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      <title>Odissea by Rossana</title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2017-02-01 21:15:53 UTC</pubDate>
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         <title>ODISSEA - OMERO</title>
         <author>rossanadellacas</author>
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         <description><![CDATA[<div>Figlio di Laerte e di Anticlea, sposo di Penelope, padre di Telemaco, Ulisse vorrebbe ritornare agli affetti familiari e alla nativa Itaca dopo dieci anni spesi a Troia a causa della guerra (suo è l'espediente del cavallo di legno che permette di sbloccare la situazione), ma l' odio di un dio avverso, Poseidone, glielo impedisce. Costretto da continui incidenti e incredibili peripezie, dopo altri dieci anni, grazie anche all'aiuto della dea Atena riuscirà a portare a compimento il proprio ritorno a casa. <br>Le tappe del ritorno sono dodici. <strong>Dopo la partenza  daTroia, Ulisse fa tappa</strong> <strong>nella terra dei Ciconi</strong>, per fare bottino. Qui risparmia Marone, sacerdote di Apollo, che gli dona quel vino forte e dolcissimo che gli tornerà utile nella grotta di Polifemo. <strong>Seconda tappa nella terra dei Lotofagi</strong>, ospitali ma insidiosi: offrono infatti ai compagni di Odisseo il loto, un frutto che fa dimenticare il ritorno, costringendo l' eroe a costringerli con la forza a fare ritorno alle navi. <strong>La terza tappa è nella terra dei Ciclopi</strong>. Qui Odisseo, insieme ad alcuni compagni, entra nella grotta di Polifemo per chiederne l'ospitalità, rischiando invece di trovarvi la fine del viaggio: sei compagni vengono infatti divorati dal Ciclope e solo grazie alla sua astuzia Odisseo riesce a evitare l'insidia. <strong>Giunge quindi nell'isola di Eolo</strong>, dio dei venti, da cui viene ospitalmente accolto ricevendo in dono l'otre dei venti, accompagnato da un divieto da non infrangere: nessuno dovrà aprire l'otre. Saranno i compagni però che, invidiosi del dono ospitale, ormai in prossimità di Itaca, approfittando del sonno di Odisseo, apriranno l'otre scatenando i venti che risospingeranno la nave al largo. <strong>Quinta tappa presso i Lestrigoni,</strong> mostruosi quasi quanto i Ciclopi. Anche qui Odisseo perde alcuni compagni e molte navi, ma riesce a salvarsi. <strong>Giunge poi nell'isola di Circe</strong>, una maga seducente che trasforma i compagni di Odisseo in porci. Grazie all'aiuto di Ermes, che gli dà una misteriosa erba quale antidoto alla maledizione della maga, l'eroe riesce ad evitare l'insidia e costringe Circe a restituire ai compagni sembianze umane. Dopo l'avventura di Circe, Odisseo, su indicazione della stessa maga si accinge ad una nuova prova, <strong>il viaggio nel Regno dei morti</strong>. Lì riesce ad entrare in contatto con le figure dei compagni perduti durante la guerra di Troia, con la madre e con l'indovino Tiresia, che gli presagirà un ritorno luttuoso e difficile, invitandolo a guardarsi dal toccare le vacche del Sole iperionide. Rimessosi in rotta Ulisse dovrà vedersela ancora con <strong>le pericolose sirene</strong>, i <strong>mostri Scilla e Cariddi</strong> e con <strong>la disubbidienza dei propri compagni che non riescono a frenare la voglia di banchettare con le attraenti mucche.</strong> Per questo Odisseo racconta di essere stato per nove giorni in balia di terribili tempeste scatenate da Zeus, da cui riuscì a scampare grazie all'arrivo sull' <strong>isola di Ogigia</strong> dove incontra Calipso.Odisseo giunge quindi <strong>nella terra dei Feaci</strong> a cui racconta lo stratagemma del cavallo di Troia. L'eroe è dunque riaccompagnato dai Feaci <strong>a casa</strong> con abbondanti doni, e dopo essersi rivelato al figlio e al fedele Eumeo si reca alla reggia dove si fa accogliere come un mendicante. Qui schernito ripetutamente dai tracotanti Proci, partecipa alla gara di arco organizzata da Penelope, che aveva promesso di consegnarsi in sposa a colui che sarebbe riuscito a scoccare una freccia dal pesante arco del marito facendola passare per le fessure di dodici scuri. Nessuno dei pretendenti ci riesce e così l'ultimo tentativo spetta a Odisseo che, dopo averlo scaldato sulla fiamma, riesce perfettamente nell'impresa. A questo punto non gli rimane che scatenare la vendetta che aveva attentamente preparato con Eumeo, Filezio e il figlio. <br><br><br>NELL’<strong>ODISSEA</strong> Ulisse è un uomo “multiforme”, versatile, ingegnoso, fragile, ma acuto, un eroe dell’intelligenza e dell'astuzia. I suoi sforzi, la capacità di sopportare le sofferenze, la tenacia e la pazienza hanno un solo obiettivo: il ritorno in patria a Itaca. Prototipo dell’uomo avventuroso, l’immagine poetica del marinaio greco raccoglie in sé un indomabile dinamismo, la curiosità dell’ignoto, la conoscenza di nuove genti, pur esponendosi a pericoli non indifferenti. La sua intelligenza si manifesta non solo come acutezza d’ingegno e capacità di escogitare brillanti soluzioni, ma come razionalità, autocontrollo e desiderio di conoscenza. <br><br></div><div> (ODISSEA - Libro V - traduzione Pindemonte) <br><br></div><div> NELLA <strong>DIVINA COMMEDIA</strong> Ulisse è visto in modo diverso, è un “trasgressore”. E' punito nell'Inferno e la colpa a lui imputata è l’uso spregiudicato dell’intelligenza come volontà di infrangere ogni limite posto dall’uomo, una mancanza del senso della misura, un superbo orgoglio, un’infrazione del limite che lo porta alla punizione tra lingue di fuoco per chi ha troppo osato. Se l'Ulisse mitologico è l'astuto per eccellenza, in Dante il personaggio si arricchisce di introspezione, diviene il simbolo della sete di conoscenza che non vuole riconoscere limiti. La colpa di Ulisse, dunque, non risiede solo nell'abilità a costruire inganni, ma nell'abuso delle possibilità, pur positive, della ragione. <br><br></div><div> (Dante - Inferno XXVI, vv. 90 - 101) <br><br></div><div> LE <strong>COLONNE D’ERCOLE</strong> La sete di conoscenza, la ricerca di nuovi mondi da scoprire, di ciò che è ignoto e denso di pericoli, spinse Ulisse a oltrepassare anche “le Colonne d’Ercole” (lo stretto di Gibilterra), il limite invalicabile della terra conosciuta, considerate dagli antichi la fine del mondo abitato. <br><br></div><div> Riguardo alle Colonne d’Ercole, anticamente, con le barche a remi o a vela esistenti, non si passava dallo stretto, ma si veniva sempre ributtati nel Mediterraneo dalle correnti, dalle onde e dal vento.<br><br></div><div> Ulisse fu il primo uomo ad attraversarle e, conoscendolo, immaginiamo che le abbia superate con l’intelligenza e l’astuzia. Arrivato alle colonne d'Ercole infranse la saggezza e ANDÒ OLTRE: andar oltre era nella sua natura. Nei versi seguenti, si legge il discorso che Ulisse, appena superate le colonne d’Ercole, fa al suo equipaggio per convincerlo a continuare nell’impresa: &lt;&lt;… considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza".&gt;&gt; (Inferno, canto XXVI). <br><br></div><div> Purtroppo questa esperienza sarà fatale, poiché ha sopravvalutato le proprie possibilità. Dante da un lato ammira il coraggio di Ulisse e il suo desiderio di conoscere; dall’altro denuncia la sua presunzione e descriverà il naufragio della sua nave di fronte alla montagna del Purgatorio quale giusta punizione divina. </div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-01 21:20:46 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;Odissea</title>
         <author>rossanadellacas</author>
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         <description><![CDATA[<div>Documentario di P.Angela</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-01 21:51:48 UTC</pubDate>
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         <title>&quot;NESSUNO. L&#39;ODISSEA RACCONTATA AI RAGAZZI&quot;</title>
         <author>rossanadellacas</author>
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         <description><![CDATA[<div>De Crescenzo</div>]]></description>
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         <pubDate>2017-02-14 20:24:31 UTC</pubDate>
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