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      <title>Retorica classica al Berchet by </title>
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      <description>Potenziamento comunicazione: classi I B e I F. Modulo realizzato in collaborazione con l&#39;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (prof.ssa Elisabetta Matelli, prof.ssa Irene Augello, prof.ssa Maria Teresa Galli).


Qui di seguito potrete leggere le orazioni composte dai vari gruppi di studenti in base ai due temi proposti (&quot;Controversiae&quot; di Seneca il Vecchio) che sono state pronunciate l&#39;8 maggio 2021 nell&#39;incontro finale del modulo. Potrete anche ascoltare, dalla voce degli oratori, alcune delle &quot;sententiae&quot; più efficaci.</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2021-05-27 15:31:27 UTC</pubDate>
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         <title>Ora, signori della giuria, prestate attenzione. Mi è stato domandato di indagare intorno alla genesi della questione, e così ho fatto. L’ultimogenito di un padre esemplare si è macchiato dell’uccisione di tutti e due i suoi fratelli, ed oggi non intende pagare la minima somma per garantire il sostentamento del suo buon vecchio. Signori della giuria, abbiamo a che fare con un padre perbene sì, ma sventuratamente solo a detta sua. Non spetta a me giudicare l’operato di un buon genitore, ma ahimè i fatti non lo dipingono certo come la personificazione di ogni virtù: parliamo di un miserabile di stirpe poverissima che ha fondato la sua fortuna sulla pratica più meschina di tutte. Il buon uomo è usuraio, e per anni si è arricchito a discapito d’altri. Com’è risaputo, non tutto ciò che è lecito è onesto.Tuttavia non è il solo ad aver costruito la propria carriera a sfavore di altri. Faccio riferimento a suo figlio maggiore, che da giovane aveva avuto l’acutissima intuizione di rovesciare le istituzioni cittadine e diventare tiranno. Per anni si era comportato da despota, infierendo sulla popolazione: impose tasse severe e leggi intransigenti, tanto che il popolo tutto non soleva far altro che augurargli la morte. Il giovane che oggi rappresento non poteva che sentirsi in difetto: avvertiva il bisogno naturale di riabilitare il nome della sua famiglia, che era stato associato a quello del tiranno più crudele che avesse mai soggiogato la città. Fu così che lo uccise, di modo da riscattare il buon nome degli avi. Mai cosa fu più gradita al popolo, che festeggiò il ragazzo quanto un generale vittorioso. Certo che il giovane non andava fiero dell’uccisione di suo fratello, ma ahimè nulla va fatto che non sia conveniente. Fu poi il turno del secondogenito. Come suo fratello maggiore, egli era forse un uomo tanto squisito quanto astuto. Giacque con la moglie del giovane che oggi è citato a giudizio, che reagì uccidendolo, nonostante suo padre gli avesse pregato di non farlo. Ma il secondo genito non meritava pietà, né la ottenne: vi è di fatti una legge che tutela, se non è più corretto dire incentiva, l’operato del mio assistito. La Lex Iulia de adulteriis coercendis garantisce la possibilità al marito tradito di uccidere l’amante di propria moglie, se questi è di bassa estrazione sociale. Vorrei domandare ai giurati in che modo potrebbero altrimenti definire, se non miserabile, un uomo perdigiorno quale era la vittima, che mai aveva posseduto denaro, avvezzo com’era ad approfittarsi degli altri. Mi chiedo se abusare del prossimo non sia prassi della famiglia sciagurata che è toccata in sorte al mio assistito. Ma il padre, cieco, ancora parteggiava per i disgraziati defunti. Arrivò a tal punto da identificarsi come parte lesa dell’accaduto, asserendo che era stato suo figlio ad avergli portato via quanto aveva di più caro. Ma signori della giuria, ecco che per aggiungere altro credito alla condotta del vecchio è necessario ricordare il momento in cui è emersa tutta quanta la sua bontà. Quando suo figlio venne rapito dai pirati, questi disse loro che avrebbe raddoppiato il compenso qualora quelli avrebbero tagliato le mani del ragazzo. Tanto era accecato dalla sete di vendetta, che mise a repentaglio l’incolumità dell’unico figlio che si era dimostrato fedele. Il giovane ne uscì incolume solo grazie al benvolere dimostrato dai pirati, che avevano identificato il giovane come l’uccisore del tiranno. Suo fratello maggiore si era di fatti speso per debellare la pratica della pirateria nel Mediterraneo, e gli stessi pirati avevano più volte rischiato di essere catturati. Essendo grati al giovane, lo liberarono cosicché questi poté fuggire. Fosse stato per il padre, oggi il mio assistito non avrebbe le mani, né la sua dignità.Alla luce dei fatti riportanti ritengo, giudici, che un padre tanto indegno non abbia alcuna facoltà di pretendere il mantenimento dal figlio che ha sempre detestato. Il giovane non pagherà gli alimenti del padre allo stesso modo in cui questi ha ritenuto suo figlio indegno di pietà.</title>
         <author>inesde_rossi</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Partecipanti al gruppo: Andrea Baron, Gaia Carfora, Ines De Rossi, Riccardo Prazzoli</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-05-27 16:14:43 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>federicofavaro1</author>
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         <pubDate>2021-05-27 16:30:17 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>federicofavaro1</author>
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         <pubDate>2021-05-27 16:30:30 UTC</pubDate>
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         <title>Sono qui davanti a voi perché mio padre vuole essere mantenuto da me, ma non sono tenuto a farlo a discapito di quello che dice la legge; non perché non sia un buon cittadino romano, anzi, ho sempre adempiuto ai miei doveri. Capisco che uccidere il proprio fratello possa essere considerato un atto contro natura, ma forse vi siete dimenticati di come era la città di Roma durante la sua tirannia: incarcerazioni ingiuste, lente e dolorose torture, morti ingiustificate. Per porre fine a tutto questo, sono andato contro il mio stesso sangue: per proteggere i miei concittadini! Tutto quello che ho detto fino ad ora mi addolora, ma mi affligge ancora di più dover parlare di quando mio fratello ha abusato di mia moglie, sì abusato! Quel bruto! Mia moglie è stata la vittima dell&#39;educazione che gli è stata impartita, non gli è stato insegnato il rispetto e i valori di un buon cittadino. E’ forse un crimine difendere l’onore della propria consorte? Tu che hai cresciuto un tiranno e uno stupratore ti lamenti di me? Io che fin da quando ero ragazzo passo le mie giornate a faticare sotto il sole per portare avanti la famiglia. I guadagni del mio sudore sono sempre stati tuoi, come se avessi faticato tu. Se hai sperperato tutti questi soldi per i tuoi vizi finendo sul lastrico, la colpa non è di altri se non tua. Persino i pirati hanno compreso la tua ingratitudine e la tua inettitudine, risparmiandomi dalla tua richiesta disumana di togliere il mio e il tuo sostentamento, volevi tagliarmi le mani! Mani che non sono solo mie, ma anche di tutto il popolo romano che ho liberato dalla tirannia. Meglio la morte che una vita di privazioni e di sofferenze! Mio padre vuole punirmi per aver rimediato alle sue mancanze: non ha educato bene i propri figli ed è crudele con l’unico che ha portato onore alla famiglia. Se dopo tutto questo continuate a ritenere che mio padre sia dalla parte del giusto, ho un’ultima cosa da chiedervi: chi è per voi un buon cittadino romano?</title>
         <author>andreabaron1</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Partecipanti al gruppo: Federico Bombardi, Federico Favaro, Matilda Ghilardotti, Lea Giannini, Lupo Kriss Santambrogio, Sara Tanzi Balconi&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-06-02 13:19:29 UTC</pubDate>
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         <title>Sono un padre che è stato privato del suo patrimonio, della sua dignità e dei suoi figli; l’unico che mi rimane è un feroce omicida, ebbene sì, è stato proprio lui ad avermi tolto qualsiasi cosa. Adesso sono solo, senza un soldo e accusato da tutti voi, e vivo con la costante paura che il sangue del mio sangue mi lasci morire di fame e da solo, per una sete di vendetta ingiustificata e ingiustificabile; mai sottovalutare il desiderio di rivalsa di un figlio ferito nell’orgoglio, orgoglio che, dopo ciò che ha commesso, non ha più ragione di esistere. Ha ucciso il mio primogenito che, assetato di potere, era diventato tiranno ed è riuscito a farla franca grazie alla sua astuzia, facendo passare il suo deplorevole gesto come un atto altruistico nei confronti del popolo e della res publica. In realtà a lui della res publica e del popolo importa ben poco; se da un lato il tirannicidio è lecito, dall’altro il suo vero obiettivo non era quello di salvare la patria da qualcuno, ma quello di eliminare i miei eredi che avrebbero dovuto condividere con lui il patrimonio. Dunque, è peggio la brama di potere o l’avidità di denaro? Sono quindi tanto diversi i miei figli? La differenza tra i due è che il primo è sempre rimasto coerente nei suoi ideali, per quanto sbagliati, mentre il secondo, fingendosi salvatore della patria e apparendo tale agli occhi di tutti, ha poi violato ogni valore che essa dovrebbe incarnare. Si è macchiato di fratricidio, infrangendo la sacralità della famiglia e non ha ascoltato le mie suppliche nel momento in cui gli ho chiesto di risparmiare quanto meno il fratello rimastogli: non si è limitato ad uccidere il tiranno, ma ha anche assassinato brutalmente il fratello adulterino. Per quanto sia amorale l’adulterio, l’omicidio è da considerarsi disumano. In questo caso nessun tipo di astuzia potrebbe giustificarlo, da questo atto egoistico emerge la sua vera natura di spietato assassino, e non un semplice assassino, bensì un fratricida. Perché se è male uccidere un uomo, ancora peggio è uccidere un fratello. Quelle stesse mani, subdole e insanguinate avrebbero potuto uccidere me, me e non solo.  Se per il bene del popolo il figlio uccide il fratello tiranno, per il bene del popolo il padretaglia le mani al figlio omicida. E sono davvero stremato da tutti questi pettegolezzi che circolano e mettono in discussione il mio ruolo da di pater familias: “che valori ha trasmesso ai suoi figli? Che razza di padre non sa imporsi e farsi rispettare? il primo è finito tiranno, il secondo adulterino e il terzo duplice fratricida”. Questo è l’unico che mi rimane e io ho il diritto e il dovere di educarlo e proprio per dargli una punizione esemplare, ho chiesto che i pirati gli tagliassero le mani. Questo provvedimento sarebbe stato anche fin troppo benevolo, perché io, da pater familias avrei potuto rinchiuderlo a vita o addirittura ucciderlo! Il taglio delle mani era solo un gesto simbolico. A non rispettare i miei diritti, non è stato solamente mio figlio, ma anche i pirati che, interessati esclusivamente al denaro, si sono lasciati corrompere. Quel criminale osa accusarmi di aver promesso ai pirati il doppio del denaro del riscatto e di avergli voluto mozzare le mani quando lui stesso aveva intenzione di sottrarmi l’intero patrimonio e soprattutto di uccidermi! infatti mio figlio aveva assicurato loro che, nel caso fosse riuscito ad uccidermi e a sottrarmi il denaro, li avrebbe ricompensati con una somma più ingente. E io, sciocco e devoto padre, ho sperperato consapevolmente e spontaneamente il mio patrimonio per questo mio figlio che è riuscito a deludermi e a tradirmi senza ritegno e che ha deciso, una vota perduto l’oggetto della sua sete di sangue, il mio patrimonio, di lasciarmi morire di fame non mantenendomi e abbandonandomi al mio triste e desolato destino. E non pensiate che io abbia agito così perché non tengo a questo mio figlio, l’unico a me rimasto. Ma io continuo ad amarlo perché l’amore di un padre supera qualsiasi male, anche la malvagità di un figlio. Ma cercate di mettervi nei miei panni, io ho dovuto punire mio figlio, non ho deciso di tagliargli le mani per vendetta come ora sta facendo lui non mantenendomi. Dunque, o giudici, scegliete voi chi sia il colpevole: un figlio ingrato e crudele o un padre misero e solo?</title>
         <author>andreabaron1</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Partecipanti al gruppo:&nbsp; Alessio Mameli, Irene Rossetti, Sara Pivaro, Teresasfia Galignani, Sara Castelli, Roberta Papparella<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-06-02 13:22:49 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>federicofavaro1</author>
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         <author>federicofavaro1</author>
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         <author>federicofavaro1</author>
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         <author>federicofavaro1</author>
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         <pubDate>2021-06-02 13:58:42 UTC</pubDate>
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         <title>I figli vengono mantenuti dai padri durante l’infanzia, di conseguenza la prole ha il dovere di mantenere i padri durante la vecchiaia. Poiché un padre, donando la vita e provvedendo personalmente ad ogni spesa, si impegna a consentire una vita agiata ai propri figli durante l&#39;infanzia, d&#39;altra parte anche questi hanno il compito in età adulta di mantenere il proprio padre, qualora diventi troppo anziano per poter lavorare e guadagnarsi da vivere. É importante tenere a mente inoltre che il legame di sangue che lega un genitore al proprio figlio è tale da rendere il bene tra i due incondizionato; certamente è allo stesso modo comprensibile che nel momento in cui un figlio commette una tale mancanza di rispetto nei confronti del genitore, quale il fratricidio commesso da quest&#39;uomo. Non è biasimabile che il padre vedendosi privato dei suoi diritti e subendo la morte di un altro figlio, reagisca in un primo momento istintivamente e senza pensare lucidamente ad azioni e parole; ebbene questo è ciò che è successo a questo povero padre, che da un momento all&#39;altro, ha visto la sua vita cambiare radicalmente! Non è giusto uccidere un fratello, anche se questo è un tiranno perché la gloria di un tirannicidio non compensa la gravità di un fratricidio. Inoltre è ugualmente necessario tener conto della costrizione a cui si è trovato sottoposto questo padre che, privato degli altri due figli, e di conseguenza anche di una eventuale fonte di sostentamento, per sopravvivere non ha altra scelta che chiedere aiuto a colui che gli ha causato questa disgrazia. In conclusione, oh giudici, vi inviterei a mettere sulla bilancia non solo le pesanti parole proferite dalla bocca del padre, che se non contestualizzate appaiono ancora più brutali di quello che già sono, ma anche tutti gli errori commessi dal figlio, quali la sottrazione della patria potestas, il grave reato di fratricidio e la noncuranza completa della persona che più si è sacrificata per lui nel corso degli anni. Termino dicendo che i figli devono sempre essere riconoscenti nei confronti dei padri, a prescindere da cosa succeda. </title>
         <author>andreabaron1</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>Partecipanti al gruppo: Anna Damato, Giorgia Nigro,&nbsp; Francesco Fumagalli, Ludovica Tattini, Emma Galli</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-06-02 17:09:17 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>andreamenchise</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Per quale motivo, o giudici, continuare a combattere per lo stato deve essere considerato un crimine? Questa è la mia domanda, dal momento che non volevo in nessun modo offendere mio padre ma semplicemente difendere la mia patria e mettermi al servizio della Repubblica. Non vi è modo migliore di contribuire al benessere della società che fare ciò che meglio ci riesce e, nel mio caso, io sono guerriero e dunque combattere è ciò che so fare. I fatti a cui attenersi sono questi: per tre volte in battaglia ho compiuto azioni eroiche e per tre volte sono tornato a casa salvo.</strong></div><div><strong>A questo punto la legge mi permetterebbe di lasciare le armi, ma senza impormelo, al contrario mio padre si. Questi mi vieta di tornare ai combattimenti e, ottenuto il mio rifiuto, decide di ripudiarmi. Io ora, o giudici, vi domando se un figlio possa essere ripudiato per aver fatto solo ciò che è suo diritto fare.&nbsp;</strong></div><div><strong>Non sono un uomo così immeritevole da dover essere punito, le punizioni vanno ai criminali e ai figli riprovevoli.&nbsp;</strong></div><div><strong>La mia unica colpa, invece, è stata quella di essere servizievole e ubbidiente rispetto ai miei obblighi, continuando sempre a mettere le mie doti al servizio dello stato, che noi tutti amiamo.&nbsp;</strong></div><div><strong>Ora dunque mi rivolgo a te padre: perché ammonirmi e per di più non riconoscermi come tuo figlio quando porto a te e alla famiglia onori e gloria, ti manco forse di rispetto? Quale difesa puoi portare per giustificare questo gesto estremo? Vuoi forse allontanarmi da una possibile morte e portarmi al sicuro a casa con te?&nbsp; Non lo trovate tutti voi contraddittorio?&nbsp;</strong></div><div><strong>Mio padre, che afferma di amarmi e di volermi curare a casa con sé, mi rinnega come suo figlio. Non si aspetti, quindi, di rivedermi tornare, anzi, nonostante il disonore assegnatomi, nulla mi impedisce di tornare in battaglia. Gli Ateniesi d’altronde vinsero guidati da un ripudiato. La sola differenza tra me e lui è che egli cancellò il ripudio con il valore, io invece con il valore me lo sono procurato.&nbsp;</strong></div><div><strong>Se dunque, giudici, nonostante tutto posso e continuerò di certo a combattere e fare quindi ciò in cui eccello e a cui sono destinato, perché mio padre deve reagire in tale modo quando anche la ninfa Teti, madre del grande Achille, dopo aver provato a dissuadere il figlio dall'andare in guerra ha accettato il suo desiderio di gloria eterna sebbene sapesse per certo che sarebbe andato incontro alla sua morte. Ebbene a differenza dell’eroe io non ho certezza di morire, accolgo solo il rischio e sfrutto le doti donatemi, e proprio come il grande Achille corro verso la gloria e non mi tiro indietro. D’altronde lo stesso Ettore di Troia pur di rispettare il proprio onore e pur di non dover sopportare la vergogna scende in guerra e lascia l’amata Andromaca e il figlio Astianatte, dopo le loro preghiere, affrontando così il proprio destino. Prendendo ad esempio questi grandi uomini io desidero come loro ricercare la gloria ed andare in contro al mio destino, giudici, e chiedo solo che mio padre prenda esempio dalle vicende degli dei e che, come i cari di queste due storie, accolga il mio desiderio. La battaglia è ormai la mia missione, il clamore delle armi per me è un canto melodioso, non impeditemi dunque di affrontare i miei nemici. D’altronde perché questi, sconfitti e privi di onore per ben tre volte, possono tornare in campo mentre io meritevole e desideroso devo esser punito e messo da parte?&nbsp;</strong></div><div><strong>Che nessuno mi fraintenda, amo il padre mio e vorrei poter dare lui conforto in qualche modo, ma la città non è luogo per me, il mio animo ne soffrirebbe, lentamente mi spegnerei.&nbsp;</strong></div><div><strong>La mia natura è combattere e per questo io combatterò, anche se la morte mi accompagnerà sempre; poiché preferisco morire essendo ricordato come soldato glorioso anziché vivere da uomo vile, circondato dalla vergogna.&nbsp; <br><br><br></strong>Partecipanti al gruppo: Guglielmo Piemonte, Andrea Menchise, Francesca Meneghetti, Ludovica Moretti e Arianna Macchi</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-06-04 11:17:58 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>andreamenchise</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Per quanto ancora secondo voi, giudici, il mio cuore dovrà sopportare pene di tale portata? Quando l’anima mia potrà godere di pace, fintanto che mio figlio si ostina a dimostrare gloria già raggiunta?&nbsp;</strong></div><div><strong>La mia disperazione è tanto grande da avermi portato al desiderio di ripudiarlo: più lieta sarebbe la mia esistenza a sapere mio figlio vivo senza avere contatti con lui, che non ripudiarlo e sapere che andrà incontro alla morte.</strong></div><div><strong>Io, giudici, tento di trattenere mio figlio, glorioso soldato: egli, infatti, dopo aver compiuto ben tre azioni eroiche, offrendo alla patria la vita, desidera combattere una quarta volta. Nonostante le mie suppliche, egli persiste nell’imporre la sua volontà. Chiedo, dunque, a voi, giudici, che il ripudio sia accettato senza ulteriori conseguenze per me e per mio figlio, nella speranza che abbia a cuore la vita e l’onore.&nbsp;</strong></div><div><strong>Onore già, appunto, dimostrato. Perché mai allora, giudici, un povero padre deve penare per proprio figlio, il quale, già ottenuta gloria, non deve dimostrare a cittadino alcuno di essere degno di pubblica stima?</strong></div><div><strong>Un giusto ha il dovere di servire colui che lo ha creato.</strong></div><div><strong>Per questo motivo mi ritrovo qui. Non solo il dolore di padre arrecatomi: sono stato costretto inoltre a subire mancanza di pietà dal figlio e, infine, a volerlo ripudiare: oltre il danno, la beffa!</strong></div><div><strong>Chi, giudici, avrebbe agito diversamente da me?</strong></div><div><strong>Il valore di ottimo cittadino mi spinge fin qui, infiammato anche dal timore di perdere mio figlio, accecato da fame di gloria. Perciò vi esorto ad ascoltare le mie parole: concedetemi l’onore che mi è stato portato via dall’oltraggio subito, da un figlio che disubbidisce al volere di un padre.<br><br><br></strong>Partecipanti al gruppo: Andrea Fogli, Vittoria Donda, Marta Ficarra, Andrea Allais, Leonard Massa, Filippo Marchesini</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-06-04 11:22:26 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>andreamenchise</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>O onorevoli giudici, ahimè giungo per far luce su quella che e’ la situazione difficile con il mio figliolo, o almeno se lo si può definire tale dopo tutti i mali che ha afflitto al mio debole cuore. Sono un padre, e da buon genitore quale sono, mi rifiuto di mandare per una quarta volta mio figlio a combattere, tra le grinfie dei nemici, a fianco della morte. È andato in guerra già tre volte, sono abbastanza... la decisione è stata ardua ma, per non soffrire, non mi resta altro che ripudiarlo. </strong><br><strong>Io son’ uomo di origine umile, non so leggere e non so scrivere, ma sono un uomo onesto grazie ai valori che mio padre mi insegnò e che io ho trasmesso a mio figlio: vizi di nessun tipo, costante esercizio dell’anima e del corpo. Ma ora rimpiango di avergli inculcato umiltà’, orgoglio e senso dell’onore; e se non fosse per me ora probabilmente non partirebbe per la quarta volta. E’ proprio cosi giudici! E’ questo il motivo delle mie afflizioni! Vuole lasciarmi da solo con quella bisbetica di mia moglie che ormai non è più giovine: il mio non vuole essere egoismo, però gli acciacchi si fanno sentire e la forza di mio figlio mi aiuterebbe notevolmente. </strong><br><strong>Povero me, che devo patire tante disgrazie! Mio figlio è sempre stato la mia unica fonte di benessere: ricordo ogni singolo istante trascorso insieme, fino al momento in cui ha deciso di prendere la via della guerra, che egli considera fonte di gloria. Ma giudici, con o senza gloria di guerra io lo amerei allo stesso modo. Mio figlio è per me essenziale per la vita, non posso permettermi di lasciarlo andare un’altra volta! Per tre volte l’ho ritenuto morto, non ricevendo notizie di lui, ma se la sorte ha voluto che egli fosse ancora vivo, non lo posso perdere di nuovo. </strong><br><strong>Ho cercato varie volte di convincerlo a restare, spiegandogli che la vita non è solo gloria, non solo guerra, non solo volontà di dimostrare agli altri il proprio coraggio ma è anche rispetto per la famiglia e per la propria vita. Quando potrà, o giudici, sposarsi? Quando provare benessere? Quando vivere la propria vita se la morte lo coglierà nel più inaspettato dei momenti? Questo è il vero motivo per il quale ho deciso di ripudiarlo, non per gelosia di coloro che trascorrono più tempo insieme a lui; non perché ritengo che non meriti gloria che ha già ottenuto tre volte in modo eroico; non perché non desidero che egli non meriti di acquistare qualche merito verso la patria, ma per l’amore smisurato di padre che io provo. Ammetto di aver sbagliato: sin da piccolo l’ho educato affinché egli potesse intraprendere in futuro una carriera militare gloriosa. Eppure, o giudici, non credevo che tale fama sarebbe diventata per lui l’unico motivo per il quale vivere, non badando al suo futuro. O giudici, mio figlio è sopravvissuto a tre guerre, ha ottenuto la gloria militare che meritava, ha reso fiero me e la sua patria; per quale ragione non vuole rimanere a casa? Non si rende forse conto che, avendo già ottenuto gloria in battaglia, non ha più niente da vincere&nbsp; &nbsp; &nbsp;ma solo da perdere? Perde me e io perdo lui, perde la sua futura famiglia, perde il benessere che si ha vivendo la propria vita. Tuttavia non vuole ascoltare i miei consigli che deride continuamente; temo che questo suo desiderio insaziabile di gloria non possa mai finire se non con la morte. </strong><br><strong>Ed ecco o giudici, ho esposto le preoccupazioni per il mio figlio amato, che mai sarei disposto a perdere in battaglia. Spetta a voi decidere ora, ma spero che avrete pietà di un povero padre affaticato per giunta dall’età, il cui unico scopo è proteggere il figlio. Potrà partire o restare, ma ahimè non risiede in me la decisione finale, vi prego però giudici, di prestare ascolto a quanto detto da me che sono vecchio sì, ma per questo più saggio. <br><br><br></strong>Partecipanti al gruppo: Klarisa Jaku, Tosca Grande, Arianna Zaninelli, Eleonora Peli, Mario Madau e Andrei Radu</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-06-04 11:24:49 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>andreamenchise</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Se Ettore non ha rinunciato alla gloria della guerra pur sapendo di andare incontro a morte certa, perché mai io dovrei essere da meno.</strong></div><div><strong>Scipione Emiliano, ormai veterano di guerra, fu richiamato alle armi per estrema necessità. Così io farò. Combatterò perchè è necessario. Lo so, ho già combattuto eroicamente per tre volte. Secondo la legge romana posso essere congedato. Ma ciò che importa non è il numero dei miei ingaggi: la battaglia che si prospetta è vasta e pericolosa. Io adempirò al mio dovere. Sarò la guida di uomini assennati e dediti alla terra natale. Sono avido di gloria per l’amata terra, non per me stesso.&nbsp;</strong></div><div><strong>La patria, o Giudici, occupa il posto più grande nel mio cuore, non guardatemi come un figlio disinteressato alla famiglia. Auspico che mio padre, benché mi abbia ripudiato per farmi deporre definitivamente le armi, possa essere orgoglioso di me, vedendomi come un soldato valoroso che ha salvato la propria madrepatria. Io sono un guerriero che darebbe la propria vita per salvare quella dei concittadini, come è proprio di ogni soldato degno di memoria, come fece l’audace Ettore, che si sacrificò per l’amata Troia: imitarlo è la mia aspirazione più elevata.</strong></div><div><strong>Concedetemi di combattere ancora: se dovrò affrontare la mia morte, sarà più viva la reminiscenza del prode soldato che sono stato, anziché l’immagine del cittadino disonorato e indegno, il quale ancora vive.</strong></div><div><strong>Per me, padre mio, ciò che mi chiedi è impossibile: sarebbe vergognoso ritirarmi adesso, mentre ancora non ho fatto nulla di utile per la mia patria; infatti i nemici sui quali ho trionfato per ben tre volte ancora combattono. Come potrebbe, o giudici, un animo ardente come il mio, che muove il mio corpo e la mia mente,che è sempre stato il primo volontario per le azioni pericolose, ora riposare sapendo di non aver portato a termine il suo compito?</strong></div><div><strong>Qualora infatti mi ritirassi sentirei di aver fatto ciò che è stentatamente sufficiente; proverei disagio a indossare una toga, piuttosto che l’armatura che mi ha sempre accompagnato sul campo di battaglia e che, padre mio, ha ornato la tua casa di spoglie nemiche tre volte.</strong></div><div><strong>E’ vero, per me val più la gloria della vita, ma ciò non significa che io prenda la morte così alla leggera, come sostieni tu, padre, ma significa pensare all’onore, poiché un guerriero valoroso non teme mai la morte ed è anzi disposto ad andarvi incontro, quando questo avvenga per una giusta causa. E non è forse nel momento in cui è possibile ritirarsi e si deve prendere una decisione , che si scopre chi ha l'animo di un vero soldato?&nbsp;</strong></div><div><strong>Una volta mi dicesti che la gloria rende gli uomini immortali, io ora obbedisco alle tue parole, padre mio: non voglio essere motivo di vergogna e morire da mortale, senza gloria, ma desidero continuare a fare ciò per cui sono più incline: combattere con onore e vigore e vivere una vita che sia più eroica possibile come fatto da Achille che sebbene sia morto in battaglia viene tuttora ricordato&nbsp; come uno dei più grandi eroi che siano mai esistiti</strong></div><div><br><br>Partecipanti al gruppo: Lucrezia Loria, Biancamaria Strano, Roberta Liverani, Tommaso Milazzo, Filippo Vairani e Giacomo Merlo</div>]]></description>
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         <pubDate>2021-06-04 14:23:03 UTC</pubDate>
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         <author>andreamenchise</author>
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         <author>andreamenchise</author>
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         <author>andreamenchise</author>
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         <pubDate>2021-06-06 09:42:27 UTC</pubDate>
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         <author>andreamenchise</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>UN GIOVANE&nbsp; CATTURATO DAI PIRATI SCRISSE AL PADRE PER IL RISCATTO; MA IL RISCATTO NON ARRIVAVA. LA FIGLIA DEL CAPO SI FECE GIURARE DAL GIOVANE CHE L’AVREBBE SPOSATA SE FOSSE STATO LIBERATO; EGLI GIURÒ. ESSA ALLORA ABBANDONÒ SUO PADRE E FUGGÌ CON LUI. IL GIOVANE, TORNATO ALLA CASA PATERNA, LA SPOSÒ. COMPARE ALL’ORIZZONTE UN’ORFANA, EREDITIERA, E IL PADRE ORDINA A SUO FIGLIO DI CONGEDARE LA FIGLIA DELL’ARCHIPIRATA E SPOSAR QUELLA. AVUTONE IL RIFIUTO, LO RIPUDIA.&nbsp;</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2021-06-07 07:32:37 UTC</pubDate>
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         <title>UN TALE AVEVA UN FRATELLO TIRANNO E L&#39;UCCISE; SORPRESE UN ALTRO FRATELLO IN ADULTERIO CON SUA MOGLIE E L&#39;AMMAZZÒ SENZ&#39;ASCOLTARE LE SUPPLICHE DEL PADRE.  CATTURATO DAI PIRATI, SCRISSE AL PADRE PER IL RISCATTO. IL PADRE MANDÒ AI PIRATI UNA LETTERA IN CUI PROMETTEVA IL RADDOPPIO DELLA CIFRA SE GLI AVESSERO AMPUTATO LE MANI. I PIRATI LO RIMISERO IN LIBERTÀ. IL PADRE CADE IN MISERIA E IL FIGLIO SI RIFIUTA DI MANTENERLO.               </title>
         <author>andreabaron1</author>
         <link>https://padlet.com/andreabaron1/evpw78oa44ot9s8v/wish/1623301620</link>
         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-06-24 09:01:18 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>federicofavaro1</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2021-06-24 09:15:30 UTC</pubDate>
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