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      <title>Il sarcofago di Costantina by </title>
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      <language>en-us</language>
      <pubDate>2018-01-08 17:01:19 UTC</pubDate>
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         <title></title>
         <author>ludovicacapaldi5</author>
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         <description><![CDATA[]]></description>
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         <pubDate>2018-01-08 17:07:16 UTC</pubDate>
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         <title>CARTA D’IDENTITÀ</title>
         <author>ludovicacapaldi5</author>
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         <description><![CDATA[<div>AUTORE: sconosciuto<br>DATA: 340 circa <br>MATERIALE: porfido rosso<br>ALTEZZA: 225 cm<br>UBICAZIONE: Musei Vaticani, Roma</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-08 17:08:17 UTC</pubDate>
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         <title>Ubicazioni nel tempo&amp; Frammenti nel mondo</title>
         <author>ludovicacapaldi5</author>
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         <description><![CDATA[<div>L’uso del porfido per i sarcofagi inizia in età costantiniana con pezzi riservati alla sola famiglia imperiale. Le prime realizzazioni di cui si ha conoscenza sono quelli dedicati a Costantina ed Elena, rispettivamente figlia e madre di Costantino.</div><div>Il <strong>sarcofago di Costantina</strong> (Costanza), deceduta nel 354 d.C. e sepolta in un sarcofago di porfido collocato al centro del Mausoleo a lei dedicato in Roma, subì nel corso degli anni diversi cambi di collocazione.</div><div>Durante il pontificato di papa Alessandro IV, più precisamente nel 1256, venne spostato vicino alla nicchia all’ingresso del Mausoleo, in seguito sotto Paolo II, nel 1467, fu collocato nel palazzo Apostolico.</div><div>Una decina di anni più tardi papa Sisto IV decise di ricollocarlo nuovamente nel suo Mausoleo dal quale papa Pio VI lo recuperò per collocarlo nel <strong>Museo Pio Clementino </strong>a Roma dove si trova tutt’oggi.</div><div>Il sarcofago di Elena, la cui salma fu spostata a Costantinopoli e collocata in un sarcofago che successivamente avrebbe accolto anche le spoglie di Costantino, proviene dal suo <strong>mausoleo a Tor Pignattara</strong> a Roma. </div><div>Le scene di tipo militare rappresentate su di esso hanno fatto pensare che in origine esso non fosse destinato a lei ma a Costanzo Cloro o al figlio Costantino.</div><div>Nel 1154 il sarcofago di Elena venne collocato nel palazzo Lateranense per poi subire altri spostamenti negli anni successivi. </div><div>Nel 1609, infatti, venne collocato vicino alla porta del Battistero di S. Giovanni in Laterano, mentre nel 1690 fu posizionato sotto il portico.</div><div>Nel 1788 giunse ai Musei Vaticani, ove si trova tutt’oggi, e qui fu sottoposto per nove anni a pesanti restauri.</div><div>Diversi frammenti di porfido conosciuti in varie collezioni si possono ricollegare per soggetto, stile e dimensione al sarcofago di Elena o ad un sarcofago dello stesso tipo. </div><div>Una testa barbata e un braccio sono conservati nei Magazzini dei Musei Vaticani, una testa di barbaro si può ammirare a Londra al Victoria and Albert Museum, mentre un’altra testa di barbaro, facente parte della collezione Del Bufalo, si trova a Roma. </div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-08 17:13:02 UTC</pubDate>
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         <title>Descrizione </title>
         <author>ludovicacapaldi5</author>
         <link>https://padlet.com/ludovicacapaldi5/enmvsv9xuuy8/wish/219451855</link>
         <description><![CDATA[<div><br>Il coperchio ha quattro spioventi e un alto bordo sul quale corrono delle ghirlande sostenute da <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Protomi"><strong>protomi</strong></a>. La cassa non è profilata e reca una ricca decorazione a rilievo di amorini alla <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Vendemmia"><strong>vendemmia</strong></a>, dove i tralci di vite concorrono a formare complesse girali che decorano tutto il registro superiore, i bordi nei lati minori e inquadrano al centro dei lati lunghi delle scenette con putti. Nella parte inferiore dei lati lunghi figurano vari animali della simbologia pagana e cristiana, quali pavoni e pecore, vicini a amorini con corone. I lati corti invece mostrano tre amorini intenti alla pigiatura dell'uva.</div><div>La simbologia della vendemmia nell'arte funeraria è molto antica e legata ai culti dionisiaci, secondo i quali l'uva morendo, al pari dell'essere umano, poteva creare qualcosa di migliore che era il vino: l'ambiguità di un tema pagano non ancora interamente assimilato al cristianesimo è tipica di quel periodo storico. Anche la scelta degli animali rimanda al tema del sacrificio (<a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Ovis_aries"><strong>agnello</strong></a>, <a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Pecora"><strong>pecora</strong></a>) e resurrezione (<a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Pavone"><strong>pavone</strong></a> che cambia il piumaggio a primavera e la cui carne si credeva immarcescibile, in grado quindi di superare la morte). Lo stesso tema era ripreso dai mosaici della volta anulare del mausoleo, in un continuo richiamo tra i diversi materiali e tecniche artistiche. <br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-08 17:18:57 UTC</pubDate>
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         <title>Confronto con il sarcofago di Elena </title>
         <author>ludovicacapaldi5</author>
         <link>https://padlet.com/ludovicacapaldi5/enmvsv9xuuy8/wish/219452763</link>
         <description><![CDATA[<div>Il massiccio sarcofago, alto 2,25 metri, è strutturato in maniera simile al <strong>sarcofago di Elena</strong>, nonna di Costantina, e anche il rispettivo mausoleo presso la <strong>basilica</strong><a href="https://it.m.wikipedia.org/wiki/Complesso_monumentale_di_Sant%27Agnese_fuori_le_mura"> </a><strong>di Sant'Agnese fuori le mure</strong> (di fondazione costantiniana) era molto simile. Il sarcofago venne verosimilmente realizzato contemporaneamente alla chiesa, tra il <strong>337</strong> e il <strong>354</strong> (con probabilità vicino al 340), e collocato in una nicchia opposta all'entrata, poco lontano dal sarcofago della sorella di Costantina, <strong>Elena</strong>, che non si è conservato.<br>Rispetto al <strong>sarcofago di Elena</strong>, di una ventina d'anni anteriore, si nota un permanere dell'ispirazione classica nella composizione, ma un rendimento ormai più tozzo delle figure, con volumi semplificati e una ricchezza di dettagli calligrafici soprattutto negli elementi vegetali, che si inseriscono pienamente nel processo di trapasso dell'<strong>tardoantica</strong> verso le nuove forme anti-classiche che porteranno all'<strong>arte medievale </strong>.<br><br></div><div><br></div>]]></description>
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         <pubDate>2018-01-08 17:20:47 UTC</pubDate>
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         <title>La figura dell&#39;imperatrice</title>
         <author>ludovicacapaldi5</author>
         <link>https://padlet.com/ludovicacapaldi5/enmvsv9xuuy8/wish/232704570</link>
         <description><![CDATA[<div><mark>Megaera quaedam mortalis,<br>Inflammatrix saevientis adsiqua<br>Humani cruoris avida<br>Nihil mitius quam maritus"<br></mark>"Una sorta di mortale Megera,<br>seduttrice assidua di uomini violenti<br>desiderosi di sangue umano <br>per nulla più mite del marito.<br>(AMMIANUS MARCELLINUS XIV, 1)<br>  <strong>Costantina </strong>o <strong>Costanza</strong> fu membro della dinastia costantiniana, che governò sull'Impero romano nella prima metà del IV secolo.<br>Era figlia dell'imperatore <strong>Costantino</strong> I e di <strong>Fausta</strong>, a sua volta figlia di <strong>Massimiano</strong> e moglie del cugino <strong>Annibaliano</strong>, che morì nelle purghe che seguirono la morte di Costantino I e volute in parte dai suoi tre fratelli (<strong>Costantino II, Costanzo II, Costante I). </strong>Andò in seconde nozze a <strong>Costanzo Gallo</strong>, cesare d'Oriente.<br>Morì a Caeni Galicani, in Bitinia, nel viaggio per raggiungere il fratello Costanzo a Milano. Fu seppellita a Roma, lungo la via Nomentana, in un mausoleo che conteneva il sarcofago e un mosaico raffigurante Costantina e Annibaliano. In seguito il mausoleo di Costantina divenne <strong>la basilica di Santa Costanza</strong>, quando Costantina fu venerata come Santa.</div>]]></description>
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         <pubDate>2018-02-18 15:44:19 UTC</pubDate>
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