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      <title>Solitudine by </title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-09-14 16:34:05 UTC</pubDate>
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         <title>La solitudine come cura </title>
         <author>caggiulaandrea</author>
         <link>https://padlet.com/caggiulaandrea/euz2bg30ql4l/wish/281406761</link>
         <description><![CDATA[<div>La maggioranza degli scienziati, al giorno d’oggi, considera lo stare da soli,  come una malattia da curare, o un errore da correggere; ma che cos’è realmente la solitudine? In passato, pensieri come quello di Aristotele (“l’uomo è un animale sociale”) ci hanno indotto a pensare che un uomo non può sopravvivere rimanendo solo per un lungo periodo di tempo, secondo alcuni studi la solitudine più totale, è quasi sempre accompagnata da conseguenze negative come la cattiva salute, igene personale, depressione o addirittura il suicidio. Agli occhi di tutti l’isolarsi viene visto in modo dispregiativo, ma le persone si fermano ad uno squallido giudizio sommario, che a dirla tutta non corrisponde alla realtà.<br><br></div><div>Una persona solitaria non è per sempre un ragazzo o una ragazza  incapace di intrattenere rapporti con altre persone, insicuro ed impacciato nel mostrare i suoi sentimenti. In alcuni casi è proprio quest’ultimo che dimostra di essere l’esatto contrario di ciò che viene detto su di lui. Non per forza lo “sfigurato” deve dimostrare qualcosa agli altri, o mettere in atto uno spettacolino per far vedere alle altre persone i migliori aspetti di se stesso le sue passioni e ciò che lo rende felice, decide solamente di confrontarsi con se stesso e di rapportarsi con il suo io interiore. Tutto quello che egli apprende da ciò che sta intorno a lui lo immagazzina dentro di se e non ha bisogno di comunicare ciò alle altre persone che potrebbero giudicarlo, solitamente con un infondato pregiudizio. Il benessere dello stare soli e di curare la propria persona non è da sottovalutare. Tutti nella propria vita hanno bisogno almeno per un attimo di stare soli, di parlare a se stessi, e di perdersi nei propri pensieri che ricorrono sempre nei momenti spogli delle nostre giornate. Solamente stando soli possiamo conoscere noi stessi per quello che siamo realmente e non per quello che vuole la società che ci circonda: standard di bellezza, modi di vestire e di parlare, tutti questi aspetti svaniscono nel nulla: quando ci ritroviamo senza nessuno intorno a noi è come se la realtà che ci circonda fosse nostra. <br><br></div><div><strong>Francesco Petrarca</strong> nel suo trattato filosofico <strong><em>De vita solitaria</em></strong> suppone come condizione ideale per la vita del letterato proprio la presenza della solitudine. Quest'ultima, difatti, è capace di donare all'autore una pace profonda ed un'immensa tranquillità; l'autore elogia il piacere della libertà dato dalla solitudine e inteso come : “<em>vivere come vuoi, andare dove vuoi, stare dove vuoi [...] in ogni stagione essere padrone di te, e, dovunque ti trovi, vivere con te stesso, lontano dai mali, lontano dall'esempio dei cattivi”.</em> <em>“Solo et pensoso i più deserti campi” </em>è un sonetto che riassume il travaglio interiore del poeta, costretto ad allontanarsi dalla gente e a cercare rifugio nella solitudine.<br><br></div><div><strong>Luigi Pirandello</strong> nel suo romanzo <strong>Uno, nessuno e centomila</strong> inserisce un personaggio molto legato alla sua visione di solitudine: Vitangelo, un uomo che agli occhi della società risulta smarrito e impreparato nel prendersi le responsabilità che arrivano ad una certa età ed inizia a notare che molti aspetti della sua vita non sono come li avrebbe voluti lui. Vitangelo inizia a non capire chi sia realmente e ricorre al bisogno di stare solo per un po’ cercando di vedersi per quello che se stesso dice di lui e non di come lo dipingono le altre persone.<br><br></div><div>Esiste però un elemento che cancella in eterno la voglia di restarsene soli, e che la tramuta in mancanza e necessità: l’amore, un sentimento che ci spinge a unire noi stessi ad un'altra persona e a condividere tutto con essa. Seneca faceva questo discorso nelle lettere che scrisse a Lucilio, un suo discepolo, facendo coincidere le sensazioni della vera amicizia con quelle del nostro amore; il fatto di sapere ognuno le rispettive emozioni e passioni, di vivere le giornate insieme e di raccontarsi i segreti più profondi. Il tempo che ci spetta per restare soli, dunque, si tramuta in una convivenza come due teste nello stesso corpo.<br><br></div><div> <strong><em>Edward Munch</em></strong><em>, pittore norvegese fa trasparire l’incubo di ogni coppia nella sua opera “</em><strong><em>Occhi negli occhi</em></strong><em>” ovvero il vuoto: la paura di lasciarsi e che dell’amore non rimanga più niente, nulla che unisca e nulla che divida.<br><br></em><br><em>Il passo successivo lo rappresenta con l’opera “</em><strong><em>Separazione</em></strong><em>” la triste fine dell’essere abbandonati a se stessi, di intraprendere una nuova strada, con la consapevolezza che un sentimento come l’amore, un altare di sfogo dove pot</em> <em>er sacrificare noi stessi e mettersi a nudo, sia svanito nel nulla.<br><br></em></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-09-14 16:36:15 UTC</pubDate>
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