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      <title>L&#39;Europa tra il XIII e il XIV secolo, verso il declino dei poteri universali by Lorenzo Basile</title>
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      <description>Storia</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2022-01-27 13:51:51 UTC</pubDate>
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         <title>Il pontificato di Innocenzo III</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>La morte prematura di Enrico VI (1197) porta una nuova crisi del potere imperiale.</div><div>Se ne avvantaggia il giovane papa Innocenzo III, deciso a condurre una politica energica:</div><div>nel rapporto con il potere politico.</div><div>nelle crociate;</div><div>nella lotta contro le eresie;</div><div>nella riforma della Chiesa</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-27 14:18:30 UTC</pubDate>
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         <title>Innocenzo III vuole la Teocrazia</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>Innocenzo riprende l’idea del primato dell’autorità spirituale, già sviluppata da Gregorio VIII (concezione teocratica).</div><div>Egli la espresse con la “teoria del Sole e della Luna”:</div><div>Tuttavia la Luna (= potere temporale) è inferiore al Sole (= spirituale) e ne dipende.</div><div><br>Alla morte di Enrico VI (1197) ripresero le contese per la successione tra:</div><div>Ghibellini, che proposero il fratello Filippo di Svevia, sostenuto da Filippo di Francia</div><div>e Guelfi che indicarono il figlio di Enrico il Leone, Ottone IV di Brunswick, appoggiato dal re di Inghilterra.</div><div>Innocenzo preferì Ottone (1201) che si impegnò a rispettare l’autonomia dei territori pontifici.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-27 14:19:41 UTC</pubDate>
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         <title>La successione imperiale</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>Ottone si affermò e fu incoronato solo dopo la morte di Filippo (1208). Innocenzo III gli raccomandò di non unire il regno di sud con quello del nord. Innocenzo si trovava in un sandwich.</div><div>Ma presto violò gli accordi con il papa che lo scomunicò (1210).</div><div>Innocenzo III gli oppose il re di Sicilia Federico II ormai 17enne, di cui era stato tutore dopo la morte di Costanza di Altavilla (1198), con l’impegno di tener divise le due corone.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-27 14:22:37 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;ultima opzione di Innocenzo III: Federico di Hohenstaufen</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>Federico si recò in Germania dove venne riconosciuto re (1212).</div><div>Ma per prendere il potere dovette affrontare, con l’appoggio del re di Francia Filippo Augusto, Ottone IV, sostenuto da Giovanni Plantageneto, detto anche Giovanni Senza Terra.</div><div>Lo scontro a Bouvines (Francia) nel 1214 si conclude con la vittoria di Federico.<br><br></div><blockquote><strong><em><mark>Chi è Federico II?</mark></em></strong></blockquote><div>Federico II nacque a Jesi nel 1194 da Enrico IV e Costanza d’Altavilla. Il ragazzo venne incoronato a soli 4 anni e alla morte del padre, seguita da quella della madre, venne messo sotto tutela del papa. Il 26 Dicembre 1208 Federico compì il quattordicesimo anno di età e uscì dalla tutela papale.</div><div>Secondo una tradizione, Federico II nacque in una tenda.<br>Nel 1212 egli venne eletto Duca di Svevia dai principi tedeschi e Re di Germania nel Duomo di Magonza. Nel 1213 Federico II promise, con la famosa Bolla d’oro, di mantenere la separazione fra Regno di Sicilia e quello di Germania ( promessa mai mantenuta da Ottone IV ) Dopo la battaglia di Bouvines, egli rimase l’unico erede al trono. Due città però non si sottomisero: Colonia e Aquisgrana Nel 1215 Federico II riesce ad impossessarsi anche di queste ultime e diventa Imperatore dei Romani.<br>Federico II concentrò il suo potere principalmente in Sicilia eludendo le richieste del papa.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-27 14:39:57 UTC</pubDate>
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         <title>Il IV concilio lateranense</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>Nel 1215 il Papa indisse il quarto concilio lateranense che doveva celebrare la sua potenza, ma al contrario pose in evidenza alcune problematiche della Chiesa, tra cui la crescita di movimenti ereticali.&nbsp;<br>Per contrastarli venne istituito il tribunale ecclesiastico dell'Inquisizione.&nbsp;<br>Nacquero così, successivamente a delle inquietudini religiose, nuovi ordini religiosi, detti mendicanti: l'ordine dei francescani e quello dei domenicani, rispettivamente creati da Francesco d'Assisi e Domenico di Guzmàn.<br><br></div><blockquote><strong><em><mark>L' ordine domenicano</mark></em></strong></blockquote><div>Nel 1206 nacque l’ordine dei frati predicatori, fondato dallo spagnolo Domenico de Guzman con l’obbiettivo di dotare la Chiesa di un “corpo militante scelto” che assumesse a modello il povero predicatore apostolico,in grado di opporre all’eresia non solo una solida preparazione culturale e teologica, ma anche l’esempio concreto di una condotta di vita rispondente al dettaglio evangelico. Quello domenicano fu un ordine di gente dotta, che affrontava le teorie eretiche in pubblici dibattiti, mettendone in luce le debolezze e le contraddizioni. La cultura teologica venne individuata come mezzo fondamentale per difendere la vera fede da deviazioni o cattive interpretazioni. Da allievi i domenicani divennero ben presto professori universitari, che incisero come maestri sulla formazione degli studenti e favorirono numerose vocazioni. In quest’epoca quindi si sostituiscono gli scriptoria dei monasteri con le università. Tra i più illustri domenicani troviamo Alberto Magno e Tommaso d’Aquino.<br><br></div><blockquote><strong><em><mark>L'ordine francescano</mark></em></strong></blockquote><div>L’ordine francescano, riconosciuto da papa Innocenzo III nel 1210, fu fondato da san Francesco d’Assisi il quale volle che i suoi seguaci evitassero il più possibile ogni contatto con la ricchezza materiale: secondo lo spirito francescano la vera ricchezza dell’ uomo è il Cristo; il povero evangelico è colui che rinuncia al proprio egoismo per essere totalmente disponibile a compiere la volontà di Dio. La povertà, cioè la rinuncia al possesso di qualunque bene materiale, è dunque il fulcro dello spirito francescano. Ai suoi frati diete il nome di minori, derivandolo dal modo in cui venivano definiti i cittadini più poveri. L’entusiasmo suscitato dalla sua predicazione e dal suo stile di vita moltiplicarono in breve le file dei seguaci di Francesco: non mancheranno fra questi anche le donne, che furono raccolte in comunità sotto la guida di Chiara d’Assisi. Francesco nel 1224 ricevette sulle mani, sui piedi e sul corpo le stigmate e, pur cieco e malato compose il Cantico delle Creature. Qualche tempo dopo la morte del suo fondatore anche l’ordine francescano sviluppò un intensa attività di predicazione, collegata allo studio della teologia.</div><div><br></div><blockquote><strong><em><mark>Nepotismo=</mark></em></strong> termine derivante dal latino nepos, nepotis “nipote”, col quale si indica il comportamento di chi, detenendo una forma di potere, la usa per elargire favori politici ed economici ai propri parenti. Questo atteggiamento fu diffusissimo nella Chiesa cattolica dei secoli XIV-XVIII.</blockquote><div><br>Innocenzo combatté con decisione, usando metodi persuasivi e coercitivi, le eresie che si diffondevano ampiamente nell’Europa del basso medioevo:</div><div>Movimenti pauperistici, che contestavano la mondanizzazione della Chiesa;</div><div>Movimenti millenaristici, che predicavano l’imminenza della fine del mondo;</div><div>I Càtari, sostenitori di una vera e propria religione distinta dal cristianesimo.<br>Il movimento ereticale per eccellenza fu quello dei catari.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-27 15:11:07 UTC</pubDate>
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         <title>I Catari</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>I <strong>càtari</strong>, (dal greco “katharòs”, “puro”) sostenevano una religione dualistica, affine al manicheismo, di origine orientale.</div><div>Ritenevano il corpo e la materia creazione del dio del male,</div><div>da combattere con l’ascetismo, il rifiuto del matrimonio e delle “opere della carne”;</div><div>Condannavano la corruzione della Chiesa, ma anche la sua dimensione sociale.<br>I Catari erano diffusi nella Francia meridionale (Albi) e godevano della protezione di Raimondo conte di Tolosa.</div><div>Innocenzo fece ricorso:</div><div>Alla predicazione dei monaci cistercensi e del nuovo ordine fondato da S. Domenico Guzman;</div><div>A sanzioni (esilio e confisca dei beni) per i capi degli eretici.<br>San Domenico operò a Bologna dove morì.&nbsp;<br>E’ sepolto nella Chiesa a lui intitolata.<br>Il papa scomunicò Raimondo e, dopo l’assassinio di un suo legato, il papa bandì la crociata contro gli albigesi (1208).</div><div>Risposero i feudatari francesi, che allo scopo di impossessarsi di quelle terre, compirono crudeli massacri.</div><div>La guerra finì nel 1226: se ne avvantaggiò il re Luigi VIII che riuscì ad estendere la sua influenza sul Sud della Francia.<br>Momento culminante dell’opera di riforma e della Chiesa fu la riunione del Concilio ecumenico Lateranense IV (1215)</div><div>Si occupò di questioni dogmatiche (Trinità, condanna delle eresie) e disciplinari (precetto pasquale)</div><div>Bandì la quinta crociata (contro l’Egitto, conclusasi anch’essa in modo fallimentare).</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-27 15:14:21 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;ascesa di Federico II di Svevia</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>Fino a quando Innocenzo III fu vivo, Federico III mantenne la promessa fatta al suo antico tutore di mantenere separate le due Corone di Germania e Sicilia.<br>Alla morte del Papa Innocenzo III nel 1216, Federico II si sentì svincolato da questa promessa e riunì i due regni.<br>FEDERICO II viene eletto re di Germania e poi incoronato imperatore (1220)</div><div>Federico controlla sia regno di Sicilia che impero tedesco, contro le intenzioni di Innocenzo III e in accordo col nuovo papa Onorio III Federico si occupa soprattutto del regno di Sicilia, unificando le tradizioni sveva (Barbarossa) e normanna (Costanza d'Altavilla): forza della monarchia ed uso efficace del feudalesimo.<br>Federico fu richiamato dal nuovo Papa a mantenere l'impegno di condurre una nuova crociata in Terrasanta;<br>in particolare la VI crociata.<br>L'imperatore però aveva altre priorità.<br>Stabilì la propria sede a Palermo, ed avviò un programma di sviluppo agricolo per il regno di Sicilia, regno che a lui stava molto a cuore. Il suo obiettivo era quello di accentrare tutti i poteri nelle proprie mani, non lasciando spazi ai feudatari o ai comuni. Questo obiettivo ebbe la luce quando la cittadina di Melfi nel 1231 emanò le cosiddette "Costituzioni melfitane".<br>Con quest'ultime il sovrano diveniva l'unica fonte del diritto e delle leggi.<br>Un simile atteggiamento suscitò l'ira del Papato, Federico quindi dovette fare i conti con Gregorio IX (parente di Innocenzo III). Tra i due nacque un conflitto e il Papa giunse alla decisione di scomunicarlo. Federico allora decise di accontentare i voleri del Papa e quindi intraprese la VI crociata (1228-1229).<br>Federico II, però, al posto di armarsi e combattere, ricorse alla diplomazia negoziando con il sultano d'Egitto al-Malik al-Kamil un accordo. Con questo accordo ottenendo persino Gerusalemme.&nbsp;<br>Malgrado i suoi risultati soddisfacenti, questo accordo fu episodio di scandalo in Occidente.<br>Federico II fu accusato di aver trattato con degli infedeli e venne addirittura considerato un Anticristo.<br>INIZIA UNA CONGIURA.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-27 15:20:06 UTC</pubDate>
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         <title>Contro i comuni del nord</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>I contrasti tra Impero e Comuni esplosero nel 1226 quando Federico II indisse una dieta a Cremona per rivedere le condizioni fissate con la pace di Costanza nel 1183.<br>Il progetto di <strong>Federico II di Svevia</strong> portò a contrasti con i comuni, che si videro negare tutte le concessioni ottenute da <strong>Federico Barbarossa</strong>. Si ricostituì una lega guelfa, appoggiata dal papa che venne però sconfitta nel 1237 dai comuni ghibellini appoggiati da <strong>Federico II di Svevia</strong>. Il papa Gregorio IX, intaccato nell’immagine dalla sconfitta e spaventato dal potere di Federico II, colse il pretesto per scomunicarlo nuovamente. A Gregorio IX successe <strong>Innocenzo IV</strong> il quale scomunicò l’imperatore per la terza volta. Sebbene Federico II cercò di raggiungere un accordo dando prove di buona volontà, il papa lo dichiarò decaduto sciogliendo i sudditi dal giuramento di fedeltà. Bandì inoltre una vera e propria crociata contro Federico II indicandolo addirittura come l’"<strong>Anticristo</strong>” e predicando colpe terribili a suo carico.&nbsp;</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-27 18:19:43 UTC</pubDate>
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         <title>La fine di Federico</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il conflitto tra l'imperatore e il papa proseguì con Innocenzo IV. Innocenzo IV si alleò infine con i comuni contrari all’Imperatore e, nel 1248, l’esercito di <strong>Federico II di Svevia</strong> fu sconfitto. Il figlio Enzo fu fatto prigioniero e rinchiuso fino alla morte nel “palazzo di re Enzo” a Bologna. Nel 1250 <strong>Federico secondo</strong> morì, sospettando che anche i suoi collaboratori più stretti avessero tramato contro di lui.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-27 18:26:55 UTC</pubDate>
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         <title>Manfredi di Svevia</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Manfredi</strong> era figlio naturale di <strong>Federico II</strong> di Hohenstaufen, duca di Svevia e re di Sicilia, nonché imperatore del Sacro Romano Impero fino al 1245. La madre era <strong>Bianca Lancia</strong>, una nobildonna italiana (ma secondo alcune versioni storiografiche, bavarese) che fu amante di <strong>Federico</strong> a partire dal 1225. Da questa relazione nacquero <strong>Costanza</strong> (1230), <strong>Manfredi</strong> (1232) e <strong>Violante</strong> (1233), ma il matrimonio tra i due fu celebrato solamente quando Bianca si trovava in punto di morte.&nbsp;<br>Manfredi dopo la morte di Federico, si proclamò re di Sicilia mettendosi a capo del partito ghibellino. Manfredi si trovò in situazione assai difficile per le ribellioni molteplici scoppiate nel regno e alimentate da papa Innocenzo IV.<br>Fra il 1258 e il 1260 la potenza di Manfredi si estese rapidamente in tutta Italia, essendo egli divenuto ovunque capo della parte ghibellina. Il comune romano strinse con lui alleanza; in Toscana il partito ghibellino, capitanato dai senesi, ottenne una netta vittoria nella celeberrima battaglia di Montaperti (4 settembre 1260) e divennero padroni di Firenze con l'ausilio delle truppe di Manfredi.<br>A questo punto Clemente IV offrì la corona del regno di Sicilia a Carlo I d'Angiò, a condizione di non unificare mai il regno meridionale con quelli settentrionali.<br>Con Carlo I nella Battaglia di Benevento (gennaio 1266), i guelfi riscossero la loro rivincita sconfiggendo definitivamente Manfredi. Finisce così la dinastia sveva.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-27 18:33:35 UTC</pubDate>
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         <title>Angioini ed Aragonesi - Regno di Sicilia</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>Carlo d'Angiò attuò nel Regno di Sicilia una politica molto diversa da quella accentratrice di Federico II.<br>Gli Angioini si rivelarono ben presto incapaci di governare, sradicando quella pace che Federico II era riuscito a mantenere viva tra i territori meridionali. Gli <strong>Angioini</strong>, impossessatisi del trono siciliano, imposero un dominio molto duro sui loro nuovi territori: i seguaci della dinastia sveva furono perseguitati, i loro beni confiscati e al loro posto furono insediati nobili francesi. La capitale del Regno di Sicilia fu trasferita da Palermo a Napoli, le imposte pesantemente inasprite. <br>Ma nel sud Italia era ancora molto forte la fazione vicina agli <strong>Svevi</strong> e nell’isola serpeggiava un forte malcontento. Fu così che a Palermo scoppiò una rivolta: la <strong>rivolta dei Vespri siciliani</strong>, così chiamata perché ebbe inizio all’ora dei vespri del 30 marzo 1282, lunedì di Pasqua.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-27 19:11:44 UTC</pubDate>
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         <title>La rivolta dei Vespri siciliani</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>Il 30 marzo 1282, lunedì di Pasqua, nella chiesa dello Spirito Santo a <strong>Palermo</strong> stava per essere recitata la preghiera serale del vespro.</div><div>Un soldato francese ferma una donna, accompagnata da suo marito. Con la scusa di una perquisizione, la tocca, la oltraggia. È troppo! La reazione del marito e di quanti assistono alla scena è furente: il soldato è trapassato da un colpo di spada e la rivolta dei Vespri siciliani si diffonde a macchia d’olio in tutta l’isola; una vera e propria caccia allo straniero colpisce duramente la colonia francese, che subisce circa quattromila morti.</div><div>La ribellione di Palermo divenne in breve tempo una vera e propria guerra, che durò venti anni.</div><div><strong>Carlo d’Angiò</strong> dovette preparare in fretta e furia il suo esercito. Iniziò l’assedio a Messina nel giugno del <strong>1282</strong>. Un mese dopo <strong>Pietro III d’Aragona</strong> (considerato l’erede legittimo al trono svevo in quanto marito di Costanza, figlia di Manfredi) sbarcò a Trapani per essere incoronato re di Palermo. Quasi immediatamente giunse la <strong>scomunica</strong> dell’aragonese da parte di papa Martino IV, vicino agli Angiò.<br><br>Le ostilità terminarono, di fatto, il 31 agosto <strong>1302</strong> con la firma del <strong>trattato di pace di Caltabellotta</strong>.</div><div>In seguito alla pace di Caltabellotta la Sicilia fu affidata a <strong>Federico d’Aragona</strong>, fratello del re Giacomo d’Aragona (che era succeduto al padre Pietro III), con la condizione che alla sua morte la corona sarebbe tornata agli <strong>Angioini</strong>. Ma i patti non furono rispettati e l’isola passò di fatto sotto il controllo degli <strong>Aragonesi</strong>.</div><div>La vicenda dei Vespri siciliani è ricordata anche da <strong>Dante</strong>, vicino ai <strong>guelfi</strong> angioini, nel <strong>Paradiso</strong> <strong>canto VIII</strong>, vv. 73-75, quando incontrando <strong>Carlo Martello</strong>, a questi fa dichiarare che la Sicilia sarebbe stata ancora nelle mani degli Angiò se il mal governo di Carlo I non avesse spinto gli abitanti di Palermo a gridare: «<strong><em>Muoia, muoia!</em></strong>», provocando la rivolta dei Vespri siciliani.</div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-27 19:16:16 UTC</pubDate>
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         <title>Interregno e Rodolfo I </title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>Con la morte di Federico II di Svevia (1250) il progetto di rifondazione dell'impero germanico intrapreso dalla dinastia sveva si risolse in un completo fallimento: in Germania le resistenze feudali non erano state piegate; nell'Italia centro-settentrionale fallì il tentativo di assoggettare i Comuni.<br>L'imperatore non riusciva a imporre la sua autorità neanche in Germania. Lo dimostra anche il fatto che, dopo la morte di Federico II, l'impero rimase per 23 anni senza guida (interregno): solo nel 1273, infatti, Rodolfo I (1273-1291) fu eletto re dei Romani, titolo che implicava la sovranità sulla Germania e sull'Italia e veniva riconosciuto all'uomo che sarebbe divenuto ufficialmente imperatore dopo l'incoronazione da parte del papa.<br>Cercò piuttosto di rafforzare la sua presa sulla Germania scontrandosi con il più potente tra i nobili dell'impero, il re di Boemia. Rodolfo riuscì a sottrargli l'Austria, la Stiria, la Carinzia e la Carniola, che assegnò in <a href="https://www.skuola.net/storia-medievale/feudo.html">feudo</a> ai suoi figli. In questo modo rafforzò non tanto l'autorità imperiale quanto la sua famiglia, gli Asburgo (Habsburg), una casata d'origine alsaziana che si impose nei secoli successivi come una delle più importanti in Europa.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-28 17:20:29 UTC</pubDate>
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         <title>La nascita della Svizzera</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>Rodolfo I d'Asburgo dovette rinunciare ai domini originari degli Asburgo in Svizzera, dove i rappresentati dei 3 cantoni (Uri, Shwyz e Unterwalder) spinti dall'esempio di progressiva emancipazione dei Comuni italiani, il primo agosto 1291 si erano uniti con un giuramento per ottenere la piena indipendenza della regione dall'impero.&nbsp;<br>Da allora i 3 cantoni continuarono a lottare con gli Asburgo e annessero tra il 1332 e il 1353, i cantoni di Zurigo, Lucerna, Glarona, Zug e Berna.<br>Nascerà così un nuovo nucleo confederale originario dell'odierna Svizzera.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-28 17:32:25 UTC</pubDate>
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         <title>Enrico VII e la separazione delle due autorità</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>Dopo la fase di interregno, la situazione cambiò con l’elezione di Enrico VII di Lussemburgo (1308-1313), al quale fra l’altro anche Dante fa riferimento nel suo trattato “De Monarchia”, che portava ancora con sè ancora il desiderio di realizzare un impero universale. Nonostante l’appoggio delle scarse forze della fazione dei ghibellini italiani, non riuscì nè a conquistare Firenze nè il regno di Napoli, e morì a Siena.<br>Enrico varcò le Alpi e dichiarando super pertes, si presentò coma paciere tra le due accese fazioni: Guelfi e Ghibellini.<br>Successivamente però, assunse le parti dei ghibellini dopo una violenta rivolta scoppiata a Milano.<br>Morì nel 1313 e con lui svanì anche il desiderio di restaurazione imperiale in Italia.<br>Con l’appoggio di famosi giuristi, che sostenevano la superiorità del potere imperiale e la necessità della separazione del potere tra Stato e Chiesa, il suo successore Ludovico aveva intenzione di proseguire il suo disegno universalistico. Tentó di restaurare il potere imperiale convocando un’assemblea a Rense, dove riaffermò la diretta discendenza divina del suo potere. Il suo successore Carlo si vide costretto ad emanare la cosiddetta “bolla d’oro”, una sorta di regolamento che stabiliva il metodo di elezione dell'imperatore da parte di 3 vescovi e 4 signori laici. Per questo questo si delineava la figura di uno stato laico con un potere non ereditario.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-28 17:47:51 UTC</pubDate>
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         <title>Bonifacio VIII e la teocrazia</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>Come abbiamo visto, il pontificato di Innocenzo III si caratterizzò per una significativa spinta teocratica, ma al pontefice non era mai permesso un effettivo e costante controllo.<br>La soluzione dei successori di Innocenzo III fu quella di potenziare l'organo amministrativo della chiesa, la Curia. Il compito della Curia era quello di controllare le finanze e la documentazione.<br>Nel 1294 dopo le dimissioni di Celestino V, diventò pontefice Bonifacio VIII. Bonifacio VIII era uno strenuo difensore del primato del potere spirituale su quello temporale. Poco dedito all'austerità, dalla sua posizione esercitò un nepotismo sfrenato. La sua famiglia divenne potentissima.<br>Il primo provvedimento preso da Bonifacio VIII fu quello di indire il Giubileo nel 1300, Anno Santo. Chi si fosse recato a Roma in pellegrinaggio e si fosse confessato avrebbe ottenuto così l'indulgenza plenaria. Immaginiamo quindi una quantità di pellegrini da tutta l'Europa cristiana che si riversarono a Roma e, con essi, significative quantità di denaro che la Chiesa ottenne sotto forma di offerte. Il Giubileo, dal punto di vista dell'affermazione del potere papale ebbe quindi due scopi:<br><br>&nbsp;1 ) Mostrare ai sovrani d'Europa che il papa aveva il potere di smuovere immense masse, dato che egli solo poteva salvare le anime.<br>&nbsp;2 ) Arricchire significativamente la Chiesa.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-28 18:20:49 UTC</pubDate>
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         <title>Il conflitto tra Bonifacio VIII e Filippo il Bello</title>
         <author>superlory123456789</author>
         <link>https://padlet.com/superlory123456789/Bookmarks/wish/2018546713</link>
         <description><![CDATA[<div>Lo scontro con il potere temporale non tarda ad arrivare. Tra il XII e XIII secolo le monarchia nazionali come l'Inghilterra e la Francia, si sono rafforzate a cercando di limitare l'ingerenza e il potere della Chiesa. Lo scontro avvenne tra Bonifacio VIII e Filippo IV il Bello, nipote di Luigi IX il Santo.<br>Nel 1296 Filippo IV impose al clero il pagamento delle tasse. A quest'imposizione Bonifacio VIII rispose con la bolla Clericis laicos, in cui ovviamente si opponeva alla decisione del re francese. Questi, a sua volta, emanò un'ordinanza che vietava l'uscita dai confini del regno di oro e argento. In questo modo le ricchezze provenienti dalle decime francesi non potevano arrivare a Roma.<br>Lo scontro si riaccese pochi anni dopo, nel 1301, quando Filippo il Bello intese processare un vescovo nei tribunali regi. Di norma il vescovo avrebbe invece dovuto essere processato dei tribunali ecclesiastici. Bonifacio VIII rispose molto duramente in due mosse: convocò un concilio per scomunicare il sovrano e, nel 1302, con la bolla Unam Sanctam, ribadì la superiorità del potere spirituale.<br>Anche Filippo IV riunì un'assemblea, quella degli Stati Generali, composti da nobili, clero e ceti cittadini. Forte dell'appoggio di questa assemblea, il re organizzò una vera e propria spedizione armata.<br>Questa spedizione raggiunse il papa ad Anagni per arrestarlo. L'arresto non ebbe luogo poichè Bonifacio VIII era protetto dai suoi concittadini, tuttavia, l'evento fu segnato dal cosiddetto schiaffo di Anagni.<br>Sciarra Colonna, esponente della famiglia Colonna, gravemente danneggiata dal nepotismo papale, schiaffeggiò il papa. Non era mai successo prima che qualcuno avesse osato alzare la mano contro il pontefice. Bonifacio VIII, pur avendo evitato l'arresto, sarebbe riamsto profondamente colpito da quell'umiliante episodio. Morì poco dopo, nel 1303.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-28 19:31:18 UTC</pubDate>
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         <title>La cattività avignonese</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>Morto Bonifacio VIII, Filippo IV riuscì ad imporre come papa un esponente de clero di sua fiducia, il vescovo di Bordeaux, che divenne Clemente V. Questi, su pressione del re, fece spostare la sede papale da Roma ad Avignone. Inizia così il periodo noto come cattività avignonese (1309-1377), periodo nel quale tutti i papi e la grande maggioranza della Curia furono francesi.<br>La cattività avignonese rappresentò per la Curia un momento di profonda riorganizzazione e strutturazione. Essa si divise nei seguenti uffici:<br>-1&nbsp; Sacra rota, il tribunale civile;<br>-2&nbsp; Sacra penitenziaria, il tribunale religioso;<br>-3&nbsp; Camera apostolica: si occupava della gestione finanziaria e delle missive;<br>-4&nbsp; Cancelleria Apostolica: gestiva il patrimonio e i benefici;<br>-5&nbsp; Dataria: esaminava le suppliche e concedeva la grazia.<br>Tutta questa riorganizzazione costava alla Chiesa immense quantità di denaro. Iniziò così l'indecorosa pratica della vendita delle indulgenze, a cui si opposero predicatori come John Wyclif in Inghilterra e Jan Hus in Boemia.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-28 19:46:56 UTC</pubDate>
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         <title>Scisma d&#39;Occidente e sua ricomposizione</title>
         <author>superlory123456789</author>
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         <description><![CDATA[<div>Solo nel 1377, per decisione di papa Gregorio XI, la Curia fu riportata a Roma. Questa decisione non fu priva di conseguenze. Anzi, essa causò un vero e proprio scisma, lo Scisma d'Occidente. Molti poteri infatti si opponevano al ritorno della Curia nella Città Eterna. Si arrivò alla nomina di un antipapa francese, Clemente VII e, per circa quattro decenni in Europa, oltre ai papi si ebbero altrettanti antipapi avignonesi. Nel concilio di Pisa del 1409, nel quale si decise di destituire papa ed antipapa, per nominare un nuovo pontefice, Alessandro V. Papa ed antipapa non accettarono di essere destituiti cosicchè il 1409 fu l'anno in cui si ebbero 3 papi.<br>Lo scisma si sarebbe ricomposto soltanto con il Concilio di Costanza del 1414. Dopo tre anni di lavori, finalmente si impose un unico papa, Martino V, della famiglia Colonna, e i restanti furono definitivamente destituiti. La Curia tornò a Roma.</div>]]></description>
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         <pubDate>2022-01-28 19:55:07 UTC</pubDate>
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