non sono mai stati trovati, infatti&nbsp; dopo l'omicidio sono scappati nel buio.</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione</strong>: Le persone che uccidono sono persone spregevoli.</p><p><br/></p><p><strong><em>Lorenzo, 2A</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 11:33:27 UTC</pubDate>
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         <title>Michele Arcangelo </title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<div>IN MEMORIA DI MICHELE&nbsp;<br>Nome: Michele&nbsp;<br>Cognome: Arcangelo&nbsp;<br>Regione: Calabria&nbsp;<br>Anno: 1990<br>La sua storia: Michele Arcangelo è scomparso e in seguito ucciso dalla mafia a 12 anni, per vendetta contro il padre Rocco. in seguito è stato ucciso in un agguato anche il padre di 46 anni che aveva dei piccoli precedenti ma secondo gli investigatori era legato al clan della mafia di San Ferdinando. Nell’agguato muore anche Ferdinando Barbalace e Rocco viene ucciso 8 mesi dopo la scomparsa di Michele.<br>Il corpo di Michele Arcangelo è stato trovato 7 anni dopo la sua scomparsa nelle campagne di Rosarno, quando Maria, la madre, scava in un punto e da sotto la terra emerse una scarpa poi l'altra poi i jeans e poi la felpa verde. Si trattava del piccolo Michele.&nbsp;<br>I rapitori non sono mai stati individuati.&nbsp;<br><br>Una riflessione: “Trovo davvero ingiusto che i colpevoli dell’omicidio di Michele Arcangelo non siano mai stati trovati “.<br><br>Mohammed, 2A<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 11:35:34 UTC</pubDate>
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         <title>Domenico </title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<div>VITTIMA DI UNO SBAGLIO<br><strong>Nome:</strong> Domenico <br><strong>Cognome:</strong> Catalano<br><strong>Regione:</strong> Calabria (Reggio Calabria)<br><strong>Anno:</strong> 1990<br><strong>La sua storia:</strong><br>Domenico Catalano é un ragazzo di 16 anni ucciso dalla mafia nel 1990. La famiglia Catalano era originaria di una zona ad alto rischio di Reggio Calabria, ma non aveva nessun legame con 'ndrangheta. Il primo settembre 1990 il padre di Mimmo era tornato a Roma per lavoro e Mimmo voleva rimanere con i nonni, aveva ancora qualche giorno di vacanza prima che ricominciasse la scuola e voleva godersela tutta. Domenico non era molto pratico della zona e sapeva che era molto pericoloso muoversi di notte da quelle parti da solo. Infatti per questo motivo non si allontanava quasi mai dal suo quartiere e alcune volte usciva con il figlio della sorella e quella sera erano usciti insieme. Erano in sella a un motorino e giravano in moto, verso le ore 21:30 si trovavano&nbsp; davanti alla pizzeria "Shuttle" quando arrivarono due uomini a bordo di una vespa, affiancarono Mimmo e Natale, figlio della sorella, e tirarono fuori due pistole e iniziarono a sparare fino a scaricare i loro caricatori addosso ai due. Per Mimmo non c'era nulla da fare, perché era stato colpito da 12 colpi, due dei quali sparati in testa. I killer scapparono facendo perdere le loro tracce. Al suo arrivo la polizia constatò la morte di Domenico,&nbsp; ucciso a soli 16 anni come boss della 'ndragheta, parola di cui lui forse non sapeva manco il significato.<br>Il 16 settembre 2014 la corte d'assise d'Appello di Reggio Calabria condanna all'ergastolo il boss Pasquale Condello "il supremo", mandante dell'omicidio di Domenico Catalano.<br>La sera dell'1 settembre 1990 i killer avrebbero dovuto colpire Vincenzo Scappia, ma Mimmo&nbsp; fu scambiato per lui per il semplice fatto che entrambi quella stessa sera indossavano una maglia a righe e viaggiavano su un motorino.<br><br><br><strong>Una riflessione:</strong> "Penso che Mimmo non si meritasse di morire in quel modo ancora giovane per un banale scambio solo perché aveva una maglia a righe ed era su un motorino."<br><br><br><strong><em>Fatima, 2A</em></strong><br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 11:36:14 UTC</pubDate>
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         <title>Angelica </title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
         <link>https://padlet.com/francescacrepaldi1/ffdrbod61tffrl3o/wish/2950980556</link>
         <description><![CDATA[<p>VITTIMA INSIEME ALLA MADRE</p><p><strong>Nome: </strong>Angelica</p><p><strong>Cognome: </strong>Pirtoli&nbsp;</p><p><strong>Regione:</strong> Puglia (Lecce) &nbsp;</p><p><strong>Anno:</strong>1991</p><p><strong>La sua storia: </strong></p><p>Era una bambina di due anni e mezzo, viveva con la sua famiglia, sua madre Paola Rizzello, suo padre Antonio Pirtoli e suo fratello.</p><p>Paola non si staccava mai dalla figlia, era una ragazza per la quale si perdeva facilmente la testa, la donna faceva uso di droghe. Dopo la separazione dal padre di Angelica, Paola ha avuto una relazione con Donato Mercuri, luogotenente di Luigi Giannelli, è lui a mostrarle i nascondigli per la droga e per le armi. Quello che tutti sanno però è che la relazione durata diversi anni tra Paola e Giannelli non era mai finita, i due si sentivano ancora anche quando il boss era dietro le sbarre, tutto questo attirava l'attenzione di Anna, moglie di Giannelli.</p><p>I primi di marzo del 1991 le due donne si incontrarono al mercato di Matino e iniziarono a litigare e a picchiarsi davanti a molta gente. Durante un incontro con il marito, Anna e suo fratello Luigi ricevettero il compito di far sparire Paola perché ormai sapeva troppi segreti ed era diventata un problema per il clan. Per Giannelli doveva essere proprio Mercuri a farla sparire. Mercuri sapeva che sarebbe stato il primo ad essere indagato per la loro relazione e così da il compito al cognato Luigi De Matteis e a Biagio Toma.</p><p>Il 20 Marzo 1991 presero un appuntamento con Paola per quella sera. La donna si presentò con la sua panda rossa e insieme a lei c'era anche Angelica. Vedendo la piccola, i due non cambiarono idea e le fecero salire in auto dirigendosi&nbsp; in un casolare abbandonato tra le campagne di Parabita. Alla donna, che aveva Angelica in braccio, puntarono il fucile contro e&nbsp; un primo colpo la colpisce all' addome e feriscono anche Angelica, subito dopo un altro colpo e questo fu mortale. Soltanto nel 1997 durante alcuni lavori ritrovarono i resti di Paola,&nbsp; invece il corpicino di Angelica fu rinvenuto &nbsp; il 4 maggio 1999 in un sacco sotterrato nel terreno.</p><p>Nell’ottobre del 2019 la Cassazione ha confermato l’ergastolo per Biagio Toma, mentre De Matteis era stato condannato dal Tribunale di Taranto per il duplice delitto.</p><p><br></p><p><strong>Una riflessione: </strong>"Mi dispiace molto per Angelica, uccisa senza nessuna colpa, una bambina che non ha potuto neanche vivere la sua vita in pace e tranquillità."</p><p><br></p><p><strong><em>Martina, 2A</em></strong></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 11:37:07 UTC</pubDate>
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         <title>Lucio </title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
         <link>https://padlet.com/francescacrepaldi1/ffdrbod61tffrl3o/wish/2950982613</link>
         <description><![CDATA[<div>MORIRE PER UN ERRORE<br><strong>Nome: </strong>Lucio <br><strong>Cognome: </strong>Donnarumma<br><strong>Regione:</strong> Campania <br><strong>Anno:</strong>1991 <br><strong>La sua storia:</strong><br>Lucio Donnarumma, dopo aver terminato la scuola dell'obbligo, è andato a lavorare nella pizzeria di suo padre, poiché per la sua famiglia era meglio che lavorasse lì anziché stare per strada. La sera del 27 ottobre 1991, dopo aver finito il lavoro, c'era la necessità di spostare la Renault di suo fratello Gennaro. Lucio ha deciso di farlo, tuttavia, nel momento in cui stava facendo manovra, due persone si sono avvicinate a lui, ma lui non se ne è accorto a causa delle manovre che stava eseguendo. Questi due uomini avevano in mano un fucile e hanno sparato quattro volte contro Lucio. Il padre e il fratello di Lucio, sentendo gli spari, sono corsi da lui, lo hanno trovato in condizioni critiche e lo hanno portato immediatamente in ospedale. Purtroppo, Lucio è deceduto la stessa sera. Secondo i carabinieri, il motivo potrebbe essere stato il fratello di Lucio, Gennaro, che era coinvolto con il Clan D'Alessandro, il quale era in guerra con gli Imparato di Castellammare di Stabia. I carabinieri ritengono che il bersaglio non fosse Lucio, ma suo fratello Gennaro. Nonostante ciò, i carabinieri non sono riusciti a scoprire l'identità dei killer poiché non c'erano testimoni oculari. Tuttavia, è molto probabile che ci fossero testimoni che non hanno voluto parlare per paura della mafia.<br><br><br><strong>Una riflessione:</strong>&nbsp;“Penso che&nbsp; la sua morte sia stata ingiusta e che non sia corretto che non siano stati trovati testimoni”.<br><br><br><strong><em>Aida, 2A</em></strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 11:38:55 UTC</pubDate>
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         <title>Rita </title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<p>LA RAGAZZA DAL PAPILLON ROSSO CHE HA DETTO NO ALLA MAFIA</p><p><strong>Nome: </strong>Rita</p><p><strong>Cognome:</strong> Atria</p><p><strong>Regione: </strong>Lazio</p><p><strong>Anno: 1</strong>992</p><p><strong>La sua storia: </strong>Rita, nata a Partanna in provincia di Trapani, era figlia di Don Vito e sorella di Nicola Atria,tutte e due affiliati a Cosa Nostra.Tra il 1987 e il 1991 inizia guerra tra due cosche rivali, quando muore Don Vito padre di Rita. Succesivamente due uomini entrano in casa del fratello di Rita e lo uccidono davanti alla moglie Piera Aiello, che dopo l'accaduto denuncia gli assassini e diventa testimone di giustizia. Rita è indecisa se percorrere la strada della giustizia,c'è un giudice che le ispira fiducia Paolo Borsellino,il 5 novembre 1991 Rita prende il bus e arriva in Procura e si presenta al magistrato. Rita si trasferisce a Roma sotto il programma di protezione con la cognata.Rita si uccisero a Roma dove viveva segretamente, lanciandosi dal settimo piano per la depressione della morte dei due magistrati Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.</p><p>Il&nbsp; 1 agosto 1992 arriva a Partanna la salma di Rita,la mamma di Rita non si presenta al funerale ma il 12 novembre 1992 si reca al cimitero con un martello e distrugge la foto della figlia.Rita è la settima vittima di Via D'Ameli</p><p>Passati vent'anni si è capito l'atroce gesto da parte della mamma di Rita e cosí grazie all'associazione Libera e ai cittadini di Partanna lapide e foto sono state riposizionate.</p><p><br></p><p><br></p><p><strong>Una riflessione: </strong>Penso che Rita sia stata diversa da tanti che vivono e che hanno vissuto nella sua stessa situazione,ha avuto il coraggio di confessare e di fare giustizia,anche se i suoi familiari le hanno voltato le spalle.Rita non era lontana dalle pistole, dagli spari e dalle famiglie rivali. Secondo me la mafia è come un mostro di mille tentacoli che nella vita di ogni giorno uccide e spaventa persone innocenti,ma Rita non si è fatta spaventare anzi ha combattuto.</p><p><br></p><p><strong><em>Giulia, 2A</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 11:39:42 UTC</pubDate>
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         <title>Nicholas </title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<p>IL BIMBO CHE SALVO' LA VITA A MOLTI RAGAZZI</p><p><strong>Nome:</strong> Nicholas</p><p><strong>Cognome: </strong>Green</p><p><strong>Regione:</strong> Sicilia</p><p><strong>Anno: </strong>1994</p><p><strong>La sua storia: </strong></p><p>Nicholas Green è un ragazzo americano che ama la letteratura italiana e un giorno realizza il suo sogno di venire in Italia. Nell' autostrada tra Sant' Onofrio e Mileto la Y10 che guidava il padre viene seguita da una Fiat Uno che cerca di speronarla e poi iniziano a sparare.&nbsp; Mancandola, l'inseguimento si calma ma i criminali ritornano alla carica affiancando la Y10 e sparando alla portiera del conducente.&nbsp; Il padre rimane illeso.</p><p>L'inseguimento finisce accostandosi in un autogrill, dove videro che Nicholas era stato colpito da un proiettile, lo portarono all'ospedale ma non poterono&nbsp; fare niente e perciò lo fecero trasferire a Messina dove morì.</p><p>I genitori decisero di donare gli organi del figlio e perciò rivoluzionarono la donazione di organi in Italia, essendo che in questa nazione non era così avanzato in questo settore come adesso ciò lo sconvolse molto.</p><p>Gli assassini, Michele Iannello e Francesco Messiano verranno condannati, Iannello all'ergastolo e Messiano a venti anni di reclusione.</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione: </strong>Secondo me anche se è stata una storia molto brutta e inquetante, è stato trovato un presupposto per renderlo utile e ciò mi sembra molto interessante.</p><p><br/></p><p><strong><em>Gabriele, 2A</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 11:40:42 UTC</pubDate>
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         <title>Salvatore </title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<p>UCCISO MENTRE ERA IN VISITA AL CIMITERO </p><p><strong>Nome</strong>: Salvatore</p><p><strong>Cognome</strong>: Botta</p><p><strong>Regione: </strong>Sicilia (Catania)</p><p><strong>Anno</strong>: 1996</p><p><strong>La sua storia:</strong></p><p>Salvatore Botta era un ragazzo di 14 anni, ucciso mentre era andato a trovare al cimitero la tomba di Matteo Romeo, amico a cui era molto legato. </p><p>Con lui si trovavano la zia Santa Puglisi di 22 anni e una sua cuginetta di 12 anni, uccisi da un killer mafioso con colpi di pistola: la zia ha subito due colpi, uno allo zigomo e uno alla gola, che l’hanno freddata all'istante.</p><p>Salvatore Botta venne ucciso con i colpi di una calibro 7,65 mentre provava a scappare e forse l'assassino lo prese anche a calci dopo avergli sparato.</p><p>La cuginetta che era con lui riuscì a fuggire e a salvarsi.</p><p>Per questo omicidio sono stati condannati Giuseppe Ferone, il mandante che ordinò l'omicidio e Giuseppe Ravalli, suo nipote.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione</strong>: "Il mio pensiero va a quel ragazzo che, andando a trovare un suo caro amico in un posto di riposo come un cimitero, ha dovuto subire la sua stessa sorte."</p><p><br/></p><p><br/></p><p><strong><em>Lorenzo, 2A</em></strong></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-11 11:41:27 UTC</pubDate>
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         <title>Raffaella </title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<p>LA BAMBINA CHE RINUNCIA AL SUO SOGNO</p><p><strong>Nome:</strong> Raffaella</p><p><strong>Cognome</strong>: Lupoli</p><p><strong>Regione:</strong> Puglia</p><p><strong>Anno</strong>:1997</p><p><strong>La sua storia:</strong></p><p>Raffaella inizia ad immaginarsi la sua vita da grande:</p><p>frequenta la quinta elementare e da grande vuole fare il giudice, perché ha perso suo padre per colpa della droga e così può arrestare tutti quelli che si occupano dello spaccio di stupefacenti.</p><p>La piccola Raffaella vive con la madre a Gandoli pochi chilometri da Taranto. Il 12 giugno 1997, l'ultimo giorno di scuola, viene organizzata una piccola festa per concludere l'anno in bellezza.</p><p>Dopo la giornata, la piccola va a casa della mamma e il&nbsp;</p><p>&nbsp;padre quel giorno va a prendere Raffaella per andare a fare un giro in macchina,</p><p>&nbsp;la porta a Tamburi, conosciuto per tanto spaccio di droga.</p><p>Vicino alla loro macchina si affianca un motorino con due uomini uno con la pistola.</p><p>Sparano 5 colpi,tre dritti al cuore di Raffaella che muore appena arrivata in ospedale</p><p>Antonio corre al primo ospedale e nel mentre incontra un'auto di polizia a cui consegna la figlia.</p><p>Appena arrivano in ospedale, annunciano la morte di Raffaella.</p><p>Per l'omicidio di Raffaella condannano all'ergastolo il mandante, 21 anni per l'assassino e 17 anni e nove mesi per chi guidava la moto.</p><p>Il killer,di soli 21 anni, aveva intenzione di uccidere il padre non la figlia ma colpì con tre colpi di pistola Raffaella, così raccontò ai poliziotti.</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione:</strong> "Penso sia impensabile morire la posto di qualcun altro. E' orribile che sia morta alla fine della scuola e che non abbia potuto realizzare il proprio sogno ovvero fare la giudice"</p><p><br/></p><p><strong><em>Sara, 2A</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-17 05:52:20 UTC</pubDate>
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         <title>Gianfranco</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<p>L'INGIUSTIZIA DEL DESTINO</p><p><strong>Nome</strong>: Giovanni Francesco&nbsp;</p><p><strong>Cognome</strong>: Madia</p><p><strong>Regione</strong>: Calabria (San Giovanni in Fiore)</p><p><strong>Anno</strong>: 2000</p><p><strong>La sua storia</strong>: </p><p>Giovanni Francesco chiamato Gianfranco era un ragazzo quindicenne che adorava molto gli animali e amava l'aria aperta, abitava con i suoi genitori nella casa costruita dal nonno Talarico che era responsabile dell'azienda agricola di famiglia e aveva anche qualche piccolo precedente per reati contro il patrimonio.</p><p>Ogni mattina Gianfranco si dirige verso l'azienda di famiglia dove si raccolgono le patate e si accudiscono animali.</p><p>Il 27 ottobre del 2000 Gianfranco e suo nonno si dirigono a Cosenza con il pick up, il killer voleva uccidere il nonno perché era un imprenditore agricoltore e aveva già avuto altri affari con la mafia,  con loro c'era una terza  persona anche lui un agricoltore. Durante il tragitto dietro di loro arriva velocemente una macchina. Purtroppo il povero Gianfranco viene ucciso per sbaglio poiché l'obiettivo era suo nonno. Il giovane é stato colpito al volto, ma il killer spara anche al nonno che muore il giorno dopo all’ospedale, miracolosamente il terzo agricoltore si salva sfuggendo a una morte quasi certa.</p><p><br></p><p><strong>Una riflessione</strong>: Secondo me la morte del povero Gianfranco è stata un'ingiustizia perché non aveva colpe. A volte il destino è amaro e ad esso non si può sfuggire.</p><p><br></p><p><strong><em>Adam, 2A</em></strong></p><p><br></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-17 05:54:02 UTC</pubDate>
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         <title>Michele</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<p>UN BRAVO RAGAZZO CHE VOLEVA SOLO ANDARE DAL PADRE</p><p><strong>Nome: </strong>Michele&nbsp;</p><p><strong>Cognome:</strong> Fazio</p><p><strong>Regione</strong>: Puglia&nbsp;</p><p><strong>Anno:</strong> 2001</p><p><strong>La sua storia</strong>: </p><p>La sera del 12 luglio 2001, Michele e i suoi amici sono sul lungomare e organizzano di andare in pizzeria, ma Michele rifiuta perché vuole tornare a casa da suo padre, mentre passa per Bari vecchia con le pizze, in pochi secondi quattro membri del clan Cipriati sparano al clan rivale Strisciuglio e in mezzo alla sparatoria c'è Michele che viene colpito da un proiettile alla nuca. Nel 2003 il caso viene archiviato ma grazie alla magistratura nel 2005 i criminali vengono assicurati alla giustizia.</p><p>Il presidio di Libera Giovivazzo e un vino della Cooperativa sociale terre di Puglia-Libera Terra sono in sua memoria e il doposcuola per i ragazzi del quartiere è in suo nome.</p><p><br/></p><p>La mafia non dovrebbe uccidere persone che sono innocenti </p><p><br/></p><p><strong><em>Francesco, 2A</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-17 05:54:43 UTC</pubDate>
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         <title>Ida Castelluccio e Antonino Agostino</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
         <link>https://padlet.com/francescacrepaldi1/ffdrbod61tffrl3o/wish/2958041706</link>
         <description><![CDATA[<p>LA BIMBA MAI NATA&nbsp;</p><p><strong>Nome</strong>: Ida, Antonino (Nino)</p><p><strong>Cognome</strong>: Castelluccio, Agostino&nbsp;</p><p><strong>Regione</strong>: Sicilia&nbsp;</p><p><strong>Anno:</strong> 1989</p><p><strong>La sua storia</strong>: </p><p>Nino era un agente di Polizia, sposato con Ida Castelluccio incinta ormai quasi da cinque mesi.</p><p>Il 5 agosto 1989 Nino aveva chiesto di invertire il turno pomeridiano con quello del mattino perché in serata doveva andare a casa dei genitori per festeggiare il compleanno della sorella Flora. Intorno alle 19:40 Nino e Ida erano davanti a casa dei genitori di Nino, quando all'improvviso alle loro spalle arrivano due persone in moto. Nino fu colpito da tre proiettili mentre Ida solo da uno e morirono sul colpo.</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione</strong>: “Credo che sia orribile non aver mai visto il mondo non aver mai conosciuto ascoltato e sentito la voce dei propri genitori o più genericamente quella delle persone; per noi al giorno d'oggi sembra banale, oserei dire ovvio, aver ascoltato parlato e vissuto o solo che aver fatto un cenno al mondo, dovremmo pensare più spesso alle persone che non hanno avuto la possibilità di essere nati come la figlia di Ida e di suo marito Nino, morti per colpa dei mafiosi.&nbsp;</p><p><br/></p><p><strong><em>Greta, 2A</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-04-17 05:55:55 UTC</pubDate>
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         <title>Annalisa</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<p>UNA CASA IN FIAMME</p><p><strong>Nome</strong>: Annalisa</p><p><strong>Cognome</strong>: Angotti</p><p><strong>Regione</strong>: Sicilia</p><p><strong>Anno:</strong> 1976</p><p><strong>La sua storia</strong>: Storia: Annalisa trascorre parte dell’estate del 1976 a Siculiana dove il papà, Ugo, ha affittato una piccola abitazione per le vacanze. Annalisa è la più piccola di casa: ci sono due sorelle più grandi e un fratellino di 9 anni. La notte del 10 agosto, la famiglia dorme tranquilla dopo una giornata di lavoro e di giochi. Nella loro via è parcheggiata una Ford 2000 con targa tedesca: appartiene ad un emigrato siciliano tornato dalla Germania per qualche giorno di vacanza. Verso le 2 di notte tutto il quartiere viene svegliato da una violenta esplosione: l’auto con targa tedesca e un’altra macchina saltano in aria, la benzina si sparge ovunque. L’esplosione ha sfondato la porta di casa degli Angotti e le fiamme in breve tempo avvolgono anche il bilocale. Ugo, il papà, riesce a portare in salvo i tre 3 più grandi, mentre la moglie con la piccola Annalisa non riesce ad uscire dalla casa in fiamme. All’arrivo dei soccorsi, la bimba viene portata all’ospedale di Caltanissetta, poi trasferita in rianimazione a quello di Palermo, dove muore per le ustioni riportate.</p><p>Carmela, la mamma, muore nello stesso reparto qualche giorno più tardi.</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione</strong>: "Se quella Ford e l'altra macchina non fossero state lì questa tragedia non sarebbe accaduta"</p><p><br/></p><p><strong><em>Noemi, 2B</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-13 07:02:36 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Giovanni La Greca, Riccardo Cristaldi, Lorenzo Pace, Benedetto Zuccaro </title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
         <link>https://padlet.com/francescacrepaldi1/ffdrbod61tffrl3o/wish/2990292968</link>
         <description><![CDATA[<p>UNO SGARRO ALLA PERSONA SBAGLIATA</p><p><strong>Nome:</strong> Giovanni, Riccardo, Lorenzo e Benedetto</p><p><strong>Cognome:</strong> La Greca, Cristaldi, Pace e Zuccaro</p><p><strong>Regione</strong>: Sicilia (Caltanissetta)</p><p><strong>Anno:</strong> 1976</p><p><strong>La sua storia:</strong> </p><p>Giovanni, Riccardo, Lorenzo e Benedetto sono dei ragazzi di San Cristoforo, il quartiere più grande di Catania, e nonostante la giovane età sono già entrati nel giro delle attività illecite: piccoli scippi e qualche furtarello. All’inizio del luglio 1976 uno di loro scippa la persona sbagliata, la madre del boss Nitto Santapaola, che a Catania “fa piovere e uscire il sole”. Di certo l’autore del gesto non sa chi è&nbsp; la donna scippata, come non lo sanno i suoi amici, ma un’offesa tale non può essere restare impunita, i ragazzi “devono pagare”. Così per quello che hanno fatto vengono presi, portati nelle campagne di Riesi e richiusi in una stalla, dove restano per giorni, senza bere né mangiare. Tra i mafiosi c’è chi pensa che basti, ma per il boss Santapaola devono morire. Nessuna pietà per loro.</p><p><em>I</em>l pentito Antonino Calderone, che aveva tentato inutilmente di salvare loro la vita ed era rimasto in macchina mentre i quattro ragazzini venivano uccisi, dirà agli inquirenti di essere rimasto ancora diversi anni nel clan Santapaola “… con questa ferita, con questo macigno dentro che c’è ancora e ci sarà sempre. Ecco perché mi vergogno ad entrare in chiesa: perché non ce la faccio ad alzare gli occhi…”</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione</strong>: "Il nostro pensiero innanzitutto è mandare condoglianze e vicinanza ai genitori. È stata una storia molto toccante e molto profonda, è stato un piacere lavorare a questo progetto"</p><p><br/></p><p><strong><em>Samuel e Gabriele, 2B</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-13 07:04:30 UTC</pubDate>
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         <title>Francesco Antonio</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<p>ASSASSINI PER PARENTI</p><p><strong>Nome</strong>: Francesco Antonio</p><p><strong>Cognome</strong>: Conte Bellocco</p><p><strong>Regione</strong>: Calabria (Reggio Calabria)</p><p><strong>Anno</strong>: 1977</p><p><strong>La sua storia:</strong>&nbsp;</p><p>La famiglia Bellocco Conte abita a Rosarno ed è conosciuta per i contatti con la malavita. Il 1 settembre del 1977, il bambino dorme, dormono anche i genitori, quando suona il campanello di casa.&nbsp; Mario, il padre, va ad aprire in slip perché pensa che a suonare sia qualcuno di famiglia. Appena aperta la porta Mario viene ucciso con una coltellata e ripetuti colpi di pistola. Rosa, la moglie, capisce ciò che sta accadendo e cerca di prendere il fucile, ma i sicari accoltellano anche lei e Francesco Antonio. Si salva solo il fratellino più piccolo, che si era nascosto sotto il letto.</p><p>A sterminare quasi interamente la famiglia Bellocco Conte sono stati i parenti di Rosa, due fratelli e uno zio: è questa la conclusione a cui arrivano gli investigatori. Rosa è una donna alla quale erano state attribuite diverse relazioni extraconiugali e una famiglia potente legata alla ‘ndrangheta come quella dei Bellocco non può permettere che il proprio nome venga infangato dal comportamento di una figlia.</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione</strong>: "Secondo noi é ingiusto il fatto che la vita innocente di un bambino sia finita a causa dei tradimenti della madre"</p><p><br/></p><p><strong><em>Nicolò e Samuele, 2B</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-13 07:05:45 UTC</pubDate>
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         <title>Silvio</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<p>IL BERSAGLIO SBAGLIATO</p><p><strong>Nome</strong>: Silvio</p><p><strong>Cognome</strong>: Iervolino</p><p><strong>Regione:</strong> Campania </p><p><strong>Anno</strong>: 1984</p><p><strong>La sua storia:&nbsp;</strong></p><p>Silvio è un bambino di due anni, ucciso dalla Nuova Camorra di Raffaele Cutolo, insieme allo zio, Salvatore Prisco. Salvatore è fratello della mamma del piccolo, è noto alle forze dell'ordine, che in precedenza avevano proposto per lui una sorveglianza speciale. Per un po' Salvatore ha fatto perdere le proprie tracce, poi ritorna a Ottaviano e, visti i suoi legami con la famiglia Cutolo, si sente al sicuro. Il 2 il piccolo Silvio è in macchina con lo zio, stanno giocando nell'auto parcheggiata vicino alla salumeria di nonno Raffaele. All' improvviso arriva una macchina di grossa cilindrata, a bordo ci sono due uomini che iniziano a sparare contro l'auto in sosta. Salvatore viene ferito ma è vivo, mentre Silvio è colpito a morte alla testa. Il bersaglio era lo zio Salvatore, ma gli assassini non hanno esitato a sparare, anche se era con il nipotino.</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione:</strong> "Un tempo la mafia aveva un "codice morale" secondo il quale donne e bambini erano intoccabili … oggi non più così".</p><p><br/></p><p><strong><em>Benise,&nbsp;2B</em></strong></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-13 07:06:21 UTC</pubDate>
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         <title>Giovanni, Anna, Federica</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<p>UN'ATTESA INUTILE</p><p><strong>Nome</strong>: Giovanni e Anna, Federica&nbsp;</p><p><strong>Cognome</strong>: De Simone e Tagliatela</p><p><strong>Regione</strong>: Emilia Romagna (Bologna)</p><p><strong>Anno: </strong>1984</p><p><strong>La loro storia:</strong>&nbsp;</p><p>Questa storia ha inizio…dalla fine, o almeno da quella che si pensava potesse essere la fine: il 13 maggio 2014.</p><p>Si, perché a 30 anni dalla strage avvenuta alla stazione di Bologna il 23 dicembre 1984, il 13 maggio 2014 Totò Rina, il “Capo dei Capi” di Cosa Nostra, viene rinviato a giudizio come mandante.</p><p>Nell’esplosione rimasero ferite 267 persone, altre 15 persero la vita tra cui 3 bambini: i fratellini Giovanni e Anna de Simone e la piccola Federica Tagliatela.</p><p>Nel processo del novembre 1985 il giudice istruttore è Giovanni Falcone. Per gli inquirenti, l’attentato segna il punto di collegamento tra il terrorismo estremista (strage del treno 904) e la matrice mafiosa.</p><p>Ma 30 anni dopo Totò Rina viene assolto dall’accusa di essere il mandante di quella strage. Il capo della mafia muore in carcere 2 anni dopo.</p><p>Il processo va avanti.</p><p>Giovanni e sua sorella Anna de Simone erano sul 904 il 23 dicembre 1984. Alle 19:06 quando il treno si trovava in mezzo agli appennini in una galleria ci fu una grande esplosione: tutta la famiglia morì. Tra le vittime c’era anche Federica Tagliatela.</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione</strong>: "Purtroppo questi bambini, si sono trovati al posto sbagliato nel momento sbagliato"</p><p><br/></p><p><strong><em>Noemi, 2B</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-13 07:07:02 UTC</pubDate>
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         <title>Giuseppe e Salvatore</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
         <link>https://padlet.com/francescacrepaldi1/ffdrbod61tffrl3o/wish/2990296845</link>
         <description><![CDATA[<p>UNITI PER SEMPRE</p><p><strong>Nome:</strong> Giuseppe e Salvatore&nbsp;</p><p><strong>Cognome</strong>: Asta&nbsp;</p><p><strong>Regione</strong>: Sicilia </p><p><strong>Anno</strong>: 1985</p><p><strong>La loro storia:</strong></p><p>Giuseppe e Salvatore sono due gemelli, ma sono tanto diversi fisicamente da non sembrarlo: uno è biondo, l’altro ha i capelli neri. Sono bambini vivaci, allegri, con tanta voglia di giocare.</p><p>Tutte le mattine vanno a scuola insieme, accompagnati dalla mamma Barbara. Il papà, Nunzio, invece porta a scuola la sorella maggiore, Margherita, di 10 anni.</p><p>Il 2 aprile 1985 Barbara e i gemelli si avviano in macchina verso Trapani, dove c’è la scuola frequentata dai bambini.</p><p>Sono passate da poco le 8:30 quando la macchina su cui viaggiano viene superata da due macchine: una è quella del giudice Carlo Palermo, l’altra quella della sua scorta. Il giudice è arrivato a Trapani da poco, ma è già impegnato per contrastare le famiglie mafiose trapanesi. Le auto vanno a velocità sostenuta per arrivare al più presto in Tribunale e sorpassano quella di mamma Barbara.</p><p>E’ un attimo: le tre macchine arrivano all’altezza di una Volkswagen Golf parcheggiata sulla destra, l’auto è imbottita di tritolo e la carica, avviata da un telecomando, esplode proprio nel momento in cui passano Barbara e i suoi bambini, che vengono investiti in pieno, facendo da scudo al giudice, che era l’obiettivo dell’attentato, e agli uomini della sua scorta.</p><p>&nbsp;</p><p><strong>Una riflessione</strong>: "Queste due giovani vittime hanno salvato il giudice Palermo"</p><p><br/></p><p><strong><em>Marco, 2B</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-13 07:07:28 UTC</pubDate>
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         <title>Graziella</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
         <link>https://padlet.com/francescacrepaldi1/ffdrbod61tffrl3o/wish/2990297882</link>
         <description><![CDATA[<p>NON ERA UNA FUITINA</p><p><strong>Nome:</strong> Graziella</p><p><strong>Cognome</strong>: Campagna</p><p><strong>Regione</strong>: Sicilia (Messina)</p><p><strong>Anno: </strong>1985</p><p><strong>La sua storia</strong>:</p><p>Graziella è una ragazza di 17 anni con una vita piena di speranze. La sua famiglia è numerosa, sono persone per bene. Uno dei suoi fratelli fa il carabiniere.</p><p>Dopo gli studi la ragazza inizia a lavorare in una lavanderia. Un giorno Graziella trova nelle tasche dei pantaloni di due clienti, l'ingegnere Eugenio Cannata e il Geometra Gianni Lombardo, dei documenti e delle carte che non doveva trovare...Tornata a casa racconta l’accaduto alla madre e aggiunge che in quei documenti il signor Cannata non era lui, ma un’altra persona, con un nome diverso. Sotto falsi nomi si nascondevano due figure di mafia locale.</p><p>La sera del 12 dicembre, poco dopo le 20, Graziella finisce di lavorare e come ogni sera raggiunge la fermata del bus. Ad attenderla vicino a casa c’è la mamma, quella sera però aspetta invano. Si scopre che Graziella sul bus non è mai salita.</p><p>La famiglia si allarma, scattano le ricerche del papà e dei fratelli. Viene denunciata la sua scomparsa ai Carabinieri, ma il titolare della lavanderia convince il Maresciallo che si tratta di una “fuitina”.</p><p>Piero, il fratello carabiniere, torna al paese e setaccia le zone più impervie, lui non crede alla fuga d’amore.</p><p>Il giorno dopo, un uomo afferma di aver visto il corpo di una ragazza sulla collina.</p><p>Tutti sperano che non sia lei… ma le speranze svaniscono: quel corpo esile, rannicchiato a terra, è proprio quello di Graziella. Le hanno sparato 5 colpi di lupara, ha ferite sulle braccia e sulle gambe, perché ha cercato di proteggersi.</p><p>Per la Polizia la sera del 12 dicembre Graziella è stata fatta salire su una macchina di grossa cilindrata, con la complicità di qualcuno che conosceva e di cui si fidava. Si scoprirà poi che era il titolare della lavanderia.</p><p>Graziella è stata uccisa per quello che aveva scoperto involontariamente e poi era sorella di un carabiniere…</p><p>Occorre attendere fino al 2009 per la sentenza finale del processo: ergastolo per i killer e reato di favoreggiamento per il titolare della lavanderia.</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione</strong>: "Spesso la Mafia riesce a infangare anche le persone più innocenti"</p><p><br/></p><p><strong><em>Ginevra, 2B</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-13 07:08:10 UTC</pubDate>
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         <title>Claudio</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
         <link>https://padlet.com/francescacrepaldi1/ffdrbod61tffrl3o/wish/2990299383</link>
         <description><![CDATA[<p>NESSUN SOSPETTO</p><p><strong>Nome:</strong> Claudio</p><p><strong>Cognome</strong>: Domino</p><p><strong>Regione:</strong> Sicilia </p><p><strong>Anno:</strong> 1986</p><p><strong>La sua storia:&nbsp;</strong></p><p>Il 1986 è un anno caldissimo per Palermo. Nell’aula bunker allestita nel carcere dell’Ucciardone è in corso il maxi processo alla mafia siciliana. Purtroppo, la mafia siciliana non fermerà le sue attività. Claudio ha 11anni, due occhi enormi, in cui filtra tutta la sua innocenza. I genitori hanno investito molto sul suo futuro e per quello dei suoi fratellini. La madre ha una cartoleria in via Fattori, il papà è un operaio della Sip [azienda di telefoni], ma insieme hanno creato due società di pulizie. Una di queste si aggiudica l’appalto delle pulizie dell’aula bunker. Il 7 ottobre intorno alle 21:00 Claudio è fuori di casa insieme a due amichetti proprio in via Fattori. La mamma gli ha chiesto di andare a comprare il pane per la cena. Il papà non era molto lontano. Una moto molto potente, una Kawasaki, si avvicina al gruppo di amici. Il motociclista ha il viso coperto dal casco e chiama Claudio per nome. Il bambino non può sospettare nulla perché a 11 anni è normale non sospettare di nessuno e perché a 11anni non si hanno sospetti. Claudio si avvicina alla moto: il motociclista tira fuori una pistola, una 7,65 e da meno di un metro gli spara a bruciapelo. Per il piccolo non c’è scampo.&nbsp; &nbsp;&nbsp;</p><p>&nbsp; &nbsp;</p><p><strong>Una riflessione</strong>: "È ingiusto che l'innocenza e la fiducia di un bambino vengano sfruttate in questo modo"</p><p><br/></p><p><strong><em>Riccardo, 2B</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-13 07:09:20 UTC</pubDate>
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         <title>Carlo</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
         <link>https://padlet.com/francescacrepaldi1/ffdrbod61tffrl3o/wish/2990300088</link>
         <description><![CDATA[<p>DOPPIO LAVORO</p><p><strong>Nome</strong>: Carlo</p><p><strong>Cognome</strong>: Bustelli</p><p><strong>Regione:</strong> Campania (Napoli)</p><p><strong>Anno</strong>: 1986</p><p><strong>La sua storia</strong>:</p><p>Il quartiere San Lorenzo a Napoli è terra fertile per spacciatori e guappi della camorra.</p><p>Carlo Bustelli ha 15 anni, di giorno lavora in una salumeria, di sera serve ai tavoli e sta alla cassa del “Night and day pub”. Gennaro, il padre, ha inaugurato da pochi mesi il piccolo locale.</p><p>La sera del 26 ottobre Carlo è alla cassa del pub come sempre.</p><p>Nel locale, fra i clienti, ci sono anche alcuni pregiudicati.</p><p>All’improvviso, da fuori, un uomo, che sembra sbucato dal nulla, con il casco in testa, apre il fuoco. Il rumore dei proiettili e dei vetri infranti copre qualsiasi altro suono. Alla fine l’uomo fugge, mentre clienti si rialzano, ma Carlo no.</p><p>Un proiettile lo ha colpito alla testa. Il ragazzo viene portato d’urgenza all’ospedale, ma non c’è nulla da fare, muore dopo 4 ore di agonia.&nbsp;</p><p><br/></p><p><strong>Una tua riflessione</strong>: "Non è giusto che la vita di un ragazzo sia spezzata solo per il suo doppio lavoro"</p><p><br/></p><p><strong><em>Kalidou, 2B</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-13 07:09:47 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Cosimo</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
         <link>https://padlet.com/francescacrepaldi1/ffdrbod61tffrl3o/wish/2990300750</link>
         <description><![CDATA[<p>UN ERRORE FATALE</p><p><strong>Nome</strong>: Cosimo</p><p><strong>Cognome</strong>: Aleo</p><p><strong>Regione</strong>: Sicilia </p><p><strong>Anno:</strong> 1987</p><p><strong>La sua storia:&nbsp;</strong></p><p>Cosimo Aleo, anche se è solo un ragazzino, è tenuto d'occhio dai carabinieri perché fa parte di una banda che compie piccoli furti, rapine , forse anche spaccio. A gennaio del 1987 Cosimo ruba un'auto; non è la prima volta, ma non sa che quella macchina&nbsp; “scotta”, cioè era già stata rubata dal clan di Acireale ed era tenuta '' in caldo'' per uno scopo preciso, di certo non legale.&nbsp; Il 9 gennaio Cosimo scompare, di lui non si hanno più tracce. I genitori, prima di fare la denuncia di scomparsa, aspettano 48 ore perché potrebbe essersi allontanato volontariamente, ma non è così.</p><p>A decidere di dare una lezione a un “picciotto” come Cosimo, che faceva sempre di testa sua, non è tanto Cosa Nostra quanto Alfio Trovato, un affiliato della mafia catanese che&nbsp; avrebbe deciso autonomamente di “dargli una lezione”.</p><p>Viene così prelevato dalla piazza del paese, caricato su una macchina e portato in campagna.&nbsp; Qui ha termine la sua giovane vita, ha compiuto 16 anni da meno di un mese. Il suo corpo viene ritrovato una settimana dopo, i parenti lo possono riconoscere solo grazie a dei brandelli della maglietta e ad alcuni oggetti d’oro, che non sono andati distrutti&nbsp; quando gli assassini hanno bruciato il corpo del ragazzo.</p><p>Il boss Alfio Trovato, oggi collaboratore di giustizia, è stato condannato insieme ai complici per l’uccisione di Cosimo.</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione</strong>: "Pensiamo che Cosimo abbia sbagliato a rubare l'auto, ma ciò che gli è stato fatto, è stato brutale"</p><p><br/></p><p><strong><em>Iris e Sara, 2B</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-13 07:10:18 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Giuseppe e Rosario</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
         <link>https://padlet.com/francescacrepaldi1/ffdrbod61tffrl3o/wish/2990302466</link>
         <description><![CDATA[<p>UNA PIOGGIA DI PROIETTILI</p><p><strong>Nome:</strong> Giuseppe e Rosario</p><p><strong>Cognome:</strong> Cutruneo e Montalto</p><p><strong>Regione</strong>: Sicilia</p><p><strong>Anno</strong>: 1987</p><p><strong>La loro storia:</strong></p><p>Giuseppe e Rosario sono grandi amici, nelle sere d’estate si trovano a giocare per strada. Ma la sera del 27 agosto Rosario non ha tempo per i giochi: la sua mamma è in fin di vita all’ospedale e vuole raggiungerla. I due bambini si incontrano in strada, forse si stanno mettendo d’accordo per il giorno dopo.</p><p>All’improvviso arriva un’auto: a bordo due killer. I bersagli sono Bartolo Giudice e Salvatore Caniglia, noti alle forze dell’ordine per i loro precedenti, che stanno passeggiando in via Turati.</p><p>E’ una pioggia di proiettili: Giuseppe resta ucciso sul colpo, mentre Rosario, gravemente ferito, viene trasportato d’urgenza all’ospedale, dove è già ricoverata la madre. Il piccolo morirà tre giorni dopo.</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione</strong>: "Speriamo che questo fatto non accada mai più"&nbsp;</p><p><br/></p><p><strong><em>Giulia e Giorgia, 2B</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-13 07:11:24 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Andrea</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
         <link>https://padlet.com/francescacrepaldi1/ffdrbod61tffrl3o/wish/2990303061</link>
         <description><![CDATA[<p>LEGAMI PERICOLOSI</p><p><strong>Nome</strong>: Andrea</p><p><strong>Cognome</strong>: Bonforte</p><p><strong>Regione</strong>: Calabria</p><p><strong>Anno:</strong> 1990</p><p><strong>La sua storia:&nbsp;</strong></p><p>Andrea lavora nel forno di famiglia, ha due fratelli più grandi: Giovanni e Domenico. La famiglia vive a Reggio Calabria ed ha legami con una cosca della ‘Ndrangheta, che si contende il controllo della città. Uno dei fratelli è stato anche arrestato per associazione mafiosa e poi rilasciato.</p><p>&nbsp;Il 2 gennaio il forno dei Bonforte era rimasto chiuso per via del Capodanno, ma la notte dopo i 3 fratelli insieme al padre stanno per aprire il negozio. Mentre Giovanni parcheggia, gli altri tirano su la saracinesca. All’improvviso vengono sparati dei colpi da dietro un muretto: Andrea muore sul colpo, raggiunto da diversi proiettili, il padre muore poco dopo in ospedale, Domenico resta ferito mentre Giovanni, il probabile obbiettivo dei killer, rimane illeso.</p><p>&nbsp;</p><p><strong>Una riflessione:</strong> "È ingiusto che questo ragazzo sia stato ucciso anche se non era il bersaglio dell'assassino"</p><p><br/></p><p><strong><em>Angelica e Alice, 2B</em></strong></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-13 07:11:48 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Stefano</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
         <link>https://padlet.com/francescacrepaldi1/ffdrbod61tffrl3o/wish/2990305160</link>
         <description><![CDATA[<p>UNA RAFFICA DI PALLETTONI</p><p><strong>Nome</strong>: Stefano&nbsp;</p><p><strong>Cognome:</strong> Pompeo</p><p><strong>Regione: </strong>Sicilia </p><p><strong>Anno:</strong> 1999</p><p><strong>La sua storia:&nbsp;</strong></p><p>Stefano non ha ancora 12 anni, vive a Favara in provincia di Trapani.</p><p>La città è teatro di una faida tra famiglie mafiose, il procuratore antimafia è Giancarlo Caselli.</p><p>La famiglia Pompeo, che non ha mai avuto contatti con la criminalità, si trasferisce in una casa alla periferia di Favara, perché i genitori pensano che sia più sicura rispetto alla città. Finite le elementari Stefano si iscrive all'Istituto Brancati, si appassiona alla geografia e sogna di viaggiare per il mondo. E’ molto bravo a scuola e i suoi professori sono molto contenti di lui.</p><p>Il pomeriggio del 21 aprile sta giocando con i suoi amici.</p><p>Giuseppe, suo padre, è un allevatore, Stefano lo vede uscire di casa e gli chiede di andare con lui. Vanno alla cava di Carmelo Cusumano (un imprenditore edile molto chiacchierato sia per la sua parentela che per le sue frequentazioni). Dopo due ore, terminato il lavoro, salgono in auto insieme all'autista di Cusumano per andare a fare alcune compere in paese.</p><p>Sono partiti da poco quando due macchine tagliano la strada alla Toyota e costringono il guidatore a fermarsi. Dall'auto scendono due uomini che aprono il fuoco convinti che a bordo ci sia Carmelo Cusumano. Una raffica di pallettoni investe Stefano, che muore in ospedale quindici giorni dopo.</p><p>La vita a Favara va avanti come se non fosse accaduto nulla, come se fosse una cosa normale la morte di un ragazzino di 11 anni.</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione</strong>:" E' molto ingiusto essere al posto sbagliato al momento sbagliato"</p><p><br/></p><p><strong><em>Eugenio e Irene, 2B</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-13 07:13:07 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Valentina</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
         <link>https://padlet.com/francescacrepaldi1/ffdrbod61tffrl3o/wish/2990306076</link>
         <description><![CDATA[<p>UN FIORE PER VALENTINA</p><p><strong>Nome</strong>: Valentina</p><p><strong>Cognome</strong>: Terracciano</p><p><strong>Regione</strong>: Campania</p><p><strong>Anno:</strong> 2000</p><p><strong>La sua storia:</strong></p><p>Valentina è nel negozio di fiori dello zio con sua mamma e suo papà. Il 12 novembre l’intera famiglia aspetta che lo zio chiuda il negozio per andare tutti insieme a pranzo. Lo zio Fausto è già noto alle forze dell’ordine per qualche piccolo precedente. Sta per chiudere il negozio, quando arriva una moto con due giovani a bordo, uno estrae la pistola e spara tre volte. Un colpo ferisce la mamma, uno lo zio e uno uccide la piccola Valentina colpita alla testa, portano la bimba all’ospedale ma inutilmente, perché muore poco dopo. Con i suoi 2 anni è una delle vittime più giovani della Camorra.</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione:</strong> "Per colpa del passato dello zio una povera bambina ha perso la vita"</p><p><br/></p><p><strong><em>Giorgia e Giulia, 2B</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-13 07:13:43 UTC</pubDate>
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      </item>
      <item>
         <title>Sebastiana, Seby</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
         <link>https://padlet.com/francescacrepaldi1/ffdrbod61tffrl3o/wish/2990306833</link>
         <description><![CDATA[<p>GLI AFFETTI STRAPPATI</p><p><strong>Nome:</strong> Sebastiana</p><p><strong>Cognome:</strong> Monaco</p><p><strong>Regione:</strong> Lombardia </p><p><strong>Anno:</strong> 2003</p><p><strong>La sua storia:</strong></p><p>Rozzano, vicino a Milano, è un paese che offre tante opportunità di lavoro e in poco tempo da piccolo centro diventa una città, dove il confine tra legalità e illegalità è sottilissimo. E' la sera del 22 agosto e fa molto caldo, la gente esce di casa in cerca di un po’ di frescura. Anche se sono le 10 di sera Loredana è andata al parco con la sua piccola Seby, che non ha ancora tre anni, una bimba allegra, sempre sorridente. Al parco ci sono tante persone tra cui due ragazzi, Alessio Malmassari e Raffaele De Finis, che parlano tra loro. Ad un certo punto arriva un uomo, Vito Cosco, con cui Malmassari aveva litigato per un debito di droga il pomeriggio. Cosco ha in mano una pistola: prima spara contro Malmassari, uccidendolo, poi cerca di colpire De Finis, che scappa. L'uomo spara di nuovo: un proiettile uccide De Finis, un altro colpisce alla gola la piccola Seby che è in braccio alla mamma. La donna grida disperata, accorre gente. La bambina viene trasportata all’ospedale San Paolo con l’auto di un passante. I medici tentano di salvarla, ma non ci riescono.</p><p>Vito Cosco viene condannato all'ergastolo e trascorrerà la vita in carcere, ma nessuno potrà mai rendere alla famiglia la piccola Seby.</p><p>&nbsp;</p><p><strong>Una riflessione:</strong> "Anche a distanza di diversi anni questa storia mi fa venire i brividi"&nbsp;</p><p><br/></p><p><strong>Irene, 2B</strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-13 07:14:14 UTC</pubDate>
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      </item>
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         <title>Cocò</title>
         <author>francescacrepaldi1</author>
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         <description><![CDATA[<p>L'INNOCENZA NON RISPARMIA</p><p><strong>Nome</strong>: Nicola, detto Cocò</p><p><strong>Cognome</strong>: Campolongo&nbsp;</p><p><strong>Regione</strong>: Calabria</p><p><strong>Anno:</strong> 2014</p><p><strong>La sua storia:&nbsp;</strong></p><p>Nicola è un bambino di tre anni che nella sua breve vita ne ha passate tante. Nel giugno 2011 a Cassano sullo Ionio in Calabria scatta l’operazione “Tsunami” che porta all’arresto di diverse persone, sospettate appartenere alla cosca mafiosa “Il Clan degli Zingari”. Nelle settimane successive vengono arrestati Antonia, la mamma, il papà, la zia, lo zio, la nonna e altri familiari di Cocò. Dopo molte battaglie il tribunale nel 2012 concede i domiciliari a Simona, la zia del bimbo, mentre Antonia resta in carcere. Cocò va a vivere con la zia Simona e il nonno, Peppe Ianicelli, che si batte per far ottenere i domiciliari anche ad Antonia. Il 15 gennaio 2014 Peppe porta fuori Cocò per un giro in macchina, con loro c’è anche una ragazza marocchina. Sarà l’ultima volta che verranno visti. Il giorno dopo viene fatta la denuncia di scomparsa. I carabinieri ricevono una segnalazione: un’auto sta bruciando in una contrada vicina. Quando gli investigatori arrivano sul posto trovano la Punto di Iannicelli e 3 corpi carbonizzati. Dall’esame del DNA si ha la conferma che uno è del piccolo Cocò. E’ stata una vera e propria esecuzione. I carabinieri ricostruiscono la dinamica dell’agguato e il movente: nonno Peppe, che non aveva pagato una partita di droga, ha usato il corpo di Cocò come scudo, sperava che i killer l’avrebbero risparmiato, ma la ferocia con cui i killer si è accanita anche sul piccolo.</p><p>Per Cocò è stata fatta una fiaccolata cui hanno partecipato migliaia di persone. Dal carcere la mamma ha scritto agli organizzatori una lettera, letta davanti a tutti, in cui chiede che la morte del suo “piccolo angelo” possa portare pace. Papa Francesco il 26 aprile nel corso dell’Angelus ha rivolto un pensiero a Cocò, dicendo che “di sicuro è in cielo con Gesù”.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione: </strong>"E' impossibile pensare che un nonno usi il proprio nipotino come scudo dalla mafia"</p><p><br/></p><p><strong><em>Benise, Eugenio e Ginevra, 2B</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-13 07:14:37 UTC</pubDate>
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         <title>Anna</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>UNA PASSEGGIATA FINITA MALE</p><p><strong>Nome:</strong> Anna</p><p><strong>Cognome:</strong> Cambria</p><p><strong>Regione:</strong> Sicilia</p><p><strong>Anno:</strong> 1989</p><p><strong>La sua storia:</strong> </p><p>Anna ha 16 anni è una bella ragazza, con un carattere socievole e va d’accordo con tutti. Frequenta la seconda superiore dell’istituto Leonardo Da Vinci a Milazzo. Anna è innamorata e il papà da qualche giorno ha dato il consenso per il fidanzamento ufficiale, lei non potrebbe essere più felice.</p><p>Mercoledì 8 novembre 1989 Anna esce per una passeggiata, entra in un bar tabacchi per comprare qualcosa di dolce.</p><p>Proprio nel momento in cui Anna esce dal negozio passa davanti a lei un ragazzo, Francesco Alioto, che sta scappando. Tutti lo conoscono perché gioca nella squadra locale di calcio e perché ha precedenti per lo spaccio di droga.</p><p>E’ inseguito, i killer sparano e colpiscono sia lui sia Anna, i due ragazzi si accasciano a terra privi di vita. Anna, che tiene ancora in mano il dolce che aveva appena comprato, ha cercato di ripararsi in una cabina telefonica, ma non c’è riuscita.</p><p>Il duplice assassinio avviene di sera, nella piazza centrale di Milazzo.</p><p>L’auto utilizzata dai killer per la fuga viene ritrovata bruciata poco lontano dalla città qualche tempo dopo.</p><p>La morte di Anna, dovuta ad una terribile fatalità, ha spento i suoi sogni lasciando nel dolore la sua famiglia.</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione:</strong> "L'innocenza non protegge"</p><p><br/></p><p><strong><em>Alice e Flavio, 2B</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-17 11:28:19 UTC</pubDate>
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         <title>Marcella</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>UN PAESE SGOMENTO</p><p><strong>Nome:</strong> Marcella</p><p><strong>Cognome:</strong> Tassone</p><p><strong>Regione: </strong>Calabria </p><p><strong>La sua storia:</strong></p><p>È il 23 febbraio, Marcella ha trascorso il pomeriggio a fare compagnia alla cognata, moglie di Mimmo, un fratello ucciso in un agguato di ‘Ndrangheta. E’ sera, la bambina ha chiesto ad un altro fratello di riportarla a casa. Alfonso, 20 anni, è militare di leva. Da qualche anno alcuni figli della famiglia Tassone si sono lasciati coinvolgere in losche attività, avvicinandosi pericolosamente a famiglie di Gioia Tauro. Anche Alfonso era stato sospettato di aver preso parte ad un agguato a Gioia Tauro in cui erano rimaste uccise 3 persone, era stato anche arrestato e poi scarcerato.</p><p>Alfonso passa a prendere Marcella intorno alle 20, i due fratelli sono in macchina e, quando Alfonso deve rallentare per via di una curva, i killer sbucano all’improvviso da dietro un muretto e aprono il fuoco contro l’auto. I corpi di Marcella e Alfonso vengono trovati due ore dopo dai carabinieri.</p><p>Nel paese insanguinato in quei mesi dalle lotte tra cosche, l’uccisione della piccola Marcella ha lasciato un segno di profondo sgomento</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione: </strong>"Un'altra storia di una vittima innocente di mafia, che se non fosse stato per le responsabilità della sua famiglia, sarebbe ancora viva"</p><p><br/></p><p><strong><em>Eugenio, 2B</em></strong></p><p><br/></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-20 13:54:21 UTC</pubDate>
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         <title>Dodò</title>
         <author></author>
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         <description><![CDATA[<p>PALLONCINI BIANCHI PER DODO'</p><p><strong>Nome:</strong> Domenico&nbsp;</p><p><strong>Cognome:</strong> Gabriele</p><p><strong>Regione</strong>: Calabria (Crotone)</p><p><strong>Anno</strong>: 2009</p><p><strong>La sua storia:</strong></p><p>Domenico deve ancora compiere undici anni, è un bimbo pacioccone e sorridente, con la sua famiglia abita in campagna a nord di Crotone. Mamma Francesca da quando è nato Dodò si dedica completamente al figlio. Dodò ama andare a scuola, è sempre pronto a dare una mano ai compagni in difficoltà, tutti gli vogliono bene. Dodò è anche un appassionato di calcio, gioca a pallone, è tifoso della Juventus e di Alessandro Del Piero e litiga sempre con suo papà perché lui è interista.</p><p>La sua famiglia ha problemi economici e a Dodò viene l’idea di scrivere al Presidente del Consiglio per chiedere aiuto: suo papà ha bisogno di trovare un lavoro.</p><p>Una sera di giugno il papà va a giocare a calcetto con gli amici e porta con sé Dodò. All’improvviso, da dietro la porta del campetto in cui Il bambino sta giocando partono degli spari: il bersaglio è il ragazzo che gioca in porta, si chiama Gabriele, ha un conto in sospeso da saldare, muore raggiunto da diversi colpi. Anche Dodò è a terra. Il padre cerca di farlo alzare ma non ce la fa, il bambino è ferito gravemente. Ci sono anche altre persone ferite. Dodò viene portato in ospedale a Crotone e poi trasferito d’urgenza a Catanzaro in condizioni disperate. Anche il papà ha una ferita alla gamba, ma non se ne è neppure accorto. Dodò viene operato, resta tre mesi tra la vita e la morte, poi muore. Al suo funerale la basilica di Crotone non riesce a contenere tutte le persone che sono lì per dargli un saluto, in mezzo alla folla ci sono anche i suoi compagni di scuola vestiti di bianco che fanno volare tanti palloncini bianchi. Sulla piccola bara bianca c’è una maglia a strisce bianche e nere, è la maglia di Alessandro Del Piero.</p><p>I genitori di Dodò dopo aver conosciuto Don Ciotti, fondatore di Libera, girano in tutta Italia per raccontare la storia del figlio, vittima innocente, che nulla aveva a che fare con la n’drangheta.</p><p><br/></p><p><strong>Una riflessione</strong>: "Palloncini bianchi volano in cielo come l'anima di questo piccolo calciatore"</p><p><br/></p><p><strong><em>Alice e Flavio, 2B</em></strong></p>]]></description>
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         <pubDate>2024-05-23 07:20:11 UTC</pubDate>
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