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      <title>POMPEI by Alessandro Gastaldello</title>
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      <description>Realizzato con grandi sogni</description>
      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-12-10 11:40:15 UTC</pubDate>
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         <title>La storia di Pompei</title>
         <author>vlntndalessio</author>
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         <pubDate>2018-12-10 11:49:12 UTC</pubDate>
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         <title>video eruzione vesuvio</title>
         <author>vlntndalessio</author>
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         <pubDate>2018-12-10 11:52:43 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>vlntndalessio</author>
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         <pubDate>2018-12-10 12:01:03 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>alessandro_gasta03</author>
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         <pubDate>2018-12-10 12:02:47 UTC</pubDate>
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         <title>Il Santuario di Pompei</title>
         <author>vlntndalessio</author>
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         <description><![CDATA[<div><br>1</div><div>La storia del Santuario di Pompei è la storia di un sogno che ha coinvolto migliaia di credenti. <strong>Bartolo Longo s’impegno a raccogliere fondi per la costruzione della Basilica</strong>, che fu eretta grazie alle donazioni provenienti da tutto il mondo.<br><br></div><div><br></div><div><em><br>Il Santuario di Pompei</em></div><div>La costruzione iniziò l’8 maggio del 1876 sotto la direzione di Antonio Cua, che offrì gratuitamente la sua opera per avviare i lavori del Santuario. Nel corso dei secoli è stato necessario ampliare il Santuario, perché la struttura originale non riusciva più a contenere i numerosissimi fedeli che si recavano a venerare il quadro della Vergine. Oggi la Basilica ha l’aspetto ideato dal sacerdote architetto Monsignor Spirito Maria Chiapetta, con tre navate. Le due minori hanno tre altari per ogni lato, e si congiungono dietro l’abside, dove si trovano quattro cappelle semicircolari. Nonostante i lavori, l’8 maggio e la prima domenica di ottobre, giorni in cui si svolge la Supplica alla Madonna di Pompei, la Basilica non riesce a contenere i pellegrini che arrivano da tutto il mondo per assistere a questa importante preghiera, trasmessa da radio e televisioni di tutto il mondo.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-12-10 12:08:50 UTC</pubDate>
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         <title>Il Foro di Pompei</title>
         <author>vlntndalessio</author>
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         <description><![CDATA[<div>2<br><br>Il Foro che si trova negli scavi archeologici di Pompei è stato il centro economico, politico e religioso della città. Il Foro era il luogo in cui si svolgevano i dibattiti pubblici e le manifestazioni religiose: era il vero cuore della città.<br><br>Il Foro di Pompei<br>Il Foro di Pompei<br>In origine era costituito da un’area non molto grande, in cui c’erano poche botteghe che esponevano la loro merce. Durante il secondo secolo A.C. i pompeiani decisero di dare al Foro una struttura più consona alla carica che ricopriva. L’area fu ampliata, si realizzarono coperture per le botteghe, portici per proteggere il passeggio dalla pioggia e furono costruiti importanti edifici pubblici lungo i lati della piazza. L’opera di abbellimento del Foro di Pompei fu completata con la sostituzione dell’antica pavimentazione in tufo con una più bella, in marmo travertino, i cui resti sono visibili ancora oggi. Una volta giunti al centro della piazza, lo sguardo viene attirato dai resti del Tempio di Apollo, l’antico luogo religioso più importante e antico della Pompei che fu. Le statue delle divinità che furono trovate nei dintorni del Tempio di Apollo, sono state trasferite al Museo Archeologico di Napoli.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-12-10 12:10:19 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>alessandro_gasta03</author>
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         <pubDate>2018-12-17 11:47:00 UTC</pubDate>
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         <title>La data dell&#39;eruzione del Vesuvio del 79 d.C. è attestata da una lettera di Plinio il Giovane a Tacito.[2] Nella variante universalmente ritenuta più attendibile del manoscritto, si legge nonum kal septembres cioè nove giorni prima delle Calende di settembre, data che corrisponde al 24 agosto.Questa data era stata accettata come sicura fino ad oggi, ma alcuni dati archeologici via via emersi mal si accordano con una data estiva. Ad esempio, il ritrovamento di frutta secca carbonizzata, di bracieri, usati all&#39;epoca per il riscaldamento, di mosto in fase di invecchiamento trovato ancora sigillato nei contenitori (dolia) e, soprattutto, di una moneta ritrovata sul sito archeologico, che riferisce della quindicesima acclamazione di Tito ad imperatore, avvenuta dopo l&#39;8 settembre del 79, lasciano supporre che l&#39;eruzione sia avvenuta in autunno, probabilmente il 24 ottobre di quell&#39;anno.Intorno all&#39;una del pomeriggio con un boato terribile il Vesuvio eruttò. Le sostanze eruttate per prime dal Vesuvio furono fondamentalmente pomici, quindi rocce vulcaniche originate da un magma pieno di gas e raffreddato. Mescolate alle pomici si trovano parti di rocce di altra natura che furono trasportate dal magma. La maggior parte dei cadaveri a Pompei sono rimasti intrappolati al di sopra delle pomici, avvolti nelle ceneri. I residui piroclastici della eruzione sono stati rintracciati in un&#39;area ampia centinaia di chilometri quadrati. Secondo una stima di Plinio il Giovane, testimone del fenomeno, l&#39;altezza della nube indicata secondo le moderne unità di misura può aver raggiunto i 26 chilometri.[10]Per quanto riguarda la composizione chimica delle sostanze eruttate nel 79 d.C., questa è diversa da quella delle lave eruttate nel periodo che va dal 1631 al 1944; infatti i magmi pliniani hanno mostrato di possedere una maggiore ricchezza di silice, di sodio e di potassio e una minore quantità di calcio e magnesio; gli specialisti giustificano queste differenze con il fatto che, nel caso delle lave pliniane, il magma si sarebbe fermato per alcune centinaia di anni (circa 700) ad una profondità di qualche chilometro, nella camera magmatica, dove si sarebbe raffreddato fino a 850 °C e si sarebbe attivata la cristallizzazione.[11]La testimonianza più rilevante su ciò che accadde in quei giorni è data da Plinio il Giovane, che si trovava in quei giorni a Miseno con la sua famiglia. Trent&#39;anni dopo descrisse l&#39;evento all&#39;amico Tacito:Una vecchia immagine del Foro di Pompei con il Vesuvio sullo sfondo (anteriore al 1914)Ricostruzione della morte di Plinio il Vecchio in una stampa del XIX secoloIn questa lettera Plinio il Giovane riferì anche le testimonianze sulla morte dello zio Plinio il Vecchio. Lo zio si era diretto ad Ercolano per andare ad aiutare la famiglia dell&#39;amico Cesio Basso: egli provò a raggiungere la località vesuviana via mare, ma dovette cambiare rotta a causa del ritiro improvviso delle acque, per cui si diresse verso Stabia dove approdò, facendosi ospitare da Pomponiano (Pomponianus). Tuttavia, anche questa cittadina venne colpita dalle ceneri e lapilli del vulcano e, soffocato dai vapori tossici, Plinio il Vecchio vi trovò la morte.In una seconda lettera a Tacito descrisse ciò che accadde a Miseno.Egli racconta delle scosse di terremoto avvenute giorni prima, e la notte dell&#39;eruzione le scosse «crebbero talmente da far sembrare che ogni cosa [...] si rovesciasse». Inoltre, pareva che «il mare si ripiegasse su se stesso, quasi respinto dal tremare della terra», così che «la spiaggia s&#39;era allargata e molti animali marini giacevano sulle sabbie rimaste in secco».</title>
         <author>alessandro_gasta03</author>
         <link>https://padlet.com/alessandro_gasta03/equnpsghttsz/wish/315115510</link>
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         <pubDate>2018-12-17 11:49:00 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>alessandro_gasta03</author>
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         <pubDate>2018-12-17 11:54:49 UTC</pubDate>
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         <title>Il Lupanare Di Pompei</title>
         <author>vlntndalessio</author>
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         <description><![CDATA[<div>I pompeiani, da bravi pagani, amavano i piaceri della carne e non avevano nessun problema ad ostentare la loro passione. Molte abitazioni dell’antica Pompei, avevano una stanza segreta all’interno della quale si prostituivano le schiave dei ricchi padroni.<br><br>Il Lupanare di Pompei<br>Il Lupanare di Pompei<br>Si poteva comprare un po’ di compagnia pagando da due ad otto assi, una cifra accessibile a quasi tutti, se si considera che il prezzo medio per una porzione di vino era di un asse. Il Lupanare, così chiamato perché “lupa” in latino, significa “prostituta”, è l’unico edificio di Pompei costruito appositamente a questo scopo. Il bordello, che si trova negli scavi di Pompei, era distribuito su due piani, ognuno riservato ad una determinata tipologia di clientela. Il piano terra, costituito da cinque stanze da letto, un corridoio e un bagno, era destinato alle classi sociali più modeste. Il primo piano, invece, era riservato alle classi più agiate: dotato di ingresso indipendente e balcone pensile dal quale si accedeva alle camere, era arredato anche in modo molto più elegante. Sulle pareti sono ancora visibili i piccoli quadretti raffiguranti voraci amanti in diverse posizioni erotiche: ideali per amanti pigri in cerca di ispirazioni. All’ingresso del Lupanare, come nei più moderni coffee-shop, era possibile comprare i preservativi da utilizzare con le avvenenti schiave del Lupanare.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-21 11:30:51 UTC</pubDate>
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         <title>La casa del Fauno</title>
         <author>vlntndalessio</author>
         <link>https://padlet.com/alessandro_gasta03/equnpsghttsz/wish/322648045</link>
         <description><![CDATA[<div>Il proprietario della “Casa del Fauno” che si trova all’interno degli scavi archeologici di Pompei sarà sicuramente stato una delle personalità più invidiate della città. I ritrovamenti della casa fanno pensare ad un complesso enorme, con stanze, ambienti e aree dedicate alle attività più diverse. Dai reperti non è stato possibile risalire all’identità del proprietario della struttura, che viene identificata come “Casa del Fauno” per la <strong>statuetta in bronzo del fauno danzante</strong>, che era posta al centro di una delle sale principali. La “Casa del Fauno” era una sorta di moderno residence, all’interno del quale c’era anche una specie di centro commerciale. La struttura, infatti, è composta da <strong>due ampie zone comunicanti</strong>, ognuna dotata di un ingresso indipendente, collegate da una serie di <strong>botteghe concesse in affitto ai negozianti</strong>. Oltre alle botteghe, la “Casa del Fauno” aveva anche un buon numero di stanze, ma non è dato sapere se fossero adibite ad uso privato, oppure concesse in affitto. La struttura è stata realizzata con tecniche di costruzione molto moderne: sotto l’intonaco delle pareti sono state installate delle piastre di piombo per proteggere l’ambiente dall’umidità. A Roma non è rimasta traccia di case così imponenti, mentre negli scavi archeologici di Pompei ci sono strutture come “La villa dei Misteri”, “La casa di Pansa” e “La casa del Labirinto” tutte più piccole della “Casa del Fauno”, ma importanti per comprendere la ricchezza e la grandezza della classe dirigente romana di Pompei.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-21 11:37:08 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>vlntndalessio</author>
         <link>https://padlet.com/alessandro_gasta03/equnpsghttsz/wish/322648210</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>L'Anfiteatro di Pompei<br></strong><br></div><div><br>5</div><div>L’Anfiteatro che si trova alla fine della Via dell’Abbondanza, negli scavi archeologici di Pompei, è la più antica costruzione in pietra del suo genere che sia mai stata scoperta.<br><br></div><div><br></div><div><em><br>L’Anfiteatro di Pompei</em></div><div>La sua costruzione, infatti, risale all’80 a.C., mentre il primo Anfiteatro di Roma, quello di Statilio Tauro, fu eretto nel 29 a.C. Una particolarità dell’Anfiteatro ritrovato negli scavi di Pompei è che <strong>la struttura non aveva alcun sotterraneo sotto il piano dell’arena</strong>, come invece hanno le stesse costruzioni dell’età imperiale. Nella parte superiore dell’Anfiteatro sono visibili i larghi fori utilizzati per puntellare la copertura dell’arena, in modo da proteggere gli spettatori sia dal sole battente, che dal vento e dalla pioggia. In questo modo gli spettacoli potevano svolgersi in qualunque periodo dell’anno, senza doversi preoccupare delle stagioni.<strong> Le gradinate dell’Anfiteatro degli scavi archeologici di Pompei erano divise tre ordini</strong>, e uno di questi era senza dubbio riservato alle donne. Questo luogo fuori dal tempo è stato lo scenario di uno degli spettacoli più emozionanti della storia del rock: nel 1971, infatti, <strong>i Pink Floyd registrarono il loro “Live at Pompei”, un concerto senza pubblico destinato a diventare uno dei momenti più memorabili della storia della musica.</strong></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-21 11:37:54 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>vlntndalessio</author>
         <link>https://padlet.com/alessandro_gasta03/equnpsghttsz/wish/322648594</link>
         <description><![CDATA[<div><strong>La Villa dei Misteri di Pompei<br></strong><br></div><div><br>6</div><div>La Villa dei Misteri di Pompei è un’antica casa romana, posta leggermente fuori dalla città e dagli scavi archeologici. Anche in questo caso non è possibile accertare a chi appartenesse la grande costruzione, ma alcuni ritrovamenti fanno intendere che i proprietari dovessero essere ricchi patrizi romani.<br><br></div><div><br></div><div><em><br>La Villa dei Misteri di Pompei</em></div><div>Alcuni sostengono che la Villa appartenesse a Livia, la moglie dell’Imperatore Augusto, di cui è stata trovata una statua tra le rovine. <strong>La Villa dei Misteri deve il suo nome ad una serie di dipinti scoperti in una camera dell’abitazione</strong>, e della quale si cerca di stabilire ancora oggi il significato. Tutte le correnti di pensiero sono concordi nell’affermare che gli affreschi rappresentino una giovane donna che viene iniziata ad un culto. La disputa è incentrata sul tipo di rito al quale sta per essere iniziata la donna. <strong>Alcuni sostengono che sia un rito dionisiaco, altri, più semplicemente, ritengono che la donna venga preparata per il matrimonio</strong>. Qualunque sia il culto a cui fanno riferimento gli affreschi della Villa dei Misteri di Pompei, resta la forte soggezione che queste immagini incutono ai visitatori. La villa aveva molte stanze, tutte abbellite con grande eleganza e diverse delle quali erano dedicate alle cene e agli eventi mondani. Anche nella Villa dei Misteri furono ritrovai i corpi delle persone che svolgevano le normali attività quotidiane, quando furono travolte dall’irruenza della lava del Vesuvio.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-21 11:39:25 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>vlntndalessio</author>
         <link>https://padlet.com/alessandro_gasta03/equnpsghttsz/wish/322649068</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><br>Il Mosaico del Cave Canem<br></strong><br></div><div><br>7</div><div>Forse lo avete visto all’ingresso di qualche villa, da qualche parte in Italia o nel mondo. Il <em>cave canem</em> (attenti al cane in latino) è <strong>uno dei mosaici più famosi del mondo e si trova proprio qui, nella Casa del Poeta Tragico.<br></strong><br></div><div><br></div><div><em><br>Il Mosaico del Cave canem a Pompei</em></div><div>Dopo anni di incuria è stato da poco restaurato e portato al suo antico splendore, con una protezione che lo mette al riparo da pioggia e vento ma non ne impedisce la visione. La Casa del Poeta Tragico è una tipica casa ad atrio e prende il nome da un mosaico che si trova al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Fu questa la casa, allora appena scavata (1824-1825), che servì da modello per descrivere la la dimora di Glaukos nel romanzo di E. Bulwer-Lytton, Gli ultimi giorni di Pompei (1834).</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-21 11:41:14 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>vlntndalessio</author>
         <link>https://padlet.com/alessandro_gasta03/equnpsghttsz/wish/322649246</link>
         <description><![CDATA[<div><strong><br>L'Orto dei fuggiaschi di Pompei<br></strong><br></div><div><br>8</div><div>Questa è certamente la testimonianza più straziante della fine di Pompei avvenuta con l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.<br><br></div><div><br></div><div><em><br>Orto dei fuggiaschi di Pompei</em></div><div>Durante gli scavi del 1961-62 e 1973-74 furono trovati i corpi di 13 vittime dell’ eruzione, <strong>sorprese dalla lava e dai lapillo mentre scappavano in direzione di Porta Nocera.</strong> Uomini, donne, bambini, di uno o più gruppi familiari, asfissiati dai gas e poi lentamente ricoperti di cenere. Quelle che si vedono oggi nell’Orto dei fuggiaschi sono <strong>le perfette riproduzioni in gesso</strong> che permettono di comprendere gli ultimi istanti di vita di questi abitanti di Pompei.</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-21 11:42:03 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>vlntndalessio</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>I QUATTRO STILI DELLA PITTURA POMPEIANA<br></strong><br></div><div>La prima tecnica che si incontra a Pompei, diffusa negli edifici e in particolare nelle abitazioni, si verifica a partire dall'età sannitica, ossia dal 150 a. C. fino all'80 a.C., consiste in una plastica imitazione del marmo variegato, dell'alabastro o del porfido: essa è detta "stile dell'incrostazione" e deve il nome alla voce crusta, che significava anche "rivestimento con lastre di marmo". Si tratta di imitazioni eseguite con i colori predominanti rosso e nero con una striscia gialla in basso, che formano un efficace contrasto di tinte con un giuoco sottile di figurazioni astratte. A Pompei questo stile si incontra nella Basilica e nel Tempio di Giove, ma anche in alcune abitazioni private, come la Casa del Fauno.Questa maniera, regolare ed elementare, di decorare, o meglio di colorare e ritmare le pareti che troviamo a Pompei, ha precedenti e manifestazioni pressoché contemporanee e appena precedenti in tutto il mondo ellenistico. Le tinte sono intense, in origine certo violente, segno di una sensibilità cromatica elementare, della quale nella Grecia classica sono una testimonianza precedente ad esempio i vasi a figure rosse su fondo nero. Questo tipo di decorazione che in ordine di tempo compare primo nelle città campane, è stato chiamato dal Mau, lo studioso tedesco che per primo esaminò la pittura antica in uno studio sistematico.<br><br></div><div> <br><br></div><div> |  |  | <br><em>Primo Stile</em> | <em>Secondo Stile</em> | <em>Terzo Stile</em> | <em>Quarto stile</em></div><div> <br><br></div><div><br><strong>"Primo stile pompeiano"</strong> 200 a.C. - circa 80 a.C. definito strutturale - A Pompei ed Ercolano le pitture di questo stile contengono piccoli elementi architettonici, quali i pilastri per la divisione verticale delle superfici. Successivamente in un aspetto di quel che è noto come il <strong>"secondo stile"</strong> 80 a.C. - fine I sec. a.C. definito architettonico - (una fase che approssimativamente ricoprì gli ultimi tre quarti del I secolo a.C.) quest'ultimo tema architettonico prese completamente il sopravvento. Una serie meravigliosa di dipinti provenienti da una sala della Villa di Publio Fannio Sinistor, che era una delle numerose abitazioni di campagna esistenti nei dintorni di Boscoreale, costituisce l'apogeo dell'evoluzione della tecnica. I riquadri, che ora sono visibili nel Metropolitan Museum of Art di New York, sono altrettanti capolavori divisi l'uno dall'altro da snelle colonne che conferivano alla sala l'aspetto di un chiostro, da cui si godeva la vista di uno scenario ardito e vivace di strade, di case e di atrii colonnati.<br>Non v'è dubbio che le pitture non siano altro che imitazioni di scenari teatrali relativi a rappresentazioni drammatiche di un tipo al quale fa riferimento anche Vitruvio. Eventuali confronti con la Campania possono soltanto essere immaginati, ma è sintomatico il fatto che Neapolis fosse un importante centro di arte teatrale. Per quel che riguarda Roma, Plinio il Vecchio racconta di uno scenario teatrale che con tutta probabilità non doveva essere diverso dalle pitture murali in questione. Realizzato da Appio Claudio Pulcro nel 99 a.C., si diceva che contenesse vedute di tetti di case così realistiche che perfino gli uccelli tentavano di posarvisi sopra. I Greci ed i Romani si dilettavano di trompe l'oeil e amavano storielle di questo genere. <br>Spesso il paesaggista pompeiano andava più vicino al soggetto e scendeva a dipingere i particolari dei giardini tanto prediletti dai suoi clienti. Anche in questo caso, come gia succedeva per i pittori di soggetti architettonici, sembrava che egli volesse imitare gli scenari teatrali i più celebri esempi di tale genere di lavoro che siano pervenuti fino a noi risalgono al periodo tra il 40 ed il 25 a.C. e sono i verdeggianti studi di argomento silvestre provenienti dalla Villa di Livia a Primaporta e ora conservati nel Museo Nazionale di Roma. Ma anche a Pompei gli esemplari dello stesso tipo abbondano, variando dalle scene tranquille scoperte nel 1954 nella Casa del Frutteto, e` che presagiscono gli arazzi francesi e fiamminghi conosciuti col nome di verdures, fino alle esuberanti visioni di belve esotiche. In particolare, i giardini delle case, in ossequio al principio che le pitture dovevano per quanto possibile corrispondere allo scopo cui erano destinate le stanze o le corti, avevano le pareti ricoperte con scenari in cui si vedevano fiori, cespugli e animali formanti quasi un'appendice degli stessi giardini che così si voleva far apparire più grandi. L'idea di dipingere soggetti naturali è stata ben sfruttata, ottenendo risultati affascinanti che conferivano sensazione di freschezza; essa, però, non era affatto una novità dal momento che le ghirlande di fiori e di frutti, dipinte o scolpite, erano ben note a Pergamo già nel II secolo a.C., allorché l'arte di quel regno era nel pieno vigore del suo rigoglio. Inoltre, un pittore greco di nome Demetrio, figlio di Seleuco, il quale era stato a Roma nel 164 a.C., venne specificamente chiamato "paesaggista" (topographos) e fu il primo uomo di nostra conoscenza ad essere così definito. Come tema letterario, il paesaggio era già stato fatto venire di moda negli anni dal 270 al 260 a.C. circa dalle poesie idilliche di Teocrito di Siracusa, il poeta pastorale della civiltà urbana che scriveva per i cittadini di Coo e di Alessandria mescolando sottilmente sofisticazione e semplicità, spiritoso realismo e convenzionalità tradizionale. Fra il fogliame dei quadri saltellano gli uccelli. Si vedono gli aironi fra i melograni, e nella Casa di Fabio Amandione v'è un gruppo di tre volatili appollaiati sul bordo di un'alta vaschetta marmorea destinata al loro bagno. Tali dipinti riproducevano gli uccelli che i giardini effettivamente contenevano nelle loro uccelliere, e gli artisti che prediligevano il tema dovevano assomigliare a uno dei personaggi del romanzo di Petronio, cioè a quel ragazzo che si interessava di due sole cose- degli uccelli e della pittura. <br>Era di moda dipingere pure animali morti, tra cui uccelli e pesci che compaiono, insieme con ortaggi e frutti vari, in una serie straordinaria di nature morte: soggetto che divenne, e poi tornò nuovamente ad essere, un tema favorito dei pittori di Pompei. Allora v'era l'usanza di inviare agli amici doni costituiti da generi da mangiare crudi, il che spiega il ripetersi di tanti quadri del genere. <br>Il trattamento del tema, in cui vengono abilmente combinati realismo e impressionismo, probabilmente doveva qualcosa a un celebre pittore greco fiorito verso il III Secolo a.C., di nome Pireico, il quale si era specializzato nel riprodurre soggetti del tutto comuni, come botteghe da barbiere, banchetti da ciabattino, asini e cibi, e, a un livello leggermente più rozzo, le svariate insegne dei negozi di Pompei possono in maniera analoga essere indirettamente addebitate alla sua opera. Ma a Pompei alcuni pittori del I secolo d.C. raggiunsero eccellenti risultati nelle vaste composizioni di figure umane. Già si e accennato alle grandi pitture di soggetto religioso che ricoprivano tre pareti di una stanza della Villa dei Misteri. Aventi per soggetto i misteri dell'iniziazione bacchica, esse si rifacevano in larga misura a modelli perduti originari di Pergamo. Ma il copista, se è questa la parola che si deve usare, era anche un artista di prim'ordine che è riuscito a conferire alle sue figure fantastiche e misteriose un alone straordinario di dignità divina, di violento movimento, di terrore, di magia, di esaltazione. <br>Nel IV secolo a.C. lo scultore Prassitele era riuscito a dare una realtà visiva all'essenza di un mondo ideale, creando delle figure che compendiavano in sé la diversità della natura divina; ed il maestro della Villa dei Misteri, pur lavorando con una materia difficile quale può essere l'intonaco di un muro, si rivelò un degno seguace del greco. La complessa composizione con cui egli decorò le pareti della casa lascia col fiato sospeso ed è stata giustamente definita come la più grande testimonianza esistente della pittura antica. Se essa risalga al tempo di Cesare (metà del primo secolo a.C.), o alla prima parte del regno di Augusto (31 a.C.-14 d.C.) non è stato possibile stabilirlo. <br>Fu forse sotto Augusto che venne di moda una tecnica pittorica nuova e diversa, conosciuta come il <strong>"Terzo Stile" </strong>15 a.C. - 45 d.C. circa definito ornamentale - che verosimilmente dal punto di vista cronologico si sovrappose al Secondo Stile, ma che potrebbe essere continuata fino all'epoca di Claudio (41-54 d.C.). Gli artisti che aderirono alla nuova scuola rovesciarono completamente l'apertura tridimensionale dello spazio che era stata favorita fino a quel momento. Essi tracciarono sulla parete una struttura rada e inconsistente, simile al bambù, che riecheggia l'architettura soltanto in qualcosa di superficiale, di non funzionale e formalizzato: v'è anche una notevole infusione di motivi dall'Egitto, in seguito alla conquista del paese da parte di Roma avvenuta nel 30 a.C. mentre sono evidenti i collegamenti religiosi e commerciali con Pompei. In quel tempo i disegni architettonici degli artisti precedenti furono totalmente subordinati a un certo effetto piatto e decorativo reminiscente delle tappezzerie e dei tendaggi che, come rivelano i chiodi e gli uncini, erano usati per ricoprire le pareti. Le tappezzerie, che rappresentavano un ricco ramo dell'antica arte della tessitura e la cui perdita quasi completa costituisce una delle maggiori lacune delle nostre conoscenze, qualche volta avevano dei pannelli cuciti nel centro, sulla cui superficie i pittori che avevano adottato il nuovo stile inserivano piccole scene di argomento diversificato; lo possiamo ancora oggi vedere nei pannelli delle pareti della Casa di Marco Lucrezio Frontone in cui erano dipinti paesaggi e ville di campagna. <br>I più antichi paesaggi dipinti sulle pareti talvolta erano molto piccoli, ma quest'ultimi sono di dimensioni ancora più ridotte e spesso sembrano miniature adatte a medaglioni: oppure, veduti sul fondo unito, sembrano quasi piccoli quadri fatti sul cavalletto come ai nostri giorni si vedono di frequente. Eppure non si trattava di opere da cavalletto, perché in effetti il quadro veniva dipinto sulla parete in muratura; cioè facevano parte, parte integrale, dello sfondo murario, per quanto semplice esso potesse essere. L'avere quadri incorniciati e appesi alle pareti con corde e chiodi, come usiamo noi, agli antichi sarebbe sembrata cosa illogica, e una inorganica interferenza con la struttura della stanza. La soluzione da loro adottata e che più si avvicinava ai nostri gusti era quella di dipingere piccole scene (pinakes) su un supporto di stucco particolarmente fine per inserirle in posizione adatta nel modello generale della composizione pittorica murale. Di questo tipo sono, per esempio, i pannelli inseriti nel muro della sala da pranzo della Villa della Porta Marina di Pompei. Era anche usanza quella di realizzare speciali dipinti per pannelli racchiusi; entro cornici e provvisti di sportelli che si potevano aprire e chiudere. Ma anche questi quadri non erano destinati ad essere appesi; invece, si usava collocarli su qualche scaffale e su un sostegno da cui potessero essere facilmente veduti. Un'altra forma d'arte è stata incontrata nella Villa della Porta Marina, dove una delle pitture murali rappresenta un'opera incorniciata del genere accennato, eseguita con la tecnica trompe l'oeil. Qualche volta i dipinti venivano realizzati su marmo, il Museo di Napoli possiede un disegno particolarmente grazioso fatto su questo materiale in cui si vedono delle fanciulle che giocano ai dadi. La pittura è eseguita su due piani ed è firmata da un certo Alessandro Ateniese. Se il nome sia quello dell'autore del disegno, o dell'originale da cui derivato l'esemplare di Pompei, non possiamo stabilirlo, anche se si tratta evidentemente della copia fedele di un dipinto che risaliva alla fine del v secolo a.C. (un modello insolitamente antico). L'ombreggiatura degli abiti delle donne richiama alla memoria l'asserzione di Plinio, il quale diceva che era stato proprio in quel tempo, cioè poco prima del 400 a.C., che l'artista ateniese Apollodoro aveva inventato il disegno sfumato. Un'altra scena pompeiana su marmo con la rappresentazione dell'uccisione delle figlie di Niobe rivela uno stile che richiama qualche modello più tardo, dipinto a Pergamo verso la fine del m secolo a.C.<br><br></div><div><br><strong>Il "Quarto Stile" </strong>45 d.C. circa - 79 d.C. definito fantastico.<br>Questa tradizionale definizione diventa poco più di un inutile impedimento in quanto essa deve comprendere tutta una gamma di diversi tipi e generi di pittura. Alcuni ebbero inizio prima che terminasse il Terzo Stile e vennero adottati, simultaneamente o in tempi successivi, da prima della metà del I secolo d.C. fino alla definitiva distruzione delle città vesuviane. Erano gli stili in voga prima e dopo il terremoto del 62 d.C., come pure prima e dopo l'erezione a Roma della Domus Aurea di Nerone (64-8), che alcuni dei dipinti di Pompei e di Ercolano presagiscono e altri imitano. Dal momento che i dipinti del Quarto Stile appartengono agli ultimi anni di vita delle città, essi sono giunti a noi in quantità maggiore che gli esemplari delle maniere precedenti, e pertanto le diverse varietà del Quarto Stile, vedute nel loro complesso, numericamente superano di gran lunga tutte le altre messe insieme. Secondo l'opinione di uno studioso, vi furono almeno diciassette buoni artisti che operavano contemporaneamente; e, anche se il loro numero fosse alquanto minore, lo studio accurato dei dipinti di una delle case più importanti, quella dei Dioscuri, per esempio, dimostra la presenza più o meno contemporanea di molte mani diverse.<br>Una caratteristica di questi artisti è quella di reagire alle tendenze architettoniche del Terzo Stile; in altre parole, i nuovi pittori ritornano alle preferenze architettoniche del Secondo Stile esemplificate da Boscoreale. Essi, però, seguono soltanto in parte la strada a ritroso, dal momento che l'architettura da loro immaginata si dissolve nella fantasia. In verità qualche volta si eseguono studi realistici di città e di edifici, come è il caso dell' incantevole porto illuminato dal sole veduto da Stabiae. Ma spesso ammiriamo guizzi brillanti di inventiva architettonica assolutamente irreale incastonati in tralicci sottili come la filigrana: strutture inconsistenti magicamente elaborate in un'aerea prospettiva lungo scorci panoramici a precipizio. Alcuni di tali disegni sono sicuramente derivati, come i dipinti precedenti, da scenari teatrali. <br>Uno dei proprietari della Casa di Menandro, forse Quinto Poppeo, che era imparentato con la moglie di Nerone, Poppea, doveva essere un appassionato del teatro, dal momento che una stanza contiene un ritratto di Menandro (drammaturgo morto verso il 290 a.C.), identificato dal nome scritto sull'orlo dell'abito e sul rotolo che tiene in mano. Per di più alcune rappresentazioni teatrali-sono effettiva mente raffigurate su qualche muro. Così nella Casa di Pinario Ceriale, a Pompei, un'intera parete è occupata da un dipinto che riproduce una scena della tragedia Ifigenia in Tauride di Euripide su un fondale trattato architettonicamente. Sebbene ancora una volta temi del genere potessero risalire ad antichi modelli greci, la loro popolarità nel periodo considerato forse era in parte dovuta alla passione dell'imperatore Nerone per il canto e per la recitazione. <br>Gli antichi miti erano tutt'altro che morti; raggiungevano, anzi, profondi livelli nel sentimento del conscio e dell'inconscio, e fornivano innumerevoli temi a un gran numero di artisti di Pompei e di Ercolano. Quei pittori imitavano originali greci, ma lo facevano con grande libertà di fantasia, e con il dovuto riguardo per i loro propri scopi e per l'ambiente specifico in cui si svolgeva la loro opera. La libertà che essi si prendevano può essere dimostrata quando ci viene concessa l'occasione (come effettivamente capita qualche volta) di confrontare con l'originale due o più copie eseguite da uno dei pittori pompeiani; possiamo allora vedere che le copie differiscono sensibilmente l'una dall'altra. I modelli greci utilizzati dagli artisti delle città del Vesuvio, e che ad essi erano noti da raccolte d'arte, da repertori e da libri, generalmente non venivano derivati dai grandi maestri classici del v secolo a.C., ma furono preferibilmente ispirati alle opere di artisti di epoca successiva. Alcuni di questi erano vissuti nel IV secolo a.C., cioè al tempo di Alessandro Magno (il quale morì nel 323), mentre altri appartenevano almeno al II secolo, e spesso comprendevano esponenti dell'arte cortigiana di Pergamo, la quale, come abbiamo veduto, produsse un dipinto delle figlie di Niobe e, soprattutto, ispirò la possente composizione dionisiaca della Villa dei Misteri. Grazie a tali prestiti è proprio a Pompei e a Ercolano che noi andiamo debitori di quasi tutto quello che sappiamo sulle scuole dell' arte greca che fiorirono successivamente, nel corso degli ultimi quattro secoli prima dell'avvento dell'era cristiana. <br>Gli artisti che operarono nelle due città vesuviane copiando e modificando opere precedenti restano per lo più sconosciuti, in quanto essi appongono la propria firma assai raramente. Un certo Lucio asserisce di aver dipinto varie scene, tra cui quella di Piramo e Tisbe, nella casa di Loreio Tiburtino; ma egli non è dei migliori. Un artista molto più dotato, anche se condivide il generale anonimato, è quello che dipinse Ercole e Telefo nella Basilica di Ercolano. Superbamente disegnata e dipinta con un abile giuoco di luci e di ombre, questa composizione elaborata, ma pur soddisfacente, è degna di figurare come uno dei capolavori che dall' antichità sono giunti fino a noi. Nel riconoscimento da parte di Ercole del proprio figlioletto Telefo, che gli aveva dato una sacerdotessa di Atena di nome Auge, non v'è scarsità di sentimento, e un particolare commovente è quello del bambino allattato da una cerbiatta. Ma l'emozione, o il sentimento, è espressa con classica misura e attraverso una limpida tecnica tridimensionale. <br>Altri dipinti creano il loro effetto con mezzi meno diretti. Così, per esempio, una scena di Perseo e Andromeda, sebbene le forme siano ancora solide e statuarie, è avvolta in una soffice luminosità che suggerisce una diversa concezione, comportante la creazione di un'atmosfera romantica piuttosto che eroica. Altre opere sono ancora più apertamente emotive e addirittura sensazionali. La Morte di Penteo, dilaniato dalle Menadi, evidentemente si prestava bene a questo trattamento, e lo stesso può dirsi di alcune delle scene più drammatiche della guerra di Troia. Il ciclo omerico, su cui si fondava tutta l'istruzione greca e romana, era particolarmente caro a Nerone, il quale, oltre a vantare una discendenza adottiva dalla casa regnante di Troia, scrisse pure un poema sul tema dell'Iliade, e, secondo quanto si raccontò, avrebbe declamato altri versi di propria fattura mentre ammirava l'incendio di Roma scoppiato nel 64 d.C. La scena del Sacrificio di Ifigenia, dalla Casa del Poeta Tragico, è piena di angoscia e di dramma istrionico, mentre quella di Achille che consegna Briseide rivela ansia e tensione psicologica. In Ulisse e Penelope si vede il pellegrino travestito preso da un turbamento quasi incontrollabile alla vista della moglie. E uno dei dipinti più grandi che siano giunti a noi dal mondo antico è una scena superbamente colorata proveniente dalla Casa di Menandro, dove, con una possente economia di particolari, si racconta la storia dell'introduzione del cavallo nella città di Troia ormai condannata. La storia costituiva anche il soggetto dei poeti del tempo; e Petronio, che era poeta oltre che romanziere, è uno di coloro che ne trattano: tipico della filosofia di Seneca, della sofferenza, della tristezza del fato immeritato. Su di esso aleggia la sensazione di vago timore e di mistero che si ritrova nella Farsalia (o La Guerra Civile), il poema epico di Lucano, che era nipote del filosofo. Il cavallo di legno ha un aspetto sinistro e scarno. Una luna quasi nascosta dà una debole luminosità spettrale, presaga di tragedia, cui si aggiunge il tremulo bagliore delle torce tenute da donne in lunghi abiti raccolte al centro. Per il resto il paesaggio è vago e oscuro, e così sono pure le torri e le mura che appaiono indistintamente sull'alto della scena. Ma emergono due forti sequenze di movenza drammatica: le figure in primo piano tese nello sforzo, cui fanno netto contrasto i personaggi statici che stanno in penombra più lontano. <br>In questi dipinti i volumi sono ampiamente abbozzati, i volti ed i sentimenti sono impressionisticamente suggeriti con pochi, ,audaci colpi di pennello, ed il mito è stato infuso con una vita nuova e briosa. Il successo della tecnica, senza alcun dubbio, va originariamente attribuito ai precursori greci dei pittori vesuviani, e, in particolare, ai Pergameni e ad altri che per primi si erano cimentati in questo spettacolare sfruttamento del chiaroscuro e dei sentimenti umani. I pittori di Pompei e di Ercolano hanno imitato quegli artisti; ma nel farlo evidentemente hanno anche improvvisato con un'abilità che merita quasi di essere considerata un risultato originale. Alcune delle personalità dei dipinti di soggetto mitologico sono state espresse in maniera assai vigorosa e sottile. Nell'Ercole e Telefo, per esempio, (un adattamento di una bella pittura Pergamena) si ammira una straordinaria interpretazione dello stesso Ercole che guarda il figlioletto con una simpatica aria di sorpresa. E la figura giovanile che nella medesima scena suona la siringa dietro l'immagine seduta di Arcadia, i cui occhi guardano nel vuoto, è il satiro per antonomasia: eccellente, anche se alquanto sinistro, esempio della passione per i ritratti dei fanciulli dei primi tempi dell' Italia imperiale (medaglioni dipinti raffiguranti fanciulli e fanciulle sono stati rinvenuti in molti posti di Pompei, anche se numerosi esemplari sono finiti sbriciolati e distrutti). <br>Le pitture eseguite durante gli ultimi decenni di vita di Pompei, di Ercolano e di Stabiae rivelano una stupefacente varietà di colori audaci, fluenti e abilmente sfumati. Considerando l'arte dell'epoca può darsi che alla fine, non prima che siano stati fatti molti altri studi, sia possibile individuare una certa evoluzione della moda. Per esempio, risulta già evidente che negli ultimissimi anni si andava affermando una forte tendenza per il nero e il bianco. Così nella Casa di Loreio Tiburtino una delle ultime opere consiste in una serie di medaglioni delle Stagioni, misteriosamente sospese su un'architettura evanescente contro grandi pannelli bianchi. Erano in corso di sperimentazione anche nuove idee sull'illuminazione, e gli artisti che decorarono la Casa dei Vettii hanno fatto apparire gli edifici come se si trovassero in un burrone inondato di luce, fra prospettive immense e profonde. Infondendo fresca animazione nei tradizionali paesaggi pastorali di alberi e tempietti, le nuove idee impressionistiche produssero capolavori come l'Ariete perduto, in cui le due figure dell'uomo e dell'ariete appaiono quali ombre davanti alle leggere pareti del santuario che ha per sfondo un romantico paesaggio di gole e di caverne. A un livello meno ambizioso si incontra una grande quantità di lavoro decorativo puro e semplice, con un parallelo nei superbi bassorilievi di stucco che sono un altro elemento caratteristico delle case private, oltre ad essere stati largamente utilizzati nelle terme pubbliche. Fu riportata anche in vita e sviluppata un'antica simpatia per i temi dell'Egitto, sintomo di un gusto particolare per i paesaggi più o meno fantastici di quel paese. Senza dubbio la moda esisteva anche altrove; ma Pompei, con i suoi collegamenti egizi, doveva essere particolarmente ricettiva in tal senso, e possiamo vedere le acque del Nilo in piena, le palme e i sicomori, i pigmei e le belve. In generale la riproduzione di animali, locali o esotici, incontrava molto favore, specialmente nei giardini: le Case di Marco Lucrezio Frontone e di Lucio Ceio Secondo contengono tutta una fantastica Africa. Inoltre, come si può facilmente verificare facendo una visita al Museo Vaticano, gli antichi italici eccellevano non solo nel dipingere gli animali ma anche nello scolpirli: una capra proveniente dalla Villa dei Papiri, un armonioso maiale di bronzo in corsa, oltre ad alcune teste di cavallo da Ercolano, costituiscono dei begli esempi di questo genere di arte. Per di più, come avveniva nei circoli di caccia di tempi successivi, l'amore per gli animali si mescolava curiosamente al gusto di vedere i medesimi brutalmente uccisi. La Casa dei Cervi di Ercolano deve il suo nome attuale a due gruppi di sculture riproducenti cervi assaliti dai cani. Si tratta di opere fatte con abilità e piene di tensione, ma è difficile essere d'accordo con l'esperto che li ha definiti ammirevoli esempi di gusto decorativo.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-21 11:48:25 UTC</pubDate>
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         <author>vlntndalessio</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2019-01-21 11:52:12 UTC</pubDate>
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         <author>vlntndalessio</author>
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         <description><![CDATA[<div><strong>Storia di Pompei: dalle origini ai giorni nostri<br></strong><br></div><div>Pompei fu fondata intorno all’VIII secolo a.C. dagli Osci che si insediarono, distinti in 5 villaggi, alle pendici meridionali del Vesuvio non molto distanti dal fiume Sarno allora navigabile.<br><br></div><div>Dal numero cinque, in lingua osca, molto probabilmente deriva il toponimo della città.<br><br></div><div>I primi insediamenti risalgono all’Età del Ferro, ovvero al IX – VII secolo a. C., quando c’era la cultura delle "tombe a fosso".<br><br></div><div>Pompei, in quell’epoca, era un centro commerciale molto rilevante, sicchè entrò nelle mire espansionistiche dei Greci e degli Etruschi prima, dei Sanniti poi.<br><br></div><div>Ai Sanniti spetta il merito di aver ingrandito la cinta muraria della cittadina, conservandole un grande sviluppo urbanistico.<br><br></div><div>In seguito, come accadde per tutta la Campania, fu conquistata dai Romani, riuscendo ad entrare, nell’ultimo quarto del III secolo a.C. a pieno titolo nel circuito economico romano; ciò potè verificarsi perché il Mediterraneo era sotto il totale controllo di Roma e le merci circolavano liberamente sicchè, anche Pompei, gran produttrice di vino e di olio, fu in grado di esportare liberamente fino in Provenza e in Spagna.<br><br></div><div>In quest’epoca ci fu un forte impulso architettonico: furono ricostruiti il Foro rettangolare ed il Foro triangolare e nacquero importanti edifici come il Tempio di Giove, la Basilica e la Casa del Fauno che ha le dimensioni di un palazzo ellenistico.<br><br></div><div>Nella stessa epoca è eretto anche il Tempio di Iside che è una chiara testimonianza degli scambi commerciali di Pompei con l’Oriente.<br><br></div><div>Sotto il dominio di Roma Pompei divenne prima municipium e poi colonia "Veneria Cornelia Pompeianorum" perché governata dal dittatore Publio Cornelio Silla che la conquistò nell’89 a.C. e le diede gli appellativi appena citati: Cornelia, dal nome di Cornelio Silla e Veneria perché Venere era particolarmente adorata dal dittatore. Durante questo periodo la cittadina visse una profonda umiliazione perché molte terre furono confiscate per essere cedute ai veterani.<br><br></div><div>Inoltre, la città si "romanizzò" al punto che sia il suo lato architettonico sia il lato istituzionale erano molto simili a Roma. Pompei divenne la "residenza di villeggiatura" del patriziato romano ed, in età imperiale, molte famiglie favorevoli alla politica di Augusto, si trasferirono qui e fecero costruire edifici come il Tempio della Fortuna Augusta e l’Edificio di Eumachia.<br><br></div><div>Sotto Nerone la Campania subì ingenti danni a causa di un sisma verificatosi nel 62 o 63 d.C.<br><br></div><div>Il Senato romano ne ordinò subito la ricostruzione, ma tutto fu vano, perché il 24 Agosto del 79 d. C., quando erano ancora in corso le opere di rifacimento della cittadina, una disastrosa eruzione del Vesuvio cancellò del tutto Pompei e con essa Ercolano, Stabia ed Oplonti.<br><br></div><div> <br><br></div><div>Non ci fu scampo quasi per nessuno e della fiorente Pompei rimase solo un manto lavico spesso fino a tre metri che cementificò gli abitanti e distrusse ogni sorta di vita. I calchi di gesso sono la testimonianza sconcertante di come perirono gli abitanti della città. L’eruzione del 79 d.C. è ricordata anche come eruzione pliniana perché il naturalista Plinio il Vecchio fu la più illustre vittima dell’eruzione.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-21 11:52:54 UTC</pubDate>
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         <title>Pompei ed Ercolano confronto</title>
         <author>vlntndalessio</author>
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         <pubDate>2019-01-21 11:56:41 UTC</pubDate>
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         <author>vlntndalessio</author>
         <link>https://padlet.com/alessandro_gasta03/equnpsghttsz/wish/322653926</link>
         <description><![CDATA[<div>Casa del Fauno VI - 12, 2<br><br></div><div> <br><br></div><div> Questa grandiosa abitazione privata (3.050 m2) trae il nome dalla statuetta bronzea raffigurante un fauno danzante, posta al centro della vasca dell'impluvio principale, dove ora è una copia. <br>Essa occupa un intero isolato, fu la più grande e lussuosa della Pompei dell'età sannitica.<br>La casa, eretta nella prima metà del II sec. a.C. fu successivamente ampliata alla fine dello stesso, aggiungendo il secondo peristilio.<br>Il breve vestibolo, ornato da un pavimento in opus sectile formato da triangoli di marmo e pietra calcarea, immette nell'atrio su cui si aprono i vari battenti.<br>L'impluvio dell'atrio tuscanico è rivestito di rombi di calcare colorato, mentre i bordi sono di palombino. In visione assiale con l'ingresso è il tablinio, dove il magistrato, forse membro della famiglia dei Satrii, riceveva i clienti.<br>Sulla parete sinistra dell'atrio è possibile vedere l'opera accurata che all'epoca del primo stile, ossia prima della venuta dei Romani, veniva posta nella preparazione della parete. Sono visibili i chiodi che tenevano fisse alla muratura le lastre di piombo che la ricoprivano, in modo da isolare da esse l'intonaco (evitando infiltrazioni di umidità) che veniva finemente decorato (affresco).<br>Attorno all'atrio si dispongono, sui lati lunghi, due serie di cubicoli e due alae secondo il tipico schema etrusco italico.<br>La casa ha due peristili, il primo con 28 colonne con capitelli ionici, che avevano sostituito quelli originali dorici. Rimase intatto, invece, il fregio dorico a triglifi.<br>Il complesso venne ridecorato con stucchi in primo stile e con i famosi mosaici, ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (la vittoria di Alessandro Magno su Dario nella battaglia di Isso, uno dei capolavori dell'arte ellenistica).<br>I triclini, che affiancano il tablinio di fondo, avevano emblemi raffiguranti pesci e un demone su una pantera.<br>Il quartiere orientale si articola intorno ad un atrio tetrastilo sul quale si aprono i vari ambienti di servizio. Il secondo peristilio è molto più grande del primo (circa 45x40 m) con 44 colonne doriche rivestite di stucco che circondavano un giardino molto ampio.<br>Infondo a questo secondo peristilio erano le stanzette del giardiniere (hortolanus) che fungeva anche da portiere (ostiarius) dell'ingresso postico.<br>Le nicchie infondo a sinistra, servivano da larario; qui davanti furono trovati due candelabri di bronzo, due treppiedi, due pinzette per il fuoco, due lucerne, un ramo di alloro e la statuetta del Genio.<br><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-21 11:59:01 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>vlntndalessio</author>
         <link>https://padlet.com/alessandro_gasta03/equnpsghttsz/wish/322656207</link>
         <description><![CDATA[<div>Le ville e i modelli di organizzazione delle domus. studiare sulle fotocopie</div>]]></description>
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         <pubDate>2019-01-21 12:07:49 UTC</pubDate>
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