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      <title>LEON BATTISTA ALBERTI (1404- 1472) by paola torniai</title>
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      <description>&quot;Architettore chiamerò io colui che saprà con la opera recare a fine tutte quelle cose, le quali mediante movimenti dei pesi, congiungimenti, e ammassamenti di corpi, si possono con gran dignità accomodare benissimo all&#39;uso de gli homini.&quot; Alberti, De Re Aedificatoria, 1450 ca.</description>
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      <pubDate>2018-02-15 17:37:03 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2021-10-21 16:52:49 UTC</pubDate>
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         <title>L&#39;Alberti progetta una facciata anche per la chiesa gotica di Santa Maria Novella. Ritrova, con un colpo di genio, le superfici a tarsìe geometriche del romanico fiorentino, per esempio di San Miniato: forse pensando, come il Brunelleschi, che il romanico fiorentino fosse l&#39;ultima espressione o la prima gemma rifiorita del &quot;classico&quot;. Ma elabora il tema romanico secondo i principi, dedotti da Vitruvio, della composizione modulare, assumendo come modulo compositivo il quadrato (Wittkover). Alla tarsìa geometrica e dicroma ricorre anche nel tempietto del Santo Sepolcro nella cappella Rucellai in San Pancrazio. Questo motivo è importante: 1) perché dimostra che per l&#39;Alberti l&#39;antico non è un modello a priori, ma una &quot;causa&quot; profonda da ritrovare risalendo lungo la storia; 2) perché, com&#39;è spiegato nel Trattato, le forme geometriche, con la loro verità, sollecitano a meditare sulla verità della fede: pensiero che anticipa le correnti estetiche neoplatoniche che domineranno nella cultura fiorentina alla fine del secolo; 3) perché prova come, per l&#39;Alberti, le forme visibili siano portatrici di precisi significati ideologici; 4) perché la tarsìa geometrica realizza l&#39;ideale della riduzione della forma al puro &quot;disegno&quot;. Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte italiana, Sansoni</title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2021-10-21 16:57:16 UTC</pubDate>
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         <title>Per Mantova l&#39;Alberti progetta le chiese di San Sebastiano (iniziata nel 1460) e di Sant&#39;Andrea (progettata nel 1470, iniziata nel 1472). La seconda è, delle costruzioni albertiane, la più completa (salvo la cupola, costruita nel Settecento da Filippo Juvarra): con un lontano richiamo alla basilica di Costantino, ha unasola navata con cappelle laterali e transetto. Anche qui la composizione è modulare e il modulo è il quadrato (Zevi); ma tutta la struttura, all&#39;interno e all&#39;esterno, è impostata sull&#39;antitesi diretta di volumi squadrati pieni e vuoti, articolati da forti membrature plastiche. All&#39;interno, il vuoto delle cappelle è alternato con equivalenti volumi pieni; all&#39;esterno la facciata è un forte organismo plastico, con il vuoto profondo dell&#39;arcone serrato tra i due volumi affioranti al piano delle lesene. La chiesa di San Sebastiano invece è una croce greca in un quadrato, con un pronao e tre absidi. Muta il principio simmetrico, bilaterale in Sant&#39;Andrea e raggiato in San Sebastiano, ma la ricerca dell&#39;artista è, nell&#39;uno e nell&#39;altro caso, rivolta al coordinamento di volumi e di vuoti, cioè alla definizione dell&#39;unità plastica della forma architettonica. Il Brunelleschi aveva lungamente cercato la sintesi dei due sistemi classici: se la struttura dello spazio è una e l&#39;architettura la rappresenta, non possono esservi due sistemi di rappresentazione oggettiva dello spazio. Per l&#39;Alberti l&#39;architettura 311rappresenta una concezione dello spazio, ma rappresenta al tempo stesso le grandi idee storiche che hanno determinato le diverse concezioni dello spazio. Per lui l&#39;edificio è pur sempre un oggetto, anche se è un oggetto ideale e assoluto, che esprime una concezione del mondo, come natura e come storia: l&#39;edificio ideale è il monumento, come forma plastica unitaria espressiva di valori ideologici e storici. Non possono esservi più tipi di struttura dello spazio, ma possono certamente esservi più tipi di monumenti. La sua opera può considerarsi come un elaborato insieme di tipologie monumentali; e come il fondamento tipologico dell&#39;architettura classica del Cinquecento.  Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte italiana, Sansoni</title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2021-10-21 16:57:19 UTC</pubDate>
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         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2021-10-21 16:57:53 UTC</pubDate>
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         <title>VITA DI LEON BATISTA ALBERTI ARCHITETTO FIORENTINO                                               Grandissima commodità arrecano le lettere, universalmente a tutti quelli artefici che di quelle si dilettano, ma particolarmente agli scultori, pittori et architetti, aprendo la via all’invenzioni di tutte l’opere che si fanno; senzaché non può essere il giudizio perfetto in una persona (abbia pur naturale a suo modo) la quale sia privata dell’accidentale, cioè della compagnia delle buone lettere; perché chi non sa che nel situare gl’edifizii bisogna filosoficamente schifare la gravezza de’ venti pestiferi, la insalubrità dell’aria, i puzzi e vapori dell’acque crude e non salutifere? Chi non conosce che bisogna con matura considerazione sapere o fuggire o apprendere per sé solo, ciò che si cerca mettere in opera, senza avere a raccomandarsi alla mercé dell’altrui teorica, la quale separata dalla pratica il più delle volte giova assai poco? Ma quando elle si abbattono per avventura a esser insieme, non è cosa che più si convenga alla vita nostra, sì perché l’arte col mezzo della scienza diventa molto più perfetta e più ricca; sì perché i consigli e gli scritti de’ dotti artefici hanno in sé maggior efficacia e maggior credito che le parole o l’opere di coloro che non fanno altro che un semplice esercizio, o bene o male che se lo facciano. E che tutte queste cose siano vere, si vede manifestamente in Leon Batista Alberti, il quale, per avere atteso alla lingua latina, e dato opera all’architettura, alla prospettiva et alla pittura, lasciò i suoi libri scritti di maniera che, per non essere stato fra gl’artefici moderni chi le abbia saputo distendere con la scrittura, ancor che infiniti ne siano stati più eccellenti di lui nella patria, e’ si crede comunemente (tanta forza hanno gli scritti suoi nelle penne e nelle lingue de’ dotti) che egli abbia avanzato tutti coloro che hanno avanzato lui con l’operare. Onde si vede per esperienza, quanto alla fama et al nome, che fra tutte le cose gli scritti sono di maggior forza e di maggior vita, atteso che i libri agevolmente vanno per tutto, e per tutto si acquistano fede, pure che siano veritieri e senza menzogne. Non è maraviglia dunque, se più che per l’opere manuali è conosciuto per le scritture il famoso Leon Batista, il quale nato a Fiorenza della nobilissima famiglia degl’Alberti, della quale si è in altro luogo ragionato, attese non solo a cercare il mondo e misurare le antichità, ma ancora, essendo a ciò assai inclinato, molto più allo scrivere che all’operare. Fu bonissimo aritmetico e geometrico, e scrisse dell’architettura dieci libri in lingua latina, publicati da lui nel 1481, et oggi si leggono tradotti in lingua fiorentina dal reverendo Messer Cosimo Bartoli, preposto di San Giovanni di Firenze. Scrisse della pittura tre libri, oggi tradotti in lingua toscana da Messer Lodovido Domenichi; fece un trattato de’ tirari et ordini di misurar altezze; i libri della vita civile et alcune cose amorose in prosa et in versi; e fu il primo che tentasse di ridurre i versi volgari alla misura de’ latini[...]</title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2021-10-21 16:58:25 UTC</pubDate>
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         <pubDate>2021-10-21 16:59:05 UTC</pubDate>
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         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2021-10-21 16:59:57 UTC</pubDate>
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         <title>Nel palazzo Rucellai a Firenze, dello stesso periodo, fissa il tipo del palazzo signorile che, come dichiara nel Trattato, deve imporsi più con il prestigio intellettuale delle proporzioni che con l&#39;ostentazione del fasto e della forza. Il bugnato dà densità di materia al piano, lo mette in rapporto con la profondità reale delle finestre; ma, anche, fa affiorare il piano al livello delle lesene che lo spartiscono e formano, con le cornici ed il cornicione, la struttura geometrica incui si contiene e definisce in termini di proporzioni la spazialità premente dall&#39;interno e che, affiorando, s&#39;illumina. La spazialità della facciata è infattiespressa dal rapporto tra la luce vibrante del reticolo del bugnato, quella che scorre sulla faccia piana delle lesene e lo scuro delle finestre, modulato dagli archetti e dalle colonnine delle bifore.  Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte italiana, Sansoni</title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2021-10-21 17:08:36 UTC</pubDate>
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         <title>Teoria e storia di Leon Battista Alberti                     Il problema dell&#39;arte non è che un aspetto dell&#39;attività multiforme del massimo esponente della cultura umanistica, LEON BATTISTA ALBERTI (1404-1472): letterato, filosofo, architetto e teorico dell&#39;arte. Con lui l&#39;arte diventa l&#39;asse del nuovo sistema culturale e assume valore di dottrina autonoma ed egemone, sipone come concezione del mondo. I suoi tre trattati della pittura, della scultura, dell&#39;architettura costituiscono una completa teoria dell&#39;arte: la prima che consideri più che il processo operativo, il processo ideativo, la genesi e la struttura della forma. Il primo è la magna charta della pittura toscana del Quattrocento: enuncia in modo sistematico la concezione prospettica brunelleschiana e ne studia gli sviluppi nel campo della rappresentazione. Il secondo, teoria della statua come umanistica figura di persone famose, è degli stessi anni del primo. Il terzo trattato scritto a Roma quando l&#39;Alberti era abbreviatore apostolico, segue la traccia del trattato di Vitruvio, compendia l&#39;esperienza dello studio diretto dei monumenti antichi, costituisce il fondamento del classicismo architettonico del Rinascimento.  Giulio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte italiana, Sansoni </title>
         <author>torniai_paola</author>
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         <pubDate>2021-10-21 17:09:00 UTC</pubDate>
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         <title>Come architetto la sua prima opera è la trasformazione cominciata nel 1447, della chiesa di San Francesco a Rimini in tempio-mausoleo per Sigismondo Malatesta: l&#39;esecuzione del progetto, non interamente attuato, fu affidata a Matteo de&#39; Pasti. L&#39;opera dell&#39;Alberti si riduce alla facciata incompiuta e al fianco. È incontestabile il riferimento alla tipologia classica: dell&#39;arco trionfale per la facciata, degli acquedotti per il fianco, che si presenta come una successione di profonde arcate. Tanto l&#39;arco trionfale che le arcate degli antichi acquedotti sono organismi plastici aperti che si inseriscono nello spazio e non lo delimitano. Già il Brunelleschi aveva intuito che un piano di facciata deve essere una struttura e non soltanto una superficie: nello spedale degli Innocenti e nella cappella de&#39;Pazzi aveva risolto il problema scomponendo la facciata in più piani prospetticamente coordinati. L&#39;Alberti, nel tempio Malatestiano, interpreta la facciata come un organismo plastico articolato. Gli spigoli vivi e gli scavi profondi danno al piano prospettico consistenza volumetrica: cornice, archi, colonne 309formano sul piano un forte telaio che sembra contenere la pressione dello spazio interno. Due spinte immaginarie, infatti, si contrastano sul piano frontale: una dall&#39;esterno, che &quot;sfonda&quot; nell&#39;arcone mediano, una dall&#39;interno, che dà la forza plastica alla membratura. L&#39;Alberti non si accontenta di misurare, delineare, proiettare lo spazio; lo sente come una realtà fisica, come luce, penombra, atmosfera, colore. È il primo architetto che valuti, anche dal punto di vista psicologico, il trapasso emozionale dalla luminosità e dalla concretezza volumetrica dell&#39;esterno alla penombra e alla cavità dell&#39;interno; e che faccia materialmente e visivamente comunicare esterno ed interno attraverso gli archi profondi della facciata e del fianco. Rialza la struttura su un podio, e non soltanto per analogia all&#39;antico, ma per dare alla veduta dell&#39;edificio una leggera inclinazione dal basso che lo fa penetrare, con un minimo scorcio, nella profondità reale dello spazio. Rafforza i risalti delle colonne, delle cornici, degli archi, del cornicione affinché sembrino veramente contrastare alle due spinte opposte, equilibrarle; ma poiché si tratta solo di un effetto visivo, non ne accentua lo sviluppo dimensionale, le modella in modo che reagiscano più vivacemente alla luce o proiettino ombre più nette e profonde.    Gilio Carlo Argan, Storia dell&#39;Arte italiana, Sansoni</title>
         <author>torniai_paola</author>
         <link>https://padlet.com/torniai_paola/eoqm0d82auns/wish/1834280094</link>
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         <pubDate>2021-10-21 17:30:31 UTC</pubDate>
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         <title>De	re	aedificatoria	[prologo]	di	Leon	Battista	Alberti	da:	La	storia	medievale	attraverso	i	documenti,	a	cura	di	Anna	Maria	Lumbelli,	Giovanni	Miccoli,	Bologna,Zanichelli,	1974,pp.206-207.           Credo utile chiarire che cosa, secondo me, si debba intendere per architetto. Giacché non prenderò certo in considerazione un carpentiere, per paragonarlo ai più qualificati esponenti delle altre discipline: il lavoro del carpentiere infatti non è che strumentale rispetto a quello dell&#39;architetto. Architetto chiamerò colui che con metodo sicuro e perfetto sappia progettare razionalmente e realizzare praticamente, attraverso lo spostamento dei pesi e mediante la riunione e la congiunzione dei corpi, opere che nel modo migliore si adattino ai più importanti bisogni dell&#39;uomo. A tale fine gli è necessaria la padronanza delle più alte discipline [...]. All&#39;architetto tuttavia dobbiamo riconoscenza non soltanto perché ci fornisce un accogliente e gradito riparo dagli ardori del sole e dal gelo dell&#39;inverno (benché ciò costituisca non piccolo merito), ma anzitutto per i suoi innumerevoli ritrovati che riescono di indubbia utilità, sia privata che pubblica, e tali da rispondere ai bisogni della vita in frequenti occasioni.Quante casate nobilissime, decadute per l&#39;ingiuria del tempo, sarebbero scomparse dalla nostra città e da tante altre in tutto il mondo, se il focolare domestico non ne avesse mantenuti riuniti i superstiti, quasi accolti in grembo agli antenati. Dedalo fu altamente lodato dai contemporanei per aver costruito a Selinunte una grotta dove sgorgando si raccoglieva un vapore tiepido e sottile, che faceva sudare in modo gradevolissimo, sottoponendo i corpi a una piacevole cura . Molte opere del genere, utili alla salute, furono escogitate da altri: viali da passeggio, piscine, terme e simili. Si possono pure menzionare i mezzi di trasporto, i forni, gli orologi e altri minori ritrovati, che pure hanno grande importanza nella vita d&#39;ogni giorno. E ancora, i mezzi per condurre in superficie le acque sotterranee, adibite ad usi tanto diversi e indispensabili; così pure i monumenti commemorativi, i santuari, i templi, i luoghi sacri in genere, creati dall&#39;architetto a scopi religiosi o ad uso dei posteri. Infine, mediante il taglio delle rupi, il traforo delle montagne, il livellamento delle valli, il contenimento delle acque marine e lacustri, lo svuotamento delle paludi, la costruzione delle navi, la rettificazione del corso dei fiumi, lo scavo di sbocchi alle acque, la costruzione di ponti e di porti, egli non solo risolse problemi di opportunità temporanea, bensì aprì la strada verso ogni regione della terra. In tal modo i diversi popoli poterono scambievolmente rendersi partecipi di tutto quanto giovasse al miglioramento della salute e del tenore di vita: prodotti agricoli, profumi, pietre preziose, esperienze e nozioni. Si aggiungano le armi da lancio, gli ordigni bellici, le fortezze, e tutti gli strumenti utili a conservare e a rafforzare la libertà della patria, patrimonio e vanto della comunità, e ad estenderne e consolidarne i domini. È anzi mia opinione che, se si indaga da chi siano state sconfitte e costrette alla resa, fin dai tempi più antichi, tutte le città che in seguito ad assedio pervennero in mano del nemico, si vedrà che ciò si dovette all&#39;opera dell&#39;architetto. Giacché gli assediati potevano ben farsi beffe dell&#39;esercito nemico; ma non era stato possibile resistere a lungo all&#39;ingegnosità dei ritrovati, alla mole delle macchine, alla violenza degli strumenti balistici, con cui l&#39;architetto li aveva molestati, oppressi, schiacciati. D&#39;altra parte accade di solito che gli stessi assediati stimino opportuno chiamare in aiuto, per la loro sicurezza, le arti dell&#39;architetto. Se poi si richiamano alla memoria le campagne di guerra condotte in passato, risulterà probabilmente che le vittorie vanno attribuite in maggior numero alle arti e alla valentia dell&#39;architetto che alla guida e agli auspici del comandante; e il nemico più frequentemente fu sconfitto dall&#39;acume dell&#39;uno senza le armi dell&#39;altro, che dal ferro di questo senza l&#39;intelligenza di quello. Inoltre l&#39;architetto — e ciò importa più di tutto — è in grado di conquistare la vittoria con scarse truppe e senza subire perdite. Fin qui s&#39;è detto dell&#39;utilità dell&#39;architettura. Quanto poi l&#39;attività costruttiva sia gradita e profondamente radicata nel nostro animo, risulta tra l&#39;altro da ciò, che chiunque possa permetterselo, sente sempre in sé fortissima l&#39;esigenza di edificare qualcosa; e se fa qualche scoperta in questo campo, ben volentieri ne dà notizia e quasi spinto da un bisogno naturale la propaga perché gli uomini se ne servano</title>
         <author>torniai_paola</author>
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